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sabato, maggio 10, 2008
 

Finanza etica e microcredito

XXXI incontro nazionale delle Comunità di Base
26 aprile 2008
laboratorio su : “buone pratiche di finanza etica e microcredito”
  
Che cosa è il microcredito
 
Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico, che permette alle persone in situazione di povertà ed emarginazione di aver accesso a servizi finanziari. Secondo i dati dell’UNDP – United Nations Development Program (il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite), il 20% più ricco della popolazione mondiale ottiene il 95% del credito complessivamente erogato nel mondo. Nei Paesi in via di sviluppo, milioni di famiglie vivono con il reddito delle loro piccole attività economiche rurali ed urbane, nell’ambito di quella che è stata definita come economia informale. La difficoltà di accedere al prestito bancario, a causa dell’inadeguatezza o assenza di garanzie reali e delle dimensioni delle microattività, ritenute troppo ridotte dalle banche tradizionali, non consente alle microimprese di svilupparsi o di liberarsi dai forti vincoli dell’usura.
I programmi di microcredito propongono alternative soluzioni per queste microattività economiche (agricolture, allevamento, produzione e commercio/servizi), pianificando l’erogazione di piccoli prestiti a microimprenditori o gruppi di questi che hanno forte necessità di risorse finanziarie, per avviare o sviluppare progetti di auto-impiego. L’incremento di reddito che ne deriva porta a migliorare le condizioni di vita dei loro nuclei famigliari, determinando contemporaneamente un impatto significativo a livello comunitario.
Avendo come target di riferimento i poveri, i programmi di microcredito molto spesso prevedono, oltre a servizi di carattere finanziario, anche una combinazione di servizi di supporto alla microimpresa, come: formazione tecnica e gestionale; creazione di reti commerciali; condizioni per la raccolta di risparmio. In modo più appropriato questi programmi assumono la denominazione di progetti di microfinanza.
 
[fonte : www.choros.it]
 
 
 
Per farsi un’idea (in tutti i sensi) comunque non esaustiva :
 
 


 
Il “big bang” del microcredito
 
Nel 1975 un professore trentacinquenne di economia della Università di Chittagong in Bangladesh, Muhammad Yunus, decise di avviare un esperimento di microcredito, ovvero di concessione di piccoli prestiti a persone in condizioni di assoluta indigenza.
Il Bangladesh risentiva degli effetti devastanti della carestia dell’anno precedente e la realtà dei morti per fame era purtroppo quotidianamente sotto gli occhi di tutti, compreso Yunus; inoltre chi aveva assolute necessità economiche poteva rivolgersi di fatto solo a mercanti strozzini, per cui intere famiglie si riducevano in stato di schiavitù per cifre dell’ordine di 50 dollari o inferiori.
La sua idea fu quella di concedere prestiti di somme anche piccolissime (ad esempio l’equivalente di 25 euro) a persone che in questo modo potevano avviare attività lavorative e che si impegnavano alla restituzione del capitale ricevuto con un tasso di interesse normalmente praticato dalle banche.
Il primo anno furono concessi 42 prestiti, tutti a donne; dal 1976 al 1979 i prestiti furono 500, nel 1983 divennero 59000.
Negli ultimi anni la banca Grameen (fondata da Yunus e che attraverso varie filiali si occupa della gestione dei prestiti) ha superato i 6 milioni di clienti, il 94% dei quali sono donne, ai quali in media sono stati prestati 190 dollari.
Lo straordinario successo della esperienza promossa da Yunus ha portato alla ribalta internazionale l’esperienza del microcredito, che si è progressivamente allargato fino ad interessare attraverso varie organizzazioni anche paesi sviluppati e ambiti di intervento diversi.
Muhammad Yunus è stato nominato dalla Banca Mondiale capo del comitato consultivo per la diffusione dell’esperienza del microcredito
Nel 1997 Feltrinelli ha pubblicato la sua autobiografia, intitolata “il banchiere dei poveri”.
Nel 2006 Yunus ha vinto il premio Nobel per la pace con la motivazione “per gli sforzi di creare uno sviluppo sociale ed economico dal basso. Una pace durevole non può essere raggiunta fino a quando grandi parti della popolazione non troveranno strade per uscire dalla povertà. Il microcredito è una di queste. Lo sviluppo ds basso ha inoltre la funzione di far avanzare la democrazia e i diritti umani”.
Secondo Yunus “il tornaconto non deriva dalla gestione di una impresa, bensì dal come questa tocca le vite delle persone a cui dovrebbe offrire un aiuto”. 
 
informazioni : www.grameen.com
                        www.grameenfoundation.org
 


Il Fondo Essere del quartiere dell’isolotto a Firenze
 
Perché è nato il Fondo Essere?
Il FONDO ESSERE è nato nel 2002 per combattere la povertà, in aumento anche in fasce sociali apparentemente al di fuori di questo dramma, attraverso il rafforzamento della comunità civile e solidale che vive nel quartiere.
Riportando i dati nazionali (fonte ISTAT) alla realtà locale, fra i 68.000 abitanti del Quartiere dell’isolotto sono 6.000 quelli che vivono con entrate inferiori alla media nazionale, 2.000 sono in condizioni di drammatica indigenza.
I fondatori e i partecipanti al progetto ritengono di “essere un Quartiere ma vogliamo essere soprattutto una comunità solidale. Per diventarlo occorre che le persone non si ignorino l’una con l’altra, ma si facciano carico – cercando di porvi rimedio – anche delle difficoltà economiche che rendono la vita di alcuni troppo peggiore rispetto a quella di altri”.
L’intervento sociale delle istituzioni è un dovere ma è altrettanto importante che l’aiuto veda all’opera anche i cittadini. Tramite piccole offerte di denaro al FONDO ESSERE si può garantire un sostegno economico a chi ne ha estremo bisogno, cercando di assegnare e riconoscere dignità e rispetto sia a chi riceve sia a chi offre, a partire dal nostro ambiente quotidiano, dal nostro vicino che nasconde per vergogna la sua povertà, dalla famiglia della porta accanto.
 
Che cosa fa il Fondo Essere?
Il Fondo Essere opera per fare prestiti di solidarietà a chi singoli cittadini o famiglie che vivono situazioni di indigenza, ma che si sforzano e combattono per uscirne. I prestiti evitano l’accentuarsi delle difficoltà di queste persone e in alcuni casi concorrono al superamento dello stato di emarginazione.
Il Fondo è definito di “aiuto sociale” perché i “prestiti di solidarietà” non sono gravati da interessi e non viene richiesta nessuna garanzia oggettiva. I prestiti, il cui tetto massimo ad oggi è fissato a 2500 euro per i singoli o le famiglie e 5000 euro per le imprese, vengono concessi a chi non può accedere ad altre forme di finanziamento; i prestiti sono da rimborsare in piccole rate definite di volta in volta fra i membri della commissione che vaglia le richieste e i richiedenti, senza limiti temporali.
A partire dal 2007 ai prestiti di solidarietà è stato affiancato un canale di microcredito, grazie alla collaborazione con una Banca di Credito Cooperativo operante nel quartiere; in questo caso i prestiti sono garantiti da un fondo di garanzia appositamente costituito, sono gravati da un tasso di interesse a condizioni particolarmente favorevoli rispetto allo standard creditizio e sono rimborsabili entro un massimo di 60 mesi con possibili dilazioni dell’inizio della restituzione .
Il limite massimo di erogazione è di 10000 euro per attività economiche e 5000 euro per esigenze familiari o personali.
 
Come operano le Associazioni?
Il Fondo è gestito in piena trasparenza e autonomia da un gruppo di associazioni del Quartiere in collaborazione con la Presidenza del Quartiere e i responsabili dei servizi sociali (SIAST). Si tratta di associazioni e realtà che appartengono a realtà culturali anche molto diverse tra loro, laiche e cattoliche, e che operano in aree di impegno molto diverse.
Inizialmente le associazioni promotrici erano 4 (Humanitas, Ronda della carità, Nuoto Club Firenze, Casa del Popolo di San Bartolo a Cintola), poi il loro numero è andato crescendo fino ad un massimo di 25.
L’organismo operativo è la “commissione di solidarietà” alla quale spetta il compito di deliberare sulla erogazione degli aiuti.
I membri della commissione sono tre e vengono scelti a rotazione fra i componenti delle associazioni che aderiscono al progetto e il loro incarico ha una durata di quattro mesi.
I criteri per l’accettazione delle richieste presentate sono insindacabili e in ogni caso si basano su condizioni di grave necessità personale o familiare, stato di grave povertà ed urgente bisogno che non possa essere soddisfatto diversamente in mancanza di sostegno economico.
 
informazioni : www.fondoessere.org - tel. 055 713961 – 3482623096 – mail : info@fondoessere.org


 
Il Fondo Etico e Sociale del quartiere delle Piagge di Firenze
 
Il quartiere delle Piagge a Firenze è una delle tipiche periferie-dormitorio sviluppatesi negli anni ottanta per soddisfare la domanda di edilizia popolare; un quartiere di grandi condomini sorti in una zona in passato occupata da attività industriali di vario tipo e progressivamente dismesse.
Il Fondo Etico e Sociale delle Piagge è una esperienza di microcredito ma anche, e forse soprattutto, una attività di finanza alternativa critica. Critica nei confronti di un sistema bancario e finanziario lontano dalle persone, mosso esclusivamente da interessi economici; critica verso un sistema sociale che più che dare strumenti di autodeterminazione agli individui li rende sempre più dipendenti da meccanismi di assistenza.
Gli aspetti essenziali di questo progetto si possono riassumere in tre punti :
- la partecipazione attiva di tutti gli individui interessati, risparmiatori e beneficiari
- la stretta aderenza al territorio delle Piagge, ed infatti i prestiti sono concessi solo a persone residenti o per attività che vadano ad incidere nella zona
- l’essere piccoli ma nello stesso tempo visibili, per diventare una esperienza che possa essere ispiratrice di altre esperienze simili
Il Fondo Etico e Sociale delle Piagge funziona grazie alla cooperativa sociale il Cerro e alla cooperativa finanziaria MAG6 di Reggio Emilia. la cooperativa sociale il Cerro, espressione della Comunità di Base delle Piagge, opera in diversi settori che vanno dall’agricoltura biologica, al giardinaggio, al riciclaggio, svolgendo anche una funzione sociale di inserimento nel mondo del lavoro di persone in difficoltà o svantaggiate. E’ attraverso questa cooperativa che il denaro viene raccolto sia come capitale sciale sia come prestito sociale. Ogni aderente ha facoltà di decidere se i propri depositi debbano essere fruttiferi o infruttiferi.
Il denaro raccolto viene depositato presso la cooperativa finanziaria MAG6 che opera secondo principi etici e di solidarietà nei quali gli aderenti al Fondo Etico e Sociale si riconoscono pienamente. Questa, dietro indicazione della assemblea del Fondo e con la garanzia fideiussoria della cooperativa il Cerro, può indirizzare il denaro raccolto verso finanziamenti di iniziative che rispondano alle necessità del quartiere.
I prestiti erogati possono essere di tre tipi :
- a persone che abbiano residenza o domicilio nel territorio delle Piagge, anche se non si tratta di cittadini italiani
- ad imprese che hanno la loro sede nel territorio delle Piagge o che operano in stretta relazione con il quartiere
- a progetti che favoriscano la nascita di nuove attività economiche e di sviluppo sostenibile nel territorio delle Piagge
 L’entità dei prestiti può arrivare ad un massimo di 2600 euro per le persone fisiche e 7000 euro per progetti imprenditoriali o imprese già esistenti. Alle persone finanziate non è richiesta nessuna garanzia patrimoniale, questo permette a persone escluse dal circuito bancario (i cosiddetti non bancabili) di accedere ad un credito. Ogni richiesta di prestito deve essere sostenuta da almeno due garanti fideiussori scelti dal richiedente che accompagnano il prestito e contribuiscono ad allargare la rete di solidarietà. La rateizzazione è decisa insieme ai soggetti finanziati e può avere una durata massima di 36 mesi per le persone fisiche e 48 mesi per progetti imprenditoriali. Il tasso di interesse che MAG6 applica sui prestiti concessi è pari al tasso medio annuo di inflazione ISTAT più un ricarico per le spese di gestione di circa 1.5%. 
 
 
informazioni : comunità di base delle Piagge – centro sociale il pozzo tel. 055 373737
                        mail: ilmuretto@libero.it
 


 
Spunti e riflessioni emersi durante la discussione nel laboratorio
 
Il microcredito in una società sviluppata come quella italiana assume caratteristiche molto diverse rispetto alla esperienza di Yunus nel Bangladesh o di altre organizzazioni in paesi del sud del mondo: per l’esperienza fatta dalle due realtà fiorentine (fondo Essere all’isolotto e fondo etico e sociale delle Piagge) si tratta principalmente di venire incontro a esigenze di tipo sociale nei confronti di soggetti “non bancabili” (ovvero che non sono in grado di offrire alle anche le garanzie richieste) per problemi non necessariamente legati ad uno sviluppo di attività economiche.
Poiché una delle condizioni fondamentali per la restituzione di quanto è stato concesso (non essendo richieste garanzie oggettive di tipo patrimoniale) è la capacità/possibilità di instaurare una relazione diretta con i beneficiari degli aiuti, queste esperienze possono avere successo solo se rimangono circoscritte ad una realtà locale di dimensioni limitate. La riprova sta nel fallimento sistematico dei “prestiti d’onore”, cioè di tutte le iniziative messe in atto da amministrazioni locali (ad esempio la regione Toscana ha finanziato attraverso i comuni prestiti di questo tipo garantiti da un fondo regionale) in cui il rapporto fra beneficiario e concedente è puramente amministrativo.
 
Il microcredito è solamente uno strumento (in parte inflazionato dalla attenzione mediatica dopo l’esperienza di Yunus e l’assegnazione del premio Nobel) e di per sé non è sufficiente a risolvere i problemi di chi vive situazioni di marginalità sociale.
Dovrebbe essere accompagnato da una riflessione e dalla condivisione di aspetti quali la finanza etica/critica e l’uso responsabile del denaro; i modelli che ci propone la società tendono a privilegiare l’avere rispetto all’essere, avere che si esplicita nel possesso di beni che sempre di più appaiono a portata di mano grazie al fatto che si acquista oggi per pagare dopodomani qualcosa che domani (ma forse già oggi) non ci servirà più.
E’ quindi importante inserire il microcredito in un contesto preciso e definito e non considerarlo un valore in sé e per sé: finanziarie e società di credito di dubbia eticità propongono operazioni di microcredito come opportunità di investimento redditizio, mettendo a disposizione capitali in altri periodi orientati verso mercati e settori sulla cresta dell’onda.
Sia nel caso in cui si ricorra a donazioni che a forme di risparmio vincolato, è importante che i sostenitori dei fondi di microcredito percepiscano l’importanza di far parte di un progetto che in qualche modo ha l’ambizione di voler provare a incidere sui meccanismi dei legami sociali.
 
Uno degli obiettivi più importanti è quello di poter dare credito alla capacità di riscatto e di autogestione di persone che per tanti motivi diversi possono essersi trovate messe ai margini e spinte sempre di più verso l’esclusione sociale; una delle difficoltà sta nel riuscire a farlo rispettando la dignità di chi chiede aiuto.
Un requisito ritenuto fondamentale (nelle due esperienze fiorentine) per la riuscita di iniziative di microcredito è quello della territorialità e della limitatezza della comunità locale di riferimento: per tutte le ragioni descritte in precedenza, sono più efficaci piccole iniziative collegate fra loro che grandi progetti che inevitabilmente limitano la possibilità di intessere o sfruttare relazioni interpersonali.
Si può dunque sostenere che il microcredito nei due casi descritti si basa su due pilastri fondamentali :
- la dimensione locale
- la funzione sociale
e che attraverso l’erogazione di un aiuto monetario intendono perseguire l’obiettivo ben più grande del miglioramento della qualità della vita dei singoli e della società (intesa come comunità locale) nel suo complesso.
 
 
postato da stigli | 15:35 | commenti
isolotto, microcredito


venerdì, maggio 09, 2008
 

Fiera del libro 2008 (XI)

Nabka - Giornata della catastrofe

Su La Repubblica di Torino ( fotogalleria)

V. su Georgiamada

Su questo blog



mercoledì, maggio 07, 2008
 

William Fallon for President


Per leggere il primo capitolo (inglese)clicca qui

Il presidente Bush ha rilevato dal comando la personalità che con più decisione e coraggio si è opposta ad una guerra all’Iran: l’ammiraglio William Fallon, comandante del CENTCOM (US Central Command), ossia il responsabile del teatro bellico del Medio Oriente e Asia Centrale, che è responsabile delle flotte americane presenti nel Golfo Persico. Lo ha rivelato un ex ufficiale del Pentagono diventato giornalista, P.M. Barnett, sulla rivista Esquire (2), raccontando come Fallon, l’autunno scorso, abbia «focosamente contraddetto» Bush e Cheney che gli ordinavano l’attacco. Un vero e proprio litigio alla Casa Bianca.

Bush e Cheney pretendevano una dichiarazione dall’ammiraglio, quella stessa che loro ripetevano continuamente: «L’opzione di un attacco preventivo è e resta sul tavolo». Poco dopo il litigio, al Financial Times, l’ammiraglio dichiarò che «una terza guerra è proprio ciò che non ci serve». In settembre, ad Al Jazeera, Fallon tornò sul concetto: «Questo costante tambureggiare di conflitti non è sensato né utile». A novembre, in visita al Cairo dove incontrò Mubarak, chiarì pubblicamente che «era da escludere un attacco contro l’Iran e che Washington stava elaborando opzioni non militari» contro il programma nucleare di Teheran.

Nessuna delle dichiarazioni era stata concordata con la Casa Bianca, anzi. La terza, in Egitto, ha irritato Bush e Cheney più delle altre, perché - secondo loro - minacciare l’attacco all’Iran serviva a «calmare le ansie dell’Egitto e dei regimi arabi amici degli Stati Uniti», tutti sunniti e inquieti del regime sciita iraniano.

Il 17 ottobre 2007, in conferenza-stampa, Bush aveva lanciato un messaggio apparentemente rivolto agli europei e a non meglio identificati oppositori interni: «Se siete interessati a scongiurare la terza guerra mondiale, mi sembra dovreste essere interessati a prevenire che quelli (gli iraniani) ottengano le conoscenze necessarie per costruirsi una bomba nucleare». L’opposizione interna, negli ambienti militari come dell’intelligence, dev’essere stata molto decisa, sull’orlo del rifiuto di obbedienza.

In quel periodo è uscito il rapporto NIE, stilato da 16 agenzie spionistiche, in cui si affermava che il programma nucleare militare iraniano era stato interrotto dal 2003. Il nuovo capo dello Stato Maggiore generale, ammiraglio Mike Mullen, aveva detto pubblicamente in ottobre: «Dobbiamo pensare bene ai rischi che si corrono ad essere impegnati in un terzo conflitto nella regione». Anche se, aggiunse, l’opzione militare «non può essere scartata».

L’ammiraglio Fallon ha voluto andar oltre - si apprende adesso - perché i Paesi arabi alleati degli USA nella zona (palesemente sauditi, emirati, Kuwait), lungi dal desiderare un’aggressione all’Iran, avevano reagito con panico alle voci di minaccia che venivano dalla Casa Bianca: una guerra nel Golfo avrebbe destabilizzato l’intera regione, fecero (giustamente) presente all’ammiraglio. «Quelli non parlavano d’altro, ho dovuto fare quella dichiarazione perché non ricamassero troppo sulla faccenda», ha detto Fallon a Barnett.

Fallon racconta a Barnett anche un altro particolare: alla Casa Bianca, irritatissimi, gli chiesero «come mai era andato a incontrare Mubarak», evidentemente senza il permesso presidenziale. Fallon rispose che quello era il suo lavoro, che è non solo militare ma diplomatico. Va notato che in questa sua coraggiosa posizione, l’ammiraglio è stato abbandonato - o meglio pugnalato alla schiena - dal cosiddetto partito d’opposizione a Bush.
...

Può sembrare impossibile che Bush, negli ultimi mesi della presidenza, con la situazione economica americana al collasso e le armate americane già troppo estese in Iraq e in Afghanistan, tenti un’avventura aggressiva contro l’Iran. Ma secondo Bill e Kathy Christison, due ex agenti della CIA esperti del Medio Oriente, un attacco puramente aereo alle installazioni nucleari iraniane, magari con armi atomiche tattiche, darebbe a Bush una apparente vittoria a poco prezzo, che «prima delle elezioni del novembre 2008, garantirebbe probabilmente una vittoria repubblicana». Le conseguenze a lungo termine di una tale «vittoria» non sarebbero più una preoccupazione di Bush, ma del prossimo presidente.

La fonte qui

postato da stigli | 10:14 | commenti
vita e morte


martedì, maggio 06, 2008
 

Noi non celebreremo

noi non celebriamo l'anniversario di Israele

appello pubblicato sul quotidiano The Guardian del 30 aprile


Appello di 105 ebrei britannici
Noi non celebriamo l'anniversario di Israele

A maggio, le organizzazioni ebraiche celebreranno il 60° anniversario della fondazione dello stato di Israele. Ciò è comprensibile nel contesto di secoli di persecuzione culminati nell'Olocausto.
Tuttavia, noi siamo Ebrei che non celebreranno. Sicuramente ora è tempo di riconoscere la storia degli altri, il prezzo pagato da un altro popolo per l'antisemitismo europeo e le politiche di genocidio di Hitler. Come ha messo in evidenza Edward Said, ciò che l'Olocausto è per gli Ebrei, lo è la Nakba per i Palestinesi.

Nell'aprile 1948, lo stesso mese dell'infame massacro di Deir Yassin e dell'attacco di mortai contro i civili palestinesi nella piazza del mercato di Haifa, il Piano Dalet entrò in funzione. Ciò autorizzò la distruzione di villaggi palestinesi e l'espulsione della popolazione indigena dai confini dello Stato. Noi non celebreremo.

Nel luglio 1948, 70.000 Palestinesi furono cacciati dalle loro case a Lydda e a Ramleh nel periodo più caldo dell'estate senza cibo né acqua. Morirono a centinaia. E' nota come la Marcia della Morte. Noi non celebreremo.

In tutto, 750.000 Palestinesi divennero rifugiati. Circa 400 villaggi vennero cancellati dalle mappe. La pulizia etnica non terminò lì.
Migliaia di Palestinesi (cittadini israeliani) furono espulsi dalla Galilea nel 1956. Molte migliaia in più quando Israele occupò la Cisgiordania e Gaza. Secondo il diritto internazionale e sulla base della risoluzione Onu 194, i rifugiati di guerra hanno il diritto al ritorno o alla compensazione. Israele non ha mai riconosciuto tale diritto. Noi non celebreremo.

Noi non possiamo celebrare l'anniversario della nascita di uno Stato fondato sul terrorismo, sui massacri e sulla spoliazione della terra di un altro popolo. Non possiamo celebrare l'anniversario della nascita di uno Stato che ancora adesso è impegnato nella pulizia etnica, che viola il diritto internazionale, che infligge una mostruosa punizione collettiva alla popolazione civile di Gaza e che continua a negare ai Palestinesi i diritti umani e le aspirazioni nazionali.

Noi celebreremo quando Arabi ed Ebrei vivranno da eguali in un pacifico Medio Oriente.

Seymour Alexander
Ruth Appleton
Steve Arloff
(seguono altre 102 firme)

postato da stigli | 09:47 | commenti
palestina, israele, resistenza


sabato, maggio 03, 2008
 

Messaggio ai Casentinesi


clicca sulla foto per ingrandirla

Il libro è in edicola. Chiedo a tutti i "casentinati" di acquistare, far acquistare e regalare una copia di questa Guida per facilitare l'uscita delle prossime due pubblicazioni in francese e inglese praticamente già pronte. Penso che il libro vada utilizzato per coordinare alcune iniziative e suggestioni che io personalmente ho percepito leggendo Casentino 2000, parlando con personaggi tipo Giorgio Renzi, Italo Galastri, Giovanni Caselli, Giorgio Innocenti, Franco Sbarberi, Roberto Salvi, Sandro Brezzi, Lola Poggi, Laura Cipriani e via enumerando. Senza contare il patrimonio di ricerche storiche di Giovanni Cherubini. Penso, d'acchito, al recupero all'uso pubblico di Romena, alla segnaletica di un trekking dantesco Arezzo-Casentino-Romagna-Mugello, con recupero e messa in chiaro del tratto casentinese-romagnolo della via Romea, a strutture illustrative in loco per Campaldino e la foce dell'Archiano...
Direi di approfittare della presentazione del libro, al Castello di Poppi, per dare un tono di concretezza propositiva sulla scia di quanto già viene fatto dal Gruppo archeologico, dalla "bonifica" fatta da Italo Galastri a Fronzola, dai contatti di Giovanni Caselli con i tedeschi per la "Via Romea di Stade" (grazie per le carte topografiche),...
La Comunità Montana e Casentino Sviluppo e Turismo, che si sono assunte la paternità della pubblicazione, sono già oggettivamente della partita, vanno sollecitate e coinvolte, insieme ai Comuni dell'alto Casentino.
E allora buona lettura per un buon lavoro.
Urbano.

postato da stigli | 11:50 | commenti
casentino, dante


giovedì, maggio 01, 2008
 

Primo Maggio: liberiamoci dalla guerra

In solidarietà con i portuali e gli insegnanti della California

e i postini di New York : NO PEACE NO WORK.

Oggi scioperano contro la guerra in Iraq e in Afghanistan (v. più sotto il post del 26 aprile)

Questa foto è presa dal blog di Eugenio Baronti, di cui riporto alcune espressioni che possono essere una buona medicina per chi sente in bocca il sapore amaro della sconfitta...

La buona politica si nutre di passione, di valori, di idealità ma anche di concretezza e di umiltà.

Di cosa c’è bisogno oggi? Di immergersi dentro la società, per un bagno rivitalizzante di concretezza e di umiltà, confrontarsi con tutti e non solo tra di noi, confrontarsi con realtà diverse , in luoghi diversi, costruendo legami e relazioni fuori dal solito giro divenuto, con il passare degli anni e con l’acuirsi della crisi della politica e della militanza, sempre più chiuso e ristretto.

La sinistra tutta ha bisogno di chiudere con il politicismo e anche con il politichese, deve tornare a parlare un linguaggio semplice che possa essere compreso da tutti, nelle fabbriche e nei quartieri popolari, senza per questo adeguarsi e adagiarsi sull’esistente, riscoprendo e rilanciando la funzione pedagogica della politica come palestra ed esercizio di democrazia e di partecipazione, dobbiamo caratterizzarsi come la sinistra del fare, per dare risposte concrete alle esigenze, ai bisogni e alle domande sociali. Una sinistra parolaia che strilla e chiede la luna senza indicare il come, il quando e con chi e non è capace di costruire niente, ha stancato ed è diventata insopportabile.

Bisogna iniziare un’opera di costruzione nella società di buone pratiche virtuose e luoghi aperti dove si manifesti nel concreto la nostra diversità e alternatività rispetto alla politica e alla cultura dominante, luoghi che assumono progressivamente i connotati di una comunità di lavoratori e di popolo, aperta e solidale, in cui si costruisce organizzazione, azione e lotte ma anche cultura, mutualità, socialità, relazioni umane e sociali che rompono una condizione esistenziale di solitudine in cui oggi sono condannati a vivere una moltitudine di cittadini dei tanti quartieri popolari dormitorio delle periferie delle nostre città .

L'intervento per intero lo trovi qui.

postato da stigli | 11:53 | commenti
lavoro


domenica, aprile 27, 2008
 

Destinazione delle ceneri in Toscana

Numero cremazioni a Firenze dal 1961 al 2006

Le possibilità di destinazione delle ceneri in Toscana

In seguito all'emanazione della Legge Regionale ci sono sostanziali novità per quanto riguarda la destinazione delle ceneri:

Le ceneri derivanti dalla cremazione devono essere raccolte in una urna cineraria di materiale resistente tale da poter essere chiusa con saldatura , portante all’esterno il nome, il cognome, data di nascita e di morte del defunto . Le urne da inumare e/o disperdere devono essere di materiale biodegradabile.

L’urna sigillata viene consegnata direttamente ai familiari che possono scegliere fra le sotto elencate forme di sistemazione:

Tumulata solo in area cimiteriale, in celletta individuale o collettiva, in sepoltura di famiglia o loculo, anche in presenza di un feretro.

Inumata, solo in area cimiteriale, e destinata ad una lenta dispersione delle ceneri.

Conservata all’interno del cimitero, nei luoghi di cui all’art.80, comma3, del D.P.R. 285/90

Consegnata al soggetto affidatario:

Nel rispetto della volontà del defunto, soggetto affidatario può essere qualunque persona, ente o associazione scelta liberamente dal defunto o da chi può manifestarne la volontà, ai sensi della Legge R.T. 29/04 art2 comma 1.

La consegna dell’urna è effettuata previa presentazione di un’istanza, in carta con bollo, agli uffici delle concessioni cimiteriali (via delle Gore e Cimitero di Trespiano), nella quale il soggetto affidatario dichiara i propri dati anagrafici e la residenza, la destinazione finale dell’urna e l’assunzione di responsabilità per la custodia.

Tale documento costituisce documento che accompagnerà le ceneri.

L’affidatario dell’urna da parte del soggetto indicato dal defunto può rinunciare all’affidamento; tale rinuncia deve risultare da dichiarazione resa all’ufficiale dello stato civile che ha autorizzato la cremazione. In caso di affidamento a più soggetti la rinuncia ad un soggetto non implica anche la rinuncia a più soggetti (L.R.T. 29 art. 2 e 4).

Dispersione ceneri:

La dispersione delle ceneri è eseguita dai soggetti espressamente indicati dal defunto o in mancanza dai soggetti di cui all’art. 3, comma 1 lettera d), della Legge130/01.

L’autorizzazione alla dispersione ceneri è concessa dall’ufficiale dello stato civile previa presentazione dell’espressa volontà del defunto ( per testamento o per iscrizione alle società autorizzate)

È consentita unicamente nei seguenti luoghi:

  Nel cinerario comune di cui all’art. 80 comma 6, del D.P.R. 285/90;
 
 Nell’area a ciò destinata, posta all’interno del Cimitero Comunale di Trespiano, denominato Giardino della Rimembranza e in località le Cascine all’interno dell’argine del fiume Arno presso la confluenza del medesimo con il fosso del Mugnone;
 
 In montagna a distanza di oltre 200 mt. da centri insediamenti abitativi;
 
 In mare
, ad oltre mezzo miglio dalla costa;
 
 Nei laghi, ad oltre 100 mt. dalla riva;
 
 Nei fiumi;
 
 In aree naturali a distanze di oltre 200 mt. da centri e insediamenti abitativi;
 
 In aree private; la dispersione in tali aree al di fuori dei centri abitati deve avvenire all’aperto con il consenso dei proprietari e non per dar luogo ad attività aventi fini di lucro.
  La dispersione in mare, nei laghi, nei fiumi ed altri corsi d’acqua è consentita nei tratti liberi da natanti e manufatti.

Nel sito della SOCREM di Firenze puoi trovare tutte le notizie che ti interessano per questa scelta di civiltà.

Nota di cronaca. Questo post l'ho scritto domenica 27 aprile al ritorno dall'assemblea annuale della Società per la cremazione di Firenze, via dell'Ariento 13, 50123 Firenze, Tel. 055283570 - fax 055216470. Paola e il Barba sono iscritti da diversi anni, quando ancora la cremazione era fuori consuetudine e senza una Legge ad hoc.  Ho preso la parola in assemblea dopo aver letto nel fascicolo distribuito all'ingresso il costo del funerale concordato dalla Socrem con diverse imprese tra cui l'Umanitas di Scandicci a cui siamo iscritti: da € 1300 a € 2000. 
Prima domanda: - Che cosa pesa sul maggior costo?
Risposta: - Il cofano (v. cassa da morto).
Ho così potuto conoscere la possibilità di avere un cofano in legno non trattato, non lucidato...visto anche che la cassa va bruciata comunque insieme alla "salma".
Seconda domanda: - Ma le ceneri saranno per gran parte prodotte dal legno e non dai resti mortali...
Risposta: - La cremazione avviene alla temperatura di 1000 (mille) gradi e tutto ciò che non è corpo umano volatilizza...
Come dire che nelle ceneri ci sarà molto di me e poco del castagno. Va bene così.
Castagno,
mio buon amico casentinese,
rustico nel tuo riccio,
dolce e saporito nel frutto,
compagno e amico
negli anni duri di guerra
quando hai offerto
vitto e nascondiglio
ai partigiani in fuga,
quando ancora e sempre
mi nascondi il porcino
sotto le foglie e il terriccio
per accrescere l'emozione
del ritrovamento...

Lunga vita a chi legge e a chi ha scritto.

postato da stigli | 19:06 | commenti
vita e morte


sabato, aprile 26, 2008
 

Primo maggio 2008- "No Peace No Work"

Portuali e insegnanti della California

Postini di New York

Questa è una notizia

Per il primo maggio, che non è festa negli Stati Uniti, il sindacato dei lavoratori portuali della costa ovest, l´International Longshore and Warehouse Union, ha indetto uno sciopero per protestare contro le guerre in Iraq e Afghanistan.
Ci saranno manifestazioni a sostegno nei porti di San Francisco (California), Seattle e Olympia (Washington).

L´azione dei portuali ha anche l´appoggio di altri sindacati, tra cui la federazione degli insegnanti della California e dei postini di New York.

Chiedono l'appoggio del resto del mondo al grido di "No Peace No Work"

Leggila qui



venerdì, aprile 25, 2008
 

Per una libera informazione

In fila per firmare


Clicca sulla foto per ingrandirla

Firenze Piazza S.Croce, 25 aprile 2006, ore 18.  Sono in fila per firmare. In mezzo ai giovani. Paola ha firmato 2 dei 3 referendum: Eliminare la legge Gasbarri, eliminare l'albo dei giornalisti. Non ha firmato per eliminare i finanziamenti pubblici all'editoria,  per paura che l'unico finanziatore rimanga lo psicogigante (in questo caso). Legittima suspicione.

4 foto

 

XXV Aprile

postato da stigli | 21:58 | commenti
resistenza, sos italia


giovedì, aprile 24, 2008
 

W il XXV Aprile

Firmerò i 3 referendum di Beppe Grillo.

 Sostituisco Waffa con Wiva il 25 Aprile (stigli1933).

Quanto sopra l'ho scritto come  commento sotto il video: 

http://it.youtube.com/watch?v=0B9OfCNebN8

Ho fatto mille cortei da giovane negli anni sessanta e settanta. Mai al grido di Waffa. Lo stile è l'uomo.  L'armata è molto variegata, gli sbocchi imprevedibili. Ma se ci sono Di Pietro e Travaglio, perchè non ci posso stare io? Qual'è l'alternativa?



mercoledì, aprile 23, 2008
 

Donne afghane

Invito

Domenica 27 aprile 2008, ore 10,30, alle baracche verdi, via degli Aceri 1, nell'ambito dell'assemblea settimanale della Comunità dell'Isolotto, due donne afghane risponderanno alle domande sulla condizione della donna nell'Afghanistan di oggi.
Sarà presente un interprete.
Nota. La due donne sono a Firenze per un corso riguardante l'orificeria, all'interno di un progetto di formazione organizzato dall' Ambasciata di Kabul e dal Comune di Firenze. L'occasione di incontro ci è stata offerta dal Presidente del Consiglio Comunale Eros Cruccolini. Cordialità. Paola Galli



martedì, aprile 22, 2008
 

Paraguay, plano de Dios

Coraje, America!

Asunciòn 21 aprile 2008

Non più monsignore, da oggi bisognerà chiamarlo Presidente. Fernando Lugo, 56 anni ed ex vescovo della poverissima diocesi di San Pedro, ha sbaragliato gli avversari è si aggiudicato nella giornata di ieri la poltrona di 47° presidente del Paraguay.

Quello che rimane però di questa schiacciante vittoria è l’immagine di una nazione che finalmente alza la testa e prova a riemergere dal medioevo politico e culturale in cui è stata imprigionata negli ultimi 61 anni di governo colorado. Il vento socialista che ha scompigliato la morfologia politica dell’America del sud ha soffiato anche questa piccola, ma orgogliosa nazione.

Che, paradossalmente, l’uomo che l’ha reso possibile sia anche, e prima di tutto, un uomo della Chiesa per i paraguayani non è altro che il “plano de Dios".

Una settimana fa scriveva Peace Reporter:

 
Gli sgoccioli della campagna elettorale paraguayana si tingono di rosso. Non è il rosso del Partido Colorado che da 61 anni soggioga la seconda popolazione più povera dell’America Latina, nè quello che decorava la tonaca del più papabile dei candidati, l’ex monsignore Fernando Lugo.
 
 
Un membro del movimento dei senzatetto paraguayano ferito durante gli scontriIl rosso che sta cominciando a colorare le strade di Asunciòn è quello del sangue.
Risale a pochi giorni fa l’uccisione dell’ennesimo - il quarto in soli 2 mesi - dirigente di Tekojoja, uguaglianza nella lingua degli indigeni guarantì, per mano dei narcotrafficanti brasiliani ed è di lunedì la notizia dei primi scontri tra i senza tetto e gli uomini dell’esercito del presidente in carica Nicanor Duarte Frutos.

Una donna del movimento dei senzatetto marcia con il figlio in braccio per le strade della capitaleTremila diseredati hanno invaso, tra le 10 e le 12, di domenica scorsa le avingude capitoline cercando di farsi strada verso palazzo Lopez per chiedere conto al presidente dei 7 milioni di dollari destinati alla costruzione di 3000 abitazioni e per esigere trasparenza sull’utilizzo dei 12 milioni stanziati per l’acquisto di terre coltivabili. A metà del percorso sono però stati intercettati dagli agenti in tenuta anti-sommossa e dagli uomini della Guardia Presidenziale che tra idranti e manganelli hanno represso il corteo spontaneo arrestando 43 manifestanti, stranamente rilasciati dopo poche ore nel pomeriggio.
Il bilancio dei violenti scontri con le forze dell’ordine è di circa un centinaio di contusi e di 15 feriti gravi, numeri che non sembrano però voler frenare la protesta. Gilberto Cacerà, il coordinatore nazionale del movimento dei “sin techos”, annuncia una nuova marcia per mercoledì e invita i senza tetto delle zone limitrofe alla capitale ad unirsi alla protesta anche se, probabilmente, già oggi si potranno ripetere episodi di violenza nelle strade.

gli scontri ad AsunciònC’è però chi sussurra che questi scontri siano stati pianificati e ordinati dallo stesso Duarte Frutos.
A meno di una settimana dal voto, i sondaggi annunciano la clamorosa débacle del Partido Colorado, che sembra non essere riuscito a contenere il disappunto dei paraguayani con la candidatura di Blanca Ovelar, prima candidata donna in una nazione storicamente “machista”.
I più maliziosi affermano che gli scontri di piazza siano soltanto un pretesto per poter dichiarare lo stato di emergenza nel Paese e rinviare le elezioni a data da destinarsi, dando così modo al partito repubblicano più longevo del Sudamerica di ricompattare i molti militanti migrati verso la coalizione capeggiata da Fernando Lugo.
L’ex vescovo nel frattempo sospende, in via precauzionale, le attività pre elettorali rinunciando al dibattito televisivo che lo avrebbe dovuto vedere contrapposto a Blanca Ovelar e al generale Lino Oviedo, capo della terza forza partitica del paese e protagonista di un golpe fallito nel 1996.
All’ormai blando pericolo brogli si aggiunge quindi il timore di disordini molto più ampi e cruenti.
Nel caso in cui la volontà popolare non dovesse essere rispettata, i primi a farne le spese saranno proprio gli stessi che hanno fede nel cambio e nell’uomo di Dio che pare meglio rappresentarlo.



lunedì, aprile 21, 2008
 

Beppe Grillo

D.Gallo

Guardalo su Youtube (dal blog di Beppe Grillo)

Il mio commento:

 Caro Andrea, un saluto da Firenze. Hai fatto bene a parlare delle 90 bombe atomiche qui in Italia. Bisogna aiutare Grillo a "contestualizzare" la realtà di m. in cui ci siamo venuti a trovare con la presenza statunitense qui da noi, il ricatto dei servizi segreti (i loro)... Ho chiesto a Beppe di mettere sulla testata del suo blog una strisciolina su Gaza e una sui 5 anni di guerra continua preventiva contro l'Iraq insieme a quella del Tibet che c'è già...Urbano.



sabato, aprile 19, 2008
 

twin

Preferred



venerdì, aprile 18, 2008
 

twin

postato da stigli | 22:26 | commenti
vaticano, usa , america latina
 

Anna

Anna a Napoli nel 1951


La prima da destra
Ieri sera, giovedi 17 aprile, ad Anno Zero (**)- la trasmissione di Santoro - nelle riprese fatte al Circolo Arci di Via Maccari, qui all'Isolotto, dove il PD ha avuto più del 60% dei voti (v. post precedente) era l'anziana donna che indicava l'immagine di Enrico Berlinguer appesa alla parete, con affetto e rimpianto, ma anche con determinazione. Eccola qui nel racconto di Franco Quercioli, altro pezzo forte della storia di questo quartiere.
(**) dovresti poterla vedere qui. (8 minuti dopo l'inizio della trasmissione)

 Non aveva ancora quindici anni quando l’Anna Sbandati cominciò a portare i pacchi dei volantini antifascisti da via della Vigna Nuova, dove faceva la bardottina in un laboratorio di pellicce, fino alla Querce, in via Palazzo dei Diavoli, dove abitavano i Dolfi, un vero e proprio centro clandestino che copriva la zona Isolotto-Monticelli. Gli Sbandati stavano infatti nelle case popolari di via Annibal Caro.

L’Anna era una morettina agile e smilza con gli occhi neri e vivaci e i calzini bianchi che dimostrava quindici anni anche quando ne ebbe di più. Cosa che le servì in seguito durante l’emergenza per passare inosservata tra le pattuglie tedesche e fasciste che vigilavano la zona, quando in bicicletta portava a casa dei Dolfi borse piene di roba per i partigiani, ai quali si era unito suo fratello Armido dopo l’8 settembre del quarantatre. “ Mi capitò anche di conoscere Aligi Barducci, che poi sarebbe stato Potente, il famoso comandante partigiano. Era un bel giovane biondo con gli occhi azzurri con un fare quasi aristicratico, molto riservato, quasi timido al punto che i suoi compagni all’inizio non sapevano come comportarsi.”

Potente era del Pignone, stava in via Benozzo Gozzoli, vicino a casa sua. Quando Armido fu ferito da una bomba a mano dei fascisti mentre in piedi sul predellino della macchina transitava da via Antonio Del Pollaiolo, l’Anna lo seguì prima all’ospedale militare di Monte Uliveto, poi a quello di Siena e lo assistette finchè non fu guarito.

Finita la guerra cominciò a fare volontariato alla Federazione del PCI. Un giorno il Rossi, il segretario, la chiamò per assegnarle un incarico: organizzare i Pionieri, il nascente movimento dei ragazzi che il PCI aveva deciso di promuovere in tutta Italia. Nell’aprile del ’49 la spedirono a Barberino di Mugello ad un corso di formazione che durò più di un mese. Una quarantina di giovanotti e ragazze di varie parti d’Italia. Il direttore del corso, un certo Gianni Rodari, già noto per i suoi racconti sull’Unità, veniva appunto dalla redazione di Milano.

“Quella mattina si aspettava questo Rodari, quando dalla stradina sterrata che portava al casolare che il sindaco di Barberino ci aveva messo a disposizione, si vide salire un giovane con la valigia, piccolo di statura e un po’ dismesso. Arrivato su, si presentò – Sono Gianni Rodari – Ti facevo più grande – gli dissi e lui – Mi fai un complimento, gli dissero così a Gramsci, i compagni, quando arrivò al carcere di Turi - ”.

Da allora l’Anna cominciò a girare per la provincia di Firenze. Spuntarono Pionieri dovunque ci fosse una Casa del Popolo o una sezione del PCI. Ragazze e ragazzi dagli otto ai tredici anni con il fazzoletto rosso al collo e tanta voglia di giocare, di fare teatro e sport, di cantare insieme, di fare escursioni specie nei giorni festivi e nelle vacanze. E poi “La storia di un pugnello di grano” ovvero il grano raccolto dai Pionieri toscani, una campagna di solidarietà per i bambini di Napoli afflitti dal tracoma, una malattia che viene solo agli occhi dei poveri. Ed è proprio nei “bassi” di Napoli che l’Anna si trova l’anno dopo insieme ad altri giovani animatori, in gran parte toscani ed emiliani, per un’estate di iniziative. “Erano proprio squignizzi, un po’ lazzeroni ma simpatici. Si fecero tante cose: giochi, musica e canto, sport e, aiutati dai compagni universitari della città, anche un po’ discuola, perché tanti di quei bambini erano analfabeti. Alla fine si organizzò la festa finale con Gianni Rodari, in un teatro; me ne ricorderò fin che campo”. A Napoli si fece anche una notte nel carcere di Poggioreale per aver manifestato contro il generale Ridgeway, arrivato a Napoli, dalla guerra di Corea. “Io ebbi il compito di buttare verso di lui una bandiera gialla in segno di disprezzo e i poliziotti mi presero subito, fu una notte piena di pensieri, stavo in pena soprattutto per la mamma. Ma la mattina ci fu la sorpresa, arrivò il compagno Cacciapuoti insieme ad altri compagni con un bel mazzo di garofani rossi e mi portò fuori”.

Quando a Roma fu deciso di creare “ Il Pioniere” il giornale per i ragazzi, un’alternativa al Corriere dei Piccoli e al Vittorioso, fu chiamata in via Piemonte, dove era la sede dell’associazione, per una riunione con Enrico Berlinguer che allora era il segretario della federazione giovanile comunista. C’erano i massimi dirigenti dell’associazione: Carlo Pagliarini, Tina Rinaldi, Gianni Rodari e un certo Francia. “Enrico era un giovane affascinante, gli occhi stretti, luminosissimi ed il sorriso arguto e gentile, mi colpì profondamente. Mi sembrava di averlo partorito io, da quanto lo sentivo simile ad una parte di me”. Con Gianni Rodari nacque anche un amore. “Si stette fidanzati per qualche mese, finchè nell’estate del ’51, mi mandarono a Budapest al campo internazionale dei Pionieri. Fu un esperienza bellissima, conobbi giovani e ragazze di tutti i paesi del mondo. Mi ricordo sempre di due giovani arabi che essendo musulmani non potevano mangiare la carne di maiale, ma una sera che avevano fame, si tolsero gli zuccotti che avevano sulla testa e la mangiarono. L’Ungheria si stava riorganizzando. Era finita la guerra da pochi anni e c’era un clima di speranza per il futuro. Gianni era rimasto in Italia a fare il suo primo libro, e ci scrivevamo spesso. Ma quando arrivò una sua lettera con dentro la mia e gli errori segnati, compresi che non era l’uomo adatto e ci lasciammo. Però siamo rimasti sempre in amicizia. Poco dopo mi fidanzai con Oliviero e nel ’52 ci sposò Mario Fabiani, in Palazzo Vecchio”.

Anna Sbandati Cardinali lasciò i Pionieri e cominciò a fare volontariato nell’Unione Donne Italiane, seguì i problemi delle donne in fabbrica ma continuò ad occuparsi dei bambini del loro diritto alla scuola e all’istruzione. Fu proprio alla testa di una delegazione di mamme che richiedevano l’istituzione di una scuola che conobbe il Sindaco La Pira. “Mi resi conto subito di avere di fronte un uomo eccezionale, soprattutto per come trattava le persone, le faceva sentire importanti e avevi la sensazione che ti ascoltasse davvero e capisse i tuoi problemi. Anche Fabiani era stato un grande sindaco ma era diverso, era come dire più severo, più rigoroso, come i comunisti di una volta, La Pira era più spirituale ma anche più allegro e spontaneo”

La storia continua qui

(nella foto, al centro in piedi)


mercoledì, aprile 16, 2008
 

QUARTIERE 4 di Firenze

Le elezioni nel mio Quartiere
Comune di Firenze  Elezioni politiche 13-14 Aprile 2008
CAMERA DEI DEPUTATI
RIEPILOGO RISULTATI QUARTIERE 4
Sezioni 65 su 65
                                                               Voti             % 
7 - Sinistra L'Arcobaleno                     2.284          5,22  
8 - CasiniUnione Centro                     668             3,82  
  
9 - Italia  Valori -Di Pietro              2 093            4,79  
10 - Partito Dem. Veltroni                    22.956     52,50  
Totale coalizione              25.049           57,29  
12 - Il Popolo della Liberta'                11.357         25,98  
13 - Lega Nord                                          558            1,28  
Totale coalizione                 1.915            27,25 
Le elezioni nel mio Seggio
9 - Italia dei Valori - Lista Di Pietro        38           6,14    
 
10 - Partito Democratico - Veltroni        335       54,12    
 
Totale coalizione                                  373      60,26    
12 - Il Popolo della Liberta'                  135        21,81    
 
13 - Lega Nord
                                       6           0,97    
 
Totale coalizione                                141        22,78  
Quadro ufficiale Camera
Quadro ufficiale Senato
postato da stigli | 10:46 | commenti
firenze, elezioni, isolotto


martedì, aprile 15, 2008
 

Il golpe

Stavo pensando
(cogitanti mihi saepenumero et memoria vetera repetenti, Quinte frater)

L'eliminazione in toto e come per incanto della sinistra dal Parlamento rende evidente che ci troviamo pari pari di fronte a un golpe. Un golpe bianco rispetto al sangue che non c'è stato, ma vero; tanto più pericoloso perché strisciante nel senso che è arrivato strisciando, presentandosi non con