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   Don't curse the darkness; light a candle. (proverbio cinese)

 

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martedì, giugno 30, 2009
 

Figli della lupa

Sempre stati

lupa (f)
n. bitch, female dog

Lupae
Lupae (Latin, 'she wolves' - singular Lupa) can refer to:
- literal she-wolves
- the Greek goddess Artemis, in her 'wolf form'. Refer to story of Romulus and Remus.
- the lowest class of Roman prostitutes.

 Latin-English Dictionary     

lupa
N F
she-wolf; prostitute

lupanare (m)
bordel, maison de prostitution {brothel}
bordel, lupanar {whorehouse}

(da Babylon)

I lupanari (dal latino lupa = prostituta), erano, nel corso di tutta l'epoca romana, i luoghi deputati al piacere, ovvero delle vere e proprie case d'appuntamento, o bordelli. Alcuni sono tuttora visibili nelle rovine dell'antica Pompei.
Resti di lupanari si trovano presenti anche nel comune di Forio nell'isola partenopea di Ischia.

I bordelli a Roma 
Le zone in Roma dove erano più diffusi i bordelli erano la Suburra, abitata dalla plebe, o i luoghi circostanti il Circo Massimo: «per andare al circo occorre passare dal bordello» si lamentava il cristiano Cipriano

Per evitare «il volgare e sudicio bordello»  i romani più ricchi si facevano venire le prostitute in casa ma vi erano anche locali per gli uomini "migliori" come il lupanare costruito sul Palatino, di proprietà dell'imperatore Caligola, dove esercitavano donne di classe e fanciulli liberi le cui prestazioni venivano pubblicizzate al foro da un dipendente imperiale che «invitava giovani e vecchi a soddisfare le loro voglie»

(da Wikipedia)

Senza allusioni:
La prostituzione in genere era considerata un fatto normale e naturale fin dai tempi del severo conservatore degli antichi costumi
Catone il censore (234 a.C. circa – 149 a.C.) il quale vedendo uscire un giovane da un bordello si congratulò con lui perché in modo così tranquillo soddisfaceva i suoi istinti. Notando però, diverse altre volte lo stesso giovane, nella medesima occasione, gli disse: «Ti ho elogiato perché ci sei venuto, non perché ci abiti».

Conclusione sudicia e fuori stile:

 Avete fatto il '68!  Ora godetevi il nostro '69!

Nota lessicale

Neologismi: "PUTTANOPOLI"

 Il termine "Puttanopoli" offende, manca di rispetto, è sviante... ma verso chi? Certamente nei confronti delle oneste operatrici del sesso che - per costrizione, o costume, o bisogno economico, o desiderio di ricchezza - forniscono ai propri clienti prestazioni chiare, concordate e ben definite... insomma, "perbene".

La variegata fauna umana - costituita da faccendieri, intrallazzatori, procuratori d'affari, ragazzotte arriviste senza scrupoli, aspiranti soubrette - che ruota attorno a festini, baccanali, con taciti accordi sotto banco, promesse, raccomandazioni, si muove in un ambito morale - questo sì - davvero squallidissimo. (r.t.)



sabato, giugno 27, 2009
 

La coscienza di Zeno

L'incoscienza del mondo


Trieste, Piazza Hortis, maggio 2006. Paola incrocia Ettore Smidht  mentre si sta dirigendo verso la Biblioteca-Museo, da cui lei è appena uscita.

Il tema d'italiano dato alla Maturità ha offerto l'occasione a tanti di ricordare questo triestino, mezzo italiano e mezzo svevo, vissuto a cavallo della prima guerra mondiale tra la sua fabbrica di vernici per uso marittimo - mi pare di ricordare - e la frequentazione letteraria con personaggi tipo James Joyce che faceva lezioni a lui per pagarsi vitto alloggio e scuola di canto per opera! A Svevo mi legano ricordi di scuola (relazione su di lui e le sue opere al concorso di abilitazione all'insegnamento..) e di paesaggio sentimentalmente partecipato (visita di 3 gioni a Trieste di pochi anni fa insieme a Paola. Vedi foto).
Scrittore moderno, anche, purtroppo, nel morire (incidente d'auto).

Faccio seguire qui una riflessione di Paola scritta allora e riportata in questo blog, in data maggio 2006, taggato Trieste.

Di Svevo non leggo da tempo le opere, ma, come non ho amato particolarmente i primi romanzi, così ho invece serbato un ricordo riconoscente alle opere mature: la Coscienza di Zeno e Storia del buon vecchio e della bella fanciulla. Che peccato quella sua morte accidentata e prematura e qui non penso certo solo allo scrittore, ma all’uomo che sapeva intrecciare riflessione profonda a ironia e cordialità di modi. I suoi furono davvero pensieri trasgressivi e nuovi nella cultura vacua e parolaia del dannunzianesimo e in parte anche del futurismo. E anche, anzi soprattutto, guerrafondaia. Quanto lontano il mondo di Svevo, proiettato nella ricerca della complessità e contraddittorietà interiore dell’uomo e consapevole del pericolo che incombeva su quell’umanità stravolta appena uscita da una guerra e in procinto di sprofondare in un’altra di dimensioni ancora più tragiche. (Paola)

E qui faccio seguire la pagina finale della "Coscienza di Zeno" - anno 1925,

senza commento ( ma con la sottolineatura di un punto che è un mio pallino-incubo):


Quando i gas velenosi nn basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un' esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza…nel numero degli uomini.
Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha più nessuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono
della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione naturale. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: Sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo.
Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

Se ne hai voglia e curiosità leggi una bella parafrasi di Borsellino



venerdì, giugno 26, 2009
 

Douce France - II

Solstizio d'estate (II)


Le tombe dei fratelli Van Gogh sono ai piedi del muro

domenica 14 giugno
Giornata di sole. Fa caldo.
Flins è a ridosso di una collina boscosa ed ha un magnifico parco verde e fiorito. La nostra casa è al bordo del parco.
Lola ci comunica il piano della giornata: mattinata in paese per vedere la "brocante",  pomeriggio in macchina alla confluenza dell'Oise con la Senna, occhiata da fuori alla casa museo di Zola, visita alla tomba di Vincent Van Gogh.
La brocante si fa a Flins una volta all'anno, dura tutta la giornata. Chiunque è autorizzato a portare nello spazio predisposto all'interno del parco tutte le cianfrusaglie finite in cantina o in soffitta per venderle al miglior offerente. La fierucola di Poppi in Casentino, ma più in grande. E' un mercato povero; quando piove è una pena per mancanza di attrezzature al coperto, ma questa seconda domenica di giugno splende il sole e l'aria profuma di fiori.
A pranzo la bella sorpresa della "raclette" preparataci da Lola e Jean e più tardi, a Pontoise, un giro fuori programma sul battello alla confluenza dell'Oise con la Senna. Sul ponte, al sole, soffriamo il caldo. L'unica volta. Il cimitero di Van Gogh è nelle vicinanze, a Auvers sur l'Oise, in cima a una collina, come sono le colline francesi che si fanno raggiungere dopo un lieve pendio e poi si allargano dolci e rotonde su una visuale a 360 gradi. Un bel cimitero nordico senza i nostri "forni", con tombe interrate, due delle quali cullano sotto un manto d'erba verde rigogliosa Vincent Van Gogh e il fratello fedele Theodore. Al di fuori del cimitero la campagna verde di maggesi celebra il ciclo alterno della vita e della morte, Cerere e Proserpina.  Un'emozione che i nostri camposanti coperti di marmi e circondati da monumenti e cappelle non riescono a dare. Speriamo che con l'affermarsi della cremazione riusciamo anche noi a riportare a prato i nostri cimiteri.

Lunedi 15 giugno
Pioggia. Mattinata con Paola ai magazzini Lafayette (il grande interno a cupola dorata e scintillante quando le Esselunga da noi e nel vasto mondo ibernavano sotto terra), pomeriggio all'UNESCO con Lola momentaneamente riassunta in servizio volontario per alcuni mesi, poi visita all'Istituto Italiano di Cultura che troviamo vuoto, a biblioteca chiusa. Mancato incontro con la Direttrice. Ci rifaremo mercoledi 17 con la visita al "Centro Culturale Italiano" che si trova in poche piccole stanze nel cuore di Parigi, di fronte alla antica chiesa gotica di S.Séverin. Lola si e ci presenta al Direttore Antonio Francica col quale rimaniamo d'accordo per l'invio del libro "Ivi é Romena", nella prossima edizione francese "Ce Lieu Romena". Nel frattempo lasciamo al Centro le pagine scritte da Lola su Dante a Parigi. Non mi dispiacerebbe fare una presentazione di "Dante a Parigi e in Casentino" nella vicina chiesa di S.Severino che si rende spesso disponibile alle iniziative del Centro che è frontaliero ad essa. Que serà serà.
Dopodiché Lola e Paola mi conducono alla Mairie o Municipio del Dipartimento 16° dove è in corso "La Settimana Italiana". Siamo in un bel palazzo storico con grandi sale e Paola ha l'occasione  di vedere ascoltare e intervistare una scrittrice come Rosetta Loi di cui ha letto parecchi libri. Nel cortile e alle pareti bandiere due volte tricolori, grandi poster  di Sofia Loren e della Cinquecento Fiat, ratto di Proserpina del Bernini, musiche di Verdi, Mascagni e Puccini. Un caffè letterario italiano dal 17 al 21 giugno 2009.

Gran finale di giornata a cena da Teresa e Beppe, un pezzo d'Italia trasferito a Parigi in una bella casa nel verde su una delle colline a ridosso della città. Bravissima Lola alla guida della mercedes cedutagli dal figlio Arnaud. Una bella cena-merenda informale e succosa, le amarene colte in giardino, la conversazione con Beppe matematico all'Università  di Parigi e Teresa addetta a non so quale ONG che visita, studia e sorregge realtà migratorie presenti in Francia. Qualità e competenza, cultura e finesse unite come giusto alla più informale immediatezza e semplicità di rapporto. Il piacere dello scambio di esperienze di vita di cultura di lavoro quando, essendo all'estero, puoi fuoruscire dallo schema turistico piazze, monumenti, musei. Con Teresa e Bruno ci rivedremo in Casentino e a Firenze.

Martedi 16 giugno
Sosta di riposo a Flins, padroni della casa, dato che Lola è nel suo Ufficio all'UNESCO e Jean è ritornato in Casentino, ai suoi gatti e al suo orto. Paola ne approfitta per bracare come sempre tra le fotografie di famiglia che i proprietari lasciano in vista su scaffali e mobili, io vado a cammianre nel bosco sovrastante e poi in bicicletta nei dintorni con visita ai ciliegi abbandonati laggiù in fondo alla strada nei terreni probabilmente espropriati per far posto a stabilimenti vari. Giorni prima Lola ci aveva guidato verso due alberi di ciliegie bianche (mature s'intende) poi cotte con vino zucchero e cannella secondo la consueta ricetta di Paola. Ma io avevo adocchiato tre piante di ciliege rosse lì vicine. Ne avevo promessa una sportata a Lola e così è stato.

L'ultimo giorno, in attesa della partenza dal terminal dei bus navetta per l'aereoporto di Beauvais, visita molto gratificante al Museo degli Impressionisti, in quella magnifica collocazione che l'ha trasferito dal vecchio "Jeu de pomme" alla Stazione monumentale del Quai d'Orsay. Do you know?

Nota storico-sentimentale

Vincent Willem van Gogh (Zundert (Olanda), 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890) - Autore di quasi 900 tele e di più di mille disegni, tanto geniale quanto incompreso in vita.

A Auvers-sur-Oise
Vincent arrivò a Parigi il 17 maggio 1890 e conobbe per la prima volta il nipotino e la signora van Gogh, la quale trovò il cognato un uomo «forte, largo di spalle, con un colorito sano, un'espressione allegra e un'aria decisa». Passò tre giorni in casa del fratello, riesaminando i tanti suoi quadri che nel tempo gli aveva mandato. Il 21 maggio partì per stabilirsi a Auvers-sur-Oise, un villaggio a 30 chilometri da Parigi, dove risiedeva un medico amico di Théo, il dottor Paul-Ferdinand Gachet (1828-1909), che si sarebbe preso cura di lui.
Il sessantaduenne dottor Gachet, omeopata, darwinista, favorevole alla cremazione dei defunti - un'opinione scandalosa a quei tempi - repubblicano, socialista e libero pensatore, era un personaggio molto noto a Auvers dove abitava in un villino che dominava il paese. Laureatosi a Montpellier in medicina generale e con un particolare interesse per la psichiatria, aveva a lungo esercitato a Parigi, dove aveva conosciuto molti artisti, da Victor Hugo a Gustave Courbet, da Manet a Renoir e a Cézanne, e la sua casa conservava parecchie tele di impressionisti, oltre a una notevole quantità di soprammobili e oggetti vari che van Gogh chiamava «nere anticaglie».

La sua competenza nelle cose artistiche, certe comuni preferenze e anche il suo garbo e la sua natura fondamentalmente malinconica fecero presa sul pittore, che frequentò spesso la sua casa, ritraendo due volte la figlia Marguerite e non mancando di fargli il ritratto. Ma più tardo scriverà al fratello:  « Credo che non bisogna contare in alcun modo sul dottor Gachet. Mi sembra che sia più malato di me, o almeno quanto me. Ora, quando un cieco guida un altro cieco, non andranno a finire tutti e due nel fosso? Non so che dire. Certamente la mia ultima crisi, che fu terribile, fu in gran parte dovuta all'influenza di altri malati.
In un'alra lettera:  « Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi casca quasi di mano e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la mia tristezza, l'estrema solitudine » 
  È certo che egli non faceva nulla per alleviare la sua solitudine nonostante ne fosse oppresso: non frequentò mai i non pochi pittori che soggiornavano a Auvers - uno di essi, l'olandese Anton Hirschig, alloggiava nel suo stesso albergo - anche se forse loro stessi, spaventati, lo evitavano, a causa della sua malattia. Per lo stesso Hirschig, egli «aveva un'espressione assolutamente folle, con gli occhi infuocati, che non osavo guardare»

 Il suicidio

La sera del 27 luglio, una domenica, dopo essere uscito per dipingere come al solito nelle campagne che circondavano il paese, rientrò sofferente nella locanda e si rifugiò subito nella sua camera: al Ravoux che, non vedendolo presentarsi per il pranzo, salì per accertarsi della sua salute e lo trovò sdraiato sul letto, confessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto in un campo vicino. Al dottor Gachet che, non potendo estrargli il proiettile, si limitò a fasciarlo ma gli esprimeva, per rincuorarlo, la sua speranza di salvarlo, rispose che egli aveva tentato coscientemente il suicidio e che, se fosse sopravvissuto, avrebbe dovuto «riprovarci» - «volevo uccidermi, ma ho fatto cilecca» - esclamò;  con il fratello Théo che, avvertito, era accorso la mattina dopo, Vincent passò tutto il 28 luglio, fumando la pipa e chiacchierando seduto sul letto: gli confidò ancora che la sua «tristezza non avrà mai fine». Sembra che le sue ultime parole fossero: «ora vorrei ritornare».  Poco dopo ebbe un accesso di soffocamento, poi perse conoscenza e morì quella notte stessa, verso l'1,30 del 29 luglio.

In quanto suicida, il parroco di Auvers si rifiutò di benedire la salma e il carro funebre fu fornito da un municipio vicino. Il 30 luglio la bara, rivestita da un drappo bianco e ricoperta di fiori gialli, fu calata in una fossa accanto al muro del piccolo cimitero di Auvers: assistevano Théo, che non smetteva di piangere, il dottor Gachet e i pochi amici giunti da Parigi. Pochi mesi dopo anche Théo van Gogh venne ricoverato in una clinica parigina di malattie mentali. Dopo un apparente miglioramento, si trasferì a Utrecht, dove morì il 25 gennaio 1891. Nel 1914 le sue spoglie, per volontà della vedova, furono trasferite ad Auvers e tumulate accanto a quelle di Vincent.

Da Wikipedia

 foto del viaggio

 

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viaggi, parigi


mercoledì, giugno 24, 2009
 

Douce France

Solstizio d'estate

7 giorni a Parigi, essere accolti all'aereoporto di Beauvais da una concittadina casentinese naturalizzata francese, 35 anni di esperienza all'UNESCO, viaggiare lungo strade bordate da siepi contigue di alberi di alto fusto, attraverso campi d'un verde intenso di maggesi rese traslucide dal vento, lungo colline docili coperte di boschi in rigoglio, girovagare tra le anse della Senna immersa nel verde verdissimo delle rive sommersa di battelli da carico e barche da diporto, percorrere Parigi in macchina da una parte all'altra lungo l'anello stradale sulla Senna, senza un semaforo o incrocio,( come poter attraversare Firenze, qui dall'Isolotto fino al Girone, con un anello si asfalto posto sotto i lungarni poco sopra il pelo dell'acqua) salire sul battello a Pontoise, confluenza di Oise e Senna, tra le case-barca dei vecchi battellieri che da giovani hanno rifornito Parigi di carbone e vettovaglie spingendo a braccia le chiatte controcorrente - 12 km al giorno - ritrovare a Auvers sur Oise Van Gogh - aiuola verde nel cimitero sotto la luna -, accarezzare con l'occhio dal finiestrino la casa di Zola a Médun, visitare a Giverny, sulla strada per Rouen, la casa di Monet splendida di fiori dipinti e reali, affacciarsi sulla spiaggia di Arromanches, su un mare calmo e luminoso, vedere i resti del porto artificiale - 6 giugno 1944 - attraverso il quale passarono milioni di uomini in arme a portare morte e distruzione libertà e liberazione ad una Europa ubriaca di odio e pazza di disperazione.
 E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
 in questo seguitar di guerra in guerra
 che opprime il cuore e sciupa questa terra
 che si ostina a mostrarsi ancor sì bella.

Diario di bordo:
Giovedi 11 giugno
, Pisa-Beauvais, un'ora di macchina da Parigi. Ci accoglie Lola, che ha lasciato il suo ufficio all'UNESCO, e ci porta a Flins s/Seine, un paese sulla Senna come da nome, fatto, come spesso da noi, del nucleo antico addossato alla collina boscosa (ci vengono anche i funghi) e del mercatale moderno (3 enormi supertutto sproporzionati per il numero di abitanti) e spostati di un km o due gli stabilimenti Renault, che danno linfa e alimento all'economia del posto. La Casa di Lola e Jean occupa un angolo tra due stradine interne, linde e silenziose; l'acquisto e l'arredamento ampliamento coincide con trenta anni di vita dei nostri ospiti che lì hanno fatto nascere e crescere Arnaud e Nathalie, oggi con due figli ciascuno, il primo abita a Parigi, la seconda a Roma. Jean ci fa trovare una tavola imbandita di calamari, lumache di mare e altre finezze e durante la cena ci illustra lo sbarco in Normandia programmato per il giorno dopo, a poche giorni di distanza d quello di Obama.
Venerdi 12 giugno:
Meteo: variabile, cielo macchiato di nuvole bianche e grige, via via più chiaro, "come deve essere il cielo di Normandia" (Jean).
 Una bella smacchinata che ci porta a Giverny (casa-museo di Monet, Rouen - Giovanna d'Arco prima assassinata da un vescovo e poi riabilitata da un altro - Arromanches - sbarco del 6 giugno 44, una mattanza in tonnara per 2,3 mila giovani appena sbarcati - Caen sulla via del ritorno con visita alla bella casa e splendida famiglia di Viviana casentinese doc e Idriz marocchino doc di Fez con Jasmine e il piccolino come si chiama poi lo dirò. Un bell'incontro, una merenda cena tanto gustosa quanto informale, un'ultima fatica (220 km) per Jean verso Flins che per fortuna arriva prima di Parigi. Grazie Jean.
Sabato 13 giugno:
Meteo:sereno.
Nel quartiere latino, davanti a Notre Dame, alla ricerca delle tracce di Dante. Il cartello conferma che Dante c'è stato nel 1304, Lola che ha fatto importanti ricerche negli ultimi mesi alla Bibliotheque Nationale, conferma la presenza. Io dubito della data - non della presenza - perché Dante nel 1304 era troppo indaffarato tra Casentino, Mugello e Romagna nei tentativi reiterati di rientro in Firenze (saprete meglio nell'edizione francese di "IVI E' ROMENA" di prossima uscita). Magari anticiperemo il pezzo per i 25 lettori di questo blog.
Dante ricorderà che in Rue du Fouarre (via del foraggio), nell'Università, un Professore libertario spiegava "invidiosi veri", insegnava verità scomode, diffondeva idee pericolose. Sigieri di Brabante (v. nota), un tipo che andava in corteo con gli studenti, come Sartre nel '68 proprio negli stessi luoghi, come sempre nel '68 i prof. di Milano, Roma..., come - oggi - studenti e prof. di Teheran. Nil sub sole novi.
DAvanti c'è l'isola di S.Louis; in tempi passati c'era stato come traghettatore S.Giacomo il Povero, Paola e il sottoscritto hanno attraversato il Pont Neuf per raggiungere la gelateria di Berthillon proprio dall'altra parte, meta obbligata per noi a Parigi come Vivoli a Firenze, zona S.Croce, o la Gelateria Alpina, alla Fortezza.

Tre foto (continua)

 Nota storica
Sigieri di Brabante
Nacque nella regione del Brabante attorno all'anno 1235. Compì gli studi all'università di Parigi nella facoltà delle arti tra l'anno 1255 e il 1257. In seguito fu professore presso la stessa università. Di spirito sovversivo e grande conoscitore di Aristotele, attraverso gli studi compiuti sui testi di Averroè che in quegli anni, anche grazie alle crociate, cominciano a circolare nelle università europee, si pone in contrasto con la corrente filosofica Scolastica, capitanata dal domenicano Tommaso d'Aquino. Sigieri si pone nella corrente filosofica detta degli Averroisti latini che contestano il rettore dell'Università Alberico di Reims. Venne condannato per 13 proposte eretiche, contenute nei suoi scritti, dal vescovo di Parigi Etienne Tempier nel 1270. Nel 1277 gli venne proibito l'insegnamento all'università e venne convocato dall'inquisitore di Francia Simon du Val. Per sfuggire all'inquisizione parte per Orvieto, in quel tempo residenza del Papa, dove si appellò al pontefice Martino IV. Rimasto a Orvieto, in attesa della sentenza papale, venne pugnalato a morte dal suo segretario. Molti sussurrarono che fosse stato eliminato su istigazione degli Ordini mendicanti (francescani e domenicani), che gli erano sempre stati tenacemente avversi.
 

Da Wikipedia

postato da stigli | 20:50 | commenti (1)
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martedì, giugno 23, 2009
 

Teheran 2009 chiama Parigi 1789

La sezione islamica della rivoluzione francese è in corso a Teheran.
Il Terzo Stato è in rivolta contro Nobiltà e Clero, intendendo per Nobiltà i membri laici della classe di governo che finora aveva aderito alla rivoluzione di Komeini.
Come  in Francia nell'89, membri di Nobiltà e Clero passano col terzo Stato, rappresentato dalla  la borghesia non corrotta, dagli studenti e dalle donne (che sono maggioranza tra gli studenti stessi e superano in numero medici e ingegneri maschi).
l'Ayatollah_Khamenei è il clero teocrate
la Nobiltà alleata con i contadini della Vandea è Ahmadinejad
Mousavi come il nobile  Mirabeau passa al terzo Stato;
Rafsanjani e Khatami come Talleyrand e Sieyès passano dal clero al terzo stato («Che cos'è il terzo stato? Tutto. Che cosa è stato finora nell'ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiede? Chiede di essere qualcosa» (Abate di Sieyès).
Il più importante esperimento di ideologia islamista dalla nascita della Fratellanza musulmana costretto a cedere il passo al popolo sovrano, formato da sanculotti  alfabettizzati, armati di Twitter e Youtube: Che cos'è il popolo? Tutto. Che cosa è stato finora nell'ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiede? Essere qualcosa.

Gli iraniani, ma per la prima volta anche pezzi importanti dell'establishment come lo stesso Mousavi, sfidando la parola e gli ordini di Khamenei, hanno messo in dubbio la validità del principio del velayat-e faqih (la tutela del giurisperito), su cui si fonda la Repubblica islamica. Hanno messo in dubbio, in definitiva, la natura divina della legittimazione del potere della Guida Suprema.

Dall'Iran comincia una nuova era per il mondo islamico; dall'Iran partirà la lunga strada dell'emancipazione della donna islamica. (Nota)

E sarà la fine della teocrazia e degli sceicchi.

 E della Santa Alleanza (Europa, Stati Uniti, Israele).

Ho scritto.

Nota intravagante:
Il rapporto immediato, naturale, necessario, dell’uomo all’uomo è il rapporto dell’uomo alla donna. 
  Il rapporto dell’uomo alla donna è il più naturale rapporto dell’uomo all’uomo. In esso si mostra, dunque, fino a che punto il comportamento naturale dell’uomo è divenuto umano.
Da questo rapporto si può, dunque, giudicare ogni grado di civiltà dell’uomo.

(C. Marx, Scritti giovanili)

PS. A proposito dei sanculotti armati di Twitter, dai un'occhiata a Webgol dal quale ho preso la caricatura di testa.

postato da stigli | 23:37 | commenti (2)
iran, islam


sabato, giugno 20, 2009
 

Look Both Ways - Amori e disastri

Mi è piaciuto

La morte sembra sovrastare ogni vicenda e ricorda ai protagonisti quanto sia fulminea e imprevista

L’epilogo di questo affresco così brillante e delicato è rappresentato da una pioggia che lava tutte le brutture, un po' come la pioggia dei Promessi Sposi che corrosponde alla fine della pestilenza. Senza promettere il paradiso, ma salvando dall'incubo dell'inferno.

Leggi la scheda che accentua credo eccessivamente l'aspetto positivo delle due vie o modi di intendere il nostro destino.

Brava  Sarah Watt  regista australiana.
Meno bravi i distributori monopolisti: hanno aspettato 4 anni per farci arrivare il film. C'era da far posto a Via col vento.

postato da stigli | 22:39 | commenti
svago, cinema
 

Elezioni e referendum

Ballottaggio a Firenze: voto obbligato Renzi. All'Isolotto avremmo votato Daniela Lastri o Pistelli, ma i cervelloni romani del mai defunto PC hanno inviato all'ultimo minuto Michele Ventura, assente da Firenze da una vita.  Adesso ci terremo il giovane rampante.
Il mio è un giudizio bias, prevenuto. D'altronde "l'età non è un dato anagrafico" è un bel proverbio che vale per me che son vecchio e per te che sei giovane. Matteo, mi toccherà votarti, poi farò come S.Tommaso. T'aspetto alla prova. Nel frattempo dai retta a me: tra i futuri collaboratori, metti dentro qualche persona d'età e d'esperienza; lo fanno tutte le nazionali giovanili.
In bocca al lupo, Firenze mia.

Referendum: soldi sprecati e tempo perso. Rifiuterò le 3 schede (viola beige e verde) per tenerlo sotto il quorum. Al massimo un sì sulla verde. Ma non ne vale la pena. Da abrogare sarebbero, mettiamo, 600 deputati e 260 senatori insieme alle Province.  Così per cominciare a saldare il debito pubblico. 
Videant itali ne quid respublica detrimenti capiat.
In bocca al lupo, Italia mia.

 

Nomen est omen - il nome è presagio

L'Occidente che tramonta

 "Le competizioni elettorali controllate da professionisti esperti nelle tecniche di persuasione, i cittadini ridotti all’acquiescenza, la politica decisa tra governi eletti ed élite economiche, strapotere delle lobby, disuguaglianze sociali crescenti e riduzione delle politiche sociali a misure di ordine pubblico. La post-democrazia è questo regime delle oligarchie del denaro, che possono comprare il consenso o, in mancanza, possono reprimere il dissenso, anche con l’uso della forza e perfino della guerra».


«La strategia odierna di conquista delle democrazie produce “costituzioni incostituzionali”, attraverso l’eliminazione, dall’interno e senza dare nell’occhio, delle strutture di garanzia.: la separazione dei poteri, i controlli giuridici e politici. “Nessuno si proclama dittatore. Tutti fanno finta di essere democratici. Ma non lo sono”.

Estratto da

LA FINZIONE DEMOCRATICA. – DI GUSTAVO ZAGREBELSKY
da: la Repubblica di venerdì 19 giugno 2009

Zagrebelscky commenta due recenti libri: “Il Sultanato” di Giovanni Sartori (Laterza, 15 euro) e “Democrazia senza democrazia” di Massimo L. Salvadori (Laterza, 14 euro) che affrontano il tema della democrazia del nostro tempo.

Nota estravagante:
Ma quante preoccupazioni per l'IRAN!

postato da stigli | 09:46 | commenti
democrazia, costituzione
 

Piccioni

L'uovo in terrazza

Non c'è verso: tutti gli anni è una lotta. La coppia di piccioni ritorna puntuale in terrazza, approfittando - questa volta - della breve trasferta parigina. Ho provato con lo spry repellente, ho piazzato due barriere di punte ad ago, eliminato varchi...Ma non intendo chiudere la terrazza, come hanno fatto gli altri inquilini (per motivi di spazio, s'intende, non per i piccioni).
Che fare?
I "piccioni urbanizzati", per effetto di una sentenza istruttoria del Pretore di Cremona del 18 gennaio 1983, sono considerati alla stregua di tutti gli animali allevati e quindi passibili di ogni azione di sfruttamento, compresa la cattura e l'uccisione...
Trovato qui.
E l'uovo non c'è più.
Ma il problema rimane.

I colombi urbani sono causa di un particolare tipo di inquinamento biologico, per di più le loro deiezioni danneggiano le strutture architettoniche delle città.

Sono soprattutto i centri storici cittadini ad offrire le migliori condizioni di vita a questi volatili sinantropi.
Sottotetti, solai, cornicioni, facciate di antichi palazzi offrono condizioni favorevoli per la proliferazione; l'inurbamento è favorito dal microclima idoneo, dalla minor competizione per i siti di nidificazione, dalle più facili fonti di cibo e dall'assenza di predatori.

Da Piccioni problema sociale

 E giacchè ci sono, frugando online:

Solo in piazza Signoria sono sono circa 2.000. La soglia sostenibile invece secondo veterinari e medici sarebbe di 250 capi per chilometro quadrato. Questo è il dato emblematico sulla presenza dei piccioni in città che secondo l’Asl rappresenta, come in altre città, un rischio sanitario per l’uomo.

Nel rilevamento all’inizio della ricerca, riferibile alla primavera del  1999, è stata stimata la presenza di  30.000 individui in tutto il territorio comunale di Firenze, con  almeno 80 colonie stabili e una densità media  decrescente dal centro verso la periferia. 

Gli interventi decisi dall’Amministrazione Comunale per  contenere il numero dei piccioni sono assolutamente  incruenti. Al contrario degli interventi di cattura e  soppressione realizzati qualche anno fa, è stata poi scelta la strada, eticamente più accettabile e con maggiore validità scientifica, della somministrazione di mangime trattato con una sostanza ad effetto anticoncezionale. Il farmaco utilizzato, la nicarbazina, viene distribuito in granella di mais da operatori appositamente addestrati. Le caratteristiche di sicurezza del  trattamento con questo farmaco, autorizzato dal Ministero della Sanità, comprendono: un effetto sui colombi che è temporaneo e quindi reversibile, un impatto ambientale 100 volte inferiore al limite   stabilito dalla normativa europea e una probabilità di  ingestione da parte di altre specie che è praticamente nulla. Tale trattamento è stato sospeso dal 2005 per la verifica dei risultati. Sono attualmente allo studio altri metodi, sempre assolutamente incruenti, per il controllo della popolazione dei colombi.

E allora siamo alle solite.
Io sono per ritornare alla maniera energica: cattura e soppressione.



mercoledì, giugno 17, 2009
 

Parigi - Unesco

Ma domani esco

Per far ritorno a Florence, via Pisa. Bel viaggio in Normandia nella zona dello sbarco del  6 giugno 1944. Conferma della gloriosa stupidità della guerra. La Francia è piena di verde e luce. Si viaggia su strade limpide e scorrevoli in mezzo ad alberi alti e floridi uniti in lunghe foltissime siepi...Orni, ti farò una relazione più precisa.

postato da stigli | 11:06 | commenti (3)


mercoledì, giugno 10, 2009
 

Parigi, oh cara!

 Una settimana a Parigi
 
GOING OUT
 
 From Pisa (Florence) (PSA) to Paris (Beauvais) (BVA)
 Thu, 11Jun09 Flight FR9976 Depart PSA at 16:10 and arrive BVA at 18:00
 
 
COMING BACK
 
 From Paris (Beauvais) (BVA) to Pisa (Florence) (PSA)
 Thu, 18Jun09 Flight FR9977 Depart BVA at 18:25 and arrive PSA at 20:05
 
 
PASSENGERS
1.MR URBANO CIPRIANI ADT
2.MRS PAOLA GALLI ADT
 
 
 
 
PAYMENT DETAILS
 
 *********0.00 EUR    Total Fare
 
 ********89.44 EUR    Taxes, Fees and Charges
 
 ********20.00 EUR    Passenger Fee: Handling Fee (1) 
 *******109.44 EUR    Total Paid
(1)Handling fee =
Fee for the benefit of the International Bureau and paid to the International Preliminary Examining Authority when filing a demand. (da Babylon)

 Traduzione: Domani partiamo per Parigi -
2 persone -
Costo biglietto:0
tasse aereoportuali: € 89,44
dritti di segreteria: € 20
Totale: €109,44 per 2 persone.
Per Pisa-Parigi andata e ritorno Ryan Air.
Dura minga.
 
postato da stigli | 22:24 | commenti (2)
viaggi


martedì, giugno 09, 2009
 

June, la Principessa birmana

Convivium Dantis da June Bellamy

S.Frediano di Firenze, sera del 4 giugno 2009

Siamo nella sede della Associazione Culturale Arte e Gastronomia Orientale - Studio June Bellamy - qui convenuti dal monte e dal piano per un Convivium Dantis o Banchetto dei Saperi per condividere il Pane degli Angeli. Una cena iniziatica introdotta da Erminia Zampano che, invisibile a destra della foto, sta spiegando ai convenuti il legame figurato tra il Convivium di Dante Alighieri (L.I, cap.1) e il menu allestito da June (seduta dietro la tavola) su indicazione della stessa Erminia.

Convivio I cap.1

7 Oh beati quelli pochi che seggiono a quella mensa dove lo pane delli angeli si manuca! e miseri quelli che colle pecore hanno comune cibo!
 
11 Per che ora volendo loro apparecchiare, intendo fare un generale convivio di ciò ch'i' ho loro mostrato, e di quello pane ch'è mestiere a così fatta vivanda, sanza lo quale da loro non potrebbe essere mangiata.
  
13 Ma vegna qua qualunque è per cura familiare o civile nella umana fame rimaso, e ad una mensa colli altri simili impediti s'assetti; e alli loro piedi si pongano tutti quelli che per pigrizia si sono stati, ché non sono degni di più alto sedere: e quelli e questi prendano la mia vivanda col pane che la farà loro e gustare e patire.
 
14 La vivanda di questo convivio saràe di quattordici maniere ordinata, cioè [di] quattordici canzoni sì d'amor come di vertù materiate, le quali sanza lo presente pane aveano d'alcuna oscuritade ombra, sì che a molti loro bellezza più che loro bontade era in grado.
 
15 Ma questo pane, cioè la presente disposizione, sarà la luce la quale ogni colore di loro sentenza farà parvente.
  
16 E se nella presente opera, la quale è Convivio nominata e vo' che sia, più virilmente si trattasse che nella Vita Nova, non intendo però a quella in parte alcuna derogare, ma maggiormente giovare per questa quella; veggendo sì come ragionevolemente quella fervida e passionata, questa temperata e virile essere conviene.
 
18 E con ciò sia cosa che la vera intenzione mia fosse altra che quella che di fuori mostrano le canzoni predette, per allegorica esposizione quelle intendo mostrare, appresso la litterale istoria ragionata; sì che l'una ragione e l'altra darà sapore a coloro che a questa cena sono convitati.
  
19 Li quali priego tutti che se lo convivio non fosse tanto splendido quanto conviene alla sua grida, che non al mio volere ma alla mia facultade imputino ogni difetto: però che la mia voglia di compita e cara liberalitate è qui seguace. 

Tradotto per noi:

Menu

 ( strettamente d'epoca)

Le tre virtù teologali (fede bianca, speranza verde, carità rossa) = sformatino di ricotta, radicchio rosso su un letto di spinaci verde)

Zuppa di porri

Peposo di Impruneta su pane nostrale

Finocchi con pecorino al forno

Frutta fresca e frutta secca in crosta

Vinsanto e biscotti.

Dante e Ciacco assenti giustificati, ma presenti in prosa e in rima.

Promotrice dell'incontro: Francesca White (terza da sinistra nella foto, scialle rosa acceso e pantaloni bianchi), la traduttrice del mio "Ivi è Romena, Dante in Casentino" di prossima auspicata pubblicazione. Con un capitolo suo esclusivo dedicato alle sorelle Ella e Dora Noyes e a John M. Dent editore del loro "Casentino and its story" Londra e NYC 1905.

La storia di June Bellamy è da favola e la trovi qui.

Posso solo dire che lo sformato di ricotta con letto di spinaci era di un gradimento unico, profumato, aromatizzato al punto giusto, un unicum nel suo genere. Anche il peposo di Impruneta, spezzatino di carne, è stato un bel pezzo di bravura per la principessa birmana.

Una bella sorpresa anche Erminia Zampano, l'ideatrice del "Banchetto di Saperi", insegnante al Convitto nazionale di Poggio Imperiale, fondatrice del "Teatro delle Emozioni", fine regista di programmi poetico-musicali. Nella sala del Cenacolo di S.Croce il 21 marzo ha celebrato la Giornata Mondiale della Poesia (lo sapevate?) facendo risorgere dai Sepolcri lì adiacenti, dalle urne dei forti, Machiavelli, Michelangelo, Galileo, Alfieri, Foscolo e Dante tutti intenti a recitar passi di loro scritture con accompagnamento di cori e musiche...Un'idea geniale.
Con la sua voce impostata e suadente ci ha recitato il Convivio di Dante col suo Pane degli Angeli, mentre le nostre forchette affondavano sullo sformatino di ricotta radicchio rosso e letto di spinaci. 

Qui la vedi all'opera con uno spettacolo su Dante. Le proporrò un mio "Processo a Dante".

Un'altra bella sorpresa Rosalynd Pio, in piedi a sinistra nella foto: prenderà la parola dopo Erminia per presentare, nella nuova veste grafica un libro che non conoscevo: PETRARCA SIMONE MARTINI E LE CARTE. Lo sto leggendo con grande interesse soprattutto per quanto riguarda il Petrarca, perché attraverso le lettere e le opere latine mi fa scoprire un aspetto che va oltre le nozioni scolastiche legate al Canzoniere e a madonna Laura che qui viene sostituita dalla Donna di cuori.  Divertente la definizione dell'opera del Petrarca data da S.Bernardino da Siena: la Bibbia del diavolo.  E poi Simone Martini pittore, un altro tosco.

Sintesi dell'Opera
Queste primissime carte, illustravano le speranze politiche dei due cripto-ghibellini che vivevano ed operavano nella città di Avignone, divenuta dal 1304, la nuova Sede dello Stato Pontificio, sotto l’egida del re di Francia.

Se queste carte non si fossero subito rivelate un irresistibile strumento ludico, oltre che “un libro di pagine mobili” che comprendeva in maniera figurata, aspre critiche contro i papi di Avignone, esse sarebbero finite probabilmente nel dimenticatoio. Ma poiché, giocandoci, si abbinavano, per la prima volta, la fortuna all’abilità, esse divennero talmente trascinanti da essere subito copiate e ricopiate per diffondersi a macchia d’olio in tutta l’Europa.

Troppo rapida fu la loro espansione per poterla frenare. Petrarca e Simone non poterono certo ammettere apertamente di esserne gli autori, abitando gomito a gomito con la Curia di Avignone e facili obbiettivi dell’Inquisizione. Tacquero, e la loro invenzione svilita, smembrata e fatta oggetto di veementi ed inusitate censure da parte delle gerarchie della Chiesa francese, venne di fatto privata del nobile obbiettivo che gli autori si erano prefissati e dilagò tra i giocatori e gl’indovini che vedevano nelle allegorie delle immagini facilmente adattabili al mestiere di cartomanti.

Solo dopo la morte del Petrarca furono pubblicati gli scritti, che hanno permesso agli autori di comprendere come e perché i due toschi amici avessero inventato i Trionfi Dorati poi definiti da San Bernardino da Siena “la Bibbia del Diavolo” 
 Trovi tutto qui.

Un'altra presenza significante quella di Martha Specht Corsi, figlia della grande Flaminia Goretti de Flamini, una lunga vita bella, intensa, impegnata. Me ne parlava Mara Rengo, amica di famiglia, quando frequentò Porciano per diversi mesi, essendo incaricata di fare la scelta e schedatura dei reperti archeologici e degli attrezzi contadini della zona che oggi sono visibili dentro al Castello splendidamente recuperato. Martha ci ha raccontato un po' la storia del castello ed ha concordato con Francesca White delle possibili iniziative congiunte per far godere a inglesi e americani oltreché italiani una frequentazione del Castello che richiami anche alla figura di Dante, che da lì partiva per le sue peregrinazioni in Mugello, Romagna e in quel d'Arezzo negli anni travagliatissimi del primo esilio. Porciano è in fondo alla Valle chiusa appoggiato al Falterona come un re sul trono. Spero di poter presentare, con Francesca, il mio "Ivi è Romena" in edizione inglese quanto prima (con la sponsorizzazione della Comunità Montana del Casentino e del Consorzio "Casentino, Sviluppo e Turismo".
Nota: Ho saputo dal depliant consegnatoci da Martha che Flaminia Goretti è la creatrice del Giardino dell'Iris di Firenze, a lato del Piazzale Michelangelo. Una cosa splendida ai primi di Maggio quando vai a visitare la Mostra Concorso internazionale che dura dal 1956. 

L'Iris è il Giglio di Firenze ed io ho qui il piacere di mostrartene la bellezza: apri le foto. Sono le mie, fatte in annate diverse.
Per il Castello v. qui.

Anch'io ho avuto il mio spazio pubblicitario con "Ivi è Romena. Dante in Casentino" di fronte a un pubblico competente o, comunque interessato. All'entrata c'erano in distribuzione copie di:
1 - Petrarca, Simone Martini e le carte;


2 - Ivi è Romena.

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cultura, svago, dante


lunedì, giugno 08, 2009
 

Un conato di vomito profondo

 IL POPOLO DELLA LIBERTA'  10.775.161  -  35,25 %

... Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee.

I valori fondamentali della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dai piedi appiccicosi della cosa Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, ha un’abilità funambolica per abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, come si chiama il partito con il quale ha preso d’assalto il potere. L’ho chiamato delinquente, questa cosa, e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in Italia una valenza negativa molto più forte che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa.

Per tradurre in forma chiara ed efficace ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli dà abitualmente, sebbene si possa avanzare più di un dubbio che Dante qualche volta lo abbia usato. Delinquere, nel mio portoghese, significa, secondo i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o ai precetti morali”.

La definizione combacia con la cosa Berlusconi senza una piega, senza un tirante, fino al punto da assomigliare più a una seconda pelle che ai vestiti che si mette addosso. Da anni la cosa Berlusconi commette delitti di varia, ma sempre dimostrata, gravità. Per colmo, non è che disobbedisca alle leggi, ma, peggio ancora, le fa fabbricare a salvaguardia dei suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, e in quanto ai precetti morali non vale neppure la pena parlarne, non c’è chi non sappia in Italia e nel mondo intero che la cosa Berlusconi da molto tempo è caduta nella più completa abiezione.

Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte per servirgli da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui vengono trascinati i valori di libertà e dignità che permearono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale dell’Europa e degli europei. Questo è ciò che la cosa Berlusconi vuole gettare nel bidone della spazzatura della Storia. Gli italiani, alla fine, lo permetteranno?

[Articolo originale "La cosa Berlusconi" di JOSÉ SARAMAGO

No veo qué otro nombre le podría dar. Una cosa peligrosamente parecida a un ser humano, una cosa que da fiestas, organiza orgías y manda en un país llamado Italia. Esta cosa, esta enfermedad, este virus amenaza con ser la causa de la muerte moral del país de Verdi si un vómito profundo no consigue arrancarlo de la conciencia de los italianos antes de que el veneno acabe corroyéndole las venas y destrozando el corazón de una de las más ricas culturas europeas.

 PS.  L'augurio di un buon vomito profundo a 10.775.161  italiani, specialmente a quei tanti amici stimabili,  piccoli imprenditori, artigiani, professionisti ma anche ragazze call center aspiranti veline, giovani precari costretti a tirare quattro paghe per il lesso, picciotti siciliani e guaglioni napoletani...Avete mai provato a star male di stomaco per una intera notte e finalmente sentirvi liberati da un buon vomito profondo?  Ci vorrà un po' di pazienza. Coraggio, Italia.

Noterella
 Il mio voto: Di Pietro (De Magistris, Vulpio) in Europa, Valdo Spini a Firenze, Giuseppe D'Eugenio all'Isolotto.

 

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elezioni, sos italia


domenica, giugno 07, 2009
 

Non donna di province ma bordello (Purg. VI, 78)

Libito fe' licito in sua Legge

(Inferno V, 56)

Berlusconi messo a nudo
Le immagini non svelano la privacy del primo ministro ma la sua deriva autoritaria
Non si confonda, Sivio Berlusconi: chi rispetta la sua intimità è la stampa democratica, mentre è lui che non cessa di metterla in discussione. Perché la pubblicazione delle fotografie delle sue feste private non risponde alla volontà di giudicarne la morale di cittadino ma a quella di dimostrare che è lui stesso, come primo ministro, a volere convertire lo spazio della politica democratica in un mero prolungamento delle sue relazioni di amicizia e dei suoi divertimenti.

E questo è esattamente ciò ha fatto, secondo le sue stesse dichiarazioni, nel preparare le liste elettorali del suo partito e finanche nell’assegnare responsabilità di governo. E lo stesso dicasi per quanto riguarda l’uso dei mezzi che lo Stato mette a disposizione del premier per ottemperare ai suoi obblighi istituzionali. Trasportare invitati a feste private non è compito degli aerei ufficiali, sia che si tratti di ballerine o di presentatrici televisive. E il fatto che il primo ministro abbia fatto approvare nel 2008 una legge per estendere a qualsiasi accompagnatore l’uso dei voli di Stato non rappresenta una copertura giuridica a tale prassi: mette in evidenza, piuttosto, un clamoroso abuso di potere.

La stampa italiana ha denunciato lo scandalo. Il premier, per tutta risposta, non si è limitato a negare o minimizzare i fatti, presentandosi come un paterno protettore di fanciulle di cui ammira, a quanto assicura, i particolari talenti artistici o politici; ha tentato persino, confondendo di proposito interessi pubblici e privati, di screditare quei cittadini che, come la sua stessa moglie, erano in condizione di confermare la veridicità delle denunce a suo carico. E proprio queste pressioni dimostrano che, con Berlusconi al potere, la libertà di espressione è in pericolo. La magistratura italiana, d’altro canto, ha sequestrato l’intero archivio del fotografo autore delle immagini.

Questo scandalo mette a nudo Berlusconi non come cittadino ma come politico.
Se, fino ad ora, le sue intemperanze erano state prese a mo’ di scherzo, da oggi esistono nuovi e gravi motivi per rendersi conto che ciò che il primo ministro mette in pericolo è il futuro dell’Italia come Stato di diritto. E un’Italia che scivola lungo la china in cui Berlusconi la sta trascinando è motivo di preoccupazione non solo per gli italiani, ma per tutti gli europei.

(E questo è quanto, signori.)

El Pais - Editoriale del 6 giugno 2009

Grazie ad Haramlik per la segnalazione (e la traduzione).

 

 

 

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sos italia


mercoledì, giugno 03, 2009
 

Gli italiani sono fatti

10.775.161  

Nota di aggiornamento post-elezioni

La famiglia: il primo da sinistra in calzoni corti può essere la Lega, il cane l'UDC.
Oppure: il cane è la Lega; il gatto (invisibile sotto il divano) P.F.Nando Casini.

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sos italia


domenica, maggio 31, 2009
 

Tolleranza Zoro

34a puntata (Parla con me)

postato da stigli | 08:40 | commenti (1)
svago, sos italia


venerdì, maggio 29, 2009
 

Imagine

Titolo originale: Imagine: John Lennon
Dati: Anno: 1988 Genere: documentario (colore)
Regia: Andrew Solt
 Cast: John Lennon, Yoko Ono, Paul McCartney, Ringo Starr, George Harrison, George Martin, Brian Epstein, Phil Spector, Cynthia Lennon, Sean Lennon, Julian Lennon, Al Capp, Dick Cavett, David Bowie 

Visto poco fa (su Home theater), con sottotitoli italiani. Grande messaggio di pace, non c'è niente da fare:
 
http://www.youtube.com/watch?v=qq7qZrXYtvk

Assassinio preventivo di chi preparava la guerra preventiva permanente.

Nota: i sottotitoli in italiano si attivano portando il mouse sul  pulsante col triangolo,  in basso a destra.

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musica, eroi civili


venerdì, maggio 22, 2009
 

Il nostro Grillo quotidiano

Consentito anche a chi soffre di depressione:

http://www.youtube.com/watch?v=_EeY3eDOmhM

 

postato da stigli | 09:13 | commenti
sos italia


giovedì, maggio 21, 2009
 

Il nostro Grillo quotidiano

Riservato a chi non soffre di depressione

http://www.youtube.com/watch?v=jx_FTa3DfWU

E di Pietro dà una mano

http://www.antoniodipietro.com/2009/05/quando_linformazione_si_fa_pro.html

Meglio consolarsi con Il  Genio Fiorentino

oggi a Firenze (da scegliere):
1 - ore 17,30 e poi 19,30
Rassegna cinematografica di film ambientati a Firenze e dintorni - Cineteca di Firenze, via Reginaldo Giuliani 374 (bus 2 e 23);

2 - ore 18 Viaggiatori fiorentini Gabinetto Vieusseux, Piazza Strozzi 1 (si parla di Tiziano Terzani)

3 - ore 17  Chet BAker a Firenze nel 1976 - Storia di un amore infinito. Nacque il jazz cittadino.
     Auditorium della Nazione (quotidiano).

PS. Dai un'occhiata al blog di Nelli

postato da stigli | 11:12 | commenti
firenze, sos italia


martedì, maggio 19, 2009
 

IMMIGRATI

Generazione che viene, generazione che va

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.

Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane.

Si costruiscono baracche nelle periferie.

Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Parlano lingue incomprensibili, forse antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.

Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro.

I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alla frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali”.

Dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti d’America sugli immigrati italiani. Ottobre 1912

mailing  list di LiberaUscita
Associazione nazionale laica e apartitica
per la legalizzazione del testamento biologico
e la depenalizzazione dell'eutanasia
Via Magenta, 24 - 00185 Roma
telefono (provvisorio): 338.9595790
fax (provvisorio): 06.69924050
sito web: www.liberauscita.it
email: info@liberauscita.it

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italia, stati uniti, storia


domenica, maggio 17, 2009
 

Eluana e il Grande Inquisitore

Eluana e Peppino Englaro alle prese con il Grande Inquisitore. Avvocati della difesa: Dante Alighieri, Pico della Mirandola, Fedor Michajlovic Dostoevskij, Giacomo Leopardi, Comunità cristiana di base dell'Isolotto di Firenze. Relatore: Barbabianca. Fonte del diritto: Costituzione Italiana.
Testimoni a carico: Terry Schiavo, Vincent Humbert, Piergiorgio Welby, i fratelli Karamazof.
Accompagna l'arpa celtica di Antonella Natangelo.

Video Youtube


Premi col mouse sull'immagine

Nota storicoconfermativa:

...La terza parte, la religione dell'amore e della vita, affronta alcuni capitoli particolarmente dolenti della storia della chiesa: le molte inquisizioni, da quelle medievali ai "tre secoli di bolle e stragi" in età moderna; l'antisemitismo, che conosce una svolta significativa solo con Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II; l'omofobia ancora ampiamente in auge; il sostegno dato alle guerre - "sante", "giuste" o semplicemente di conquista - e alla pena di morte; infine, le attuali battaglie contro diritti ormai largamente acquisiti nel comune sentire - come quello delle donne all'autodeterminazione e all'interruzione della gravidanza, delle coppie alla procreazione artificiale, dei malati al rifiuto dell'accanimento terapeutico - condotte con atteggiamenti disumani in nome di una feroce pretesa a conservare o a estendere il massimo controllo sulla vita e sulla morte.

Trovato qui

Nota tecnica

Programma di montaggio: Adobe Première 4. Ringrazio Marta Marraccini per l'aiuto fin qui prestato ad un principiante. Tecnicamente siamo alla stentata sufficienza, ma prometto un veloce miglioramento. Il mio modello rimane Stefano Dei che viaggia sul Final Cut del Mac: il miglior programma di editing, credo. Ho approfittato del fatto che Marta, insieme a Leonardo, è in volo per l'Andalusia, altrimenti mi avrebbe impedito la pubblicazione del video per insufficienza di parametri tecnici. Buon viaggio, amici cari.




venerdì, maggio 15, 2009
 

Tita Biagiotti


Alba tita biagiotti

E' ritornata in grembo all'Universo. Qui al microfono sta raccontando storie, storie vere al teatro Dovizi di Bibbiena nel 1999. Il piacere di averla avuta a tavola, un anno fa, non di  più. Spiritosa, allegra, barzellettiera.  Maestra per una vita, single, capiva il bambino e quindi l'uomo con l'intuito di madre e nello stesso tempo con il distacco che una madre carnale ha difficoltà ad avere: gran cuore e bel cervello.

La mia casa era in Piazza Nova, di fronte alla Stazione del trenino Arezzo-Stia, a Ponte a Poppi. Una piazza interamente coperta da grandi olmi. Affacciato alla finestra vedevo a fianco la scuola elementare e dall'altra parte, proprio di fronte, la Cooperativa. Ci andavo tutti i giorni a comprare il pane, lo zucchero, il burro: mi serviva la Norina.  Dietro la Cooperativa, all'angolo il forno di Gigi; un pezzo di pane, davvero. Accanto al forno il fascinaio; quando era il momento Gigi usciva da via Nazario Sauro, si metteva all'angolo della piazza, proprio di fronte alla Cooperativa e chiamava alla voce Rosa, Gina, Luisa alle Casenove, oltre la piazza, di là dalla ferrovia, là sulla collina.  Dopo dieci minuti Rosa, Gina, Luisa spuntavano da sotto la stazione e attraversavano tutta la piazza con la spianatoia dei pani da cuocere sulla testa.  Gino lo portarono via i tedeschi nell'agosto del 44 insieme a tutti gli uomini validi del paese. E' rimasto a Mauthausen. 

Ora faccio parlare la Tita:

 La Cooperativa di consumo, sorta nel 1898 per iniziativa popolare, ebbe la sua prima sede oltre il ponte d'Amo nel quartiere Levanella. Per molti anni fu una piccola bottega gestita da una coppia di coniugi anziani e, dopo la morte del marito, dalla vecchietta e da una nipote; trasferita, verso l'anno '30, in Piazza Nova, ebbe un locale più ampio, più fornito di generi, con il forno annesso e, in seguito, con il macello.
La Cooperativa contava numerosi e fedelissimi soci, offriva generi di buona qualità e a prezzi inferiori agli altri negozi. La possiamo considerare, circa i prezzi, l'antenata del supermercato anche se non esisteva la varietà e l'abbondanza dei generi dei moderni Coop, Crai, Despar e altri.
Come del resto nelle altre botteghe, il pregio dei prodotti che la Cooperativa offriva era la genuinità; ad esempio, non c'era da chiedersi: "E questo prosciutto come sarà?". Era lì, bello, né rosso né rosa, né troppo fresco né secco, ben "virgolato" di grasso bianco; era, insomma, l'inconfondibile prosciutto del Casentino. Ottimi erano tutti gl'insaccati e il pecorino, gradevole il vino dei nostri vigneti, anche se un po' aspretto, squisito l'olio toscano.
Era, la Cooperativa, la bottega con un particolare clima di socialità e di allegria: arrivava Gigi, il fornaio, con le sue ceste di pane gustoso e croccante, con la sua bella vitalità, le battute spiritose dirette alle massaie che erano sue clienti per la cottura del pane, dei ciambelloni e dei vari dolci casalinghi.
Per queste donne fare la spesa alla Cooperativa rappresentava un momento di autentica evasione da un quotidiano irto di difficoltà: le amiche s'incontravano, si salutavano cordialmente, a bassissima voce si confidavano qualche segreto. Mentre le commesse Sandrina e Norina servivano i clienti e, non distratte dal "cicalio" delle donne, facevano i conti con il lapis sulla carta gialla da involti, si veniva a conoscenza di molti avvenimenti del paese, dei "fatti loro", del menù del giorno della famiglia. Così:
"T'ha' sentito? Gino sta male: capisco che un la leva".
"La Lisa, pora citta, l'ha uto la gambata: lui ci ha 'n'antra".
"S'è sempre saputo che l'era 'n farfallone!".
"T'ha visto Tonio? A quer nipote che gni ha fatto tanto un gni ha lasciato nulla".
"On se sa: a' bischeri la gni va sempre male".
"Norina, dammi la presa ché oggi vo' fare un ciambellone".
"A me tu me dai du' fette de mortadella ché a le mi' bocche de scimmia gni fo la bragiola ripiena".
E così via con il simpatico ciarlare in vernacolo.
Al primo piano dell'edificio c'era il Circolo e lì, specie d'inverno, convenivano i "merenderi" che in estate si vedevano ai tavolini di Azelio. Incuranti, o meglio, ignoranti del rischio colesterolo, trigliceridi e pressione alta, erano lì per l'attesa mangiata di stagione: "maiale", che passione! quando il maiale era maiale! E allora giù cotenne co' fagioli, grifo, braciole sulla gratella, "rocchi" (salsicce) coi fagioli all'uccelletto e migliaccio. Innumerevoli erano i bicchieri e poi la partita e i canti e il gran ridere.
Al pianterreno non mancavano gli affezionati al bicchiere: Rinne, un barbone che poteva dormire anche nella cappella del cimitero e, la mattina dopo, spaventare a morte Motore, spazzino per i vivi e becchino per i morti; e il vecchietto dall'orbita vuota, autentica spugna, seguito sempre dal nipote down; il cenciaiolo di Soci, anche cercatore di pelli di coniglio, che, sicuramente, raccoglieva più "canne" che pelli.
Questi personaggi erano, spesso, protagonisti di piccole liti e di scenette che non andavano mai al di là della comicità.
Gestori della Cooperativa furono, per tanti anni, Augusto e la Beppa, due tranquilli coniugi che, per seguire la figlia sposata negli Stati Uniti, volarono oltre Oceano e là rimasero a lungo, anzi la Beppa per sempre.
Anche Gigi se ne andò deportato in Germania e la sua esuberanza si spense in un lager nazista: perché i lager sono esistiti.

Da "Gente del Ponte", edito dalla biblioteca Rilliana di Poppi, 1997, pp.19-20.

Per andare al macello dovevo invece attraversare tutto il paese, lungo via Roma, arrivare in Piazza Garibaldi, attraversarla e proprio all'angolo su via Roma mi trovavo di fronte a un grande banco di marmo, alto due metri da terra!, con sopra la Càtera. Non ho mai visto un bancone di macellaio così monumentale. Tita parla di "donnino", io che la Catera l'ho sempre e solo vista sulla sommità di quel trono l'ho sempre pensata alta e robusta. Statua del Bernini. Tita qui è una sua buona allieva.

La Càtera del macello

Su un banco di marmo molto alto, una specie di pulpito, troneggiava un donnino dal volto ossuto e con due occhi chiari molto vivi: era la Caterina dal nobile casato Della Rovere, sposata Ceccarelli, comunemente conosciuta come "la Càtera del macello". Discendente forse da qualche antenato condottiero, rivelava un carattere manageriale, non inesistente, seppure raro, nelle donne di quel tempo.
Di lassù, dov'era collocata nel suo ruolo di macellaia, distribuiva "i pezzi della bestia" di cui era espertissima e, donna generosa e comprensiva di certe precarie situazioni familiari, vendeva (e talvolta regalava) il tanto richiesto "cintelllino per fare un po' di brodo" a prezzo stracciato.
Mentre sceglieva, tagliava, incartava, tra lei e i clienti si svolgeva una conversazione i cui argomenti erano le malattie, il lavoro, gli avvenimenti di cronaca nazionale e paesana.
Se veniva a conoscenza di qualche problema che angustiava le sue clienti, la Càtera si prodigava in suggerimenti e consigli: la parola facile, la grande esperienza di vita, unitamente al suo senso dell'umorismo, alle battute spiritose ispiravano fiducia e infondevano coraggio.
Da quella sua apparente fragilità si sprigionava un grande vigore di carattere e molta determinazione uniti a una bella intelligenza. Dal suo pulpito dirigeva tutto il movimento di un'azienda che comprendeva varie operazioni e richiedeva mente sveglia e occhio attento. Non era sola, anzi nel marito, valente macellaio, e nel figlio aveva un valido sostegno, ma il ruolo di dirigente in prima era il suo. E i suoi dipendenti? Erano tre: Giulio, Boba e Flok.
Giulio Della Rovere, fratello della Càtera, non aveva la grinta del suo omonimo, papa famoso: carraio di mestiere, era molto presente nel macello; si vedeva, ma non si sentiva perché parco di parole, discreto, rispettoso, carattere mite che si manifestava nello sguardo. Boba, dalla grossa mandibola e dallo sguardo indefinibile, lo ricordiamo in due versioni: il fiero fascista in grigioverde, fez nero e moschetto e il garzone nel lavoro al macello sempre seguito dal fedelissimo Flok.
Quante volte vedemmo Boba e Flok nel piazzone camminare insieme come due amici affezionati! Il nero mastino sosteneva con i denti una grossa sporta che conteneva diversi "fagotti" di carne e si dirigeva poi, con una precisione incredibile, a domicilio dei clienti.
Al Ponte fu aperto un altro macello ma ebbe vita breve perché, per noi, "macello" significava Càtera, cioè un'istituzione del paese(c.s. p.21)

Appendice storico-musicale

"Il Vecchio e il Bambino" di F.Guccini

Il vecchio e il bambino Un vecchio e un bambino Si preser per mano E andarono insieme incontro alla sera La polvere rossa si alzava lontano E il sole brillava di luce non vera L'immensa pianura sembrava arrivare Fin dove l'occhio di un uomo Poteva guardare E tutto d'intorno Non c'era nessuno Solo il treto contorno di torri di fumo I due camminavano, il giorno cadeva Il vecchio parlava e, piano piangeva Con l'anima assente, con gli occhi bagnati Seguiva il ricordo di miti passati I vecchi subiscono l'ingiuria degli anni Non sanno distinguere il vero dai sogni I vecchi non sanno nel loro pensiero Distinguer nei sogni il falso dal vero E il vecchio diceva, guardando lontano Immagina questo coperto di grano Immagina i frutti, immagina i fiori E pensa alle voci e pensa ai colori E in questa pianura fin dove si perde Crescevano gli alberi e tutto era verde Cadeva la pioggia, segnalavano i soli Il ritmo dell'uomo e delle stagioni Il bimbo ristette Lo sguardo era triste E gli occhi guardavano cose mai viste E poi disse al vecchio, con voce sognante E mi piaccion le fiabe Raccontane altre
Guccini

Ascolta la canzone qui

 



giovedì, maggio 14, 2009
 

Passeggiata fiorentina

Gracijela e Paola

 « Un'ora, non è solo un'ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi »
 (Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

A spasso per Firenze, dove non arrivano i giapponesi. Tracciato: Isolotto bus 9, via Pisana bus12, Viale Petrarca, Porta Romana, Viale dei colli, discesa all'altezza del bar Fontana, Via S.Leonardo (la via di Ottone Rosai), Belvedere (chiuso a tempo...giudiziario), Costa S.Giorgio, casa Galileo, Giardino Bardini con visita di un'oretta, con tempo rallentato (vale il doppio, parola di Bergson (*). A volte ci vuole l'occasione di accompagnare l'ospite straniera per riandare i nostri sempiterni colli.  E allora Grazie a te, dolce Gracijela. Ti vuoi presentare?

Everybody knows about Florence, this old city overwhelmingly filled with art and history. With so many things already said about it little can be ad. Still, between these narrow streets, to often filled with oceans of tourists and all "must do's" you can find some genuine pearls. Like the old monastry San Miniato al Monte up hill on the other side of the Arno, partly bilt to Michelangelo's idea with frescoes of Paulo Uccello, della Robbia among others. It's so beautiful and peacefull. Also the most breathtaking view of Florence is to be found here infront of the church. The streats around the Belvedere are full of flowers and very pleasent for strolling offering some excuisite details if you care to look. Of all the churches there are two less visited really enriching the experience of the city namely San Spirito by Bruneleschi and Ognissanti with frescoes of Ghirlandaio and Sandro Boticcelli. Boticcelli is also buried here in this former familychurch of the Vespuccis mostly famous on behalf of Amerigo who named the new continent. A good and calm lunch in a friendly atmosphere can be enjoyed at Ruth's near the Synagoge. These are a few reflexions of a quite regular visitor and for the moment guest of Paola and Urbano. Many thanks to my hosts and best regards.
Gracijela Bozovic, a radiologist from Sweden inlove with Italy.

Alcune foto

(*) Dalla confusione tra intuizione e intelligenza, è nata l'incomprensione sulla natura del tempo. L'intelligenza che ha sempre di mira fini pratici, concepisce il tempo, così come fa anche la scienza, come una serie di istanti concatenati e misurabili: ha una visione del tempo spazializzata come se in una pellicola cinematografica si pretendesse di cogliere la finzione del movimento da ogni singolo fotogramma e non dal loro fluire e scorrere in una unità indistinta.

Così per il tempo non esistono singoli istanti ma un loro continuo fluire non scomponibile ma vissuti nella loro durata reale nella coscienza di ognuno dove gli stati psichici non si succedono ma convivono. Diverso è quindi il tempo della scienza da quello reale che ciascuno di noi vive nella propria coscienza. Famoso è l'esempio della zolletta di zucchero che si scioglie in un bicchiere d'acqua: la fisica calcolerà il tempo che lo zucchero impiegherà a sciogliersi secondo un procedimento analitico che va dall'istante iniziale a quello finale della liquefazione e questo tempo così calcolato sarà definito simbolicamente uguale per tutte le volte che si misurerà nelle stesse condizioni: mentre molto diverso sarà il tempo vissuto della mia coscienza che non terrà conto del tempo spazializzato e oggettivato della fisica ma piuttosto dalle mie condizioni psicologiche di insofferenza o calma: questo sarà il vero tempo per me.

postato da stigli | 19:45 | commenti (1)
svago, firenze


venerdì, maggio 08, 2009
 

Aspettando la finale del giallo

Anche Machiavelli strabuzza gli occhi

Dopo che noi sudditi gli siamo serviti a pagare i debiti, riempirsi il portafoglio e la cassaforte, gli abbiamo permesso di fare l'intellettuale con addirittura un propria collana personale all'interno della più famosa casa editrice italiana (è storia la sua introduzione ad Erasmo da Rotterdam cose da Ceausescu),  gli abbiamo permesso di frequentare tutti i grandi del mondo (con cui ha fatto affari personali colossali di fronte ai disinteressi della nazione che rappresentava), gli abbiamo permesso di fare cucu alla Merkel, di urlare di fronte alla regina, di dare di abbronzato a Obama, di ricevere in dono un ranch da Bush, di farci il gesto dell'ombrello in pubblico .... Dopo tutto questo l'incredibile omino ci usa anche per risolvere le sue beghe di condominio ... ha un contenzioso legale con la confinante di villa Certosa (i confini sono grosse rogne si sa), e come credete che la risolva la sua rogna condominiale? Candidando la vicina Maristella Cipriani al Parlamento europeo.

Da Georgiamada

Nota storico-letteraria

Quomodo fides a principibus sit servanda.
[In che modo e' principi abbino a mantenere la fede]

Quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende: non di manco si vede, per esperienzia ne' nostri tempi, quelli principi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli delli uomini; et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.

Dovete adunque sapere come sono dua generazione di combattere: l'uno con le leggi, l'altro con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie: ma, perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. Per tanto a uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e lo uomo.

Sendo adunque, uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione; perché il lione non si defende da' lacci, la golpe non si difende da' lupi. Bisogna, adunque, essere golpe a conoscere e' lacci, e lione a sbigottire e' lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano. Non può per tanto uno signore prudente, né debbe, osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere. E, se li uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma perché sono tristi, e non la osservarebbano a te, tu etiam non l'hai ad osservare a loro. Né mai a uno principe mancorono cagioni legittime di colorare la inosservanzia. Di questo se ne potrebbe dare infiniti esempli moderni e monstrare quante pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infedelità de' principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe, è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare.

A uno principe, adunque, non è necessario avere in fatto tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle. Anzi ardirò di dire questo, che, avendole et osservandole sempre, sono dannose, e parendo di averle, sono utile: come parere pietoso, fedele, umano, intero, relligioso, et essere; ma stare in modo edificato con l'animo, che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare el contrario. Et hassi ad intendere questo, che uno principe, e massime uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose per le quali li uomini sono tenuti buoni, sendo spesso necessitato, per mantenere lo stato, operare contro alla fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione. E però bisogna che elli abbi uno animo disposto a volgersi secondo ch'e' venti e le variazioni della fortuna li comandono, e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato.

Debbe, adunque, avere uno principe gran cura che non li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia, a vederlo et udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto relligione. E non è cosa più necessaria a parere di avere che questa ultima qualità. E li uomini in universali iudicano più alli occhi che alle mani; perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se'; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti che abbino la maestà dello stato che li difenda: e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de' principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e' mezzi saranno sempre iudicati onorevoli, e da ciascuno laudati; perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo; e li pochi ci hanno luogo quando li assai hanno dove appoggiarsi. Alcuno principe de' presenti tempi, quale non è bene nominare, non predica mai altro che pace e fede, e dell'una e dell'altra è inimicissimo; e l'una e l'altra, quando e' l'avessi osservata, li arebbe più volte tolto o la reputazione o lo stato.

Lo trovi qui




mercoledì, maggio 06, 2009
 

6 maggio

Da 2 minuti.

Ma non riesco più a sorridere quando ripenso a Report di ieri l'altro.  Vedere come è finita la Legge 180 nei manicomi "ecclesiastici" calabresi e pugliesi: 3000 € al mese per ogni vittima predestinata, mantenuta pazza in vita e a vita per ingrassar maiali ( anche fisicamente) posti al riparo di santa madre chiesa cattolica italiana: Istituto Giovanni XXIII,  Casa della Divina Provvidenza... Qui non parlo più di clown tragico né di iena ridens. Vado a letto con l'incubo, ma tu  leggerai di mattina.  A nottata già passata.

postato da stigli | 00:23 | commenti
laicitĂ , sos italia