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venerdì, febbraio 28, 2003

Vi ricordate delle bandiere-arcobaleno poste sui loro cornicioni dal Sindaco di Firenze e dal Presidente della Regione Toscana?(v. sotto, 15 febbraio).
Bene, il Giudice ha "assolto" Domenici e Martini dall'accusa di violazione di Legge formulata, a termini di legge, dal Governo Centrale. La notizia è vecchia, ma mi serve citarla, perché voglio fare una riflessione.
Caro Umberto Bossi, ora che Roma non è più ladrona, perché continua ad essere padrona? Pensa che in America il Presidente di uno Stato, che lì si chiama Governatore, ha financo il diritto di vita e di morte, e il Sindaco, che lì chiamano Mayor, fa anche le parti del Prefetto e del Questore. Forza, Bossi; facciamolo questo federalismo e rileggiamoci insieme il libro che ti ha regalato Ciampi: quello su Carlo Cattaneo. Grazie.
giovedì, febbraio 27, 2003
Apri l'allegato per vedere l'ammagine della terra di notte. E' una vista panoramica ripresa dalla stazione spaziale attualmente in costruzione. Le luci indicano le aree popolate. Si può scorrere col mouse da Est a Ovest, da Nord a Sud. Note: la popolazione del Canada abita quasi esclusivamente lungo il confine degli Stati Uniti. Spostandoci verso l'Europa, si vede una grande concentrazione di popolazione lungo le coste del Mediterraneo. Si distinguono bene Londra, Parigi, Stoccolma e Vienna. Guarda lo sviluppo di Israele in confronto al resto dei paesi arabi. Guarda l'Egitto che sta tutto lungo il Nilo: sopra e sotto il deserto. Dal Nilo scendi lungo l'Africa: le luci non ricompaiono fino a Joannesburg; continente doppiamente nero. Guarda i contorni dell'Australia e la linea retta della ferrovia transiberiana. Spostandoci verso Est, la più spettacolare immagine sta nel contrasto tra la Corea del Sud e quella del Nord. Guarda la densità del Giappone. The above image is actually a composite of hundreds of pictures made by the orbiting DMSP satellites.
HREF="http://antwrp.gsfc.nasa.gov/apod/image/0011/earthlights_dmsp_big.jpg"> > http://antwrp.gsfc.nasa.gov/apod/image/0011/earthlights_dmsp_big.jpg
Paolo Rossi Sono stato dunque al Verdi, con Paola e Simone. Palco n.24, secondo ordine. La sensazione che dà la sala, grande, quasi immensa, tutta luce: un grande uovo caldo, accogliente, intimo e mondano. 1850, la fotografia "Alinari" sulla hall dell'entrata, i tempi che furono. Il palchetto mi rimanda col pensiero ancora più indietro: mi ritrovo alla Pergola, rivedo la Fenice, le donne in guardinfante e i cavalieri in serica gualdrappa...Ora ci siamo noi, abbonati del Puccini, qui aviotrasportati per una sera da un abbonamento stagionale: il quarto stato che si gode i piaceri una volta riservati alla nobiltà e poi alla borghesia: diverso modo di vestire. Vedo in platea una figura, aguzzo gli occhi. Nello stesso tempo Paola mi dice: ma quello è Guido Mori? Sì, c'è anche la Giovanna. E' ancora presto: scendo in platea, rimembranze e cordialità ; Guido e Giovanna, guide scouts, sono grandi camminatori, si sono fatti Tutti i girotondi della pace degli ultimi tempi.Conclusione: venerdi prossimo andiamo insieme a sciare: la stagione è bella, la neve ottima, dato che non c'è più stato lo scirocco. Nel frattempo la grande cavea si è riempita. Ritorniamo sopra; con la Paola ci spostiamo sull'ultimo palco, lì vicino, che è libero. Paolino Rossi è proprio lì sotto, a pochi metri. Lo potrei toccare se fosse un po' più alto. Ma è proprio piccino, quasi un nano, e stenta ad ambientarsi in quel palco enorme che potrebbe contenere l'orchestra e il coro del Maggio Musicale messi insieme. E lui è lì, con tre orchestrali - chitarra, basso e percussioni - e un valletto. Abituato al cabaret, con la gente a stretto contatto, si sente spaesato, e lo dice. Prova a spostarsi sull'avanpalco, più basso, ma teme che non regga; per gli spettatori di platea è più difficile vederlo. Ritorna sulle sue; nel frattempo ha cominciato a legger la Costituzione italiana: la sovranità appartiene al popolo, l'Italia ripudia la guerra, tutti siamo uguali davanti alla Legge, senza distinzione... Quegli articoli che sono i principi fondamentali, io li so a memoria, come li ricorderanno quelle generazioni di studenti che si sono succedute negli anni sui banchi di scuola davanti a me. Sorrido alle battute polemiche riferite a vicende e persone a noi contemporanee: ne condivido, come tutta la platea, la sostanza. Ma il sentimento profondo che mi pervade è quello di una grande ammirazione mista a tenerezza per questo giovane piccolo uomo che, dietro la patina dello scherzo e dello scherno, rivela la stessa passione che Shakespeare riversava nel matto delle sue tragedie. Perché è un po' vero che in questo momento ci sentiamo immersi in un mondo che è compenetrato come poche volte di commedia e di tragedia. Amen.
mercoledì, febbraio 26, 2003
Managua 2
Proseguendo.
La scomunica ha colpito i genitori della bambina, i medici e i paramedici che hanno consentito l'aborto, ma anche i responsabili della "Rete delle donne contro la violenza" e gli avvocati che hanno rappresentato la piccola e la sua famiglia. Un provvedimento, come ha spiegato il vicario generale per l'educazione dell'arcidiocesi di Managua, monsignor Silvo Fonseca, che non deve essere necessariamente comminata da un vescovo o dai vertici della Chiesa, "in quanto si considera in vigore ipso facto". Il cardinale Obando y Bravo ha inoltre sollecitato la magistratura a perseguire gli autori dell'interruzione di gravidanza. "Credo che possano perseguirli d'ufficio, ma se così non fosse siamo pronti a denunciarli", ha detto il cardinale, secondo il quale i medici "hanno ucciso il bambino che la piccola portava in grembo".
(Da La Repubblica)
La sottolineatura è mia.
Risposta del rev. Augusto C. Marenco líder de la iglesia protestante más grande de Managua, reverendo Augusto César Marenco su
El Nuevo Diario Martes 25 de Febrero de 2003 | Managua, Nicaragua:
Il giornalista Miguel Molina intervista il "líder de la iglesia protestante más grande de Managua, reverendo Augusto César Marenco:
Al fin y a Creo, sin embargo, que es un poco retrógrado. Es un poco como volver a los tiempos medievales, cuando llevaban a la gente a la hoguera.
Credo tuttavia che sia un po' retrogado. E' un po' come ritornare ai tempi medioevali, quando portavano la gente al rogo.
". Proseguo con qualche citazione:
Les invito a que se acerquen al Señor, porque en El van a encontrar amor, perdón y esperanza. En la religión van a encontrar rechazo y excomunión", subrayó.
Parlando dei genitori della bambina (ricordo:9, nove, anni): "Li invito ad affidarsi al Signore, perché in lui troveranno amore, perdono e speranza. Nella religione troveranno rifiuto e scomunica".
Detto dal capo della chiesa protestante...
Desde el punto de vista religioso, percibo que hay mucha hipocresía religiosa, porque cuando hablamos de este tipo de hipocresía, hablamos de querer atacar los efectos y no las causas
Dal punto di vista religioso, mi rendo conto che c’è molta ipocrisia religiosa, perché si vogliono attaccare gli effetti e non le cause.
La sottolineatura è dedicata a terrorismo di USA, UK, Espana, Bulgaria...(la linguaccia mia batte dove il dente... perdone, amigos).
Il reverendo Augusto C. Marenco ha aggiunto che i genitori della bambina hanno le porte aperte della Chiesa Evangelica Cristiana.
Qui si apre il problema posto a valle di questo blog (v. al 9 febbraio u.s.):
An Independent Catholic Fellowship. Ecumenical, Inclusive, and Non-judgmental
A Church Home for the Church's Homeless
Una indipendente fratellanza cattolica. Ecumenica, comprensiva di tutti, e senza sentenze e punizioni divine. Una chiesa ecumenica, che accoglie tutti, non emette sentenze e non minaccia punizioni divine. Una Chiesa-casa per tutti quelli che son fuori della Chiesa, non per colpa, ma spesso per merito: e ne sentono la nostalgia. Quanti bei barboni son là fuori!.
Per i riferimenti a El Nuevo Diario premi qui.
Per La Repubblica qua.
E per l'Opus dei? Cominciamo da lì.
Un po' di disinformazione a volte può far bene.
El reverendo Augusto C. Marenco, dijo que los padres de la niña y ella misma, tienen las puertas abiertas de la Iglesia Evangélica Cristiana.
martedì, febbraio 25, 2003
Managua ( aprile 2000)
Dai giornali di oggi, 25 febbraio.
MANAGUA - Sono state scomunicate tutte le persone coinvolte nell'aborto della bambina nicaraguense di nove anni, rimasta incinta in seguito a una violenza sessuale in Costarica. La sanzione ha colpito anche i genitori, ed è stata decisa dal cardinale di Managua, Miguel Obando y Bravo, primate del Nicaragua.
Nei primi giorni di Aprile del 2000 mi sono trovavo a Managua, insieme a Paola, Fiorella e Piero, i genitori di Eliana: Si veniva dal Costarica dove eravamo stati un mesetto col sistema dello scambio casa ( che raccomando a tutti). Piero e Fiorella s'erano portati con sé l'indirizzo di una fiorentina, Serenella Prada, che lavora da anni a Managua in una Ong (organizzazione non governativa). Lei ci organizza un incontro con alcune persone dei servizi sociali: abbiamo così la possibilità di parlare con un medico, una terapista e una psicologa. Tutti giovani. D'altronde da quelle parti i vecchi, diciamo, non esistono più. Tanti bambini. Orlando, per esempio, il nostro taxista, ne aveva 8. E questa deve essere la media se anche il portiere di notte di S.José de Costarica ne aveva 8, dopo di che la moglie si era fatta legare le tube. Nel corso dell'incontro ci viene spontaneo domandare se viene fatto qualcosa per il controllo delle nascite.
" Il Nicaragua è in mano all'Opus Dei. Dai programmi scolastici è rigorosamente bandito qualsiasi benché minimo elemento di educazione sessuale. Di contraccettivi neppure a parlarne".
Mi colpì il fatto che il giovane medico non avesse detto la Chiesa Cattolica, ma l'Opus Dei.
Il giorno dopo mi trovai con Paola a Leon, nell'interno, verso la montagna. Leon, centro dell'offensiva sandinista ai tempi di Somoza: grandi murales inneggianti alla rivoluzione, la figura di Sandino disegnata in nero sui muri. La vecchia sede del partito, ridotta a un vecchio androne semibuio, senza impianto elettrico, pieno le pareti di vecchie foto più o meno consunte, ma in grado di rappresentare l'antico orgoglio e la speranza che mai non muore. Era comunque il ritratto di una rivoluzione umiliata e momentaneamente sconfitta.
Era un giorno di festa. Proprio di fronte la piazza grande con l'immensa cattedrale ancora più grande e incombente nella sua bruttezza. Ci sediamo ai tavoli, come da noi alle feste dell'Unità . Con poche lire due bei piatti di pollo arrostito alla brace e contorno di insalata e patatine. Le porzioni per noi sono un po' abbondanti. Rimangono sul piatto degli avanzi. Di fronte a noi, sul muretto due bambini ci guardano, ci sorridono, si fanno avanti e: "podemos..." Prendono i piatti con gli avanzi, si risiedono sul muretto di fronte a noi e ripuliscono il tutto. Semplicemente, come cosa di tutti i giorni.
Dopo la cena, tra i banchi in festa, siamo seduti su una panchina. Si avvicinano due ragazzini, dolci e sorridenti, neri di fuliggine, bianchi i denti. Chiedono di lustrarci le scarpe. Paola ha le scarpe da ginnastica, io i sandali, aperti. Ci penso un po', me li sfilo e sto ad osservare il più approfondito lavoro di pulizia e restauro di questo oggetto fabricato in Germania. L'altro ragazzino, senza cliente, stava a guardare, con un'espressione strana, quasi compiaciuta; perché così poca invidia? Alla fine di tutto prendo il borsello e dò una cifra sicuramente inaspettata a Paco; poi una mancia,ancor più inaspettata a Pedrito, che era il fratellino minore di Paco! Quegli occhi, quella dignità .
Come tutto questo intendo ricollegare alla notizia di testa lo saprete domani. Ora devo andare con Paola e Simone al Teatro Verdi di Via Ghibellina a vedere Paolo Rossi. Buenas tardes.
Esprit de finesse: Ellekappa.
Università dell'età libera
Firenze Università dell’età libera – Anno accademico 2002-2003
presso l’Educatorio di Fuligno Via Faenza 48,
sede del Corso : “narrarsi per formarsi: autobiografia e educazione oggiâ€
Arriva un momento nella vita di ciascuno di noi in cui avvertiamo la necessità di ripensare in maniera profonda e diversa il nostro vissuto. Attraverso l’autobiografia e le tecniche narrative l’uomo contemporaneo può dare un nuovo significato e una nuova forma alla propria identità .
Il Programma si articola in 5 lezioni di 2 ore.
Firenze, 24 febbraio 2003-02-25
Oggi quarta lezione su: l’autobiografia al femminile. Relatrice prof.ssa Simonetta Ulivieri del dipartimento
Scienze dell'educazione e della formazione dell’Università di Firenze.
REFERENTE PER L'ORIENTAMENTO ED IL TUTORATO Via del Parione, 11/b - 50123 Firenze
Il resoconto di Paola.
Di fuori una porta antica in legno e pietra, sempre chiusa. Bisogna suonare il campanello. Questo accresce la sensazione di entrare in un luogo segreto e appartato, restituito, ma con discrezione e misura, ai troppo movimentati tempi moderni. Subito ci viene incontro un grande affresco a tutta parete che s'intona bene al resto. Delicato nei colori e nell'espressione dei visi. Sopra c'è una sala grande, anche questa tranquilla e dal sapore di altri tempi. Eppure in questo ambiente che pare riemerso da almeno sei secoli, durante i quali ha svolto la funzione di severo educandato per ragazze, una piccola platea di ascoltatori, quasi tutte donne, ha seguito per due ore con grande interesse ed attenzione una narratrice molto attenta alla storia del movimento femminile rievocato in modo breve ed efficace in alcuni aspetti sintomatici.Erano libri di donne quelli che lei illustrava, e attraverso quelle pagine veniva fuori un passato difficile, in lotta per i diritti: allo studio, al lavoro, al riconoscimento insomma di una vita autonoma di persone vere.
Dopo la conferenza la parola alla platea. Una donna ha detto:
- Lei dice che si sono fatti progressi, ma una signora che conosco io non va a vedere films che non piacciono al marito. -
- Va bene - ha risposto un'altra - ma forse nella mente di quella signora c'è un desiderio nascosto: poter vedere un film insieme al marito, condividerlo con lui, vicini nel buio della sala.-
Molti occhi intorno brillavano di consenso.
Per la storia dell’educatorio vedi qui.
lunedì, febbraio 24, 2003
Monsummano Terme (PT) Firenze, Piazza Isolotto, domenica 23 febbraio. La vecchietta Nannini alla Paola: " Eh, sì. Fanno di molto male a fare la guerra all'Iraq. Perché poi non si sa icché ci pò capitare con tutti questi monsummani che c'è spanti ni' mmondo, e anche qui da noi". Vox populi.
domenica, febbraio 23, 2003
Oggi domenica di sole. Passeggiata della memoria con Paola. Siamo ritornati dalle parti della Fortezza da Basso che i partecipanti all'ultimo Socialforum di Firenze conoscono bene. Con l'autobus dall'Isolotto alla stazione e poi a piedi Viale Strozzi, Viale Lavagnini, Via XX Settembre, Piazza della Vittoria, Liceo Dante, fino al Giardino dell'Orticultura. Colti al volo: in Piazza Affari, proprio alla Stazione, due corriere targate Polonia e Ucraina o Russia. A conferma abbiamo intravisto un giornale in caratteri cirillici. In Viale Strozzi fermata obbligatoria alla Gelateria Alpina, la nostra preferita e da noi raccomandata: nocciòla e cioccolata alla soia per Paola, crema e croccantino per Barbabianca. Cioccolata con soia non buona, il resto coi baffi. Contenti e beati ci siamo diretti alla vasca che affianca la fortezza in direzione Rifredi, per capirsi. Arrivati all'altra parte si trattava di attraversare Viale Strozzi per raggiungere Via Statuto ( vedi TuttoCittà , tav. 11): niente da fare; siccome Firenze sta predispondosi per la Metropolitana di superficie S.Maria Novella -Scandicci, il Viale Strozzi dalla parte Sud è stato chiuso e tutto il traffico, proprio tutto, si è riversato lì, davanti a, noi, tra noi e Via Statuto. Se si fosse stati due tedeschi avremmo rifatto tutta la strada indietro, fino alla gelateria, avremmo mangiato un altro gelato, e poi si sarebbe preso Viale Strozzi dalla parte di Viale Lavagnini, Via Lorenzo il Magnifico, Viale Milton, Via XX Settembre. Dove siamo comunque arrivati: tutta al sole, bella passeggiata sul lungo Mugnone (quello di Calandrino e Buffalmacco), tutto sommato tenuto in ordine e abbastanza pulito, flash back mentale "carrozzina-bambini" nei 3 anni che siamo stati lì, e poi ecco il Liceo Dante: scuola media, ginnasio, liceo, 8 anni di Paola, scuola antica e all'antica, insegnanti seri, validi, tecnicamente preparati, uno per tutti il Prof. Bruscaglioni, cattedra di latino e greco, asciutto quasi scorbutico, versatile nei campi artistico scientifico musicale: signore e gentiluomo. Interessato al racconto di Paola mi trovo senza accorgermene al Giardino dell'Orticoltura, un angolo fiorentino quasi magico, stretto tra la ferrovia che appena affiora alla base della collina che dà su Via Trieste e Via Bolognese, il Ponte Rosso, Via XX Settembre e Via Vittorio Emanuele ( per i fiorentini Via Vittorio, che non è Cecchi Gori). Già attraverso l'entrata balza agli occhi, nello sfondo, quasi addossata alla collina, una grandissima costruzione, tutta in vetro e ferro, capolavoro ottocentesco unico nel suo genere dalle nostre parti. Una serra per gigantesche piante tropicali? E quale azienda lo costruì? La risposta la trovate qui.
Anche oggi come allora il Giardino è pieno di bambini che giocano, di coppie giovani (poche) e, novità , di russi o polacchi o ucraini che fanno picnic, fanno pipi (perché il giardino è attrezzato - particolare non dappoco -) e, così riempiti e scaricati, ridono fino allo schiamazzo ed è un piacere per me pensare che le loro guide abbiano indovinato il posto giusto per godersi alcuni momenti di pace in una parte quieta e verde di Firenze, senza i magrebini, cinesi, peruviani, giapponesi, iugoslavi che abbiamo puntualmente incontrato sulle scalinate di S.Maria Novella (la stazione, non la chiesa, ovviamente ).
Chi è arrivato a leggere fino in fondo si consoli perché gli ho risparmiato un appello in favore della pace, l'invito formale a leggere, come ogni domenica, l'articolo di fondo di Eugenio Scalfari su La Repubblica.
Però non rinuncio a manifestere la mia soddisfazione per la bellissima lettera di Eliana-ritornata da Baghdad-, pubblicata in piena evidenza sulla stessa Repubblica di oggi, in cronaca fiorentina (pg.III). Però meritava di stare in cronaca nazionale. Brava Ely.
Filastrocca corta e matta
il porto vuole sposare la porta, la viola studia il violino, il mulo dice: - Mio figlio è il mulino -; la mela dice: - Mio nonno è il melone -; il matto vuole essere un mattone, e il più matto della terra sapete che vuole? Fare la guerra!
Gianni Rodari
sabato, febbraio 22, 2003
     
I Magnifici Sette
violetto,indaco, blu, verde, giallo, arancione e rosso
E la luce fu Un articolo sul New York Times di ieri dichiara che “forse ci sono ancora 2 superpotenze nel mondo: gli Stati Uniti e l’opinione pubblica mondiale"(â€there may still be two superpowers on the planet: the United States and world public opinion.â€)
Siamo più forti di quanto si pensava.
AUGURI
Il 1968 fu un anno particolarmente prolifico in tanti campi, non solo per quanto riguarda i dati quantitativi dell'anagrafe, ma anche per la qualità :
22 febbraio: buon compleanno a Simone da parte di mamma
Paola e di Barbabianca.
Con un grande ringraziamento per avermi introdotto nell'abc dell'html e per il determinante aiuto nell'operazione di modifica template.
Barbabianca e Simone in Val di Fassa - 1997
I MAGNIFICI SETTE
violetto,indaco, blu, verde, giallo, arancione e rosso:
e la luce fu!
Sette miliardi: e la pace fu!
Un articolo sul New York Times di dichiara che “forse ci sono ancora 2 superpotenze nel mondo: gli Stati Uniti e l’opinione pubblica mondiale
(â€there may still be two superpowers on the planet: the United States and world public opinion.â€)
venerdì, febbraio 21, 2003
La realtà è superiore ad ogni immaginazione ( chi l'ha scritto ?)
Cos'è successo davvero sui cieli di Washington la mattina dell'11 settembre? Era una tragedia evitabile? Qualcuno sapeva cosa sarebbe accaduto ed ha taciuto la verità ?
Se ne hai voglia apri qui: prima colonna sulla destra, clicca su "la verità dell'11 settembre".
Sono le 11,30 pm. Buona notte da Barbabianca.
Racconta la storia della tua bandiera.
Reminiscenze scolastiche di Pierino. Giovanni Berchet: " Lettera semiseria di Crisostomo": L' Ottentotto e il Parigino.
| BLOWIN' IN THE WIND Parole e musica di Bob Dylan (1962) |
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| Traduzione di Mogol Quante le strade che un uomo farà e quando fermarsi potrà ? Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar per giungere e per riposar? Quando tutta la gente del mondo riavrà per sempre la sua libertà ? Risposta non c'è, o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà . Quando dal mare un'onda verrà che i monti lavare potrà ? Quante volte un uomo dovrà litigar sapendo che è inutile odiar? E poi quante persone dovranno morir perché siamo in troppi a morir? Risposta non c'è, o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà . Quanti cannoni dovranno sparar e quando la pace verrà ? Quanti bimbi innocenti dovranno morir e senza sapere il perché? Quanto giovane sangue versato sarà finché un'alba nuova verrà ? Risposta non c'è, o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà . | Traduzione letterale Quante strade deve percorrere un uomo prima che tu possa chiamarlo uomo? E quanti mari deve navigare una bianca colomba prima di dormire sulla sabbia? E quante volte devono volare le palle di cannone prima di essere proibite per sempre? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento. E quanti anni può esistere una montagna prima di essere erosa dal mare? E quanti anni possono gli uomini esistere prima di essere lasciati liberi? E quante volte può un uomo volgere lo sguardo e fingere di non vedere? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento. E quante volte deve un uomo guardare in alto prima di poter vedere il cielo? E quanti orecchi deve avere un uomo prima di poter sentire gli altri che piangono? E quante morti ci vorranno prima che lui sappia che troppi sono morti? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento. | Per il testo inglese e per ascoltare la prima strofa vai qui
giovedì, febbraio 20, 2003
Approfondimenti lessicali Parlano i veterani di guerra Non esiste onore nell'assassinio, e questa guerra è un assassinio con un altro nome. Quando in una guerra ingiusta una bomba vagante uccide una madre con il suo bambino, questo non è un "danno collaterale": è un assassinio. Quando in una guerra ingiusta un bambino muore di dissenteria perché una bomba ha danneggiato l'impianto di trattamento delle acque reflue, non si sta "distruggendo l'infrastruttura nemica": è un assassinio. Quando in una guerra ingiusta un padre di famiglia muore per un attacco cardiaco perché una bomba ha distrutto le linee telefoniche e non si è potuta chiamare un'ambulanza, questo non è "neutralizzare le installazioni di comando e controllo": è un assassinio. Quando in una guerra ingiusta muoiono in una trincea mille contadini poveri che servivano come coscritti per difendere il paese nel quale avevano passato tutta la loro vita, non è una vittoria: è un assassinio.
Per leggere tutto il documento clicca qui.
Messaggio col tamburo
Non perdiamo di vista Francesco Saverio Borrelli
Stasera, giovedi 20 febbraio 2003
Dalle 22 alle 23,30
Grande Girotondo delle Televisioni Locali
Il dibattito con Francesco Saverio Borrelli, tenuto a Milano il 17 febbraio
verrà trasmesso giovedì 20 febbraio dalle ore 22.00 alle ore 23.30 su Telelombardia, Telecittà (Liguria), Rete 7 (Piemonte), Rtr (Veneto), E’ Tv (Emilia-Romagna), Umbria Tv, Teledue (Puglia), TSC (Sardegna) e nelle emittenti di Europa 7 in Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Campania, Abruzzo-Molise, Calabria, Sicilia
v. qui
mercoledì, febbraio 19, 2003
Studio delle lingue.
Italiano-francese
macelleria=boucherie. Si legge buscerì.
Sui manifesti francesi: Non à la busherie.
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Quante strade
deve percorrere un uomo
prima di poterlo chiamare uomo ?
E quanti mari
deve navigare una colomba bianca
prima di dormire sulla sabbia ?
E quante volte
debbono volare le palle di cannone
prima di essere proibite per sempre ?
La risposta amico
soffia nel vento
la risposta soffia nel vento
E quanti anni
può una montagna esistere
prima di essere spazzata verso il mare ?
E quanti anni
possono gli uomini esistere
prima di essere lasciati liberi ?
E quante volte
può un uomo volgere il capo
e far finta di non vedere ?
La risposta amico
soffia nel vento
la risposta soffia nel vento
E quante volte
deve un uomo guardare in alto
prima di poter vedere il cielo ?
E quanti orecchi
deve un uomo avere
prima di poter sentire gli altri che piangono ?
E quanti morti
ci vorranno prima che lui sappia
che troppi sono morti ?
La risposta amico
soffia nel vento
la risposta soffia nel vento
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martedì, febbraio 18, 2003
Eliana è la figlia di due grandissimi amici di famiglia; durante tanti anni, passati insieme sulla neve a Capannella, strada del Rotari, in quel dell'Abetone, vacanze di Natale indimenticabili: tre coppie di sposi con 7 bambini, tre maschi e quattro femmine: Chiara, Eliana, Michele, Simone, Alberto, Serena, Cristina: più zia Nada, sempre ridente, alta e solenne come un monumento, sulle piste del Pulicchio. Con Piero, il babbo di Eliana, gran maestro e animatore sulle piste e nelle veglie: i cori alpini e le canzoni dei vecchi 45 giri con Piero e Fiorella ( la mamma) più la Chiara, intonatissimi.
E così a un tratto in diretta da Baghdad mi vedo spuntare la Elianina che con la bandiera della pace fa uno slalom di corsa tra i kamicaze degli Scudi Umani. Una folgorazione. Come fo a non dirlo?
Cara Eliana, quando la 7 ha staccato da Piazza S.Giovanni per riprendere il corteo di Baghdad ti ho visto con la bandiera dei sette colori e ho avuto un sussulto al cuore: come se ci fossi anch'io. Piero e Fiorella saranno ad accoglierti all'aereoporto di Milano giovedì prossimo 20 febbraio. Sono molto contenti e orgogliosi. Poi verrai pure a Firenze e ci racconterai. Mandami una bella foto che la voglio mettere sul mio blog.
Intanto trasmetto qui uno dei tuoi messaggi. Un abbraccio.
Diario da Baghdad
Eliana Caramelli e Elena Bouglet
Oggi giorno della manifestazione: stamani finalmente abbiamo smesso di preoccuparci, e siamo scesi per strada, dopo due giorni di preparativi , tra il ludico ed il concitato, molte provenienze diverse, molte appartenenze, molte culture.
Un ponte per Baghdad assolutamente non è una realtà omogenea. Si va dalle persone con il vangelo avvolto nello scialle fino ai disobbedienti. non importa, tutti d`accordo, no blood for oil.
La preoccupazione era: come distinguerci dalle manifestazioni pro Saddam di oggi. Non ce n'e' stato bisogno, ci hanno guardato passare, lungi dall` idea di seguirci o di ... che altro potevano fare ?
I promotori oggi sono tre: voices in the wilderness, essenzialmente preti e suore da Milwakee a Washington state, molto esperti di Baghdad, qui da mesi , veramente ecumenici; human shields, di 14 nazionalità diverse, e 140 profili diversi, compreso chi dice che se c`e` la guerra se ne torna subito a casa.
E poi noi, con piu` bandiere e piu` magliette NO WAR di tutti. Il percorso è immensamente lungo, cinque kilometri, lungo strade ampie e piene di negozi, dove non sfiguriamo affatto.
Saremo 400, più o meno, ma gli scudi sono qui con le loro macchine, e occupano un sacco di spazio. e poi ci sono masse di giornalisti, in testa la ottima Botteri di rai3, che fanno numero con noi. L`ultimo kilometro è un ponte sul Tigri, al Rashid (come l`albergo) appena finito di ricostruire, e si finisce al Press Center,dove anche Lilli Gruber decide di uscire, e ci chiede serafica: che ci fate qui? che cosa credete di ottenere?
Elias Adams, leader di Voices, dice che questa è la più grande manifestazione con questo carattere della storia del medio oriente.
Solo megalomania americana ?
Ieri ho seguito in diretta presso la tv iraquena (ospiti, ci hanno offerto il tè e molti dolci allapposi) la comunicazione degli ispettori all`Onu. Moderati sospiri di sollievo, ma di sicuro prevale lo sconforto; qui dicono che sui binari c`è un solo treno, ed è quello americano.
In contemporanea alla nostra manifestazione, c`è stato un appello del regime alla guerra; donne con kalashnikov con le mani al cielo; anche questo seguito in diretta tv. Difficile davvero raggiungere queste persone ed i loro pensieri.
Per ora, 15 febbraio 2003, h 18.10 questa è una città che sembra assai lontana dalla guerra .
L`ottimo fotografo è Giovanni Dani, di Santa Marinella del Tirreno.
Ciao a presto,
Eliana e Elena
lunedì, febbraio 17, 2003
TIME
febbraio 17 2003, pg.22.
domenica, febbraio 16, 2003
Many years ago, molti anni fa, quando abitavo ancora a Poppi, non erano infrequenti delle puntatine su Arezzo. Un giorno mi capitò di vedere un uomo vestito in maniera strana, fermo all'angolo tra Via Roma e Piazza Guido Monaco. Siccome a quei tempi non c'era ancora la L.180 che ha chiuso i manicomi, mi sembrò così strano vedere un matto in libertà e ne cercai la spiegazione. "Quell'uomo sta aspettando il figlio che è partito per la guerra e non è più tornato". Probabilmente quello è il posto da cui lo aveva visto partire l'ultima volta, trent'anni prima.. Ho chiesto conferma a Stefano della cosa: " Sì, lo ricordo anch'io, arrivava con una vecchia bicicletta, vestito in modo trasandato e aspettava per ore". Se qualcuno che legge ne sa qualcosa di più gradirei che me ne facesse parola.
A few years ago, pochi anni fa, mi trovavo in visita di istruzione con le assistenti sociali del mio quartiere presso una casa di riposo per anziani "non autosufficienti", in località La Vallina, comune di Bagno a Ripoli (FI). Tanti ricoverati, più donne che uomini, edificio pulito, ben funzionante, fornito di infermeria con la disponibilità della guardia medica quando richiesta. Nel fare il giro dei locali e delle camere, mi sono trovato in una di queste ultime alla presenza di una coppia di anziani, ambedue non autosufficienti. "Finché abbiamo potuto, ci siamo aiutati l'un l'altro; da due anni siamo qui perché lui è peggiorato e anch'io non ho più le forze..." - E quello? - domandai indicando la fotografia di un giovane soldato, messa sul tavolino in bella evidenza.
- Se c'era lui, noi non s'era qui. Il nostro figlio unico. E' partito militare in guerra e non è più tornato. -
L'espressione di quegli occhi s'è marchiata a fuoco nel mio cervello. Umanità umiliata e offesa, sconfitta più che rassegnata. Se fossi Umberto Saba lo direi con i versi della capra dal viso semita.
Ma perché scrivo questo? Proviamo a rileggere le statistiche della seconda guerra mondiale (v. sotto , a Mors tua):
Perdite umane: 55.317.000, cinquantacinque milioni trecentodiciassette mila. Prendete nota del lessico usato: perdite umane. Ne riparliamo un'altra volta. Ora voglio solo fare una riflessione e cioè che per ogni "caduto", altro termine convenzionale, rimane almeno un non caduto che va via di testa, che soffre le pene dell'inferno, insomma che rimane piagato dentro in maniera irreversibile. E fa una vita che non è vita. Insomma è morto dentro. E siamo a 110.634.000, centodiecimilioni e spiccioli.
Io penso che gli USA attaccheranno, dubito che l'ONU resista al ricatto del suo affittuario e padrone di casa, non so se il governo francese ce la farà a resistere, ma ho come un presentimento (una speranza): in Europa siamo ancora milioni di non caduti dai capelli bianchi, in Italia più di tutti, viste le ultime statistiche demografiche; siamo come vaccinati contro la piaga della guerra, sia come strumento di offesa, sia come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Se con noi si mettono tutte le donne e la grande maggioranza dei giovani beh, chi lo sa: potremmo vedere cadere ad uno ad uno tutti i governi che si fossero buttati nell'ultima ed ennesima guerra lampo.
Quando Mussolini la dichiarò era sicuro che con poche centinaia di morti, nel giro di due settimane avrebbe fatto sue "Nizza, Savoia, Corsica fatal, roma baluardo di romanità ", come diceva la canzone che chi scrive ha cantato in coro alle elementari.
"Abbiamo calcolato che perderemo tra i mille e i duemila uomini, nel più favorevole degli scenari. Nella peggiore delle ipotesi il numero potrebbe oscillare tra le quattro e cinquemila vittime" ( La Repubblica di oggi, pg14, citando fonte ufficiale americana).
sabato, febbraio 15, 2003
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Paola ( mia moglie) mi dà una notizia che è uno scoop e che mi affretto a pubblicare. Voi sapete che il Sindaco di Firenze Domenici e il Capo del Governo Toscano Martini hanno esposto al Balcone dei loro rispettivi Uffici le bandiere con i colori della pace, insieme alla bandiera italiana ed europea. Per questo sono stati diffidati e denunciati dalle autorità di governo, per violazione delle leggi della Repubblica.
Bene: le 2 bandiere sono state fatte dal laboratorio di stireria e piccola sartoria denominato Kimeta. Esso è nato nel quartiere dell'Isolotto in seguito ad una collaborazione fra volontariato ed istituzioni per favorire l'inserimento nel lavoro delle donne rom del vicino insediamento zingaro chiamato " Poderaccio". Il Poderaccio si trova praticamente sotto il ponte all'Indiano, dove c'è l'uscita autostradale Firenze Nord.
Paola fa il suo turno di volontaria nel laboratorio tutti i mercoledi. Bene, amici miei, le bandiere della pace del Sindaco di Firenze e del Presidente della Toscana misurano 3 metri per 2, sono abbellite da 3 colombe bianche e sono uscite dal laboratorio delle donne dell'Isolotto.
"Laboratorio Kimeta" via Modigliani 125 - Firenze
Tel. e fax: 0557332192
Orario: dal lunedì al venerdì ore 9-13
martedi, mercoledi e giovedi 9-13 / 15,30-18,30. Che cosa si fa? Stireria e aggiustaggio (cerniere, maniche, orli, asole, bottoni ecc).
Per i fiorentini: passa parola.
Donne per le donne: la cooperativa Kimeta.
"...le nostre mani per uscire dall'emarginazione e progettare un futuro migliore..."
Esistono nella società le risorse umane per affrontare costruttivamente le emergenze dovute alle grandi trasformazioni della nostra epoca fra cui il crescente divario fra ricchezza e povertà , l'immigrazione e la convivenza fra culture diverse? Esistono ma spesso non fanno notizia. Manca l'informazione. Chi cerca uno sbocco positivo e non si limita a covare o a gridare le proprie paure scaricandole irresponsabilmente sui capri espiatori di turno ha difficoltà a comunicare. Favorire la comunicazione delle esperienze positive e la crescita delle coscienze può essere uno dei modi per affrontare i problemi che emergono. Prendiamo ad esempio il tema della convivenza coi rom accampati nelle nostre periferie. Il Quartiere 4, Isolotto, di Firenze, alle prese con il campo o meglio con i vari campi del Poderaccio, ha dato negli anni un contributo notevole con la progettazione e realizzazione di esperienze positive di integrazione nel rispetto dei diritti e delle identità ed ha dimostrato che è di lì che si passa anche per dare sicurezza ai cittadini. "Kimeta" è il nome di una giovane donna rom prematuramente scomparsa ed il cui ricordo suscita ancora tanto rimpianto in chi l'ha conosciuta. "Kimeta" abbiamo titolato il laboratorio di servizi (stiratura, aggiustatura, cucito, ricamo...), scaturito da un progetto di donne dell' Isolotto e di donne di altre culture, in particolare rom, con il coinvolgimento delle istituzioni del Quartiere 4. La donna ha sempre rappresentato nella cultura del popolo rom un elemento fondamentale dell'economia familiare , in un contesto però fortemente maschilista .Nell'incontro con la nostra cultura questo ruolo non è cambiato. I pregiudizi, l'emarginazione le pessime condizioni ambientali in cui si sono trovate a vivere hanno impedito loro ogni possibilità di inserimento lavorativo ed esse hanno dovuto mettere in atto strategie di sopravvivenza quotidiana legate ai residui della nostra economia di consumo. Dal 1998 ad oggi l'esperienza ha continuato il suo percorso arricchendosi via via di novità e contributi. Chi volesse conoscerci , oggi è attivo il Laboratorio Kimeta.
Il percorso di una esperienza
Bairamsha Racconta (leggilo nel sito)
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