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lunedì, marzo 31, 2003
 

 

Pensieri di pace

 

Un dono

Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai avuto.

Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.

Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.

Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.

Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.

Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.

Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.

Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.

Scopri l'amore,
e fallo conoscere al mondo.

Mahtma Gandhi

 


























postato da stigli | 20:04 | commenti
 

Boicotta la guerra

 

Boicotta la guerra

2 Messaggi trovati nella mia posta eletronica.

  1. L'UAAR, LA PACE, LA GUERRA

    Le operazioni belliche in Iraq sono ovviamente al centro dell’attenzione
    dell’opinione pubblica. I dibattiti sulla vicenda finiscono inevitabilmente
    per coinvolgere gli atei e gli agnostici, ed alcuni di loro hanno richiesto
    all’UAAR quale atteggiamento l’Unione abbia maturato nei confronti del
    conflitto.
    L’UAAR ha come scopi, sanciti dallo Statuto, la promozione delle teorie atee
    e agnostiche, il sostegno alle istanze pluralistiche nella divulgazione
    delle diverse concezioni del mondo, il superamento del principio della
    liberta' religiosa in favore del principio del pari trattamento di tutte le
    scelte filosofiche, la riaffermazione della completa laicita' dello Stato e
    la lotta contro le discriminazioni giuridiche e di fatto nei confronti degli
    atei e degli agnostici.
    L’UAAR ha quindi definito gli obiettivi, limitandoli a quelle tematiche
    (peraltro estremamente corpose ed impegnative) che possano permettere al
    maggior numero di non credenti di unirsi allo scopo di raggiungerli. Gli
    atei e gli agnostici italiani hanno opinioni diverse su molti argomenti e
    non avrebbe senso ''trascinare'' queste discussioni anche all’interno dell’
    associazione.
    Proprio per questo, l’articolo 4 delle Tesi afferma: "L'UAAR è eterogenea.
    Si distingue dalla maggior parte delle religioni o sette o conventicole
    anche perche' non aspira a ''omogeneizzare'' il pensiero dei suoi aderenti.
    Anzi, e' contraria ad ogni forma di pensiero unico, in qualsiasi campo lo si
    voglia imporre. Ci sono molti modi diversi di vivere l'agnosticismo o
    l'ateismo, e l’UAAR li rispetta tutti. In definitiva, sono numerosi gli
    atteggiamenti ed elaborazioni di pensiero compatibili con l'adesione
    all'UAAR… Anzi, l’eterogeneita' costituisce una garanzia contro involuzioni
    integraliste, in quanto gia' nei rapporti interni gli aderenti rispettano le
    reciproche convinzioni''.
    L’UAAR ha un’alta opinione dei propri soci: sa che molto spesso sono
    pervenuti alle proprie posizioni atee e agnostiche in seguito al rifiuto
    delle imposizioni e dei dogmi religiosi, e non vuole pertanto riproporsi nei
    loro confronti alla stessa stregua di una qualsiasi Chiesa alternativa. Allo
    stesso modo e per la stessa ragione, rifiuta in partenza di concepire i
    propri soci come un "gregge" bisognoso di conoscere il parere dell’UAAR
    prima di formulare una propria opinione. La nostra associazione considera
    una ricchezza ed un motivo di orgoglio non solo l’eterogeneita' dei propri
    soci, ma anche la loro capacita' d’analisi ed elaborazione personale.
    Cio' non significa, ovviamente, che all’UAAR possa aderire anche chi sia
    contrario alle piu' elementari forme di convivenza civile. Il nostro statuto
    afferma con forza la necessita' di impedire ogni forma d’intolleranza, di
    discriminazione e di prevaricazione, e l’articolo 11 delle nostre Tesi
    afferma che l’UAAR aderisce al testo costituzionale per quanto riguarda in
    particolare le istanze pacifiste: ''L'Italia ripudia la guerra come
    strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di
    risoluzione alle controversie internazionali".

UNIONE degli ATEI e degli AGNOSTICI RAZIONALISTI
www.uaar.it

 

 

Questo è il linguaggio che i politici americani capiscono

 

 

Negli anni '50 i neri degli Stati Uniti del Sud, come Alabama, Georgia,
Mississippi, ecc, potevano sedersi soltanto sui sedili posteriori degli
autobus

Un giorno una signora nera si sedette su un sedile davanti e fu
aggredita ed espulsa dell'autobus. La domenica successiva il Reverendo
Martin Luther King iniziò un movimento di boicottaggio agli autobus; questa
protesta ottenne una totale adesione dei neri, anche di quelli degli altri
Stati del sud.

Undici mesi dopo l'inizio della protesta, durante la quale i neri non
avevano preso gli autobus, i politici, pressati dai proprietari delle
imprese degli autobus votarono una legge che proibiva la discriminazione
razziale sui mezzi di trasporto.

Questo è il linguaggio che politici americani capiscono. Il linguaggio
del "business".

Adesso, Bush e il suo impiegato Toni Blair, dell'Inghilterra, pretendono
di invadere l'Iraq per appropriarsi delle sue riserve petrolifere. Allo
stesso modo interferiscono nella politica del Venezuela e di tutti gli
altri paesi, come se fossero i padroni di tutto.

Questo è il momento di uscire dal nostro letargo, dalla nostra indifferenza,
e di cominciare ad agire. Perciò proponiamo un boicottaggio ai prodotti
americani.

Lanciare pietre e distruggere le vetrine dei Mac Donald's, è fare il gioco
alla violenza, che è il loro gioco. Basta smettere di andarci. Basta
insegnare ai nostri figli che posso mangiare bene in altri posti.

Allo stesso modo, quando avremo sete, non è necessario bere Coca-Cola;
beviamo un bicchiere di vino italiano o altre bevande che siano prodotte
qui.

Quando compriamo una macchina, compriamo una macchina italiana, francese,
giapponese, coreana, o qualsiasi altra, tranne Ford, GM o Crysler.

Mettere benzina: Q8 o Shell (che é olandese). Esso: no.
Conto in banca: City Bank o Boston starne lontani.
Medicine, computer, dentifricio, biglietti aerei, qualsiasi cosa:
americana, no!
Ricordate, questa protesta è stata già esperimentata nei confronti degli
inglesi, in India. Lì Gandhi guidò la "resistenza pacifica" e, senza
violenza,
ottenne l'indipendenza del suo paese,

Dettaglio: se non andiamo ai Mac Donald's, o non beviamo Coca-Cola non
stiamo creando disoccupazione; bensì, stiamo generando occupazione a favore
dei loro prodotti concorrenti. L'unico effetto è che i profitti o le
royalties non vanno negli Stati Uniti.

E' ora di iniziare:

Primo: gira questo messaggio a tutti i tuoi conoscenti;
Secondo: mantieniti allerta quando compri qualcosa, anche al supermercato, attento a non comperare niente di origine americana;

Terzo: Fidati. In meno tempo di quello che immagini modificheremo la
belligeranza
di Bush;
Quarto: Se hai amici anche in altri paesi, invia questo messaggio in modo che loro lo possano tradurre, oppure fallo tu stesso, e divulgare.
Infine, ricorda: individualmente, non siamo nessuno, però, come popolo e
come consumatori, abbiamo il potere nelle nostre mani.

 

Se non vuoi esser complice di questa guerra, puoi:

 

· boicottare la ESSO, della multinazionale EXXON MOBIL, massima finanziatrice della campagna elettorale di Bush tra le compagnie petrolifere e vincitrice dell’appalto per il rifornimento di carburanti e lubrificanti della NATO: www.stopessowar.org

 

· ridurre i tuoi consumi petroliferi. I beneficiari dei vantaggi di una maggiore disponibilità di petrolio a medio termine non saranno infatti solo le grandi compagnie petrolifere, ma saremo tutti noi consumatori del Nord, abituati ad uno stile di vita che da un lato spreca energia e risorse e dall’altro distrugge le basi della nostra sopravvivenza sul pianeta.

Ridurre questi consumi è possibile, in modo anche molto consistente, agendo su un grande numero di comportamenti, strutture ed oggetti della vita quotidiana. Se per molte proposte ci si può ancora nascondere dietro alle difficoltà o alla diffidenza, ci sono alcune cose che possiamo fare da subito, ad esempio:

· spostarci in bicicletta o con i mezzi pubblici in luogo dell’auto o dello scooter

· sostituire la luci di casa con lampade ad alta efficienza

· andare a fare la spesa con una borsa di tela e privilegiare prodotti senza imballaggi inutili

· preferire prodotti locali e stagionali

· rifiutare prodotti “usa e getta” preferendo prodotti riparabili, riutilizzabili e ricaricabili

· preferire le fibre naturali a quelle sintetiche, le bottiglie in vetro (magari a rendere) ad alluminio e plastica

· abbassare i riscaldamenti e coprirci meglio. Usare di meno il condizionatore

· e…… proponi anche tu scrivendo a

 nonalimentiamolaguerra@retelilliput.org

 

Speditomi da Eugenio Cuomo (penisola sorrentina).

 



domenica, marzo 30, 2003
 

 

Dove il sì suona

Gli italiani e la loro lingua

Questo è il titolo e sottotitolo della mostra della lingua italiana nella sua storia ed evoluzione (Firenze, Uffizi)

Sono stato a vederla oggi pomeriggio, sabato 29 marzo, con Paola che si era preparata e che mi ha fatto da guida. La mostra è dentro il Museo degli Uffizi, stesso orario(8,15-19, chiusura il lunedi), stessi prezzi. Euro 8,00 (Lit. 15.500). Euro 4,00 (Lit. 7.800) per i cittadini della Comunità europea di età tra i 18 e i 25 anni.
Ingresso gratuito per i cittadini italiani al di sotto dei 18 anni e al di sopra dei 65 anni e per i cittadini stranieri dei paesi per i quali esiste la reciprocità.

Consiglio di prenotare via telefono: si evita la coda.

La mostra va avanti fino al 30 settembre. Vale la pena di vederla. Il biglietto dà l'accesso sia al Museo che alla mostra; può sembrare un vantaggio, ma nella pratica è un tormento, perché una volta dentro devi comunque salire le scale, attraversare i lunghi corridoi, ammirare estatico la vista dalla vetrata centrale praticamente sospesa sul Ponte Vecchio (veduta del Piazzale, Forte Belvedere, tutti i ponti in prospettiva, la sequenza del tettino del Corridoio Vasariano che ti parte da sotto i piedi, scivola su Ponte Vecchio e si va a fermare a Pitti), percorrere il secondo mezzo corridoio sul quale sporgono le sale con dentro Michelangelo, Tiziano, Botticelli e quisquiglie simili, far finta di niente, scendere le scale che avviano all'uscita, fermarsi al piano immediatamente sottostante e finalmente trovare le stanze "Dove il sì suona". Insomma per arrivare all'Isola dei Feaci si rischia di rimanere irretiti dalle sirene della maga Circe. Bisogna quindi avere già visto gli Uffizi, non avere prenotato la visita al Corridoio Vasariano, chiudere gli occhi passando davanti alle stanze dei Grandi e dirigersi a passo di marcia verso l'uscita, senza uscire, beninteso.

L'emozione provata a vedere (in originale):

1 - il Placito di Capua, un atto notarile del 960, scritto in latino ma costretto a riferire le parole dei testimoni analfabeti così come erano state pronunziate. Ve lo ricordate? " Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene treta anni le possette parte Sancti Benedicti" (prima liceo o terza Istituto Tecnico); gli studiosi hanno stabilito che questo è il primo vagito della nostra bella lingua (bella, perché è bella, perché piaceva a Mozart e incantava Goethe);

2 - una lettera autografa del Petrarca che sembra scritta da un amanuense artista, con tanto di disegnino in miniatura (la prima lettera del IX libro delle Senili, scritta a...non mi ricordo chi, e me ne dispiace);

3 - il Decamerone autografo di Giovanni Boccaccio, scritto su due colonne, perfetto nella disposizione delle righe, nella grafia delle lettere...incredibile.

4 - La Divina Commedia manoscritta (perfetta anche questa) che Boccaccio regalò a Petrarca. Boccaccio stravedeva per Dante e doveva ammirare infinitamente il Petrarca per regalargli una cosa simile; per quei tempi, non so, come regalare una Ferrari o una villa...

5 - la Bibbia di Gerolamo Savonarola, annotata da Gerolamo sui quattro bordi di ciascuna pagina, con una calligrafia così minuta che più che la lente dell'orologiaio ci vuole il microscopio del laboratorio di fisica e chimica; senza uno sbaffo, una macchiolina; ma che razza di penna o di inchiostro...Pazzesco! Dove si capisce che quest'uomo era davvero fuori del normale;

E poi, non so, un lettera di Giuseppe Verdi, dove di parla del noleggio di una carrozza un po' sgangherata, o i bigliettini di Emilia Luti, fiorentina, Istitutrice per un po' di tempo di casa Manzoni, che, ritornata a Firenze, continua per iscritto le sue lezioni di italiano e chiarisce al Conte Alessandro la differenza che c'è nel linguaggio fiorentino tra scala e scaleo, con tanto di disegnino esplicativo.

O la pala da forno di Lorenzo Magalotti, che per essere riconosciuto Accademico della Crusca, lui grande scenziato, si dà il nome di Sollevato e disegna una fetta di pane immersa verticalmente e solo in parte in un catino; la quale fetta, inzuppandosi, con l'aumento di volume si è solleva quel tanto che è dimostrato dalla rigatura bagnata sporgente fuori dall'acqua; con scritta esplicativa: "que per sé non sale".

Insomma mi sono divertito; tanto divertito che sul più bello due gentili commesse mi hanno ricordato che era l'ora di chiusura (le 19) e che bisognava smammare. Così dovrò ritornarci per vedere il buon terzo restante della mostra. Lo farò, anche perché, facendo parte della Cumunità Europea, ed essendo al disotto dei 18 anni, come avrete capito, ho l'entrata gratis. Sì, io posso passare tutto il tempo che voglio dentro gli Uffizi, attraversare l'Arno passando per il Corridoio Vasariano, camminare non visto sopra le botteghe orafe di Ponte Vecchio, uscire a Pitti e finire la giornata al Giardino di Boboli - senza scucire una lira.

Alla faccia dello zio d'america.

Al quale dedico questi versi:

Ahi Pisa, vituperio delle genti

del bel paese là dove il sì suona;

poi che i vicini a te punir son lenti,

muovasi la Capraia e la Gorgona,

E faccian siepe ad Arno in su la foce,

sì ch'egli annieghi in te ogni persona!

INFERNO, XXXIII, 79-84).

( ove per Pisa leggasi Camp Derby).

Amen.


postato da stigli | 00:51 | commenti (1)


sabato, marzo 29, 2003
 

Coleen Rowley

Coleen Rowley

Viva l'America, questa America. Dopo aver cliccato, guardate queste tre donne: quando mi sorprendo a scrivere che tocca a loro sostituire tutti i maschi che governano il pianeta!. Quella di mezzo si chiama Coleen Rowley; lavora in un Ufficio dell'FBI di Minneapolis. Nel Maggio 2002, in una letterina di 13 pagine, indirizzata ai suoi Capi, dice più o meno: cari Signori, prima dell'11 settembre noi avevamo scoperto che il Sig. Zacarias Moussaoui, il ventesimo dirottatore, stava preparando un attentato. Abbiamo richiesto più e più volte a Voi l'autorizzazione a metter le mani sul suo computer portatile, ma sempre ci avete impedito di farlo. Quando poi, per disperazione, abbiamo riferito il tutto direttamente alla CIA, siamo da Voi stati redarguiti e puniti...

Caro Direttore Mueller, per arrivare al punto, ho preoccupazioni profonde che un'operazione sottile e continua di insabbiamento-deviazione dei fatti sia stata fatta e si continui a fare da voi e da altri livelli elevati dell'Amministrazione dell'FBI...

Sig. Direttore, spero che le mie osservazioni possano esser prese in senso costruttivo. Mi son venute dal cuore e sono completamente al di fuori di qualsiasi mira politica.

Mr Director, I hope my observations can be taken in a constructive vein. They are from the heart and intended to be completely apolitical.

( ndr. They are from my heart: solo una donna poteva usare questa espressione.)

Beh, eccovi un estratto di quella lettera. E ricordiamo questo nome:Coleen. (Come la vorrei abbracciare).

Sono donne schive, quasi timide; ma hanno un gran coraggio. E sono vive, ancora in attività; anche questo è importante.

Allora l'estratto della lettera:

Coleen Rowley's letter Mrs Rowley (centre) is now testifying to Congress

FBI agent Coleen Rowley shocked America when she wrote to bureau director Robert Mueller accusing FBI headquarters of setting up a "roadblock" to investigations prior to 11 September.

Her letter centred on the handling of information regarding Zacarias Moussaoui, the alleged "20th hijacker". The following are extracts from her letter.

Dear Director Mueller

I feel at this point that I have to put my concerns in writing.

The issues are fundamentally ones of integrity and go to the heart of the FBI's law enforcement mission and mandate.

To get to the point, I have deep concerns that a delicate and subtle shading/skewing of facts by you and others at the highest levels of FBI management has occurred and is occurring.

I base my concerns on my relatively small, peripheral but unique role in the Moussaoui investigation in the Minneapolis Division prior to, during and after 11 September.

The Minneapolis agents who responded to the call about Moussaoui's flight training identified him as a terrorist threat from a very early point.

As the Minneapolis agents' reasonable suspicions quickly ripened into probable cause... they became desperate to search the computer laptop that had been taken from Moussaoui.

The Minneapolis agents' initial thought was to obtain a criminal search warrant, but in order to do so, they needed to get FBI headquarters' [FBIHQ's] approval.

Prior to and even after receipt of [further] information, FBIHQ personnel disputed with the Minneapolis agents the existence of probable cause to believe that a criminal violation had occurred.

The fact is that key FBIHQ personnel... continued to, almost inexplicably, throw up roadblocks and undermine Minneapolis' by-now desperate efforts to obtain a FISA [Foreign Intelligence Surveillance Act] search warrant.

When, in a desperate 11th hour measure to bypass the FBIHQ roadblock, the Minneapolis Division undertook to directly notify the CIA's Counter Terrorist Center, FBIHQ personnel actually chastised the Minneapolis agents for making the direct notification without their approval!

To say then, as has been iterated numerous times, that probable cause did not exist until after the disastrous event occurred, is really to acknowledge that the missing piece of probable cause was only the FBI's failure to appreciate that such an event could occur.

This is not a case of everyone in the FBI failing to appreciate the potential consequences.

It is obvious, from my firsthand knowledge of the events and the detailed documentation that exists, that the agents in Minneapolis who were closest to the action... did fully appreciate the terrorist risk posed by Moussaoui and his possible co-conspirators even prior to 11 September.

The truth is, as with most predictions into the future, no one will ever know what impact, if any, the FBI's following up on those requests would have had.

Although I agree that it's very doubtful that the full scope of the tragedy could have been prevented, it's at least possible we could have gotten lucky and uncovered one or two more of the terrorists in flight training prior to 11 September, just as Moussaoui was discovered after making contact with his flight instructors.

Mr Director, I hope my observations can be taken in a constructive vein. They are from the heart and intended to be completely apolitical.

Hopefully, with our nation's security on the line, you and our nation's other elected and appointed officials can rise above the petty politics that often plague other discussions and do the right thing.

Yours sincerely

Coleen M Rowley

Special Agent and Minneapolis Chief Division Counsel

Questa che segue è la traduzione automatica fatta dal computer: (come si vede, l'elettronica non può mai sostituire l'uomo. L'intelligenza artificiale è una gran cosa, ma il nostro cervello è insostituibile: amici miei, usiamolo.

L'agente Coleen Rowley di FBI ha scosso l'America quando ha scritto al direttore Robert Mueller dell'ufficio che accusa le sedi di FBI dell'installazione "del blocco stradale" alle indagini prima del 11 settembre.

La sua lettera ha concentrato sulla manipolazione delle informazioni per quanto riguarda Zacarias Moussaoui, "il ventesimo dirottatore" presunto. Il seguenti sono estratti dalla sua lettera.

Caro Direttore Mueller

Ritengo a questo punto che devo mettere le mie preoccupazioni nella scrittura.

Le edizioni sono fondamentalmente un di integrità e vanno al cuore della missione di applicazione di legge del FBI ed affidano.

Per ottenere al punto, ho preoccupazioni profonde che uno shading/skewing fragile e sottile dei fatti da voi e da altri ai livelli elevati dell'amministrazione di FBI ha accaduto e sta accadendo.

Baso le mie preoccupazioni sul miei relativamente piccolo, unità periferica ma ruolo unico nella ricerca di Moussaoui nel distretto de Minneapolis prima di, durante e dopo il 11 settembre.

Gli agenti de Minneapolis che hanno risposto alla chiamata circa addestramento di volo del Moussaoui lo hanno identificato come minaccia del terrorista da un punto molto in anticipo.

Mentre i sospetti ragionevoli degli agenti de Minneapolis maturati rapidamente in causa probabile... sono diventato disperati per cercare il laptop del calcolatore che era stato preso da Moussaoui.

Il pensiero iniziale degli agenti de Minneapolis era di ottenere una garanzia criminale di ricerca, ma per fare così, hanno dovuto ottenere l'approvazione delle sedi di FBI [ FBIHQ ].

Prima di ed anche dopo la ricevuta [ più ulteriormente ] delle informazioni, i personali di FBIHQ hanno disputato con gli agenti de Minneapolis l'esistenza di causa probabile per credere che una violazione criminale avesse accaduto.

Il fatto è che i personali chiave di FBIHQ... hanno continuato, a quasi inexplicably, il tiro sui blocchi stradali ed insidiano Minneapolis -ora dagli sforzi disperati ottenere una garanzia di ricerca di FISA [ Legge di sorveglianza di intelligenza straniera ].

Quando, in un'undicesima misura disperata di ora escludere il blocco stradale di FBIHQ, il distretto de Minneapolis ha deciso direttamente di informare il contro centro del terrorista di CIA's, i personali di FBIHQ realmente chastised gli agenti de Minneapolis per fare la notifica diretta senza loro approvazione!

Allora per dire, come è stato ripetuto i tempi numerosi, che la causa probabile non ha esistito più fino a che dopo che l'evento disastroso accada, deve realmente riconoscere che la parte mancante di causa probabile era soltanto l'omissione del FBI di apprezzare che un tal evento potrebbe accadere.

Ciò non è un caso di tutto nel FBI che non riesce ad apprezzare le conseguenze potenziali.

È evidente, dalla mia conoscenza di prima mano degli eventi e della documentazione dettagliata che esiste, che gli agenti a Minneapolis che erano i più vicini all'azione... pienamente valuti il rischio del terrorista comportato da Moussaoui e dal suo co-conspirators-conspirators possibile anche prima del 11 settembre.

La verità è, come con la maggior parte delle previsioni nel futuro, nessuno conosceranno mai che effetto, all'occorrenza, il FBI che segue in su su quelle richieste avessero avuti.

Anche se sono conforme che è molto dubbioso che la portata completa della tragedia potrebbe essere evitata, è almeno possibile noi potrebbe ottenere uno o due fortunato e scoperto di più dei terroristi durante il volo che addestrano prima del 11 settembre, appena come Moussaoui è stato scoperto dopo avere stabilito il contatto con i suoi istruttori di volo.

Il sig. direttore, spero che le mie osservazioni possano essere prese in una vena costruttiva. Sono dal cuore e progettato essere completamente apolitical.

Eventualmente, con sicurezza della nostra nazione sulla linea, voi ed i funzionari scelti e nominati altra della nostra nazione potete aumentare sopra le politiche piccole che spesso contagiano altre discussioni e fanno la giusta cosa.

I nostri cordiali saluti

Coleen M. Rowley

Agente speciale e consulenti legali principali di distretto de Minneapolis

postato da stigli | 08:01 | commenti
america democratica


venerdì, marzo 28, 2003
 

 

LA GUERRA.

"Seré curioso"

Por Eduardo Galeano.

 

A mediados del año pasado, mientras esta guerra se estaba incubando,

George W. Bush declaró que "debemos estar listos para atacar en cualquier oscuro rincón del mundo". Irak es, pues, un oscuro rincón del mundo.

¿Creerá Bush que la civilización nació en Texas, y que sus compatriotas inventaron la escritura? ¿Nunca escuchó hablar de la biblioteca de Nínive, ni de la Torre de Babel, ni de los jardines colgantes de Babilonia? ¿No escuchó ni uno sólo de los cuentos de Las mil y una noches de Bagdad? ¿Quién lo eligió presidente del planeta?

A mí, nadie me llamó a votar en esas elecciones. ¿Y a ustedes?

¿Elegiríamos a un presidente sordo?

¿A un hombre incapaz de escuchar nada más que los ecos de su voz? ¿Sordo ante el trueno incesante de millones y millones de voces que en las calles del mundo están declarando la paz a la guerra?

 

En una manifestación pacifista, en Nueva York, un cartel pregunta:

"¿Por qué el petróleo nuestro está bajo las arenas de ellos?"

 

Estados Unidos ha anunciado una larga ocupación militar, después de

la victoria. Sus generales se harán cargo de establecer la democracia en Irak.

 

¿Será una democracia igual a la que regalaron a Haití, la

República Dominicana o Nicaragua? Ocuparon Haití durante diecinueve años y fundaron un poder militar que desembocó en la dictadura de Duvalier.

 

Ocuparon la Dominicana durante nueve años y fundaron la dictadura de Trujillo.

Ocuparon Nicaragua durante veintiún años y fundaron la dictadura de la

Familia Somoza.

 

La dinastía de los Somoza, que los marines habían puesto en el

trono, duró medio siglo, hasta que en 1979 fue barrida por la furia popular.

 

Entonces, el presidente Ronald Reagan montó a caballo y se lanzó a salvar a su país amenazado por la revolución sandinista. Nicaragua, pobre entre los

pobres, tenía, en total, cinco ascensores y una escalera mecánica, que no funcionaba. Pero Reagan denunciaba que Nicaragua era un peligro; y

mientras él hablaba, la televisión mostraba un mapa de Estados Unidos

tiñéndose de rojo desde el sur, para ilustrar la invasión inminente. 

 

El presidente Bush, le copia los discursos que siembran el pánico? ¿Bush dice Irak donde Reagan decía Nicaragua?

 

Títulos de los diarios, en los días previos a la guerra: "Estados

Unidos está pronto para resistir el ataque".

Record de ventas de cintas aislantes, máscaras antigases, píldoras

antirradiaciones... ¿Por qué tiene más miedo el verdugo que la

víctima?

 

¿Sólo por este clima de histeria colectiva? ¿O tiembla porque

presiente las consecuencias de sus actos? ¿Y si el petróleo iraquí incendiara el mundo?

 

¿No será esta guerra la mejor vitamina que el terrorismo

internacional está necesitando?

 

Nos dicen que Saddam Hussein alimenta a los fanáticos de Al-Qaida.

¿Un criadero de cuervos para que le arranquen los ojos? Los

fundamentalistas islámicos lo odian. Es satánico un país donde se ven películas de Hollywood, muchos colegios enseñan inglés, la mayoría musulmana no impide que los cristianos anden con la cruz al pecho y no es muy raro ver mujeres con pantalones y blusas audaces.

 

No hubo ningún iraquí entre los terroristas que voltearon las

torres de Nueva York. Casi todos eran de Arabia Saudí, el mejor cliente de Estados Unidos en el mundo. También es saudí Bin Laden, ese villano que los satélites persiguen mientras huye a caballo por el desierto, y que dice presente cada vez que Bush necesita sus servicios de ogro profesional.

 

¿Sabía usted que el presidente Eisenhower dijo, en 1953, que la

"guerra preventiva" era un invento de Hitler? Dijo: "Francamente, yo no me tomaría en serio a nadie que me viniera a proponer una cosa semejante".

 

postato da stigli | 23:07 | commenti
 

 

Caso mai (continua)

Aprite questa pagina. Anzi, prima leggete queste righe. E' il 20 luglio del 44. Firenze è ancora sotto i nazifascisti. In Toscana devono ancora avvenire i fatti di sangue più cruenti ( vedi qui a fianco i links sotto la parola guerra). In Casentino, dove sono con la mia famiglia, i tedeschi si preparano a deportare in massa gli abitanti dei paesi che attualmente si trovano dentro il Parco delle Foreste Casentinesi, in quanto a ridosso dell'epicentro della Linea Gotica (Ravenna-La Spezia o giù di lì). Lo sbarco in Normandia è in corso da poco più di un mese, l'armata tedesca occupa ancora la Francia e tutta l'Europa Orientale.

Aprite dunque la pagina e guardate quel tavolo, nella foto di sinistra. "La table l'avait protégé de la violence du choc." Quel tavolo ha salvato la vita a Hitler, condannando milioni di persone in Europa e nel mondo.

L'anno scorso di questi tempi ho visitato il Museo della Resistenza Tedesca che si trova dentro un enorme palazzo, il Blender Block, che era la sede del comando supremo dell'esercito di Hitler durante il terzo Reich. Il grande portone di entrata si trova sulla Stauffenbergstrasse- che allora aveva un altro nome - ai n. 13-14, molto vicino al Kulturforum. Fu nel grande cortile interno che Claus Schenk Graf von Stauffenberg fu fucilato insieme ad altri attentatori la notte di quel 20 luglio.

La visita a quel museo mi ha lasciato un'impronta a fuoco sull'anima. Stauffenberg era un grande patriota. Aveva combattuto con coraggio e con fede per la sua Germania. Aveva combattuto in Polonia, Francia, Russia e Nord Africa (con Rommel); aveva perso un occhio, la mano destra e gli erano rimaste solo tre dita della mano sinistra. Aveva avuto tutte le occasioni per capire la vera realtà del regime nazista, e quando le circostanze lo portarono a diretto contatto con Hitler portò a compimento quello che da tempo aveva maturato nella sua mente e nel suo cuore. Quando aveva sentito che la bomba era scoppiata nella Tana del Lupo, credette di avercela fatta e stava annunciando a tutti la fine dell'incubo nazista: ma il tavolo aveva salvato proprio colui che doveva morire: Staffenberg venne fucilato la stessa notte del 20 luglio (aveva 37 anni) e con lui continuò a perire, ancora per un lungo anno, la migliore gioventù d'Europa.

Dedicato a tutti quegli Iracheni che sono caduti e a quelli che cadranno per liberarsi dal tiranno che si è impadronito del loro paese e ne ha fatto un feudo di famiglia.

Toccherà a loro riprendersi quanto è stato loro tolto, toccherà a loro - con l'aiuto di tutti noi - impedire che agli scippi di Saddam si sostituiscano le "Iene di New York", maledette da Neruda nel momento che procedevano alla eliminazione di Allende.

 

Ma a me piace troppo New York e i newiorchesi per cui sostituisco l'espressione di Neruda con i "petrolieri texani", discendenti diretti degli schiavisti che assassinarono Lincoln e che hanno continuato a vivere e ingrassare con i coups, killings and dirty thricks di cui al N.5 del febbraio 2003 di TIME, già citato in questo blog. Per un aggiornamento vedi a pagina 13 di La Repubblica di oggi, 28 marzo 2003.

Ecco, l'ho detto.

postato da stigli | 13:45 | commenti
 

 

Caso mai

 

Fisher: Storia d'Europa: Introduzione generale ai tre volumi: Ciò che colpisce nello studio dei fatti storici è il constatare di quanto spesso sia stato determinante il caso. (citazione fatta a memoria).

 

Robin Cook ( discorso di dimissioni al Parlamento inglese ):

What has come to trouble me most over past weeks is the suspicion that if the hanging chads in Florida had gone the other way and Al Gore had been elected, we would not now be about to commit British troops.

Ciò che mi ha turbato di più in queste ultime settimane è che se le schede bucate in Florida fossero state interpretate in modo diverso e Al Gore fosse stato eletto Presidente, non saremmo ora alla stregua di impegnare soldati britannici.

postato da stigli | 11:10 | commenti


giovedì, marzo 27, 2003
 

 

 

Lettere contro la guerra

Incontro con Tiziano Terzani

11 marzo 2002 - A sei mesi dall'undici settembre, proprio mentre si scopre che l'America è pronta ad usare anche "piccole bombe atomiche", incontriamo Tiziano Terzani, grande giornalista e corrispondente di guerra.

Lo incontriamo per parlare di pace. Terzani, nato a Firenze 63 anni fa, ha passato metà della sua vita in Asia, facendo il corrispondente per "Der Spiegel", "la Repubblica" ed il "Corriere della Sera".

Da qualche anno trascorre quasi tutto il suo tempo in India - sull'Himalaya - , in un rifugio a tremila metri, e qualcuno teme stia diventando una specie di santone. Anche perché oramai non scrive quasi più. O meglio, non scriveva quasi più. Fino all'undici settembre.

Dopo l'articolo di Oriana Fallaci, che inneggiava alla guerra, Terzani, sullo stesso giornale, il "Corriere della sera", ha pubblicato una risposta determinata ma contraria, un inno alla pace. Quindi è partito per il Pakistan e l'Afghanistan, da dove ha scritto nuove corrispondenze e diverse lettere indirizzate al nipote, di due anni e mezzo. Ne è nato un libro, "Lettere contro la guerra", uscito da poche settimane.

Laura Pertici lo ha intervistato per Radio Capital.

· L'intervista di Laura Pertici a Tiziano Terzani

Tiziano Terzani: "La situazione di sgomento e orrore nella quale ci troviamo in ragione di quell'orribile fatto - l'11 settembre - e della nostra occidentale orribilissima risposta è il frutto della politica. Allora la politica ha da essere nuova se vogliamo cambiare la direzione di orrore e di imbarbarimento nella quale oggi l'umanità mi sembra essere messa".

Queste parole fanno sorridere il cuore nel senso che sono molto belle però la mia sensazione è che la guerra vada un po' di fretta mentre la pace ha un passo stanco. In Medio Oriente è guerra: non si possono usare altre parole. In Afghanistan stanno morendo gli americani come forse non sono morti all'inizio di 'Enduring Freedom': cosa è che bisogna fare al di là di un atteggiamento di disponibilità nei confronti della pace?

Bisogna opporsi a tutto ciò che porta alla guerra. Io ho cominciato - lei si ricorderà - ho tirato il primo sasso, perchè immediatamente dopo l'11 settembre ho detto: l'odio genera solo odio, l'odio si combatte solo con l'amore. Ho fatto ridere, tanti hanno detto 'Terzani è diventato rincoglionito, vive in India, è diventato buddista, induista...' Niente di tutto questo, sono un sanissimo fiorentino che si rende conto che continuando su questa via, rischiamo - e lo dico seriamente, ci credo sul serio - l'estinzione della nostra razza umana, perchè oggi i mezzi di distruzione di massa sono tali e così accessibili a chiunque che è facilissimo distruggere intere città e con questo provocare violenze che creano nuovi terrorismi.

Allora lei mi chiede: cosa fare. Bisogna convincere tutti che, se il problema è il terrorismo, non sconfiggeremo il terrorismo uccidendo i terroristi ma eliminando le ragioni che portano un uomo, nato come me, come lei, per vivere, per essere felice, a compiere quell'atto così innaturale, così disumano, com'è l'uccidersi uccidendo. La dimostrazione me la sta dando lei con le sue parole. Lei ha ragione: il fatto che noi abbiamo reagito così banalmente, così automaticamente con una violenza superiore alla violenza con cui siamo stati colpiti e dico noi, la civiltà occidentale, ha fatti sì che l'intero pianeta sia caduto in una spirale di violenza. Il Medio Oriente era già in fuoco ma mai così in fuoco come questi giorni. Guardi cosa sta succedendo nel paese dove vivo da otto anni: l'India. L'India oggi con il Pakistan ha 1 milione di soldati schierati lungo la frontiera comune, armati di armi nucleari, pronti a saltarsi addosso per il controllo di un piccolo pezzo di terra chiamato Kashmir.

Allora, cosa fare? Riflettere, fermarsi, costringere i nostri politici che fanno quella politica di automatismi. No, ecco, ci siamo anche noi, cosa ci facciamo? Ci sono soldati italiani con i loro fucili carichi di pallottole italiane pronti a sparare ed ad uccidere probabilmente anche un innocente. Perché non va dimenticato: la reazione americana alla guerra - a parte rovesciare i talebani, di cui potremmo discutere, perché rovesciati nel fondo non sono - ha fatto almeno altrettante e, secondo me, più vittime civili, innocenti, di quante ne avessero fatte i due aerei sbatacchiati criminalmente contro le torri gemelle. Perché quei morti valgono più degli altri morti, perché reagiamo con la vendetta?

Il 29 settembre del 2001 Oriana Fallaci pubblica sul Corriere della Sera il suo orgoglio e la sua rabbia; l' 8 ottobre lei risponde con un lungo articolo. Il pezzo della Fallaci diventa un libro, ha venduto 700mila copie, il suo libro - che pure nasce da quel primo articolo - molte meno, ma perché è uscito solo da due settimane: come farà a conquistare quelli che leggono e divorano la Fallaci?

Diciamo così: in ognuno di noi c'è un cane pronto ad abbaiare, a svegliarsi, a mordere il vicino. C'è in ognuno di noi. La signora Fallaci è riusciata a svegliare quel cane ed è questo che mi ha fatto alzare la mia voce. Il mio libro 'Lettere contro la guerra' non è tanto una risposta alla signora Fallaci. Credo che la risposta alla signora Fallaci la dà il cuore della gente, la gente sa che, in fondo, il cane va tenuto al guinzaglio, perchè altrimenti il suo mordere a giro non farà che mordere indietro. Allora: il mio libro è diretto ad un altro pubblico - secondo me - è diretto ai giovani che non hanno voglia di andare alla guerra, che non debbono essere aizzati ad odiare il loro vicino, che hanno un'apertura di cuore molto più grande di quella della signora Fallaci che alla fine della sua vita trova una rabbia meschina ed un orgoglio mal riposto.

Io condivido alcune cose, il degrado di Firenze per esempio. Io sono fiorentino come la signora Fallaci e trovo che Firenze è degradata, è diventata una città volgare; quello che trovo assurdo, poco intelligente ed anche umanamente fuorviante, è indicare i musulmani che pisciano contro il Battistero - come lei dice - come la ragione, la causa del degrado di Firenze.

Ecco l'Italia è in un momento di confronto molto acceso. Cinquecentomila persone in piazza, l'altro sabato, a Roma, molte altre riempiono invece i Palacongressi dove si tengono le assise dei leghisti o anche dei sindacati. I leghisti con Bossi hanno espresso dei giudizi molto pesanti nei confronti di quell'Europa alla quale si richiamava. Sono due facce, due paesi diversi oppure rappresentano la stessa medaglia?

Allora sinceramente devo dire che non conosco più l'Italia. So a mala pena chi è il signor Bossi , so a mala pena chi è quel signore che il giorno che sono arrivato in Italia - vedevo- faceva le corna in una fotografia. Conosco un po' male questo paese. Però se devo essere filosofico, che è quello che mi capita di dover essere stando da solo in cima ad una montagna, è che la bellezza del mondo è nell'opposizione del contrasto, nell'armonia di due cose che sono in contrasto. Allora, le due anime di cui lei mi parla forse esprimono due desideri che non sono alla fine così contrastanti ma sono due modi di vedere un futuro. l'unica cosa è che il contrasto deve essere risolto non violentemente.

Grazie a Tiziano Terzani, gambe in spalla.

Grazie a voi, vi ringrazio moltissimo. E se poi siete un giorno nell'Himalaya chiederete dov'è quel barbone italiano, qualcuno vi indicherà una foresta meravigliosa di rododendri. Benvenuti!


www.tizianoterzani.com, il sito di Tiziano Terzani

Prima ancora di sentire le ultime notizie della guerra, riposiamoci gli occhi e la mente con questo fiorentino doc, che riesce a parlarti del male facendoti credere nella superiorità del bene.

L'intervista è vecchia, ma sempre attuale. Consigliato anche e soprattutto ai giovani.

postato da stigli | 07:13 | commenti


mercoledì, marzo 26, 2003
 

 
 
Spesso nella lotta contro il dolore si frappongono ostacoli burocratici, organizzativi e giuridici che rendono più difficile l’azione di chi è chiamato ad aiutare i malati. Vecchie modalità di lavoro negli ospedali, personale insufficiente per l’assistenza domiciliare, norme per la prescrizione dei farmaci oppioidi eccessivamente restrittive.
Per fortuna queste ultime sono state in parte abolite dalla nuova legge 12/2001 che regola la prescrizione dei farmaci oppioidi.

Grazie ad essa da oggi:
* il tuo medico può fare una ricetta valida 30 giorni, non solo 8 giorni come accadeva prima;
* il medico o l’infermiere possono tenere piccole quantità di farmaci per le emergenze e portarle nella borsa per curarti direttamente a casa;
* poiché non è più necessario compilare lunghissime e complicate ricette, il tuo medico può prescrivere molto più facilmente e senza restrizione i farmaci per il controllo del dolore.






postato da stigli | 10:12 | commenti
 

 
 
ECCO TRE MITI DA SFATARE

1. Si sente dire: “I farmaci più potenti contro il dolore, come gli oppioidi maggiori, andrebbero limitati alle ultime ore di vita dei malati gravi, perché sono molto pericolosi e si potrebbe diventare tossicodipendentiâ€.

Invece, prendere farmaci per ricavare “piacere†è profondamente diverso dal prenderli per combattere il dolore.
Sono molto rari l’abuso e la dipendenza psicologica da oppioidi in pazienti con dolore grave. Tali farmaci sono i migliori in nostro possesso contro il dolore:
* i loro effetti collaterali, quali nausea e sonnolenza, regrediscono di solito nel tempo;
* possono essere dati anche ai bambini;
* possono essere utilizzati anche nelle fasi iniziali del trattamento;
* le persone affette da tumore che assumono oppioidi, nella maggior parte dei casi, conducono una vita normale e continuano a lavorare.

2. Si sente dire: “Negli anziani che prendono molti medicinali per patologie diverse, è meglio non intervenire contro il dolore per evitare l’assunzione di ulteriori farmaciâ€.
Invece, è necessario porre molta attenzione ai farmaci da utilizzare, ma il dolore può e deve essere comunque controllato e, se possibile, eliminato. Esistono precise indicazioni su come affrontare il dolore negli anziani. Il dolore non è un aspetto inevitabile della vecchiaia.

3. Si sente dire: “Usare subito la morfina (il più noto degli oppioidi maggiori) significa non avere altre possibilità se il dolore dovesse aumentareâ€.
Questa è un'affermazione errata, che spesso ha comportato una sofferenza inutile













postato da stigli | 10:09 | commenti (2)
 

 

E quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole!
Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare a pezzi che partecipare a una azione così miserabile.
Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l'umanità da essere persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da lungo tempo scomparso se il buonsenso dei popoli non fosse sistematicamente corrotto dagli speculatori del mondo politico e del mondo degli affari.

A. Einstein.



postato da stigli | 09:44 | commenti


martedì, marzo 25, 2003
 

Copio dal blog panicboot, come contributo per favorire un'inchiesta oggettiva e imparziale dei fatti da parte degli inquirenti.
ricevo e pubblico:


SANTA MARIA CAPUA VETERE (CE) - Un giovane ufficiale dell'esercito è stato selvaggiamente sggredito da alcuni detenuti. La notizia eclatante è stata data solo qualche giorno fa. L'episodio di cui è stato vittima il giovane ufficiale in servizio nella struttura militare con qualifica di capo della vigilanza risale al primo marzo dell'anno in corso. Gli aggressori lo hanno riempito di calci e pugni fino a che l'ufficiale non è caduto a terra straziato dalle ferite provocategli dai colpi che i detenuti gli avevano inferto. Qualche minuto dopo la violenza è stato soccorso da alcuni colleghi che hanno provveduto ad allarmare l'autombulanza. I soccorsi ospedalieri non hanno tardato ad arrivare, anzi sono stati repentini ed hanno provveduto ad un rapido trasporto nella struttura medica dell'ospedale di Capua. Qui il giovane militare è stato medicato e radiografato per controllare che non avesse riportato fratture, dopodiche è stato dimesso dai medici che gli hanno prescritto alcuni giorni di prognosi riservata. Ma una volta a casa, la vittima del pestaggio è stata nuovamente ricoverato a causa di complicazioni che sono sopraggiunte ai trumi provocati dai colpi, tanto che i medici dell'ospedale hanno provveduto immediatamente a sottoporrre a un delicato intervento chirurgico per non compromettere nessun organo vitale. Questo tipo di violenzapurtroppo è diventata routine nella struttura carceraria dove le aggressioni al personale diventano sempre più numerose.
Dal CORRIERE DI CASERTA, anno IX n.74 di domenica 16 marzo 2003
16 marzo, Santa Maria Capua Vetere
Cari compagni,
questo che vi ho integralmente trascritto è un articolo gravisssimo, costruito sulla versione ufficiale dei carabinieri che hanno fornito al corrriere di Caserta, loro organo ufficioso, a proposito di una zuffa realmente accaduta qui al carcere. La realtà che i miei occhi hanno registrato è la seguente: noi abbiamo il "divieto di incontro" con le forze di polizia detenute, ma occasionalmente capita che ci incrociamo.Una di queste volte una di esse ha provocato uno di noi, un militare detenuto, facendogli segno di tagliargli la gola. Lì è nato un alterco, subito sedato dai presenti, e i caporali del servizio di vigilanza hanno chiuso velocemente i cancelli divisori della nostra sezione separandoci dagli spazi comuni.L'alterco a questo punto unicamente verbale, è proseguito un pò e visto che non accennava a smorzarsi, l'infamia era stata grande, sono stati fatti accrorrere un gran numero di caporali, come un mare verde che inghiottisce tutto.Al timore della marea verde vi era il famoso tenente, tale Garalliana, noto prepotente, che rivogeva offese e ordini protetto dagli inferiori.
Nel marasma il tenente non è mai venuto a contatto con i militari detenuti, se si esclude un colpo d'allungo che egli stesso ha inferto ad un compagno, colpendolo all'occhio. A quel punto, col compagno a terra tutto è finito. Il tenente si è fatto scudo per tutto il tempo dei giovani e imberbi caporali di una leva, costretti a fare i secondini in questa struttura, dove mai, in due mesi che vi dimoro, è successo nulla al corpo ufficiale, fossimo matti! C'è la legge marziale... un semplice no costa 5-10 giorni in idolamento, una mano sulla spalla di un ufficiale mesi di galera.
Vedete la cosa è grave. Il tenente chiederà lauti risarcimenti, licenze, pensioni e chissà quant'altro scroccherà alla società alla quale fa il cane da guardia. Quattro detenuti, coinvolti nella zuffa verbale, tutt'al più c'è stata qualche spinta, rischiano un processo per rivolta, ammutinamento, sommossa, insomma da pochi a molti anni di galera. Il giornale ha diffuso nel casertano menzogne grosse come le corna dei giornalisti che vi scrivono presentandoci come belve per svolgere il loro "quotidiano"compito terrorista e conservatore. Questa operazione non deve passare, questi ragazzi rischiano anni della loro giovane vita per un vigliacco che vuole ingrassare a spese di tutti, per la compiacenza e il terrorismo della società borghese, coi suoi penalisti, medici, funzionari, pronti a cibarsi dei corpi monetizzabili degli uomini e delle donne proletarie, degli sfruttati, delle sfruttate. Io voglio fare qualcosa affinché questo processo incontri più ostacoli possibile. Per rimediare al danno che provocherà la pubblicazione dell'articolo,si può controbattere con un manifesto o un volantino. Di più, si può sfruttare questa emblematica occasione per cogliere in fallo la mistificazione statal-borghese che copre come una coltregli sfruttati, e muovere all'attacco.
Propongo il seguente scritto:
Pur sepolti vivi nella struttura carceraria militare di S.Maria Capua Vetere, le nostre insofferenze all'ambiente delle caserme o per sfortunate circostanze, abbiamo avuto l'opportunità di leggere sul "Corriere di Caserta" a quali livelli possano spingersi la viltà, la corruzione, l'infamia delle persone che, investite dall'autorità, giocano e lucrano sulle vite degli esseri umani. In data 16 marzo il quotidiano locale diffonde in migliaia di copie, su tutto il territorio casertano, la notizia di un sanguinoso pestaggio mai avvenuto dentro il carcere del quale sarebbe rimasto vittima "un giovane ufficiale", un tenente, ricoverato d'urgenza all'ospedale di Capua e addirittura, in un secondo tempo, operato. Non credevamo ai nostri occhi.
Noi tutti, che quel giorno abbiamo assistito ad una scaramuccia verbale nata dalla provocazione di due forze dell'ordine detenute, dove non è volato un colpo ma solo tante offese, testimonianti la diversa natura delle componenti incarcerate qua dentro, disertori e guardie, abbiamo letto del pestaggio a un ufficiale. Egli era intervenuto a calmare gli animi e nessuno l'ha toccato, poichè si faceva scudo con decine di giovani caporali di leva. L'iniziale stupore per la menzogna si è trasmormato in rabbia, la rabbia in ragionamento: costui, com'è d'abitudine fra coloro che "difendono l'ordine", vuole scroccare pensioni, invalidità, vitalizi, in una parola, soldi sonanti a spese dei malcapitati detenuti e ingannando la società tutta, in combutta con gli altri autorevoli personaggi la cui testimonianza vale più di quella dei normali cittadini, i medici, i giornalisti, i tutori dell'ordine.
Impugnare la legge per noi sarebbe una beffa e un pericoloso controsenso, verremmo minacciati, rischiando di aggravare la nostra già delicata situazione. La legge è in mano ai più forti. Ma zitti non ci possiamo stare, tutti devono sapere, tutti devono cautelarsi contro questi sciacalli che rovinano la vita alla gente per pochi spiccioli, primi fra tutti i mai abbastanza vituperati giornalisti, mercanti di menzogne. Quattro di noi rischiano anni e anni di prigione per questa pagliacciata.
Grazie dell'attenzione.
"Ci avete tolto la libertà ma ci è rimasta la dignità"
Alcuni detenuti del carcere militare di S.Maria Capua Vetere.
d.panicboot
ps: non ho parole.


















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lunedì, marzo 24, 2003
 

Atene e Melo di Tucidide - Come Israele e Palestina oggi

Guerra del Peloponneso (431-404):

 

Tucidide – Guerra del Peloponneso – cap.V

“sarà per me sufficiente che la mia storia sia giudicata utile da quanti vorranno indagare la chiara e sicura realtà di ciò che in passato è avvenuto e che un giorno potrà pure avvenire, secondo l’umana vicenda, in maniera uguale o molto simile».

Propongo la lettura di una pagina relativa alla vicenda dell'Isola di Melo (Milo): gli Ateniesi organizzarono una spedizione e occuparono l'isola, i cui abitanti erano coloni dei Lacedemoni (Spartani), ma mantenevano una rigorosa neutralità. Ebbe quindi inizio una trattativa nella quale i Meli, fiduciosi, offrirono la loro amicizia: ma ciò non bastò agli Ateniesi, che dapprima assediarono le città dell'isola e poi la distrussero, perpetrando una vera e propria strage.

84. Nell'estate successiva Alcibiade con una squadra di venti navi fece un'incursione ad Argo catturando gli individui ancora sospetti di nutrire simpatie politiche di marca spartana: i trecento detenuti furono confinati nelle isole vicine, suddite di Atene. Quindi gli Ateniesi si rivolsero contro gli isolani di Melo con trenta navi della propria flotta, sei di Chio, due di Lesbo, con milleduecento opliti propri, trecento arcieri e duecento arcieri montati: gli alleati e gli abitanti delle isole avevano contribuito con circa millecinquecento opliti. Melo è una colonia degli Spartani: per nulla disposta ad inchinarsi, imitando gli altri isolani, alla grandezza di Atene.

... mandarono un'ambasceria con l'intento di intavolare subito dei preliminari. I Meli ...li invitarono ad esprimere le ragioni della visita alla presenza delle autorità più alte e dei notabili. E gli ambasciatori ateniesi esposero questi punti:

85. ...

86. Il comitato dei Meli emise questo verdetto: "La correttezza leale della vostra offerta, di chiarire serenamente tra noi le varie posizioni, non si discute: ma stride, a nostro giudizio, con l'apparato bellico che già ci minaccia, pronto a mettersi in moto. Voi v'imponete ai nostri occhi in aspetto di arbitri del dibattito non ancora avviato. E ci prefiguriamo il suo esito, com'è facile del resto: se trionferanno le nostre ragioni di giustizia, ispirandoci fermezza, ci toccherà la guerra. Cedendo, la schiavitù."

87. Ateniesi: "Attenti a voi. Se organizzate il convegno per scrutare con sospettosi ragionamenti l'avvenire o con altri intenti, non per vagliare alla concreta luce dei casi attuali il vostro stato, e risolvervi a destinare la vostra città ad un sereno futuro, possiamo anche tagliare corto. Ma se la salvezza della vostra gente vi sta a cuore, apriamo pure il dibattito."

88. Meli: "Usateci comprensione: ...e si proceda pure a discutere, con le regole che avete indicato."

89. Ateniesi: "D'accordo. Dal canto nostro rinunciamo all'armamentario fastoso dell'eloquenza, alla retorica interminabile di quei discorsi celebrativi che non danno frutto. Sicché non ribadiremo che per avere demolito la prepotenza persiana, rifulge per noi il diritto all'impero, o che la nostra attuale campagna è la replica a un attentato inferto al nostro onore. Ma si pretende qui che neppure voi tentiate di piegarci giustificando il vostro rifiuto di fornire leve all'armata con la circostanza che siete coloni di Sparta, o soggiungendo che nei nostri riguardi siete innocenti e puri. Sentite: sforziamoci di restringere le ipotesi di compromesso nei confini del realizzabile, attingendole ciascuno ai principi più autentici cui ispira, di norma, la sua condotta. Siete consapevoli quanto noi che i concetti della giustizia affiorano e assumono corpo nel linguaggio degli uomini quando la bilancia della necessità sta sospesa in equilibrio tra due forze pari. Se no, a seconda; i più potenti agiscono, i deboli si flettono."

90. Meli: "... voi avete subito accordato il dibattito su questo tono dell'utile ignorando quello di giustizia ...

91. Ateniesi: "Piano. Non ci sgomenta la decadenza della nostra signoria, se mai tramonterà...

Ma conviene che è affar nostro vedercela con questo rischio. Per ora siamo qui a documentare due circostanze: primo, che il nostro intervento si ripromette un utile per il nostro dominio; secondo che con le offerte sul tappeto mostreremo la volontà politica di salvaguardare la sicurezza del vostro stato. Intendiamo praticare su di voi un governo libero da ansie e da rischi, e impiegare integre le vostre forze per un comune profitto."

92. Meli: "E come potrebbero collimare i nostri interessi, noi fatti schiavi, voi a dominarci?"

93. Ateniesi: "A voi toccherebbe la fortuna di vivere sudditi, prima di soffrire il castigo più crudele: e per noi sarebbe un guadagno non avervi annientati."

94. Meli: "Non sareste paghi della nostra neutralità, se invece di brandire le armi resteremo amici?"

95. Ateniesi: "No. Per noi è minaccia più pericolosa la vostra amicizia che il vostro odio aperto: la prima proporrebbe agli occhi degli altri sudditi un esempio di fiacchezza da parte nostra, il rancore invece rammenterà sempre viva la nostra potenza."

96.:Meli: ...

97. Ateniesi...

98. Meli: "E non vedete che per voi la sicurezza è là, in quell'altra politica...

Tutti gli stati che attualmente non sono iscritti a nessuna lega, credete voi che non prepareranno ostili le armi, quando riflettendo sul nostro destino temeranno di ora in ora che vibriate loro il primo assalto? E non sarà un accrescere, con le vostre mani, le potenze che già vi sfidano? E un colpo di sproni a giurarvi odio, in chi ancora se ne vive in disparte, e vuol star tranquillo?"

99. Ateniesi: "Non ci pare che la minaccia di costoro incomba tanto grave. È gente di terra, sparsa per il continente: vivono liberi, e correrà gran tempo prima che avvertano seriamente l'obbligo di mettersi in guardia contro di noi!

100. Meli: "...

101. Ateniesi: ... Non è una contesa questa, per voi, in cui confrontarsi a parità di forze e farsi onore. Lo scotto da pagare non è qui la fama di viltà. Urge piuttosto provvedere con prudenza alla vita, senza provocare un nemico troppo più poderoso."

102. Meli: "Eppure è noto che talvolta le sorti della guerra si orientano verso equilibri che le rispettive potenze in campo non lascerebbero mai supporre.

103. Ateniesi: "Speranza: incanto che illude ad osare!... Il vostro paese è debole, e alla bilancia della sorte basterà oscillare di poco per cancellarvi: evitatelo. Come dovreste rinunciare ad imitare la maggior parte dell'umanità, cui, benché sia ancora possibile la salvezza con espedienti terreni, quando ogni tangibile e ragionevole motivo di speranza li abbandona in male acque, sovviene la seduzione dell'oltremondo, i vapori mistici della mantica, gli oracoli, e il fumoso corredo che li accompagna: risorse che suscitano l'illusione, e affrettano il disastro."

104. Meli: "Credetelo, è arduo soprattutto per noi questo confronto disperato con la vostra potenza e con la sorte se costei non si terrà neutrale. Ci sorregge tuttavia la fede che, in quanto alla fortuna, non sia volontà del dio di sopprimerci: poiché ci erigiamo innocenti a contrasto di chi viola il giusto. Quanto allo squilibrio di forze, c'è fondata ragione di aspettarsi l'intervento amico di Sparta. ...

105. Ateniesi: "Quanto al sorriso del dio, siamo certi che anche noi non resteremo in ombra...Riteniamo infatti che nel cosmo divino, come in quello umano ... urga eterno, trionfante, radicato nel seno stesso della natura, un impulso: a dominare. È una legge, che non fummo noi a istituire, o ad applicare primi, quando già esistesse. L'ereditammo che già era in onore e la trasmetteremo perenne nel tempo, noi che la rispettiamo, consapevoli che la vostra condotta, o quella di chiunque altro, se salisse a tali vertici di potenza, ricalcherebbe perfettamente il contegno da noi tenuto in questa occasione. Ecco i ragionevoli motivi in virtù dei quali non ci allarma la volontà divina: non periremo per causa sua. Per il credito che accordate a Sparta, per il senso d'onore che le attribuite e che dovrebbe spingerla a proteggervi, ci felicitiamo per il vostro inesperto candore, ma non invidiamo in voi l'incoscienza! ...

106. Meli: "Ma è proprio un'obiezione così concepita a metter ali a questa nostra fiducia. Melo è una colonia di Sparta. Sarà la sua opportunità politica a distoglierla dall'idea di tradirci: per non apparire infida a quanti tra i Greci favoreggiano la sua causa, e far così un dono prezioso ai nemici."

107. Ateniesi: "Ne siete certi? Allora ignorate che, in politica, l'utile va d'accordo con la sicurezza dello stato, mentre a praticare il giusto e l'onesto ci si espone a pesanti rischi. Non sono da Spartani queste prodezze: non è la loro natura."

108. Meli: "

109. Ateniesi:

110. Meli:

111. Ateniesi: "Quand'anche quest'ipotesi s'avverasse, non ci coglierebbe sprovvisti d'esperienza, e anche a voi dovrebbe già esser noto che gli Ateniesi non indietreggiarono mai da un assedio per paura d'altri. Ma ormai ci siamo convinti: benché si sia qui asserito che il dibattito doveva avere il suo centro nel problema della vostra salvezza non avete voluto pronunziare una parola sola cui ci si possa umanamente affidare per concepire un piano sicuro di salvezza. I vostri temi ricorrenti e più solidi sono speranze, fantasie campate nel futuro: e le concrete difese con cui vi proponete di sbarrare il passo al congegno bellico che già preme alle vostre porte paiono troppo fragili per garantirvi scampo. E vi renderete colpevoli di una più sinistra follia, se dopo averci congedati non stillerete dalle vostre menti qualche risoluzione più avveduta. Non vi appellerete, speriamo, al sentimento dell'onore: causa prima di tanta rovina tra gli stati, tra i funesti e minacciosi bagliori di un abisso che può inghiottire un popolo e seppellirlo in un silenzio avvilente. ...Non è per voi una infamia entrare nella sua lega, serbando la vostra terra a prezzo di un tributo. Vi si consente di scegliere tra la sicurezza e la lotta: non appigliatevi al partito peggiore.

Dibattete fra voi, anche quando noi delegati saremo lontani, questi punti e tornate spesso su questa riflessione: la scelta coinvolge la patria. È una la patria: e a una parola sola, decisiva, sta sospeso il suo destino, di vita o di morte."

112. A tal punto gli Ateniesi troncarono il negoziato e si ritirarono. I Meli rimasero con se stessi: e ostinati in quei medesimi principi che avevano espresso in sede di dibattito, emisero il seguente comunicato: "La nostra decisione non è mutata, cittadini d'Atene, non strapperemo a una città viva ormai da ottocent'anni, con una parola che dura un attimo, la sua libertà. Pieni di fede nella fortuna che sotto il governo degli dei l'ha per tanti secoli salvaguardata, tenteremo con le nostre forze e aspettando l'aiuto spartano, di salvare la città. Ci offriamo neutrali alla vostra amicizia, e vi proponiamo di allontanarvi dal nostro suolo dopo aver sancito quei patti che ad ambedue promettano e garantiscano un profitto."

113. Fu tutto qui il responso dei Meli. Gli Ateniesi sospendendo definitivamente a questo punto i negoziati, replicarono: "A giudicare da questa risposta, frutto di una risoluzione meditata, si potrebbe dire che tra gli uomini voi siete gli unici a valutare il patrimonio del futuro più solido di quello del presente. Per il desiderio che vibra in voi scorgete una realtà concreta laddove è l'invisibile. E per esservi dati, anima e corpo, agli Spartani, alla sorte, alle speranze con la più incondizionata fiducia, crollerete nel più sanguinoso disastro."

114. I delegati ateniesi tornarono al proprio campo. Gli strateghi, poiché i Meli opponevano un così netto rifiuto, si dedicarono a preparare l'azione e distribuiti tra i reparti, città per città, i vari compiti, si pose mano al blocco dei Meli con un baluardo.

115... i Meli tentarono un colpo di mano sul muro ateniese che li bloccava: di notte, dal lato della piazza. Uccisero alcune sentinelle, e importati viveri e oggetti di generale utilità, quanti più poterono, si asserragliarono e stettero immobili. Da allora gli Ateniesi strinsero e rinsaldarono le maglie della loro vigilanza. E l'estate finiva.

116. Nel seguente inverno gli Spartani, che avevano in proposito di invadere l'Argolide, rimpatriarono poiché alla frontiera i loro sacrifici non erano riusciti propizi. ...Proprio a quell'epoca i Meli attaccarono, in un altro punto, per la seconda volta, lo sbarramento ateniese, dove le scolte erano al minimo. Aggiuntosi più tardi un nuovo esercito da Atene, per porre riparo al moltiplicarsi di simili tentativi, al comando di Filocrate figlio di Demeo, l'assedio fu stretto con più ferreo vigore. Inoltre in seno ai Meli ci fu un tradimento: ed essi si videro obbligati alla resa senza condizioni. Gli Ateniesi passarono per le armi tutti i Meli adulti che caddero in loro potere, e misero in vendita come schiavi i piccoli e le donne. Si stabilirono essi stessi in quella località, provvedendo più tardi all'invio di cinquecento coloni.

Per leggere il testo completo clicca qui.

Guerra del Peloponneso (431-404):

  • Guerra archidamica(431-421): con alterne vicende, gli Spartani prevalgono sulla terra, gli Ateniesi sul mare. Questa fase - cui partecipa Tucidide - si conclude con la pace di Nicia (capo del partito oligarchico ateniese).
  • Spedizione ateniese in Sicilia (415-413): prevalendo sul pacifista Nicia, il democratico Alcibiade induce Atene ad aiutare Segesta contro Siracusa e Selinunte, alleate di Sparta. L'esito dell'impresa è disastroso, come possiamo vedere dal resoconto di Tucidide.
  • Guerra di Decelea (fortezza occupata dagli Spartani per devastare l'Attica, su consiglio del fuoriuscito Alcibiade; 413-404): declina la potenza ateniese, i Persiani, che erano stati espulsi dalla politica greca, intervengono a finanziare Sparta. Dopo alterne vicende, Atene, sconfitta dallo spartano Lisandro all'Egospotami, capitola. Le "lunghe mura" sono smantellate; si scioglie la lega di Delo. Sparta è egemone.
  • Ma il vero vincitore è l'impero persiano.

postato da stigli | 19:55 | commenti (1)
palestina, latini greci
 

 

Questa è la foto del mio amico Guido, in cima al Libro Aperto all'Abetone. Ha aperto da poco il suo nuovo blog e non è riuscito ancora a mettercela. Ma ce la farà. Nel frattempo, Guido, guardati qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da stigli | 17:33 | commenti (2)


venerdì, marzo 21, 2003
 

 

L'aria di primavera
invade la città.
Ai fanciulli la sera
cresce un poco l'età.

 

lo vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita

 

Sandro Penna

Filastrocca di primavera

Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno,
più dolce la sera.
Domani forse tra l'erbetta
spunterà qualche violetta:
Oh prima viola fresca e nuova
beato i l primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta,è qua.
Gli altri signori non lo sanno
e ancora in inverno si crederanno,
magari persone di riguardo,
ma il loro calendario va in ritardo.

(g:Rodari)

















postato da stigli | 11:26 | commenti (2)


giovedì, marzo 20, 2003
 

 

Robin Cook si dimette da Ministro del Regno Unito.

Trovato nella mia casella postale elettronica. E' un po' lungo, ma non si può far guerra alla guerra soltanto con le imprecazioni contro le teste di legno che prendono le decisioni sbagliate.

Per incoraggiare pigri e frettolosi ho sottilineato i passaggi più interessanti.

From: Donald Bathgate

Subject: Discorso di Robin Cook

Care amiche, cari amici,

Nel trambusto di queste ore, ritengo sia di conforto leggere le parole incisive pronunciate ieri nella Camera dei Comuni del Regno Unito da Robin Cook per rassegnare le dimissioni dal governo.

Chiedo venia per la qualità della traduzione ma ho fatto del mio meglio.

Ciao e un abbraccio a tutti

Donald

Discorso del 17 marzo 2003 di Robin Cook, già Ministro degli Esteri del governo Blair, in cui rassegna le dimissioni dal governo per la decisione di Blair di entrare in guerra.

Tradotto da Donald Bathgate

Le sottolineature e il NB sono di Barbabianca.

" Ho scelto di parlare [prima] alla Camera per spiegare perché non posso dare il mio appoggio ad una guerra che non gode né di accordo internazionale né di consenso interno.

…

Applaudo gli sforzi eroici che il Primo Ministro ha svolto nel tentativo di assicurare una seconda risoluzione ONU.

Credo altresì che nessuno avrebbe potuto superare i tentativi del Ministro degli Esteri per ottenere consenso per una seconda risoluzione del Consiglio di Sicurezza.

Ed è proprio l’intensità di questi sforzi che sottolinea quanto fosse importante portarli a buon fine.

Ora che questi tentativi hanno fallito, non possiamo fare finta che arrivare ad una seconda risoluzione fosse una cosa di nessun importanza.

La Francia è stato bersagliata di recente di una serie di commenti ostili.

Non è la sola Francia che vuole più tempo per le ispezioni. La Germania lo vuole, la Russia lo vuole mentre noi non siamo mai arrivati a raccogliere il pur minimo consenso necessario per l’approvazione di una seconda risoluzione.

Ci inganniamo se crediamo che il livello di ostilità internazionale sia tutto da imputare al Presidente Chirac.

La realtà invece è che la Gran Bretagna viene sollecitata a partecipare in una guerra senza il consenso da parte di qualunque degli enti internazionali in cui è partner di spicco – né la NATO, né l’Unione Europea ed ora, neanche il Consiglio di Sicurezza.

Il trovarsi in una situazione di tale debolezza diplomatica rappresenta un grave passo indietro.

Solo un anno fa, noi e gli Stati Uniti facevamo parte di una coalizione più vasta e più diversificata di quanto avrei mai immaginato contro il terrorismo.

La storia sarà sbalordita dagli errori di valutazione diplomatici che così presto hanno portato alla disintegrazione di quella coalizione così potente.

Gli Stati Uniti possono permettersi di andare avanti da soli, ma la Gran Bretagna non è una superpotenza.

I nostri interessi sono meglio serviti non da interventi unilaterali ma da accordi multilaterali, e da un ordine mondiale governato da regole.

Eppure stasera i raggruppamenti internazionali che per noi sono cruciali risultano indeboliti: l’Unione Europea è divisa, il Consiglio di Sicurezza è in stallo.

Queste sono vittime significative di una guerra in cui non è ancora partito il primo colpo.

Mi è capitato di sentire confrontare l’azione militare di queste circostanze con quella che intraprendemmo in Kosovo. Non c’era dubbio sulla solidità del consenso multilaterale raccolto attorno all’azione di quel contesto.

Aveva l’appoggio della NATO; aveva l’appoggio dell’Unione Europea; aveva l’appoggio di ognuno dei singoli paesi confinanti della regione. La Francia e la Germania erano i nostri alleati co-partecipi ed attivi.

Ed è precisamente perché ora non abbiamo quell’appoggio, che era diventato ancora più importante assicurarci il consenso del Consiglio di Sicurezza come ultima speranza di mostrare unità internazionale.

La base legale per il nostro intervento in Kosovo fu costituita dalla necessità di fare fronte ad una crisi umanitaria urgente ed impellente.

La nostra difficoltà nel raccogliere consenso ora si basa sul fatto che né la comunità internazionale né il popolo della Gran Bretagna è convinto che esista una ragione urgente ed impellente per questo intervento militare in Iraq.

La soglia della guerra dovrebbe sempre essere alta.

Nessuno di noi è in grado di prevedere il numero di morti che l’attacco imminente provocherà ma l’avvertimento americano di una campagna di bombardamento da “trauma e soggezione†rende probabile che le perdite si conteranno almeno in migliaia.

Sono fiducioso che le donne e gli uomini del nostro esercito si comporteranno in modo professionale e coraggioso. Posso solo sperare che ritorneranno tutti.

Spero anche che Saddam, perfino in questa fase tardiva, lasci Baghdad per evitare la guerra, ma sarebbe falso sostenere che solo coloro i quali sono a favore della guerra appoggino i nostri soldati.

E’ perfettamente legittimo appoggiarli mentre si cerca un’alternativa al conflitto che metterà a repentaglio la vita di quegli stessi uomini e donne combattenti.

Non è neanche giusto accusare noi, che sollecitiamo più tempo per le ispezioni, di non avere una strategia alternativa.

Per quattro anni, mentre ricoprivo il ruolo di Ministro degli Esteri, condividevo la responsabilità della strategia occidentale di contenimento.

Negli ultimi dieci anni quella strategia ha distrutto più armamenti che la Guerra del Golfo, ha smantellato il programma di armamento nucleare dell’Iraq e ha fermato i piani di Saddam per quanto riguarda i missili di media e lunga gittata.

La forza militare dell’Iraq è ormai meno della metà di com’era durante l’ultima Guerra del Golfo.

L’ironia della sorte vuole che è solo la debolezza delle forze di Saddam che ci permette di contemplare l’invasione. Alcuni che caldeggiano il conflitto sostengono che le forze di Saddam sono talmente deboli, demoralizzati e male equipaggiati che la guerra finirà in pochi giorni.

Non possiamo basare la nostra strategia militare sull’idea che Saddam è debole e, nello stesso tempo, giustificare un intervento preventivo perché rappresenta una minaccia.

Con ogni probabilità l’Iraq non possiede armi di distruzione di massa nell’accezione generale del termine – ovvero un’arma capace di essere lanciata contro un obiettivo strategico cittadino.

Probabilmente possiede ancora delle tossine biologiche e munizioni chimiche da campo di battaglia che, però, possiede dagli anni ’80 quando aziende statunitensi vendevano agenti di antrace a Saddam, e il governo britannico di allora diede il suo benestare per la costruzione di fabbriche per la produzione di munizioni e prodotti chimici.

Perché è diventato così urgente che occorre intervenire militarmente per disarmare una capacità bellica che esiste da 20 anni e che abbiamo contribuito a costruire?

Perché è necessario fare ricorso alla guerra questa settimana mentre l’ambizione di Saddam di completare il suo programma di riarmo viene bloccata dalla presenza degli ispettori ONU?

Solo un paio di settimane fa, Hans Blix ha detto al Consiglio di Sicurezza che i restanti compiti fondamentali di disarmo potrebbero essere portati a termine entro pochi mesi.

Ho sentito dire che l’Iraq ha avuto non mesi bensì anni per disarmarsi e che ormai la nostra pazienza si è esaurita.

Tuttavia, sono trascorsi più di 30 anni da quando la risoluzione 242 esigeva che Israele si ritirasse dai territori occupati.

Non viene espressa la medesima impazienza nei confronti del rifiuto continuo di Israele di adempiere a questa esigenza.

Approvo il forte impegno personale che il Primo Ministro ha dato per la pace in Medio Oriente ma il ruolo positivo della Gran Bretagna in quell’area non è sufficiente per compensare il forte senso di ingiustizia che serpeggia nel mondo islamico che vede l’applicazione di una regola per gli alleati degli Stati Uniti mentre ad altri ne viene applicata una diversa.

La nostra credibilità, inoltre, non viene coadiuvata dai nostri partners a Washington che sembrano meno interessati al disarmo ma puntano maggiormente verso un cambio di regime in Iraq.

Ciò spiega perché le indicazioni che dimostrano progresso nelle ispezioni provoca non soddisfazione bensì costernazione a Washington in quanto diminuisce invece di aumentare l’argomento a favore della guerra.

Ciò che mi ha turbato di più in queste ultime settimane è che se le schede bucate in Florida fossero state interpretate in modo diverso e Al Gore fosse stato eletto Presidente, non saremmo ora alla stregua di impegnare soldati britannici.

IL lungo periodo durante il quale ho servito la collettività in questa Camera mi ha procurato un grande rispetto per il buon senso e la saggezza collettiva del popolo britannico.

Sulla questione irachena, ritengo che l’umore prevalente del popolo della Gran Bretagna sia preciso. Non hanno dubbi che Saddam sia un dittatore brutale ma non sono persuasi che rappresenti una chiara ed attuale minaccia per la Gran Bretagna.

Desiderano che venga data una possibilità alle ispezioni, e hanno il sospetto di essere trascinati da una spinta eccessiva verso un conflitto da parte di un amministrazione USA che persegue gli interessi propri.

Sono, soprattutto, a disagio con l’idea che la Gran Bretagna fugga in avanti con un’avventura militare, priva di una larga coalizione internazionale, e con l’ostilità di molti dei nostri alleati tradizionali.

Fin dall’inizio di questa crisi, come Presidente della Camera, ho insistito al diritto di questa Camera di votare se la Gran Bretagna si debba impegnare in una guerra.

Molti commentatori amano dire che questa Camera non occupa più un ruolo centrale nella politica della Gran Bretagna.

Nulla potrebbe meglio dimostrare che sbagliano, se questa Camera fermasse l’impegno di inviare truppe in una guerra che non gode né di accordo internazionale né di consenso interno.

Intendo associarmi domani sera a coloro i quali voteranno contro l’intervento militare ora. E’ per quella ragione e unicamente quella, e con malincuore, che mi dimetto da questo governo."

NB. La Camera ha poi approvato l’entrata in guerra.

 

Vai ora nel blog di Paolo Valdemarin che ti dà la possibilità di vedere e sentire il discorso di Robin Hood(!)  e ti mette anche il testo inglese.

postato da stigli | 17:13 | commenti
 

 

 

Le tre età dell'uomo

 

 

"… sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l'angoscia dell'attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent'anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c'è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore, da grandi. …"

Beh, io mi sento così, e sento che la mia vita vale la pena di essere vissuta, e credo anche che ti puoi sentire così solo se vivi in un paese occidentale, se sei cresciuto nella nostra cultura. C'abbiamo messo tremila anni di guerre, roghi, torture, stermini, ma anche di idee, rivoluzioni, di pensiero. Credo che combatterei, se necessario, per difendere tutto questo. Per questo odio i Talebani, odio gli integralisti, i "troppo convinti" di qualsiasi credo essi siano e in qualunque paese essi vivano.
Mi vengono i brividi vedendo le donne islamiche, condannate ad una non esistenza, mi fanno altrettanto inorridire certi cattolici che con spietata cattiveria condannano, superbi, altre persone che semplicemente vivono la loro vita in modo diverso da quello che la Bibbia, il Vangelo, Dio o chi per loro ha deciso.

Molti dicono che ciò che è successo l'11 settembre ha cambiato il mondo. Ho paura per come andrà a finire. Penso che tutto questo ci costringerà davvero a confrontarci, forse anche a scontrarci, ma almeno saremo costretti a riflettere su quello che davvero conta nella nostra vita.

Fallaci, se il sole muore.

Sono stupendi i settant’anni, e anche i sessanta, sessantacinque. Sono stupendi perché sono liberi: liberi dal lavoro a cartellino, liberi dalla schiavitù dell’orologio, dalle scadenze obbligate del calendario, dalle code obbligate del mese di agosto, dagli ingorghi autostradali degli week end.

Sono stupendi i settant’anni, perché se pure hai smesso di andare al lavoro, puoi continuare a riscuotere lo stipendio. Sono stupendi perché sei uscito dalle turbolenze dell’amore giovanile, per approdare sulle spiagge assolate delle insenature tranquille.

“Perciò io credo che Solone scrisse quei versi quando era ancora giovane e pieno di sperma, ma divenuto vecchio si esprimeva così:

- ora mi compiaccio delle opere di Cipride

di Dioniso e delle Muse, che portano gioie agli uomini.-

Così egli aveva posto la sua vita in una certa calma, quella del matrimonio e della filosofia, dopo l’uragano e la tempesta degli amori giovaniliâ€.

(Plutarco, Sull’amore, tascabili economici Newton, pg.25).

A settantanni mi sento come al ritorno in albergo dopo lo sci in settimana bianca: i piedi liberati dagli scarponi, i muscoli sfatti e distesi, la doccia calda e rinfrescante, il letto pulito e accogliente.

A settantanni mi sento come all’arrivo sulla vetta della montagna: soddisfazione di voltarsi indietro, valutazione del percorso fatto, considerazione delle difficoltà superate, contemplazione del panorama sottostante, con le valli coperte dalle nebbie e le cime scintillanti al sole.

A settantanni trovo il tempo, l’intelligenza e la volontà di ringraziare con tutto il cuore i milioni di uomini che mi hanno preceduto e che mi hanno permesso, con le lotte e la determinazione, la sofferenza, la rivolta ed il martirio, di godere i piaceri di una vita prolungata e non più schiavizzata. Il quarto stato. Eccoli qui.

A settantanni io gusto il sapore del vivere anche e soprattutto per costoro e, particolarmente per quelli che, per colpa e malizia di altri uomini, non sono rientrati la sera in albergo per togliersi le scarpe e fare la doccia, non sono arrivati alla cima per prendere coscienza del cammino percorso: fulminati a vent’anni sulle trincee del Carso o della Marna, dentro i bunker della linea Sigfrido e della Maginot, e poi, più tardi ma in così rapida successione, congelati di fame e freddo nella pianure della Russia, massacrati dalle bombe a Montecassino, Parigi, Mosca, Londra,Stalingrado, Berlino, Colonia, Dresda e via col vento, fucilati dai plotoni di esecuzione in tutti gli angoli d’Europa, umiliati, torturati, scannati come bestie , sterminati come parassiti nocivi nei campi di sterminio di tutta Europa.

A settantanni voglio vivere anche per quelli che son caduti nei luoghi di lavoro, in adempimento di un servizio, ed anche per i tanti che ogni giorno rimangono sulle strade, stritolati dentro le scatole di latta che stanno inquinando il pianeta, intasando le nostre città, succhiando quel petrolio che viene ricavato in questo momento dal sangue degli iracheni prima che dai loro pozzi.

Voglio vivere ancora per lottare o quanto meno testimoniare a favore di quei tanti /troppi) che ancora oggi nascono per morire prima del tempo di “peste fame e guerra†senza neppure prendere coscienza del come e del perché. A settantanni io gusto il sapore della vita matura per tutti costoro a cui la vita viene negata. E finalmente mi preparo a rimanere in cielo dove già sono e precisamente qui. Non ho quindi bisogno della monetina in bocca per attraversare il fiume che porta al regno dei morti, né mi occorre il lasciapassare della santa unzione per volare al cielo. Superati i terrori della religione con Lucrezio e con Einstein mi preparo all’incontro con la grande eguagliatrice con relativa tranquillità: la morte fa parte della vita. Ho fatto la mia corsa, ho scalato la montagna, ho avuto il tempo di assaporare i momenti progredienti della vita che madre Natura ha per noi uomini predisposto e così bene indicati da Gianbattista Vico:

- prima un sentire senza avvertire, poi un avvertire con animo perturbato e commosso, infine un riflettere con mente pura - (o quanto meno sgombra).

Sul mio blog è presente un sito – eutanasia -;

lì c’è il mio testamento biologico.

Spero di trovare dei medici sensibili e comprensivi, liberi da dogmi religiosi e coercizioni indebite,

familiari ed amici amorevoli e non spaventati... spero di superare il passaggio con la serena consapevolezza dei saggi,

di rientrare così, come una docile fibra dell’universo nel più ampio alveo della Natura, e continuare in altre forme, prima delle altre in tutti coloro che rimangono dopo di me a vivere e gustare l’avventura del cosmo.

Perché la vita continua in una perenne trasformazione.

La vita delle stelle. L’Universo è più bello e più grande del paradiso dei teologi; Galileo e Giordano Bruno lo avevano intravisto, noi lo possiamo toccare con mano, e siamo solo all’inizio.

Stella stellina...

Barbabianca: Se il sole vive.


postato da stigli | 10:52 | commenti (2)


mercoledì, marzo 19, 2003
 

 

 

Ma se ghe pensu

Ho fatto un sogno

 

Ho sognato che i bersaglieri italiani hanno trovato Bin Laden e lo hanno consegnato al tribunale dell’Aia.

Ho sognato che Saddam si è dimesso e si è ritirato in Svizzera.

Dopodiché:

gran tramestio in America.

 

L’ambasciatore italiano a Washington è stato incaricato di trasmettere al Governo italiano l’irritazione di quello americano.

“Voi ci costringete a ritirarci dall’Afghanistan; non erano questi gli accordi fatti in via riservata. Era stabilito che la persona fisica di Bin Laden fosse di pertinenza esclusiva dell’esercito segreto della CIA, alla quale era demandata la decisione se e quando catturare o eliminare B.L.

Lo sapevate meglio di noi che la Enduring Freedom, una volta perso l’aggettivo, non vale più nulla; lo sapevate bene quanto noi che l’economia di guerra può essere determinante oltre che nella lotta al terrorismo anche nella lotta alla recessione; lo sapevate o no che la produzione industriale negli States è in calo da 13 mesi consecutivi?"

 

La CNN, che per prima aveva dato la notizia della fuga di Saddam, è stata momentaneamente oscurata. Il tempo necessario per una riunione di emergenza tra gli armaioli e i petrolieri americani per stabilire come smaltire il surplus di 3000 bombe intelligenti, 500 aerei da combattimento, 5000 elicotteri da sbarco, ricerca e distruzione; per stabilire se e come rifondere i mancati guadagni alle industrie americane incaricate di ricostruire l’Iraq del dopoguerra.

 

Sono una diecina di persone, tutte con maschera tipo Ku klux klan.

 

Che cosa raccontare alla Lockheed Martin che produce gli F-16, alla Raytheon fornitrice dell’elettronica missilistica e di difesa? E alla Nortrop Grunman per tutto il settore aereonautica?

Meno male per la Boeing che è duale tra civile e militare. Quello che perde da una parte lo recupera dall’altra

E i telefonici e i farmaceutici? Come la mettiamo con la Bayer, che produce tutto quel Cipro, l'antibiotico elettivo contro l'antrace? e tutti i tecnologici legati all'industria della Difesa e della sicurezza?

Dovremo aumentare le tasse agli assicurativi, ai titoli relativi alle compagnie aeree e ai produttori e a tutti gli altri che con la fine dell’Enduring freedom fanno affari d’oro. Anche i titoli ciclici e tutto il settore del turismo dovranno riversare un po’ dei loro guadagni destinati ad aumentare in progressione geometrica.

Dovremo pensare anche a qualche forma di rimborso alle Ditte Funebri che hanno avuto in appalto il recupero, la ricomposizione, l’eventuale embellishment, il trasporto e la consegna dei corpi dei caduti ai loro familiari.

La riduzione del rafforzamento dei sistemi di sicurezza antiterrorismo ci farà perdere una bella fetta dei 1.500 miliardi di dollari già praticamente approvati dalla commissione Bilancio del Congresso Usa.

 

Quali danni di pace richiedere a Francia e Germania?

 

Come rimettere sotto giogo Russia e Cina?

 

Il prezzo del la benzina si è invertito: 500 vecchie lire al litro in Europa, 2500 in America.

Come riorganizzare la forza del dollaro il cui valore nei confronti dell’Euro si è dimezzato?

Bisogna anche pensare alle industrie dolciarie incaricate di distribuire a spese della Difesa, caramelle e cioccolatini per bimbi iracheni rimasti orfani.

Adesso è l’ora di chiamare gli altri. Uno fra gli incappucciati si alza e fa un cenno.

"Dabliù e tutti gli altri qui indicati a rapporto";

consegna una carta a un cappuccetto bianco a lui vicino:

"presidente e vicepresidente di ognuno di questi settori":

The executive office of the President
President Bush, Vice President Cheney and Chief of Staff

Council of Economic Advisers

Council on Environmental Quality

Domestic Policy Council

National Economic Council

National Security Council

Office of Administration

Office of Faith-Based and Community Initiatives

Office of Homeland Security

Office of Management and Budget

Office of National AIDS Policy

Office of National Drug Control Policy

Office of Science & Technology Policy

Office of the United States Trade Representative

President's Critical Infrastructure Protection Board

President's Foreign Intelligence Advisory Board

USA Freedom Corps

White House Military Office

In quel momento la CNN riattiva le trasmissioni.

Notizia dell’ultima ora:

Attenzione, attenzione (tam tam tipo Radio Londra 40-45):

Il nostro inviato alla Casa Nera comunica:

un’ora fa si sono suicidati:

Secretary of Defence

Donald Rumsfeld,

Secretary of Treasury
John Snow

The Vice President
Richard B. Cheney

National Security Advisor

Dr. Condoleezza Rice

Federal Reserve System

Alan Greenspan
Chairman
Roger W. Ferguson, Jr.
Vice Chairman


 

E Dabliù? Corre voce che si sia nascosto in un convento di trappisti americani. Si attende quanto prima una conferenza stampa dell’inviato del papa, Cardinal Pio Fiumi.

Delibera del vaticano di garantire funerali religiosi ai suicidi eccellenti, in quanto hanno compiuto un atto in tutto e per tutto conforme alla volontà di Dio.

Al di là dell’Atlantico giunge notizia della caduta di Tony Blair, sostituito dall’ex ministro dimissionario dei rapporti col Parlamento Robin Cook , delle dimissioni di Aznar in Spagna, del rinvio a giudizio di Buontemponi da parte di Mani Callose in Enotria, con la conseguente decadenza dal servizio.

 

Nel frattempo esce il Quinto volume della saga Harry Poter scritto da J.K. Rowling in una notte.

Titolo: Harry Potter and the outbreak of peace.

Harry Potter viene richiamato in servizio dalla Rowlings con tutti i maghi di Howart per la trasformazione delle bombe, missili, aerei, in:

medicine per i bambini,

omogeneizzati per adulti senza denti,

latte artificiale per mamme denutrite...

Un intero piano di Hohwart viene destinato alla trasformazione accelerata delle automobili a benzina in auto a idrogeno, cominciando da quelle non catalitiche.

La mia Fiat UNO Fire si illumina d’una luce strana; si ferma davanti a casa, di fronte al Vilale dei bambini, ne esce Beppe Grillo in persona, con aria radiosa:

" eccola è per te. - Beve acqua, piscia ossigeno. Puoi viaggiare quanto vuoi, ma vai piano, hai capito? Perché non inquina più, ma può ancora ammazzare -.

Se ne va facendo l’imitazione di Gilberto Govi:

Ma se ghe pensu alua mi veddu u má,
veddu i mæ munti e a ciassa d'Anunsiaa,
riveddu u Righi e me s'astrenze u cø,
veddu a lanterna, a cava, lazû u mø,
riveddu a seja Zena ilûminaa,
veddu la a fuxe e sentu franze u má
e alua mi pensu ancun de riturná
á posá e osse duv'ho mæ madunaa

 

una canzone piena di nostalgia ma cantata con gioia.

 

Ma la Fiat, proprio per la gioia, accende i fari abbaglianti e ...krac!

Un raggio di sole traditore, filtrato attraverso una piccola fessura della serranda, viene a colpirmi esattamente sulle pupille semichiuse. Inconsapevolmente cerco di non interrompere il sonno, ma non c’è niente da fare. Sono le 7,30 di mattina; è ormai primavera e la finestra della mia camera guarda a est.

Oggi, gran bella giornata qui a Firenze: alle Cascine messer Aprile anticipa e ritornerà a fare il rubacuor.

Mi risento Alberto Rabagliati: nostalgia di giovinezza.

È primavera ... Che festa di colori!
Madonne e fiori tentaste il genio

d'un gran pittor!

E la vida continùa.



















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La pace si organizza sull'web

 

Uno, due , tre.

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martedì, marzo 18, 2003
 

IL LUPO E L’AGNELLO

Un lupo vide un agnello presso un torrente che beveva e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto. Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo di insudiciare l’acqua, così che egli non poteva bere. L'agnello gli fece notare che, per bere, esso sfiorava appena l’acqua col muso e che, d’altra parte, stando a valle non gli era possibile intorbidare la corrente a monte. Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse: "Ma tu sei quello che l’anno scorso ha insultato mio padre." E l’agnello a spiegargli che a quella data non era ancor venuto al mondo. "Bene" concluse il lupo, "se tu sei così bravo a trovar delle scuse, io non posso mica rinunziare a mangiarti.

La favola mostra che contro chi ha deciso di far un torto non c’è giusta difesa che valga.

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lunedì, marzo 17, 2003
 

L'intervento di Emergency in Iraq

Come sapete, e' dal 1995 che siamo presenti in Iraq, nella zona a nord,
quel "Kurdistan iracheno" tristemente noto per la repressione da parte
del governo centrale della popolazione curda, per l'alto numero di mine
antiuomo (si stima che dei 10 milioni di mine presenti sul territorio
la maggior parte sia di produzione italiana, venduta a Saddam Hussein
durante l'embargo), per l'eccidio di Halabjia nel 1988 con armi chimiche.
Dal 1995 abbiamo aperto (e tuttora gestiamo) due centri chirurgici, due
centri protesi e 20 posti di primo soccorso; in questi giorni abbiamo
aumentato il personale internazionale presente in loco, in vista di un
peggioramento della situazione; per lo stesso motivo stiamo inviando
scorte di materiale sanitario e di farmaci.
Un analogo container sta partendo per Bagdad: da un incontro avuto dal
nostro team con Tarek Aziz la scorsa settimana infatti è emerso che gli
ospedali locali, pur non necessitando di personale medico-chirurgico,
sono privi di farmaci, attrezzature, strumentario e materiale di
consumo.
Negli ospedali di Sulaimaniya ed Erbil stiamo dimettendo tutti i
pazienti non gravi per avere disponibilità di posti letto in caso di
emergenza.
Tramite le news del sito internet, continueremo a comunicarvi gli
aggiornamenti dal nostro personale in loco.

























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domenica, marzo 16, 2003
 

 

 

Ciao, Rachel

 

Washington Post di Domenica 16 marzo 2003

U.S. Woman Killed by Israeli Bulldozer (Una donna statunitense uccisa da un bulldozer israeliano)


Peace Activist Dies While Attempting to Block Home Demolition (attivista di pace muore mentre tenta di impedire la demolizione delle case).

By Paul Queary
Associated Press Writer
Sunday, March 16, 2003; 4:15 PM
OLYMPIA, Wash. (AP) - In a matter of months, Rachel Corrie went from the orderly peace movement of this small liberal city to a deadly world of gunfire, violent political conflict and the bulldozer that crushed her to death.( Nel giro di mesi Rachel Corrie era passata dal tranquillo movimento di pace di questa piccola progredita città al mondo infernale delle armi da fuoco, del conflitto politico violento e del bulldozer che l'ha schiacciata a morte)

Corrie, 23, a student at The Evergreen State College in Olympia, died Sunday in Gaza while trying to stop the bulldozer from tearing down a Palestinian physician's home. She fell in front of the machine, which ran over her and then backed up, witnesses said.

(Corrie è morta Domenica in Gaza mentre cercava di impedire a un bulldozer di demolire la casa di un medico palestinese)

In an e-mail earlier this month, Corrie had described a Feb. 14 confrontation with another Israeli bulldozer in which she referred to herself and other activists as "internationals." ( in una email dei primi di questo mese ha descritto un confronto avuto il 14 febbraio con un altro bulldozer)

"The internationals stood in the path of the bulldozer and were physically pushed with the shovel backwards, taking shelter in a house," Corrie wrote in the e-mail, distributed in a March 3 news release by the International Solidarity Movement. (il gruppo si era messo sul passaggio del bulldozer e fu fisicamente spinto con il dietro della pala, trovando rifugio in una casa.)

"The bulldozer then proceeded on its course, demolishing one side of the house with the internationals inside," she wrote.( Il bulldozer continuò la sua corsa demolendo un lato della casa con il suo gruppo dentro)

Just a few months before her death, Corrie had been organizing events as an activist in Olympia's peace movement and at Evergreen, a small campus known for its devotion to liberal causes.(fino a pochi mesi prima Corrie aveva organizzato iniziative come attivista del movimento per la pace di Olimpia e poi al suo college Evergreen ben conosciuto per la sua dedizione alle battaglie di civiltà).

Through a local group called Olympians for Peace in the Middle East, she joined the International Solidarity Movement, a Palestinian-led group that uses nonviolent methods to challenge Israeli occupation. Among their methods is standing in front of the bulldozers Israel sends into the area nearly ever day to destroy buildings near the Gaza-Egypt border.( una volta a Gaza si era unita a un gruppo palestinese che usa metodi non violenti nell'opporsi all'occupazione israeliana. Tra questi metodi c'è quello di porsi di fronte ai bulldozer che Israele manda quasi ogni giorno a dostruggere edifici vicini al confine Gaza-Egitto).

Other protesters who were with Corrie in Gaza on Sunday said she was wearing a bright colored jacket when the bulldozer hit her. (portava una giacca tipo catarifrangente...)

"Rachel was alone in front of the house as we were trying to get them to stop," said Greg Schnabel, 28, of Chicago. "She waved for the bulldozer to stop and waved. She fell down and the bulldozer kept going. We yelled, 'Stop, stop,' and the bulldozer didn't stop at all."(mosse le braccia verso il bulldozer, cadde giù, gridò "ferma, ferma!" ma il bulldozer non si fermò per niente).

Israeli military spokesman Capt. Jacob Dallal said her death was an accident. The U.S. State Department had no immediate comment.

A tearful Craig Corrie, Rachel's father, remembered his daughter Sunday as "dedicated to everybody."

(il padre in lacrime la ricorda come dedita a tutti)

"We've tried to bring up our children to have a sense of community, a sense of community that everybody in the world belonged to," he said from his home in Charlotte, N.C. "Rachel believed that - with her life, now." (abbiamo cercato di educare i figli col senso di una comunità della quale tutti nel mondo facciamo parte. Rachel ci ha creduto, fino a dar la vita).

The move from organizer to front-line opposition in a war zone was a switch for Corrie, whom friends said was not usually inclined to the overt acts of civil disobedience that characterized such events as the World Trade Organization protests in Seattle in 1999.( questo tipo di impegno sul fronte di guerra era stato un cambio improvviso per Corrie, che non era il tipo da gesti di disobbedienza civile tipo i no global di Seattle...)

In her e-mailed dispatch from Rafah, Corrie painted a picture of the perilous life of a human shield, recounting a Feb. 14 confrontation with the Israelis. (in un precedente messaggio email da Rafah, Corrie tracciato uno schizzo per dimostrare quanto era rischioso fare da scudo umano).

"We can only imagine what it is like for Palestinians living here, most of them already once-or-twice refugees already, for whom this is not a nightmare," Corrie wrote, "but a continuous reality from which international privilege cannot protect them, and from which they have no economic means to escape."(possiamo solo immaginare che razza di vita sia quella dei palestinesi che vivono qui, la maggior parte rifugiati già almeno una o due volte, per i quali questo non è un brutto incubo notturno, ma una quotidiana realtà da cui il diritto internazionale non riesce a sottrarla, ed a cui non hanno mezzi economici per sottrarsi)

© 2003 The Associated Press



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Rachel Corrie

 

La donna si chiamava Rachel Corrie, aveva 23 anni ed era originaria di Washington.

 

Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non é chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi é chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. E' suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità.

(Toro Seduto)

(Dal blog Supermamme)

Ma sono tre le vittime della giornata nella Striscia di Gaza. Oltre alla volontaria americana, sono morti due palestinesi. Ahmed Najar, 43 anni, è stato ucciso stasera a Rafah dal fuoco israeliano e, in precedenza, Mohammed Abdel Hadi, 18 anni, è stato colpito a morte da soldati israeliani a Khan Yunes.

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