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mercoledì, giugno 29, 2005
 

Allusioni

Delirio di onnipotenza che spesso colpisce persone mediocri investite di funzioni importanti

postato da stigli | 10:44 | commenti (2)
 

Autotrasfusione

Ruini dà il via alla beatificazione di Wojtyla
Folla di fedeli alla basilica di San Giovanni per l'apertura del processo a meno di tre mesi dalla scomparsa. «Ora ci guarda dalla finestra di Dio. Chiediamo al Signore che la causa giunga presto al suo coronamento»
Corriere

Salirò in cielo,
sulle stelle di Dio
innalzerò il trono,
dimorerò sul monte dell'assemblea,
nelle parti più remote del settentrione.
Salirò sulle regioni superiori delle nubi,
mi farò uguale all'Altissimo.
Parola di dio

postato da stigli | 07:51 | commenti
 

Telecom Italia: il canone nascosto
Telecom Italia, che una ne fa e cento ne pensa, ha trovato un nuovo sistema per evitare di perdere soldi nell'ambito di un mercato competitivo.
Qualche premessa. Il filo di rame che collega la rete telefonica a casa vostra è di solito di proprietà di Telecom Italia. Se avete una linea che usate per telefonare e per navigare in adsl pagate sia un canone a Telecom Italia (per fare le telefonate), sia un canone per la trasmissione dati (cioè per navigare in Internet con la linea adsl). Se non pagate il servizio adsl con Telecom Italia (Alice), il vostro operatore (ISP, Internet Service Provider) di fatto utilizza questo cavo di proprietà di Telecom e quindi versa a Telecom una parte del canone che voi versate a lui. Chiaro?

Ed ecco che entra in scena il VoIP, ovvero il Voice over IP, la telefonia su Internet. Disponendo di una linea adsl e sottoscrivendo un servizio VoIP, potete tranquillamente fare telefonate a chiunque usando il servizio di trasmissione dati, non quello di telefonia. Di conseguenza potete tranquillamente disdire il vostro canone Telecom perché le telefonate le fate via VoIP/adsl.
Ovviamente Telecom Italia non ha intenzione di perdere i soldi dei canoni e quindi cosa ti ha pensato? Di aumentare le tariffe delle linee dedicate esclusivamente alla trasmissione dati e di far pagare questa differenza agli ISP. In parole povere, se voi disdicete il canone Telecom e tenete solo la linea adsl con l'operatore XY-ISP, Telecom vuole andare da XY-ISP e chiedere a lui i soldi che voi non pagate più, pur avendo un contratto in essere. E' ovvio che alla fine XY-ISP dovrebbe mettervi il servizio in conto, e alla fine voi vi ritrovereste a pagare di nuovo il canone... per interposta persona.
Ovviamente gli ISP non sono per niente d'accordo e l'altra settimana hanno pubblicato questo comunicato stampa (merita sottolineare il fatto che il comunicato non l'ha ripreso quasi nessuno, a pensare male si direbbe che nessuno voglia contrariare uno dei maggiori investitori pubblicitari del paese).
Questa notizia è rilevante non tanto perché Telecom stia cercando di nuovo di fregare tutti o perché non l'avete letta sui giornali. Questa notizia è rilevante perché la diffusione delle linee adsl flat e dei servizi Internet è fondamentale per il futuro economico e culturale di un paese, ed è sempre più chiaro come per soddisfare pochi furbi qua stiamo ipotecando il nostro.
Quindi se avete un blog, o se potete far sapere in giro questa notizia, cercate di farlo. Si tratta di iniziare a fare la differenza.
 Trovato qui

postato da stigli | 07:14 | commenti


martedì, giugno 28, 2005
 

Alma terra natia.

Da una rimpatriata nella terra natia, il Casentino. Quattro insegnanti, 35 studenti si sono ritrovati sui gradini della scuola e attorno ad una bella tavola imbandita, per celebrare un rito di propiziazione al dio Tempo. Il piacere del ricordo, il sapore dei tortelli casentinesi, una preghiera esaudita.
Il ricordo è stato piacevole perché univa insieme la nostra giovinezza e i favolosi anni sessanta, quando anche l'Italia era giovane e meno logorata di oggi.
I tortelli casentinesi non ve li posso mandare per post; chi passa da queste parti cerchi una trattoria e possibilmente li prenoti il giorno prima per quello dopo. Devono essere "fatti in casa" per disfarsi in bocca.
La preghiera esaudita riguarda la bozza di composizione che trovate linkata su Barbabianca, colonna sinistra, Dante in Casentino, Ivi è Romena. A giorni la troverete stampata  in mille copie per conto della Grafica Casentinese, Via Umbro-Casentinese 135/b, Bibbiena (Arezzo), tel.0575594074.
Non avendo problemi di copyright do un premio ai passanti anticipando la dedica e la presentazione.

Questo fascicolo è dedicato ai 35 studenti
ritrovati un sabato luminoso del giugno 2005
sugli scalini dell’Istituto Tecnico Commerciale di Poppi,
lì convenuti dopo 40 anni
per fare tutti insieme un tuffo all’indietro
nella piscina del tempo dei favolosi anni sessanta.
Un tuffo di 40 anni è sempre spettacolare.
E un po’ pericoloso:
La favola della vita a confronto con il tempo.

 A tavola così ci siam parlati: 

Passato è il tempo e non fa più ritorno;
ma tutti insieme oggi qui lo teniamo
stretto tra noi in questo bel soggiorno.
- Fermati pe’ un momento - gli diciamo,
-in fondo in fondo siamo opera tua;
facci un favore, dicci quel che siamo
.-
Il Tempo guarda noi, opera sua:
- da fiori ch’eravate or frutti belli;
la vita caro amico è mia e tua:
se insieme la facciamo da fratelli
accettandola così come l’è andata,
sarà come mangiar questi tortelli
. -
La vita in fondo in fondo è una mangiata,
star qui tra amici, amar la compagnia,
far posto a tutti a questa tavolata
con l’universo stare in sintonia
per poi tornare a farci una dormita
quando siam giunti al fondo de la via
in grembo a lui ch’è fonte de la vita,
mentre le stelle scintillano dicendo:
- sempre si  cambia e mai non è finita.-
Il tuffo all’indietro
è riuscito proprio bene
e,così, sull’istante,
i 35 si sono frugati
 in tasca
e m’hanno accontentato:
caro Urbano,
la bozza che ci hai data
riportala stampata
.
Neppure il tempo
Di rileggere il commento.
Così è andata.
E questa è la brigata:
seguono i nomi

 Presentazione

 Questo fascicolo vuole mettere in evidenza lo stretto legame tra Dante e il Casentino.

 Dante fu presente in Casentino tra il 1304 e il 1311, in modo sostanziale anche se non continuativo. Delle 13 lettere che ci rimangono, la maggior parte  sono state scritte in Casentino. La loro conservazione è merito di un archivista casentinese, rimasto ignoto; 5 di esse portano data e luogo ( dalle sorgenti dell’Arno, dal castello di Poppi). Il periodo di Casentino è cruciale nella vita del poeta, nel pieno vigore dell’età e nel momento più duro e più incerto  della sua vicenda politica; in Casentino vive l’illusione di rientrare a Firenze in tempi brevi: prima spera di far  pace coi Neri, poi è quasi sicuro del buon esito dell’”operazione Italia” messa di lì a poco in atto dal nuovo, giovane tanto atteso Enrico VII. Se ne andrà dal Casentino  quando ogni speranza di rientro sarà perduta.
Era partito da Firenze per Roma, insieme ad altri due ambasciatori fiorentini, nel 1301, per una delle più importanti ambascerie che mai abbia organizzato il governo fiorentino, nato dagli “Ordinamenti di Giustizia” di Giano Della Bella, dopo lotte accanite e successivi accordi e compromessi tra Magnati ghibellini e popolani guelfi: l’ambasceria era presso il Papa Bonifacio VIII e si concluse in modo drammatico per Dante.
Nel 1289, durante la spedizione di Campaldino aveva incontrato con tutta probabilità il fratello di Francesca da Rimini, morta tragicamente 4 anni prima; a Campaldino si trovava schierato tra gli alleati guelfi Guido del Duca autore dell’invettiva contro “la maladetta e sventurata fossa” costituita dal corso dell’Arno - Casentino, Arezzo, Valdarno, Firenze, Pisa, dal Falterona giù giù fino alla foce - (Purg. XIV); a Campaldino Dante ebbe di fronte Buonconte da Montefeltro, giovane come lui e più di lui sventurato (Purgatorio,V). Più tardi troverà a Poppi Gherardesca, moglie di Guido Novello, figlia del Conte Ugolino (Inferno XXIV); per lei scriverà 3 lettere, a noi arrivate, indirizzate a Margherita, moglie dell’Imperatore Enrico VII. A Pratovecchio conosce Manentessa, figlia di Buonconte e moglie di Guido da Battifolle; In Casentino scrive 4 lettere fondamentali che ci fanno capire la portata del suo impegno politico e civile, oltre che la eccezionale bravura nell’uso dei diversi stili linguistici: All’Imperatore Enrico VII, al card. Niccolò da Prato, ai re e senatori d’Italia, agli scelleratissimi fiorentini; e 2 lettere che ne danno la dimensione umana: lettera ai duchi di Romena ( sono ridotto in miseria e non ho trovato un cavallo per arrivare in tempo al funerale), lettera a Moroello Malaspina (mi sono innamorato di una donna in modo tale che se mi richiamassero ora a Firenze, avrei difficoltà a rientrare).
In Casentino Dante compone o elabora parti dell’Inferno e, sicuramente il Purgatorio (primi 24 canti). La morte di Enrico VII (1312) e il successivo avvicinamento dei Guidi ai vincitori Neri di Firenze, allontaneranno definitivamente Dante dal Casentino e dalla Toscana: morirà ravennate. L’uscita dal Casentino si può pensare poeticamente rappresentata da Matelda, quando sulla cima del Purgatorio lo tuffa nelle acque del fiume che fa dimenticare le vane attese e le speranze perdute. Casentino addio, Arno da dimenticare. Da qui in avanti il suo fiume sarà l’Adige.
Questi brevi accenni fanno capire quanto intrigante sia stato il Casentino per Dante, come storia ma anche come geografia: le descrizioni paesaggistiche del Purgatorio riportano immagini di vita campestre, di bella natura, di monti scoscesi, di sentieri impegnativi e spesso difficili. Dante chiama l’Appennino  “Alpe” e ci tiene a dire che in pochi luoghi lungo tutto il suo percorso dalla Liguria ai monti Peloritani di Sicilia la montagna arriva a tanta altezza. E come sia facile perdersi nella  nebbia e quanto sia bello ritrovare il sole in certi momenti. Chiunque sia stato a cercare i funghi nella valle dell’Oia, sopra Stia sotto il Falterona, per capirsi, o nei castagneti sopra Raggiolo sa che non è difficile perdersi, soprattutto in caso di nebbia.
 
Ricordati, lettor, se mai ne l’alpe
Ti colse nebbia per la qual vedessi
Non altrimenti che per pelle talpe,
 
come quando i vapori umidi e spessi
a diradar cominciansi, la spera
del sol debilemente entra per essi;
 
e fia la tua immagine leggera
in giungere a veder com’io rividi
lo sol in pria, che già nel corcar era.
 
Sì pareggiando i miei coi passi fidi
Del mio maestro, uscì fuor di tal nube
Ai raggi morti già nei bassi lidi.
(Purg. XVII, 1-12).
Oltre al Casentino non va dimenticato Arezzo che fu l’immediato rifugio di Dante nei primi tormentati momenti della condanna e dell’esilio (1302-1304); ad Arezzo rivide Ser Petracco, come lui esule fiorentino, divenuto proprio in quel torno di tempo padre del futuro bambino prodigio: Francesco Petrarca. Di Arezzo Dante ricorda “La Giostra del Saracino” e lo fa con quel po’ di cattiveria scanzonata che dovette vivere di persona dopo Campaldino, quando i fiorentini – e lui con essi – nelle loro scorrerie post-battaglia, passarono alcuni giorni sotto quelle mura, tra contumelie e sbeffeggiamenti reciproci.
 Le trombe della “giostra del saracino” sono messe a ornamento e utilizzate come megafono della più celebre pernacchia mai venuta dall’aldilà. Tutti gli studenti conoscono l’ultimo verso del canto XXI dell’Inferno, quando Barbariccia dà il via alla mossa di partenza della giostra indiavolata, paragonata solennemente alla Giostra aretina nell’inizio squillante del canto che segue.
Questo breve scritto è fatto per divenire  rappresentazione scenica. Va considerato come una bozza per sceneggiatura teatrale. La stampa è il primo passo di questa operazione; io chiedo ai teatranti di mettere in scena questa narrazione, con gli opportuni adattamenti. Perché solo la drammatizzazione teatrale può trasmettere l’impatto emotivo delle vicende e del  personaggio qui rievocati.
Potrebbero bastare 3 attori, un po’ di musica e poche immagini proiettate nello sfondo.
Mi piacerebbe vederlo rappresentato in almeno uno di questi posti: Comunale di Stia, teatro Antei di Pratovecchio,  Castello di Poppi,  cinema Dante di Ponte a Poppi,  teatro Dovizi di Bibbiena.
 
Alle sorelle Ella e Dora Noyes devo la spinta “in più”per il  mio rinnovato interesse per Dante e il Casentino (1) Fu quando pochi anni fa Stefano Dei, qui alle Lame di Ortignano dove ho rivisto ultimamente questi appunti, mi mise sotto gli occhi un vecchio libro comprato in una bancherella di non so quale sperduto paese d’Italia. Sulla copertina rigida di cartone verde il titolo: The Casentino and its story. Ai quattro lati altrettanti piccoli ovali con la faccia di Dante e Virgilio, gli stemmi di Camaldoli e dei Guidi.
In pagina interna, a mo’ di dedica:
“…where the Etrurian shades
high overarched imbower.”
...dove le ombre degli Etruschi si protendono come un pergolato dal grande arco ricurvo.
( Milton, Paradiso perduto)
E di seguito: “ Mi meraviglio che tu non abbia mai messo piede qui in Casentino e lungo i suoi confini: qui c’è la Verna, il Santo Eremo di Camaldoli, il sacro cenobio di Vallombrosa. Qui c’è la sorgente dell’Arno…(lettera del Conte Roberto di Battifolle a Francesco Petrarca).
L’inizio della prefazione: A region so beautiful and so interesting as the Casentino needs no recommendation…E poi gli acquerelli a colori  tra cui Poppi visto dal Ponte così come lo vedevo io da bambino: con il tabernacolo della madonnina, la casa del nano, la costa, la Badia e il castello.
Stampato a Londra e New York nel 1905!
Per me è stata una mezza folgorazione.
 
Amanti dell’Italia, erano state incaricate da un  nordico editore (J.M. Dent per la cronaca) anche lui innamorato del nostro paese, di fare una “guida turistica” prima di Ferrara e poi, guarda caso, del Casentino. Ella girava con penna e quaderno, Dora la affiancava con matita e pennello.
Dovevano avere un fisico di ferro, perché si sono fatte a piedi la “Valle chiusa” in lungo e in largo, in alto e in basso, più dei nostri carbonai, boscaioli e cacciatori loro contemporanei. Conoscono la strada interna tra Raggiolo e Carda, se la son fatta anche per la via più lunga da Rassina a Carda (quella che oggi si fa in macchina), ti parlano di Prato di Strada, Rifiglio e Pagliericcio, Cetica e Caiano, con indicazioni di sentieri, ruscelli e fonti che neppure l'Istituto Geografico Militare, descrivono una loro discesa in picchiata da Monte Falco (Falterona) a Stia, in fuga da un temporale imminente che neppure i caprioli delle Foreste Casentinesi. Erano fra i 30 e i 40, come Dante 6 secoli prima, negli stessi luoghi, che esse ripercorrono insieme a lui, come se lo vedessero.
Ebbero lunga vita, meritata.
Ella: 1863-1949 = 86 anni di vita: la scrittrice.
Dora. 1864-1960 = 96 anni di vita: la pittrice: 25 acquerelli a colori e 24 disegni a china nel testo.
C’era anche, in Inghilterra, una terza sorella, la primogenita Minna:1851-1949 = 98 anni.
 
Oggi riposano assieme nel graveyard della Chiesa di S.Giovanni Evangelista a Sutton Verry.
Ella e Dora Noyes sono nate nel Middlesex, a nord-ovest di Londra; hanno trascorso la loro lunga vita più a sud, nello Wiltshire, vicino a Salisbury, non lontano dal famoso sito archeologico di Stonehenge: antico sito di luce e mistero.
Ma per Ella e Dora, il sito antico di luce e di mistero è diventato Il Casentino. Leggerle per credere.
 
Nota anagrafica.
La famiglia di Dante:
padre: Alighiero II degli Alagheri (muore nel 1281-82)
madre: Bella + tra 1270-75
sorella: Tana (Gaetana) sposata a Leone Poggi.
matrigna: Lapa di Chiarissimo Cialuffi, sposata da Alighiero tra il 1275 e il 1278.
Da Lapa nasce Francesco.
Anagrafe patrimoniale
Mestiere del padre: amministratore di fondi e terreni di famiglia, ubicati in Firenze e dintorni (di due piccole aree nel popolo di Sant'Ambrogio, poderi di Camerata e di San Miniato a Pagnolle), prestatore di denaro.
Dante ragazzo
Dante, primo dei fratelli, rimane orfano di madre tra i 5 e i 10 anni e vede morire il padre intorno ai 15 anni.
…le responsabilità dell'orfano, divenuto maggiorenne, ancora in giovane età a capo di una famiglia non piccola, lasciandogli alle spalle un'adolescenza abbastanza tranquilla e agiata, lo relegavano verso una giovinezza non scevra di insidie anche sul piano della gestione patrimoniale della famiglia, e per di più in un difficilissimo momento politico. (Petrocchi, vita di Dante, cap.II, ed. elettronica)
 
Perché Romena
Due dei 25 acquerelli del libro delle Noyes due sono dedicati a Romena. Ella Noyes pur non sapendo che il Purgatorio era stato composto in Casentino, afferma che Dante immaginò la montagna digradante con i suoi balzi e  gironi proprio vedendo Romena, con i suoi tre giri di mura e i sottostanti terrazzamenti che scendevano via via  fino al letto dell’Arno e del Fiumicello sottostanti.
Ella dice pure che Dante si riempì gli occhi e il cuore del cielo stellato  che da Romena poté contemplare durante lunghe notti insonni in tutto il suo spazio circolare. Guardando il cielo da Romena, insomma, Dante fece la sua prima immersione nel cielo delle stelle fisse che ritroverà nel canto XXIII  del Paradiso, preludio alla Fiumana di luce e alla Candida Rosa  del canto XXX, fino  all’Empireo.
Se poi si ritorna alla Romena di Mastro Adamo del canto trentesimo dell’Inferno, con la rievocazione dei ruscelletti che dei verdi colli del Casentino discendon giuso in Arno, beh, possiamo ben dire che Romena contiene in sé molta parte di Dante e molta della Divina Commedia.
 
L’acquerello di Poppi visto dal Ponte mi intriga personalmente e mi dà modo di illustrare l’interconnessione intima e profonda tra lo scritto di Ella e i disegni e dipinti di Dora; una grande sceneggiatura  e una grande fotografia.  Non per niente Paola ed io abbiamo mandato l’opera ai fratelli Taviani perché ci facessero un pensierino, loro che amano la Toscana e l’Arno. Non è arrivata la risposta, ma non è detto che prima o poi il cinema non trovi un regista che riporti sulla scena le due romantiche sorelle.
Ritornando al quadro “Poppi from the river” osserviamo Dora che dipinge le arcate, la cappellina sopra di esse, la costa che sale scomparendo e riapparendo con una grande esse e poi Poppi alto con le mura,  il convento delle monache rinchiuse, il Castello, gli alberi del Pratello, la Badia…Più o meno come lo vediamo oggi, più senza meno come lo vedevo io da ragazzo quando, intorno agli otto anni, attraversavo il ponte, facevo la costa, fiancheggiando a sinistra la casa del Nano e quella di Corinto, dopo aver lasciato a destra la casa del Fochi e i resti degli antichi mulini, tagliavo dal Monumento ai caduti che allora dovevano ancora cadere - vittime della prima e più stolta e “maledetta” tra le guerre mondiali - attraversavo le mura dalla porta che dà alla Misericordia, salivo lo stretto vicolo a mi trovavo all’asilo delle monache che mi aspettavano per riconsegnarmi fratellino e sorellina di 3, 5 anni con i quali rifacevo lo stesso sentiero in discesa. La mamma allora era occupata a tenere in collo l’ultimo nato, Carlo, l’ex sindaco di Poppi. Ma sto deviando nel personale. Ritorno a Dora ed Ella, precisamente ad Ella che prende il mio posto dinanzi al quadro, mettendolo “in dissolvenza” come fa sempre con i quadri di Dora. Prima però osserva dal vivo quello che Dora non può disegnare per motivi di spazio: sul fiume ci sono le donne a lavare o, dico io, a “dimoiare” i panni che sono stati prima tolti dal grande catino “bucato” dove acqua e cenere hanno prodotto il ranno; peccato che Ella non veda noi ragazzi a tirar piastrelle e prendere lasche e barbi nelle grotte. Ella comunque mette sempre in evidenza la pace, la serenità e la bontà delle persone del popolo, considerandole felici, come non le dovevano sembrare negli stessi tempi in Inghilterra donne e bambini seppelliti dall’alba al tramonto nelle filande di Manchester, abbrutiti nelle miniere e nelle officine del Galles…Ella, dopo l’indicazione di quanto sta sul momento fuori del quadro prodotto dalla sorella,  fa entrare l’immagine in dissolvenza con due scene storicamente distanti tra loro, ma legate ai Guidi, la “spada” del Casentino.
 La prima scena: due contesse eleganti e contornate da paggi, incedono a cavallo sul ponte in direzione Castello, parlando tra loro; sono due “orfane di guerra”: Gherardesca di Ugolino, Manentessa di Buonconte; Ella le ritrova dentro una delle “Trecento novelle” del Sacchetti. Poco prima, passando da Certomondo, con una battuta di pessimo gusto la guelfa Gherardesca aveva detto alla ghibellina Manentessa: che bel grano sta nascendo nella piana di Campaldino, innaffiato dal sangue dei vostri morti (!?); aveva risposto la figlia di Buonconte: se tu aspetti di levarti la fame con quello, morirai prima.
Brutta novella, morale forse meno brutta, ma siamo in tema.
Seconda scena: un paio di secoli più tardi; il ponte è occupato da soldati e cavalieri in armi che parlano ancora una volta fiorentino: sono venuti per stanare l’ultimo Guidi, Francesco, che non è stato pronto a girarsi dalla parte dove tirava il vento: la Signoria manda a dire che il tempo è scaduto; è pronto un lasciapassare per la Germania- ( patria d’origine di tutti  i conti ”palatini” ndr). Anche qui una battuta di spirito e la scena di Francesco Guidi con 30 muli carichi di masserizie che dà l’addio al Castello per sempre. E il ponte assurge a simbolo di passaggio,  discrimine,  fine di una cosa principio di un'altra.
Insomma i 25 acquerelli e i 24 disegni a china di Dora sono la scenografia di questo fascinoso “Passaggio in Casentino”; vanno letti insieme allo scritto di Ella e bene hanno fatto Attilio Brilli e Alberta Piroci a curare la pubblicazione di tutti gli acquerelli di Dora accompagnati da una breve scheda di Ella. Ma la migliore scheda è l’intero libro come pubblicato cento anni fa a Londra e New York. Auguri per il centenario.
 
 
 

 

 

postato da stigli | 17:37 | commenti
cultura, scienza, casentino, dante


venerdì, giugno 17, 2005
 

Gli occhi con cui l'universo si scruta

... è la coscienza che distingue la nostra specie, una coscienza fra le più elevate fra tutti i primati; questa è la specificità che ci fa non tanto figli di dio ma, come affermava il buon Hoyle (nella foto,ndr), gli occhi con cui l'universo si scruta (e magari il senso alla fine è lo stesso).
Gabriele Attilio Turci
 
“ ...ognuno preferisce credere piuttosto che giudicare, mai si esprime un giudizio sulla vita, ma ci si limita a credere: così l’errore, passato di mano in mano, ci travolge e ci fa precipitare". Lucio Anneo Seneca - De Vita beata - attorno al 58 D.C.

L'espressione riportata da Turci, nello scambio email del gruppo Libera Uscita, che noi siamo gli occhi che la Natura si fa per scrutare se stessa, mi ha impressionato fortemente la membrana celebrale. Sono andato in cerca del signore in fotografia e ho trovato cose che mi piace comunicare, così, anche per ridurre a più nobili proporzioni i sentimenti e risentimenti che ci rovesciano addosso gli avvenimenti contingenti. E' un po' la terra vista dall'alto de l'infinito universo e mondi. Per chi vuol gradire.

INTRODUZIONE
La prima volta che sentii  parlare di Fred Hoyle fu ai tempi dell’università nei primi anni 80, quando nel corso di Astronomia il docente ci spiegò la teoria della nucleosintesi stellare, secondo cui pressoché tutti gli elementi naturali vengono prodotti all’interno delle stelle tramite reazioni termonucleari.
Dopo qualche ulteriore lettura di approfondimento, trovai  che l’impulso decisivo alla teoria avvenne quando il fisico americano Willam Fowler scoprì sperimentalmente un livello risonante del C12, seguendo un indicazione puramente teorica  dell’astronomo britannico Fred Hoyle; ne rimasi molto impressionato e considerai che Hoyle aveva effettivamente coronato il sogno (o l’incubo) di ogni scienziato; predire teoricamente qualche cosa che si rivela poi sperimentalmente corretto.
Da allora, cominciai a far caso a tutte le volte che sentivo il nome di Fred Hoyle...
Gabriele Manzotti Monza

PERCHE’ L’ASTRONOMIA? 
(siamo nel 1925 ed una sera il giovane Hoyle, che aveva dieci anni, stava giocando con i suoi amici ad una specie di guardie e ladri; la “Tana” era rappresentata da un masso di arenaria, e quella sera era nel gruppo dei “Ladri” in fuga nella campagna.)
“… sulla sommità di un muro in quella notte perfetta, mi parve di essere in contatto con il cielo invece che con la Terra, un cielo spolverato da orizzonte ad orizzonte con migliaia di punti di luce, che, in quella notte particolarmente secca e fredda, erano insolitamente luminosi. Rimanemmo fuori forse per un ora e mezza, e mentre il tempo passava, divenivo sempre più conscio, con stupore penso, dei cieli. Quando ritornai al masso di arenaria, presi una  decisione. Mi ricordo in piedi sul masso, con lo sguardo rivolto verso l’alto, mentre decidevo che avrei scoperto che cosa fossero quelle cose lassù.”
 
 Fred Hoyle - Home is Where the Wind Blows – 1997 - Oxford.Un.Pr. pag 69

LA VITA 
(..) il modo in cui le persone entrano nella tua vita, con relazioni che appaiono delle più forti, ma che poi vengono gradualmente ed inesorabilmente dissolte dall’età, da divergenze di interessi, o da eventi esterni sui quali non abbiamo alcun controllo, per me è uno degli aspetti più tristi delle cose. Non si ha alcun desiderio che ciò succeda, ma si è impotenti ad evitare che accada.  Persino i rapporti con i genitori, che nei primi anni sembrano incredibilmente forti,  vengono dapprima a poco a poco indeboliti non appena, come si suole dire, si comincia a conoscere il mondo”, fino a venire  interrotti dalla morte. Allo stesso modo i rapporti apparentemente indistruttibili con i nostri stessi figli vengono  gradualmente indeboliti non appena loro stessi entrano nel mondo. I genitori possono vedere i loro figli adulti  qualche  volta al mese, se hanno la fortuna di vivere nella medesima provincia, o qualche volta all’anno se vivono nella medesima  regione, e tutte le volte si ha l’impressione che nulla sia cambiato. Ma lo è, così come è stato per i miei rapporti con i miei amici d’infanzia. Come  frammenti  di  schiuma su di un fiume tumultuoso, veniamo riuniti e poi separati dal flusso degli eventi  
(..)ho fatto in precedenza notare come le persone entrino nella nostra vita, come ne occupino la scena  per un po’, e poi svaniscano come in un sogno. Così è stato per molti dei miei amici conosciuti negli anni della laurea (..) i miei compagni di  studi sono svaniti nella nebbia della vita, così come è successo agli amici di infanzia con cui ho spesso trascorso molte ore eccitanti. Al contrario delle montagne, delle costruzioni, delle organizzazioni che persistono nel tempo, gli amici purtroppo se ne vanno , come libellule in un tiepido giorno di primavera (..)

L’UMANITA’
L’umanità non è cambiata molto dai tempi dell’uomo di Cro-Magnon, tempi distanti dai giorni nostri un migliaio di generazioni.  Ognuno di noi possiede una immensa discendenza costituita da storie di sofferenza, eroismo, sacrificio personale,  storie  che, se solo le conoscessimo, farebbero impallidire dalla vergogna le questioni di bottega  delle ultime  più recenti generazioni.  Ognuno di noi possiede una  immensa discendenza che spazzerebbe via  persino le più grandi dinastie  della storia  documentata   come fossero questioni   di secondaria importanza.  E prima di Cro-Magnon ci sono state fino a diecimila generazioni, così tante che l’immaginazione si paralizza nel  tentare di concepire cosa potrebbe essere loro successo generazione per generazione. Ciò che noi effettivamente vediamo  non sono altro che residui di schiuma sulla  superficie del vasto oceano della preistoria.
 Fred Hoyle - Home is Where the Wind Blows – 1997 - Oxford.Un.Pr. – the end of  Chp 3

LA RELIGIONE
 “(..) Di proposito non me la sento di considerare Dio troppo lontano, niente a che vedere con lo stupefacente Dio degli antichi Ebrei, e ciò perché non credo che questo concetto  sia giusto, per quanto impressionante possa essere.  Posso spiegare la differenza tramite una vecchia storiella spagnola. Un giorno Dio, sotto mentite spoglie , incontra un contadino che cammina lungo la strada e gli chiede “Dove stai andando?” Al che il contadino risponde “A Saragozza” dimenticando di aggiungere la chiosa obbligatoria nel medioevo “Se Dio vuole”.  A causa di questa mancanza di rispetto Dio trasforma il contadino in una rana e la spedisce nella pozza più vicina.  Dopo avere osservato la rana sguazzare per un po’ Dio inverte la trasformazione e dice al contadino , una volta ripresa la forma umana “Ed ora dove vai?” Al che il contadino risponde “ A Saragozza o nella pozza!” . Gli irosi dei del mondo antico avrebbero rispedito il contadino nella pozza. Il mio Dio per contro si sarebbe assicurato che arrivasse a   Saragozza.  Un errore di tutte le religioni fondamentaliste è che il loro Dio non ha senso dell’humor. Ciò perché le religioni fondamentaliste si mantengono per lungo tempo per mezzo di rituali che per loro natura non hanno alcun senso dell’humor.

 (..) I purposely don’t’ want to make God too remote - nothing like the awesome God of the ancient Hebrew  - because I don’t believe that concept is right, impressive as it may be. I can explain the difference in terms of an old Spanish story. God, in disguise, falls in with a peasant walking on the road and asks, “Where are you going?” To this the peasant replies, “To Saragossa” without adding the obligatory medieval addendum Deus Voluit (“God willing”). For this disrespect, God turns the peasant into a frog and flicks him into the nearest puddle. After watching the frog  flounder for a while, God reverses the process, and says to the peasant, when restored to human shape, “And now, where are you going?” To this the peasant replies “To Saragossa.  Or into the puddle!” The angry Gods of the ancient world would have ha the peasant straight back into the puddle. My God in contrast, would make quite certain he got to Saragossa. A mistake of all fundamentalist religion is that their gods have no sense of humor. This is because fundamentalist religions are maintained over long periods by ritual, and ritual, in its very nature, has no sense of humor. Fred Hoyle - Home is Where the Wind Blows – 1997 - Oxford.Un.Pr. pag 416

"(..) Ma la vera questione è che Dio non è onnipotente, Dio non può eludere il male rappresentato dal decadimento (n.d.t. Termodinamico) perché la questione non è di quelle su cui si può scegliere. Se c’è un universo c’è decadimento. Se non c’è decadimento, non c’è universo. Fate la vostra scelta. (..)  Il fenomeno della vita è un modo estremamente intelligente per sconfiggere il decadimento, e se si potesse trovare una soluzione anche al problema della “coscienza individuale”, avremmo una soluzione completa. Al giorno d’oggi ci si parano davanti gli opposti estremi, rappresentati da una visione atea e da una visione fondamentalista, e a mio parere in entrambi i casi siamo nei guai.  La visione Atea di un universo che sembra esistere senza scopo e nel contempo possiede una squisita struttura logica a me pare ottusa, mentre le perpetue liti dei gruppi religiosi fondamentalisti sono ancora peggio.  Nessuna delle liti religiose che ho mai visto o di cui sono venuto a conoscenza, vale la morte di un solo bambino. Si possono concepire vari universi definiti da forme differenti di vincoli matematici. Quello che io sospetto è che i vincoli che definiscono il nostro universo non siano vincoli qualsiasi. I vincoli sono ottimizzati per le conseguenze che ne derivano. O, detta in altre parole, Dio sta facendo del suo meglio, e gravarLo del concetto di onnipotenza è un grossolano insulto, un insulto perpetrato da persone che non meritano il grande sforzo che è stato intrapreso per loro stesso conto."

 “ (..) But the real point is that God is not all-powerful. God cannot overcame the evils of (n.d.t. thermodynamic) decay because the issue is not one that is open to choice. If you have universe than you must have decay. If you have no decay, you have no Universe, Take your pick (..) The phenomenon of life is an immense clever way to beat decay, and, if a further solution to the problem “I am me”, can be found, the solution is complete.  Today we have the extremes of atheistic and fundamentalist views, and it is, in my opinion, a case of a plague in all their houses.

The atheistic view that the universe just happens to be here without purpose and yet with exquisite logical structure appears to me to be obtuse, whereas the perpetual quarrelings of fundamentalist groups is worse than that. Not all the religions quarrel I ever saw or read about is worth the death of a single child.  One can conceive of various universes defined by different forms of mathematical restrictions. What I suspect is that the restrictions defining our universe are not just any old restrictions.  The restrictions are optimized for their consequences. Or to put it another way, God is doing His best, and to load off onto him the all powerful concept is a gross insult, an insult by people who do not merit the great trouble that has been taken on their behalf.” Fred Hoyle - Home is Where the Wind Blows – 1997 - Oxford.Un.Pr. pag 421

Hoyle raccontato da Gabriele Manzotti

Per Fred Hoyle vedi qui.

postato da stigli | 20:28 | commenti
cultura, scienza
 

Il popolo non si muove per raziocinio ma per bisogno

Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli (1799)
Assaggio storico sulla controversia post-referendaria (2005)

Sono andato a rovistare (browser) tra i bit per ritrovare il punto in cui Vincenzo Cuoco, grande storico della grande sfortunata rivoluzione di Napoli - 1799 - usciva nella frase "il popolo agisce in base ai bisogni non in base alle idee"; così me la rimandavano i miei ricordi scolastici. Questo perché mi serve a capire (cercar di capire) i risultati dell'ultimo referendum, di cui leggo da ogni parte a ogni piè sospinto. Ma particolarmente interessante è per me l'interscambio interno al gruppo di Libera Uscita che frequentemente riporto nel blog. Chi è il bue: il popolo che rifiuta il referendum o coloro che ce l'avrebbero voluto mandare? ecc.

La frase l'ho trovata al cap.VII, ultimo paragrafo. Eccolo:

Se il re di Napoli avesse conosciuto lo stato della sua nazione, avrebbe capito che non mai avrebbe essa né potuto né voluto imitar gli esempi della Francia. La rivoluzione di Francia s'intendeva da pochi, da pochissimi si approvava, quasi nessuno la desiderava; e, se vi era taluno che la desiderasse, la desiderava invano, perché una rivoluzione non si può fare senza il popolo, ed il popolo non si move per raziocinio, ma per bisogno. I bisogni della nazione napolitana eran diversi da quelli della francese: i raziocini de' rivoluzionari eran divenuti tanto astrusi e tanto furenti, che non li potea piú comprendere. Questo pel popolo. Per quella classe poi che era superiore al popolo, io credo, e fermamente credo, che il maggior numero de' medesimi non avrebbe mai approvate le teorie dei rivoluzionari di Francia. La scuola delle scienze morali e politiche italiane seguiva altri princípi. Chiunque avea ripiena la sua mente delle idee di Machiavelli, di Gravina, di Vico, non poteva né prestar fede alle promesse né applaudire alle operazioni de' rivoluzionari di Francia, tostoché abbandonarono le idee della monarchia costituzionale. Allo stesso modo la scuola antica di Francia, quella per esempio di Montesquieu, non avrebbe applaudito mai alla rivoluzione. Essa rassomigliava all'italiana, perché ambedue rassomigliavan molto alla greca e latina.

Ma il bello è anche al cap.XXV, perché mi dà una risposta al grande problema dell'Italia d'oggi: Chiesa e Stato, laici e fondamentalisti, clericali e anticlericali...
Cap. XXV
La condotta di molti repubblicani era tanto piú pericolosa quanto che si restringeva alle sole parole: mentre si minacciavano i preti, si lasciavano; ed essi ripetevano al popolo che gli agenti del governo l'aveano piú colla religione che coi religiosi, perché, mentre si lasciavano i beni, si attaccavano le opinioni. Si avrebbe dovuto far precisamente il contrario, ed allora tutto sarebbe stato nell'ordine.
Traduzione ad usum sui. (Barbaalba pro domo sua)
La condotta di molti laici è tanto più pericolosa quanto più essa si restringe alle sole parole: mentre si minacciano i Ruini, i Baget Bozzo, si lasciano a loro tutti i privilegi, le esenzioni fiscali, il segreto bancario, l'8/°°°, le antenne radio-TV, le cattedre di catechismo nelle scuole pagate coi nostri soldi; così essi ripetono al popolo che i laici ce l'hanno più colla religione che coi religiosi. Questo essi possono fare, perché, mentre si lasciano e anzi si accrescono i loro beni, si attaccano le opinioni. Si dovrebbe fare precisamente il contrario e allora tutto sarebbe nell'ordine.
Cioè: posso imprecare contro il card. Ruini, dir bravo a D.Gallo, ma se non tolgo a Ruini tutti i privilegi di cui l'ho materialmente fasciato, Ruini, nel mentre che metterà la mordacchia a D.Gallo, potrà dire che i laicisti ce l'hanno con la santa religione, di cui lui è l'unico legittimo rappresentante da noi riconosciuto ( a tutti gli effetti:economici, giuridici, di rappresentanza).


Per VINCENZO CUOCO,SAGGIO STORICO SULLA RIVOLUZIONE DI NAPOLI 1806  vedi qui.
postato da stigli | 18:19 | commenti (3)
vaticano, italia, referendum
 

Lo skipper Gianpietro
da bordo della mailinglist di Libera Uscita

Risultati dell'autopsia di Terri Schiavo

Si riporta l'articolo sui risultati dell'autopsia di Terri Schiavo, inviato da Wasghinton da Vittorio Zucconi e pubblicato su "la Repubblica" di ieri, 16 giugno.
L'autopsia ha confermato quello che la scienza aveva già dimostrato ma che la fede aveva pregiudizialmente ignorato: Terri Schiavo era morta, ridotta a un vegetale, il suo cervello non esisteva più, non poteva nè vedere nè udire nè parlare nè sentire dolore. Eppure, per far cessare la sua inutile e disumana tortura la legge è dovuta ricorrere ad un altro mezzo disumano: l'interruzione dell'idratazione e dell'alimentazione forzata. In un paese civile, i casi come quelli di Terri Schiavo (e della nostra Eluana) dovrebbero essere medicalmente assistiti ed accompagnati ad un fine rapida e senza spettacoli mediatici, come esse avrebbero voluto. Purtroppo, l'ossessione  del "peccato", della "vita ad ogni costo", della "volontà di Dio",  finiscono per prevalere, in America come in Italia, sulla ragione, sul libero arbitrio e - peggio ancora - sulla pietà. 
Cordiali saluti.
Giampietro Sestini
 
Pubbliche le conclusioni dei medici: "Non poteva tornare a vita cosciente" - Bush: non cambio idea - "Terri non poteva guarire il suo cervello si era spento" - La verità dell´autopsia sulla donna che ha diviso gli Usa - Il referto: "Il suo corpo non presenta tracce di lesioni esterne o interne" - Sarebbe scivolata comunque verso la propria fine biologica come tanti altri

 

di VITTORIO ZUCCONI – da “la Repubblica” del 16.6.2005

WASHINGTON - Il calvario di Terri Schindler Schiavo è forse arrivato alla fine e almeno i suoi resti potranno riposare, e soprattutto far riposare noi, nella certezza del suo stato vegetativo irreversibile.

Come i quaranta giudici che avevano esaminato il suo caso avevano già concluso, così la prova finale dell´autopsia finalmente pubblica ha detto che Terri era in morte cerebrale, che il suo cervello aveva subito devastazioni «massicce e irreversibili» e persino quelle sequenze strazianti dei suoi occhi che sembravano seguire il volto della madre erano un´illusione, puro riflesso. Perché Terri era ormai «cieca», i centri cerebrali della vista distrutti.
Ora si può sperare, senza illudersi, che il caso di questa disgraziata donna uccisa tre volte, abbattuta una prima volta quindici anni or sono da un collasso cardiocircolatorio che tagliò ossigeno al suo cervello, poi biologicamente uccisa per "disidratazione" il 31 marzo scorso e oggi certificata in morte cerebrale sul tavolo dell´autopsia, si chiuda, risparmiando alla sua memoria le offese delle speculazioni politiche e del sensazionalismo da tabloid. L´autopsia condotta dal medical examiner con la consulenza di specialisti e l´ausilio di 270 immagini, campioni e vetrini prelevati dal suo corpo, non porta sospetti di parte, non aveva tesi da difendere né ideologie da sventolare, ma soltanto constatazioni obbiettive da condurre.
E il suo esito non conferma soltanto quello che tutti gli altri medici avevano concluso prima del 31 marzo, che Terri non era più «in alcun modo recuperabile a una vita cosciente», come scrive secco il referto, ma che le accuse di sevizie e di maltrattamenti lanciate contro il marito Michael erano infondate. «Il corpo della signora Schiavo - scrive il referto autoptico dell´examiner ufficiale, il dottor John Thogmartin - non presenta tracce di lesioni esterne o interne» né segni di «sostanze tossiche che possano avere provocato la sua crisi cardiaca o il deterioramento del suo stato».

Rimangono, e rimarranno fino a quando i campioni delle guerre culturali e di religione intenderanno riesumarla come simbolo, i dubbi su che cosa provocò il collasso nel 1990 di una giovane sposa di 26 anni e i brividi che in tutti ha provocato il modo della morte, così apparentemente disumano, per sottrazione della sonda che la alimentava. Chi si rassegnò, come i giudici di vario ordine e di diverse convinzioni politiche e morali, alla sua fine, potrà trovare qualche modesta consolazione nel pensiero che l´esistenza di Terri era ormai incosciente e nessuna speranza di recupero esisteva. Chi la eresse a simbolo di una battaglia per difendere la vita a ogni costo, nel nome di principi trascendenti, non si rassegnerà alla logica umana e dunque relativa della legge sopra l´assolutismo della Fede.
Terri Schindler, sposata Schiavo, sarebbe scivolata verso la propria fine biologica, come scivolano nel silenzio dei media e dei crociati contro la morte migliaia di altre Terri che ogni giorno, in ogni ospedale del mondo, vengono lasciate per pietà, per mancanza di fondi, per scelte sussurrate o implicite di parenti e sanitari, se la donna non fosse divenuta un perfetto emblema per condurre, sinceramente o cinicamente, la "guerra dei valori" che il revival ideologico-religioso in atto in Occidente sta cavalcando. Quando la resistenza offerta da Jeb Bush, il governatore della Florida, si esaurì per mancanza di altri strumenti legali, essendo escluse ipotesi idiota di blitz militari per strapparla all´ospizio dove languiva, fu il fratello Presidente, George W., a montare sul cavallo della "guerra culturale" e ottenere dal Congresso una legge d´emergenza per riaprire i ricorsi.

Ieri il presidente ha fatto ripetere dai suoi portavoce «io non cambio idea, rimango con la famiglia»: quella di allora fu una legge inutile e puramente dimostrativa che Bush firmò con voluta spettacolarità interrompendo le ferie texane. Ma anche la corte d´appello federale, l´ennesima istanza giudiziaria alla quale arrivò il caso grazie a Bush, diede ragione a Michael il marito e ai tribunali inferiori, autorizzando la fine. La Corte Suprema, dove pure cinque dei nove giudici avevano portato Bush alla Casa Bianca nel 2001, rifiutò di esaminare il caso, segno che non videro nulla che giustificasse il loro intervento.

Ma la guerra tra la legge, dalla parte del marito che chiedeva di porre fine all´alimentazione forzata di una donna «irreversibilmente» morta nello spirito, e la croce, impugnata dai genitori di Terri per difendere quello che restava della figlia, non si fermò davanti alle 40 sentenze, come ha calcolato la Associated Press, né davanti alle diagnosi dei neurologi. Processioni di sacerdoti veri e di bizzarri frati improvvisati, di fedeli sinceri e di speculatori da talk show serale si raccolsero attorno al cronicario di Pinella County, in Florida, per strapparsi la loro libbra di Terri e venderla sul mercato dell´audience e delle tirature. Bambini furono inviati come cresimandi, con ampolle d´acqua per dissetare Terri che impiegò dieci giorni per morire di disidratazione, nonostante i medici e oggi l´autopsia in maniera definitiva, spiegassero che lei non sarebbe stata in grado di deglutire e quindi di reidratarsi.

La disumanità di quell´agonia toccava anche i cuori più duri, induceva a chiedersi perché, quale senso avesse quella morte biologica, cercando nella malvagità del marito, Michael, ansioso di risposarsi con la donna che gli aveva nel frattempo dato due figli, la sola spiegazione logica e mostruosa. Brevi video sequenze di Terri con gli occhi vuoti e una smorfia simile a un sorriso che sembrava implorare pietà dalla mamma giravano su ogni teleschermo del mondo, ripetute dai cacciatori di lacrime.

Ora, con il referto del dottor Thogmartin, la scienza ha detto quello che la scienza può dire, ma neppure la gelida verità di un´autopsia potrà consolare suo padre e sua madre, che in quelle visite ai resti della figlia trovavano il tepore confortante della routine del parente in ospedale. Né potrà calmare le ansie di coloro che il barcollare a tentoni della ricerca ai due estremi dell´esistenza umana, tra embrioni ed eutanasia, si rifugiano, smarriti come tutti siamo, nel tabernacolo del Mistero.

postato da stigli | 10:37 | commenti
eutanasia
 

Zone franche
oppure
Il rovescio del diritto
oppure
Acquasanta e manganello


w il concordato

Notizia del TG3 del Trentino-Alto Adige di questa sera: il vescovo di Bolzano, Eccher, in relazione ad un procedimento di molestie sessuali verso una bambina, nei confronti di un sacerdote altoatesino, che avrebbe abusato della bambina quando questa era sua allieva di dottrina, ha scritto alla Procura della Repubblica di Bolzano che, se chiamato come teste, si avvarrà del Concordato e quindi si rifiuterà di rispondere. Come dire che sia colpevole o no non mi interessa, io non rispondo. 

Qui

Archiviati i picchiatori in divisa

G8 Genova
Nessun processo per i colpevoli del pestaggio alla Diaz, salvi i 62 indagati della celere
Solo Canterini Il comandante e i capisquadra sono gli unici a rispondere delle violenze. Sulle molotov le responsabilità sono dei dirigenti ...

Qui


giovedì, giugno 16, 2005
 

Esercitazioni lessicali: laici, relativisti, nichilisti, credenti...

Mi rendo conto che questo blog sta diventando una monografia incentrata sui rapporti stato-chiesa in Italia. Cercherò di uscirne, ma non sarà facile. Sta di fatto che ultimamente rapporto la mia vita associata al gruppo "laicità e diritti civili" dell'Istituto Gramsci di Firenze. Sta anche il fatto che sto seguendo la vicenda referendum attraverso la mailing-list di Libera Uscita, una delle due Associazioni italiane sull'eutanasia; sta anche il fatto che vivo all'Isolotto e ho vissuto direttamente le vicende della Parrocchia ribelle; sta anche il fatto...insomma, la mia storia un'altra volta, piano piano. Può essere non irrilevante che in questi tempi ho sul tavolo due grossi volumi (Tommaso Crudeli. Poppi 1702-1745. Contributo per uno studio sulla inquisizione a Firenze nella prima metà del XVIII secolo) di Morelli Timpanaro M. Augusta...
Sta di fatto che p
er ora navigo ancora sul ma-re-ferendum e incontro una barca amica che lancia segnali interessanti; lo skipper si chiama Gianpietro. 

---- Original Message -----
From: Associazione Libera uscita
To: liberauscita@yahoogroups.com
Sent: Thursday, June 16, 2005 2:05 AM
Subject: [liberauscita] Ma i veri laici sono astensionisti?

Caro Mauro, grazie per la lettera del segretario CIGS di Siena,  da te inviata al gruppo di LiberaUscita.  La lettera contiene alcune riflessioni interessanti, ma permettimi di non condividerne l'impostazione di fondo, e cioè che il referendum l'abbiano vinto i laici perché sono "quelli che nel dubbio non credono a nessuno, che non la bevono comunque".
E' esattamente quello che sostiene Papa Ratzinger ed i vari Marcello Pera e Rocco Buttiglione: i laici sono coloro che riconoscono fondate tutte le tesi ma non credono a nessuna, coloro che non hanno una propria fede o etica o morale se non l'utilitarismo personale, insomma dei "relativisti", anzi "nichilisti" senza principi.
Sono invece dell'opinione opposta: i veri laici credono e si battono per una serie di valori più ricca e variegata di quelli di qualsiasi religione, valori che talvolta possono intrecciarsi con quelli religiosi - pace, libertà, amore verso il prossimo, ecc. - ma che traggono origine e convinzione non da dogmi assoluti bensì dalla propria ragione e coscienza.
Per dirla con Eugenio Scalfari: " Il laicismo ha il suo culmine nell' abolizione dell' idea stessa di peccato. Non c'è peccato se non quello che rafforza le pulsioni contro l' altrui libertà. Non c'è peccato se non l' egoismo dell' io e del noi contro il tu e il voi. Non c'è peccato se non la sopraffazione contro l' altro e contro il diverso". Ovviamente, ciò non significa ignorare che gli embrioni sono in potenza delle persone. I loro diritti vanno dunque tutelati ma non in misura  uguale a quelli di una persona nata, i cui diritti non sono tutelati in misura uguale a quelli di una persona maggiorenne, e così via per i casi di interdizione, reclusione, etc.
Il vero laico, di fronte ai dubbi sollevati da scienziati e vescovi sulla fecondazione assistita, si pone anzitutto la domanda se sia giusto - con la sua astensione - impedire ad una coppia sterile di avere figli, se sia giusto limitare la ricerca scientifica per poter curare malattie devastanti, se sia giusto obbligare una donna ad impiantare embrioni affetti da gravi tare, se sia giusto insomma imporre ad altre persone le proprie convinzioni personali, siano esse religiose o anche scientifiche.
Purtroppo, così come moltissime persone che si professano credenti non vanno a messa e non osservano i comandamenti, così moltissime persone che si dicono laiche non hanno sentito il dovere morale di recarsi alle urne. Ma non per questo le une e le altre possono essere classificate come "veri credenti" o "veri laici".

Cordiali saluti - Giampietro Sestini

Il mio commento:
Sono d'accordo con Sestini, che ringrazio per la explicatio terminorum (laico, credente, non credente), perché
"The basic tool for the manipulation of reality is the
manipulation of words. If you can control the meaning of words,
you can control the people who must use the words.
"
Lo strumento base per camuffare la realtà consiste nel camuffare le parole. Se tu puoi controllare il significato di una parola tu puoi controllare coloro che devono usare queste parole.
(Philip K.Dick)

Detto questo, entro anch'io nel merito delle questioni poste dalla lettera citata che comincia:

Ogni volta che il popolo compie il rito del suffragio universale e celebra la democrazia esprime ragioni profonde, che necessitano di comprensione ed
interpretazione.
Vero. 
 
La lettera: prosegue: 
...il popolo ha mostrato un livello superiore di saggezza e di istintiva prudenza, di ragione e di istinto.
Discutibile
 
Mia interpretazione:
...il popolo ha dimostrato disorientamento e cattiva percezione della posta in gioco, per motivi molteplici, con l'aggravante di un intervento del Vaticano che si è servito degli strumenti offerti dal Concordato e dalla decennale acquiescienza della classe politica italiana,  per compiere un'azione estrema di interferenza nell'ordinamento politico dello Stato italiano.
Discutibile anche questa.
 
Postilla (ipotesi mia): Chi si astiene non dice niente, non compie il rito del suffragio universale né celebra la democrazia: gli USA insegnano.

Estratto della lettera che ha dato origine alla discussione:
...Dal Referendum gli italiani sono usciti divisi in quattro parti, in realtà:
1/4  (
gli astensionisti-astensionisti) sono quelli che non hanno né dubbi né
certezze, sono coloro che davanti alla siepe che chiude l'orizzonte tornano
indietro senza preoccuparsi di cosa ci sia dietro;
1/4  (
gli illuministi-illumisti) sono quelli che sono andati a votare per il
Sì, sono coloro che davanti alla siepe che chiude l'orizzonte la valicano
convinti che dietro vi siano solo meraviglie. E' anch'esso un atto di fede,
seppure nel progresso  e nella scienza;
1/4  (
i cattolici-cattolici e i cattolici-cittadinicattolici) sono quelli
che si sono astenunti consapevolmente, perché nel dubbio hanno creduto alla
Chiesa e quelli che sono andati a votare No (il 5-10% della popolazione,
mica pochi!), che si riconoscono nella dottrina della Chiesa, ma non seguono
le direttive dei vescovi. Sono comunque, insieme pur nelle diversità, coloro
che davanti alla siepe che chiude l'orizzonte, tornano indietro convinti che
le siepi esistono per non essere superate. A fare questo atto di fede sono
più di un quarto degli elettori, lo so, ma per semplicità faccio i conti
pari.
1/4 (
i laici-laici), quelli che nel dubbio non credono a nessuno, che non la
bevono comunque. Sono gli astensionisti consapevoli (perché informati), ma
non per questo convinti. Che davanti alla siepe che chiude l'orizzonte si
stanno, non vanno né avanti né indietro, ma magari a occhi aperti sognano
l'infinito che sta davanti a loro, con paura e meraviglia insieme.

E' l'astensionismo laico, il vero fatto nuovo di questo Referendum. Se gli
astensionisti cattolici avessero sostenuto di andare a votare per il No,
forse sarebbero prevalsi lo stesso, ma quasi sicuramente non si sarebbe
raggiunto comunque il quorum .
Gl'italiani sono un popolo sempre più laico, laico veramente, sia verso la
gerarchia cattolica sia verso una certa fede cieca nella scienza e nel
progresso, tanto più verso certe ideologie.
Sbagliano i radicali a disperarsi per la morte della laicità, sbagliano
gl'integralisti cattolici a brindare alla nascita dello stato etico.
...



mercoledì, giugno 15, 2005
 

Appena chiuse le votazioni e conosciuta l'altissima percentuale di astensioni al referendum, il cardinale Ruini ha rilasciato una intervista al TG1 con la quale ha ribadito - se necessario - le sue posizioni e quelle della Conferenza Episcopale Italiana, che possono essere così riassunte: le leggi dello Stato sono accettabili se rispettano la morale cattolica. Cade così, come osservato da Michele Serra, "la pietosa ipocrisia secondo la quale la Chiesa avrebbe avuto, nelle ultime vicende, un ruolo esclusivamente spirituale". La Chiesa invece ha svolto nell'occasione una "forte e militante presenza politica, tanto forte da far varare leggi o far naufragare un referendum".

Ciò detto, occorre anche riconoscere che una percentuale di astensioni così elevata, intorno ai tre quarti dell'elettorato, non può essere dovuta soltanto al messaggio della Chiesa cattolica. Evidentemente altre cause hanno concorso, ed avremo modo di analizzarle in seguito.

Per ora, ci permettiamo di osservare che da questo risultato TUTTI escono sconfitti.

Hanno perso, anzitutto, le persone e le associazioni - noi compresi - che si sono impegnati per il voto, indipendentemente se SI, NO o scheda bianca.

Hanno perso i sostenitori del SI, in quanto i dieci milioni di voti da loro ricevuti non serviranno a modificare gli articoli di legge da loro contestati.

Hanno perso i sostenitori del NO, in quanto i voti da loro ricevuti sono un insignificante minoranza (appena il 10% dei votanti, ossia il 2,5% dell'elettorato).

Hanno perso i Presidenti della Camera e del Senato, Casini e Pera, i quali sono venuti meno al loro dovere di far rispettare la Costituzione italiana contro l'intromissione di uno Stato estero e far rispettare il Concordato contro le inadempienze della Chiesa.

Hanno perso i promotori dei referendum allorché hanno confidato sulla possibilità di raggiungere il quorum dopo 20 anni e 17 consultazioni fallite.

Ha perso anche la Chiesa cattolica, per aver offeso e coartato la coscienza di molti fedeli e per aver rispolverato vecchi steccati fra laici e cattolici, le cui conseguenze negative non tarderanno a manifestarsi.
Ha perso infine la democrazia, per sua natura basata sul voto e quindi su una scelta che non è stata espressa e non è corretto interpretare.
In proposito vogliamo ricordare risposta di Corrado Augias, nostro socio onorario, alle lettere di diversi lettori amareggiati e delusi per l'esito del referendum:
"Dedico a tutti i delusi, i furenti, gli sconsolati, gli sconfitti (nel cui ambito, per quel che conta, mi metto), un prezioso libretto (79 pagine in tutto) di Giulio Giorello appena suscito. Titolo: "Di nessuna chiesa"; sottotitolo: "La libertà del laico" (Raffaello Cortina ed.). E' un elogio del relativismo dove si legge tra l'altro questa citazione di John Stuart Mill, autore del fondamentale saggio "Sulla libertà": <Vi è la massima differenza tra il presumere che un'opinione è vera perchè, pur esistendo ogni possibilità di discuterla, non è stata confutata, e presumerne la verità al fine di non permetterne la confutazione>.Parole sante, si potrebbe dire se, dati i tempi, non si temessero equivoci".

(da: la Repubblica del 15.6.2005).

 Cordiali saluti Giampietro Sestini

Ora potrebbe anche bastare!

Ripartiamo dal 15 giugno 1215?

postato da stigli | 20:48 | commenti
 

Video sull'Isolotto

L'Isolotto, il mio Quartiere, ha compiuto 50 anni l'anno scorso. E' un Quartiere nato da un'Italia salvata tramite l'impegno di una lunga  Resistenza, duramente impegnata nella ricostruzione di se stessa, ricostruzione non solo muraria. Lo puoi scaricare qui, grazie al Comune di Firenze. Dura 45 minuti, l'ha fatto un mio grande amico, Stefano Dei. Anch'io ho dato una mano.

postato da stigli | 16:08 | commenti
 

Re-muginandum

Nella parrocchia del piccolo paese nel quale vivono i genitori di mia moglie, domenica mattina durante la messa il prete ha distribuito un volantino nel quale si raccomandava di non andare a votare.

"...ho rimuginato e pensato anche un' altra cosa tanta colpa è di questa classe politica che ci rappresenta ..."

Marisa insiste. Cara mari, questa classe politica viene dopo.

Prima c'è, p.e., questo:

E prima di questo c'è questo:

e questo

la tua Sicilia

la mia Toscana

E via...

e  via

Diciamo che questa è una delle bombole di ossido di carbonio che ci hanno ridotto allo stato di anemia perniciosa.

L'altra bombola da verificare sarà questa:

e ancora

e poi gli impianti generali:

tipo questo

e quest'altro

e poi anche questo

Nella parrocchia del piccolo paese nel quale vivono i genitori di mia moglie, domenica mattina durante la messa il prete ha distribuito un volantino nel quale si raccomandava di non andare a votare.

Ma l'Ipertesto dà alla testa. Alla prossima.

 

 



martedì, giugno 14, 2005
 

COMUNE DI FIRENZE
REFERENDUM DEL 12 e 13 Giugno 2005
SPOGLIO DEI VOTI - SEZIONI 362 su 362
REFERENDUM REFERENDUM 1
(LIMITE ALLA RICERCA CLINICA E SPERIMENTALE SUGLI EMBRIONI)
 
 
Risultati nei Quartieri
Quartieri
Risultati
SI
NO
Bianche
Nulle
Contest.
Iscritti
Votanti
Validi
Q 1
Totali
%
20.987
93,96
1.348
6,04
379
1,66
130
0,57
0
0,00
50.982
 
22.844
44,81
22.335
97,77
Q 2
Totali
%
30.013
93,69
2.021
6,31
679
2,06
184
0,56
0
0,00
72.247
 
32.897
45,53
32.034
97,38
Q 3
Totali
%
14.456
94,04
916
5,96
323
2,04
104
0,66
0
0,00
33.503
 
15.799
47,16
15.372
97,30
Q 4
Totali
%
23.626
93,81
1.558
6,19
422
1,64
172
0,67
0
0,00
54.833
 
25.778
47,01
25.184
97,70
Q 5
Totali
%
34.554
93,60
2.364
6,40
675
1,78
239
0,63
0
0,00
82.228
 
37.832
46,01
36.918
97,58
Totale    1 - 75    76 - 150    151 - 225    226 - 300    301 - 362   
 
 
 
220
Totali
%
331
87,34
48
12,66
8
2,05
3
0,77
0
0,00
807
 
390
48,33
379
97,18
 
In rosso il Quartiere 4 con l'Isolotto (quorum al 47%), in viola il mio seggio n.220, presso la scuola elementare della Montagnola (quorum al 48,33%)
 (La statistica riguarda la risposta al primo quesito)
...mi spieghi una cosa te che ci inzuppi,  perchè anche nella rossa Toscana ,
nemmeno all' isolotto non abbiamo raggiunto il quorum?
Qui a lavoro un sacco di ragazzi giovani anche di sinistra non sono andati,
motivazioni le + stupide me ne sono dimenticato, ero al mare...............
Marisa
La domanda di Marisa mi intriga e vorrei tanto rispondere con poche battute, ma sarebbe come spalmare con un po' di vegetallumina una doppia frattura alla caviglia; o mandar giù un'aspirina per una caso conclamato di leucemia. Può darsi che decida di impegnarmi a trovare una risposta che valga la pena di essere comunicata tramite blog; ma dovrà essere un malloppo a puntate. Noia per chi legge e fatica per chi scrive. Richiede tempo di vita e un calcolo di convenienza costi-ricavi (= rapporto tra fatica di spremere le meningi e cercare riscontri fattuali contro la quasi nulla visibilità dei post. Se avessi a disposizione un mezzo di comunicazione di massa sicuramente ci impegnerei il mio capitale umano-esperenziale.  Già i mass media...(pronunzia media non midia: neutro plurale della parola latina medium). Mi ci vorrebbe un set di media, mi capite. Allora, cara Marisella, prima di tutto ti ringrazio, anche a nome di Paola, del cacciucco che ci hai fatto sentire domenica scorsa: un cacciucco con quattro c, davvero, una suprema contaminazione tra la tua Sicilia d'origine e una Rosignano (Livorno) d'adozione.  Per ora mi limito a una ed una sola considerazione positiva: il dott. Re Ferendum - venuto in casa di tutti a insaputa di tanti - ci ha tastato il polso, auscultato il cuore, ticchettato i polmoni, cacciato il manico del cucchiaio in gola, guardato gli occhi, osservato rispettivamente testicoli e vagina, dopodiché ha fatto la diagnosi: nero su bianco, con calligrafia questa volta leggibile perché scritta in linguaggio matematico. Anemia perniciosa. Questa la malattia. Avvelenamento da ossido di carbonio, dico io. L'ossido di carbonio ti addormenta e ti fa morire, se non chiudi il gas e non apri le finestre. Siamo in tempo ad alzarci da soli e andare alla finestra? Ci vorrà l'aiuto da fuori dei pompieri? Da dove proviene l'ossido mortifero, inodoro e insaporo?
Grazie, dottor Re Ferendum per la diagnosi. Mano ora al ciclo intensivo di cura e riabilitazione.
Scoprire la malattia, cara Marisa, è un dramma. Ma è l'unico modo per tentare di vincerla, l'unica possibilità per farcela. Non è roba da aspirina, certo: occorrono antibiotici, radioterapia e, in certi casi e zone, chemioterapia.
Nel frattempo "viviamo e confortiamoci insieme" come dice Plotino a Porfirio del Dialogo leopardiano. Questa come morfina: non toglie il male ma lenisce il dolore.
Viviamo, Porfirio mio, e confortiamoci insieme: non ricusiamo di portare quella parte che il destino ci ha stabilita, dei mali della nostra specie. Si bene attendiamo a tenerci compagnia l'un l'altro; e andiamoci incoraggiando, e dando mano e soccorso scambievolmente; per compiere nel miglior modo questa fatica della vita. La quale senza alcun fallo sarà breve. E quando la morte verrà, allora non ci dorremo: e anche in quell'ultimo tempo gli amici e i compagni ci conforteranno: e ci rallegrerà il pensiero che, poi che saremo spenti, essi molte volte ci ricorderanno, e ci ameranno ancora.
Sono le parole finali del Dialogo che trovi qui.
Non sono parole di un piagnone né di un bigotto.  Scriveva queste cose intorno ai 25 anni.
 
 
 

Living will
Vivere e morir bene
Pubblichiamo  il testamento biologico (o living will o disposizioni anticipate) mio e di Paola, inviato il 2 giugno u.s. per raccomandata R/R alla Associazione per la depenalizzazione dell’eutanasia. Lo scopo è quello di morir bene, muniti dei conforti dei medici e degli amici, possibilmente in casa e non in ospedale, in umile accettazione delle leggi di natura.
Queste disposizioni anticipate ricevono in qualche modo sanzione formale dall’art. 9 della Convenzione di Oviedo, ratificata e quindi validata dal Parlamento italiano.
Si parte con questo. Per carità che non venga messa in discussione nessuna proposta di Legge sull’eutanasia finché dura questo Parlamento! Basti per ora la Convenzione di Oviedo, di cui appresso.
 
Oviedo 4 aprile 1997
 
Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e la dignità dell’essere umano riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina: Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina Consiglio d’Europa (1996)
 
Articolo 9
Desideri precedentemente espressi
I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione.
 

"Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignità dell'essere umano riguardo all'applicazione della biologia e della medicina: Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, fatta a Oviedo il 4 aprile 1997, nonché del Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998, n. 168, sul divieto di clonazione di esseri umani"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2001
Testamento biologico
Per Giancarlo Fornari
c/o Associazione Libera Uscita
Roma
 
Firenze, 2 giugno 2005
 
Caro Presidente, Ti inviamo con la presente i nostri testamenti biologici nello spirito di positività che anima la nostra Associazione tesa a costruire un mondo dove “vivere e morir bene” diventi definitiva acquisizione di una umanità pacificata in se stessa e in armonia con l’universo.

f.to: paola e urbano.
 
Alla Associazione per la depenalizzazione dell'eutanasia
Via Genova 24 - Roma
Testamento biologico per la dignità della persona umana
 
Io sottoscritto
 
(cognome) ......C. ....G................... (nome) ..U...............P
 
nato a ...Poppi...(Ar).........Firenze........................... il .............................................................
 
residente a ....Firenze............................. via .................................. CAP .50100..............
  
nel pieno delle mie facoltà mentali, e allo scopo di salvaguardare la dignità della mia persona, intendo affermare solennemente con questo documento, che deve essere considerato come una vera e propria dichiarazione di volontà, il mio diritto, in caso di malattia, di scegliere tra le diverse possibilità di cura disponibili e al caso anche di rifiutarle tutte, nel rispetto dei miei principi e delle scelte di seguito indicate.
 
Intendo inoltre che le dichiarazioni contenute in questo documento abbiano valore anche nell'ipotesi in cui in futuro mi accada di perdere la capacità di decidere o di comunicare le mie decisioni ai miei medici curanti sulle scelte da fare riguardo ad una malattia.
 
A questi fini prevedo la nomina di un fiduciario che si impegna a garantire lo scrupoloso rispetto delle mie volontà e, se necessario, a sostituirsi a me in tutte le decisioni.
 
Premessa - Il valore della vita e la dignità della persona umana.
 
Considero prive di valore e lesive della mia dignità di persona tutte le situazioni in cui non fossi capace di un'esistenza razionale e/o fossi impossibilitato da una malattia irreversibile a condurre una vita di relazioni; e quindi considero non dignitose tutte le situazioni in cui le cure mediche non avessero altro scopo che quello di un mero prolungamento della vita vegetativa. Perciò, dato che in tali circostanze la vita sarebbe per me molto peggiore della morte, voglio che tutti i trattamenti destinati a protrarla siano evitati ed eventualmente sospesi.
 
Considero egualmente non accettabili, perché in contrasto con il mio concetto di valore della vita e dignità della persona umana, situazioni in cui malattie senza prospettive di guarigione siano inutilmente prolungate attraverso cure e metodi artificiali.
 
Disposizioni generali
Per questi motivi dispongo quanto segue:
Dispongo che.interventi oggi comunemente definiti "provvedimenti di sostegno vitale" e che consistono in misure urgenti quali, ad esempio, la rianimazione cardiopolmonare, la ventilazione assistita, la dialisi, la chirurgia d'urgenza, le trasfusioni di sangue, l'alimentazione artificiale, non siano messi in atto, qualora il loro risultato fosse, a giudizio di due medici, dei quali uno specialista:
il prolungamento del mio morire;
il mantenimento di uno stato d'incoscienza permanente;
il mantenimento di uno stato di demenza avanzata.
In particolare, nel caso io fossi affetto da una malattia allo stadio terminale, da una malattia o una lesione cerebrale invalidante e irreversibile, da una malattia implicante l'utilizzo permanente di macchine o altri sistemi artificiali e tale da impedirmi una normale vita di relazione, rifiuto qualsiasi forma di rianimazione o continuazione dell'esistenza dipendente da macchine e non voglio più essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico.
 
Chiedo inoltre formalmente che nel caso fossi affetto da una delle malattie sopra indicate siano intrapresi tutti i provvedimenti atti ad alleviare le mie sofferenze, compreso in particolare l'uso di farmaci oppiacei, anche se essi rischiassero di anticipare la fine della mia vita.
 
Disposizioni particolari - Eutanasia
 
Nella prospettiva, inoltre, di un'auspicata depenalizzazione, anche nel nostro paese, dell'eutanasia, nel caso in cui anche la sospensione di ogni trattamento terapeutico non determini la morte, chiedo che mi sia praticato il trattamento eutanasico, nel modo che sarà ritenuto più opportuno per la conclusione serena della mia esistenza.
 
Altre disposizioni particolari
 
Detto infine le seguenti disposizioni:
 
non richiedo l'assistenza religiosa;
il mio corpo  può essere donato per trapianti;
voglio essere cremato  (a tale proposito ho già l'iscrizione alla Società di cremazione SOCREM);
desidero essere lasciato morire nella mia abitazione;
voglio che il mio funerale avvenga secondo le seguenti forme: cerimonia in locale pubblico messo a disposizione dalla Pubblica Amministrazione, né confessionale né partitico, adeguato alla partecipazione di più persone libere di intervenire ed esprimere liberamente – nelle forme che vorranno - le emozioni legate sempre e comunque alla vicenda della fine di una esistenza.
 
Nomina del fiduciario
 
Ai fini della attuazione delle volontà espresse nel presente documento nomino mio rappresentante fiduciario il coniuge:
 
(cognome) ........................................................ (nome) .....................................................
 
nato/a a ....................................... il ............................ recapito telefonico ...................................
 
residente a ................................................ via ................................................... CAP ...........
 
o un suo delegato.
Documento identità: ………………………………………………………………………………..
 
I fiduciari di cui sopra accettano la nomina e si impegnano a garantire le volontà sopra espresse e a sostituirsi a me per tutte le decisioni che io non potessi prendere qualora perdessi la capacità di decidere per me stesso.
 
 
Testimoni del presente atto:
 
1 - (cognome) ........................................................ (nome) .....................................................
 
nato/a a ............................................... il ................
 
residente a ................................................ via ................................................... CAP ...........
 
Documento identità: ………………………………………………………………………
 
2 - (cognome) ........................................................ (nome) .....................................................
 
nato/a a ............................................... il ................
 
residente a ................................................ via ................................................... CAP ...........
 
Documento identità ………………………………………………………………………….
 
Resta inteso che queste mie volontà potranno essere da me revocate o modificate in ogni momento con una successiva dichiarazione, di cui le persone coinvolte nella presente dichiarazione dovranno prendere atto.
 
Copia del presente documento viene trasmessa alla Associazione Liberauscita per la depenalizzazione dell'eutanasia, di cui sono socio, con sede a Roma, via Genova 24.
 
Luogo e data ..Firenze 2 giugno 2005.......................................
 
Firma del sottoscrittore ...........Urbano , Paola............ ……………………………………….
 
documento di identità…
Firma dei fiduciari ....2 (i nostri figli)............... …………………………………………….
  
Firma dei testimoni ....2 (nostri amici).......................... ……………………………………
 
PS. Ci piace pensare che la pubblicazione sul blog delle nostre disposizioni anticipate, oltre che prova testimoniale “oggettiva” di tutti i naviganti che si troveranno a passare di qui, possa anche creare un alone di simpatia che si  trasmetta magneticamente intorno a noi nel momento unico ed irrepetibile del…-come chiamarlo? – passaggio.
NB. Il Testamento è stato redatto sulla traccia suggerita da “Libera Uscita”, ma è chiaro che “le disposizioni particolari” e le “altre disposizioni particolari” sono di nostra specifica elaborazione e potremmo via via aggiornarle e modificarle. Fino a prova del contrario esse hanno valore formale sulla base dell’art. 9 della Convenzione di Oviedo, fatta propria dalla L.145, 28.3.2001 del nostro ordinamento giuridico.
 


venerdì, giugno 10, 2005
 

Il Vaticano brucerà
Repetita iuvant

Don Franzoni:
"Immorale l’invito ad astenersi"
intervista a cura di Lorenzo Salvia
«L’appello del cardinal Ruini al non voto è una violenza, un atto immorale
 da un punto di vista non solo laico ma anche cristiano».

Sono passati 31 anni ma don Giovanni Franzoni non ha cambiato idea: nel 1974 disse che, per il referendum sul divorzio, i cattolici non dovevano seguire le indicazioni della Chiesa ma votare secondo coscienza. Gli costarono la sospensione a divinis , quelle parole. Una decisione su cui il Vaticano ha poi fatto marcia indietro, sperando che don Franzoni tornasse nell’ombra. Ma «prete ribelle Gianni», come lo chiamano i suoi nella Comunità di San Paolo a Roma, non ha seguito quel consiglio: prima si è sposato in Comune con una donna giapponese, matrimonio mai riconosciuto dalla Chiesa. Ed ora annuncia i suoi quattro sì ai referendum sulla fecondazione assistita.

Domanda. Perché definisce immorale l’appello del cardinal Ruini?
Risposta. «Perché il non voto, facendo mancare il quorum e annullando il referendum, passa con gli scarponi chiodati sulla volontà dei cittadini che dicono sì o no. Annulla le loro opinioni».

D. Ma lei parla di atto immorale per un cristiano. Non è coerente con i principi cristiani difendere questa legge?
R. «No. Per la dottrina della Chiesa la fecondazione artificiale semplicemente non esiste: quindi, per essere coerenti con questa morale integralista e bigotta, i cattolici non dovrebbero difendere la legge ma chiedere di cancellarla».

D. Ma i cattolici schierati per l’astensione dicono che la legge è un buon compromesso fra la dottrina della Chiesa e l’evoluzione della società.
R.«Ed è proprio qui il problema: la Chiesa non può predicare il male minore, non può esortare a difendere quello che considera sbagliato. La verità è che si tratta di un’operazione politica».

D. E la Chiesa non ha diritto a partecipare alla vita politica?
R. «Quando Gesù Cristo formò i suoi discepoli l’obiettivo non era cambiare le leggi di Roma ma annunciare la salvezza e predicare il Vangelo. L’essenziale era questo, poi è stata la Chiesa a fare politica, ad aprire la strada pericolosa del temporalismo. E in Italia, dopo aver perso il braccio secolare della Dc, la Chiesa vuole recuperare questa posizione di forza. E’ un errore: se ai tempi del referendum sul divorzio la Chiesa avesse detto tenete questa legge tanto noi cattolici non divorziamo, avrebbe evitato tanti problemi. E invece la Chiesa non si fida del senso di responsabilità dei fedeli come lo Stato non si fida di quello dei cittadini».

D. Sta pensando all’annuncio di Rutelli?
R. «Un ex radicale, ex verde, ha molti titoli da ex nel suo curriculum. Forse troppi. E poi quella parola, macello, davvero se la poteva risparmiare. Ma nemmeno del sì di Fini mi fiderei: temo sia solo un’astuzia, un’operazione politica per smarcarsi dal bigottismo della sua coalizione e guardare al suo futuro personale. Sarebbe stato meglio se nessun politico avesse fatto appelli né da una parte nè dall’altra: la cosa migliore era lasciare campo
libero al confronto senza ordini di scuderia».

D. Fini voterà no sull’eterologa, lei non ha nessun dubbio nemmeno su questo?
R. «Ricordiamo le parole di Lorenz: nel corso dell’evoluzione, i miglioramenti più importanti sono arrivati quando un animale di una specie siaccoppiava con un animale di un’altra specie. E noi, con tutto quello che oggi succede in Italia e nel mondo, vogliamo vietare l’eterologa. E’ anacronistico».

D. Anche il Papa ha chiesto ai vescovi di «illuminare le scelte dei cattolici» sul referendum.
R. «Una scelta tattica, me l’aspettavo. Avrebbe potuto tacere, dire "io sono cittadino di un altro Paese e preferisco non entrare in questo problema".

D. Ma anche Paolo VI, ai tempi del divorzio, seguì la stessa strada». Teme di essere sospeso di nuovo?
R. «No, non sono il solo a pensarla così. Fra i credenti c’è un fiume carsico di dissenso: vedrete, molti uomini di Chiesa andranno a votare».

postato da stigli | 10:33 | commenti


lunedì, giugno 06, 2005
 

Libero voto in libero Stato

Coraggio, Presidente!

"Il Messaggero" di ieri, domenica 5 giugno, ha pubblicato la notizia che il prof. Valerio Pocar ha invitato il Presidente della Repubblica a far conoscere se parteciperà o meno al voto referendario .

 L'articolista ritiene CERTO che Ciampi voterà, ma ritiene anche che FINO ALL'ULTIMO egli non ne darà pubblicità essendo per sua natura SUPER-PARTES (vedi l'articolo sotto riportato).

Conoscendo la storia del nostro Presidente, eravamo sicuri della sua scelta, ma ci permettiamo di insistere sull'importanza che essa venga fatta OGGI, e non il giorno delle votazioni.

Il Presidente della Repubblica è "il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale", e come tale - per sua natura - deve rispettare e far rispettare la Costituzione Italiana. In questo suo compito DEVE essere "super partes".

Ebbene la Carta costituzionale afferma che "il voto è personale ed eguale, libero e SEGRETO ed il suo esercizio è DOVERE CIVICO" (art. 48), e che  “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, INDIPENDENTI E SOVRANI” (art. 7).

In applicazione della norma Costituzionale, la legge ordinaria dispone che "il pubblico ufficiale, l'incaricato di un pubblico servizio, l'esercente di un servizio di pubblica necessità, IL MINISTRO DI QUALSIASI CULTO, CHIUNQUE INVESTITO DI UN PUBBLICO POTERE O FUNZIONE CIVILE  O MILITARE, SI ADOPERA A ....INDURRE GLI ELETTORI ALL'ASTENSIONE E' PUNITO CON LA RECLUSIONE DA SEI MESI A TRE ANNI E CON LA MULTA DA £. 600.000 A £. 4.000.000." (art. 48 del T.U. delle leggi elettorali, applicabile ai referendum in base all'art.51 della legge 352/1970).

In base a quanto sopra, appare evidente che quando Ministri del culto cattolico, per di più rappresentanti di uno Stato estero (Ruini, Sgreccia, Pompedda, ecc) o i Presidenti della Camera e del Senato (Casini e Pera, nvestiti di un pubblico potere) inducono gli elettori ad astenersi, lo fanno CONTRO la Costituzione. In questa situazione, che ci ricorda il 1874 e il decreto "non expedit" di Pio IX che vietava ai cattolici di partecipare alle elezioni per il primo Parlamento dell'Italia unita, il Presidente Ciampi HA IL DOVERE di richiamare tutti al rispetto della Costituzione, o per lo meno dire che LUI la rispetterà. Ma lo deve fare ORA, non quando sarà troppo tardi.

Ciò indipendentemente da come riterrà di votare: si, no o scheda bianca. Anzi, per essere super  partes veramente, NON DEVE dichiarare COME vota, ma SE vota.

Leggiamo anche sulla stampa che il Sindaco di Roma, Veltroni, si è espresso ufficialmente per quattro sì ai referendum. Come INTESA LAICA, siamo lieti che abbia aderito al nostro invito.

Cordiali saluti

Giampietro Sestini (segretario di Libera Uscita

Pressing sul Colle. Ciampi tace. Ma è certo: domenica voterà.

da: Il Messaggero del 5 giugno 2006

Roma.“Presidente, lei va a votare al referendum sulla fecondazione?”

L’ultima richiesta di chiarimento viene dal professor Valerio Pocar, presidente della Consulta di bioetica, che chiede esplicitamente a Carlo Azeglio Ciampi di far sapere se il 12 giugno prossimo si recherà alle urne oppure no, dopo che le alte cariche istituzionali hanno fatto conoscere la propria propensione.

Una richiesta destinata – come molte altre dello stesso tenore – a non ricevere risposta in questi giorni dal Quirinale. Il silenzio è totale e doveroso. E la ragione è evidente.

Se in vista del voto, il capo dello Stato facesse conoscere – in qualche modo – le proprie intenzioni potrebbe influenzare gli elettori in un senso o nell’altro. E chi conosce Ciampi e la sua liturgia costituzionale che gli impone di essere, sempre e comunque, al di sopra delle parti, sa che egli non commetterebbe mai un’imprudenza del genere.

Ciò detto, chiunque si prenda la briga di indagare su quanto ha dichiarato in passato – anche in occasione di altri referendum popolari – lo stesso Ciampi, può tranquillamente prevedere che anche questa volta egli andrà a votare e non rinuncerà a compiere ciò che ritiene anzitutto un suo dovere.

Ad esempio, nel maggio del 2000, a conclusione del viaggio a San Paolo del Brasile, così si espresse a proposito del referendum sulla legge elettorale: “E’ ovvio che l’astensione è legittima. Per quanto mi riguarda posso dire che ho cominciato a votare a ventisei anni. Da allora ho sempre votato. Considero quella legge che mi permise di votare nel 1946 una conquista, un diritto che ritengo di dover sempre esercitare”.

E’ cambiato qualcosa da allora ad oggi? Certamente, no. E’ evidente, comunque, che nessuna previsione è possibile su come si indirizzerà il voto del capo dello Stato nelle quattro schede referendarie.

Così come tutto lascia presumere che fino all’ultimo il Quirinale cercherà di non dare alcuna pubblicità alla più che probabile intenzione del capo dello Stato di recarsi a votare: proprio per non dare alcun significato strumentale ad una scelta che, comunque, riguarda la sfera personale del Presidente. Fare annunci prima dello svolgimento del referendum domenica prossima, visto che ormai lo scontro è tra astensionisti e fronte del sì, potrebbe essere interpretato dai contendenti come un’interferenza di una istituzione per sua natura invece superpartes.

(P.Ca.)



venerdì, giugno 03, 2005
 

La mala educaciòn

...a riservare una sorpresa erano state due ragazze del servizio civile, che fra armi e divise hanno scelto un'insolita veste per una parata militare: la bandiera arcobaleno, simbolo delle battaglie pacifiste. Il loro gesto è stato poi definito "maleducato" dall'Ufficio nazionale per il Servizio Civile, in un imbarazzato quanto discutibile comunicato. (dai giornali)

postato da stigli | 11:33 | commenti
cultura, italia, pacifismo
 

Ma così li ruini!

D.P.R. 30 marzo 1957, n° 361 e successive modifiche
Titolo VII - Disposizioni penali.

Art. 98. Il pubblico ufficiale, l'incaricato di un pubblico servizio, l'esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell'esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all'astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.



giovedì, giugno 02, 2005
 

2 Giugno 1946

12.717.923 VOTI contro 10.719.284 VOTI

IL POPOLO CINSE LA CORONA CHE APPARTENNE AI SAVOIA

Nel marzo 1946 ci furono le prime elezioni amministrative, con le vittorie delle sinistre in molti grandi comuni; nel giugno si tennero il referendum fra monarchia e repubblica, e le elezioni per l’Assemblea costituente. I partiti al governo, che avevano formato i Comitati di liberazione nazionale (CLN), erano su posizioni diverse: socialisti e comunisti erano repubblicani, come – ovviamente – il partito dell'Edera, il partito d’azione e la Democrazia del lavoro (che ci fosse anche questa, chi se ne ricorda più?); liberali e democristiani erano divisi di fronte al dilemma istituzionale, e lasciarono liberi i propri aderenti di votare secondo coscienza, anche se, all’inizio, nella DC prevaleva l’orientamento repubblicano e se, a poco tempo dal voto, la Chiesa spinse a favore della soluzione monarchica.
I parroci esortavano a mettere la croce dove ce n’era già una (la croce dello stemma sabaudo); la Repubblica era simboleggiata da un’Italia turrita, e i repubblicani spingevano i più candidi fra i monarchici a votare per la regina. Fuori del CLN, il nuovissimo partito dell’Uomo Qualunque raccoglieva i consensi di molti ex fascisti, della burocrazia statale e dei ceti rimasti estranei alla guerra civile, specialmente a Roma e nel Mezzogiorno, dove molti erano spaventati dal Vento del Nord, cioè dalla minaccia della rivoluzione: il fronte dell’Uomo Qualunque era perciò monarchico.

Il post di oggi (segnalazione)

postato da stigli | 09:23 | commenti
italia


mercoledì, giugno 01, 2005
 

Santo subito

E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l'amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come son degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia. E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l'Apostolo: Che hai tu, che tu non abbi da Dio? e se tu l'hai avuto da lui perché te ne glorii come se tu l'avessi da te? Ma nella croce della tribolazione e dell'afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l'Apostolo: Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo».
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco
. Amen.

Motivazione: per aver dimostrato rispetto, dedizione, affetto e finanche ammirazione verso colui che lo aveva bastonato e insultato, dichiarandolo, come laico, incapace di intendere i veri valori dell'amore, della sessualità, del rispetto della vita, del matrimonio...per essere stato come Erode uccisore di bambini tramite controllo artefatto delle nascite prima, tramite aborto poi, per avere operato stragi di gameti e di embrioni portatori di vita, rischiando di riesumare le esperienze naziste. Per non avere capito, con Sant'Agostino, che nella storia ciò che importa effettivamente è soltanto ciò che passa attraverso la mediazione della Chiesa, portatrice di salvezza sovrannaturale, mentre ciò che passa per la mediazione degli uomini non raggiunge la divina profondità e risulta insufficiente agli occhi di Dio. Amen.

L'antefatto:

Ai primi di Maggio, Il Gruppo Laicità e diritti civili che ha sede presso l'Istituto Gramsci di Firenze, di cui fa parte anche Barbabianca, aveva inviato una lettera al sindaco di roma Walter Veltroni, educatamente invitandolo a soprassedere alla decisione annunciata di intitolare la stazione di Roma Termini al defunto papa polacco, adducendo il fatto che l'operato di Vojtyla è stato molto contraddittorio e, nella fattispecie, negativo sempre nei confronti di tutti i portatori di valori non confessionali...

Questa la lettera:

Firenze I8 Aprile  2005

 On. Walter Veltroni
Sindaco di Roma


             Ci permettiamo farLe giungere una nostra opinione relativamente
a quanto diffuso dalla stampa circa la Sua intenzione di dedicare al defunto
Papa Giovanni Paolo II° la Stazione Termini. Possiamo comprendere sia la Sua
personale emozione a fronte dell'avvenimento  sia la Sua personale
considerazione e stima nei confronti del Pontefice tuttavia ci permettiamo di consigliarle,
in quanto cittadini laici, credenti e non ,di riconsiderare la  Sua decisione per i
motivi che sono stati oggetto della nostra riflessione.
 Premettiamo che non ci anima nessuna velleità anticlericale né l'ostilità
a dedicare una strada o altro luogo a Papa Giovanni Paolo II°, anche se un giudizio
obbiettivamente sereno sull'opera e le posizioni del Pontefice  crediamo
evidenzi la complessità del personaggio nella sua duplice funzione di uomo di Pace e
concordia tra i popoli e le religioni,  ma anche la sua tenace negazione di
diritti fondamentali dell'individuo  contraddicendo così il principio del
rispetto della dignità personale.
Perciò, considerando la Stazione Termini un luogo di frequentazione
giornaliera di migliaia di uomini e donne provenienti da tutta l'Italia e
dal mondo, con le loro diverse appartenenze religiose o senza tali
appartenenze,con diverse  filosofie di vita, ci sembra assai più opportuno
che resti quel  luogo , che di fatto già é anche sul piano simbolico, di
accoglienza  e di rispetto di tutti.
Per queste ragioni ci sembrerebbe anche riduttivo della complessa
personalità di Giovanni Paolo II° dedicargli, come omaggio, proprio la
stazione Termini.
Se vorrà rispondere a questa nostra ne saremo lieti.

        P. il "Gruppo laicità e diritti civili" dell'Istituto Gramsci Toscano

              Loretta Montemaggi
              Anna Scattigno
              Antonio Bandino
              Delia Dugini
              Franco Quercioli
             Debora Spini
             Anna Bettarini
             Urbano Cipriani
             Maria Teresa Paggi
             Graziella Rumer Mori
             Paola Lucarini
e-mal: <stituto.gramsci@comune.fi.it

Questa la risposta.
Comune di Roma
dal Campidoglio,  27 MAG 2005
il Sindaco

Gentile signori,
rispondo volentieri alla vostra lettera relativa alla mia proposta, fatta propria dalle Ferrovie dello Stato, di intitolare la Stazione Termini a Papa Giovanni Paolo II. Vorrei prima di tutto chiarirvi che non si è proposto affatto di cambiare il nome della Stazione, e che quel nome, ‘Termini’ , - così profondamente legato alla storia millenaria di Roma - rimarrà. Ad esso sarà affiancato il nome di Giovanni Paolo II, proprio come è accaduto all'aeroporto di Fiumicino, che è restato tale anche quando è stato aggiunto il nome di Leonardo Da Vinci. Questa proposta è nata dalla convinzione che questo Papa sia stato un uomo che ha segnato profondamente la nostra storia, e di ciò credo ne abbiano dato un'importante testimonianza anche le tantissime persone di ogni fede religiosa, insieme alle massime autorità di quelle fedi, e i tantissimi laici che, in quei giorni, hanno reso omaggio a Giovanni Paolo II, riconoscendo soprattutto in lui il Papa del dialogo e dell'incontro fra le genti.
Roma ha consolidato la sua vocazione di città della pace, dell'incontro tra le genti del mondo, città della tolleranza e della solidarietà. Karol Wojtyla, a cui Roma ha conferito nel 2002 la cittadinanza onoraria, è stato l'uomo che ha fatto del viaggio uno strumento di unione di popoli e di conoscenza e di rispetto dell'altro, prima ancora che occasione d'incontro tra religioni diverse o di diffusione delle sue convinzioni religiose.
Proprio per questo motivo a un nostro illustre cittadino, che è già Storia nel presente, abbiamo proposto di intitolare il luogo della città che, più di altri, simboleggia il viaggio e l'incontro. Queste le nostre ragioni, senza pretendere di cambiare le vostre opinioni, ma desiderando, questo sì, spiegarvi i motivi di una proposta che i vertici delle Ferrovie dello Stato, a cui ovviamente spetta la decisione, hanno accolto con grande favore.
Con i miei cordiali saluti,

Walter Veltroni
Indirizzata al Gruppo laicità e diritti civili c/o Istituto Gramsci Toscano
La foto viene da qui

 

postato da stigli | 11:59 | commenti
 

Serenata allo zigote

Ultima sera di Maggio, Piazza Isolotto, Firenze. Aria fresca, clima dolce, palco in mezzo: alle spalle la storica chiesa della contestazione, di fronte sullo sfondo l'Arno d'argento che scorre a fianco della Cascine dove messer aprile fa il rubacuor. Chi ruba il cuore e rasserena la mente sono Irene e Maria Francesca, così naturali e schiette nel rappresentare uno scketch comico-teatrale da loro prodotto, "Feconda Azione".  Modo garbato e sorridente nell'affrontare problemi esistenziali quali il desiderio di maternità e la realizzazione di essa. L'alone di mistero che ha avvolto per secoli il mistero appunto della nascita viene in maniera così garbata dissolto da Elisabetta, ginecologa da 25 anni, aspetto giovane linguaggio suadente che con parole semplici e con immagini proiettate sullo schermo ci fa vedere e quasi toccare l'ovulo con i due gameti che si uniscono nello zigote che si prepara a diventare embrione che cresce e si moltiplica, che è forte debole sano malato che chiede assistenza e aiuto come tutto intorno a noi richiede; e una storia vera che Elisabetta  ci racconta con determinata dolce forza combattiva. Arrivando con un po' di ritardo ho perso le battute iniziali di Sandra Meacci che però è lì sul palco per presentare Bobo, Sergio Staino, che abita a due passi dall'Isolotto, lì sulle colline tra Scandicci e San Martin la Palma, Staino che ha tenuto a battesimo il Teatro Puccini, 300 metri al di là della Cascine, due passi.  Bobo illustra due serie di striscie di disegni da lui creati su argomento genitori figli, la moglie (Mercedes o Dolores?) lì davanti seduta tra noi. Insomma una bella serata in piazza tra amici, tra cui uno nuovo, faccia simpatica, capelli folti e di pel bianco misti che mi si presenta stringendomi la mano: Io sono Leonardo.  Si spengono i riflettori, si incrociano i saluti, l'Arno sonnecchia mormorando antiche cantilene. Evviva Re Ferendum che per un momento ci costringe a rimescolare un po' le carte dei mazzi ta loro separati: destra sinistra centro destra centro sinistra pil prezzi salario lavoro merci dogane ragioni di scambio monopoli e via confusionando: non è più la classica briscola con 40 carte; è un ramino con parecchi mazzi, con dei jolly inaspettati tipo l'uomo nero fini la donna bella prestigiacomo. Comunque finisca la partita, questi campi di maggio che vedono la presenza di tante donne segnano un passo avanti nello sviluppo antropologico della vecchia scimmia. La storia va avanti e travolge chi tenta di tenerne chiusi i cancelli: tutti i riferimenti che possono venire in mente a chi frequenta questo blog sono "causali", con giusta metatesi.
Vecchia Europa coraggio. E non ti prestare a reggere il moccolo a chi tutti i giorni predica la lotta al terrorismo per non farti pensare a cose reali come queste:

Abusi e violenze, la maledizione delle afgane
Quando arrivano all'ospedale sono ormai dissanguate,
stremate dalle doglie, spaventate e incapaci di prendersi
cura del neonato. Qualcuna muore sulla strada. Altre
perdono il figlio e verranno per sempre disprezzate dalla
famiglia. Avviene quasi ogni giorno alla Malalai, la
principale clinica femminile di Kabul, con il miglior
reparto maternità del paese. "Gli uomini e gli anziani dei
villaggi, comprese le donne, sono contrari a mandarle
all'ospedale. Tradizione vuole che le donne debbano uscire
di casa il meno possibile. Così partono quando ormai le
doglie sono iniziate ed è quasi sempre troppo tardi",
racconta Zeba Kamal, 36 anni, da dodici ginecologa al
Malalai.
[Lorenzo Cremonesi - Corriere della Sera - ]

Un cancello che si apre

Due giovani medici su tre sono donne
Indagine sui dati della Federazione nazionale: 9 mila iscritte all’Ordine tra i 25 e i 29 anni, i maschi sono 5.500. Ma poche diventano primari e dirigenti. Le neolaureate continuano a preferire pediatria e ginecologia.

Corsera

postato da stigli | 11:32 | commenti
cultura, diritti civili