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Gianluigi Nuzzi

Da un archivio segreto la veritĂ  sugli scandali finanziari e politici della Chiesa

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martedì, febbraio 28, 2006
 

 

Cinque X 1000 - Passaparola

Comunità dell’Isolotto - Centro Educativo Popolare

A tutti i nostri amici
Da molti anni la Comunità dell’Isolotto ha fondato, come voi sapete, un’Associazione di volontariato, che si chiama Centro Educativo Popolare (C.E.P.), per le attività sociali e culturali: laboratorio Kimeta delle donne rom, residenza anagrafica a senza diritti di cittadinanza, partecipazione all’associazionismo della solidarietà con le realtà della emarginazione, attività educative con ragazzi/e, recupero e salvaguardia della memoria sociale, pubblicazioni, Notiziario, Archivio storico della Comunità dell’Isolotto, solidarietà con le comunità del Centroamerica, sostegno al movimento delle comunità di base italiane e al loro Coordinamento.
Di fronte alla nuova possibilità concessa alle associazioni di volontariato di essere destinatarie del 5 per mille delle imposte alla prossima dichiarazione dei redditi, abbiamo ritenuto che fosse un’opportunità anzi quasi un dovere da non lasciar cadere.
Il C.E.P. è stato ufficialmente inserito nell'elenco delle ONLUS che possono partecipare all’assegnazione del 5 per mille delle imposte.
Per destinare il 5 per mille al Centro Educativo Popolare è sufficiente inserire nell'apposita casella della dichiarazione dei redditi il Codice fiscale: 94047110484 (solo numerico) dello stesso C.E.P ed apporre la propria firma.
Senza alcun aggravio di spesa da parte del dichiarante.
C’impegniamo ad un resoconto trasparente.
Se credete, diffondete questa opportunità di scelta.
Per qualsiasi ulteriore informazione o chiarimento contattateci
tel.+fax 055711362 - e-mail comis@videosoft.it
Via degli Aceri 1 - 50142 Firenze
Un caro saluto
La Comunità dell’Isolotto e il Centro Educativo Popolare
Firenze, 20 febbraio 2006

 

postato da stigli | 11:00 | commenti
vaticano, italia, laicitĂ 
 

Dedicato a Riccardo Nencini
( O Riccardo della Medaglia)

In questi giorni Marcello

 

ateo dichiarato ma convinto che Dio sia un'utile menzogna, ha chiamato a raccolta una serie interessante di personalità, con il suo movimento Per l'Occidente.
Continua nel post di Kelebek

 

postato da stigli | 10:11 | commenti
italia, terrorismo, elezioni


domenica, febbraio 26, 2006
 

Italia diRoccata Toscana malmenata
(due medaglie e tanta tristezza)

Quante volte ho parlato della mia bella Toscana. E del granduca Pietro Leopoldo di Lorena, sovrano illuminato, che fa fondere nel cortile del Bargello, in via del Proconsolo, gli strumenti di tortura, mentre, primo al mondo, rinuncia alla pena di morte. Che dà un contributo in denaro per la costruzione, secondo le norme dei georgofili toscani, di quelle belle case contadine che si inseriscono in maniera così naturale nel paesaggio toscano e che vengono comprate oggi a peso d'oro dai ricchi di buon gusto provenienti da tutto il mondo. Ho spesse volte lodato Claudio Martini, l'attuale capo del governo toscano, per l'attenzione ai problemi della sanità, della scuola, della pace...

Ed ora son qui a masticare amaro per due medaglie d'oro. Quella persa  da Giorgio Rocca stamani 25 febbraio 2006 sulle nevi del Sestriere, quella assegnata martedi 21 febbraio a una giornalista fiorentina - embedded in New York City - mentalmente disturbata, assoldata, a suon di grancassa mediatica, dai neocon dell'Occidente perché - parole di Andreotti! - rappresenta un'ala militarizzata nella cultura mondiale che ha provocato in molti settori moderati del mondo islamico sconcerto e grande preoccupazione.

Medaglia d'oro conferita dalla Regione Toscana per mano del Presidente del Parlamento toscano, Riccardo Nencini, volato, a questo scopo, a mie spese, al consolato italiano di New York.
Stasera ho un po' di insonnia. E' dura figlioli.
Ma non finisce qui. Ne dovremo riparlare.
Per intanto - se e quando ne avete voglia - leggetevi il post di Kelebek e quello di Lisa Maccari.



sabato, febbraio 25, 2006
 

Questo è un post di riflessione. Per divertirvi un po' cominciate dalla fine.
IL PUNTO
Le notizie di LiberaUscita
 
Febbraio 2006 - N° 21
  SOMMARIO
 
LE LETTERE DI AUGIAS
279 - Io, sesto figlio, benedico mia madre
280 - Tra sentimento religioso e tolleranza laica
281 - Come è precaria la tolleranza religiosa
282 - Religione e tolleranza dovrebbero coincidere
283 - Il Veneto e i volontari antiaborto in corsia
 
 ARTICOLI E LIBRI
 
284 - La strage degli innocenti – di mons. Nogaro
285 - Se il crocifisso nelle aule diventa simbolo di laicità– di F. Merlo
286 – Le voci della laicità – Autori vari
 
CONVEGNI E MANIFESTAZIONI
287 - Qualità in leniterapia – Firenze
288 - Il cristianesimo è compatibile con la democrazia? - Roma
 
NOTIZIE DALL’ASSOCIAZIONE
289 - Presentata in Senato la petizione di LiberaUscita
290 - L’eutanasia? esiste anche nella nostra città – di M. L. Cattinari
291 - Il crocifisso nelle aule – opinioni a confronto
 
NOTIZIE DALL’ESTERO
292 - Repubblica ceca – le religioni contro l’eutanasia
293 - Olanda - sedazione palliativa
294 - Svizzera – suicidio assistito in ospedale
 
 PER SORRIDERE......
295 – Testamenti in libertà
 
 
LiberaUscita
Associazione per la depenalizzazione dell’eutanasia
Sede: via Genova 24, 00184 Roma
Tel. 0647823807 – 0647885980 – fax 0648931008
Sito web: www.liberauscita.it -
email:info@liberauscita.it
 
279 - IO, SESTO FIGLIO, BENEDICO MIA MADRE – DI CORRADO AUGIAS
da: la Repubblica di domenica 5 febbraio 2006
Gentile Augias, non discuto la legge 194 sull'aborto. Lo Stato può legiferare con leggi permissive, almeno per il minor male sociale che ne deriva. Semmai ho da ridire sulla sua applicazione spesso fatta per motivi non proporzionati alla eliminazione di un essere umano. Di questo si tratta, anche se l'embrione è alle prime settimane. .
Mia madre mi ha partorito a 44 anni come sesto e ultimo figlio. Se mia madre avesse dato retta a un ginecologo di quei tempi (parlo del 1910-15) che dopo la nascita del secondo figlio le vietò gravidanze per seri problemi, ben 4 di noi non sarebbero venuti al mondo. Invece io sono nato come sesto figlio e diventato sacerdote; il penultimo è vescovo, ora in pensione; gli altri sono felicemente sposati con 4 figli a testa. I primi due figli invece sono morti giovani, uno a 19 e uno a 3 anni. Se mia mamma avesse dato retta a quel medico sarebbe rimasta senza figli.
Ci sono donne che, sostenute dalla fede in Dio, smentiscono perfino le diagnosi dei medici. Lo so che è un discorso non verificabile col metro delle scienze, resta che la fede e il rispetto della vita di cui la donna è responsabile e non proprietaria, può anche fare miracoli. La natura ha risorse inaspettate.
Abortire per la leggerezza di uno sprovveduto che mette incinta una ragazza non è giustificabile e nessuno mai me ne convincerà; tanto più che si tratta spesso di salvare la moralità «borghese» a protezione del capriccio di un ragazzotto.
Di ragazze madri ne ho conosciute tante, anche mie scolare di scuole superiori; a volte lo sapevo prima di altri dalle confidenze dei genitori. Da sacerdote, con animo paterno, le ho sempre difese dai pettegolezzi e da altri rischi, come una bocciatura se la maternità accadeva sotto esami. Una ragazza madre può andare a fronte alta; mentre chi ha eliminato il figlio, con o senza la legge 194, dovrà portarsi il peso nella coscienza per tutta la vita.
Un sacerdote - Roma - vindasc@inwind.it
Risponde Augias
Questa lettera è molto bella e ringrazio il padre gesuita che l'ha scritta. Anche il racconto delle vicende di sua madre e della sua famiglia è bello. Ma è appunto un racconto, al quale se ne potrebbero contrapporre cento altri di significato opposto, e poi cento ancora che ribadissero invece ciò che il sacerdote scrive.
Infatti non è con i racconti che si dirime questo drammatico argomento bensì con i principi. Il principio che il sacerdote qui adombra è che l'embrione è già un essere umano subito dopo la sua formazione. Questo però non è un principio di scienza e di ragione, come ripetono in coro gli scienziati, ma di fede e riguarda dunque, sia detto col massimo rispetto, coloro che a quella fede partecipano.
La ragione dice che la vita umana è diversa dalla vita animale perché l'uomo è un essere consapevole, capace di riflettere su se stesso. Sa per esempio di dover morire, che resta la più significativa delle cose che sa. Ha un sistema nervoso centrale, dunque soffre né più né meno di tanti animali superiori. Gli esseri umani però soffrono anche spiritualmente, gli animali no.
La vita umana comincia a diventare diversa, radicalmente diversa da quella di ogni altro animale superiore, quando prende coscienza di sé. Non certo quando ancora galleggia nell'utero di sua madre.
 
280 - TRA SENTIMENTO RELIGIOSO E TOLLERANZA LAICA – DI CORRADO AUGIAS
da: la Repubblica di sabato 11 febbraio 2006
Gentile Augias, in merito alla questione «libertà di satira e religioni», lei ha definito il ragionamento di Amos Oz («Per un laico la libertà d'espressione è sacra quanto la figura di Maometto per un musulmano»), più sottile di quello di Yehoshua, che non ha condiviso la pubblicazione delle vignette.
Personalmente io, laico, non credente e certo favorevole alla libertà di espressione, mi sento più vicino alla posizione di Yehoshua e di Umberto Galimberti, che su Repubblica di lunedì indica tra i principi della nostra civiltà anche l'«assoluto» rispetto della religione, in quanto «affonda le sue radici nella parte pre-razionale di ciascuno di noi».
Secondo me la laicità, affrancando l'uomo dal giogo del dogmatismo religioso, permette all'individuo innanzitutto la libertà del Dubbio, di considerare le cose da diversi punti di vista. Sotto un regime non democratico, non manca soltanto la libertà di esprimersi, manca anche la possibilità di sottrarsi al ribadirsi ottuso del pensiero dominante.
Ecco dunque come, in un periodo storico già così tanto segnato da fratture all'interno della società, l'essere laici può consentire in taluni casi un paradossale «superamento» della libertà di parola, a favore di una libertà di non-dire: in modo da non ferire altre coscienze che, in base a diversi destini, si trovano ad esprimere sensibilità diverse.
Luca Mirarchi - miro801@virgilio. it
Risponde Augias
La difficoltà di maneggiare questa tragica vicenda sta nel fatto che molte sono le opinioni possibili a seconda dell'angolo dal quale la si osserva.
Trascuro ovviamente le strumentalizzazioni volgari come ad esempio quelle dei leghisti che scoprono d'improvviso la libertà di satira dopo aver contribuito a far cacciare dalla Rai molti ottimi autori satirici.
La libertà di stampa, e di satira, è una conquista ignota al mondo islamico, conseguenza della mancata separazione tra legge divina e codice penale. E' tollerabile che, in considerazione di questo, la nostra libertà, faticosamente conquistata, ne venga ridotta? lo credo di sì. Non per il rispetto 'assoluto' della religione che fa parte della parte pre-razionale del genere umano, come sostiene l'amico Umberto Galimberti; per una ragione molto più pratica: il senso dell'opportunità politica.
In Gran Bretagna e negli Stati Uniti, paesi liberali come mai altri, si sono verificate circostanze in cui, per motivi d'interesse nazionale, il governo ha proibito la diffusione di notizie che potevano ledere l'interesse nazionale.
Casi eccezionali, ovviamente. Che però hanno rotto la regola, stabilendo l'eccezione. Anche senza arrivare al governo, sono certo che se il direttore danese di quel giornale avesse previsto la gravità delle reazioni avrebbe rinunciato a pubblicare le vignette. Il contatto ravvicinato con l'Islam mette ogni giorno a confronto due civilizzazioni, due sensibilità, due sistemi giuridici, molto diversi. Non possiamo non tenerne conto perché se la libertà di stampa è un bene, la pace è un bene ancora più grande. Un'altra cosa potremmo fare: combattere il fanatismo di casa nostra, mostrare con l'esempio che il sentimento religioso è importante e anzi sacro ma che la tolleranza laica tra le varie fedi, o mancanza di fede, è la più solida garanzia per la pacifica convivenza.
Commento. La lettera di Augias ci ricorda che non esistono diritti assoluti ed eterni, in quanto esistono le eccezioni, dettate dalla necessità di tenere conto di altri diritti. Anche il diritto di critica e la libertà di stampa, fondamenti della nostra democrazia, hanno le loro eccezioni: l'importante è che siano decise democraticamente. E ciò vale anche per l'eutanasia.(gps).
 
281 - COME È PRECARIA LA TOLLERANZA RELIGIOSA - DI CORRADO AUGIAS
da: la Repubblica di venerdì 17 febbraio 2006
Caro Augias, il 17 febbraio del 1600 un fil di fumo si levò dal rogo di Campo dei Fiori a Roma dove stava bruciando vivo Giordano Bruno, grande filosofo, considerato eretico dal tribunale della Santa Inquisizione, responsabile di innumerevoli roghi di eretici, streghe, specialmente donne e via dicendo. La Chiesa ha chiesto anni fa scusa per gli orrendi delitti commessi nel passato Fatto che evidentemente non basta a ripristinarne la credibilità. Giordano Bruno fu arso vivo dopo sette anni di carcere duro e di atroci torture e affrontò la morte con grande dignità. Fu però trattato "con rispetto" nel senso che gli fu riservato un rogo"single". In quel periodo dato il grande numero di condannati, venivano istituiti anche roghi collettivi nel senso che i condannati per risparmiare legna, venivano bruciati in roghi di tipo circolare.
Ora la Santa Inquisizione non esiste più ma credo che in Vaticano esista ancora una entità che ne ha ereditato la storia. Mi pare si chiami "Congregazione per la dottrina della fede". Alcuni però pensano che non ve ne sia più bisogno, contro gli eretici basta invitare a non andare a votare referendum scomodi. 
Alessandro Demichelis - demiche1@virgilio.it
Risponde Augias
Il fanatismo percorre il mondo, oggi come allora, la tolleranza del diverso è precaria, prevale spesso la tentazione di imporre per forza (compresa la forza della legge) il proprio credo. Il filosofo Giordano Bruno, perennemente ramingo, mai veramente accettato né dai cattolici, lui che è un domenicano dissidente ed 'eretico', né dai calvinisti o da altri riformati, si definisce 'Academico di nulla academia'. In realtà ha avuto intuizioni geniali. Nella sua teoria assimila il superamento dell'ipotesi tolemaica che metteva il sole, immobile, al centro dell'universo. Ne La cena delle ceneri delinea un universo nuovo, non si limita a porre il Sole al centro di un sistema di stelle fisse, arriva a intuire uno spazio infinito con infiniti mondi in evoluzione per un tempo infinito. Una teoria che anticipa di secoli le scoperte degli astronomi, che in sostanza rende eterno l'universo, esclude l'idea di un Dio creatore, s'avvicina semmai a quello che sarà il buddismo. Bruno esce così dal cristianesimo, lo pagherà caro. E' il cardinale Roberto Bellarmino a guidare con mano di ferro il processo contro di lui fino alla condanna a morte. Ascoltata la sentenza il filosofo pronuncia le tremende parole divenute da allora simbolo di ogni martire della libertà: «Forse con più timore pronunciate voi la sentenza contro di me, di quanto ne provi io nell'accoglierla».
Pochi anni dopo il suo martirio, nel 1609, un oscuro professore di matematica di Padova di
nome Galileo Galilei viene a sapere che in Olanda è stato inventato il cannocchiale. Ne costruisce uno, lo punta verso il cielo e scopre, attonito, che la Luna ha monti e valli, Venere ha fasi simili a quelle lunari, Giove ha quattro satelliti che gli girano attorno, Saturno presenta strane anomalie (i famosi anelli), il Sole ruota su se stesso, le costellazioni e la Via Lattea sono composte di innumerevoli stelle. Galileo ritratterà per aver salva la vita, Bruno finisce bruciato, come i suoi libri "heretici et erronei et continenti molte heresie et errori" arsi anch'essi in un secondo rogo sul sagrato di San Pietro.
 
282 - RELIGIONE E TOLLERANZA DOVREBBERO COINCIDERE – DI C. AUGIAS
da: la Repubblica di mercoledì 22 febbraio 2006
Egregio Augias, lei si è espresso giorni fa sulla precarietà della tolleranza religiosa. Sbaglia a valutare la storia con le categorie moderne di pensiero. A tutto il XVI secolo la tolleranza non era acquisita come valore politico né morale. Umanisti e filosofi come Cartesio e Spinoza, furono tra i primi a suggerire la necessità di una base comune, fondata sulla razionalità, aconfessionale e universalmente condivisibile, a garanzia di una pacifica convivenza.
Fino a quel momento la società restò medioevale, soprattutto nell'identità tra Stato ed elemento religioso. I due elementi coincidevano al punto che ogni forma di eresia veniva recepita non solo come deformazione dottrinale, ma anche come elemento di sovversione sociale. Direi in modo simile a come noi oggi percepiamo il terrorismo. Ammettere allora l'eresia, come giustificare oggi il terrorismo, significava minare alla base il fondamento della convivenza civile, la cristianità allora, la democrazia oggi.
A dimostrarlo ci sono fatti storici che mostrano come non solo la Chiesa Cattolica, ma anche le 'Chiese Riformate e gli Stati assoluti incarceravano e bruciavano i dissidenti. Tutta la società era repressiva, a parte ovviamente singoli casi illuminati dalla fede o dalla ragione.
Ciascuno faccia autocritica e giudichi se stesso e il sistema politico ed economico contemporaneo, valutando quanto ancora dell'oscuro passato permane nella modernità.
Marco di Feo
Risponde Augias
Tra i padri del moderno concetto di tolleranza il signor di Feo non cita il filosofo inglese John Locke che vorrei aggiungere essendo la sua Epistola de Tolerantia un testo fondamentale al riguardo. Locke e altri illuministi propongono il principio che nessuna fede debba essere imposta; che si possano sì guidare gli uomini verso una chiesa ma che non sia lecito forzarveli. Per togliere ogni componente (e tentazione) politica dalla fede, Locke chiude il credo religioso nella sfera intima del singolo.
Molti autori si pongono lo stesso problema perché molti hanno capito che i dissidi di natura religiosa sono difficilmente componibili e possono facilmente causare conflitti sanguinosi. Spinoza, Hobbes, Bayle, Voltaire, Erasmo, tra gli altri, cercano di individuare, e di descrivere, i limiti entro i quali il potere politico può concedere l'esercizio della libertà religiosa senza pregiudicare la pace sociale. L'idea di fondo è che la religiosità dei singoli non deve interessare lo Stato fino a quando non rappresenti un pericolo per la convivenza civile.
E' il principio cardine di ogni ordinamento laico. La libertà religiosa è a tal punto un «diritto naturale e inalienabile degli individui» da includere anche la libertà di non credere.
E' vero che acquisire il concetto di tolleranza (reciproca) è stato un processo lungo, tormentato, non ancora interamente compiuto. Ma questo dovrebbe riguardare la storia delle istituzioni mondane, non quella della chiesa. Se un re fa bruciare vivo un nemico diciamo che fa il suo mestiere di despota; ma quando la chiesa brucia vivo un eretico, che mestiere fa? Il precetto divino non dovrebbe essere uguale per tutti e sempre uguale a se stesso? E' un ben povero dio quello che fa cambiare atteggiamento ai suoi seguaci a seconda dell'orientamento dei filosofi.
 
283 - IL VENETO E I VOLONTARI ANTIABORTO IN CORSIA – DI CORRADO AUGIAS
da: la Repubblica di giovedì 23 febbraio 2006
Egregio dottor Augias, il Consiglio regionale del Veneto sta per varare una legge che prevede l'obbligo di esporre nei consultori e nei reparti di ostetricia e ginecologia, pubblici e privati, materiale informativo (fornito dai movimenti aventi come fine «l'aiuto» alle donne in difficoltà orientate ad abortire) «sui rischi sia fisici che psichici a cui si espone la donna con l'interruzione di gravidanza» e le «alternative all’aborto» (art. 1).
Gli stessi movimenti potranno entrare nei reparti di ginecologia e ostetricia, nelle sale d’aspetto e negli altri ospedali (art. 2), non si sa bene a fare cosa.
Previste sanzioni per chi dovesse negare o intralciare l'operato di questi movimenti «fino a revocare la pratica degli interventi di aborto volontario nelle strutture inadempienti» (art. 3).
In sostanza, un direttore sanitario sarebbe obbligato a diffondere materiale contenente" informazioni di carattere medico (sui rischi sia fisici che psichici) senza alcun potere/dovere di controllarne la scientificità e attendibilità e a consentire a chiunque sia accreditato come volontario l'ingresso nella struttura ospedaliera per fare più o meno ciò che vuole, senza alcun potere/dovere, analogamente, di controllare l’operato e i titoli dei «volontari».
Ho l'età per ricordarmi, all'epoca del referendum sull'aborto, che gli antiabortisti diffondevano immagini di feti al 6°mese di gravidanza affermando che erano embrioni di 3 settimane. E’ precisamente questo che ora mi attendo, se verrà loro offerta l'occasione di entrare nelle strutture ospedaliere.
Viceversa, nessuno di costoro si prenderà la briga di informare la donna che non ha i mezzi per sostenere una gravidanza e una nascita, che tutto ciò che lo stato mette a disposizione è un assegno di 282 euro per cinque mesi e talvolta qualche punto in più in graduatoria per gli alloggi popolari.
Ciò su cui queste persone dovrebbero riflettere è ben rappresentato dalle parole di una teologa brasiliana, Ivone Gebara, parole che ho sentito dal palco della manifestazione di Milano il 14 gennaio scorso: «Una società abortiva è una società che non crea le condizioni adatte per dare lavoro, salute, casa ed istruzione».
Avv. Paola Juris
Risponde Augias
La finalità di questa legge è chiara: spaventare le donne soprattutto le più umili, le meno informate, agitare spauracchi per indurle a rinunciare all'aborto. Non ci sarebbe niente di male, e anzi parecchio di bene, in una pratica del genere se i colloqui fossero puramente informativi e non terroristici, se si svolgessero con la pregiudiziale che alla fine prevarrà comunque la volontà della donna e che in alcun modo questa volontà sarà influenzata o distorta con lusinghe o minacce.
Ma per raggiungere questa finalità ci sono già i consultori e non ci sarebbe alcun bisogno di "volontari" che agiscono senza titolo.
L'altro aspetto della questione, non meno grave, è la pratica espropriazione di alcune prerogative professionali dei medici nella sede stessa di lavoro. Sarà interessante vedere se gli ordini professionali, o altre associazioni, faranno sentire la loro voce. Capisco che le elezioni possono spaventare ma questo è esattamente uno di quei casi in cui si misura il rispetto degli altri, la civiltà di una convivenza.
 
284 - LA STRAGE DEGLI INNOCENTI – DI MONS. NOGARO
Dal discorso di mons. Raffaele Nogaro, vescovo di Caserta, in occasione della 27° "giornata per la vita" - 6 febbraio 2006 - agenzia Adista
È ora di considerare la difesa della vita - dice il vescovo - guardando "alla strage degli innocenti, ossia ai cinque milioni di bambini che muoiono ogni anno a causa della fame, ai poveri di ogni genere sistematicamente rifiutati dalla vita. Coloro che devono continuamente chiedere il favore di vivere. Coloro che sono meno uomini, persone di scarto, perché non hanno potere contrattuale". Per questo, sostiene mons. Nogaro, l'esercizio della difesa della vita non può voltare le spalle ai poveri. E "poveri sono i lavoratori in fase di licenziamento, che diventano spettrali nella loro umiliazione; poveri sono i nomadi, vere larve dell'umanità, nel rifiuto che la società, detta civile, permanentemente loro rivolge; poveri sono gli immigrati che arrivano da noi, quando non muoiono per strada, con mille sacrifici e con tanta speranza e non trovano casa, lavoro".
In questo desolante orizzonte di miseria, il vescovo di Caserta non lesina critiche riguardo alla giustizia di una società in cui la legge non è mai uguale per tutti, in quanto condanna tossicodipendenti, prostitute, spacciatori di droga solo perché non possono pagarsi un avvocato che li difenda. E li tiene in galera, "in strutture insufficienti e insalubri", negando loro, attraverso l'amnistia, un atto di doverosa clemenza.
Oltre ai poveri crocifissi, Nogaro nel suo discorso non dimentica anche i "popoli crocifissi", falcidiati dalla fame, dal debito estero e dall'impossibilità di promuovere un reale sviluppo interno. E dalla guerra, che nel nostro Paese oggi viene avallata, se non addirittura considerata necessaria, nella forma della guerra preventiva, "che rappresenta il programma della distruzione degli essere umani e della vita".
"Non si dimentichi - continua mons. Nogaro - che la storia è segnata dal conflitto teologale tra il Dio della vita, che ama la vita, e gli idoli della vita (potere - successo - ricchezza), che esigono sempre più vittime per sopravvivere. Quando la vittima diventa una ragione della storia, si fa strada quella cultura della morte, che permette ogni menzogna e ogni mistificazione. Allora, vengono chiamate operazioni umanitarie le guerre preventive, perché hanno la funzione di esportare democrazia e libertà; vengono dette missioni di pace i più disparati generi di invasione armata".
"La menzogna è sconvolgente quando riesce a cambiare anche le categorie del vivere sociale: perché denunciare il terrorismo come male fine a se stesso, quando normalmente esso è reazione ad uno stato di violenza? È sempre mostruoso, ma spesso è un male procurato".
Infine, l'attenzione del vescovo si sposta anche sulla recente approvazione, da parte del Parlamento, della legge che consente la difesa armata. Un provvedimento, denuncia Nogaro, che "istiga alla violenza privata" e che, legittimando l'uso delle armi, "corrompe la civiltà, la cultura, ma soprattutto uccide l'anima".
 
285 - SE IL CROCIFISSO NELLE AULE DIVENTA SIMBOLO DI LAICITÀ– DI F. MERLO
da: la Repubblica di giovedì 16 febbraio 2006
Con una sentenza che avrebbe entusiasmato Gorgia da Lentini, il Consiglio di stato ha alambiccato che il crocifisso è simbolo di laicità, è cifra dello Stato laico, e che, dunque, non come oggetto di culto, ma proprio per educare ai valori della laicità, deve restare appeso alle pareti delle scuole. Ebbene, il Consiglio di Stato perdoni l´impertinenza, ma sentenziare che Cristo è laico equivale a stabilire che l´asino vola. L´uguaglianza tra «A» e «non A» è infatti una violazione del principio identitario che nessun disagio storico può giustificare.
È vero che non era facile il compito degli illustri magistrati dell´Organo di appello della giustizia amministrativa. E chiunque, nei loro panni, sarebbe stato costretto a ricorrere a qualche artifizio per difendere l´identità italiana senza offendere la laicità dello Stato. Mai però avremmo immaginato che il Consiglio di Stato avrebbe espresso questo epocale malessere del borgo natio che si sente assediato, confezionando una sentenza che appartiene all´improntitudine della sofistica e non alla nobiltà della giurisprudenza.
Nella sussiegosa e declamatoria asserzione che la croce è il simbolo dei «valori che delineano la laicità nell´attuale ordinamento dello Stato» c´è infatti la più sprovvedutamente autorevole celebrazione del paradosso, dell´identità dei contrari. Neppure le parallele convergenti di Moro reggono il confronto. In politica infatti può ancora passare per tollerabile arguzia intellettuale l´idea che il bianco sia nero. Ma il Diritto non ammette il tartufismo, e nessun giudice può trasformare un simbolo religioso nel suo contrario. È come se la Cassazione stabilisse che a datare da oggi 16 febbraio 2006 il guelfo è ghibellino. O, per essere ancora più chiari, che il Milan è l´Inter: solo da Biscardi è ammessa la mescolanza del latte con l´aceto. Non si tratta qui di contestare la decisione di non rimuovere il crocifisso dal muro di una scuola media o di un tribunale, o di un qualsiasi ufficio pubblico.
La materia è vitalmente controversa anche per chi, come noi, senza acrimonia, senza scuotere l´Olimpo, pacatamente e devotamente preferirebbe che le religioni non stessero sui muri ma nei cuori. Ed è ovvio che sarebbe questa la soluzione laica del problema.
Ma in un´Italia che per mille ragioni non è completamente laica, e quindi per mille ragioni è graziosamente religiosa; in un´Italia moderata dal punto di vista laico e non fanatica dal punto di vista religioso, il problema va sdrammatizzato evitando che clericali e anticlericali si affrontino con l´oltranzismo normativista.
Anche noi laici pensiamo che davvero il crocifisso è un simbolo inseparabile dai nostri pensieri e dai nostri più profondi sentimenti, che c´è una identità tra noi e l´immagine di Cristo, che il crocifisso è il profilo antropologico dell´Occidente. Poco ci interessa di stabilire la verità storica del Cristo, mentre ci piace tutta l´iconologia cristiana, ci piacciono la sua barba e i suoi capelli, abbiamo introiettato i suoi occhi e le sue mani.
Ciascuno di noi, non importa se ateo o credente, è come una sindone: si porta dentro l´impronta fortemente marcata della faccia di Cristo. Ma anche alla maggioranza dei cattolici italiani piacciono i papi pacati. La religione italiana non è un randello ma un ramoscello, non coltiva sogni revanscisti alla Ruini. La religione in Italia è come il colore degli occhi, un dato naturale sul quale non ci si interroga, e con il quale si convive e si convive bene.
Quindi anche sul crocifisso bisognerebbe agire con la civiltà cortese, e in certi casi staccare dal muro e in altri casi lasciare sul muro, perché a volte togliere offende più che mettere.
Perciò alla fine proprio questa odierna sentenza del Consiglio di Stato, che sembra fatta apposta per irritare e stupidamente offendere i credenti di altre religioni, dimostra quanto sia ridicolo misurarsi con il crocifisso sul piano normativo. Dall´amplesso di lex e crux nascono sempre mostriciattoli ridicoli.
E tuttavia altre sentenze verranno, altri pasticci ci aspettano. Siamo troppo abituati alla stagionalità della giustizia e al suo piegarsi ai venti ideologici per farci illusioni: la battaglia dei crocifissi è appena cominciata. Anche se è sicuro che, almeno nelle motivazioni, mai altri giudici riusciranno a eguagliare la bizzarria retorica di questi cinque magistrati del Consiglio di Stato che per lasciare Cristo sul muro di una scuola media di Abano Terme hanno sottratto Cristo a Cristo riducendolo a guardia di una identità territoriale.
Rileggetela questa sentenza del Consiglio di Stato: somiglia a un articolo del Foglio di Giuliano Ferrara, ma senza il ghigno sardonico e sfacciato dell´intelligenza e della provocazione: un articolo di quelli non riusciti.
Con i giochi di parola e con i barocchismi concettuali infatti non si emanano sentenze. Si sparano sentenze.
 
286 - LE VOCI DELLA LAICITÀ – AUTORI VARI
Nel quadro delle manifestazioni svoltesi a Roma dal 9 al 19 febbraio 2006 denominate “Roma reale, Roma plurale – Laicità: tutela e garanzia della diversità”, iniziativa patrocinata dal Comune di Roma, politiche della multietnicità, è stato pubblicato il libro “Le voci della laicità”. Si tratta di un evento importante, in quanto riunisce (credo per la prima volta in Italia) le varie associazioni laiche operanti nella capitale, le quali si sono assunte l’incarico di redarre insieme il libro, fornendo ciascuna un contributo correlato all’attività svolta.
LiberaUscita ha collaborato con il Presidente Fornari, il quale ha scritto il “pezzo” sull’eutanasia, e con il socio onorario prof. Valerio Pocar, che ha trattato il testamento biologico. Ecco l’indice del libro:
Presentazione. Ascoltare le voci, di Franca Eckert Coen
Introduzione. La laicità in Italia, oggi, di Sergio Lariccia
Concordato I. Il Concordato del 1984, di Mario Alighiero Manacorda
Concordato II. Il problema Concordato, di Federico Coen
Definizioni. Laicismo e laicità, di Felice Mill Colorni
Discriminazioni. La giustificazione religiosa delle discriminazioni, di Alberto Buttaglieri
Donne. Laiche per amore o per forza, di Lidia Campagnano
Educazione. Multiculturalità sinonimo di laicità?, di Antonia Baraldi Sani
Europa. La laicità delle istituzioni europee, di Vera Pegna
Eutanasia. A favore o anche contro, ma senza ideologismi, di Giancarlo Fornari
Famiglia. La famiglia, rendita eterna del Vaticano?, di Alessandro Cardente
Finanziamenti alla religione. I mercanti nel tempio, di Mario Staderini
Libertà religiosa. Libertà nella religione e dalla religione, di Fabrizia Patanè
Memoria storica I. 1948-1949: Resistenza laica, di Libero Pesce e Anna Maria Augugliaro
Memoria storica II. Ernesto Nathan, modello di laicità, di Maria Barbalato
Memoria storica III. Dalla Resistenza alle libertà di oggi, di Fabio Galluccio
Modelli. La laicità tra integrazione e intese, di Giulio Ercolessi
Omosessualità. Contro natura, ovvero la questione vista da occhi laici, di A. Maccarrone
Procreazione responsabile. L’esigenza di moderne politiche sociali, di Enzo Spinelli
Relativismo. A noi piacciono gli errori ridicoli, di Maurizio Fumo
Ricerca scientifica. Libertà e autonomia della scienza, di Carlo Flamigni
Ritualità. Cerimonie laiche, di Giulio C. Vallocchia
Testamento biologico. Le ‘direttive anticipate’ e il diritto del malato all’autodeterminazione, di Valerio Pocar
Unioni civili. Il grave vuoto legislativo italiano, di Marina Zela
Breve antologia sulla laicità, di Raffaele Carcano
Guida bibliografica per ulteriori approfondimenti (1947-2005), di Sergio Lariccia
Protocollo di intesa sull’istituzione e sul funzionamento della “Consulta per la libertà di pensiero e la laicità delle istituzioni”
Elenco delle associazioni
Il libro è stato presentato la sera del 19 febbraio, a conclusione delle manifestazioni, presso la libreria Croce. Nel dibattito che ne è seguito è intervenuta anche la nostra associazione. LiberaUscita è stata altresì presente in Piazza Campo de’ Fiori nelle domeniche del 12 e 19 febbraio con un proprio banchetto presidiate da soci volontari, che ringraziamo nuovamente per la collaborazione.
 
287 - QUALITA’ IN LENITERAPIA – FIRENZE
Sabato 28 gennaio sono stata al Convegno “Qualità in Leniterapia”, organizzato dall’Istituto toscano tumori in collaborazione con la Fondazione Italiana di Leniterapia (FILE). Nel Convegno è stato presentato il progetto QUA.LE, software finanziato dalla fondazione FILE per la raccolta dei dati utili al monitoraggio della qualità dell’assistenza in cure palliative. Attualmente questo software viene utilizzato da circa 200 unità di cure palliative.
Non è semplice riassumere i lavori in quanto basati sulla proiezione di molti grafici statistici, cercherò comunque di darvi alcune informazioni.
Il dott. Alunni ha parlato dello stato attuale delle cure palliative in Toscana e in Italia in generale. La situazione attuale presenta una grande disomogeneità. La regione toscana ha individuato in ogni azienda sanitaria un referente per le cure palliative ma non sempre tutti i servizi sono stati attivati. Così, mentre a Firenze è stato raggiunto un buon livello e presto saranno funzionanti tre hospices, ed a Livorno un hospice è già funzionante con una buona integrazione con ospedale e cure domiciliari, altre realtà presentano ancora molte carenze.
Il dott. Piazza ha dato una serie di indicazioni delle necessità fondamentali:
- Necessità di allargare le cure palliative anche a patologie non oncologiche,
- Formazione specialistica universitaria dei medici di base, degli infermieri delle associazioni e degli ordini professionali,
- Informazioni ai cittadini sui servizi a cui possono accedere e consapevolezza dei loro diritti,
- Formazione di una rete assistenziale con tutte le strutture del SSN e integrazione con le ONLUS,
- Buona informazione del paziente e continuità fra terapia, dimissioni del paziente e presa in carico dell’unità cure palliative.
Il dott. Morino oltre a fare il punto sulla qualità delle cure palliative, ha fatto rilevare la necessità di collaborazione tra pubblico e privato per evitare confusione di ruoli e sovrapposizioni nonché di evitare concorrenze nell’assistenza e nella raccolta di fondi per ridurre dispersioni di energie e risorse.
Il dott. Massimo Costantini ha segnalato che in ospedale molti medici ed operatori considerano la morte del paziente una sconfitta personale e tendono a iniziare o proseguire trattamenti invasivi ed inopportuni a pazienti terminali. E’ necessario trasferire la cultura degli hospices anche nei reparti ospedalieri e avviare percorsi integrati di cure.
Guido Miccinesi ha rilevato attraverso vari grafici come un sistema di cure palliative efficienti risparmi molte giornate di ricovero ospedaliero con un vantaggio economico che potrebbe essere reinvestito.
La tavola rotonda che ne è seguita ha ricalcato gli argomenti delle relazioni.
Luisa Fioretto ha sottolineato l’importanza di coprire con le cure palliative tutto il periodo della terminalità, nel rispetto del progetto assistenziale del paziente.
Il dott. Panti ha ribadito la necessità della formazione e del coinvolgimento dei medici di base.
La realtà rappresentata al convegno era soprattutto quella della regione Toscana ma rispecchia anche quella italiana, con una maggiore presenza di centri attivati al nord ed al centro e molte carenze al sud. Talvolta esistono anche profonde differenze tra aziende sanitarie di una stessa regione.
Continuerò a seguire l’attività della Fondazione FILE anche per una mia formazione personale e cercherò di tenervi informati
Saluti
Meri Negrelli
 
288 - IL CRISTIANESIMO È’ COMPATIBILE CON LA DEMOCRAZIA? - ROMA
Lunedì 13 febbraio, presso l'Aula Magna della Facoltà valdese di teologia in Roma, Via Pietro Cossa 42, si è tenuto un interessante dibattito sul tema: “Il cristianesimo è compatibile con la democrazia? - Fede, relativismo, etica pubblica, concordato”.
Ne hanno discusso:
- mons. Rino Fisichella - Rettore della Pontificia Università Lateranense
- Maria Bonafede - Moderatore della Tavola Valdese
- Paolo Flores d'Arcais - Direttore di MicroMega.
Il dibattito si è soffermato molto sull'eutanasia, o meglio sul suicidio assistito. L'argomento è stato volutamente posto da Flores d'Arcais in quanto tocca esclusivamente la vita della persona o individuo singolo, senza incidere sui diritti di altri soggetti, persone o embrioni che siano. Sostiene, giustamente, Flores d'Arcais che in presenza di situazioni particolari, quando la vita diventa una tortura, spetta esclusivamente alla persona interessata decidere sulla propria vita. A questa tesi, condivisa dalla rappresentante della Chiesa Valdese, si è dichiarato contrario Mons. Fisichella, argomentando che la vita è un bene comune, sul quale si basa l'intera umanità e pertanto non rientra nella disponibilità della persona singola. Come si può rilevare, la tesi di Mons. Fisichella è una variante, aggiornata al luogo ed ai tempi, della tesi classica della Chiesa cattolica "la vita è un dono di Dio ed a Lui appartiene". 
In proposito, ci permettiamo di ricordare una frase tratta da “La libertà”, di Stuart Mill.
.... «Sopra se stesso, sul suo corpo, e sul suo spirito l’individuo è sovrano. Nessuno può essere costretto a fare o non fare qualche cosa per la ragione che sarebbe meglio per lui, o perché quella cosa lo renderebbe più felice, o perché nella mente dei terzi ciò sarebbe saggio od anche giusto. Le colpe puramente personali non possono dar luogo ad alcuna misura, né preventiva, né punitiva»....(gps)
 
289 - PRESENTATA IN SENATO LA PETIZIONE DI LIBERAUSCITA
Sin dal 6 aprile 2005 LiberaUscita aveva chiesto per iscritto al Presidente del Senato, Prof. Marcello Pera, un incontro per consegnargli la petizione a sostegno dell’approvazione del disegno di legge 2758, presentato al Senato il 13 febbraio 2004 dal nostro socio onorario sen. Alessandro Battisti. 
Non avendo ricevuto alcuna risposta, malgrado numerosi solleciti telefonici, ed approssimandosi lo scioglimento delle Camere, in data 6 febbraio 2006 abbiamo deciso di trasmettere via posta la petizione con le relative sottoscrizioni.
Ecco il testo della lettera di accompagno:
Al Presidente del Senato Prof. Marcello Pera
Senato della Repubblica - Palazzo Madama - Roma
Sig. Presidente,
la scrivente Associazione, in aderenza all’art. 50 della Costituzione, ha assunto l’iniziativa di sottoporre alla volontà dei cittadini una petizione al Parlamento per esporre la necessità di un provvedimento di legge che depenalizzi, anche in Italia, il ricorso all’eutanasia.
L’iniziativa trova fondamento – oltre che sul principio di autodeterminazione della persona, principio che peraltro sappiamo da Lei non condiviso – sulle convinzioni di milioni di italiani, come risulta dalle ricerche più volte condotte dall’Eurispes nei suoi “Rapporti sullo stato dell’Italia”.
La petizione è stata sottoscritta, nel corso di alcune manifestazioni pubbliche, da oltre duemila cittadini, ed è indirizzata al Senato della Repubblica, in quanto presso tale ramo del Parlamento è giacente sin dal 13 febbraio 2004 il disegno di legge n. 2758, da noi predisposto, presentato da 14 senatori (primo firmatario il sen. Alessandro Battisti) e recante “Norme per la depenalizzazione dell’eutanasia”, progetto mai sottoposto all’aula e neppure iniziato a discutere nelle competenti Commissioni.
Da circa un anno abbiamo chiesto ai suoi uffici di poter consegnare a Lei personalmente, quale Presidente dell’Istituzione, la petizione con le relative sottoscrizioni, ricevendo sempre risposte del tipo “vi faremo sapere qualcosa”.
Essendo ormai vicino lo scioglimento del Parlamento, Le trasmettiamo in allegato la documentazione raccolta. Pur sapendo che non possiamo attenderci da Lei nessun riscontro, Le chiediamo di trasmettere formalmente la petizione agli organismi competenti, affinché ne resti almeno traccia.
Nella speranza che il prossimo Parlamento possa essere incline, nelle materie di bioetica, ad ascoltare le opinioni dei cittadini italiani piuttosto che ad inchinarsi alle direttive delle gerarchie vaticane, Le inviamo distinti saluti.
Giancarlo Fornari - Presidente di LiberaUscita.
La nostra petizione è stata così regolarmente registrata, ha assunto il n° 1428 ed è stata trasmessa per competenza alle Commissioni permanenti 2° (Giustizia) e 12° (Igiene e sanità). Nella riunione pomeridiana del Senato in data 8 febbraio 2006 ne è stato dato annuncio in aula, che è stato trascritto nel resoconto stenografico della seduta. 
 
290 - L’EUTANASIA? ESISTE ANCHE NELLA NOSTRA CITTÀ – DI M. L. CATTINARI
Si riporta la lettera inviata dalla nostra responsabile per l’Emilia Romagna, Maria Laura Cattinari, al direttore della Gazzetta a seguito di una lettera pubblicata il 9 febbraio nella rubrica "La voce dei lettori".
Egregio Direttore,
La ringrazio per aver dato spazio, con la lettera pubblicata il 9 Febbraio, ad un tema così importante e ancora così poco discusso. Di eutanasia non si parla o se ne parla mal volentieri e così la disinformazione dilaga come appunto emerge chiaramente dalla lettera di cui sopra che ho letto con interesse e viva partecipazione perché affronta un problema che è umanamente e civilmente dei più rilevanti: come si muore oggi? 
Purtroppo non bene, la maggior parte di noi muore, morirà in ospedale, magari dopo un soggiorno spesso non facile in una casa protetta, questo ci dicono le statistiche. Ma gli ospedali non sono luoghi “attrezzati” per accompagnare noi morenti nel nostro ultimo viaggio. I medici sono preparati per guarire malattie non per gestire quella fase della nostra vita che è il “nostro morire” dalla quale nessuno, come ci ricorda S. Francesco, “po’ skappare”. Prepararci dunque per vivere al meglio quell’ineludibile appuntamento è cosa saggia ed opportuna.
Personalmente penso che per nascere e per morire non vi sia luogo migliore che la propria casa. Ma oggi è raro che avvenga. L’Olanda fa eccezione con il suo 30% di decessi a domicilio e con un numero ancora più alto di parti in casa. Da tempo però, anche da noi, si parla di “case di maternità” e di “hospices” dove nascita e morte siano vissute il più possibile nella gioia che generano gli affetti di cui l’essere umano si nutre come dell’aria e del cibo.
Morire con dignità non è meno importante che vivere con dignità e che cosa rende la nostra vita degna se non il senso di responsabilità con cui la conduciamo? E come esercitare la responsabilità senza la libertà di scegliere? Responsabilità verso noi stessi e verso gli altri senza i quali non siamo.
Allora si rende necessario che sia garantito per legge il rispetto della volontà del malato e del morente attraverso l’introduzione del testamento biologico (direttive anticipate di trattamento), documento nel quale io, ancora in grado di intendere e di volere declino le mie volontà circa le cure mediche e non solo che vorrò o non vorrò mi siano fatte qualora domani mi trovassi incompetente e, per tutto quanto non previsto dal documento, nomino un mio fiduciario che agirà in mia vece.
Eutanasia vuol dire “buona morte”. Le leggi olandese e belga che l’hanno resa legale nei rispettivi Paesi, consentono che nei casi di malattie terminali che provocano sofferenze insostenibili il medico di famiglia possa, dopo che un’apposita commissione abbia certificato che sussistano i requisiti, aiutare il paziente, che lo abbia personalmente e reiteratamente richiesto in piena capacità di intendere e di volere, a morire senza sofferenza, senza una lunga agonia.
Il Professor Umberto Veronesi dice che l’eutanasia è un atto di carità, dice che anche nei nostri ospedali è praticata clandestinamente. Bene, è ora che come fu per l’aborto, si esca dallo stato di clandestinità regolando per legge la materia. La libertà di poter scegliere domani l’eutanasia non toglie nulla a chi tale pratica rifiuta, non ne limita in alcun modo la libertà ma chi la rifiuta e impedisce per legge ad altri di poterla ricevere per sfuggire ad una fine per lui atroce, questi sì che limita pesantemente l’altrui libertà.
Maria Laura Cattinari
 
291 - IL CROCIFISSO NELLE AULE – OPINIONI A CONFRONTO
Riportiamo la corrispondenza intercorsa sull’argomento fra soci e simpatizzanti di LiberaUscita.
Da: LiberaUscita <associazioneliberauscita@hotmail.com>
Inviato: giovedì 16 febbraio 2006 2.35.47
Oggetto: Sentenza del Consiglio di Stato sui crocifissi nelle aule
Riportiamo qui sotto un comunicato di agenzia pubblicato sul sito internet de "la Repubblica" di ieri 15 febbraio.
SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO: "LASCIATE I CROCIFISSI NELLE AULE"
Il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un "suppellettile" o un "oggetto di culto", ma perché "è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili" (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti) che hanno un'origine religiosa, ma "che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato".
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che, con un'importante e articolata sentenza, ha respinto il ricorso di una cittadina finlandese, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai suoi figli ad Abano Terme in provincia di Padova.
Il Consiglio di Stato ritiene che la laicità dello Stato non è affatto intaccata dall'esposizione del crocifisso, anzi: appendere quel simbolo nelle aule, suggerisce agli scolari i valori a cui si ispira l'ordinamento costituzionale. "Il crocifisso - sottolinea il Consiglio di Stato - svolgerà una funzione simbolica educativa a prescindere dalla religione professata dagli alunni".
Secondo l'organo d'appello della giustizia amministrativa, "è evidente che in Italia il crocifisso esprime l'origine religiosa dei valori che connotano la civiltà italiana: tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione. Si tratta di valori che - prosegue la sentenza - hanno impregnato di sè tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano" e che "soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta Costituzionale".
"Il crocifisso esposto nelle aule scolastiche - riassume la sentenza - non può essere neppure equiparato ad un oggetto di culto; si deve pensare piuttosto come ad un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato".
Commento. In tema di laicità dello Stato, ormai non ci meravigliamo più di nulla. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di una cittadina finlandese di rimuovere il crocifisso dall'aula frequentata dai suoi figli ad Abano Terme in quanto "in Italia il crocifisso esprime l'origine religiosa dei valori che connotano la civiltà italiana".
Il massimo organo di giustizia amministrativa della Repubblica italiana, democratica e laica, conferma così il dogma già espresso da Papa Ratzinger, ossia che il diritto discende da Dio.
Il fatto che la Costituzione italiana è stata scritta da uomini, i quali hanno disposto che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (art.3), che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani (art.7), che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge (art. 8), che il simbolo (bandiera) della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni (art. 12), non sembrano essere ragioni sufficienti per il Consiglio di Stato per accogliere le rimostranze di coloro i quali non si riconoscono nel crocifisso.
Anzi, proprio in base ai valori che hanno motivato la sentenza (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione), sarebbe stato giusto e coerente rimuovere QUALSIASI simbolo religioso da TUTTI i luoghi pubblici. A meno che si voglia negare che il crocifisso sia il simbolo di UNA religione, che non è più l'UNICA religione dello Stato italiano. 
Cordiali saluti
Giampietro Sestini
Da: Riccardo Sani <riccardosani1@tin.it>
Inviato: giovedì 16 febbraio 2006 15.35.04
Oggetto: Sentenza del Consiglio di Stato sui crocifissi nelle aule scolastiche
Sono pienamente d’accordo col tuo commento. Ciao e buon lavoro. Riccardo.
Da: <antiglob@yahoo.it>
Inviato: giovedì 16 febbraio 2006 9.34.29
Oggetto: Commento alla sentenza sul crocifisso in aula
Questa sentenza è inconcepibile, perché non tiene conto del fatto che il nostro è uno Stato laico, che c'è stato un nuovo Concordato nel 1984 e che laici, atei, agnostici, razionalisti, liberi pensatori e credenti delle religioni diverse da quella cattolica, formano tutti insieme la maggioranza del popolo italiano.
Considero tutto questo una sopraffazione, che si somma alle numerose altre che stiamo subendo da qualche anno a questa parte.
Non sarebbe meglio se gli esponenti del variegato mondo laico e delle varie religioni presentassero un ricorso unico al Consiglio di Stato?
Siamo la maggioranza e abbiamo la ragione dalla nostra parte. Se andiamo avanti in questa lotta, non possiamo non vincere.
Ditemi il vostro parere.
Da: Gabriele Turci <gabriele.turci@poste.it>
Inviato: sabato 18 febbraio 2006 9.31.14
Oggetto: Commento alla sentenza sul crocifisso in aula
Sì, sarebbe bene pensarci (a fare una unica, decisa iniziativa legale). Tuttavia occorre anche avviare un pressing più intenso sulle contraddizioni dei cosiddetti partiti laici.
Inoltre vanno poste anche altre argomentazioni.
Le sto, in queste ore, stilando.
Ne farò avere una copia a tutti, per una nuova discussione.
Gabriele Attilio Turci
Da: Mauro <ma.p61@virgilio.it>
Inviato: giovedì 16 febbraio 2006 20.10.29
Oggetto: Commento alla sentenza sul crocifisso in aula
Concordo con te tranne che in un punto: non so se siamo la maggioranza.
Questa, come purtroppo i recenti referendum hanno dimostrato, è fatta anche di menefreghisti e qualunquisti della peggiore specie e di loro si gloriano (l'hanno fatto per i referendum) i cosiddetti difensori dei cosiddetti valori bla bla bla...
Da: Giuliano degli Antoni <lddegl@tin.it>
Inviato: sabato 18 febbraio 2006 13.08.44
Oggetto: Commento alla sentenza sul crocifisso in aula
a me personalmente importa molto poco se siamo/sono la maggioranza del popolo italiano. anzi: uno dei pilastri della democrazia laica è il rispetto delle minoranze ed è appunto in questa ottica che deve essere visto il diritto di ciascun appartenente a religione diversa, o non appartenente ad alcuna religione, di non vedere imposto il simbolo di una specifica religione. nella fattispecie quella cristiano-cattolica. la quale che io sappia ha sempre predicato l'uguaglianza, la fratellanza, la libertà, la pace, e via predicando; ma, haimè, ha anche sempre razzolato male, anzi malissimo.
non è per fare del becero anticlericalismo ma ancora adesso, ad esempio, ricordo un'immagine da un film (non ricordo più quale) in cui si vedeva un soldato spagnolo sbarcato nel nuovo mondo che, appena toccato la terraferma si inginocchiava a rendere grazie a dio: ebbene, prima di inginocchiarsi piantava la spada nella sabbia: il sole creava un'ombra sulla rena che era una croce. Sì perché non andiamo a chiedere ai discendenti dei cinquanta milioni di indigeni americani sterminati all'ombra della croce se quel simbolo ricorda loro i "saldi principi democratici che sono alla base della repubblica laica"? perchè non rileggiamo "civiltà cattolica" di fine secolo scorso, per vedere quello che pensava l'organo ufficiale dei gesuiti, e semiufficiale del papa, sugli ebrei? e poi, libertà uguaglianza e fratellanza non erano scritte anche sui tricolori dei cuginetti francesi? proprio mentre abbattevano quello "stato" del clero (ricordate? si vota per "stato" o per "testa"?) ed inventavano la repubblica laica nell'europa china, prona e baciapile dell'epoca? a me se proprio devo collegare il principio della pace,fratellanza e uguaglianza alla religione viene in mente soltanto - non certamente la cattolica postrentina - il messaggio evangelico di quella setta ebraica che, prendendo spunto dalla comunità essenica, se ne distaccò e riuscì ad imporsi come alternativa all'ortodossia ebraica. ma soltanto fino a paolo di tarso, il vero creatore della religione cristiana: che ha anche tradito negli scopi e nelle finalità....ma qui il discorso si farebbe troppo lungo.
come al solito scusate lo sfogo. ma veramente sono arrabbiato per quella sentenza. e penso che dovremmo, ma sul serio, fare qualcosa (non so cosa: bisogna chiederlo ai tecnici) perchè venga riveduta.
saluti.
giuliano degli antoni
Da: Maria Laura Cattinari <grazie-ra@tiscali.it>
Inviato: giovedì 16 febbraio 2006 20.27.35
Oggetto: Commento alla sentenza sul crocifisso in aula
sulla sentenza del Consiglio di Stato mi auguro davvero che ci si saprà organizzare per un "appello" collettivo!
mlc
Da: Giorgio Tanas <giorgio.tanas@virgilio.it>
Inviato: giovedì 16 febbraio 2006 13.47.58
Oggetto: Sentenza del Consiglio di Stato sui crocifissi nelle aule
In proposito a tale surreale sentenza del Consiglio di Stato, oggi su Repubblica è pubblicato un commento ironico e pungente di Francesco Merlo.
Ciao.
Giorgio Tanas
Da: Libera uscita <associazioneliberauscita@hotmail.com>
Inviato: giovedì 16 febbraio 2006 23.30.48
Oggetto: Sentenza crocifisso
In riferimento alla sentenza del Consiglio di Stato sul crocifisso, allego l'articolo di Francesco Merlo "se il crocifisso nelle aule diventa simbolo di laicità", pubblicato su la Repubblica di oggi 16 febbraio.
Inoltre, per coloro che volessero approfondire l'argomento, allego la relazione introduttiva al Seminario di studi "la laicità crocifissa", tenuta dal prof. Stefano Ceccanti, docente di diritto di diritto pubblico comparato all'Università La Sapienza di Roma, all'indomani dell'ordinanza con la quale il TAR del Veneto aveva rimesso il ricorso della cittadina finlandese al Consiglio di Stato.
Cordiali saluti
Giampietro Sestini
(Nota. L’articolo di Francesco Merlo è riportato su questo numero de IL PUNTO, la relazione del prof. Stefano Ceccanti, alquanto estesa, può essere richiesta via email. gps)
Da: Gabriele Turci <gabriele.turci@poste.it>
Inviato: sabato 18 febbraio 2006 14.21.44
Oggetto: God we trust!
Ecco le osservazioni promesse!
Un caro saluto a tutte e tutti.
Gabriele Attilio Turci
Il preside Pasquale d¹Avolio aveva, nel novembre del 2003, affrontato con attenzione e prudenza il controverso tema del crocifisso nelle aule.
(/www.pavonerisorse.to.it/dibattiti/crocifisso/crocifisso_davolio.htm).
Egli partiva da un caso concreto, avvenuto sotto la sua dirigenza e raccontava come avesse cercato di affrontare la cosa con buon senso e spirito laico.
L¹articolo era poi una riproposizione di un suo lavoro precedente, vecchio di tre anni.
Se si guarda un po’ in giro di roba del genere se ne trova a pacchi.
E’ da parecchio, infatti, che nella scuola italiana si agita questo problema, certamente per l¹ostinata resistenza di pochi che, per formazione e carattere non amano mescolare l¹acqua col vino, ma anche e di più, perché questo è, di fatto, un problema irrisolto che denuncia, semmai, lo stato di situazione mentale e storica cui soggiace il nostro paese che accoglie, per una fatalità del destino, da altri assolutamente non invidiata, la sede papale della chiesa cristiano-cattolica.
L’ultima sentenza del Consiglio di Stato sembra, in questi giorni, voler depositare la pietra definitiva sulla questione.
Le cose non stanno affatto così. Ci sono due piani di giudizio sulla questione: uno investe l’elemento strettamente giuridico della cosa, l’altro quello pedagogico.
La Corte Costituzionale, interpellata in merito qualche tempo fa, aveva sentenziato che siccome non ci si trovava di fronte ad una legge ordinaria quanto ad un regolamento che dispone cosa mettere nelle aule, ella non poteva intervenire sulla legittimità costituzionale di una legge che non v’era.
La decisione, probabilmente, fu un vero colpo d¹astuzia, un tartufesco lavarsene le mani rilanciando la palla ai giudici amministrativi.
Cosa che, puntualmente, avvenne, ma anche in sede di Tar la cosa non fu definita e si passò all’appello al Consiglio di Stato.
Questo è organo che svolge, notoriamente, una duplice funzione: quella di consulenza agli organi di Governo e quella di arbitro negli appelli dei TAR regionali.
I suoi giudici sono anche di nomina politica, pertanto le sentenze di questo tribunale sono sempre sul crinale di una mediazione fra la supposta difesa dei diritti dell¹interesse pubblico e quella dell¹appellante privato. Il Consiglio di Stato è insomma un organo che ha funzioni consultive e funzioni giurisdizionali in ambito amministrativo. In qualità d’organo consultivo il Consiglio di Stato si esprime in merito a tutte le materie riguardanti la Pubblica Amministrazione e fa ciò attraverso il pronunciamento di "pareri" che possono essere "facoltativi" o "obbligatori".
In qualità d’organo giurisdizionale (tre sezioni) è competente a decidere nel giudizio di secondo grado (appello) in merito ai provvedimenti emessi dai Tribunali Amministrativi Regionali.
Tuttavia, scrive a questo proposito Giovanni Virga (noto docente universitario di Diritto Amministrativo): “il Giudice amministrativo è (o meglio dovrebbe essere) non solo imparziale, ma anche terzo rispetto alla contesa presa in esame; in altri termini, egli deve essere meglio della moglie di Cesare: non solo al di sopra di ogni sospetto, ma anche di nessuno, non dovendosi concedere nemmeno a Cesare. Il Giudice Amministrativo, in particolare, non può darsi carico dell’interesse pubblico (della cui tutela si occupa e si preoccupa la Pubblica Amministrazione), né deve, come quest¹ultima (qui ricordo M.S. Giannini, oltre che E. Cardi), procedere ad un raffronto tra l¹interesse pubblico primario e gli altri interessi secondari coinvolti, siano essi di natura pubblica o privata.
Egli, molto più semplicemente, deve decidere una contesa tra un privato ricorrente ed una Pubblica Amministrazione (ma non sempre, dato che in una amministrazione policentrica, qual è l’attuale, può assumere le vesti di ricorrente anche una delle tante amministrazioni pubbliche); non deve preoccuparsi di individuare quale sia l’interesse pubblico, se non correndo inevitabilmente il rischio di trasformarsi in Amministrazione e comunque di perdere la propria posizione di terzietà, che è il tratto caratteristico del Giudice.
Tutto probabilmente dipende dal carattere ambiguo e ancora del tutto non univoco della posizione giuridica azionata innanzi al Giudice Amministrativo e cioè dell¹interesse legittimo, il quale è ancora da ritenere una nebulosa del firmamento giuridico italiano, al punto che M. Nigro, in uno dei Suoi ultimi scritti, si chiedeva e ci chiedeva provocatoriamente: ma che cos'è questo interesse legittimo? In altri termini, è nello stesso momento in cui il legislatore pone determinate regole di condotta per la Pubblica Amministrazione e comunque quest¹ultime sono desumibili in via interpretativa dalle norme presenti nell’ordinamento (si pensi ad es. alla figura dell¹eccesso di potere per disparità di trattamento, desumibile dal principio generale posto dall¹art. 97 Cost.), che l¹interesse legittimo nasce e viene riconosciuto. Il Giudice Amministrativo non ha che da prendere atto del riconoscimento di tale posizione di vantaggio in capo ad un soggetto, senza preoccuparsi se la posizione di vantaggio stessa, riconosciuta in astratto, corrisponda in concreto all’interesse pubblico.
E’ forse in quest¹ottica che può spiegarsi il progressivo svuotamento delle formalità garantistiche previste dalla L. n. 241/90 ad opera di una parte della giurisprudenza. In una prospettiva di Giudice Amministrativo tutore dell’interesse pubblico, tali formalità appaiono infatti del tutto recessive rispetto all’interesse pubblico a che sia mantenuto in piedi tutto un procedimento ed il provvedimento finale (costituito, ad es. da un provvedimento ablativo).
Ma in questo modo il Giudice Amministrativo, che giustamente da sempre ha avuto la fobia di apparentarsi con la Pubblica Amministrazione (al punto di inventare, nel giudizio di ottemperanza, un commissario ad acta che costituisce la sua longa manus: sottolineo il longa), finisce forse inconsapevolmente, ma altrettanto inevitabilmente, per sostituirsi ad essa e per perdere definitivamente la sua posizione di terzietà. Con quali conseguenze per gli interessi legittimi dei semplici cittadini, è purtroppo facile immaginare”.
Questa lunga premessa non sembri eccessiva. E' estremamente importante stabilire anche il clima politico-amministrativo in cui si situa.
Di fatto non c¹è un tribunale che oggi, in Italia, osi lanciare qualche fendente alla chiesa cattolica. Il mondo accademico discute, elabora, lancia proclami, tutto sembra chiaro, poi, al dunque, i tribunali si defilano o abbozzano.
Qui, per quanto concerne noi, gli elementi poi si fanno ancora più surreali.
Un tribunale amministrativo elabora una teoria pedagogica, discetta di filosofia e distribuisce lezioni di storia.
Mirabile è il passo dove si fanno discendere i valori laici della nazione da quelli religiosi, testuale, infatti, il testo afferma: “La pretesa che lo Stato si astenga dal presentare e propugnare in un luogo educativo, attraverso un simbolo (il crocifisso), reputato idoneo allo scopo, i valori certamente laici, quantunque di origine religiosa, di cui è pervasa la società italiana e che connotano la sua Carta fondamentale, può semmai essere sostenuta nelle sedi (politiche, culturali) giudicate più appropriate, ma non in quella giurisdizionale”. E prima ancora “Questi valori, che hanno impregnato di sé tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano, soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta costituzionale, accolte tra i Principi fondamentali e la Parte I della stessa, e, specificamente, da quelle richiamate dalla Corte costituzionale, delineanti la laicità propria dello Stato italiano. Il richiamo, attraverso il crocifisso, dell¹origine religiosa di tali valori e della loro piena e radicale consonanza con gli insegnamenti cristiani, serve dunque a porre in evidenza la loro trascendente fondazione”.
Quei quantunque di origine religiosa e la loro trascendente fondazione sono un vero capolavoro! In precedenza il Consiglio di Stato, aveva ricordato la scritta God we trust, sul dollaro Americano quale simbolo della pietas dei Padri Pellegrini.
Un¹osservazione, questa, quanto mai superficiale.
La scritta ha ben altre origini che quella della supposta pietas dei padri pellegrini!
La scritta: in God we trust (in Dio noi crediamo) è accompagnata ad una complessa simbologia esoterica direttamente mutuata dal culto gnostico e luciferino praticato dagli adepti nelle logge massoniche (A. Di Nicola, La simbologia del dollaro, Marino Solfanelli Editore, Chieti 1977), sarebbe, pertanto, doveroso che un giudice dì alto grado si chiedesse a quale dio rivolge il suo culto la religione civile e patriottica che è fondamento dello spirito americano.
Ma questa è una domanda che nessuno, nella destra cattolica e non cattolica americana vuole assolutamente farsi.
Tantomeno hanno osato i giudici del Consiglio di Stato che, non paghi, ben altro hanno dato per scontato.
Lo stesso simbolo medioevale del crocefisso diventa per loro il simbolo di supposti storici accertamenti: “In un luogo di culto il crocifisso è propriamente ed esclusivamente un simbolo religioso, in quanto mira a sollecitare l¹adesione riverente verso il fondatore della religione cristiana. In una sede non religiosa, come la scuola, destinata all’educazione dei giovani, il crocifisso potrà ancora rivestire per i credenti i suaccennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile”.
Si dà per acquisita la certezza storica dell¹esistenza di un fondatore di una setta religiosa, chiamato Gesù di Nazaret, morto su una croce, successivamente, per i credenti, risorto.
Ora se è ben vero che lo studio storico sulle vere origini del cristianesimo sta poco di casa nella nostra scuola tutta intessuta di santini e iconografia cattolica, tuttavia pur esiste. Forse è troppo pretendere che di ciò ne siano a conoscenza i giudici del consiglio di Stato, tuttavia l¹inconsistenza storica di Gesù di Nazaret è un dato certamente discusso, incontrovertibile per alcuni studiosi, molto dubbioso per altri.
A latere si osservi come sia interessante il fatto che la pur dimostrata inconsistenza storica del Cristo dei Vangeli non porta, sempre e necessariamente, a detrimento della fede.
Basti per tutti la testimonianza della vita e delle opere di Rudolf Bultmann che dopo aver demitizzato i vangeli, continuava ad aver fede nella parola di un Verbo che si incarna quotidianamente nella sofferenza dell’umano. Egli intendeva liberare il messaggio cristiano dalle forme di cui è esteriormente rivestito nelle Sacre Scritture affinché emergesse il significato universale sotteso alle rappresentazioni contingenti e relative della determinata civiltà che le aveva espresse.
Queste preoccupazioni sono, forse, chiacchiere inutili. Magari i giudici avevano ben presente, invece, che la scuola è, o dovrebbe essere, luogo dove il sapere si fa confronto, dove si giocano anche relazioni fra opposte tendenze, dove s¹impara a far ricerca, a mettere in gioco la crisi dell¹esistenza.
Certo, non unico spazio, ma lo spazio ufficialmente preposto al trapasso delle nozioni, al deposito della memoria.
Diverso sarebbe il caso di crocefissi o immagini sacre che abbellissero corridoi o sale delle scuole accompagnati da similari rappresentazioni di carattere profano, di tutti i tempi e di tante culture.
Giammai! Ed i giudici ben lo affermano: “Non si può però pensare al crocifisso esposto nelle aule scolastiche come ad una suppellettile, oggetto di arredo, e neppure come ad un oggetto di culto; si deve pensare piuttosto come ad un simbolo idoneo ad esprimere l¹elevato fondamento dei valori civili sopra richiamati, che sono poi i valori che delineano la laicità nell¹attuale ordinamento dello Stato”.
Hanno quindi ben presente tutto! Scelgono, tuttavia, una strada diversa, quella del crocifisso come mezzo pedagogico, strumento per indirizzare, dirigere, regolare.
Non sia mai che nella scuola di stato italiana si possa, anche minimamente, supporre o dubitare che tutta la Buona Novella sia, appunto, una dolcissima favola.
Allora via! Che tutti s¹inchinino, anche laicamente, al redentore!
La cosa, giunta a questo punto sarebbe comica, le vie d¹uscita parrebbero sempre più disperatamente ed ostinatamente chiuse.
Propongo allora una soluzione. Nella scuola italiana si fece, parecchio tempo fa, giustamente, la scelta d¹inserire nelle classi gli allievi svantaggiati, quelli che oggi sono definiti, con un linguaggio politicamente corretto diversamente abili.
Ebbene, a questi allievi noi offriamo strategie e percorsi individualizzati, talora, nei casi più gravi, anche sussidi tecnici atti a recuperare il gap evidente con i compagni.
Ora una volta accertato che il solo parlare di togliere il crocefisso urta tanto ed in modo isterico la sensibilità di tanti cattolici, possiamo anche decidere di lasciarlo su una parete, magari, perché no, aggiungendo anche la possibilità, per questi allievi, di toccarlo con mano.
Se la loro fragile devozione ha tanto bisogno di simili pratiche, perché rischiare d¹avere nelle classi bambini isterici?
Forse finirà che scopriremo che tutti gli allievi caratteriali erano soggetti che bramavano stare in stato d¹adorazione.
Celie a parte, sarà bene ribadire che per un adulto laico, che il crocifisso ci sia o meno, sul piano psicologico non fa assolutamente nessuna differenza. Oserei dire che non ne fa neppure per tante, innumerevoli schiere di bambini che, semmai, hanno ben introiettato, senza che neppure fosse scritto sull’euro, quella sì blasfema scritta (e di ciò non se ne sono accorti i signori del Consiglio di Stato) che compare, invece, sul dollaro americano.
Questa è la vera crocifissione che si opera ogni giorno nelle teste dei nostri bambini, quella crocifissione che esalta il valore del denaro, della fatuità, dei modelli infantili, di adulti rissosi e permalosi, maleducati ed intriganti che popolano l¹immaginario collettivo essendo oggi, scuola di vita, la televisione.
Spiace poi che a questi saggi del diritto sia sfuggito che nel fascistissimo e gentiliano regolamento per gli arredi scolastici, fosse indicata anche l¹effige del re, oggi del presidente della repubblica.
Anche su questa mancanza, oggettiva in tutte le aule della Repubblica, sarà bene non dolersene.
Si provi a pensare quale stillicidio d¹immoralità sarebbe se un giorno dovessimo rischiare di vedere troneggiare, sulla parete, l¹effige d¹un uomo politico cresciuto coi favori della mafia, ma con la fedina penale immacolata, grazie ad un percorso giudiziario dove le prescrizioni si sommano alle leggi ad personam.
In quel caso sarebbero, forse, tanti i docenti che correrebbero a coprire l’orrida figura con un crocefisso di un metro per due.
Gabriele Attilio Turci
 
292 - REPUBBLICA CECA – LE RELIGIONI CONTRO L’EUTANASIA
Radio Praga ha riportato che i gruppi religiosi (cristiani, ebrei, musulmani) hanno fatto fronte comune contro l’eutanasia. Si oppongono ad un paragrafo del nuovo codice penale, attualmente in discussione al Parlamento ceco. Secondo il nuovo codice, l’eutanasia non dovrebbe essere più considerata un omicidio, ma un reato specifico, punibile con un massimo di 6 anni di prigione. Questo nuovo codice penale è considerato una rivoluzione nella legislazione criminale ceca, ma è soprattutto il paragrafo sull’eutanasia a sollevare le maggiori controversie. I rappresentanti delle religioni hanno firmato tutti insieme un documento di condanna. Fra i religiosi il rabbino capo del paese ha detto che nella Germania nazista si è cominciato con i malati e si è finito con gli ebrei. Il nuovo codice è già stato approvato dalla Camera bassa e adesso deve essere approvato dal Senato e firmato dal Presidente V. Klaus. Il Presidente avrà seri problemi perché la legge non ha posto un minimo di pena per il reato di eutanasia, per cui i colpevoli potrebbero anche non essere puniti. Inoltre l’opinione pubblica dai sondaggi appare nettamente divisa a metà: 50% favorevoli e 50% contrari.(mdc)
 
293 - OLANDA - SEDAZIONE PALLIATIVA
L’Associazione medica olandese ha stabilito una guida sull’uso della sedazione per indurre il coma in un paziente terminale e lenire il suo dolore e sofferenza. Si cerca così di chiarire la differenza fra una tale sedazione, che è prodotta con sedativi come il midazolam e che la guida chiama sedazione palliativa, e l’eutanasia. La sedazione è "un normale trattamento medico", che non "accelera la morte" e che è stato non correttamente associato con "il trattamento di fine vita". E’ esplicitamente esclusa dalla sedazione la comune pratica di aumentare la dose di morfina, usata nelle cure palliative per alleviare il dolore, fino a quando il paziente perde coscienza e muore più velocemente. Questa pratica è descritta come "un’area grigia fra il sollievo del dolore e il porre fine alla vita", ma la guida considera l’uso della morfina per attuare la sedazione "un uso scorretto di questo farmaco". Le ricerche mostrano che la sedazione terminale avviene nel 10% di tutte le morti in un anno. Il Ministero della Giustizia ha richiesto che la pratica fosse regolamentata per timore che essa fosse usata per bypassare la legge sull’eutanasia. D’altronde i medici erano preoccupati dopo che uno di loro è stato perseguito per omicidio, anche se senza seguito, per avere somministrato analgesici per il dolore e un sedativo. Così il Governo ha chiesto all’associazione di formulare la guida e la commissione, incaricata di ciò, ha concluso che la sedazione non dovrebbe rientrare nella legge sull’eutanasia e i medici, che agiscono secondo la guida, non dovrebbero quindi essere perseguiti.
La sedazione palliativa è definita come "la deliberata riduzione della coscienza di un paziente nell’ultima fase della vita", al fine di lenire la sofferenza. La dose e la durata del trattamento dovrebbero "essere calibrati al grado richiesto di controllo dei sintomi". Il primo farmaco da scegliere è il midazolam, ma anche il levome-promazim o il phenorbabital possono andare bene. La guida riconosce che quasi la metà dei medici ospedalieri e un quinto dei medici generici hanno usato dosi crescenti di morfina, in parte nella speranza che il malato perdesse coscienza e morisse rapidamente. Ma considera sbagliato l’uso della morfina per questo scopo, perché, sebbene la sedazione possa avvenire come effetto collaterale, essa può anche causare convulsioni e allucinazioni. (mdc)
Commento: la situazione olandese merita di essere seguita sempre con molta attenzione. E’ evidente che c’è una certa preoccupazione sull’uso disinvolto da parte dei medici della morfina, usata sì per lenire il dolore, ma anche per accelerare la morte, quando evidentemente manca la volontà del paziente sull’eutanasia. La guida sulla sedazione palliativa, distinta da quella terminale, si preoccupa di indirizzare i medici a lenire il dolore senza accelerare la morte. Sembrerebbero distinzioni insignificanti, ma in campo etico è proprio la complessità delle situazioni a richiedere un’accentuata sottigliezza di soluzioni. Solo una visione puramente pragmatica e affrettata dei problemi porta a decisioni nette, se non addirittura drastiche. Inoltre, a mio parere, c’è una diffusa diminuzione della sensibilità etica proprio nelle persone più acculturate e più aperte alle esigenze sociali e individuali, e in quelle che agiscono nel campo della salute, largamente inteso. Per "sensibilità etica" intendo l’attitudine e l’abitudine a ragionare in chiave filosofica e morale, che non sono necessarie nell’affrontare questioni di ordine politico e sociale, ma diventano molto utili quando le problematiche sono "etiche".(mdc)
 
294 - SVIZZERA – SUICIDIO ASSISTITO IN OSPEDALE
L’ospedale universitario di Losanna ha deciso di permettere ai pazienti terminali, che non possano tornare a casa, di chiedere il suicidio assistito entro l’ospedale stesso. Non saranno i medici ospedalieri a dare l’assistenza, ma i volontari delle associazioni pro eutanasia, che già lo fanno da anni presso le case dei malati o, come fa Dignitas, nella propria sede. Fino ad ora questo non era possibile negli ospedali, solo in qualche casa di riposo per anziani era permesso. Altri ospedali hanno annunciato che seguiranno l’esempio di quello di Losanna.
Commento: come sapete, secondo me, la situazione in Svizzera è per adesso quella che maggiormente concilia l’imprescindibile rispetto per la vita umana e il riconoscimento della libertà e autodeterminazione individuali sulla propria vita e morte.(mdc)
 
295 - TESTAMENTI IN LIBERTA’
Il notaio Salvatore De Matteis ha raccolto in un libro i testi originali di molti testamenti olografi, ossia quelli scritti e sottoscritti di pugno dalla persona testante. Di tali testamenti se ne riporta alcuni, i più divertenti, tratti da “Il venerdì” di Repubblica del 17 febbraio 2006.
 
1. “Oggi 9 ottobre 1935, nel pieno delle mie facoltà mentali, dichiaro che alla mia morte desidero essere cremata anche contro il volere della Chiesa. Lascio tutti i miei beni a mio marito Domenico Piccirillo, nato a Napoli il 5 maggio. Poiché lui è analfabeta, dichiaro che lui vuole essere cremato insieme a me. Le sue ceneri saranno sparse come le mie. Se invece si farà interrare nella cappella di quella che so io, voglio che perde tutti i beni che ora gli sto lasciando e che vanno tutti a favore della parrocchia mia. Sono sicura che farà la fame perché di suo non ha mai avuto niente e non è capace di guadagnare una lira se non ci sto io dietro. Quando muore di fame e di stenti io lo aspetto per fare i conti. Emma Sereni in Piccirillo».
 
2. «La mia volontà è che mia moglie Cuozzo Antonia Maria viene interrata insieme a me anche se si rifiuta. Nicolino no, per fatti suoi, se possibile in un altro cimitero e in un altro paese, che la vicinanza è occasione di mali pensieri. Se muoro nell'invernata chiedo la creanza di interrarmi nella bara colla magliera e le mutande di lana, cappotto e la sciarpa a causa dell'artilosa deformata. Anche Cuozzo Antonia moglie dello scrivente viene colle ossa sue nei loculi, ma se ci pare di tenere troppo caldo, come sempre nella vita, può farci fare nei loculi uno, puramente due buchi di areazione. A me mi basta una coperta addosso. Così non si lamenta che Nicolino l'accontentava sempre. Gigio Ricciardi ».
 
3. «Signor notaio, signori testimoni, questa signora mesta, come una mantide religiosa, attualmente in falso lutto vedovile e che sta piangendo lacrime di cipolla, è una formidabile insospettata puttana. Si è ripassato tutto il condominio come se fosse stata una cura prescritta dal medico. Quell'altro biondino, tutto composto sullo spigolo della sedia e con le mani giunte, anagraficamente sarebbe mio figlio. Questa è una razza che a suo tempo è entrata sicuramente clandestina nell'Arca di Noè! (...) Non appena avete finito vi consiglio di sbatterli fuori e di disinfettare lo studio. Antonio Vannone».
 
4. Vincenzo Vitulazzio, di 89 anni, doveva essere fermamente convinto della resurrezione. Infatti così scrive:«Dovendo provvisoriamente morire e lasciare ogni bene della terra,decido che la mia casa di abitazione deve andare alla mia figlia femmina Giuseppina, mentre la mia casa in piazza a mio figlio Gaetano. Non so in che data risorgo e quando potrò riprendere la mia roba che mi appartiene. Ma fino a quel momento chiedo il mantenimento delle case con l’obbligo alla discendenza di non venderle perchè non voglio trovare estranei dentro casa quando risorgo e fare causa di sfratto che sono lunghe e costose».
 
5. Margherita Placido, la quale non ha mai digerito che suo marito Vincenzo sia sepolto da anni insieme alla sua prima moglie Angelina, così scrive: «Io voglio essere tumulata proprio lì, insieme a Vincenzo. Nessuna discussione dei figli di primo e di secondo letto, perché questi sono fatti nostri di defunti. Sopra la lapide esterna si deve subito aggiungere il mio nome e cognome di signorina e di sposa uguale a quello della signora Angelina, cosi la gente non dice che stanno insieme e mi hanno messo fuori dalla tresca. lo ho gli stessi diritti di lei, perciò o si fa uguale, oppure una di noi deve morire. Quando sarò scavata pure io voglio che le tre cassette restano nella nicchia come dico io: a sinistra la prima moglie, poi la cassetta mia e a destra Vincenzo. lo stando in mezzo li tengo d'occhio e non facciamo nessuno scandalo tra i defunti».
 
 
 


venerdì, febbraio 24, 2006
 

Dalle Alpi a Taormina


L'inchiesta è taorminata


Ma la storia non è finita
 

postato da stigli | 09:11 | commenti (1)
italia, terrorismo, guerra


giovedì, febbraio 23, 2006
 

Storia per immagini
(una tocco del mouse sopra le figure)




Aggiornamento del 24 febbraio:

Le battute che seguono sono state scritte 13 mesi fa da Scott Ritter che è stato un ispettore senior delle Nazioni Unite in Iraq tra il 1991 e il 1998. Adesso è un consulente indipendente.

ll  Pentagono sta considerando l'ipotesi di organizzare, preparare e rifornire le cosidette "squadre della morte": gruppi di assassini iracheni che dovrebbero essere utilizzati come infiltrati per eliminare la leadership della resistenza irachena.
...Battezzato Opzione Salvador, in riferimento ad analoghe squadre della morte sponsorizzate dagli USA che negli anni '80 terrorizzavano la popolazione del Salvador, il piano proposto attualmente affonda le sue radici nel programma di assisinio Phoenix intrapreso durante la guerra in Vietnam. In questo progetto, dei killer guidati da alcuni americani uccisero migliaia di collaboratori dei Vietcong (presunti o accertati).
L'Opzione Salvador non funziona a più livelli: il primo e più importante è quello etico e morale.
Se messa in pratica, l'Opzione Salvador servirà a far crescere la furia di una guerra civile. Così come gli omicidi mirati sponsorizzati dagli americani hanno provocato il rafforzamento e la riorganizzazione della resistenza sunnita, analogamente il tentativo statunitense di creare gruppi kurdi e sciiti spazzerà via ogni ostacolo e permetterà lo scoppio di una guerra civile etnica e religiosa in Iraq.

Prosegue Scott Ritter:
Come americano, ho sperato che ci fosse un modo per l'America di uscire vittoriosa in Iraq, con il nostro onore e la nostra sicurezza nazionale intatti, e l'Iraq stesso una nazione migliore di quella che avevamo "liberato". Ma è troppo tardi perchè ciò accada. Non abbiamo semplicemente invaso l'Iraq con una scusa, ma abbiamo stravolto il concetto di liberazione rimuovendo Saddam e i suoi scagnozzi dai palazzi del potere e mettendoci occupanti americani. E questi ultimi non solo hanno tenuto aperte le più infami prigioni di Saddam, ma hanno anche messo in atto torture, violenze e abusi che, teoricamente, avremmo dovuto far cessare.
Qui puoi leggere
 L'articolo  per intero.

 

Mauro Bertini

I miei RSS stamani mi portano sull' ultimo post di Kelebek il quale confessa che sarebbe disposto anche ad andare a votare alle prossime elezioni se tra i candidati ci fossero persone come Mauro Bertini,  sindaco di Marano (Napoli). Cerco Marano su google e trovo un pezzo che qui riporto:

...4. Distinguere fra "martiri", "caduti" e "vittime" non è uno sterile esercizio filologico, né una provocazione, né vuole rappresentare mancanza di rispetto per i giovani militari morti e per le loro famiglie, verso cui nutro sentimenti di profonda condivisione del dolore. Rappresenta invece la volontà di sottolineare l'ipocrisia di un Governo che prima manda a morire i suoi uomini e poi li onora con targhe e medaglie, di un Governo che induce spesso i giovani a vestire le divise militari come alternativa alla mancanza di lavoro ed alla disperazione, di un Governo che chiama "martiri" i suoi figli mandati a morire in una sporca guerra di interessi travestita da missione di pace, imprigionando così le emozioni della gente comune.
 
5. Ribadisco le mie scuse a quanti (a cominciare dai familiari delle vittime) hanno avuto la sventura di leggere o ascoltare versioni distorte dei pensieri espressi in questa sede in modo più conforme.
Il sindaco Mauro Bertini

Anch'io, che pure andrò "comunque" a votare alle prossime elezioni, come già dichiarato in precedenti post, voterei con tutto il cuore per Mauro Bertini. Spesso mi viene di citare la frase di Philip Dick "chi si impossessa di una parola, sottomette coloro che sono obbligati ad usarla" (v.nota) . In particolare mi sono spesso trovato a fare il prof anche nel blog con post intitolati "Esercitazioni lessicali". Anche D.Milani insisteva sull'importanza di una buona conoscenza del linguaggio.

Ragione per cui dedico a Bertini questa mia autocitazione:
...milioni e milioni di morti cullati dalla ninna nanna di Trilussa, osannati come eroi sui monumenti di tutte le piazze e piazzette e paesini d'italia.
E quando noi li chiamiamo eroi, assolviamo  gli assassini che li hanno mandati a morire, perché - così chiamandoli - implicitamente riconosciamo che obbedivano ad un ordine giusto, oltreché legittimo. Se invece li chiamiamo vittime la cosa cambia. Ragione per cui non sentirete mai questa parola nei discorsi commemorativi ufficiali.

Onore a Bertini che questa parola ha usato in una dichiarazione ufficiale. Per cui avrei dovuto scrivere "quasi mai"

 Nota: 
"The basic tool for the manipulation of reality is the manipulation of words. If you can control the meaning of words, you can control the people who must use the words." (Philip K.Dick)
Lo strumento base per camuffare la realtà consiste nel camuffare le parole. Se tu puoi controllare il significato di una parola tu puoi controllare coloro che devono usare queste parole.

postato da stigli | 11:14 | commenti
cultura, storia, guerra, elezioni


mercoledì, febbraio 22, 2006
 

Sottosopra

 

 

 

Nel nostro partito manteniamo le promesse.

Solo gli imbecilli possono credere che

Non lotteremo contro la corruzione.

Perché se c’è qualcosa di sicuro per noi è che

L’onestà e la trasparenza sono fondamentali

Per raggiungere i nostri ideali.

Dimostreremo che è una grande stupidità credere che

La mafia continuerà a far parte del nostro governo come in passato.

Assicuriamo senza dubbio che

La giustizia sociale sarà il fine principale del nostr mandato.

Nonostante questo c’è gente stupida che ancora pensa che

Si possa continuare a governare con i trucchi della vecchia politica.

Quando assumeremo il potere faremo il possibile affinché

Finiscano le situazioni di privilegio.

Non permetteremo in nessun modo che

I nostri bambini muoiano di fame.

Compiremo i nostri propositi nonostante

Le risorse economiche siano esaurite.

Eserciteremo il potere fino a che

Si capisca da ora che

Siamo il partito di FORZA ITALIA, la nuova politica.

 

 

 

Ora prova a leggere il tutto al contrario,

leggi dal basso verso l’alto riga per riga…

 

Ricevuta da Sergio in posta e. 

 

postato da stigli | 17:42 | commenti
italia, svago


martedì, febbraio 21, 2006
 

Impariamo l'inglese con  Belafonte

Apri l'audio (penso che ci voglia QuickTimePlayer.exe) e tieni il testo a fronte.

 We Go in the Final Hour,
to the Most Important Line of Battle:
The People Themselves

By HARRY BELAFONTE

Opening Remarks to the closing session of the International Commission of Inquiry On Crimes Against Humanity Committed by the Bush Administration, Riverside Church, New York, January 20, 2006.

Thank you very much.  I would to first express my great sense of privilege, and opportunity to be part of this evening's tribunal and what we will be seeing and hearing.  I would like to also extend my respects to the panel and to the tasks you have before you, and what we will be hearing.

It is most gratuitous that this should be taking place at the end of a week of celebration of the memory of Dr. Martin Luther King Jr. This nation has never, ever produced a greater citizen, who stood and still stands for the principles for why we are all gathered here: the pursuit of justice, the pursuit of human rights, the pursuit of human dignity.

Theodore Roosevelt once said that when the powers of state, that having been mandated to reach out and to protect the interest of the people, begin to usurp the Constitution and undermine our laws, that it is the responsibility of the citizens to rise up and to speak against this process.  And, to in fact, insist upon the changing of the guard, the changing of regime. And those, (applause), those citizens who fail to hear that call, in fact should be charged with patriotic treason (Applause).  I think none gathered here this evening can be so charged.

It is important when all the instruments of government collapse, we go in the final hour, to the most important line of battle: the people themselves. The people of this nation, I think, and I know it, are awake, and are being more awakened every day. They are hearing and sensing the danger that sits on the horizon. Looking at the international oppressions that we are a part of, looking at how we have violated international humanity and law, one day this tribunal I hope, will reach out, and in it’s investigation look at the oppression and illegal experiences people in this nation are experiencing themselves.

On 9/11, we were all stunned by the tragic events that took place when the Twin Towers collapsed, and this terrorism was put upon our people. Two thousand lost their lives.  Two thousand who were innocent, two thousand who did not cause war.  And we said they were terrorists and we should hunt them down and bring them to justice.  Tell me, where for you does the line blur? 

When a nation as powerful as this, the most powerful in the history of human existence, and those who have dubiously come to power and who are reigning over the will of this nation, when they lie and mislead the citizens of this country, when they put before us fear and then govern by terrorism -- where does the line blur for you?  When our sons and daughters are sent to die in foreign battlefields, each day we claim the lives of tens and thousands of innocent men, women, and children, in other places -- where for you does terrorism end and where does it begin, and who are the terrorists? (Applause). 

Those who would choose to detract the real meaning of this tribunal, the real meaning of this people's moment, would suggest to you that we are somehow perhaps irrelevant. Well, I guess Paul Revere was considered at one point irrelevant, when he called for the alarm against the red coats. 

I know very well that at the beginning, Dr. Martin Luther King was considered irrelevant. I know that there are so many that have called for the awakening of our citizens to look at what is happening to us and to seize our rights to put us back into democratic governance. Always in the beginning, we are minimalized, marginalized and relegated to the dustbins of history.  We have prevailed before and we will prevail again. I am honored to be a part of this process, and anything I can do to help broaden it's base, to help broaden it's inquiry, and to help save the soul of our nation, I welcome the opportunity and I will so serve. Thank you.



lunedì, febbraio 20, 2006
 

Sentenze (v. nota)

 

 Finalmente l’hanno capito. Io sono laico. Ateo e bestemmiatore, come da sentenza.
Che c’entro io col Vaticano?

Ma ora eccomi qua:

Io da quei chiodi mi sono staccato

Esseni di tutto il mondo, unitevi.
 ( nota)
Sentenza di Ponzio Pilato (33 d.C) e del Consiglio di Stato (2006 dC).

Aggiornamento del post.

Parla il crocefisso:

A proposito del Vaticano, aggiungi anche questo: certo mi hanno fatto uno scherzo da prete; avevo tolto l’intermediario tra Dio e gli uomini – e per questo mi hanno dichiarato ateo e bestemmiatore – ma poi, visto che tanti mi seguivano, si sono messi dietro il mio stendardo e si sono fatti mediatori esclusivi fra gli uomini e me. 
 Ha ragione F. M. Dostoevskij quando fa dire all’Inquisitore nei fratelli Karamazof: Noi diremo che obbediamo a Te e che dominiamo in nome Tuo. Li inganneremo di nuovo, perché  non Ti lasceremo piú avvicinare a noi uomini.
Anche nel catechismo dell’Isolotto era stato scritto abbastanza bene:
Al contempo, però, (Cristo) si trova a dover colpire alla radice l’apparato religioso ebraico retto e imposto dalle classi dominanti.
Egli deve abbattere la pretesa, che avevano tali classi, di essere i rappresentanti esclusivi di Dio, gli intermediari o i mediatori tra Dio e gli uomini; deve distruggere l’immagine falsa e cristallizzata di Dio, che veniva imposta al popolo.
Il contrasto tra Gesù e i capi del popolo ebraico mette in evidenza tutto questo in modo particolarmente chiaro. Ai loro occhi egli appare un sovversivo, un ateo, un bestemmiatore. E tale egli era nei confronti di una religione cristallizzata e strumentalizzata, nei confronti di un dio accaparrato dai potenti, dai ricchi e dai sapienti a scopo di dominio e di potenza.
Essi, infatti, in sostanza dicevano: « chi vuole il perdono, la grazia e la benedizione di Dio deve accettare la nostra mediazione di sacerdoti, guide, maestri, dottori; deve assoggettarsi all’immagine di Dio che noi autenticamente offriamo; deve aver fiducia nei riti che soltanto noi in modo efficace celebriamo; deve ascoltare la nostra parola come parola di Dio, poichè di questa siamo depositari, interpreti e ripetitori; deve credere alle verità che noi, a nome di Dio, insegnamo; deve seguire la legge dì Dio di cui noi siamo I custodi e gli interpreti; è tenuto a rispettare i privilegi che spettano a noi come rappresentanti di Dio, a pagare i tributi che ci sono dovuti come ministri di Dio...
Arriva un uomo, una persona ignorante ‘ del popolo, un operaio di Nazareth, e dice: « Il Figlio dell’Uomo ha sulla terra Il potere di rimettere i peccati! ».
Di fronte a questa semplicissima affermazione, considerata blasfema cadono tutte quelle pretese di mediazione. Così Gesù toglie ai potenti, ai sapienti e ai ricchi l’arma più forte che essi avevano per tenere soggetto il popolo: la violenza sulle coscienze, attraverso la cristallizzazione di Dio e attraverso la pretesa di mediazione del rapporto con lui.
Nonostante questa chiarezza evangelica, in epoche successive, ferma restando la verità che Gesù rimane l’unico mediatore, altri sapienti, potenti e ricchi hanno scoperto che c’era ancora posto per la loro strumentalizzazione e mediazione di Dio.
Si sono fatti mediatori esclusivi fra gli uomini e Cristol
Così essi hanno trovato il modo di tornare all’antico gioco, all’antico circolo vizioso. Accaparrando Cristo sono riusciti di nuovo ad accaparrare Dio e a dominare le coscienze.
 

 

Secondo aggiornamento (25.2.06)

SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO: "LASCIATE I CROCIFISSI NELLE AULE"

 

ROMA - Il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un "suppellettile" o un "oggetto di culto", ma perché "è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili" (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti) che hanno un'origine religiosa, ma "che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato".

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che, con un'importante e articolata sentenza, ha respinto il ricorso di una cittadina finlandese, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai suoi figli ad Abano Terme in provincia di Padova.

Il Consiglio di Stato ritiene che la laicità dello Stato non è affatto intaccata dall'esposizione del crocifisso, anzi: appendere quel simbolo nelle aule, suggerisce agli scolari i valori a cui si ispira l'ordinamento costituzionale. "Il crocifisso - sottolinea il Consiglio di Stato - svolgerà una funzione simbolica educativa a prescindere dalla religione professata dagli alunni".

Secondo l'organo d'appello della giustizia amministrativa, "è evidente che in Italia il crocifisso esprime l'origine religiosa dei valori che connotano la civiltà italiana: tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione. Si tratta di valori che - prosegue la sentenza - hanno impregnato di sè tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano" e che "soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta Costituzionale".

"Il crocifisso esposto nelle aule scolastiche - riassume la sentenza - non può essere neppure equiparato ad un oggetto di culto; si deve pensare piuttosto come ad un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato".
 
Commento. In tema di laicità dello Stato, ormai non ci meravigliamo più di nulla. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di una cittadina finlandese di rimuovere il crocifisso dall'aula frequentata dai suoi figli ad Abano Terme in quanto "in Italia il crocifisso esprime l'origine religiosa dei valori che connotano la civiltà italiana".
Il massimo organo di giustizia amministrativa della Repubblica italiana, democratica e laica, conferma così il dogma già espresso da Papa Ratzinger, ossia che il diritto discende da Dio.
Il fatto che la Costituzione italiana è stata scritta da uomini, i quali hanno disposto che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (art.3), che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani (art.7), che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge (art. 8), che il simbolo (bandiera) della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni (art. 12), non sembrano essere ragioni sufficienti per il Consiglio di Stato per accogliere le rimostranze di coloro i quali non si riconoscono nel crocifisso.
Anzi, proprio in base ai valori che hanno motivato la sentenza (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione), sarebbe stato giusto e coerente rimuovere QUALSIASI simbolo religioso da TUTTI i luoghi pubblici. A meno che si voglia negare che il crocifisso sia il simbolo di UNA religione, che non è più l'UNICA religione dello Stato italiano. 
Cordiali saluti
Giampietro Sestini



sabato, febbraio 18, 2006
 

Bella voce, buon cervello. E coraggio.


Anche una bella faccia.

Harry Belafonte gave the other keynote address. "When a government fails to protect justice," Belafonte declared, "it is the responsibility of the people to rise up and change the guard, change the regime." In a hoarse voice, the legendary singer charged, "Those who fail to answer that call should be charged with patriotic treason." Tuesday 24 January 2006

The International Commission of Inquiry on Crimes against Humanity Committed by the Bush Administration convened last weekend in New York City's Riverside Church.

postato da stigli | 08:21 | commenti
usa , america democratica
 

Genova 18 febbraio 1940

Canzone Del Maggio

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

postato da stigli | 08:07 | commenti
 

Barzelletta del giorno

La religione cattolica apostolica romana non è più la religione dello Stato.

(raccontata agli Itagliani il 18 febbraio di 22 anni fa)

postato da stigli | 07:59 | commenti
vaticano, italia


venerdì, febbraio 17, 2006
 

Il 17 febbraio dell'anno santo 1600, un uomo magro, piccolo di statura, scuro di carnagione, prelevato dalla sua cella viene condotto a Campo 'de Fiori, con la lingua "in giova" (soggiogata) cioè bloccata da una mordacchia di cuoio, forse imposta al condannato perché non pronunzi parole "blasfeme" durante il tragitto che lo separa dal supplizio. Spogliato nudo viene legato ad un palo, che non è piantato al centro della piazza dove quasi tre secoli più tardi sorgerà il monumento, ma all'incrocio con via dei Balestrari. In ultimo viene dato alle fiamme ancora vivo.

“Oggi dunque è stato condotto al rogo… Lo sfortunato è morto in mezzo alle fiamme, e io penso che sarà andato a raccontare,sugli altri Mondi da lui immaginati,come sogliono i Romani trattare gli empi e i bestemmiatori. Ecco,mio caro,in qual modo si procede da noi contro gli uomini,o piuttosto contro i mostri di questa specie.”( Gaspare Scoppe - testimone oculare.)

All'alba di giovedì 17 febbraio 1600 lascia la prigione di Tor di Nona, viene condotto in processione tra una folla vociante fino a piazza di Campo de' Fiori. Indossa il sanbenito, un saio penitenziale, ha una mordacchia che gli impedisce di parlare (come dice un avviso: "Per le brutissime parole che diceva") ed è accompagnato dalle litanie dei frati. Sale al rogo con grande coraggio e dignità viene denudato, legato ad un palo e arso vivo.

La sentenza, letta nella casa del card. Domenico Madruzzo nove giorni prima, l'8 febbraio, si concludeva con una formula di rito, sempre presente nelle condanne dell'Inquisizione, con la quale, nel consegnare il condannato al braccio secolare si chiedeva clemenza. Ciò avveniva poiché secondo il diritto canonico i membri della Chiesa, non possono direttamente uccidere o far uccidere un essere umano. Ma si trattava, naturalmente, di una formula del tutto ipocrita, perché nella pratica simili sentenze producevano l'immediata condanna a morte; per di più va considerato che nello Stato Pontificio l'autorità civile dipendeva (o forse coincideva) con l'autorità ecclesiastica. Fu al termine della lettura della condanna, secondo quanto riferisce Kaspar Schoppe, un testimone attendibile, che l'imputato affermò: "Forse avete più paura voi nel pronunciare la sentenza, che io nell'accoglierla."

17 Febbraio 1600 Giordano Bruno (N.1548) pensatore rinascimentale originale dopo 8 anni di prigionia è messo al rogo vivo, in campo dei Fiori a Roma dall’inquisizione (Santo Officio Romano). Fra i capi d’imputazione: l’aver sostenuto le teorie Copernicane e l’aver sostenuto l’esistenza di più mondi innumerevoli ed eterni ovvero di un universo infinito, nel suo libro “Sull’infinito Universo e i mondi”. In base alla sentenza, i suoi libri sono bruciati in Piazza San Pietro e messi all’indice dal papa Clemente VIII., che negli stessi giorni in cui decideva personalmente la sorte di Bruno celebrava il “Giubileo eccezionale” dell’anno 1600.

«Giordano del quondam Giouanni Bruni frate apostata da Nola di Regno eretico impenitente; il quale esortato da nostri fratelli con ogni carità a tutti chiamare due padri di san Domenico, due del Giesu, due della Chiesa Nuoua e uno di san Girolamo, i quali con ogni affetto et con molta dottrina mostrandoli l'errora suo, finalmente stette sempre nella sua maledetta ostinatione, aggirandosi il ceruello e l'intelletto con mille errori e vanità, et ansi peseuerò nella sua ostinatione che da ministri di giustitia fu condotto in Campo di Fiore e quivi spogliato nudo e legato a un palo fu brusciato vivo, acconpagniato sempre dalla nostra Compagnia cantando le letanie e li confortatori sino al ultimo punto confortandolo allassar la sua ostinatione, con la quale finalmente finì la sua misera et infelice vita» (verbale originale)

L'uomo e l'infinito

Significativo è l’atteggiamento psicologico di Bruno di fronte alla nuova concezione di un mondo infinito: la perdita da parte della Terra della sua posizione centrale nell’universo non è da lui avvertita come una degradazione per l’umanità, cioè come una diminuzione della sua importanza. Al contrario, la nuova cosmologia gli sembra esaltare la dignità dell’uomo, perché pone la Terra in Cielo, elevandola al rango delle stelle nobili (invece, nel sistema aristotelico, la Terra era il regno dell’imperfezione, della nascita e della morte, mentre il Cielo era il regno dell’eternità e della perfezione assoluta). Inoltre, il crollo dei limiti del mondo è annunciato da Bruno con l’entusiasmo del prigioniero che vede cadere le mura del carcere in cui è stato a lungo rinchiuso.
Fra l’altro, sulla scorta delle scoperte effettuate dall’astronomo danese Tycho Brahe (1546-1601), Bruno nega l’esistenza delle sfere cristalline, solide e trasparenti, che secondo l’astronomia tradizionale circonderebbero la Terra, e in cui sarebbero incastonati gli astri nel loro moto circolare. Nella Cena delle ceneri, il filosofo, non certo avaro di elogi verso sé stesso, si presenta come colui che, infrante le illusorie sfere celesti, cioè le mura esterne dell’universo in cui si pensava che l’uomo fosse rinchiuso, si porta al di là di esse per mostrare «quello che lassù veramente si ritrovasse» (ossia per mostrare quello che veramente c’è nel Cielo).
Circa l’atteggiamento psicologico dei filosofi successivi a Bruno nei confronti dell’infinità dell’universo, bisogna fare, comunque, la seguente considerazione. Se è vero che la distruzione del cosmo aristotelico-tolemaico suscita l’esaltazione di Bruno per l’abbattimento delle mura esterne dell’universo e per la fine del dualismo fra Cielo e Terra, è altrettanto certo che l’idea di un mondo infinito, col passare del tempo, sarà destinata a provocare anche una «ferita» al «narcisismo» umano (per usare la terminologia proposta da Sigmund Freud nella sua opera intitolata Introduzione alla psicoanalisi), cioè un’umiliazione che deprime l’orgoglio della nostra specie. Il narcisismo è per Freud l’amore dell’individuo per la propria immagine, cioè per sé stesso.
Il narcisismo dell’umanità ha portato l’uomo a supporre che il mondo fosse creato per lui. Infatti, l’astronomia pre-copernicana testimoniava all’uomo la sua importanza nel cosmo e il valore dei suoi atti: la Terra, posta al centro dell’universo, nel medioevo era considerata il teatro del dramma umano, in funzione del quale Dio aveva creato i cieli.
L’infinitizzazione del mondo fa invece apparire il nostro pianeta un insignificante corpo celeste e mette in crisi l’immagine di un universo ntropocentrico, cioè costruito per l’uomo.
Freud, nell’Introduzione alla psicoanalisi, afferma che l’uomo ha dovuto sopportare tre grandi mortificazioni che la scienza ha recato al suo ingenuo amore di sé.
La prima l’ha subita, appunto, quando ha appreso che la nostra Terra non è al centro dell’universo, bensì è una minuscola particella in un universo infinito.
La seconda mortificazione si è verificata, poi, quando Charles Darwin, nell’Ottocento, ha messo in crisi la pretesa posizione di privilegio dell’uomo nella creazione, avanzando l’ipotesi della sua provenienza dal regno animale.
Infine, la terza mortificazione è stata inflitta alla megalomania dell’uomo da parte della stessa psicoanalisi freudiana: infatti la psicoanalisi pretende di dimostrare che l’Io «non è padrone a casa propria», che, cioè, l’Io è costretto a subire le pulsioni dell’inconscio, senza rendersene conto, e senza poterle controllare coscientemente. L’Io crede di essere libero nelle sue scelte, mentre, secondo Freud, non lo è.
Ritornando al tema dell’infinità del cosmo e all’angoscia che tale infinità può suscitare nell’animo umano, ricordiamo che circa sessant’anni dopo la morte di Giordano Bruno, il filosofo francese Blaise Pascal (1623-1662) rappresenterà nei suoi Pensieri lo sgomento dell’uomo di fronte all’impossibilità di comprendere il significato dell’universo infinito emerso dalla rivoluzione scientifica:
Vedo quei paurosi spazi che mi serrano e mi trovo gettato in un canto di quella vasta distesa, senza sapere perché sia collocato lì piuttosto che altrove, né perché il poco tempo che mi è dato da vivere mi sia assegnato in questo più che in qualsiasi altro punto di tutta l’eternità che m’ha preceduto e di quella che mi segue. Vedo solo delle infinità da ogni parte, che mi serrano come un atomo e come un’ombra che non dura più che un istante, senza ritorno. Tutto quel che so è che dovrò presto morire; ma ciò che ignoro più di tutto è proprio questa morte, che non posso evitare.

Fonti:

http://www.riflessioni.it/enciclopedia/giordano_bruno.htm

http://it.geocities.com/trepadri/BRUNO.htm

http://www.storiain.net/arret/num59/artic7.htm

http://www.nogod.it/calendariolaico.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Giordano_Bruno#Vita



giovedì, febbraio 16, 2006
 


E’ una buona idea il dominio militare USA del mondo?
Di Peter Phillips
La classe dirigente negli USA è ora dominata da un gruppo neo-conservatore di circa 200 persone che hanno il comune dichiarato intento di far valere il potere militare USA sul mondo intero. Questo gruppo per il Potere Mondiale, in collaborazione con i maggiori impresari militari, è divenuto una forza potente nel unilateralismo militare e nella conduzione politica degli USA.
Un lungo filo di ricerca sociologica documenta l’esistenza negli USA di una classe di governo dominante che regola la linea di condotta e determina le priorità politiche nazionali.
C.Wright Mills, nel suo libro del 1956 sull’elite di potere, documenta come la seconda guerra mondiale abbia consolidato negli USA una trinità di potere che ha incluso elite industriali, militari e di governo in una struttura di potere centralizzata, che lavora all’unisono attraverso ‘alte sfere’ di contatto e di accordo.
I neoconservatori che appoggiano il controllo militare degli Stati Uniti nel mondo sono ora in posizioni di politica dominante all’interno di questi alte sfere degli Usa.
La rivista Adbusters ha riassunto il neo-conservatorismo come:
Il credo che la democrazia, per quanto imperfetta, sarebbe stata meglio difesa da una popolazione ignorante pompata di nazionalismo e religione. Solo uno stato nazionalista militante potrebbe scoraggiare l’aggressione umana. Tale nazionalismo richiede una minaccia esterna e se non se ne  può trovare una, bisogna fabbricarla”.
…Nel 1992, durante l’amministrazione del primo Bush, Dick Cheney appoggiò Lewis Libby e Paul Wolfowitz nella compilazione del rapporto “Guida al piano di difesa”, che propugna l’idea del dominio militare USA sul globo con la formula di “nuovo ordine”. Il rapporto raccomandava agli Stati Uniti di crescere in superiorità militare e di impedire a nuovi rivali di arrivare a sfidarci in campo mondiale. Alla fine dell’amministrazione Clinton, i sostenitori del dominio globale fondarono il
Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC). Tra i fondatori del PNAC c’erano 8 persone socie del produttore n.1 della difesa Lockheed-Martin, e 7 altri soci del produttore n.3 della difesa Northrop Grumman. Dei 25 fondatori del PNAC, 12 furono più tardi posti in posizioni di alto livello nell’amministrazione di Gorge W. Bush. Nel settembre 2000, il PNAC produsse un rapporto intitolato Ricostruzione dei sistemi di difesa americani: strategia, forze e risorse per un Nuovo Secolo. Il rapporto, simile al rapporto del 1992 Indicazioni per una politica di difesa, mirava alla protezione del territorio americano, alla capacità di intraprendere teatri di guerra simultanei, alla costituzione di ruoli globali di polizia, e al controllo dello spazio e delle telecomunicazioni.
Il rapporto sosteneva che gli anni 90 erano stati un decennio di incuria della difesa e che gli USA dovevano aumentare la spesa militare per conservare la leadership geopolitica in quantosuperpotenza del pianeta. 
Il rapporto inoltre ravvisava che “Il processo di trasformazione è presumibilmente lungo, a meno di qualche evento catastrofico e catalizzatore tipo una nuova Pearl Harbor.”

I fatti dell’11 settembre 2001 hanno costituito esattamente la catastrophe che gli autori della Ricostruzione del sistema di difesa americano avevano teorizzato che fosse necessario per dare un’accelerata al programma del dominio globale. La conseguente guerra permanente contro il terrorismo ha portato a un massiccio investimento governativo per la difesa, alla invasione di 2 paesi, alla minaccia contro altri 3, e alla rapida accelerazione dei piani neo-conservatori per il controllo militare del mondo.
Gli USA ora spendono per la difesa quanto tutto il resto del mondo messo insieme. Il bilancio del Pentagono per acquisire nuove armi è salito da 61 miliardi di dollari nel 2001 agli oltre 80 miliardi nel 2004. Le vendite della Lockheed Martin sono cresciute di oltre il 30% nel medesimo arco di tempo, con decine di miliardi di dollari prenotati per futuri acquisti. Dal 2000 al 2004 le azioni Lockheed Martins sono aumentate del 300%.
La Northrup-Grumann ha visto una simile crescita dei contratti col Ministero della Difesa, saliti da 3,2 miliardi nel 2001 agli 11,1 miliardi nel 2004. La Halliburton, con Dick Cheney ex Direttore  generale, ha avuto contratti per 427 milioni di dollari nel 2001. Entro il 2003 ottenne 4,3 miliardi in contratti col ministero della difesa, dei quali circa un terzo erano accordi che la riconoscevano come unica fonte di rifornimenti.
Le vendite della Lockheed Martin sono cresciute di oltre il 30% nel medesimo arco di tempo, con decine di miliardi di dollari prenotati per futuri acquisti. Dal 2000 al 2004 le azioni Lockheed Martins sono aumentate del 300%. La Northrup-Grumann ha visto una simile crescita dei contratti col Ministero della Difesa, saliti da 3,2 miliardi nel 2001 agli 11,1 miliardi nel 2004.
La Halliburton, con Dick Cheney ex Direttore generale, ha avuto contratti per 427 milioni di dollari nel 2001. Entro il 2003 ottenne 4,3 miliardi in contratti col ministero della difesa, dei quali circa un  terzo erano accordi che la riconoscevano come unica fonte di rifornimenti.

 All’inizio del 2006 il progetto del Gruppo di Dominio Globale è ben radicato all’interno dei consigli delle più alte sfere politiche ed è astutamente reso operativo all’interno del Governo USA. Queste persone lavorano mano nella mano con i fornitori di armi per la difesa promovendo lo schieramento delle forze armate USA nelle oltre 700 basi sparse per il mondo.
C’è una differenza importante tra l’autodifesa da minacce esterne, e la dottrina del controllo militare totale del mondo. Quando interrogati sull’argomento, la maggior parte dei lavoratori USA hanno seri dubbi circa l’accettabilità morale e pratica del finanziare il dominio del mondo.

Peter Phillips è Professore di Sociologia all’Università statale di Sonoma e dirige il Project Censored, una organizzazione di ricerca mediatica. Per un più approfondito esame riguardo al programma del Gruppo per il dominio globale e per vedere la lista dei 200 sostenitori consulta il sito:
http://www.projectcensored.org/downloads/Global_Dominance_Group.pdf .

Ringrazio Giuliana Bernardi per aver rivisto la mia traduzione.

 Il testo originale (arrivato via newsletter):

Is Military Dominance of the World a Good Idea?
By Peter Phillips

The leadership class in the is now dominated by a neo-conservative group of some 200 people who have the shared goal of asserting military power worldwide. This Global Dominance Group, in cooperation with major military contractors, has become a powerful force in military unilateralism and US political processes.
A long thread of sociological research documents the existence of a dominant ruling class in the
, which sets policy and determines national political priorities. C. Wright Mills, in his 1956 book on the power elite, documented how World War II solidified a trinity of power in the US that comprised corporate, military and government elites in a centralized power structure working in unison through "higher circles" of contact and agreement.
Neo-conservatives promoting the US Military control of the world are now in dominant policy positions within these higher circles of the
. Adbusters magazine summed up neo-conservatism as: "The belief that Democracy, however flawed, was best defended by an ignorant public pumped on nationalism and religion. Only a militantly nationalist state could deter human aggression ŠSuch nationalism requires an external threat and if one cannot be found it must be manufactured."
In 1992, during Bush the First's administration, Dick Cheney supported Lewis Libby and Paul Wolfowitz in producing the "Defense Planning Guidance" report, which advocated
military dominance around the globe in a "new order." The report called for the
to grow in military superiority and to prevent new rivals from rising up to challenge us on the world stage.
At the end of
Clinton
's administration, global dominance advocates founded the Project for a New American Century (PNAC). Among the PNAC founders were eight people affiliated with the number-one defense contractor Lockheed-Martin, and seven others associated with the number-three defense contractor Northrop Grumman. Of the twenty-five founders of PNAC twelve were later appointed to high level positions in the George W. Bush administration.
In September 2000, PNAC produced a 76-page report entitled Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for a New Century. The report, similar to the 1992 Defense Policy Guidance report, called for the protection of the American Homeland, the ability to wage simultaneous theater
It claimed that the 1990s were a decade of defense neglect and that the
must increase military spending to preserve American geopolitical leadership as the world's superpower. The report also recognized that: "the process of transformation Š is likely to be a long one, absent some catastrophic and catalyzing event such as a new Pearl Harbor
."
The events of
September 11, 2001
presented exactly the catastrophe that the authors of Rebuilding America' Defenses theorized were needed to accelerate a global dominance agenda. The resulting permanent war on terror has led to massive government defense spending, the invasions of two countries, and the threatening of three others, and the rapid acceleration of the neo-conservative plans for military control of the world.
The
now spends as much for defense as the rest of the world combined. The Pentagon's budget for buying new weapons rose from $61 billion in 2001 to over $80 billion in 2004.
Lockheed Martin's sales rose by over 30% at the same time, with tens of billions of dollars on the books for future purchases. From 2000 to 2004, Lockheed Martins stock value rose 300%. Northrup-Grumann saw similar growth with DoD contracts rising from $3.2 billion in 2001 to $11.1 billion in 2004. Halliburton, with Dick Cheney as former CEO, had defense contracts totaling $427 million in 2001. By 2003, they had $4.3 billion in defense contracts, of which approximately a third were sole source agreements.
At the beginning of 2006 the Global Dominance Group's agenda is well established within higher circle policy councils and cunningly operationalized inside the US Government. They work hand in hand with defense contractors promoting deployment of US forces in over 700 bases worldwide.
There is an important difference between self-defense from external threats, and the belief in the total military control of the world. When asked, most working people in the
have serious doubts about the moral and practical acceptability of financing world domination.
Peter Phillips is a Professor of Sociology at
Sonoma State University
and director of Project Censored, a media research organization. A more in-depth:
http://www.projectcensored.org/downloads/Global_Dominance_Group.pdf .

 Come stanno dunque le cose?
La risposta in questa missiva piovuta dal cielo.
Divina invasione n.2
Il Gruppo per il Dominio del Mondo programma una Pearl Harbor. L’idea gli viene da un film di fantascienza distribuito anni addietro nelle sale e successivamente scomparso in cui si vede un attacco terroristico alle torri gemelle di NYC. Si mettono in moto i Servizi americani e israeliani, si dà una sistemata al governo pakistano, si fanno grandi chiacchierate all’ambasciata saudita, si danno grandi pacche sulle spalle, accompagnati da grandi pacchi d’affari ai Bin Laden sparsi per tutti i 52 stati americani, e via col vento. Esiste un congegno che permette il controllo-guida da terra di qualsiasi aereo deviato se debitamente softwarerizzato, si sovvenzionano le scuole islamiche per kamikaze, si aprono i corsi di apprendistato al volo a giovani sauditi, egiziani e quant’altro, si aggiorna via via  l’agenda che deve portare al giorno X.  La X viene decodificata  9/11 - nine eleven - ed a quel punto George Walker il “Doppio”, organizza una visita al fratello in una scuola elementare della Florida. E' il segnale. Obiettivo le 2 torri, ora e impatto garantiti dal software posto nell’Ufficio del Pentagono che verrà poi fatto saltare “da un aereo mai esistito”. Un migliaio di lavoratori ebrei delle Twin rimangono a casa per motivi di salute, cinque o sei di loro si fanno sorprendere a filmare il duplice impatto, che va a segno con la precisione di una navicella spaziale: prima una Twin poi l’altra, al minuto secondo stabilito, all'altezza calcolata: perfetto. La Casa Bianca, tenuta di riserva come estremo terzo obiettivo, nel caso qualcosa non avesse funzionato sulle torri, viene risparmiata: l’aereo che la doveva colpire viene fatto schiantare a terra – esattamente un quarto d’ora dopo gli schianti alle torri, il software del Pentagono salta in aria insieme a quella parte dell’edificio  che era stata chiusa precedentemente per “lavori in corso”. Walker "Il Doppio” si attarda a salutare i bambini della scuola floridiana per dar tempo alle équipes televisive di metterlo in contatto mediatico con  tutti  i bambini degli States.

Alla domanda del primo bambino: chi è stato?

 La risposta: Il diavolo.

Chi ci potrà aiutare? Il buon dio.

 E chi aiuterà il buon dio? Io, il "Doppio" col mio gruppo di preghiera richiamato in servizio permanente effettivo.

Firmato Philip Dick - Nebulosa di Andromeda, in Orione.
PS  Te l'avevo già detto: «La realtà è quella cosa che quando smetti di crederci non svanisce

A questo punto gli alieni escono dagli hangar, prendono il comando di tutte le basi, inizia l’attacco armato al Pianeta Terra. La vicenda è ancora in corso. Anche l’aviaria dà una mano, occupando la mente dei terrestri  con paure meno compromettenti. Bene i nazisti danesi con le caricature di quel rompiscatole di Maometto.
Ma porco zio, chi è quel giornalista che ha buttato fuori le ultime foto di Guantanamo. Questi giornalisti del c. Non ne abbiamo eliminati abbastanza? Leviamo di mano ai marines le macchine fotografiche. E avanti col porno.

 

Fantascienza applicata

Painful Deceptions (Dolorose bugie)
Un film di Eric Hufschmid, che fa una attenta analisi di tutti i fatti relativi alla caduta dell'edifico 7 del WTC, all'attentato al Pentagono e alle Torri Gemelle.
Quando lo shock dell'11 Settembre inizia a dissiparsi, ci rendiamo conto che i fatti di quel giorno non quadrano.
Come è stato possibile che...
    - Bin Laden abbia messo a segno un attentato così devastante?
    - edifici in acciaio siano crollati e si siano polverizzati?
    - un aereo di linea, mai visto da nessuno, abbia colpito il Pentagono?
    - piloti inesperti abbiano condotto degli aerei così grandi senza assistenza?
Esaminate le risposte a queste ed altre domande su questa accurata presentazione analitica. Eric Huschmid non lascia nulla al caso.

Per vedere il filmato con sottotitoli italiani: clicca qui!

Per vedere il filmato con sottotitoli inglesi:
clicca qui!

Per vedere il filmato senza sottotitoli:
clicca qui!

 

Un giretto sulla ruota della storia


 febbraio

XVII Febbraio MMDCCLVIII a.U.c. (2758 ab Urbe condita = dalla fondazione di Roma)
17 Febbraio 2005 e.v. (=era volgare= d.c.= data convenzionale),
Dies Iovis Giovedì 48 º di 365 giorni. - 8ª settimana

17 Febbraio Roma antica: Dies tertius decimus ante Kalendas Martias Quirinalia
= Ante diem tertium decimum Kalendas Martias Quirinalia
= a.d.XIII Kal Mar. Quir.
= Tredicesimo giorno prima delle Calende di Marzo
(inclusi nel conto sia il giorno d’oggi, sia il giorno delle Calende)
{ dies NP = Nefas Publicus [G] }

17 Febbraio Roma antica: Si teneva la festa dei Quirinalia dedicata al dio Quirino, divinizzazione guerriera di Romolo fondatore di Roma e figlio di Marte.
Quirino oltre che figlio di Marte fu considerato una ipostasi (=altra forma ma identica sostanza) di Marte.
Dunque la festa era chiaramente percepita anche come festa del dio Marte, pur se in una  forma meno bellicosa e più paterna – ancestrale, quella del fondatore dell’Urbe. In tempi  arcaici Quirino era anche un genio della vegetazione della primavera ed un’altra sua  identificazione arcaica sembra fosse con Giano (e con Luperco). Più tardi Quirino fu incluso nella grande Triade (una specie di Trinita’) degli dei romani più importanti con Zeus e Marte. Il nome sembra significasse armato di lancia, lanciere e sembra trovare corrispondenza nel greco kairete, giovane guerriero. Secondo lo scrittore greco Dionisio di Alicarnasso, Quirino sarebbe stato un dio arcaico sabino della guerra, corrispondente al greco Enyalios, dio greco della guerra arcaicissimo -addirittura non antropomorfo -antecedente ad Ares -il Marte greco- col quale fu poi fuso come culto.
17 Febbraio Roma antica: Ultimo giorno della festa dei Fornacalia (ben 30 gg. di festa dal 19/1) in onore di Fornax dea delle fornaci e dei forni (ed anche del fornicator, colui che brucia).
17 Febbraio Roma antica: continuava la Festa della Concordia (5 -17 Febbraio).
17 Febbraio Roma antica: continuavano i Parentalia (13-21/2), commemorazione dei Manes, o spiriti degli antenati ovvero diremmo oggi dei defunti. (In quanto rito privato dal 13 al 20 non erano inseriti nel calendario ufficiale, ma per tutti i 9 giorni i templi restavano chiusi, i magistrati non indossavano le toghe relative alla loro funzione, e non si celebravano matrimoni). Si offrivano simbolicamente agli antenati defunti piccole quantità di vino, pane, un pizzico di sale, e si ponevano fiori sulle tombe.

17 Febbraio 364 e.v. Muore circa 32enne Flavio Gioviano proclamato imperatore durante la spedizione contro i Persiani alla morte di Flavio Claudio Giuliano augusto imperatore (quello detto dai cristiani l’apostata) del 26/06/363. Nonostante che nella campagna di Mesopotamia l’esercito romano fosse stato vincitore, Gioviano concluse una pace ignominosa coi persiani per ritirarsi più sicuramente e rapidamente. Cristiano, e nominato senza opposizione anche dai politeisti, abrogò subito le leggi tolleranti verso tutte le religioni emanate da Giuliano. 
17 Febbraio 1370 Battaglia di Rudau i Cavalieri Teutonici cristiani sconfiggono i Lituani ultima nazione pagana d’Europa (ancora per 16anni).
17 Febbraio 1519 nasce François de Guise [Balafré] generale che nel 1559 fu lo stratega della riconquista francese della città di Calais dagli inglesi (che la tenevano dal 1374).
17 Febbraio 1559 arsi vivi 13 eretici più un tedesco di Augsburg accusato di omosessualità. Era papa Paolo IV che istituì il Ghetto a Roma.
17 Febbraio 1568 Il Sacro Romano Impero si sottopone a pagare un tributo annuale al Sultano Turco in cambio della pace.
17 Febbraio 1600 Giordano Bruno (N.1548) pensatore rinascimentale originale dopo 8 anni di prigionia è messo al rogo vivo, in campo dei Fiori a Roma dall’inquisizione (Santo Officio Romano). Fra i capi d’imputazione: l’aver sostenuto le teorie Copernicane e l’aver sostenuto l’esistenza di più mondi innumerevoli ed eterni ovvero di un universo infinito, nel suo libro “Sull’infinito Universo e i mondi”. In base alla sentenza, i suoi libri sono bruciati in Piazza San Pietro e messi all’indice dal papa Clemente VIII., che negli stessi giorni in cui decideva personalmente la sorte di Bruno celebrava il “Giubileo eccezionale” dell’anno 1600.
Questa la sentenza di condanna: «Giordano del quondam Giouanni Bruni frate apostata da Nola di Regno eretico impenitente; il quale esortato da nostri fratelli con ogni carità a tutti chiamare due padri di san Domenico, due del Giesu, due della Chiesa Nuoua e uno di san Girolamo, i quali con ogni affetto et con molta dottrina mostrandoli l'errora suo, finalmente stette sempre nella sua maledetta ostinatione, aggirandosi il ceruello e l'intelletto con mille errori e vanità, et ansi peseuerò nella sua ostinatione che da ministri di giustitia fu condotto in Campo di Fiore e quivi spogliato nudo e legato a un palo fu brusciato vivo, acconpagniato sempre dalla nostra Compagnia cantando le letanie e li confortatori sino al ultimo punto confortandolo allassar la sua ostinatione, con la quale finalmente finì la sua misera et infelice vita» (Italo Mereu, Storia dell'intolleranza in Europa, Bompiani, 1988)
E questa la breve registrazione della "Venerabile Arciconfraternita di San Giovanni Decollato detta della Misericordia della nazione fiorentina in Roma" che fino al 1870 ebbe il compito di accompagnare (e infastidire) i condannati al patibolo ”
Giordano Bruno di Nola Menato in Campo di Fiore e brusciato uiuo 17 Febbraio 1600”
La Chiesa negò sempre che il Bruno fosse stato bruciato e ancora nel 1885 uno scrittore cattolico, il Desdouits, parlava della "Légende tragique de Jordano Bruno, comment elle a été formée, son origine suspecte, son invraisemblance". La Chiesa tacque solo quando vide la luce la registrazione citata sopra. Ma quando non poté più negare il bruciamento del Bruno, La Chiesa continuò ad affermare che quel bruciamento fosse stato l'unico e il solo e che non fosse stata essa Chiesa a bruciare, ma il famoso "braccio secolare". (Scusa ridicola, dato che il Papa era sovrano assoluto).

17 Febbraio 1653 nasce Arcangelo Corelli compositore violinista professore direttore d’orchestra (m. 8/1/1713)
17 Febbraio 1688 Il Reverendo James Renwick è impiccato in Scozia dai cattolici perché Presbiteriano. (Durante il tentativo di restaurazione di re Giacomo II Stuart).
17 Febbraio 1699 nasce Hans Georg Wenzeslaus von Knobelsdorff architetto tedesco (Castello di Federico II Sans Souci - Postdam, nel Brandeburgo). 17 Febbraio 1714 Il Parlamento di Parigi accetta il decreto di Papa Clemente XI "Unigenitus".
17 Febbraio 1723 nasce Tobias Mayer che inventò il "metodo dei lunari" per la determinazione della longitudine.
17 Febbraio 1772 Prima partizione della Polonia fra Russia e Prussia (promotrici) e con l’Austria (che si accoda).
17 Febbraio 1776 Pubblicato il primo volume del libro di Gibbon "Declino e Caduta dell’Impero Romano". (Decline & Fall of Roman Empire) 1776-88 in cui fra i motivi del tramonto di Roma si evidenzia come causa prima, principale e determinante, la demolizione dell’antica civiltà operata dal cristianesimo (elemento estraneo al tollerante mondo classico). La sua tesi accettata nell’ottocento fu contestata nel novecento ma la storiografia moderna torna ad attribuirgli molta ragione. (Luttwak, fra gli altri). Gibbon muore a Londra 56enne 16/1/1794.
17 Febbraio 1781 nasce in Francia René-Théophile-Hyacinthe Laënnec, inventore dello stetoscopio che potenzia l’ascolto del battito cardiaco e del respiro, ma inizialmente ideato solo per “pruderie” sessuale: evitare il contatto dell’orecchio dei medici maschi sulla pelle femminile.
17 Febbraio 1818 Il Barone Karl von Drais de Sauerbrun brevetta la "draisine" (una antenata della bicicletta, ma a spinta realizzata dai piedi sul terreno, senza pedali).
17 Febbraio 1827 muore 81enne Giovanni Enrico Pestalozzi svizzero teorico dell’educazione.
17 Febbraio 1836 La nave Beagle con Charles Darwin lascia la Tasmania.
17 Febbraio 1844 nasce A. Montgomery Ward creatore del primo catalogo di vendite postali (Montgomery Ward)
17 Febbraio 1848 Il Granducato di Toscana promulga una costituzione liberale (e adotta il tricolore italiano con stemma granducale al centro).
17 Febbraio 1856 Heinrich Heine, poeta tedesco, muore 58enne a Parigi.
17 Febbraio 1864 Il sottomarino "HL Hunley" della Confederazione degli stati del Sud in lotta contro l’Unione del Nord affonda la nave Usa "Housatonic" una grossa cannoniera a vela, che partecipa al blocco del porto di Charleston (SCarolina). è il primo sottomarino al mondo ad affondare una nave. Aveva propulsione manuale a manovella e con la forza del moto infisse arpione con un barile di polvere alla chiglia di legno avversaria, si ritirò di 27 metri e fece esplodere il brulotto tirando una corda. Lo Hunley naufragò pochi minuti dopo con la morte dell’intero equipaggio di 8 uomini. Le prime corazzate nordiste non poterono essere attaccate (disertori avevano reso nota la nuova arma) perché erano protette da reti di catene. Lo Hunley è stato recuperato recentemente.
17 Febbraio 1867 La prima nave passa attraverso il Canale di Suez.
17 Febbraio 1870 è nominato il primo giudice donna negli USA, è Esther Morris.
17 Febbraio 1874 nasce Thomas J Watson Sr deputato Usa e fondatore della IBM.
17 Febbraio 1876 Primo inscatolamento di sardines (Wolff-Eastport Maine Usa) .
17 Febbraio 1878 Il primo centralino telefonico di San Francisco apre per 18 telefoni .
17 Febbraio 1888 nasce Otto Stern fisico tedesco americano (esperimento Stern-Gerlach, Nobel 1943).
17 Febbraio 1908 Geronimo, capo Apache muore 79enne.
17 Febbraio 1911 Primo volo anfibio con andata e ritorno da e verso una nave Glenn Curtiss a San Diego in California. (il primo appontaggio su una nave era avvenuto il 18/1/1911).
17 Febbraio 1938 a Londra prima dimostrazione pubblica sperimentale della televisione a colori di Baird.
17 Febbraio 1943 Le Chiese Olandesi protestano con il gerarca nazista Seyss-Inquart contro la persecuzione degli ebrei.
17 Febbraio 1946 Si forma ad Amsterdam l’Associazione degli Umanisti (laici atei, agnostici).
17 Febbraio 1947 la stazione radio Voice of America inizia a trasmettere verso l’URSS. Sarà per quattro decenni quasi la sola fonte di informazioni indipendenti dal regime dittatoriale e totalitario comunista sovietico.
17 Febbraio 1957 Riapre il Canale di Suez.
17 Febbraio 1969 Golda Meir giura come primo ministro d’Israele. è la prima donna a ricoprire la carica. Nata in Russia 70 anni prima (col nome di Mabovitch) e cresciuta a Milwaukee negli Usa (col nome di Myerson) sarà primo ministro per cinque anni densi di avvenimenti.
17 Febbraio 1972 Il Parlamento Britannico vota per l’adesione al Mercato Comune Europeo.
17 Febbraio 1979 La Cina comunista invade il Vietnam comunista e smentisce uno dei dogmi marxisti che la guerra essendo un effetto del capitalismo sarebbe impossibile fra paesi comunisti.
17 Febbraio 1984 Secondo Concordato Italia Vaticano. L’unico progresso (solo teorico) è che la cattolica non è più riconosciuta come religione ufficiale. Purtroppo tutti i governi succedutisi da allora (quasi tutti di centro sinistra) non ne hanno mai tratto la logica conclusione di togliere almeno i crocifissi dal luogo d’onore che rappresenta la sovranità dello stato nelle aule scolastiche nei tribunali ecc. e che dovrebbe essere riservato solo alle insegne della repubblica (bandiera, stemma, foto del capo dello stato) e non a quelle di una qualsiasi religione.
17 Febbraio 1986 Primo vertice della Francofonia a Versailles.
17 Febbraio 1986 muore 90enne Jiddu Krishnamurti filosofo Indiano (Regno della felicita’).
17 Febbraio 1986 La ditta farmaceutica Johnson & Johnson a causa di avvelenamenti di capsule ad opera di terroristi e ricattatori annuncia che non venderà più medicine in capsula.
17 Febbraio 1986 Aerei Libici del dittatore Gheddafi attaccano l’aereoporto di N'djamena in Chad.
17 febbraio 1992 Mario Chiesa, noto manager milanese del Pio Albergo Trivulzio (casa per anziani), viene arrestato in flagranza di reato dopo aver intascato una busta di 7 milioni in cambio di una concessione per un appalto. è così che ha inizio "Mani pulite", da cui esplode il caso tangentopoli. Le indagini, condotte da un pool di magistrati della procura della Repubblica di Milano, furono coordinate dal pm Antonio Di Pietro, protagonista indiscusso che per più di due anni ha scavato "negli scandali" del nostro paese. 25 mesi di bufere giudiziarie che dal 1992 al 1994, hanno coinvolto esponenti di spicco della politica, dell'imprenditoria e della finanza italiana. Al di là del desiderio di arricchimento personale di molti che hanno le mani in pasta in politica, era la struttura burocratica ed elefantiaca dei partiti di allora (tutti, di destra e di sinistra) che "imponeva" di raccogliere ingenti fondi in "qualsiasi" modo. Ed è l'esagerato intervento dello stato in economia nonché il burocratismo stesso che amplia l'aria adatta alla corruzione, quella in cui individui dispongono di ingenti fondi pubblici solo teoricamente in nome dell'interesse collettivo, ma in pratica (per accedere a quelle cariche e restarci) sono obbligati a disporne a profitto della propria organizzazione partitica, oltre che tentati ad impadronirsene a proprio profitto.
Ecco perché nonostante dubbi su chi gestisce l'opera di sburocratizzazione e di destatalizzazione, questa è stata vista con favore da molti.

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17 febbraio 2006
 Piazza Campo dei Fiori  - ore 16.30
 NEL NOME DI GIORDANO BRUNO
LAICITÀ, GARANZIA DI LIBERTÀ

Deposizione corone di alloro:
Comune di Roma,
Comune di Nola,
Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”.

Saluti:
Sindaco di Roma o suo delegato,
Sindaco di Nola - dott. Felice Napolitano

Interventi:
Bruno Segre - Nel nome di Giordano Bruno
Maria Mantello -  La rivoluzionaria filosofia di Giordano Bruno
Federico Coen - Dai roghi...  ai  concordati...

A seguire:
parole  ... suoni ... movimento - letture bruniane a cura di Tommaso Castellana, Alessandra

De Angelis, Flavia Fabris, Fabiola Perna, Camilla Scrugli, Carlotta Spizzichino, Arianna

Zapelloni Pavia
performance art di Maria Teresa Lubrano

Con la partecipazione di:
Centro Studi Enrico Maria Salerno;
maestro Augusto Mastrantoni e i suoi musici: Maria Grazia Acreman ed  Anna Zilli;
Associazione Culturale 321 JAGAD - Artisti & lavoratori dello spettacolo
Rolando Proietti Mancini, cantautore
Mara de Mercurio, poetessa

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postato da stigli | 11:11 | commenti
storia, laicitĂ 


martedì, febbraio 14, 2006
 

Anniversario

Galileo Galilei

E' nato a Pisa il 15 febbraio 1564

Annuncio dal cielo

CHE CONTIENE E SPIEGA OSSERVAZIONI DI RECENTE CONDOTTE CON L'AIUTO DI UN NUOVO OCCHIALE SULLA FACCIA DELLA LUNA, SULLA VIA LATTEA E LE NEBULOSE, SU INNUMEREVOLI STELLE FISSE, E SU QUATTRO PIANETI DETTI ASTRI MEDICEI NON MAI FINORA VEDUTI

Grande cosa è certamente alla immensa moltitudine delle stelle fisse che fino a oggi si potevano scorgere con la facoltà naturale, aggiungerne e far manifeste all'occhio umano altre innumeri, prima non mai vedute e che il numero delle antiche e note superano più di dieci volte.

Bellissima cosa e mirabilmente piacevole, vedere il corpo della Luna, lontano da noi quasi sessanta raggi terrestri, così da vicino come distasse solo due di queste dimensioni; così che si mostrano il diametro stesso della Luna quasi trenta volte, la sua superficie quasi novecento, il volume quasi ventisettemila volte maggiori che quando si guardano a occhio nudo: e quindi con la certezza della sensata esperienza chiunque può comprendere che la Luna non è ricoperta da una superficie liscia e levigata, ma scabra e ineguale, e, proprio come la faccia della Terra, piena di grandi sporgenze, profonde cavità e anfratti.

Inoltre non mi pare si debba stimar cosa da poco l'aver rimosso le controversie intorno alla Galassia, o Via Lattea, e aver manifestato al senso oltre che all'intelletto l'essenza sua; e inoltre il mostrare a dito che la sostanza degli astri fino a oggi chiamati dagli astronomi nebulose è di gran lunga diversa da quel che si è fin qui creduto, sarà cosa grata e assai bella.

Ma quel che di gran lunga supera ogni meraviglia, e principalmente ci spinse a renderne avvertiti tutti gli astronomi e filosofi, è l'aver scoperto quattro astri erranti, da nessuno, prima di noi, conosciuti né osservati, che, a somiglianza di Venere e Mercurio intorno al Sole, hanno le loro rivoluzioni attorno a un certo astro cospicuo tra i conosciuti, ed ora lo precedono ora lo seguono, non mai allontanandosene oltre determinati limiti. E tutte queste cose furono scoperte e osservate pochi giorni or sono con l'aiuto d'un occhiale che io inventai dopo aver ricevuto l'illuminazione della grazia divina.

SIDEREUS  NUNCIUS

OBSERVATIONES RECENS HABITAS NOVI PERSPICILLI BENEFICIO IN LUNÆ FACIE, LACTEO CIRCULO STELLISQUE NEBULOSIS, INNUMERIS FIXIS, NECNON IN QUATUOR PLANETIS MEDICEA SIDERA NUNCUPATIS, NUNQUAM CONSPECTIS ADHUC, CONTINENS ATQUE DECLARANS

 Magna equidem in hac exigua tractatione singulis de natura speculantibus inspicienda contemplandaque propono. Magna, inquam, tum ob rei ipsius præstantiam, tum ob inauditam per ævum novitatem, tum etiam propter Organum, cuius beneficio eadem sensui nostro obviam sese fecerunt.

Magnum sane est, supra numerosam inerrantium Stellarum multitudinem, quæ naturali facultate in hunc usque diem conspici potuerunt, alias innumeras superaddere oculisque palam exponere, antehac conspectas nunquam, et quæ veteres ac notas plusquam supra decuplam multiplicitatem superent.

Pulcherrimum atque visu iucundissimum est, lunare corpus, per sex denas fere terrestres semidiametros a nobis remotum, tam ex propinquo intueri, ac si per duas tantum easdem dimensiones distaret; adeo ut eiusdem Lunæ diameter vicibus quasi terdenis, superficies vero noningentis, solidum autem corpus vicibus proxime viginti septem millibus, maius appareat, quam dum libera tantum oculorum acie spectatur: ex quo deinde sensata certitudine quispiam intelligat, Lunam superficie leni et perpolita nequaquam esse indutam, sed aspera et inæquali; ac, veluti ipsiusmet Telluris facies, ingentibus tumoribus, profundis lacunis atque anfractibus undiquaque confertam existere.

Altercationes insuper de Galaxia, seu de Lacteo circulo, substulisse, eiusque essentiam sensui, nedum intellectui, manifestasse, parvi momenti existimandum minime videtur; insuperque substantiam Stellarum, quas Nebulosas hucusque Astronomorum quilibet appellavit, digito demonstrare, longeque aliam esse quam creditum hactenus est, iocundum erit atque perpulcrum.

Verum, quod omnem admirationem longe superat, quodve admonitos faciendos cunctos Astronomos atque Philosophos nos apprime impulit, illud est, quod scilicet quatuor Erraticas Stellas, nemini eorum qui ante nos cognitas aut observatas, adinvenimus, quæ circa Stellam quandam insignem e numero cognitarum, instar Veneris atque Mercurii circa Solem, suas habent periodos, eamque modo præeunt, modo subsequuntur, nunquam extra certos limites ab illa digredientes. Quæ omnia ope Perspicilli a me excogitati, divina prius illuminante gratia, paucis abhinc diebus, reperta atque observata fuerunt.

Trovato qui 

Io, Galileo, essendo giunto al mio settantesimo anno di età, essendo un prigioniero in ginocchio, e davanti alle vostre Eminenze, tenendo davanti agli occhi il Sacro Vangelo, che tocco con le mie mani, abiuro, maledico e detesto l'errore e l'eresia del movimento della terra.
Confessione per uscire di prigione nel 1634 

Infinita è la turba degli sciocchi, cioè di quelli che non sanno nulla! 

Meglio è una piccola verità, che una grande bugia. 

Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi.

postato da stigli | 23:22 | commenti
scienza
 

Coincidenze

Ritornare da Megève - 3 gg con gli amici dello sci-club Novoli - sedersi in poltrona, cercare Arte via satellite e trovarsi l'immagine del Monte Bianco e le piste tra gli abeti con Gérard Philipe che va sui lunghi sci di legno - anni 59-60 - ...ma questa è Megève! proprio così.
Jeanne Moreau, Gérard Philipe sugli sci: i lunghi sci di legno della mia iniziazione sul Falterona in Casentino primi anni sessanta.  Discussione con Paola: Truffot o Vadim? Consultazione sul Mereghetti...Relazioni pericolose, Vadim. Paola riconosce Annette Vadim, ma c'è anche Trintignant, giovane costretto a fare il cinico con quella faccia da buono. Girato nel 1959 dopo una grande nevicata, più o meno come questa.  E Gérard Philipe, l'idolo di Paola e di tutte le ragazzine di allora, che non sa di girare l'ultimo film prima di morire di cancro a 37 anni. Alterna vicenda delle umane sorti. E Annette Vadim pudicamente nuda che sblocca la censura dopo un intervento diretto del Generale De Gaulle e un parere autorevole di Mitterrand. Come corre il tempo.
La formula "Odissea" mi piace. Vuol dire che in 3 giorni ti fai mezzo comprensorio delle Alpi in questo caso francesi senza mai ritornare sullo stesso posto. L'ultimo giorno, metti domenica 12 febbraio, finisci di sciare alle 3, appuntamento alla stazione dell'ovovia La Princesse, zona Contamines, ti levi calzamaglia e pantaloni da sci, lì sulla neve, monti in pulman alle 15,30 e ti trovi a Firenze Novoli per le ore 23, pronto per andare al lavoro  il giorno dopo. Proprio il giorno dopo io che al lavoro più non vado mi son trovato davanti, lì sullo schermo, i lunghi sci anni cinquanta di Gérard Philippe diretto da Roger Vadim. Coincidenze, mescolamento di passato e presente, emozioni memoriali. 
Un saluto a Paolo, guida esperta, a quel grande affabulatore di Sergio, a Marco, enciclopedia ambulante, tuttologo, accompagnatore e guida di Avventure nel Mondo e di trekking appenninici. Quando sei sul sito (Angolo dell'avventura) cercalo su Firenze centro.

postato da stigli | 18:55 | commenti
svago, cinema
 

“Il cristianesimo è compatibile con la democrazia?”

1. Oggi pomeriggio, 13 febbraio, presso l'Aula Magna della Facoltà valdese di teologia in Roma, Via Pietro Cossa 42, si è tenuto un interessante dibattito sul tema:
“Il cristianesimo è compatibile con la democrazia?” - Fede, relativismo, etica pubblica, concordato.

Ne hanno discusso:

- mons. Rino Fisichella - Rettore della Pontificia Università Lateranense

- Maria Bonafede - Moderatore della Tavola Valdese

- Paolo Flores d'Arcais - Direttore di MicroMega.

Il dibattito si è soffermato molto sull'eutanasia, o meglio sul suicidio assistito. L'argomento è stato volutamente posto da Flores d'Arcais in quanto tocca esclusivamente la vita della persona o individuo singolo, senza incidere sui diritti di altri soggetti, persone o embrioni che siano. Sostiene, giustamente, Flores d'Arcais che in presenza di situazioni particolari, quando la vita diventa una tortura, spetta esclusivamente alla persona interessata decidere sulla propria vita. A questa tesi, condivisa dalla rappresentante della Chiesa Valdese, si è dichiarato contrario Mons. Fisichella, argomentando che la vita è un bene comune, sul quale si basa l'intera umanità e pertanto non rientra nella disponibilità della persona singola. Come si può rilevare, la tesi di Mons. Fisichella è una variante, aggiornata al luogo ed ai tempi, della tesi classica della Chiesa cattolica "la vita è un dono di Dio ed a Lui appartiene". 

In proposito, ci permettiamo di ricordare una frase tratta da “La libertà”  – di Stuart Mill.

.... «Sopra se stesso, sul suo corpo, e sul suo spirito l’individuo è sovrano. Nessuno può essere costretto a fare o non fare qualche cosa per la ragione che sarebbe meglio per lui, o perché quella cosa lo renderebbe più felice, o perché nella mente dei terzi ciò sarebbe saggio od anche giusto. Le colpe puramente personali non possono dar luogo ad alcuna misura, né preventiva, né punitiva»....

2. Sul tema della laicità, ed in particolare delle "vignette" sull'Islam che ha visto diversi interventi del "gruppo yahoo", riportiamo una "lettera" di Corrado Augias, pubblicata su la Repubblica di sabato 11 febbraio

TRA SENTIMENTO RELIGIOSO E TOLLERANZA LAICA

Gentile Augias, in merito alla questione «libertà di satira e religioni», lei ha definito il ragionamento di Amos Oz («Per un laico la libertà d'espressione è sacra quanto la figura di Maometto per un musulmano»), più sottile di quello di Yehoshua, che non ha condiviso la pubblicazione delle vignette.

Personalmente io, laico, non credente e certo favorevole alla libertà di espressione, mi sento più vicino alla posizione di Yehoshua e di Umberto Galimberti, che su Repubblica di lunedì indica tra i principi della nostra civiltà anche l'«assoluto» rispetto della religione, in quanto «affonda le sue radici nella parte pre-razionale di ciascuno di noi».

Secondo me la laicità, affrancando l'uomo dal giogo del dogmatismo religioso, permette all'individuo innanzitutto la libertà del Dubbio, di considerare le cose da diversi punti di vista. Sotto un regime non democratico, non manca soltanto la libertà di esprimersi, manca anche la possibilità di sottrarsi al ribadirsi ottuso del pensiero dominante.

Ecco dunque come, in un periodo storico già così tanto segnato da fratture all'interno della società, l'essere laici può consentire in taluni casi un paradossale «superamento» della libertà di parola, a favore di una libertà di non-dire: in modo da non ferire altre coscienze che, in base a diversi destini, si trovano ad esprimere sensibilità diverse.

Luca Mirarchi - miro801@virgilio. it

Risponde Augias
La difficoltà di maneggiare questa tragica vicenda sta nel fatto che molte sono le opinioni possibili a seconda dell'angolo dal quale la si osserva.

Trascuro ovviamente le strumentalizzazioni volgari come ad esempio quelle dei leghisti che scoprono d'improvviso la libertà di satira dopo aver contribuito a far cacciare dalla Rai molti ottimi autori satirici.

La libertà di stampa, e di satira, è una conquista ignota al mondo islamico, conseguenza della mancata separazione tra legge divina e codice penale. E' tollerabile che, in considerazione di questo, la nostra libertà, faticosamente conquistata, ne venga ridotta? lo credo di sì. Non per il rispetto 'assoluto' della religione che fa parte della parte pre-razionale del genere umano, come sostiene l'amico Umberto Galimberti; per una ragione molto più pratica: il senso dell'opportunità politica.

In Gran Bretagna e negli Stati Uniti, paesi liberali come mai altri, si sono verificate circostanze in cui, per motivi d'interesse nazionale, il governo ha proibito la diffusione di notizie che potevano ledere l'interesse nazionale.

Casi eccezionali, ovviamente. Che però hanno rotto la regola, stabilendo l'eccezione. Anche senza arrivare al governo, sono certo che se il direttore danese di quel giornale avesse previsto la gravità delle reazioni avrebbe rinunciato a pubblicare le vignette. Il contatto ravvicinato con l'lslam mette ogni giorno a confronto due civilizzazioni, due sensibilità, due sistemi giuridici, molto diversi. Non possiamo non tenerne conto perché se la libertà di stampa è un bene, la pace è un bene ancora più grande. Un'altra cosa potremmo fare: combattere il fanatismo di casa nostra, mostrare con l'esempio che il sentimento religioso è importante e anzi sacro ma che la tolleranza laica tra le varie fedi, o mancanza di fede, è la più solida garanzia per la pacifica convivenza.

La lettera di Augias ci ricorda che non esistono diritti eterni e intoccabili, in quanto esistono le eccezioni, dettate dalla necessità di tenere conto di altri diritti. Anche il diritto di critica e la libertà di stampa, fondamenti della nostra democrazia, hanno le loro eccezioni: l'importante è che siano decise democraticamente. E ciò vale anche per l'eutanasia.

3. Come già comunicato, dopo aver chiesto inutilmente per oltre un anno al Presidente del Senato, prof. Marcello Pera, un incontro per consegnargli la petizione sottoscritta da oltre 2000 cittadini a sostegno della proposta di legge Battisti per la depenalizzazione dell'eutanasia, considerato che la legislatura è ormai al termine, abbiamo consegnato comunque all'Ufficio postale del Senato la relativa documentazione affinchè ne resti almeno traccia.

Il servizio assemblea del Senato ci ha prontamente risposto comunicandoci che la nostra petizione è stata annunciata in aula l'8 febbraio e quindi rimessa alle competenti Commissioni. A conferma di ciò, ci ha anche inviato il verbale della seduta (vedasi allegato). Confidiamo che il nuovo Parlamento dimostri una maggiore sensibilità (ci vuole poco..) nei confronti non soltanto dell'eutanasia e del testamento biologico, ma della bioetica in generale.

Cordiali saluti  Giampietro Sestini



giovedì, febbraio 09, 2006
 

Anniversari

10 febbraio 1898

Quando ci si trova davanti un ostacolo, la linea più breve tra i due punti, può essere una linea curva

Quando i leader maledicono la guerra, l'ordine di mobilitazione è già firmato.

Tutti cercano la fortuna che è alle spalle di chi corre.

Esitare va benissimo, se poi fai quello che devi fare.

Trovati qui

postato da stigli | 09:44 | commenti
cultura, poesia


mercoledì, febbraio 08, 2006
 

Anniversario
Giuseppe Ungaretti nasce il 10 febbraio 1888 "in una notte - scriverà - burrascosa" ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi: il padre, che lavora come operaio nel canale di Suez, muore quando il poeta ha appena due anni, e la madre continua a gestire un forno alla periferia delle città, ai confini con il deserto. Il soggiorno africano lascia ad Ungaretti un patrimonio di ricordi "esotici": la balia sudanese, i racconti favolosi della domestica croata Anna, la varietà cosmopolita caratteristica del quartiere in cui abitava ("la casa d’infanzia dista quattro passi dalla tenda del beduino, in una zona di subbuglio").
Il periodo africano è anche fecondo di intense amicizie: con il compagno di scuola Moammed Sceab e con il conterraneo Enrico Pea...

1912: Ungaretti si trasferisce a Parigi. Gli anni parigini sono segnati anche da un evento tragico che turbò fortemente il giovane Ungaretti: il suicidio dell’amico Moammed Sceab, che si era trasferito con lui dall’Egitto a Parigi.
In memoria
Si chiamava
Moamed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè
E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono
L'ho accompagnato
insieme alla portiera dell'albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 3 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa
Riposa
nel camposanto d'Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse.

Trovato qui

postato da stigli | 22:08 | commenti (2)
italia, poesia
 


Urcinus Orca e piranha
in Italia fan cuccagna

Le orche si nutrono di...tutto ciò che sia vivo e capiti loro a tiro (che sia vivo non è proprio essenziale)...quindi mangiano pesci (aringhe, salmoni, tonni), uccelli (gabbiani, pinguini), altri mammiferi marini (foche, balene, capodogli). Per ogni preda le orche adottano una strategia di caccia adatta, sia soliaria che di branco. Nel caso in cui la caccia richieda l'intervento del branco intero, si puo notare una elevata coordinazione tra gli animali, ottenuta grazie ad un sistema di comunicazione molto sviluppato basato su fischi, squittii e click.

Berlusconi's serial misuse of the political system ranges from the parochial to the constitutional. He overhauled the planning system to cover up the environmental damage his gargantuan villa had inflicted on the Sardinian coastline. And six months before the April poll he introduced a wide-ranging series of electoral reforms. These would have the effect of denying the opposition an outright victory as well as returning Italy to the worst years of PR instability.
Yet he has always been more than just prime minister. In addition to holding executive power, he is a publisher, newspaper proprietor, football magnate, property developer, advertiser and, above all, television mogul.
Schierando la sua sostanziale maggioranza in parlamento, nel 2003 egli ha modificato la legge per dare immunità legali ai rappresentanti del governo, primo fra tutti il primo Ministro,. Più recentemente ha tentato di intimorire le autorità inquirenti con un attacco all’indipendenza dei giudici. Il Presidente Ciampi, normalmente accomodante, ha definito la legge “chiaramente anticostituzionale”.
Abusi in serie di Berlusconi dell’ordinamento del sistema politico dall’ambito più ristretto a quello costituzionale: ha aggiustato la legislazione urbanistica per insabbiare il danno ambientale che la sua gigantesca villa ha provocato alle coste della Sardegna. E sei mesi prima delle elezioni di aprile ha introdotto una serie di riforme elettorali su larga scala. Questo per impedire all’opposizione una autentica vittoria riportando così l’Italia ai peggiori anni dell’instabilità della Prima Repubblica.
Ancora egli è sempre stato più che un vero e proprio primo ministro. Oltre ad avere il potere esecutivo, è editore, proprietario di giornali, magnate del calcio, distributore di films, pubblicitario e, soprattutto mogul televisivo.
Despite all the sweet talk before 2001 of divesting himself of conflicting interests, Berlusconi has tightened his control over the Italian media. Satirists have been driven off the airwaves, while his 90% control of television channels eliminates any pretence of political balance. In one 15-day period last month, Berlusconi enjoyed three hours and 16 minutes of airtime compared with his rival Romano Prodi's eight minutes.
A dispetto di ogni bella promessa da lui fatta prima del 2001 di por fine al conflitto di interessi, B. ha acuito il controllo sui media italiani. I comici sono stati buttati fuori dalle trasmissioni televisive, mentre il suo controllo al 90% dei canali TV gli permette di eliminare ogni finzione di equilibrio politico. Il mese scorso, nell’arco di 15 giorni, B. ha avuto una presenza televisiva di 3 ore e 16 minuti contro gli 8 minuti di Romano Prodi.

piranha
Alimentazione
Esclusivamente cibo vivo, anche pesci. Molte dicerie e leggende descrivono questi pesci come esseri infidi e terribili. Tutte queste specie sono in realtà potenzialmente pericolose. Occorre grande attenzione e prudenza.

Umberto Eco l'altra sera da Fazio: il passo del gambero dell'Italia. E' un gambero che torna indietro e vuol trascinare con sé l'Europa, come Mussolini che insegnò la via del fascismo a Ungheria, Germania, Spagna...L'Italia si presenta al mondo col suo ultimo modello.
Il Guardian in un articolo del 6 febbraio afferma che le elezioni del prossimo aprile interessano i democratici di tutto il mondo, allo stesso pari delle passate elezioni americane: anche il Guardian mette in "guardian" contro la forza trascinatrice del modello Urcinus silvius che "libito fe' licito in sua legge".

La mia speranza sono aringhe salmoni tonni gabbiani pinguini foche balene capidogli ancora in vita: tocca a loro respingere l'Hurcinus orca che punta direttamente su di loro. Sono quelli che hanno dato il voto all'Hurcus senza aver prima dato un'occhiata ai suoi menù. Come quei magnati ebrei che sovvenzionarono i primi passi di Adolfo.
A tutti noi defenderci dai piranha che si sono inseriti a frotte nella scia larga dell'orca.
Questo post mi è frullato e rifrullato per la testa dopo la passeggiata fatta domenica sul lungarno delle cascine con Giulio, l'amico economista, voto a Berlusca, simpatia a Orina fallace, il quale mi ha messo davanti con parole semplici e comprensive l'abbuffata dell'Orca e l'appetito incontenibile dei piranha.
Non voterà più l'orco, ma si deciderà ad assaggiare la mortadella bolognese, pur turandosi il naso e mettendosi il paraocchi per non vedersi  accanto bertinotto erremoscio, quell'altro verderamarro comesichiama...
Anche perché il Sole 24 Ore è d'accordo con lui. Io mi sono timidamente dichiarato più in difficoltà per Dalema e Violante che non per pecoraro scanio. Ma come allora, da prode, starò con Prodi.

Forza, italiani: non mi rimane che sperare in voi.

postato da stigli | 17:14 | commenti (2)
italia


martedì, febbraio 07, 2006
 

Firma anche tu

Vorremmo che tutto l'archivio della RAI fosse sempre disponibile
gratuitamente via internet.
In questo modo ognuno di noi potrebbe scegliere da solo
cosa vedere e quando.

Qui

postato da stigli | 09:26 | commenti
italia


lunedì, febbraio 06, 2006
 

Reminiscenze letterarie

6 febbraio 1778 - Zante

Il  calendario laico di Andrea Cori, che pende di fronte alla mia scrivania, mi ricorda che oggi riccorre l'anniversario della nascita di Ugo Foscolo che  accompagna tante ore di vita scolastica di studenti e prof. Come tanti nostri predecessori è morto giovane (49 anni), più giovane di Dante (56). E Mozart? E...quanti, troppi. E' per me un riflesso condizionato questo di andare a cercare il tempo di vita concesso da madre natura ai miei simili. Dipenderà dal fatto di aver visto morire il padre a 36, la madre a 49...

Anche quelli tra i passanti che si sono fermati alla terza media ricorderanno
A Zacinto

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baci ò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
     Scritto tra il 1802 e il 1803 e in quell'anno pubblicato. Il primo sentimento di questo sonetto è il dolore causato dall'esilio e dal rimpianto della propria terra insieme alla coscienza di non potervi più fare ritorno; il dolore scaturisce da una condizione di solitudine che è diventata ormai esistenziale per la mancanza di affetti duraturi che possano permettere la creazione di un focolare domestico. L'esilio apre e chiude il sonetto e la chiusura contiene quel concetto di tomba che diventerà essenziale nei Sepolcri. Zacinto è la patria ideale, che incarna le grandi illusioni dell'uomo: la bellezza, raffigurata da Venere che rese feconde le acque che la bagnano, la poesia raffigurata dal sommo poeta Omero, insieme all'esilio, cui lo stesso poeta è destinato, raffigurato da Ulisse, che però ha il privilegio di ritornare alla sua petrosa Itaca, mentre il poeta sarà sepolto fra genti straniere in una illacrimata sepoltura.

Questo è il suo ritratto, in due versioni, la prima scritta a 24 anni, la seconda a 46
Il proprio ritratto
1802
           Solcata ho fronte, occhi incavati intenti,
crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,
labbro tumido acceso, e tersi denti,
capo chino, bel collo, e largo petto;
           giuste membra; vestir semplice eletto;
ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti;
sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;
avverso al mondo, avversi a me gli eventi:
           talor di lingua, e spesso di man prode;
mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,
pronto, iracondo, inquieto, tenace:
           di vizi ricco e di virtù, do lode
alla ragion, ma corro ove al cor piace:
morte sol mi darà fama e riposo.
 
Il proprio ritratto
1824
           Solcata ho fronte, occhi incavati intenti,
crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,
tumidi labbri ed al sorriso lenti,
capo chino, bel collo, irsuto petto;
           membra esatte; vestir semplice, eletto;
ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti;
sobrio, ostinato, uman, prodigo, schietto,
avverso al mondo, avversi a me gli eventi.
           Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso;
alle speranze incredulo e al timore,
il pudor mi fa vile e prode l'ira:
           cauta in me parla la ragion; ma il cuore,
ricco di vizj e di virtù, delira -
Morte, tu mi darai fama e riposo.
 

Né poteva mancare  Firenze

            A Firenze

           E tu ne' carmi avrai perenne vita
sponda che Arno saluta in suo cammino
partendo la città che del latino
nome accogliea finor l'ombra fuggita.

           Già dal tuo ponte all'onda impaurita
il papale furore e il ghibellino
mescean gran sangue, ove oggi al pellegrino
del fero vate la magion si addita.

           Per me cara, felice, inclita riva
ove sovente i pie' leggiadri mosse
colei che vera al portamento Diva

           in me volgeva sue luci beate,
mentr'io sentia dai crin d'oro commosse
spirar ambrosia l'aure innamorate.

Scritto verso il 1802 ispirato dall'amore sfortunato per Isabella Roncioni che andò sposa nel 1801 al marchese Pier Antonio Bartolommei, forse già nel gennaio, quando il poeta venne a conoscenza dei patti matrimoniali tra le due famiglie; fu pubblicato nel 1802 nel «Nuovo Giornale dei Letterati»
           "Nel momento di riordinare il canzoniere in vista dell'edizione Destefanis, il poeta sentì il prevalere nel sonetto di un'ispirazione diversa da quella amorosa, un insieme di affinità che lo avvicinavano piuttosto all'omaggio A Zacinto. Come quello si regge su un'avvincente successione di immagini: le celebrazioni dei poeti hanno reso immortale questo paesaggio, questa sponda, un solco che divide la città come una ferita: vi aleggia intorno il fantasma della passata gloria latina, vi si addensano immagini di antiche lotte e di sangue tra le opposte fazioni guelfa e ghibellina, vi incombe la risentita solitudine del «fero vate»:, vi è sempre imprigionato il ricordo della sfortunata passione amorosa cantata nei sonetti IV, V, VI. Ma, per l'incanto della poesia, di tante impressioni cupe e struggenti resta un'immagine di levità, di bellezza, di sogno: l'ombra furtiva di un lontano fulgore, l'epico sgomento per il «gran sangue» versato dalle opposte schiere, la devota ammirazione del passeggero, il lieve passo della donna amata, il suo sguardo, l'aura divina che dai biondi capelli si propaga intorno. (Donatella Martinelli, in Foscolo, Sepolcri Odi Sonetti, Mondadori, Milano 1987, p. 101)
           Anche qui la donna appare incarnando la bellezza rasserenatrice, che riporta l'uomo all'armonia delle cose e del mondo.

     Leggi qui tutti i sonetti 

Immagini di Zacinto 
Viva la Grecia. In casa stiamo da tempo parlando di un viaggio a Creta.

postato da stigli | 19:54 | commenti
cultura, svago, letteratura
 

Non lo sapevo

 ...le vignette incriminate non sono state pubblicate qualche giorno fa ma a settembre dello scorso anno, il "caso" è venuto fuori guarda caso proprio adesso a distanza di mesi quando Hamas ha vinto le elezioni in Palestina e si discute se mandare i soldi allo stato palestinese...
Birichini i twin.

postato da stigli | 11:23 | commenti
terrorismo, usa , israele, guerra