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mercoledì, febbraio 28, 2007

Toni Comello
L'ho rivisto mercoledi 7 febbraio al Circolo di Via Maccari
In queste ultime settimane Comello si è trattenuto più spesso a Firenze che a Milano, la sede storica del suo Trebbo. Ho avuto modo di incontrarlo presso il notaio Piccinini per la ratifica formale dell'Associazione Passo d'Arno, con la quale si intende dar vita a un teatrino stabile dantesco. Chiunque venga a Firenze dovrà aver modo di incontrarsi con Dante-Toni insieme ai suoi amici che saremmo noi: una dozzina di padrini al battesimo dell'Associazione e tutti coloro che vorranno seguirci in questa avventura. Avremo modo di riparlarne, anche per far qualche proselito-a fra qualcuno di voi.
Ma stare a tavola con Toni, familiarizzare, sentirlo parlare del suo giro d'Italia fatto nel corso di lunghi anni in bicicletta, recitando Dante e Omero in tutti gli angoli del Bel Paese, isole comprese, mentre si sdà senza risparmio e ti regala, tra un piatto di spaghetti e un bicchiere di chianti, la dizione de "I miei fiumi" di Ungaretti, due sonetti del Belli, lo scudo di Achille intarsiato da Vulcano o la ginestra del Leopardi è un grande privilegio. E quando parla di Dante s'illumina. A parte che lo sa tutto a memoria, ma non di cervello, par coeur, col cuore. E ti trasmette l'emozione. Caro Toni, un toast da questo post.
Flash back
...Io dirigevo, a quel tempo, il camping di Milano Marittima. Nel ’53 capitarono lì due giovani che venivano da Milano. A quei tempi non c’era molto a Milano Marittima, per cui, la sera, non si sapeva cosa fare. Ci si trovava assieme dentro al camping, in circolo, a raccontare storielle, barzellette, libri letti, film visti, eccetera. Una sera capita che qualcuno dice una poesia, qualcun altro ne dice un’altra, e così via. Erano recitazioni sul filo della memoria, di quando andavamo a scuola.
A un certo punto, una sera, s’inserisce, nel circolo, uno di questi due giovani di Milano. Recita una poesia (mi pare il Lamento di Garçia Lorca) e capiamo tutti che è un qualcosa di eccezionale, di straordinario, tanta era la capacità di rendere viva e visibile una poesia. Quel giovane era Toni Comello. Le serate si susseguirono, con lui al centro dei nostri interessi poetici. Poi Comello partì.
Nei mesi successivi lessi di lui, casualmente, sul settimanale Epoca, dove si dibatteva fra poeti e studiosi, sul rapporto dizione-poesia. Fu allora che mi resi conto chi era e del suo modo di dire poesia. Mi rimisi in contatto, scrivendogli a Milano, e nell’estate del ’55 ritornò al camping. Si decise allora di fare una serata speciale all’interno del camping. Invitammo anche le autorità di Cervia, fra cui il sindaco Gino Pilandri, il dottor Filippo Luminasi, l’ufficiale sanitario di quel comune, e altri. Facemmo un programma di massima, ignorando che quello era “in nuce” il primo esperimento di ciò che sarebbe divenuto poi.
Il successo quella sera fu esaltante...
(Da un intervista a Walter della Monica)
Nota lessicale: Nella lingua romagnola trebbo significa veglia.
Messaggio in bottiglia
1. Italy 22
2. United States 11
3. United Kingdom 3
4. Canada 2
5. Iran, Islamic Republic of 2
6. France 2
7. New Zealand 1
8. Denmark 1
9. Colombia 1
10. Libyan Arab Jamahiriya 1
Totali: 46
46 sono le visite fatte al mio blog inglese nell'arco degli ultimi 7 giorni. Una miseria. Da vergognarsi. Ma è sempre un miracolo: la bottiglia nell'oceano del pianeta che in sette giorni sbatte 46 volte sulle coste di Italia Francia Danimarca Libia Iran Gran Bretagna fino a Stati Uniti Canada Colombia Nuova Zelanda.
Indicato da Google Analytics.
E se voglio sapere da qual parte degli Stati Uniti?
Ecco qua:
1. California 3
2. (no data) 2
3. Minnesota 2
4. Illinois 1
5. Florida 1
6. New York 1
7. Missouri 1
Le 3 visite dalla California vengono da
Scotts Valley
Rohnert Park
Santa Barbara
E via cercando.
Il villaggio del pianeta
Esaltante.
Messo in mano a questi due.
Umiliante.
martedì, febbraio 27, 2007
La Rocca Incantata
Diceria dell’untore
Una lettura affascinante questo libro scritto negli anni, riposto per decenni, fatto nascere di forza col taglio cesareo della persuasione maieutica da Sellerio editore e Sciascia scrittore. Se era per Bufalino avrebbe visto la luce dopo il 1996, anno del suo mortale incidente stradale, arma letale del periodo di pace che riesce là dove non era riuscita la guerra e l’etisia. (anche Svevo e Camus..)
Thomas Mann porta il protagonista nel sanatorio della Montagna Incantata, Gesualdo si porta con i suoi piedi, con ancora indosso i suoi panni sudici di guerra nel sanatorio della Rocca Incantata, non alpi svizzere ma Conca d’oro, Trinacria occidentale. Tutta la materiata bellezza della sua isola si trasfonde nella sua prosa ricca varia elegante corposa ammiccante seducente provocante impertinente sommessa sconvolgente, patetica di patos, barocca di colori toni odori, di figure reali fantasmi surreali…
Trovare in una forma sgargiante, intensa e profonda, esperienze di vita così vere e così vicine a precisi ricordi della mia infanzia. A quei tempi esistevano i sanatori e tante famiglie ne avevano l’esperienza attraverso il ricovero dei loro cari, giovani più spesso che anziani. “Non sudare” era la raccomandazione da undicesimo comandamento di tutte le nostre mamme. Bastava una polmonite ed il resto lo facevano freddo fame guerra arretratezza sociale e mentale.
Marta, “una ragazzetta che fa le mosse allo specchio” riempie tante pagine di questa magia di prosa. Marta che balla leggera come una libellula ha i polmoni pieni di bachi, sa di essere senza futuro, ma riesce a vivere qualche istante di amore ed estasi insieme a Gesualdo in due passeggiate in libera uscita dal sanatorio, sulla riva del mare. “Marta aveva nella voce fate morgane e moine”. Sapendo di essere senza futuro se lo fabbrica al passato così in un intreccio vita-morte da brivido:
“Era un re e non c’è più. Spesso alla mattina faccio un gioco. Vado alla finestra e, mentre mi curo le mani, lo aspetto. ..Lui non viene e tuttavia mi dico: verrà domani. Anche se so che non verrà.
Certe volte però penso un pensiero sciocco e bello, guardando la notte sopra di me. Penso che se uno potesse correre più presto della luce e sopravanzarla e fermarsi ad aspettarla in qualche stazione di stella, vedrebbe replicarsi per intero tutto il rotolo del passato. Mi consola pensare che in un raggio ancora in cammino c’è lui che mi bacia e mi parla, e che qualcuno in capo al cielo non sa ancora ch’è morto”.
Ho conosciuto Marta nella mia prima infanzia, si chiamava Gemma, Gina, Venturina. Tre sorelle di 22, 19,17 anni. Una famiglia di cascina nell’alto Casentino, 5 sorelle 4 fratelli. Cominciò, mi pare, Venturina, la più giovane. Poi incuria ignoranza mala sanità promiscuità fecero il resto. Morirono di tubercolosi quasi dandosi la mano. Io, sì proprio me, ero il primogenito del primogenito dei nove fratelli-sorelle. Bambino in fasce tenuto in collo e coccolato da Gemmaginaventurina, soprattutto da Gemma. Il ricordo più lontano nel mio passato inconscio, cioè il momento della prima scintilla di coscienza è costituito dal riso di Gemma che, nel prendermi in braccio, s’accorge, dall’odore, che il bambolotto ha fatto la cacca. Tre ragazze di vent’anni che hanno assaporato attraverso me l’istinto di maternità rimasto così tragicamente irriso dalla fine ingiusta loro assegnata dalla natura matrigna e dall’arretratezza sociale, volgarmente chiamate destino cinico e baro. Un loro fratello ha poi vissuto mesi di riabilitazione in una Rocca toscana e n’è tornato vivo come Bufalino dalla sua Rocca sicula. E i suoi polmoni continuano a tutt’oggi a mescolare ossigeno nel sangue che il cuore spinge al cervello, settanta colpi al minuto, in un poggio dell’alto Casentino, sotto Camaldoli.
E poi – sempre nel libro di Bufalino - ritrovo la guerra e l’immediato dopo e l’incontro confronto con altri compagni di avventura…tutto un groviglio di rimembranze dolciamare, di rimescolii interiori confusamente riaffiorati...
Voglio dire che per me …il più grande scrittore contemporaneo non è Lansdale del Texas.
Ho in questo momento davanti agli occhi il piccolo cimitero di Avena, via di Moggiona, direzione Monastero di Camaldoli. C’è ancora un pezzo di marmo con una foto sbiadita di tre ragazze vissute negli anni trenta. Prima che tutto sparisca correrò per fare una foto e riversarla qui.
Con lacrime vere che Bufalino così mi traduce:
Il peccato: inventato dagli uomini per meritare la pena di vivere, per non essere castigati senza perché. (pag. 39)
Sorte mia e dei miei di procedere sempre in un’aria di catastrofe: fasce nere al braccio e malocchi dietro la nuca; ostinandoci a vuoto con testate di giovini tonni contro le maglie della rete, mentre intorno ogni lancio d’arpione solleva spruzzi di schiuma vermiglia. (pag. 81)
Gesualdo Bufalino, Diceria dell'untore, Museo d'ombre, Sellerio ed. Palermo, Edizione Club del libro, 1981, 82.
Fuori campo
Che immagine la tonnara dei giovani tonni che battono la testa contro le maglie della rete mentre intorno ogni lancio d'arpione solleva spruzzi di schiuma vermiglia.
E noi a dar basi e sostegno a "U patruni gran signuri, e lu raissi cumannaturi, capivardia, chiamaturi,vardianu, gran infamuni"
Fino a che inizia la mattanza, quando sarà silenzio e s'udrà solo il grido d'incitamento, "Unu e ddui! Unu e ddui!", nello sforzo di issare a bordo il tonno arpionato.
Da Vincenzo Consolo, Di qua dal faro, Oscar Mondadori 2002, pag.64.
Palestina, Iraq.
Uno e ddui!
Uno e ddui!
Siria, Iran
Uno e ddui!
Uno e ddui!
Libano, Afganistan
Uno e ddui!
Uno e ddui!
Li tunni e li tunnari
sonno rosi cu li ciuri
sunnu panni di culuri
sunnu panni di Suria.
I tonni e le tonnare
sono rose con i fiori
sono panni di colori
sono panni di Siria.
Diu niscampi di cursari
di chiddi turchi cani
turchi e mori
saracini
livantini
chi nun crirunu alla firi. (fede).
Non c'è tempo da perdere
dall'una all'altra sponda
Il mondo non può attendere
tutta 'sta baraonda.

17 marzo: marcia sul Merdagono
O Vicenza Vicenza Vicenza
Tanti cuori son senza coscienza
Questa base l'avete voluta
schernitori di carne venduta
e rovina dell'umanità

Aerei da passeggio
Contro la base di Vicenza
Franca Rame e Dario Fo
Evviva! Avremo anche noi una potente aviazione da guerra con la bellezza di 133 aerei da combattimento che abbiamo appena ordinato agli Stati Uniti. Qualche giorno fa il senatore Lorenzo Forceri, su incarico del Governo, si è appositamente recato, quasi in segreto, a Washington per firmare l'accordo. L'acquisto ci costerà molto caro, ma alcuni tecnici della coalizione governativa ci assicurano che sarà un affare. Ogni macchina da guerra volante verrà assemblata in Italia, esattamente in un grande atelièr di alta meccanica presso Novara. Ci lavoreranno circa 200 operai.
E' importante sapere il nome con cui vengono ufficialmente chiamati questi apparecchi d'assalto: Joint Strike Fighter che, tradotto un po' all'ingrosso, significa caccia bombardiere d'attacco e immediata distruzione.
Ma scusate: Prodi e il suo apparato governativo non ci avevano assicurato che tutte le nostre missioni all'estero, a cominciare dall'Afghanistan, sarebbero state assolutamente missioni di pace e profondamente umanitarie? Io mi credevo che "immediata distruzione" significasse cancellazione totale di obiettivi militari e anche civili casualmente abitati dalle solite vittime collaterali con lancio di napalm, bombe a grappolo e fosforo bianco. "No!", sono stato subito corretto dalle dichiarazioni dei ministri della guerra Usa. Ci hanno spiegato che quelle bordate di luce accecante sono in verità luminarie per creare effetti festosi e rendere splendenti le immagini paesaggistiche della zona. Ma veniamo al dunque.
Cosa costa in realtà ogni singolo "Fighter Distructor"? Ecco la cifra: esattamente 100 milioni di euro cadauno. Ma non si concedono prototipi singoli: il contratto vale solo se si acquista lo stormo al completo. Nel nostro caso si tratta di 133 aerei. Prendere o lasciare! Così il blocco volante ci verrà a costare 13 miliardi di euro più trasporto, assemblaggio, tecnologia di ricambio, macchine robotiche e uno staff di tecnici della casa costruttrice per la manutenzione e le varianti tecnologiche, giacché il vero collaudo dei volatili meccanici dovrà svolgersi sulle nostre basi che evidentemente abbisogneranno di strutture e hangar speciali.
Alcuni tecnici da noi interpellati hanno sparato costi da capogiro. Sempre a livello di miliardi di dollari! Una cifra che da sola ci permetterebbe di risolvere d'acchito il problema della disoccupazione giovanile in Italia, aggiunto al problema delle pensioni, oppure finalmente finanziare la ricerca.
Il fatto curioso e nello stesso tempo sconvolgente è che nessun giornale, fra i numerosi cosiddetti indipendenti, ne abbia parlato, o almeno dato accenno, a partire da la Repubblica, il Corriere, il Messaggero etc. L'unico che ne aveva trattato largamente è il Manifesto. Ma prima di questo quotidiano, chi ha dato notizia dell'inqualificabile acquisto? Due vescovi del Piemonte che in un comunicato osservavano che l'acquistare un così gran numero di potenti aerei da combattimento, attacco e distruzione non era certo un amoroso segnale di pace e non faceva intravedere un programma consono alla costituzione italiana che "ripudia la guerra".
Per finire con i diabolici Fighter, c'è un ultima notizia, naturalmente taciuta dal nostro governo libero e giocondo, una notizia tenuta nascosta dai quotidiani governativi e d'opposizione, radio, televisioni e svelata soltanto sul sito di Pax Christi, sul Manifesto, e da alcuni movimenti pacifisti nei loro blog. I velivoli in questione sono prodotti da una nota impresa aeronautica, la Lockheed, la stessa che una trentina d'anni fa pagò nostri ministri e capi del governo della Dc, versando miliardi in tangenti, perché lo Stato italiano scegliesse di acquistare da loro speciali aerei da guerra.
Veniamo a sapere che la Lockheed in questione ha proposto l'acquisto degli stessi "Fighter-ammazza-e-fai-strage" all'Olanda. Il governo dell'Aia, come sua abitudine, di democrazia reale, ha reso nota al pubblico l'operazione e ha richiesto all'America i progetti e gli abbozzi di prototipi. Dopo averli esaminati per lungo tempo con la consulenza di ingegneri specialisti del settore, ha decretato: "Grazie, ma non se ne fa niente.
...le basi militari Usa conosciute nel mondo sono oggi oltre 850, il doppio di quelle dell'impero romano d'occidente nel momento della sua massima espansione. In Europa sono 499. In otto di questi siti europei sono custodite 480 testate nucleari (Left 26 genn). Un esercito di 150.000 uomini (civili e militari) presta servizio in queste basi.
A queste basi va aggiunto un numero imprecisato di strutture segrete - avamposti per le intercettazioni delle comunicazioni, centri di spionaggio, basi aeronavali e sommergibilistiche - spesso invisibili allo sguardo ma pienamente operative per fini sconosciuti.
Alla pagina "B-10" del rapporto Usa c'è la scheda che ci riguarda: vi si legge che il contributo annuale alla "difesa comune" versato dall'Italia agli Usa per le "spese di stazionamento" delle forze armate americane è pari a 366 milioni di dollari
Però nella città del Palladio non vedremo giungere solo uomini. La 173ma brigata non è composta da soli paracadutisti e aviotrasportati. Reca con sé un bagaglio più che consistente: 55 tank M1 Abrams (cioè proprio pesanti! Con cannoni da 90 a 120 millimetri), 85 veicoli corazzati da combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati Predator, una sezione di intelligence provvista di diavolerie elettroniche, due batterie di artiglieria con obici semoventi e i micidiali lanciarazzi multipli a raggio lungo Mrls.
...40 le testate nucleari stoccate nella base di Torre di Ghedi (provincia di Brescia) e 50 quelle custodite ad Aviano, della potenza variante da 0,3 a 170 chilotoni (quella della bomba sganciata su Hiroshima era di circa 15 chilotoni.
L'articolo per intero qui.
Il video



domenica, febbraio 25, 2007
Spigolando sui bloggers
Considero Joe. R. Lansdale un genio e il più grande scrittore contemporaneo.
Lo afferma Gianni Cuperlo.
La cosa mi incuriosisce. E siccome si tratta di un texano che dà dell'imbecille al conterraneo George Double You provo ad aprire un sito. Un occhiata ai suoi libri.
Questo suo racconto è offerto online. L'ho mandato a Simone perché penso che Lansdale possa piacere più ai giovani che a me.
Io sto leggendo Gesualdo Bufalino, più vicino alla mia generazione. "Diceria dell'untore" è troppo bello per non dedicarci qualcosa di più di una spigolatura.
Naturalmente me l'ha portato in casa Paola insieme a "Di qua dal faro" di Vincenzo Consolo, perché ci stiamo preparando a una imminente spedizione in Sicilia e allora Verga Pirandello Tomasi di Lampedusa Sciascia, Ragusa e il Commissario Montalbano...insieme alla guida Lonely Planet.
Continua.
venerdì, febbraio 23, 2007
Chi m'ha visto ieri
aggiornamento del post precedente
# Nome profilo: www.urbanocipriani.splinder.com/
# Nome rapporto: Panoramica executive
# Intervallo date: 22/02/2007 - 22/02/2007
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# Visite e pagine visualizzate
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# Visite per nuovi e di ritorno
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Tipi visitatori Visite
Nuovo visitatore 24
Visitatori di ritorno 14
Totale visite 38
Paese/Regione/Città Visite
Impruneta|436833|112500 11
Rome|419000|124832 7
Spresiano|457778|122661 2
Bagno A Ripoli|437500|113167 1
Sergine Di Sotto|435333|116500 1
Piazzola Sul Brenta|455333|117833 1
Mercatale Vernio|440333|111500 1
Portici|408167|143333 1
Chivasso|451833|78833 1
Grauno|462333|113000 1
Catania|375000|151000 1
Figline Valdarno|436167|114667 1
Oricola|420333|130333 1
Siano|408000|146833 1
Andali|390167|167667 1
New York|407528|-739725 1
Amman|319500|359333 1
Castellina Marittima|434167|105833 1
Prima Porta|420000|124832 1
Verona|454500|110000 1
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# Visite per sorgente
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Sorgenti Visite
google 18
(direct) 5
splinder.com 4
edit.splinder.com 3
urbanocipriani.splinder.com 3
Nome rapporto: area geografica
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1. |
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 Italy
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35
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1,37
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$0,00
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 San Marino
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1,00
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0,00%
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$0,00
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3. |
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 United States
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1
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1,00
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0,00%
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$0,00
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4. |
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 Jordan
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1
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1,00
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0,00%
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Se premo sulla più di Italy ( non qui) mi dà le visite distribuite per regione.
giovedì, febbraio 22, 2007
Chi m'ha visto?
L'ho domandato a Google ed ecco la risposta:
Oggi giovedi 22/02/2007, alle ore 20 risultano
Visite 25
Nuovo visitatore 14
Visitatori di ritorno 11
Paese/Regione/Città Visite
Impruneta 7
Rome 6
Spresiano 2
Bagno A Ripoli 1
Mercatale Vernio 1
Catania 1
Portici 1
Chivasso 1
Figline Valdarno 1
Siano 1
New York 1
Prima Porta 1
Verona 1
Ci pensa lui (o lei?)
Dov'è Spresiano? E Prima Porta?
Scherzando e (non) ridendo
Dediche
Al governo dell'Unione
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
Allo Stato-Citta' Vaticano
Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi ciò che Dio ti nota,
guarda come esta fiera è fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.
Ahi, gente di Chiesa, che dovresti dedicarti solo a opere di pietà, e lasciar sedere l'imperatore sulla sella (a esercitare l'autorità civile), se comprendi rettamente quello che Dio ti ha prescritto, osserva come questa cavalla è diventata ribelle per il fatto che non è guidata e domata dagli speroni dell'imperatore, da quando hai preso in mano la sua briglia.
(Purg. VI, 76-78, 91-96)
Ai fautori delle basi americane
Voi cui Fortuna à posto in mano il freno
de le belle contrade,
di che nulla pietà par che vi stringa,
che fan qui tante pellegrine spade?
perché 'l verde terreno
del barbarico sangue si depinga?
Vano error vi lusinga:
poco vedete, et parvi veder molto,
ché 'n cor venale amor cercate o fede.
Qual piú gente possede,
colui è piú da' suoi nemici avolto.
O diluvio raccolto
di che deserti strani,
per inondar i nostri dolci campi!
Se da le proprie mani
questo n'avene, or chi fia che ne scampi?
(Petrarca, Canzoniere)
Alla grande derelitta
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
mercoledì, febbraio 21, 2007

Divagazioni casentinesi
E' così che sono diventato socio del Trillo. L'invito di Mariella, sabato scorso alle Lame, non lo potevo eludere. 10€ ed è fatta. Stamani mi ha telefonato, qui a Firenze, per avere il CF e i dati anagrafici. D'altronde ho ancora gli occhi dilatati dalla meraviglia quando penso a quella lunga scorribanda nel cuore delle foreste casentinesi, il luogo inaccessibile agli antichi tagliatori di alberi, per questo rimasto vergine e inviolato,Sassofratino, con Wolfang, cieco nato che salta di fosso in balzo con la sensibilità dei piedi che neppure uno stambecco...(nella foto con zaino e calzini rossi)
Frugando nel sito di Wolfgang ho trovato un racconto di Mariella; è piaciuto a me e a Paola e lo pubblichiamo. Letteratura online.
Una passeggiata di ascolto
per imparare ad usare le maiuscole
Quando qualcuno, una sera di agosto, mi ha proposto di andare a camminare nel bosco, di notte, non mi son sentita troppo entusiasta. A me il bosco di notte fa un po' paura, mi oriento male anche di giorno e nei miei ricordi d'infanzia il buio è sempre stato un ostacolo insidioso, difficile. E poi camminare di notte perchè? Non può bastare camminare di giorno, quando il sentiero è chiaro e si può procedere spediti?
Ho deciso comunque di andare per non essere da meno, incuriosita semmai dalla presenza di altri e dalle attività di Wolfgang, il cui nome è sempre una garanzia.
Siamo partiti sul far della sera, iniziando a camminare dopo un breve saluto, semplice ed essenziale, come semplici ed essenziali sono poi stati i rapporti tra di noi, i passeggiatori notturni, una ventina di persone in tutto, alcuni giovani e altri meno, volti noti e non.
Abbiamo camminato in silenzio, fianco a fianco, prima sulla strada in salita che da Quorle sale verso il bosco e poi sui sentieri che lo costeggiano e lo attraversano. Il buio calava lentamente e la luce si smorzava passo dopo passo. Ci fermavamo ogni tanto, su consiglio di Wolfgang, ad ascoltare rumori e suoni nell'aria tiepida della sera, le voci di un luogo che solo il silenzio rende possibile sentire. Un Silenzio con la maiuscola. Wolfgang da esperto ci aiutava ad ascoltare, conoscere e riconoscere. L'allocco e la ghiandaia, i grilli di campo e quelli di bosco. Il buio migliorava l'Ascolto.
Così, nel silenzio della notte, potevo ascoltare la voce di tutti quegli Esseri che ci circondavano, non visti, protetti dall'ombra e che immaginavo raccolti nelle loro tane, nidi, abitazioni, fermi a riposare e anche loro tesi nell'ascolto dei nostri rumorosi passi e dei nostri strani odori.
Camminando in salita, ma tenendo il passo senza sforzo, cominciavo a riflettere. Sentivo la presenza forte degli Altri. Altri con la maiuscola, che salivano insieme a me, silenziosi sotto il peso dei loro zaini, con i loro passi più o meno spediti, più o meno pesanti. Provavo un gran senso di pace, di calma. Certo, senza di loro non sarei stata lì a godermi la Natura (lettera maiuscola), il bosco, l'aria tiepida, la compagnia. Il Cielo. Un Cielo spalancato sopra di noi che arrivava, nella radura, quasi ai nostri piedi. Lo guardavo di continuo mentre continuavo a salire. Immenso, bello, luminoso. Un Cielo madre capace di abbracciarmi e accogliermi per quel che ero, un cielo uguale per tutti, dimora di angeli custodi e cari defunti, pianeti e satelliti circolanti. Anche il Cielo voleva la maiuscola.
Poi, dentro la tenda indiana, intorno al fuoco, la Condivisione. Abbiamo parlato e mangiato insieme, come a dire che insieme si può fare quasi tutto, superare le sforzo e la fatica, intrattenersi, incoraggiarsi, servirsi, costruire le nostre Storie. Come quella che Wolfgang ci ha raccontato del giovane che cerca e sa dare libertà, con la favola del Pesce d'Oro.
E' venuto dopo però il momento più importante. Per me almeno. Una volta ripartiti, dopo la chiesetta di Loscove e il paesaggio notturno che da lassù si domina, Wolfgang ci ha guidato, ormai padrone della notte e noi totalmente affidati a lui, nel fitto del bosco. Un percorso da sopravvissuti: buche, rami, sassi a ripetizione senza soste. Inutile dire, ormai si procedeva tutti alla cieca e lui, con il suo tono pacato e gentile, capace di godere di ogni cosa, ci sollecitava. Chiudete gli occhi. Mollate il controllo. Affidatevi ai piedi e lasciatevi andare. Ci siamo presi per mano e abbiamo fatto una catena. Una mano avanti a cui affidarsi, una guida, un'altra mano dietro da aiutare.
E' questo il momento che ricordo con più piacere ed è davvero strano perchè a causa del buio non ho immagini nella memoria. Ma ho sensazioni, sentimenti, emozioni: i miei piedi sulla terra più liberi e più forti, il mio corpo stranamente leggero, il gusto di andare avanti, la mano calda dei miei compagni, il loro respiro vicino, la loro premura, la presenza calma di Wolfgang. Tutto questo al buio era più potente e più vero.
Questo viaggio al buio era un po' come la vita. Incerta a tratti, faticosa e difficile. La presenza degli Altri, indispensabile.
Come procedere in certi casi senza mollare? Non ci sono ricette miracolose, solo qualche utile consiglio: affidarsi alle lettere maiuscole, farne tesoro, e magari ascoltare qualche maestro che ci vede, anche al buio, meglio di noi.
Poppi, 21 settembre 2006
di Mariella Maglioni
APPUNTI di VIAGGIO (6)

MARTEDI’ navigazione : si rifanno le valigie.
MERCOLEDI’ Dulcis in fundo: Singapore . Le valigie ci aspettano all’aeroporto. Il sole finalmente splende nel cielo azzurro. Per essere all’equatore non fa poi tanto caldo. La città si presenta molto bella con i grattacieli della city, i grandi viali fiancheggiati dagli alberi della pioggia con la loro forma ad ombrello, gli alberghi a cinque sei stelle, tanto verde, tutto pulito e ordinato. Anche troppo? Non direi. Passiamo con il pullman per le strade centrali piene di traffico. Si stanno preparando gli ornamenti stradali per la prossima festa del Capodanno cinese in cui si entrerà nel segno del maiale. Si appendono grappoli di palloncini colorati su archi che attraversano la strada. E’ una festa di colori. Non dimentichiamo che la popolazione di 3milioni e mezzo di abitanti è per il 75% cinese. A China town, il grande quartiere abitato da cinesi si ritorna in oriente. Le case sono basse, i negozi si succedono l’uno all’altro, dopo che la guida ci ha dato le solite informazioni: qui si lavora molto, 10 o in certi casi anche 12 ore al giorno , ma per lei è bello lavorare, perché lo fa con grande soddisfazione. Chi sciopera va in prigione.
Singapore è una grande centro finanziario, commerciale,bancario. A Singapore operano circa 300 multinazionali americane ed europee, ha la maggiore densità di collegamenti Internet nel sudest asiatico. Ha uno dei porti con più transito di navi vista la sua posizione sullo stretto di Malacca. La sua compagnia aerea di navigazione, la Singapore Airlines è la migliore del mondo, domandatelo a chi vi ha viaggiato.
Ci portano a vedere un tempio buddista che dal di fuori si riconosce per la forma e per le numerose sculture intrecciate di dei, uomini e animali. Mi rammento i pulpiti di Nicola e Giovanni Pisano a Siena, Pistoia e Pisa e mi dico che le loro espressioni artistiche sono troppo diverse dalle nostre per essere da me apprezzate. Più tardi ripercorrendo la strada rientriamo nel tempio e assistiamo ad una cerimonia religiosa. Due giovani a dorso nudo dicono nel cortile all’aperto le loro preghiere con le loro ossessive genuflessioni insieme ad un gruppo di donne, spostandosi di fronte alle varie cappelle accompagnati dal suono di alcuni strumenti. Per me è un momento suggestivo, per Luciano un divertimento.
Poi al quartiere indiano. Quanto scintillio in quei negozi. Cose diverse dal solito: collane dorate in filigrana esposte su velluto rosso fiammante, sari dai colori tenui o dai colori vivaci, grande luccichio ovunque, ristorantini pieni di gente, negozi di frutta e verdura. Anch’io che non amo lo shopping sarei tentata a comprare quelle cose, anche se non le porterei mai. Le donne coi loro sari e il punto nero sulla fronte mi sembrano belle.
Peccato che il tempo scorre veloce e dobbiamo andare all’aeroporto. Dopo 28 ore di viaggio saremo a Firenze. Il volo tra Hong Kong e Roma durerà 13 ore notturne e sarà interminabile. Valeva la pena tutta questa fatica? Per me si perché oramai ho la conferma che nei prossimi decenni il sudest asiatico insieme alla Cina e all’India sarà l’area del mondo con il maggiore sviluppo economico. Metà dell’umanità vive in questa area del mondo, lavorano come pazzi, almeno per ora non fanno o non possono fare rivendicazioni. E’ logico che le multinazionali hanno e avranno tutti i vantaggi nell’investire qui.
(Dal diario di bordo di Ornella) Fine.
martedì, febbraio 20, 2007

Il nonno surgelato
di Beppe Grillo. Da leggere.
Precedente storico letterario:
Le anime morte è un romanzo pubblicato nel 1842 dallo scrittore russo Nikolaj Vasil'eviÄŤ Gogol'. È un classico della letteratura mondiale e sicuramente l'opera più nota di Gogol', insieme al racconto Il Cappotto.
Un giorno, nel capoluogo del governatorato di N. arriva l'affabile assessore collegiale Pavel IvanoviÄŤ ÄŚiÄŤikov.
l suo intento è quello di acquistare a buon prezzo le "anime morte". Con questo termine si indicano quei servi della gleba morti dall'ultimo censimento e per i quali i proprietari continuano a pagare il testatico fin quando non ne verrà registrata la morte nel prossimo censimento. ÄŚiÄŤikov punta così a crearsi, con il minimo sforzo, un numero di servitori ("fantasma") elevato al punto tale da potersi fare assegnare le terre che la legislazione prevede.
Questa idea semplice e un po' diabolica cerca la sua attuazione in questo remoto villaggio popolato da personaggi pittoreschi, notabili cittadini o piccoli proprietari terrieri, tutti portatori di un vuoto morale che li fa sembrare spesso più morti di quei servitori che vengono rievocati e che sono l'oggetto delle trattative.
L'ultimo personaggio di questa galleria, l'avida KoroboÄŤka, capirà l'imbroglio che c'è dietro le intenzioni di ÄŚiÄŤikov e lo metterà in fuga vanificandone tutti gli sforzi fatti sin lì.L'idea prima del libro, fu suggerita a Gogol' da Puškin ed è tratta da un fatto di cronaca.
Vedi qui
Precedente storico-attuale:
Lo sfruttamento in termini economici della Shoah occupa il terzo ed ultimo capitolo del lavoro di Finkelstein. Uno sfruttamento che avrebbe assunto i contorni di una operazione di estorsione con due gruppi di vittime: noi europei e la quasi totalità dei beneficiari ebrei che avrebbero avuto diritto a ricevere il denaro. Ma le organizzazioni ebraiche statunitensi non vengono dipinte soltanto come una "gang" di cinici ricattatori morali ma anche come una accolita di stupidi. Nella loro avidità senza fondo avrebbero gonfiato le cifre dei sopravvissuti per ottenere più denaro. Così facendo sarebbe proporzionalmente diminuito il numero delle vittime.
Vedi qui
Leggi direttamente l'Industria dell'Olocausto di Norman Finkelstein (pag 173 e sgg)
Nota:
Sto tentando di mettere un commento al post di Beppe Grillo, ma non viene inserito. Non vorrei che fosse una questione di censura relativa all'argomento "Industria dell'Olocausto"...in base alla clausola che esclude messaggi con contenuto razzista o sessista.
Giacché ci sono:
L'attacco di Grillo ai "sindacalisti brigatisti" mi lascia senza parola. Come non sapere che il Congresso americano ha finanziato il reclutamento di brokers (agenti) aggiuntivi con il compito di tenere vivo il terrorismo là dove langue "allo scopo di individuare i veri terroristi" ...Questi agenti sono dappertutto, sono l'esercito segreto delle Agenzie di spionaggio, addestrati a compiere "operazioni camuffate", "guerre a bassa intensità", "guerra psicologica". Quando vengono scoperti si chiamano servizi deviati, cambiano di nome e continuano. Ma Pollari non si tocca, è segreto di Stato. I francesi, al tempo della guerra d'Algeria, avevano la "mano rossa(1)", noi abbiamo la "brigata rossa"...Queste cose le sa anche un bambino. Sono pubbliche, documentate, ma si chiamano Misteri: misteri d'Italia.
La bomba della banca dell'Agricoltura partì dalla base americana di Aviano e ci vollero far bere la storia degli anarcosindacalisti e del mostro Valpreda. Rileggere i titoli dei giornali e telegiornali.
Guarda con chi e quanti abbiamo a che fare. E quanti sindacalisti curan di noi nella corte del mondo.
Una pagliuzza contro una fabbrica di travi.
Caro Beppe, ti voglio bene, coraggio. C'è sempre il rischio di scivolare in una m. Capita a tutti, anche a me, sia chiaro.
(1)
Date: 1956-1960
La Main Rouge dissimulerait l'action homicide des services spéciaux français entre 1956 et 1960, placés sous la direction de Constantin Melnik et sous la responsabilité du Premier ministre Michel Debré. Il était alors vital, pour notre gouvernement, isolé diplomatiquement, de ne pas être désigné comme l'organisateur d'actions de guerre sur le territoire de pays amis.
Les services français bâtissent un organigramme, créent un état-major fictif et commencent à fournir à la presse des déclarations enflammées, revendiquant chacun des attentats. Dans le même temps, les mêmes services font semblant de tenter de saisir cette organisation.
Dans son livre "Un espion dans le siècle", Constantin Melnik donne la parole à l'inventeur de La Main Rouge, le général Grossin: "Chaque fois que nous tirons un coup de pistolet, les flics du cru trouvent malin de rendre publiques les fausses identités que nous avons employées. Pour stopper les rumeurs qui, dès avril 1960, attribuent les attentats aux livres piégés aux services secrets, ces derniers convoquent quelques journalistes bien intentionnés pour leur livrer des informations inédites sur "La Main Rouge". (Non sono riuscito a recuperare il sito internet da cui avevo preso l'estratto due o tre anni fa).
Ho citato la Francia per non ripetere la solita CIA. Così funziona il mondo. In compenso la Francia gestisce in proprio. Noi no. I nostri servizi non sono italiani, sono stati comprati dall'America e da Israele (quest'ultimo è stato inserito da Berlusconi). Come la Pignone, qui a Firenze: se l'è comprata la General Electric, mi sembra. Prodi e D'Alema fanno quel che possono, nel senso che non possono. Non ci rimane che la piazza. Per questo ha fatto paura la manifestazione di Vicenza. E i brokers dormienti della brigata rossa sono stati allertati. E sono lì, sempre pronti.
Coraggio internauti. Siamo stati dichiarati "persona del 2006". 2007,2008...Tocca a noi. Vai, Grillo, abbiamo bisogno anche di te.
APPUNTI di VIAGGIO (5)

LUNEDI’. Nel pomeriggio arrivo nelBorneo, la terza isola per grandezza della terra e sbarco a Kota Kilibalu, la capitale di Saba. Ho già spiegato a Luciano che la parte centro meridionale del Borneo fa parte dell’Indonesia, colonizzata dagli olandesi, mentre la parte settentrionale comprende gli ex possedimenti britannici.Sarawak e Saba quando ottennero l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1963, hanno optato per unirsi agli altri sultanati della penisola di Malacca costituendo la Malaysia o Federazione malese mentre il sultanato del Brunei che visiteremo domani non vi aderì.
Il cielo è coperto, a volte piove a volte pioviscola, Siamo in una regione prossima all’equatore e questo mi conferma ciò che a suo tempo ho studiato. Ma gli italiani che viaggiano con noi sento che sono arrabbiati,delusi perché hanno sofferto il mal di mare, gli hanno annullato la gita nella foresta pluviale a causa del mal tempo e non c’è il sole. Per di più la città offre ben poco. Nel museo dove sono ricostruite le case degli indigeni a palafitte siamo lasciati a noi stessi. Io rivedo con piacere cose studiate quando detti l’esame di etnografia, ma tutto sommato nel Museo di via del Proconsolo a Firenze dove tutti gli anni portavo i ragazzi sono documentate le stesse cose. I teschi mummificati che gli indigeni appendevano come trofei nelle loro case sono a me note. Quello che scopro è che la collana che ho comprato a Saigon è molto simile a quelle esposte al museo .
Qui la popolazione deve essere tutta mussulmana, me ne accorgo all’ennesimo mercato dove ci ripariamo dalla pioggia. Le donne giovani hanno il volto incorniciato dal fazzoletto. Hanno il volto candido lucido pulito quasi fossero uscite da una lavatrice. Il volto di sane e brave ragazze.
LUNEDI ‘.Durante la notte abbiamo fatto un breve tratto di navigazione e siamo arrivati nel Sultanato del Brunei. Grandi aspettative da parte di tutti perché il sultano è una delle persone più ricche del mondo, non so quante macchine possiede. Il Brunei è uno stato petrolifero e conta quasi 400.000 abitanti, Il cielo è sempre coperto, piove a scrosci, ma l’impressione è molto gradevole. Mentre ci avviamo verso la capitale attraversiamo la foresta e vediamo costruite delle belle ville. La prima cosa che la guida ci dice è che nel Brunei non si pagano le tasse ( bello sforzo!), che il sultano si è sposato tre volte e che l’ultima moglie ha 26 anni mentre lui ne ha 60. La popolazione è costituita da malesi e cinesi, quasi tutti musulmani. Lo stipendio medio è di 700 § USA. Si va in pensione a 55 anni con uno stipendio medio di 1000§ USA se uno ha lavorato. Se non ha lavorato con 300 §. I salari sono più alti per coloro che lavorano nello stato, più bassi nelle imprese private.L’istruzione e l’assistenza sanitaria sono gratuite, potenza delle entrate petrolifere… Infatti Luciano fa il conto che la benzina costa ¼ di quanto costa in Italia.
La moschea che ci fanno visitare è modernissima, si arriva salendo 29 scalini quanti sono stati i sultani. Vi è la grande sala per gli uomini mentre le donne in una sala adiacente possono seguire la preghiera vedendola al televisore lì installato. La moschea è splendente, tutta rivestita di marmo di Carrara lucidissimo. Il gusto non è pacchiano come ci si potrebbe immaginare,
Usciti, la guida ci fa sapere che nel 1999 il Brunei è stato definito il paese più pulito del mondo. Ci fa vedere il parlamento creato nel 2005, di 25 membri nominati dal sultano stesso. Non ci dice che tutte le alte cariche dello stato sono in mano a suoi stretti parenti,che il sultano governa attraverso decreti, che non esistono partiti politici. Richiesto se in Brunei c’è la pena di morte risponde che la criminalità non esiste. La giustizia è rivolta a risolvere questioni inerenti alla religione e alla famiglia. Insomma andiamo tutti in Brunei!? E’ il paese del Bengodi !
Poi veniamo portati a visitare il quartiere dellecase sull’acqua con moschea e scuole costruite su palafitte che emergono dal mare. Siamo ospitati in una casa dove hanno preparato il rinfreschino. I mobili sono moderni ; l’ambiente pulito e accogliente. Il dolce più buono è la banana fritta. Il tè è servito amaro
La reggia del sultano con 1700 stanze si intravede in mezzo a una fittissima vegetazione che ci accompagna lungo la via di ritorno. A bordo del pullman la guida accende la televisione dove ci mostra che all’ora della preghiera i programmi si interrompono. Si riconoscono ai margini della foresta palme da cocco, banani, felci come le nostre ma molto più alte. Il tutto è stato molto piacevole. Ma dov’è l’oriente? Sembra piuttosto di essere in uno stato arabo produttore di petrolio, senza però alcuna pacchianeria. L’unica differenza è che qui piove da matti ed è tutto verde e le donne possono fare tutti i lavori , guidano l’automobile e non ne ho vista nessuna velata, ma solo con il fazzoletto in testa.
(Dal diario di Ornella - continua)
lunedì, febbraio 19, 2007

APPUNTI di VIAGGIO (4)
SABATO.. Siamo di nuovo in Vietnam, a Da Nang, divenuta famosa perché da qui nel 1973 decollarono gli aerei che riportavano in patria i marines americani. Siamo vicinissimi al 17° parallelo che secondo la Conferenza di Ginevra del 1954 doveva essere la sparizione temporanea tra il Vietnam del Nord e il Vietnam del sud in attesa di libere elezioni nel 1956 elezioni che non vennero mai fatte.
Nel 1858 qui sbarcò il corpo di spedizione inviato da Napoleone terzo che segnò l’inizio dell’avventura coloniale terminata nel 1952 con la sconfitta a Die Bien Fu.
Partenza per l’antica città di Hoi An dichiarata dall’UNESCO patrimonio culturale dell’umanità. Durante il viaggio in pullman mi colpisce il grande squallore dei luoghi attraversati con quelle misere abitazioni in legno coi panni stesi che si estendono lungo la strada. Qui siamo in un’area di sottosviluppo, ma le favelas brasiliane o quei quadrati cinti di lamiera nel Marocco o le tradizionali abitazioni del Senegal mi hanno depresso meno perché là il cielo è azzurro , qui il suo grigiore dà un ulteriore tristezza al tutto. La Signora che ci fa da guida che parla in inglese tradotto dal nostro accompagnatore sta raccontando storielle di amori sorti al tempo dell’occupazione tra soldati americani e ragazze del luogo, che poi hanno lasciato ma che ora stanno venendo a ritrovare. Poi ci racconta qualcosa della storia antica del Vietnam e in particolare del regno di Champa caduto solo nel 1471 dove vigeva il matriarcato . Intanto ci dice che nel Vietnam sono arrivati a 82 milioni di abitanti, e che nascono un milione di bambini ogni anno. L’incremento naturale è del 13 per 1000,i prodotti esportati fondamentalmente sono riso ,caucciù,carbone. Il turismo è una delle risorse più incoraggiate dal governo ( ce ne eravamo accorti) La Costituzione del 1992 pur rinunciando al marxismo leninismo e riconoscendo il diritto alla proprietà privata, ribadisce il ruolo guida del partito comunista. Non vi è libertà di stampa.
La guida ci informa che lo stato dà un premio in danaro ai vietnamiti che denunciano le persone senza fissa dimora molto frequenti in questa zona: se sono bambini o adulti vengono ospitati in comunità dove vengono educati, se sono vecchi sono ospitati in case di riposo.
Oltre al solito dono qui la guida ci offre un maialino di terracotta , dato che a metà febbraio si celebra il capodanno cinese, e quest’anno si passa dal segno del cane a quello del maiale. Ora ci stiamo imbarcando su una barca che ci porterà lungo il fiume ad un centro per la produzione della ceramica. Su questa barca vivo per la prima volta l’oriente come me lo ero immaginato prima della globalizzazione. Barche da pesca in lontananza con le reti spiegate. Poi ne vengono alcune vicino alla nostra barca, si esibiscono nel lancio della rete, vogliono la mancia. Quando si sbarca al villaggio mi meraviglio di quello che sto vedendo: stradine sterrate, sabbia e polvere che entrano da per tutto, qualche uomo e donna che lavorano nell’arte della ceramica che poi viene laccata, e soprattutto un gruppo di ragazzine che ti assalgono per venderti ad 1 € i soliti maialini laccati in rosso. Lo stesso sconforto che mi prese in Egitto nel 1980 quando eravamo assaliti dai bambini che chiedevano il bashish. L’unica visione piacevole quella di due canini belli grassi. Anche nelle persone non c’è alcun segno di denutrizione. Mi avevano detto che in Vietnam come in Cina si mangia la carne di cane oltre a quella di serpente , ma la guida interpellata dice che solo ad Ha Noi si usa mangiarla. Sono contenta per i miei canini.
Si passa attraverso il mercato del pesce e poi si visita una manifattura serica dove delle ragazze molto ordinate stanno ricamando dei quadrati di stoffa che possono poi essere incorniciati. Si sale nella stanza superiore dove vi è l’allevamento dei bachi da seta. Pochi a dir la verità, devono essere tenuti per la curiosità dei turisti
Si arriva all’antica città che si snoda su tre strade parallele al fiume. Ci fanno visitare una casa tipica, in legno, a due piani ,lunga e stretta che va da una strada e l’altra. Nella prima stanza vi sono le immagini degli antenati (siamo già alla nona generazione), poi si passa in un salotto. Tutti i mobili finemente intarsiati sono neri. Si arriva poi al cortile che ci ricorda l’impluvium delle case romane, infine il magazzino o il negozio che arriva sull’altra strada. Le camere da letto si devono trovare al piano superiore da cui scende la padrona . Purtroppo il fiume spesso straripa e bisogna trasportare tutto più lontano . L’elaborata struttura dei tetti denota la compresenza di elementi cinesi e giapponesi. Anche qui si parla di ricerca di un’armonia di Yn e Yang, ma di questo la guida locale non ce ne parla, lo leggo sulla guida del TCI. Meno male , si vede che ha una mentalità razionale.
Poi passiamo a vedere il tempio cantonese dedicato al generale cinese Quan Cong, fondato nel 1786. Un bel dragone in mosaico di ceramica orna la fontana delle tartarughe: il tutto è veramente molto suggestivo. Mi ricorda il culto degli eroi e degli antenati, tanto diffuso nell’Estremo Oriente, soprattutto in Giappone. Ma anche nel mondo latino vi era in casa il culto dei Penati. Si vede che questo è un’espressione della psiche umana alla ricerca di qualcosa che dia la continuità tra il passato, il presente e il futuro.
Si arriva al ponte giapponese passaggio coperto lungo 20 metri costruito nel XVI secolo per collegare il distretto giapponese con quello cinese, perché Hoi An vuole proprio essere l’esempio di una città multietnica del passato. Ora nelle due strade alla destra e alla sinistra del ponte si trovano dei negozi,abbastanza carini. Nella parte giapponese si hanno delle gallerie d’arte, ma nessuno dei quadri esposti mi dice qualcosa, forse perché i colori sono troppo accesi a formare una sorta di ibrido tra la pittura di Gaugin e la pittura di ispirazione locale.
Dopo essere risaliti in pullman si va a visitare una fabbrica di sculture in marmo, molto grande. Ad un lato Luciano nota una lussuosa automobile che deve essere del padrone.
Durante il viaggio di ritorno la guida ci parla delle istituzioni scolastiche. L’istruzione primaria è obbligatoria e gratuita e dura fino ai 10 anni di età. L’istruzione secondaria dura 7 anni: le materie più importanti sono la matematica, l’inglese, la chimica, poco la letteratura. Andare all’università costa molto e vi è una forte selezione. Lei quindici anni fa avendo studiato l’inglese optò per diventare una guida , perché le insegnanti di inglese erano pagate molto poco. Ora lei si pente della scelta fatta perché le insegnanti di inglese possono guadagnare sette volte più di prima data la grande richiesta di lezioni private. Rispetto ad altri stati asiatici il Vietnam risulta favorito avendo adottato l’alfabeto latino durante la dominazione francese. La gente ora vedendo le soap opere della Corea del Sud alla televisione vuole case moderne e cerca di far studiare i figli che se meritevoli possono avere un aiuto dallo stato. Tutti sperano che ,studiando, i figli possano avere una vita migliore.
Circa gli insegnanti devono fare dei concorsi e lo stato decide dove dovranno insegnare , se nell’interno o su un’isola o nelle città che sono la sede più ambita. Circa il sistema sanitario questo è gratuito fino a sei (?) anni di età.
DOMENICA. Stanotte il mare è stato molto agitato, forza 8 e lo stesso stamattina. Fortunatamente noi non soffriamo il mal di mare. Io stesa sul letto perché è sempre meglio avere precauzione cerco di fare una sintesi sul Vietnam, di cui tutto sommato ho capito poco dopo quello che ci ha detto la guida ieri. Ma è uno stato socialista o lo è solo di nome? E dove sta andando? Sicuramente segue l’esempio della Cina. Cosa mi rimarrà di questa visita? Sicuramente la baia di Ha Long che mi dicono quasi superiore a Giuling in Cina, e poi le immagini delle donne vietnamite, sia delle guide, sia delle ragazze che lavorano nell’opificio della seta, sia delle studentesse vestite di bianco con la giacca a vento che sui loro motorini , col volto coperto ritornano a casa. Certo devo dimenticare le ragazzine dell’opificio della ceramica, mi ricordano troppo certe aree di sottosviluppo e di arretratezza.
venerdì, febbraio 16, 2007
APPUNTI di VIAGGIO (3)

LUNEDI’. Da ieri pomeriggio mare mosso per correnti avverse. Posticipato di mezza giornata l’arrivo a Ha long. Sono arrabbiata: il tempo è brutto, fa freddo. E’ così che vedremo la famosa baia?
MARTEDI’. Il mare è mosso , ma io sono già alzata quando appaiono i primi scogli, ancora piuttosto piccoli, tipo faraglioni. Poi le dimensioni aumentano come il numero : si ergono dal mare a perdita d’occhio. Sono tutti resti di montagne calcaree. Il cielo è compatto, grigio, per la grande umidità. Si sente solo il rumore della nostra nave. Tutti sono intenti a fotografare. Arrivo a Ha long bay. Sulla banchina delle ragazze vietnamite alte sottili, eleganti nei loro pantaloni larghi e nella lunga casacca con ampi spacchi dai colori tenui ci offrono una rosa, che io rifiuto perché penso che potrebbe soffrire durante il percorso. Poi il tutto mi sa di gusto americano. Certo che il governo vietnamita sta puntando sul turismo. Anche qui come ieri la guida in pullman ci offre un cappellino bianco con visiera. mezza bottiglia d’acqua e un fazzoletto umido per detergere il sudore, ma oggi non ce n’è bisogno. Durante il trasporto via terra vedo tutto molto pulito. Le ragazze hanno il volto coperto da un fazzoletto: eppure non sono musulmane, qui non c’è smog. La guida che parla in inglese che viene tradotto dal nostro accompagnatore dice che lo fanno perché non vogliono prendere il sole ( che non c’è) perché ai loro uomini piacciono con la pelle chiara. Le case sono molto strette a più piani, molto distanziate tra loro. Sono così strette perché il terreno costa molto in un area turistica. Arriviamo alla baia e ci imbarchiamo su una lunga imbarcazione coperta e inizia la crociera di due ore nella baia. I vietnamiti la considerano a ragione l’ottava meraviglia del mondo. Gli isolotti che appaiono hanno le forme più diverse, passiamo in una stretta gola e poi di nuovo navighiamo nel silenzio. Si arriva ad un’isola dove scendiamo per visitare una grotta scoperta nel 1992 dopo una tempesta che ha liberato l’apertura . La grotta costituita da due grandi sale è illuminata nei vari punti con colori diversi, ma con molta sobrietà.
Al ritorno lo spettacolo della baia si ripete: è difficile ricreare l’atmosfera un po’ cupa, non solare, un po’ malinconica. Ci fanno sbarcare per poi portarci al solito mercato, dove anche le più indefesse turiste ammalate di shopping non trovano niente da comprare anche se tutto si presenta in forma molto decorosa. Penso cosa diventerà il tutto tra una ventina d’anni quando le crociere saranno molto più di due come è adesso. A meno che non ritorni ancora il drago che secondo la leggenda difese la terra dall’invasione di un nemico che veniva dal mare lasciando le scaglie della sua coda che ora formano i quasi duemila isolotti.
MERCOLEDI’ Navigazione. Il mare è meno agitato e fa sempre fresco. Il sole non si vede, come io mi aspettavo perché modestamente so qualcosa sui climi della terra, anche se ora stanno cambiando.
GIOVEDI’ arrivo adHong Kong e gita organizzata la mattina, passeggiata con Luciano e due coniugi che mangiano al nostro tavolo per Kawloon, cioè la parte della città che si estende sul continente e si continua nei Nuovi territori . Tutto ora è tornato alla Cina.

VENERDI’ Navigazione.Mi avevano detto che le tre più belle città del mondo sono New York, Rio de Janeiro e Hong Kong. Mi restava di visitare quest’ultima ma sono rimasta delusa forse perché negli ultimi decenni ci sono stati troppi cambiamenti, molte parti della città vecchia sono state demolite e sostituite da grattacieli. Di prima mattina Luciano mi sveglia. “Guarda siamo arrivati, vedo tanti grattacieli, ma brutti”. Ed ha ragione, dall’oblò si vedono le rive con enormi palazzi anonimi. Già questo primo impatto mi indispone. Fuori è freddo , si sale sull’autobus dove una guida maschio grasso e antipatico che parla italiano ci riceve e ci conduce al Peak cioè alla collina che arriva fino a 500 metri che domina Hong Kong a cui si arriva con una famosa e ardita funicolare. Molti grattacieli anonimi, altri più interessanti. Traffico enorme sulle strade destinate solo agli automezzi. Strade per i soli pedoni con percorso proprio che passano tra i grattacieli e che conducono alle fermate degli autobus. Sembra tutto molto funzionale ma alienante. Dal Peak si gode un bellissimo panorama che ci mostra l’ubicazione della città con gli arditi grattacieli nel Central dell’isola e la parte continentale (Kowloon). Il cielo è nuvoloso, spira un vento un po’ freddo. Non raccolgo nessuna emozione, se non quella di vedere gruppi di bambini in gita scolastica. Uno molto cortesemente chiede a Luciano di poterlo fotografare. Non ha mai visto un uomo bianco venire a visitare la sua città? Comunque Luciano rimane commosso dall’educazione e dalla cortesia.. Poi visita allo Stanley market villaggio isolato, con bei negozi dove si vendono oggetti di lusso. Compro tre riproduzioni di un pittore ,credo cinese, che a casa farò incorniciare. Poi visita in sampan all’Aberdeen village, , un tempo villaggio su barche ora non più abitate. Alla guida del sampan una vecchia donna, che avrei voluto fotografare. Mi sembra la persona più autentica che abbia visto finora, una cinese come me la sono sempre immaginata.
Nel pomeriggio lunga passeggiata per Nathan Road, la via più trafficata di Hong Kong, nella penisola di Kowloon. E’ un succedersi di negozi, alberghi, supermercati, condomini fatiscenti con un impianto di aria condizionata sotto la finestra.. La guida stamattina ci parlava di abitazioni di 20 mq, dove vivono al minimo quattro persone. In pratica una grande stanza con i servizi, un’unica finestra, letti a castello, appartamentini che ho già visto in molti film cinesi, sudcoreani e vietnamiti proiettati in Italia. Gli appartamenti un po’ più costosi hanno una superficie intorno a 50 mq, per quelli di lusso affittati ad europei si va a prezzi intorno ai 6000€ mensili, come ci dice un crocerista, forse uno dei pochi con cui sarebbe interessante parlare che vive a Ginevra, lavorando all’ONU , cifra che ha pagato un suo amico che è vissuto per un certo tempo a Hong Kong Gli altissimi prezzi sono giustificabili con la limitatezza dello spazio per lo più accidentato.
Arriviamo ad un tempio buddista con giardinetto tutto intorno: un cinese di una certa età fa ginnastica , altri giocano alla dama cinese, noi ci fumiamo una sigaretta.
Mi meraviglio di molte cose, soprattutto di quella sorta di superstizione che è il Feng Shui nel costruire gli edifici.
Questa sorta di filosofia si prefigge l’armonia , cioè cerca di allineare l’energia chiamata chi considerata il respiro della natura in uno spazio o in un edificio con un compasso particolare. Se gli edifici o gli elementi della casa sono posti nella posizione ottimale daranno risultati di prosperità, buona salute ,ricchezza. I giornali sono stati pieni di articoli sul Fengh Shui del Bank of China Building nel Central di Hong Kong considerato negativo. La struttura era a triangoli intrecciati e terminava con punte affilate troppo simili ad un coltello. Inoltre la Banca si trova su una parte di quello che viene considerato un dorso di Dragone che passa per il vicini Cheung Kong Center sede dell’Hong Kong Bank. una sorgente di buona fortuna per tutto il cuore finanziario della città. Per controbilanciare le critiche la banca fu inaugurata l’ottavo giorno dell’ottavo mese del 1988, visto che l’otto è un numero che porta fortuna..
Un’apertura quadrata ricavata nel complesso di appartamenti costruiti con un’architettura di avanguardia del Repulse Bay consente al drago che abita sulle colline di bere nella baia. E anche tutto questo fa parte del cosiddetto spiritualismo orientale? Devo dire che questo urta la mentalità di un occidentale come in quel momento io mi sento.
Tra le tante cose che ci ha detto la guida mi ricordo che mentre l’annessione di Hong Kong alla Cina in un primo momento ha portato alla fuga dei capitali, l’autonomia che gli è stata concessa per 50 anni ha fatto sì che i capitali siano rientrati, visto oltre tutto che l’indirizzo economico attuale dello stato cinese fa bene sperare. Le molte case da gioco che esistevano quando Hong Kong era un possedimento inglese sono state chiuse ma i proprietari sempre cinesi hanno comprato navi che partono per brevi crociere dove al di fuori delle acque territoriali si può liberamente giocare d’azzardo.
Lo spettacolo dei grattacieli illuminati che stanotte ho ammirato dalla nave mi restituisce quell’immagine di bella città che stamattina non avevo avuto modo di apprezzare.
(Dal diario di Ornella - continua)
giovedì, febbraio 15, 2007
Giardini dell’Isolotto
L’Isolotto è diventato uno dei più bei quartieri di Firenze. Non c’è dubbio. Cascine di fronte, Cascine tra le case, come è intitolato il video di Stefano Dei che potete scaricare dal sito del Comune di Firenze.
L’Isolotto è pieno di giardini, grandi piccoli semplici vistosi ben curati meno curati, con un lungarno ombrato passeggiato rifatto e ben curato. Oddio, la piazza omonima è bruttina, ma ha il più bel mercato ortofrutticolo della periferia sud ovest di Firenze; anche il chiesone sembra un grande hangar, senza campanile, una chiesa da poveri, già la chiesa dei poveri che suonò le sue campane a stormo e martello durante il sessantotto; un fabbricato che farà storia: via via che si allontana nel tempo si avvicina alla vita e quei rintocchi si sentiranno sempre più nitidi e parlanti. Insomma – mi sto divertendo – una brutta piazza con bel mercato, una brutta chiesa con bel rimbombo.
Ma qui intendo parlare dei giardini. Nel libro di Paola ha un successo strepitoso “Giardino pubblico”, il quinto dei 17 racconti dove si incontrano una signora e un fantasma; beh, se voi capitate in via Simone Martini, zona sud ovest, parallela a via Livorno superstrada FIPILI firenzepisalivorno, vedrete due grandi edifici immersi in uno spazio verde, entrate dentro attraverso una via invisibile ma esistente dal nome di S.Bartolo, entrate attraverso un grande cancello scorrevole e vi trovate in un grande prato verde: a destra il fu Istituto Tecnico Einstein, a sinistra l’ITT Marco Polo, ora travasato nell’Einstein. Percorrete fino in fondo lo spazio tra i due edifici fino a trovarvi contro la rete di recinzione di un campo di atletica e football. A sinistra scorgete delle armature in ferro che sorreggono una scala esterna giustapposta al vecchio edificio. In cima a quella scala risiede il fantasma del luogo: Archimede. Proprio quello degli specchi ustori, anticipo dei raggi laser.., quello stesso che i Siracusani videro correre nudo per le vie del centro gridando a squarciagola “l’ho scoperto”. E non si trattava del membro che l’uom cela. In effetti era doppiamente contento, per la scoperta della formula idrostatica e per il fatto che l’acqua riconoscente l’aveva spinto verso l’alto proprio nel momento che gli sembrava di affogare. Perché l’acqua è come un cane: se tu hai paura quello ti morde, se ti abbandoni a lui tranquillo quello ti salva.
E’ così che dopo 12 anni da quando avevo abbandonato l’Einstein mi sono trovato martedì 13 febbraio u.s. fronte a fronte con il nuovo genius loci, il fantasma della matematica, tra Marco Polo e Albert Einstein oggi c’è il giardino di Archimede.
Devo esprimere qui anche il mio compiacimento nel vedere gli alberi piantati da noi – un pensiero al prof. Gianni Malesci che scelse insieme all’Ufficio Giardini dell’Amministrazione Provinciale i generi adatti (questo richiama gli uccellini, questo cresce in fretta, questo fa una bella ombra…)- alberi ora grandi e ben inseriti nell’ambiente. Penso ai tanti alberi-uomini passati lì tra noi e con noi e ora cresciuti e sparsi per le vie del mondo. Che l’ITC Einstein sia stato per tutti un buon terriccio di scienza e gioia, amore e libertà. Un saluto a tutti.
E’ stato davvero un bell’incontro quello di martedì pomeriggio al Giardino di Archimede, dove il prof. Enrico Giusti ha fatto gli onori di casa a un tal signore nato in Francia sul finire del 500, vissuto quindi al tempo di Galileo, prima giovane un po’ scapestrato quasi sadico che amava far collezione di film horror tramite i reality show degli assedi alle città, poi uomo ravveduto e scopritore di un buon …metodo di conoscenza.
PS. Il Giardino di Archimede, come vedi nel sito, è il museo della matematica, sorto due anni fa. E' il tempio della scienza, una chiesa senza dogmi né certezze definitive. Ci senti dentro l'afflato dello spirito, una pentecoste sempre in corso. Vi si parla il linguaggio di Dio, quello matematico (1) . Facci una visita. E ritorna, con me, ai prossimi appuntamenti.
(1) Galileo Galilei (1564-1642)
[L’universo] non potrà essere letto finché non avremo imparato il linguaggio e avremo familiarizzato con i caratteri con cui è scritto. E’ scritto in linguaggio matematico, e le lettere sono triangoli, cerchi e altre figure geometriche, senza le quali è umanamente impossibile comprendere una singola parola.
Opere Il Saggiatore p. 171.

APPUNTI di VIAGGIO (2)
DOMENICA. Grande euforia dopo la passeggiata con Luciano per Saigon, io continuo a chiamarla così. Il bus navetta che collega ogni mezz’ora la nave col centro città ci porta di fronte al Teatro Municipale dove una banda suona quasi a darci il benvenuto. Vi hanno dato anche delle opere liriche. La giovanissima guida di ieri ne ha parlato con Luciano. E’ presto, il traffico è scarso , possiamo camminare tranquilli per le strade alla ricerca del Thon That Thiep, la via neo chic, di cui parla la guida TCI. Perché oramai si parla di Indochina Style. Dopo qualche tentativo infruttuoso, mi rivolgo con le poche parole di inglese che riesco a masticare a un giovane soldato che me la indica. Ci sono bei negozi, oggetti di arredo , di vestiario, di ornamenti disegnati da un gruppo di stiliste di diversa origine (francese, cambogiana , vietnamita). Mi piace entrare, tutto è moderno, direi sofisticato, mi piacerebbe comprare dei cucchiaini in legno per il tè, ma Luciano naturalmente non vuole: sono troppo cari e poi cosa ne facciamo? Il tè non lo prendiamo quasi mai. Invece approva ,perché io insisto, che mi compri una collana di perline colorate, che mi sembra originale anche se adatta ad abiti da mare, ma mi piace troppo.
Trovo il tempio induista segnalato dalla guida, vi entro. Non c’è nessuno. Un grande altare centrale con una sorta di tabernacolo con la dea Mariamman tra due guardiani. I Vietnamiti la considerano miracolosa. Ma Luciano vuole uscire perché le strade cominciano ad animarsi. Intorno i grandi lussuosi alberghi, poi i mercatini popolari, poi i numerosi bar, che Luciano classifica in tipi diversi, partendo da quelli per stranieri, a quelli di aspetto più modesto per arrivare a quelli che hanno colpito anche me : all’aperto, con piccoli sgabellini di plastica colorati su cui siedono i vietnamiti, che sono tutti di piccolissime statura , intorno ad uno sgabello più alto che funge da tavolino. Ieri ne abbiamo visti anche di più miseri , senza sgabelli dove le persone accoccolate consumano nelle loro tazze quella brodaglia con dei nastrini bianchi che ho scoperto essere fettuccine di riso. Certo questi vietnamiti mangiano a tutte le ore, la fame non la soffrono davvero, anche se lontano dalla zona più chic c’è sporco, che dà fastidio a Luciano. Dopo due ore di cammino quasi senza meta ritorniamo con facilità all’hotel Rex dove parte la navetta che ci porta alla nave. Fa molto caldo, occorre fare una doccia prima di andare a mangiare al self service sulla nave, dove il cibo è migliore che al ristorante e dove in mezz’ora possiamo consumare il nostro pranzo. La nave salperà a metà pomeriggio dopo il ritorno dalla gita per i tunnel di Cu chi che io avrò modo di vedere alla televisione in camera nostra. I tunnel sono scavati su tre piani diversi ed erano utilizzati prima dai vietminh, poi dai vietcong durante la guerra.
Ripenso alla passeggiata della mattina: un certo squallore accanto ad opulenza. La globalizzazione sta conquistando il Vietnam, e quelli che ne godono sembrano contenti come l’allegra guida di ieri , così giovane e simpatica. Ma anche gli altri che stamattina abbiamo incontrato hanno un’espressione soddisfatta, forse perché è domenica e non vanno a lavorare.
La sera a teatro esibizione di artisti cinesi(niente di speciale) e di danzatrici molto graziose, tutte col reggipetto imbottito: non sono sexi, ma eleganti e leggiadre nei movimenti e nell’ espressione del viso. Non sono affettate ma hanno un’eleganza naturale.
(Dal diario di Ornella)
mercoledì, febbraio 14, 2007

L'industria dell'Olocausto
Norman G. Finkelstein
Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei
Con un saggio inedito scritto per questa edizione
BUR, Aprile 2004, € 8,50
Comprato ieri da Paola. Che sollievo poter dire e scrivere "questa m. di lobby ebraicoamericana" prendendo a testimone un ebreoamericano. Grazie, Norman.
Mentre vai a comprare il libro,leggi l'intervista.
Scheda del libro

L'industria del Crocifisso
XY
Lo sfruttamento della sofferenza di Gesù di Nazaret
con un saggio inedito sul post-Vojtyla
Ed. post-paolina
BAR, febbraio 2007, € 1.
nelle edicole con l'Avvenire ormai passato.
Sognato stanotte da me. Che sollievo poter dire e scrivere "questa m. di lobby iorvaticana", prendendo a testimone *.* Grazie, *.*.
Mentre aspetti che esca il libro, scorri "L'Indice dei libri proibiti"; lì c'è l'indice del pensiero umano.
Nel frattempo leggi la lettera di Martino.
Chi era Martino?
martedì, febbraio 13, 2007

APPUNTI di VIAGGIO (1)
Avevo chiesto a Ornella - in partenza col suo Luciano - il diario della crociera Singapore, Vietnam,Malesia, Brunei.
Eccolo.
(Il periodo è a cavallo tra la seconda metà di gennaio e i primi di febbbraio 2007)
GIOVEDI’ navigazione.Siamo 700 crocieristi di cui 400 francesi, 200 dei quali facenti parte di un’organizzazione di pensionati. Gli italiani sono solo poco più di 60, gli altri di nazionalità varia.. Forse i francesi sono così numerosi perché attratti da quello che i loro padri e nonni avranno detto dell’Indocina quando era una colonia francese.
VENERDI’ Navigazione nel delta del fiume Saigon che confluisce nel delta del Mecong. Si vedono lungo le rive molte barche da pesca. I pescatori ci salutano. Qualche minuscola casetta isolata e in certi tratti qualche risaia.
Il pomeriggio visita a Saigon , HCMC , cioè Città di Ho Ci Min: scoprirò che dal Vietnam si possono fare telefonate anche col band 2, da Hong Kong e Singapore solo MS. Si vede che la TIM si è inserita in questo mercato. Visitato il tempio dell’Imperatore di Giada, induista e taoista in quel sincretismo religioso. ampiamente spiegato sulla guida del TCI che mi sono diligentemente comprata perché sono pignola e non mi fido di quello che le guide locali ci dicono. E’ la prima volta che entro in un tempio buddista. Molto incenso nella piccolissima stanza, donne che vanno lì a pregare per avere un figlio. La mia prima impressione è che tutte le religioni si assomigliano nelle loro manifestazioni esteriori. Un uomo inginocchiato molto compreso si piega in avanti poi a destra, poi a sinistra. Due donne sono molto concentrate e la rumorosa presenza dei turisti italiani non le distrae affatto dalle loro preghiere. Il primo interrogativo che mi pongo è se questo succede perché è un atteggiamento istintivo degli uomini quando vogliono chiedere un qualcosa alla divinità o se dipende dal fatto che le religioni nei secoli si sono influenzate tra loro. Penso alla corona snocciolata dai musulmani così simile al rosario cattolico, per non dire delle cuffie delle nostre suore tanto simili ai copricapo di foggia diversa delle donne musulmane.. Ma penso anche che certe manifestazioni rituali tipiche di quasi tutte le religioni sono , come credo dicesse Freud, l’espressione di una nevrosi ossessiva collettiva.
Si procede con la visita turistica: il teatro delle marionette sull’acqua, il Palazzo della Riunificazione, il Museo di storia vietnamita, il Rikiù,, cioè una carrozzina trainata da un ciclista , l’Ufficio Postale con ancora su un bancone la colla con il pennello per chiudere le lettere, alcuni grandi alberghi di costruzione recentissima. Tutti i maggiori edifici pubblici sono stati restaurati di recente Alla fine ci portano al Mercato Ben Thanh. Sono già le 19 e 30 e i mercanti stanno riponendo le numerose e svariate merci in grandi sacchi neri di nailon , che poi porteranno ai loro furgoncini. Non mi piace lo shopping, soprattutto in questi mercati, oltre tutto non so contrattare. Preferisco starmene al di fuori a vedere la caoticità del traffico, tutti quei motorini, quelle motociclette guidate come da dei pazzi e delle pazze, tutti con la loro mascherina antismog. Mi avevano tanto decantato la dolcezza del vivere a Saigon, ma qui tutto deve essere cambiato in pochi anni. Non mi sembra che ci sia molta osservanza delle comuni regole del traffico stradale: i motorini passano sui marciapiedi. Anche qui le isole rotatorie e lì c’è il caos. Comunque con tutte le luci accese le strade attraversate col pullman hanno un particolare fascino. Io penso come doveva essere invece Saigon , ai tempi della colonizzazione francese e mi riprometto di leggere Un americano tranquillo di Graham Green e poi cosa fu durante la guerra.
La guida che ci ha accompagnato nel giro è una ragazza giovanissima, minuscola, si definisce una zitella perché non è sposata, ride sempre, è stata in Italia, adora soprattutto Venezia. Alla domanda che gli pongono sulla guerra risponde che i rapporti con gli USA stanno rapidamente cambiando, da quando Bush è stato in visita con Laure, che si è impegnata per i diritti della donna, ma certo loro non potranno mai dimenticare.
La sera sulla nave bello spettacolo con concerto di suonatori vietnamiti che suonano sui loro strumenti, tutti a percussione, tranne il violino a due corde. Secondo me grande abilità dei musicisti, ma la musica è piuttosto fredda. Grande interesse di tutti che vanno sul palcoscenico a vedere da vicino gli strumenti.
(continua).
giovedì, febbraio 08, 2007

Si parte per Kitzbuhel
Che Dio ce la mandi bianca farinosa e senza acqua.
PRevisioni Meteo Kitzbuhel (Kitzbühel) - 800 metri s.l.m.
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Venerdì 9/02
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Tempo
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T °C
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Um. %
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Press.
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Vento
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notte
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coperto con pioggia moderata
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2° C
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95 %
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1003 hPa
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S
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9 km/h
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mattino
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coperto con neve moderata
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-0° C
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94 %
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1007 hPa
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O
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15 km/h
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pomeriggio
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nuvoloso
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5° C
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83 %
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1006 hPa
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S
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8 km/h
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sera
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coperto
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-0° C
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95 %
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1008 hPa
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S/SE
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13 km/h
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Sabato 10/02
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Tempo
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T °C
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Um. %
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Press.
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Vento
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notte
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coperto
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-2° C
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94 %
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1008 hPa
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S/SO
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10 km/h
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mattino
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coperto con pioggia moderata
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1° C
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96 %
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1005 hPa
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S
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8 km/h
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pomeriggio
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coperto con pioggia moderata
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5° C
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93 %
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1002 hPa
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S/SE
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14 km/h
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sera
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coperto con pioggia debole
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4° C
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96 %
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1002 hPa
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S
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12 km/h
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Domenica 11/02
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Tempo
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T °C
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Um. %
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Press.
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Vento
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notte
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coperto con pioggia moderata
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4° C
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97 %
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1003 hPa
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SO
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6 km/h
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mattino
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coperto con pioggia moderata
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3° C
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95 %
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1002 hPa
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S
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8 km/h
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pomeriggio
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coperto con pioggia moderata
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7° C
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87 %
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998 hPa
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S/SE
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14 km/h
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sera
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coperto con pioggia moderata
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4° C
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94 %
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999 hPa
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SO
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13 km/h
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Ma pensiamo anche alle cose serie
...
I mali di Internet li conosciamo tutti: la copertura territoriale è limitata, ancora assente in numerosi alcune aree, mentre i prezzi rimangono tra i più alti d'Europa. Come se non bastasse, la nostra rete ATM è vetusta e satura al punto che nemmeno Telecom individua più un interesse a farci investimenti sopra. Vedi, caro Beppe, si parla tanto di VoIP e di IPTV ma sono in molti a non accorgersi che, qui da noi, mancano a volte, perfino le condizioni di base per accedere ad Internet.
Ecco spiegato perché decidere oggi i prezzi di vendita che Telecom applicherà agli operatori per l'offerta Bitstream, è un fatto non banale, che ha richiesto decine di riunioni e chilometri di carta, di lettere, di spostamenti e di continui rinvii. Pensa solo che Telecom si era impegnata a farlo entrare in vigore entro dicembre del 2005.
Leggi Beppe Grillo
Aggiornamento del 13 febbraio 2007:
Tre giorni sulla neve, non a Kitzbuhel, ma a Rattenberg, sempre Tirolo è.
Le previsioni sopra. Le post-visioni sotto:
Incredibile ma vero: 3 giorni di sole con neve perfetta (d'accordo, non troppa ma sufficiente). Con lo sci club di Novoli, si chiama Odissea (dal giovedi pm alla domenica night, pulman al seguito, ogni giorno si cambia comprensorio; i nostri comprensori sono stati Kaltenbach, Zell Am Ziller, Ramsau nella Zillertal).
Se non ci credi clicca sulla foto: ci sono tre testimoni: da sinistra Paolo Giovannetti, Marco Ardia, Giovanni Burgalassi.
mercoledì, febbraio 07, 2007
Laudato si, mi signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare. (S.Francesco)
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella. (Totò)
UN NUOVO SPAZIO PER DIRE ADDIO
COMUNE DI FIRENZE
Consiglio di Quartiere 4
VENERDI’ 9 FEBBRAIO ALLE ORE 17.00
C/O VILLA VOGEL
SALA CONSILIARE TOSCA BUCARELLI
VIA DELLE TORRI 23
IL COMITATO PROMOTORE IN COLLABORAZIONE CON IL CONSIGLIO DI QUARTIERE 4 PROPONE L’INCONTRO SUL TEMA:
UNO SPAZIO CIVICO NEL NOSTRO QUARTIERE PER I FUNERALI LAICI
INTERVENGONO:
PAOLA GALLI Rappresentante del gruppo promotore dell’iniziativa
SILVANO CALISTRI Presidente della Croce Verde di Pistoia
ROBERTO BARONTINI Ex Presidente della Croce Verde di Pistoia
CORRADO MARCETTI Direttore Fondazione Michelucci di Firenze
TIZIANO RIMOLDI Avventista, membro della consulta Regionale del dialogo interreligioso
GIUSEPPE D’EUGENIO Presidente del Consiglio di Quartiere 4
UN ALTRO MODO DI DIRE ADDIO
La laicità è un tema che appassiona specie se si lega a proposte concrete.
Tempo fa in una lettera al Presidente della Circoscrizione 4 un gruppo di cittadini dell’Isolotto di Firenze chiedeva uno spazio adeguato nella sede istituzionale dove svolgere le cerimonie funebri, un’opportunità in più rispetto a quelle tradizionali ed esistenti per socializzare il dolore che si accompagna ad un lutto. La richiesta rendeva esplicito un bisogno già affiorato nell’esperienza di tante persone del quartiere, sottolineando alcuni punti:
1) Creare un’alternativa alle celebrazioni religiose e alle esequie svolte nelle Cappelle del commiato. Le chiese (salvo casi eccezionali) sono sempre pronte all’accoglienza dei morti e tuttavia risultano inconciliabili con scelte di vita laiche e anticonformiste. Come spesso accade si va in chiesa per abitudine, per non sentirsi emarginati ma anche per mancanza di alternative soddisfacenti. Così all’autorità ecclesiastica viene delegata “per competenza” la gestione del momento più alto della debolezza umana e le cerimonie religiose finiscono per assumere un significato poco rispettoso delle idee di tutti coloro che vi partecipano.
D’altra parte, le attuali Cappelle del commiato sono terribilmente desolanti per la loro collocazione e organizzazione. Vale la pena sottolineare che la creazione delle Cappelle del commiato, peraltro recente a Firenze e diffusa solo nel nord d’Italia, costituisce senza dubbio un importante passo avanti verso la laicizzazione delle cerimonie funebri (l’istituzione di queste strutture è probabilmente una conseguenza della politica ecclesiastica ispirata alla Francia rivoluzionaria e poi napoleonica con la quale lo Stato assunse la competenza in materia cimiteriale, condannando l’uso – in particolare per motivi igienici - di seppellire i morti negli edifici di culto). A causa della loro sistemazione periferica, dell’utilizzazione contingentata, della destinazione esclusiva a luoghi di morte, queste strutture restano però ancora lontane dal soddisfare le esigenze più spontanee e profonde.
2) Offrire un servizio alla generalità e senza alcuna discriminazione. E’ proprio vero, come dice Totò nella poesia “La livella”, che gli uomini diventano uguali solo quando appartengono in modo definitivo al regno della morte: accade di frequente che sedi pubbliche vengano momentaneamente e sbrigativamente utilizzate per i funerali di personalità che hanno ricoperto un ruolo di spicco nella società e nelle istituzioni. All’uomo comune questa possibilità non è concessa. In tal senso lo spazio messo a disposizione nel Consiglio di quartiere ristabilirebbe un minimo di parità di trattamento.
3) Cercare di non separare la morte dalla vita. Tra le tanti divisioni della nostra esistenza il dualismo fra morte e vita sembra il più inconciliabile. Nella società moderna tutto concorre a determinare la rimozione del pensiero della morte dalla quotidianità. Eppure, a guardar bene, la morte non è solo un inquietante scrigno di misteri (di cui non a caso rivendicano la chiave specie le religioni), ma l’evento che dà un senso alla vita, rinnovandola continuamente: non ci sarebbe vita se non ci fosse morte. Il consiglio di circoscrizione, la casa comune più vicina ai cittadini, l’istituzione che rappresenta i bisogni sociali più immediati, ove confluisce ogni aspetto vitale del quartiere e che per prima deve essere capace di avviare processi di superamento di ogni forma di divisione, non può che essere la sede più giusta anche per chi voglia ricordare una persona cara.
(LUCIANO ZANNOTTI)
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"
(Da "La livella" di Totò)
Un comunicato dell'UAAR (Unione atei e agnostici)
Apprendiamo solo ora dalla stampa, peraltro con grande piacere, che non siamo più in una fase progettuale, ma che l'iniziativa ha avuto finalmente concreta attuazione.
Come UAAR di Firenze vogliamo quindi porgere un sentito ringraziamento a Paola Galli che ha portato avanti tenacemente il progetto che ci vide già concordi nel lontano 2002 in occasione dell'incontro avvenuto in una Assemblea domenicale della Comunità dell'Isolotto sotto i portici del mercatino.
Ma un ringraziamento particolare va anche al presidente del Q4 D'Eugenio a cui - dopo aver bussato inutilmente a tante porte istituzionali - ci rivolgemmo un paio di anni fa tramite i giornali di quartiere per
promuovere l'iniziativa oggi coronata da successo. Ci accolse, si dimostrò interessato, ma non promise nulla: "Vedrò quel che si può fare...". Be', l'ha fatto.
La cosa forse più significativa è che dei fili sparsi tanti anni fa in piazza dell'Isolotto da credenti, diversamente credenti e non credenti abbiano potuto intrecciarsi in una trama di civiltà in cui le diverse
visoni della vita convergono senza combattersi.
Ed ora, visto che è possibile dire addio ai nostri cari con maggior serenità, perché non provare a dare un benvenuto ai nuovi nati in un modo più responsabile, meno freddo e impersonale della burocratica registrazione anagrafica?
Anche questo è un atto di civiltà. Perché non lo portiamo avanti ancora assieme?
Un saluto cordiale con l'auspicio di ritrovarci nuovamente accanto in altre battaglie di laico civismo.
per il coordinatore Baldo Conti
Marco Accorti
UAAR - Firenze
sabato, febbraio 03, 2007
FAX et pax.

Passeggiate in bicicletta
Andare - in bicicletta - da via dei Rododendri a Via Baccio da Montelupo, negozio TIM.
Scopo: restituzione di due apparecchi telefonici Telecom wireless mai richiesti, depositati presso le baracche verdi sede del CEP (Centro Educativo Popolare) da un giovane call center semioccupato.
Negozio via Baccio non abilitato riconsegna materiale telecom impropriamente venuto in mano di privati…rivolgersi negozio TIM via di Novoli, zona Regione Toscana…
Bellezza riposata di una gita in bicicletta.
L’Inverno ha fatto un pacs con la Primavera, l’Isolotto verde, la passerella sull’Arno ancora lì, salvata anni addietro da un ponte a grande corsia, sguardo soddisfatto alla sponda sinistra dell’Arno da poco restaurata con il riporto alla luce di un bel muro in pietra ricoperto di terra e erba dopo una mancata manutenzione di cinquant’anni (Firenze centro è inagibile causa le tre linee di metropolitana di superficie attualmente e contemporaneamente in costruzione, ma l’Arno riposa la vista se lo fai in bicicletta fino a Signa direzione Nord o fino al Girone direzione Sud). Nel frattempo, attraversate le Cascine al piazzale Kennedy, costeggiata la facoltà di Agraria e l’Istituto Tecnico Agrario, sono arrivato a Piazza Puccini, preso via Baracca deviato in Via di Novoli, raggiunto il centro TIM, ripartito con le pive nel sacco, munito di un indirizzo Telecom per Asti, la città di Paolo Conte quando andava a teatro a veder la tragedia con l’imprecazione “Ei pèra”. Dobbiamo inviare i due apparecchi telefonici wireless per posta, chiedere il rimborso spese postali e la restituzione del prezzo del noleggio documentato in bolletta.
Altra strada non c'è se non vuoi continuare a pagare le spese di noleggio immediatamente posizionatesi in Bolletta.
Alcuni mesi fa lo stesso viaggio da via dei Rododendri a Via di Novoli per chiedere la sostituzione della levetta di attacco e stacco della cornetta – 2 cm di lunghezza, 5 grammi di peso - di un apparecchio fax Sfera Telecom (quello in alto). Un pezzettino di plastica ( n.matricola 612-2) che si è rotto per l’urto con la cornetta sfuggita di mano.
Risposta: non esiste in commercio il pezzo di ricambio. Bisogna inviare per posta l’intero apparecchio (glug...) ad Asti. Lì c’è l’artigiano che fa manutenzione.
Prezzo dell’operazione ignoto, spese postali a carico proprio.
Soluzione: acquisto nuovo apparecchio fax (Leonardo, qui sotto)offerto a 60 euro.

Dedicato a Beppe Grillo si licet parva componere magnis.
Contropartita: Quattro cinque anni fa Telecom mi ha messo l’ADSL in prova per due mesi, gratis. Mi è rimasta in prova gratis per due anni e mezzo. Mi hanno lasciato il modem manta senza farmelo pagare. Adesso viaggio con telecom Alice flat con bolletta bimestrale.
PS. Se qualcuno vuole il Fax sfera, senza la levetta, ma praticamente nuovo, lo può venire a prendere da me. Ci intendiamo per email. Se qualcuno ha la levetta di attacco e stacco della cornetta me la può mandare in busta semplice e si farà un amico.
Scritto con allegria, come scongiuro al detto di Sorel: gli uomini si incazzano a morte per cose da niente e poi soggiacciono rassegnati e succubi di fronte alle grandi calamità.
Viva comunque e sempre Beppe Grillo.
Una lode a bicicletta e pensione: la prima per attraversare Firenze in direzione dei centri TIM, la seconda per avere il tempo da buttare via.
Un saluto.
giovedì, febbraio 01, 2007
L'arcobaleno non si può affondare

E' vero un arcobaleno non si fa affondare. Peccato che duri così poco. Ma continuiamo a camminare, in questi giorni verso Vicenza.
L'utopia sta all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l'orizzonte si allontana di dieci passi. Per quanto cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? A questo: serve a camminare.
Eduardo Galeano
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