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giovedì, aprile 26, 2007
Cattainìn (Caterina) Campodonico da Genova

Clicca sulle foto per ingrandimento
A sôn de vende ræste e canestrelli
all'Aeguasanta, a-o Garbo, a San Ceprian
con vento e sô, con ægua zù a tinelli,
a-a ma^e vecciaia pe asseguaghe un pan;
fra i pochi södi, m'ammuggiava quelli
pe tramandame a-o tempo ciù lontan
mentre son viva, e son nea portoliann~a;
Cattainin Campodonico (a paisann~a)
MDCCCLXXXI
Da questa ma^e memoia, se ve piaxe
voialtri che passae preghàeme paxe.
A forza di vender noccioline e canestrelli
all'Acquasanta, al Garbo, a S.Cipriano,
con vento e sole, con acqua giù a tinelli,
alla mia vecchiaia assicurando un pane,
fra i pochi soldi, mi ammucchiavo quelli
per tramandare a un tempo più lontano,
mentre son viva e vera abitante di Portoria:
Caterina Campodonico (la paesana)
1881
Da questa mia memoria se vi piace
voialtri che passate pregatemi pace.
L'ho ritrovata, ancora lì dopo tanti anni, più viva che mai dopo i lavori di restauro.
Lo spirito protettore di Genova, buona, brusca e forte.
A Staglieno.
Per trovarla: dall'entrata laterale (quella normalmente aperta), gira a sinistra sotto il porticato a piano terra, lo percorri tutto; alla fine, dopo aver girato a destra, prima della scala, trovi la statua, piuttosto alta e ben visibile come dalla foto.
Il Canestrello di Caterina:
a forma di ciambella con foro centrale, ottimo a colazione ed ancora più appropriato a merenda con il tè o il vino dolce. Queste ciambelline di pasta frolla morbide e friabili si riconoscono per la smerlatura del bordo e per l'abbondanza di burro che offre un'indiscutibile bontà. "A son de vende reste e canestrelli..."
Questo antico detto dimostra che esiste anche una versione più povera dei canestrelli fatti cioé della pasta del pane che Caterina Campodonico vendeva alle sagre paesane, con il ricavato delle collane di nocciole e di questi dolci riuscì a comprarsi un monumento funerario al cimitero di Staglieno a Genova, imperitura memoria della sua persona e del suo lavoro.
caratteristiche: Canestrello di Santo Stefano D'Aveto (GE), Canestrello dell'Acquasanta (GE), Canestrelletto di Torriglia (GE) o Canestrello ligure.
Biscotto di pasta frolla ha la forma di una ciambella del diametro di 10 cm circa e un foro centrale di circa 3 cm; spessore 6-7 mm. Il colore è dorato ed ha una consistenza friabile e morbida. Il canestrello dell'Acquasanta presenta sulla superficie superiore lo zucchero in grani.
preparazione: Ingredienti: 500 gr di farina, 300 gr di burro, 150 gr di zucchero, 2 uova, zucchero a velo, bicarbonato di ammonio, latte.
Lavorazione: porre sulla madia la farina, unirvi lo zucchero, il burro ammorbidito, un pizzico di bicarbonato, i tuorli. Impastare con cura e lasciar riposare. Fare poi un impasto che deve essere arrotolato e schiacciato a mano o a macchina, sino ad ottenere una sfoglia alta un cm. Con l'apposito stampino creare i canestrelli, il tutto verrà poi spennellato con il latte ed infornato a 150 ° per 15 minuti. Lasciarli raffreddare e cospargerli di zucchero a velo.
sabato, aprile 21, 2007

Dal 22 al 25 c.m.
Con Paola, as tourists. Dopo Bologna, Napoli e Trieste tocca a Genova la nostra visita turistica alle città italiane, in attesa di Lisbona antica programmata per la fine estate con l'homeexchange del quale ho già parlato.
Genova per me è un tuffo in tre anni ormai lontani passati all'ombra della Lanterna, in quel di Sampierdarena. Le previsioni del tempo sono buone, mi vedu Righi e a ciassa d'Annunzià, Piazza De Ferrari, Caricamento, i carugi del centro...belàn, ci torno volentieri.
venerdì, aprile 20, 2007

Margherita Hac
tra Giancarlo Funari e Meri Negrelli (Presidente nazionale e rappresentante regionale di Libera Uscita
il 19 aprile u.s. nel Palagio di Parte Guelfa a Firenze.
Per un incontro conferenza sul tema "Anche in Italia l'eutanasia?"
Al tavolo della Presidenza Riccardo Vigilardi, chirurgo a Careggi, Fabio Conti, avvocato, Marco Ceruti, insegnante di bioetica al seminario di Firenze, Giancarlo Fornari e, last but first, Margherita Hack.
Così, Paola ed io, abbiamo potuto sederle vicino, scambiare due parole, fare una foto insieme. Quella con me inutilizzabile. La prossima volta.
Mi sono piaciuti: Hack, breve ma corta, semplice e chiara, il chirurgo (era appena uscito dalla sala operatoria), sincero e convincente, grande umanità e pazienza (con il biologo di curia), Funari che coniuga lucidità e passione. Il piacere di averlo avuto ospite per un giorno in casa mia.
Il mio intervento nello storico Salone Brunelleschi:
BIAGIO B.
Un uomo nasce il 1 dicembre del 1891 e campa novant ‘anni.
Un giorno, senza aver mai saputo del Petrarca e del suo «speglio» parlante, scrive per il figlio,
e nasconde fra le pagine di un Melzi, questi poveri versi testamentari:
Guardandomi stamani allo specchio,
mi son sentito dire che son vecchio:
rughe profonde solcano il viso;
le labbra pendole, senza sorriso;
bocca povera, capello bianco,
il passo tremolo e stanco.
Giovinezza per legge di natura
passa veloce e poco dura.
Non spero più nessuna cosa,
né color verde né quel di rosa.
In vita mia ho riso e ho pianto,
non ho rimorso, non ho rimpianto.
Figlio caro, seguo la sorte,
e aspetto con fiducia la mia morte.
Scrive, e a questo punto, mentre attende
di spegnersi in pace una sera;
di cadere una sera santamente e in silenzio
come un albero che s’è stancato;
ecco un male turpe lo coglie e,
lasciandogli la mente stupenda,
gli disfa e strazia e disonora le membra
in muco, in bave, in merda, in pus, in orrende urla notturne;
e sporca nella memoria dei superstiti
centomila immagini di forza, di dolcezza, di sapienza,
a pro’ di un solo incancellabile fotogramma di raccapriccio.
Non è giusto.
Gesualdo Bufalino, Diceria dell’untore - Museo d’ombre, pag 279-280
Sellerio Ed, 1981.
Spiego agli ascoltatori che Biagio B. sta per Biagio Bufalino, il padre fabbroferraio del grande scrittore siciliano e che il pezzo letto è l'ultima pagina dell'ultimo libro scritto da Gesualdo Bufalino: un vero testamento. Poi proseguo (semileggendo):
Noi atei e agnostici siamo cittadini sans papier, senza riconoscimento… Possiamo anche noi pretendere dallo Stato di assegnare l’otto per mille a lui destinato per il conseguimento di fini certi e determinati, come per esempio la pari dignità con le organizzazioni religiose nella fruizione degli spazi mediatici nell’area organizzata dallo Stato con le tasse pagate da noi cittadini? Come p.e. l’apprestamento su scala generalizzata di locali adeguati in occasione di nascite e morti e ricorrenze varie?
Noi valdesi prendiamo l’otto per mille ed ora siamo chiamati in causa da atei e credenti (vedi i due appelli a fondo post) che riversano a noi l’otto per mille perché “abbiamo sempre promosso i diritti civili degli individui” . Forse questa duplice attestazione di stima ci chiama ad un impegno più specifico e determinato per garantire, anche con l’8 per 1000, pari dignità e corrispondente pari visibilità mediatica nonché sostegno economico al clero e alle associazioni cattoliche vittime del Vaticano alleato con lo Stato…
Noi cattolici del dissenso e cdb (comunità di base) viaggiamo per le vie di Firenze, di Toscana e d’Italia sempre seguiti da questa cappa magica del silenzio mediatico che ci segue e ci copre per renderci invisibili e dichiararci inesistenti;
noi cattolici incardinati, parroci in attività, direttori di riviste, gestori di TV, francescani ad Assisi, comboniani a Padova… siamo guardati a vista e quando occorre ci troviamo in bocca la mordacchia della dispensa o licenziamento operate da quel potere gerarchico romano unico detentore dei privilegi dei soldi delle garanzie e delle immunità sancite dal grande concordato e dalle convenzioni regionali che seguono a cascata, ininterrottamente, ultima qui in Toscana la Convenzione firmata da Martini e Plotti (***) “per la disciplina del servizio di assistenza religiosa cattolica nelle strutture di ricovero delle aziende sanitarie” – l’anno 2005 il giorno 24 del mese di gennaio in Lastra a Signa, presso l’Eremo di Lecceto.
Art. 3: il numero degli assistenti religiosi viene concordato in funzione dei sgg criteri:
- il n. di ricoveri riferito all’anno precedente:
- numero e dimensione delle strutture di ricovero, loro eventuale articolazione in più sedi e dislocazione delle stesse nel territorio..
…l’Ordinario potrà conferire l’incarico oltre che a sacerdoti a diaconi permanenti e a religiose.
Art. 4: Il servizio di assistenza religiosa è svolto da assistenti religiosi assunti in ruolo dall’Azienda sanitaria su proposta dell’Ordinario diocesano;
noi cittadini senza classificazione, clienti dei self service religiosi, non rassegnati a perdere il conforto ideale dato dal senso del mistero che ci circonda come docili fibre dell’universo, ci troviamo ogni giorno di più in difficoltà di fronte all’occupazione degli spazi della multinazionale del sacro che invade il territorio, come la serie di sportelli bancari che stanno sopprimendo nelle nostre città la varietà e diversità dei mille negozi artigianali;
Noi ebrei, noi testimoni di geova, noi buddisti …beh, con differenti soluzioni, ci sistemiamo nelle nostre nicchie un po’ più al riparo da questo tsunami vaticano, a patto di non entrare in concorrenza dichiarata …ma anche per noi forse è giunto il momento di fare per lo meno da massa di sostegno da argini di protezione, da bacini di decantazione contro l’alluvione provocata ad arte dagli atei devoti che, terrorizzati dall’avanzare inarrestabile della autonomia delle coscienze, svendono ogni giorno le anime dei cittadini più indifesi, sui banconi dei canali televisivi, dei giornali grandi e piccoli, dopo aver consegnato la massa dei bambini italiani nelle mani del clero cattolico-romano fin dalla scuola materna…
Noi dell’associazione per la depenalizzazione dell’eutanasia ( e qui rientro nell'occasione anche io ndr) abbiamo le nostre richieste depositate in Parlamento, e siamo ridotti con la penna di Indro Montanelli e quella di Umberto Veronesi a rivendicare finora inutilmente il diritto di morire in pace e dignità; mentre giacciono nell’anticamera del Parlamento le poche Leggi da noi proposte ivi comprese quelle già interne alla Convenzione di Oviedo (v. testamento biologico), e quelle già partorite dallo stesso nostro Parlamento, bloccate nel lettino di contenzione dalla mancata stesura del regolamento applicativo (v. dispersione delle ceneri).
Consiglio ai politici
“Non conviene entrar mai in trattato con la Corte di Roma, e non prestar mai l’orecchio a farlo per via di concordati , perché come saviamente si rileva dal Giannone, è stato SEMPRE questo il solito colpo di riserva, che quella sceltissima corte ha messo in uso, e che mai non le ha fallito quando si è veduta in circostanze di dover piegare, usando ciò per strattagemma onde acquistare tempo, senza frattanto nulla recedere dalle sue pretese, poiché in nessun concordato havvi dichiarazione che implichi di recedere alcuna cosa o preteso diritto e privilegio di fronte alla potestà laica”
Nel 1732 il senatore Filippo Buonarroti espresse questo parere.
Concludo facendo riferimento(senza leggerlo) al documento che segue:
8 per 1000
L'appello dei non credenti
Di fronte all'offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili liberta' e diritti civili degli individui (che andrebbero invece decisamente ampliati), e alla subalternita' e passivita' dello stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative, benche' non credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l'otto per mille alla chiesa evangelica valdese che le liberta' e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si e' impegnata ad utilizzare i proventi dell'otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa.
PAOLO FLORES D'ARCAIS, UMBERTO ECO, MARGHERITA HACK, VASCO ROSSI, GIORGIO BOCCA, SIMONE CRISTICCHI, ANDREA CAMILLERI, DARIO FO, MICHELE SANTORO, OLIVIERO TOSCANI, FRANCA RAME, FERZAN OZPETEK, LIDIA RAVERA, UMBERTO GALIMBERTI, LELLA COSTA, LUCIANO CANFORA, BERNARDO BERTOLUCCI, MARIO MONICELLI, EUGENIO LECALDANO, GENNARO SASSO.
L'appello dei cattolici
Noi cittadini cattolici, che tentiamo di testimoniare nella vita sociale ed ecclesiale una fedelta', la piu' coerente possibile al vangelo e quindi critici e scandalizzati nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre piu' tesa a usare il potere che deriva dal danaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano, riteniamo legittimo e forse doveroso negare a questo potere ecclesiastico il sostegno dell'otto per mille IRPEF.
Invitiamo tutti i cittadini italiani i quali, nonostante le intrinseche contraddizioni rispetto al principio di laicita', desiderassero comunque devolvere l'otto per millle a una espressione religiosa, a fare la scelta della "Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi" che le liberta' e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si e' impegnata ad utilizzare i proventi dell'otto per mille esclusivamente in opere sociali e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa.
DON ENZO MAZZI, GIOVANNI FRANZONI, DON VITALIANO DELLA SALA, DON RAFFAELE GAROFALO, DON GIANNI ALESSANDRIA, DON ROBERTO FIORINI, DON FRANCO BARBERO, FRANCESCO ZANCHINI, DON BRUNO AMBROSINI, DON ALDO ANTONELLI, DOMENICO JERVOLINO.
Martini e Plotti (***): Capo del governo della Toscana, Capo dei vescovi toscani.
giovedì, aprile 19, 2007

Che dio ce la mandi buona
Qualcuno ha scritto che se Grillo fa l’economista e Strada il negoziatore significa che i politici sono scomparsi.
La politica è scomparsa. E’ un dato di fatto. E’ successo come per le mezze stagioni. Non so dirvi quando, ma so per certo che non c’è più. Si è trasformata in un gran ballo di congressi, nuovipartitidemocratici, vecchiecasedellalibertà, riesumazionidicadaverisocialisti. Di cose vere, di fatti, non si occupa più nessuno.
...questo Paese abbandonato a sé stesso come un cane sull’autostrada.
Qui chiunque può dire quello che vuole, fare quello che vuole. L’importante è che faccia parte del giro. L’occupazione di tutti gli spazi di comunicazione da parte di un manipolo di cialtroni può essere definibile con una sola parola: dittatura.
I media oggi stanno legittimando una palese situazione antidemocratica. L’ordine dei giornalisti va abolito. Istituiamo quello dei leccaculo.
Leggi tutto il post su Beppe Grillo
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
Quell'anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
di quei ch'un muro e una fossa serra.
Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s'alcuna parte in te di pace gode.
Che val perché ti racconciasse il freno
Iustinïano, se la sella è vòta?
Sanz'esso fora la vergogna meno.
Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi ciò che Dio ti nota,
guarda come esta fiera è fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.
A che è servito che Giustiniano ti abbia aggiustato il freno del vivere civile (con le leggi) se ora non hai in sella l'imperatore (che fa osservare le leggi)? Senza questo freno oggi la tua vergogna sarebbe minore (perché un popolo senza leggi non è colpevole della sua anarchia).
Ahi, gente di Chiesa, che dovresti dedicarti solo a opere di pietà, e lasciar sedere l'imperatore sulla sella (a esercitare l'autorità civile), se comprendi rettamente quello che Dio ti ha prescritto,
osserva come questa cavalla è diventata ribelle per il fatto che non è guidata e domata dagli speroni dell'imperatore ( leggi Costituzione repubblicana ndr) da quando hai preso in mano la sua briglia.
Vieni a vedere la tua Roma che piange nella sua solitudine e vedovanza, e giorno e notte invoca: « 0 mio re, perché mi abbandoni? ».
...
Vieni a veder la gente quanto s'ama!
e se nulla di noi pietà ti move,
a vergognar ti vien de la tua fama.
E se licito m'è, o sommo Giove
che fosti in terra per noi crucifisso,
son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?
O è preparazion che ne l'abisso
del tuo consiglio fai per alcun bene
in tutto de l'accorger nostro scisso?
Ché le città d'Italia tutte piene
son di tiranni, e un Marcel diventa
ogne villan che parteggiando viene.
Vieni a vedere come la gente d'Italia si vuol bene! e se non vi è alcun sentimento di pietà verso di noi che ti possa commuovere, vieni a cogliere la vergogna del discredito (che ti sei procurato con il tuo disinteresse).
O Cristo che sulla terra fosti per noi crocifisso, se ciò mi è permesso, ti chiedo: la tua giustizia si è rivolta altrove?
Oppure nell'abisso della tua sapienza permetti, tutto questo in preparazione di qualche bene totalmente inaccessibile al nostro intelletto?
Purgatorio VI
(Scritto da Dante in Casentino, intorno al 1308-10)
Purg. VI in prosa
martedì, aprile 17, 2007
AHI SERVA
ITALIA
DI DOLORE OSTELLO
NON DONNA DI PROVINCIE
MA BORDELLO
la Chicago degli anni ’20 di Guido Rossi.
Indovinate chi è Al Capone?
16 Aprile 2007
Intervento di Grillo all'Assemblea Telecom

La Security di Telecom-Pirelli ha avuto modo di avere a propria disposizione una risorsa tale da consentire facilmente l’acquisizione di notizie privilegiate nell’interesse del gruppo, inteso sia come ente giuridico sia come gruppo dirigente” e ha rilevato che: “la vastità dell’intrusione indebita nei segreti della vita altrui si è manifestata in una davvero allarmante trama di acquisizione di informazioni riservate da utilizzare contro importanti personaggi dell’imprenditoria, del giornalismo e della politica italiana, prima di incontri che l’alta dirigenza aveva in programma con questi personaggi”.
Gli ex responsabili della sicurezza Telecom: Tavaroli, Ghioni e altri sono in carcere. Un loro collega, Adamo Bove si è apparentemente suicidato e suo padre, Vincenzo Bove, ne attribuisce la morte alle calunnie create ad arte in Telecom...
L’alta dirigenza Telecom è qui, si chiama Carlo Orazio Buora, Marco Tronchetti Provera, Riccardo Ruggiero. ..
Vai al blog di Beppe.
Post scriptum
Per un bel corso di economia attualizzato sulla vicenda Telecom ora mettiti in poltrona, accendi la pipa e leggi Stefano Quintarelli. (si apre un po' a fatica).
Comunque, se come me, non sei un esperto né un azionista, ma rimani pur sempre un infaticabile internauta, leggi l'intervento di
STEFANO QUINTARELLI
Intervento all’Assemblea degli azionisti di Telecom Italia SpA del 16 aprile 2007
Signor Presidente,
ho seguito con estrema attenzione la Sua presentazione al Telecom Day, in particolare per quanto riguarda il posizionamento corrente e l'evoluzione strategica della nostra azienda, riassunti in due (di numero) slide.
Gli aspetti che vengono considerati sono aspetti relativi a macrotrend di mercato e rapporti verso i concorrenti da cui si derivano tre linee guida:
1) focalizzazione sul core business,
2) crescita in mercati adiacenti innovativi
3) spinta sul business internazionale.
Mi sarei aspettato nella Sua presentazione una riflessione più approfondita sulle grandi discontinuità tecnologiche che si stanno verificando e che nell'ambito di una analisi dell'evoluzione strategica, in un orizzonte oltre il breve periodo, mi sembrerebbe essenziale affrontare.
A Ginevra, all'International Telecommunications Union, a inizio anno si è svolta una riunione mondiale sul futuro degli operatori telefonici; ormai ci sono pochi dubbi che il business della telefonia, nella sua struttura integrata verticalmente, stia per tramontare.
Una volta il servizio telefonico coincideva con la rete, era un tutt'uno.
Con l'avvento del protocollo di Internet e sotto la spinta evolutiva dell'elettronica di consumo non è più così; la telefonia si divide in due strati: trasporto di bit e servizio telefonico
Non si può più pensare che esista una telefonia integrata verticalmente e, di fianco ad essa un servizio di trasporto di bit NON integrato verticalmente (sopra al quale l'utente può fare qualunque applicazione, dal web, alla posta elettronica e altro).
Il servizio telefonico è ormai un servizio come gli altri, sopra allo strato di spostamento di bit: un servizio come il web e la posta elettronica.
Ma questi servizi (web e mail) o se li gestisce direttamente l'utente (grazie alla riduzione dei costi dell'elettronica) o sono a costo zero.
Non è pensabile di ricreare forzatamente una integrazione verticale con servizi chiusi, è contro l'evoluzione tecnologica oltre a non essere consentito dalle leggi che sanciscono l'obbligo di interoperabilità.
Pensiamo di fare diventare anche “la voce” a costo zero? Ma allora, dove andremo a guadagnare?
Però così sembrerebbe a guardare la pubblicità in questi giorni in televisione che propaganda telefonate a costo zero tra i nostri abbonati al servizio Alice.
Una offerta che mi ha stupito profondamente in quanto ovviamente vietata dalle norme antitrust, e quindi una offerta che potrebbe addirittura costringerci legalmente a dover assicurare ai concorrenti (per non discriminazione) di scambiarci con loro telefonate a costo 0, accelerando così l'annullamento del costo della telefonia.
L'idea di compensare il calo di ricavi e, soprattutto, di margini della telefonia vendendo film, partite e canzoni, a giudicare da quanto abbiamo appreso nelle nostre presentazioni ufficiali, non sembra che stia funzionando.
I motivi sono vari: ma tra questi i principali mi paiono essere l'entrata in gioco di un attore della filiera con grande forza negoziale (i padroni dei contenuti) e il necessario rispetto delle leggi vigenti.
La prima nostra offerta di questo genere risale al 2003, quasi 4 anni fa: ormai il management certamente dispone delle indicazioni numeriche sulla efficacia (o non efficacia) di questa iniziativa.
Ma i numeri a noi azionisti non sono stati mai comunicati.
Per concludere: con gli obblighi regolamentari circa l'accesso alla rete, la interoperabilità e le normative antitrust, con marginalità deludenti della vendita di contenuti, con il prezzo della telefonia che sta andando a zero, - dato che la nostra è una azienda che, in Europa, è tra le più dipendenti dal traffico telefonico - quale strategia pensate di adottare per compensare questo fenomeno determinato dall'evoluzione tecnologica?
Se non ti basta
Che fare, allora?
Intanto è un bene che Tronchetti Provera esca! Nessuna criminalizzazione, beninteso, ma la constatazione è che anche lui non ce l’ha fatta. E’ un problema per il capitalismo italiano aver dimostrato di non saper tenere nelle sue mani una impresa che ha trenta miliardi di ricavi e dodici di margine operativo! Una azienda sana che è in grado, se lasciata in pace e non stressata da dividendi altissimi per tenere insieme il patto di sindacato attorno a Tronchetti, di pagarsi i debiti e gli investimenti che, è bene ricordarlo ai curiosi dei numeri, ammontano tra quattro e cinque miliardi all’anno! Certamente di più di quelli che realmente il nostro paese riesce a mettere in campo con le finanziarie, di tutti i colori!
La seconda questione riguarda il metodo: i patti di sindacato hanno dimostrato di essere dannosi per le aziende. Sono forme antidemocratiche in cui una ristrettissima minoranza, come nell’America latina degli anni passati, un manipolo di uomini era arbitro di ricchezze non sue, governava nonostante fosse una minoranza e l’alternanza era garantita dai colpi di stato! Forse il Parlamento dovrebbe occuparsene. Non è forse una vera riforma liberale quella che impedisca a minoranze di sopraffare le maggioranze? Telecom, in quanto utility, è giusto che evolva, nel tempo, verso una Public company. Come? Attraverso un’azione convergente del sistema bancario che produca un cambio di proprietà e prepari uno sbocco verso un azionariato diffuso. Io credo che, così come succede in Telefonica, una autonomia tra azionisti e management possa solo fare bene a Telecom! In seguito si vedrà, ma la mancanza di imprenditori italiani non può far velo.
Terzo, va separata la rete sul modello inglese e va affrontato il tema della costruzione della rete di nuova generazione. Con una Telecom che evolve verso una Public company non avrei dubbi sull’integrazione tra operatore e rete, diversamente il tema va affrontato perché ha implicazioni di non poco rilievo per la parità d’accesso e per la modernizzazione del paese.
Emilio Miceli
*segretario Slc Cgil
L'articolo intero qui
E il mio contributo dei primi di febbraio?
lunedì, aprile 16, 2007
Stefano Dei

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Il film di Olmi mi è piaciuto. Ho avvertito sentimenti ed emozioni emergere da non so quale magma interiore. Ho avvertito anche aria di fresca mattinata e il bianco di un lenzuolo steso al sole. Ricordo quando criticavamo aspramente Olmi per “ l’ albero degli zoccoli “ e lo contrapponevamo nei cineclub a “ Novecento” Di Bertolucci: Idealismo da parrocchia contro il sano storicismo. Eccolo qua invece il talento del buon narratore, di questo Bresson italiano che ci ha regalato un capolavoro come “il mestiere delle armi”. Saper raccontare, con poesia, è ciò che chiedo a un certo tipo di cinema e Olmi ci riesce quasi sempre.
Nei Centochiodi ho ammirato innanzi tutto l’ idea che il messaggio salvifico oggi , come ieri, dobbiamo cercarlo tra i canneti di un argine abbandonato e maltrattato dall’ incuria umana, dove a volte si possono fare incontri straordinari. Questo è un messaggio fresco e candido come un lenzuolo steso al sole, un messaggio di speranza per noi, che dei nostri saperi siamo sempre disposti a farne altrettanti poteri, ma soprattutto per i nostri figli che hanno il culo per terra.Ho ammirato la bravura del regista che ha creato un personaggio come la “Maddalena” nella scena del ballo, quando agita la sua gonna e si fa avanti o quando abbandona il capo sulla spalla dell’ amato e viene contraccambiata. L’ immagine del vecchio che ascolta la parabola del figliolo prodigo con sulla spalla la mano della sua donna e così altre scene emozionanti..Forse per interpretare il Cristo poteva scegliere un attore diverso, piu’ umano, ma in fondo tutto il film è didascalico, come una parabola o una favola, e non tutti i monsignori sono così, come non sono tutti così candidi i popolani.
Credo che la provocazione dei chiodi sui libri sia una buona invenzione per farci pensare se sia vero o no che tutti i saperi che crediamo di possedere svaniscono di fronte a una carezza fatta o ricevuta al punto giusto e al momento giusto. E non è facile..
Stefano (nella foto mentre predispone la videocamera per una intervista)
Mentre ringrazio Stefano di questa email – da me richiesta – sui centochiodi di Ermanno Olmi, mentre mi scuso del ritardo di questa in-postazione, voglio approfittare dell’occasione per parlare un po’ di questo talento nascosto dentro una profonda insenatura della mia valle nativa, valle chiusa a nord-est-ovest tra Falterona e Pratomagno, delimitata a sud da una curvatura dell’Arno che prima di arrivare ad Arezzo volge il muso verso Firenze per non sottostare all’umiliazione di venir declassificato ad affluente del Tevere…
Stefano è un ingegno polivalente, cultore di libri (ha anche gestito una libreria in proprio), esperto di fotografia, produttore di films e documentari. Che sono i veri suoi interessi. Il resto del tempo lo dedica al lavoro di infermiere professionale psichiatrico, a quello di restauratore e costruttore di case – intendo il rifacimento delle Lame sulle rovine di un vecchio insediamento agricolo risalente al 1600: muratore, disegnatore geometra architetto ingegnere di se stesso
Devo a lui – a proposito di libri (da qui il collegamento con i 100 chiodi di Olmi) – il mio incontro con le sorelle Ella e Dora Noyes Noyes del “Casentino and its story”, uscito a Londra e NYC cento e passa anni fa. Infatti Stefano è uno dei pochissimi possessori al mondo del testo originale (Un altro, se non l’altro, si trova nella biblioteca del castello di Poppi). E così io mi posso levare lo sfizio di scannerizzare piano piano l’intera opera, credo oramai libera da copyright, e ripubblicarla ondine, come puoi constatare aprendo “whitebeard”.
Con Stefano sono stato a S.Benedetto in Alpe fino alla cascata dell’Acquacheta dietro le orme di Dante bandito da Firenze, in fuga continua tra Casentino Mugello e val Montone, nell’attesa – come i partigiani del 1943-44 in quegli stessi sentieri – della fine delle ostilità che per lui non si conclusero mai. Con Stefano ho avuto l’onore di collaborare al video sui cinquant’anni del mio attuale Quartiere fiorentino, l’Isolotto, che puoi scaricare (il video) dal sito SDIAF del comune di Firenze, oppure riprendendolo anche direttamente da questo blog. E’ un DVD che puoi richiedere direttamente al CEP, Via degli Aceri 1 50142 Firenze, 10€ più spese postali. Nel video Barbabianca presta la faccia ad un personaggio plurale storicamente delineato. E ciò non fa d’onor poco argomento.
Se fossi Berlusconi caricherei Stefano di soldi per consentirgli la realizzazione di corti e lunghimetraggi con la garanzia della distribuzione Medusa, se fossi il Direttore responsabile dell’annuale Festival dei popoli fiorentino avrei già messo nel programma la proiezione di “Hoku Kuchi" e “Le Cascine tra le case”,
se fossi Stigli quale io sono e fui,
gli chiederei qui l’elenco
di parte dei suoi lavori
per pubblicarli nel mio blog,
a gloria ed onore del Barbabianca
prima che per il debito onor
lo qual non farà più ricco né famoso
un amico di cui andar fiero e orgoglioso.
Ve lo presento dunque in breve scheda:
Stefano Dei
Opere
1990:
1° premio per il corto : “Assenza “ alla rassegna videoconfronti di Bettolle (Siena)
1992
La brezza del 2000. Video di 20 minuti (un viaggio nella psicosi)
1993
Cronache da un centrodiurno del centritalia -Video di 15 minuti
1995
Storia di Geo. Di Stefano Dei e Nicola Bellucci. Video 20 min Finalista al premio “biografie” regione Calabria presieduto da Saverio Tutino.
1997
Tages And Saiger di Zurigo. Pubblicazione di un reportage fotografico sulla popolazione dei Tatari
di Crimea.
2000
Vivere Fuori. Video 25 min Una inchiesta sulla malattia mentale in Toscana. Tradotto in 3 lingue.
2002
Hocu Kuci. Video 32 min.Reportage sui manicomi della Serbia dopo la guerra. Distribuito a livello
nazionale e trasmesso dalla tv serba e italiana.
2003
Paesi Tuoi. Video 30 min. Inchiesta sull’ emigrazione nel territorio aretino.
2004
Le cascine tra le case. Video 35 min. Documentario sulla vicenda del quartiere “Isolotto” di Firenze
pubblicato sul sito del comune di Firenze (Il link sulla colonna sinistra di questo blog-Si scarica in 20' con la linea veloce)
2005
Dopo tanto vagar. Video 15 min. Teatro e malattia mentale.
2006
Il popolo del fiume. Video fiction realizzato con bambini di scuola elementare.
Storia di pino. Video fiction realizzato con ragazzi portatori di handycap
2006-2007
Collaborazione continuata con la compagnia teatrale “Lombardi Tiezzi”di Firenze
Email di Stefano: sdei@inwind.it
Qualche foto
domenica, aprile 15, 2007
Canzone offerta da Rosie

Caro Sig.. il Presidente, Venga faccia una passeggiata con me fingiamo noi siamo solo due persone e Lei non è migliore di me gradirei fargli delle domande, se noi possiamo parlare onestamente (traduzione automatica Babylon)
Dear Mr. President,
Come take a walk with me
Let's pretend we're just two people and you're not better than me
I'd like to ask you some questions, if we can speak honestly
What do you feel when you see all the homeless on the street?
Who do you pray for at night before you go to sleep?
What do you feel when you look in the mirror? Are you proud?
Cosa sente quando Lei vede tutti i senzatetto sulla strada? Per chi prega di notte prima che Lei va a dormire? Cosa sente quando Lei guarda nello specchio? È orgoglioso?
How do you sleep while the rest of us cry?
How do you dream when a mother has no chance to say goodbye?
How do you walk with your head held high?
Can you even look me in the eye and tell me why?
Come dorme mentre il resto di noi piange? Come sogna quando una madre non ha nessuna opportunità di dire ciao? Come cammina con testa Sua tenuta alto? Può lei anche guardarmi nell'occhio e dirmi perché?
Dear Mr. President,
Were you a lonely boy? Are you a lonely boy?
How can you say "No child is left behind"?
We're not dumb and we're not blind
They're all sitting in your cells, while you pave the road to hell.
Caro Sig.. il Presidente, E' un ragazzo solitario? È un ragazzo solitario? Come può dire "Nessun bambino è dimenticato? Noi non siamo muti e noi non siamo ciechi. Loro sono tutti seduti nelle Sue celle, Lei pavimenta la strada ad inferno
What kind of father would take his own daughter's rights away?
And what kind of father might hate his own daughter if she were gay?
I can only imagine what the first lady has to say,
You've come a long way from whiskey and cocaine...
Che genere di padre porterebbe via i diritti di sua propria figlia? E che genere di padre potrebbe odiare la sua propria figlia se lei fosse gaia? Io posso immaginare quello che la prima signora deve dire, Lei è ha percorso una lunga strada da whisky e cocaina...
How do you sleep while the rest of us cry?
How do you dream when a mother has no chance to say goodbye?
How do you walk with your head held high?
Can you even look me in the eye?
Let me tell you about hard work,
Minimum wage with a baby on the way.
Let me tell you about hard work,
Rebuilding your house after the bombs took them away.
Let me tell you about hard work,
Building a bed out of a cardboard box.
Let me tell you about hard work,
You don't know nothing about hard work.
How do you sleep at night?
How do you walk with your head held high?
Dear Mr. President,
You'd never take a walk with me, would you?

Ascoltala qui
venerdì, aprile 13, 2007

Che sollievo!
In un pomeriggio tiepido e luminoso di aprile uscir di casa, prendere l'1 - centenario del primo tranvai fiorentino - scendere in via Martelli, libreria martelli, acquistare Odifreddi (Perché non possiamo essere cristiani - e meno che mai cattolici), Maria Zamprano (Dante specchio umano), Scritture femminili in Toscana (a cura di E.Pellegrini, ed.Lettere, con dentro la scheda bibliografica di Paola), percorrere strade piene di gente multicolore, camminare su un piede solo per via S.Egidio, curvare di netto su via della Pergola, poter finalmente distendere tutte e due le gambe, (anche l'occhio si riposa sulle facciate rifatte del primo lungo edificio che costituisce il retro di S.Maria Nuova (l'ospedale del padre di Beatrice Portinari, in fase di ristrutturazione generale come tutta Firenze da mesi e mesi), portone entrata Teatro ostruito da studenti incuranti di te, contenti di sé tra gossip e telefonini, ritirare invito (tutti invitati), palco n.4 del primo ordine - come da prenotazione telefonica - platea piena, primi due ordini dei palchi al completo, ottima posizione sul proscenio..
La prolusione del prof. Bruscagli sempre precisa e pertinente, l'apparizione di Roberto Herlitzka (con la k dopo la zeta, di che origine sarà stato il padre?). Vedere un artista da vicino, senza trucco, anni e anni di eperienze teatrali, che legge Dante con tale perfezione vocale (sa distribuire il fiato con più esperienza di un cantante d'opera) e con una percezione intima che nemmeno Sermonti, tanto meno Benigni.
I momenti più forti:
Rime 3, 1-72 "Amor che nella mente mi ragiona".
Paradiso XXXIII, 46-145.
Finale da brivido, applauso da stadio.
Dopo 7 posts allo zolfo dei diavoli ereticali e un brodino casareccio di radici maleodoranti, ci voleva, vero Papino?
Letture fatte da Herlitzka
Convivio IV, vii 11-128
Inferno XXVI, 90-142
Purgatorio III, 1-45
Rime 3, vv. 1-72
Paradiso XXIII, 1-78
Paradiso XXIII, 46-145
La scheda dell'avvenimento aprila qui.
Ma non dimenticare che siamo, ora più che mai, in Emergency.
Uniamoci a loro! (se hai la linea veloce da vedere in tutti i modi)
Parole della canzone cantata da Nina Simone durante il video:
Sinnerman where you gunna run to
Sinnerman where you gunna run to
Where you gunna run to
All on that day
Well I run to the rock
Please hide me I run to the rock
Please hide me I run to the rock
Please hide me lord
All on that day
Well the rock cried out
I cant hide you the rock cried out
I cant hide you the rock cried out
I aint gunna hide you god
All on that day
I said rock whats a matter with you rock
Dont you see I need you rock
Dont let down
All on that day
So I run to the river
It was bleedin I run to the sea
It was bleedin I run to the sea
It was bleedin all on that day
So I run to the river it was boilin
I run to the sea it was boilin
I run to the sea it was boilin
All on that day
So I run to the lord
Please help me lord
Dont you see me prayin
Dont you see me down here prayin
But the lord said
Go to the devil
The lord said
Go to the devil
He said go to the devil
All on that day
So I ran to the devil
He was waiting
I ran to the devil he was waiting
I ran to the devil he was waiting
All on that day
Oh yeah
Oh I run to the river
It was boilin I run to the sea
It was boilin I run to the sea
It was boilin all on that day
So I ran to the lord
I said lord hide me
Please hide me
Please help me
All on that day
Said God where were you
When you are old and prayin
Lord lord hear me prayin
Lord lord hear me prayin
Lord lord hear me prayin
All on that day
Sinnerman you oughta be prayin
Oughta be prayin sinnerman
Oughta be prayin all on that day
giovedì, aprile 12, 2007
DICO giusto?

Maria e Giuseppe erano una coppia di fatto che oggi il Diritto Canonico non può riconoscere come vero matrimonio. Dio nel momento in cui decide di farsi uomo sceglie di crescere e di essere educato da una coppia, Maria e Giuseppe, che per il dogma e per il Diritto cattolico era unita di fatto in un matrimonio non valido e quindi non era vera famiglia: era appunto una Sacra Unione di fatto.
trovato qui
Ma dico io!
Radici marce dell’Italia cattolica
*.*
A due passi da questo blog.
mercoledì, aprile 11, 2007

Cominciamo con questi maledetti italioti morotei che si ostinano a ridar le gambe a quelli a cui noi le spezziamo...
Evacuazione improvvisa per 30 italiani, collaboratori di Emergency, che stamane hanno lasciato Kabul con un aereo delle Nazioni Unite. La partenza immediata è stata decisa da Gino Strada, fondatore di Emergency, dopo le accuse rivolte dai servizi segreti afghani all'organizzazione umanitaria - e in particolare a Ramatullah Hanefi, mediatore nel sequestro di Mastrogiacomo - di fiancheggiare il terrorismo. I tre ospedali di Emergency in terra afghana restano aperti, ma soltanto con il personale locale.
Ceterum censeo...
La domanda è:
come è stato permesso che tutto questo avvenisse?
Come hanno fatto a farla franca?
la domanda è:
perché mai la gente ha continuato a credere a quello che leggeva sulla stampa?,
e perché mai la gente ha continuato a credere a quello che ha visto in televisione?

Qualche anno fa ho stretto amicizia con il chirurgo italiano Gino Strada. Lui ha lavorato dieci, quindici anni in tutto il mondo operando le vittime di guerra. E ha scritto un libro su questo: “Pappagalli verdi. Diario di un chirurgo di guerra”. Lui dice che di tutte le vittime su cui ha operato in Iraq e in Afghanistan e altrove, l'85% erano civili, un terzo bambini. Se voi lo capite, se la gente capisse, e se spargeste questa vostra conoscenza, che qualsiasi cosa che vi raccontano della guerra e di come dobbiamo andare in guerra, e qualsiasi sia la minaccia o l'obiettivo – una democrazia o una liberazione; sarà sempre una guerra contro bambini. Loro sono quelli che moriranno in grande numero.
Continua qui se te la senti.
martedì, aprile 10, 2007
Radici cristiane d’Europa (7)
Vittorio mi manda due allegati sulla base del principio che "scire est meminisse", sapere equivale a ricordare.
D'altronde
... "non fa scienza
senza lo ritenere avere inteso".
1° allegato
Toscana
C’è stato un tempo in cui questa terra era “governata” da persone di qualità (Pompeo Neri, Giulio Rucellai, Stefano Bartolini da Pontremoli) ispirate dagli illuministi Beccaria, Tanucci, Ximenes ecc.
In quel tempo furono prese le seguenti decisioni ed iniziative:
- 1751 “costituzione sulle manomorte”
- 1769 Prammatica sulle manomorte. E’ l’atto definitivo con cui si proibì l’accrescimento delle proprietà dei soggetti ed enti religiosi e si affrancarono i fondi posseduti dal clero e si deferì ai tribunali civili la cognizione delle alienazioni e si stabilì il principio che “i parroci ricavassero il loro onesto mantenimento dall’altare e dal popolo che servivano. Nel 1772 in Toscana vi erano 321 conventi di frati:
- n. 10 di Gesuiti
- n. 16 di Domenicani
- n. 11 di Camaldolesi
- n. 34 di Cappuccini
- n. 16 di riformati
- n. 38 di conventuali
- n. 39 di minori
- n. 4 di Certosini,
- n. 6 di scolopi
- n. 19 di Vallombrosani
- n. 11 di Olivetani
- n. 49 di Agostiniani,
- n. 3 di Agostiniani scalzi
- n. 16 di Serviti
- n. 5 di minimi
- n. 9 di carmelitani
- n . 7 di Carmelitani di Mantova
- n. 5 di Carmelitani scalzi
- n . 3 di Cassinensi
- n. 2 di Teatini
- n . 2 di Canonici lateranensi
- n. 1 di Filippini
- n. 1 di Celestini
- n. 2 di San Giovanni di Dio,
- n . 1 di Ministri degli infermi, 1 di Missionari
- n. 1 di Canonici di S.Antonio
- n. 4 di Barnabiti
- n. 1 della Pace
per un totale di 6029 ecclesiatici (sacerdoti 3423, conversi 1651, servi laici 946) La popolazione di Firenze, al censimento del 1766 risultava essere di 78.635 esseri umani. Le rendite di cui godevano i suddetti conventi ammontava a 373.478 scudi che corrispondevano (al 3%) ad un patrimonio minimo di 12.500.000 scudi (uno scudo era cinque lire del tempo)
1773 – soppressione dei Gesuiti in Toscana (la decisione fu presa dopo che papa Ganganli – Clemente XIV – si era piegato alle richieste che in tal senso erano arrivate da tutta l’Europa)
1775 abolite le servitù rurali (pascolo, macchiatici, legnatico)
1776 proibizione delle questue e degli eremiti
1777 soppressione delle antiche magistrature (esempio la giurisdizione criminale era privatamente esercitata da: Camera Granducale, Camera delle comunità, Camera di commercio, Magistrati della sanità, Uffizio dei pupilli, tribunale dei conservatori delle leggi e del protocollo, Archivio, Monte comune, Monte di Pietà, Spedale degli innocenti, Opera di S.Maria del Fiore, Bigallo, Congregazione di S.Giovanni Battista ecc,) e fu affidata ad un Supremo Tribunale di Giustizia.
1778/1779 Istituzione dei “campisanti” e costruzione del Camposanto generale a Trespiano.
Controllo sul numero dei sacerdoti (non siano in numero troppo eccedente al sevizio spirituale del popolo)
Nel 1732 il senatore Filippo Buonarrori espresse il seguente parere “Non conviene entrar mai in trattato con la Corte di Roma, e non prestar mai l’orecchio a farlo per via di concordati , perché come saviamente si rileva dal Giannone, è stato SEMPRE questo il solito colpo di riserva, che quella sceltissima corte ha messo in uso, e che mai non le ha fallito quando si è veduta in circostanze di dover piegare, usando ciò per strattagemma onde acquistare tempo, senza frattanto nulla recedere dalle sue pretese, poiché in nessun concordato havvi dichiarazione che implichi di recedere alcuna cosa o preteso diritto e privilegio di fronte alla potestà laica”
Imposizione ai Vescovi del giuramento di fedeltà al Granduca.
1782 Abolizione dell’Inquisizione in Toscana.
1786/7 Abolizione della tortura e della pena di morte (furono pubblicamente bruciati la forca e gli strumenti di tortura). Fu inoltre stabilito, ma pian piano la cosa fu disattesa, che ogni accusa doveva essere firmata dall’autore e che delle accuse anonime non si doveva tener conto, e che gli accusati innocenti dovevano essere risarciti.
1788 Abolizione del tribunale della Nunziatura che era strumento dell’esercizio della giurisdizione da parte di Roma.
Sotto Pietro Leopoldo fuono portate molto avanti le opere di bonifica della Maremma, della Valdichiana, del Padule di Fucecchio, furono liberalizzati i commerci, fu abolito l’appalto della riscossione delle tasse, fu istituito il primo manicomio (nell’Ospedale di Bonifazio) con i regolamenti scritti dal Chiarugi (1789) i malati di mente cessarono di essere trattati da delinquenti o indemoniati, furono aperte le strade dell’Abetone (costo 2.612.895 lire) di Serravalle (costo 1.000.882) ed altre per ulteriori 2.000.000 di lire.
2° Allegato
Visto che il “capo” reintroduce il latino, ricominciamo a praticarlo.
Da C.Carenae “Tractatus de Officio Sanctissimae Inquisitionis – Lugduni, MDCLXIX.
(Lugdunum sta per Lione o Leyda 1669 nota di Barb.).
Pag. 9 .. Ex hac spirituali et temporali protestate Summi Pontificis manat quod ipse potest annullare omnes leges a Principibus laicis conditas favore haeresis eosdem punire utroque gladio..
Pag. 40 .. Inquisitore posse habere familiam armatam
Pag. 42 .. custos carceris possit frangere panem et pullos (!) portatos carceratis ut videat an contineant limas vel alia ferramenta abscondita…
Pag. 43 … animadvertant autem custodes carcerum huiusce tribunalis ne ullo modo inhoneste fecerant cum mulieribus carceratis..
Pag. 47 .. Haeresis est error intellectus voluntarius contra aliquam fidei veritatem cum pertinacia assertus ab eo qui fidem receipt..
Pag. 55 .. quod Haeretici torquantur pro ulteriori veritate etc clarissimum est et ab omnibus pro indubitato praesupponitur.
Pag. 135 ..blasphemi quoque dari torturam clarissimum est sive pro veritate habenda, sive etiam super intenzione.
Pag. 151. Editto Generale del S.Ufficio di Cremona del 26.10.1639 (pubblicato sempre nel libro sopra indicato)
.. Comandiamo a tutti e ciascuna persona di rivelare e notificare, entro dodici giorni, chi siano eretici o sospetti o defamati di eresia o credenti fautori e ricettatori o difensori loro e abbiano aderito o aderiscono a riti dei Giudei o Maomettani o dei Saracini o de’ Gentili o abiano apostato dalla S.Fede Christianissima…. Che abiano tenuto o tengano libri, o scritti che contenghino eresie o libri di Heretici che trattino di religione… che nessun corriero o barcarolo, mulattiere o altro ardisca di portare libri dentro o fuori della città o altri luoghi a noi sottoposti (etiam per pasaggio) se non haveranno la lista dei libri sottoscritta dall’Inquisitore o altri a chi spetta de’ luoghi onde saranno partiti o per dove saranno passati, sotto pena per anco della perdita delli libri e altre a noi arbitrarie…sotto l’istesse pene comandiamo che niuno, sia chi si voglia, riceva libri né apra casse, balle o fagotti dove siano libri… che niuno mercante ardisca ricevere libri o ardisca metterli fuori,…e quel che si dice del portar o ricevere libri si intende anco dell’historiette, figure, lunari e altre simili carte. E tutte le suddette cose comandiamo anche agli Hebrei sotto pena di scudi 50…., comandiamo a tutti i librai della nostra giurisdizione sotto l’istessa pena di scomunica che non ardiscano di vendere libri comprati dagli ebrei.
Pag. 218: De Iudaeis: in toto orbe terrarum non reperitur gens iniquior, infamior et abominabilior quam gens Iudeorum.
Nota di Barbabianca:
Caro Vittorio, sicuramente saprai che l'ultima vittima del Tribunale dell'Inquisizione toscana è un mio compaesano casentinese: Tommaso Crudeli di Poppi.
Il 9 maggio 1739 fu arrestato a Firenze e rinchiuso nelle carceri della Santa Inquisizione in S. Croce. Dopo 16 mesi trascorsi in condizioni durissime, nel vano tentativo di estorcergli i nomi di altri affiliati, nonostante la totale ritrattazione delle accuse da parte dei pentiti, loro estorte dall'Inquisitore, nell'agosto del '40 fu condannato per eresia e confinato nella propria casa a Poppi; Il 27 marzo del 1745 si spense a Poppi .
La condanna per eresia non ebbe termine: la sua opera letteraria fu posta all'Indice e i suoi fratelli dovettero misconoscere ogni opera del congiunto.
Il suo martirio non fu inutile: già nel 1743 il Granducato della Toscana fece chiudere provvisoriamente il Tribunale del Sant''Uffizio e definitivamente nel 1782 persino con l'abbattimento materiale dell'edificio (ingresso nel chiostro di Santa Croce a Firenze).
Ne ho parlato in questo post del 2005.
Grazie ancora.
Precisazioni di Vittorio su Tommaso Crudeli:
Quanto al Crudeli, sul libro della Maria Augusta Morelli Timpanaro (1) a lui dedicato si legge che dopo essere passato dalle carceri dell’Inquisizione ad una stanza nel Forte di Belvedere, finalmente ottenne la “libertà” e fu confinato in Casentino. Essendosi però ammalato di polmoni per i maltrattamenti subiti dall’Inquisizione (era stato tenuto in una cantina, cioè un luogo sotterraneo) chiese di potere andare a cercare di curarsi in una zona di mare e cioè nel pisano. Ci furono varie lettere fra gli uffici del Granduca, l’inquisitore Fiorentino e la Inquisizione Romana, alla fine fu disposto che Crudeli poteva lasciare il Casentino, troppo freddo d’inverno, ed avvicinarsi al mare, ma non oltre Pontedera (immagina il clima di Pontedera in inverno, vicino al padule di Bientina) e questo perché essendoci a Pisa una Università era un luogo molto mal visto perché ospitava persone che avevano una cultura non proprio gesuitica ed erano propense a manifestare indipendenza di giudizio, persone quindi molto pericolose e con le quali era meglio che il Crudeli non avesse occasioni di contatto, per la salvezza della sua anima.
(1) Morelli Timpanaro,A.M. Tommaso Crudeli. Poppi 1702-1745. Contributo per uno studio sulla Inquisizione a Firenze nella prima metà secolo XVIII. Firenze, Olschki 2003, 2 voll. cm.17x24, pp.VI,938, 20 tavv.bn.ft. br. Coll.Cultura e Memoria,vol.26. Euro 73.95
sabato, aprile 07, 2007
Caro Urbano,
Ho letto le tue sensazioni e riflessioni su I cento chiodi e condivido l’apprezzamento per le inquadrature del fiume ed anche la tenerezza per quel gruppo di persone che – secondo Olmi – rappresenterebbero i “poveri di spirito” o anche i “poveri”, semplici, genuini, solidali ecc.
Il film però non mi è piaciuto. Quando “Gesù” chiede al carabiniere che lo interroga quanti libri abbia letto, non specifica “libri di religione”, ma dice “libri” tout court. Olmi ce l’ha con i libri, perché crede che in essi possa essere cercata la verità e lui nega che ci sia. Secondo lui la verità è solo nel rapporto umano, il più semplice possibile (un caffè con un amico, il bicchiere di vino)e solo fra coloro che Francesco d’Assisi chiamava “ydiotae”, non acculturati, perché la semplicità surroga in tutto la cultura. Nei libri non c’è la verità. La verità è come il segno otto sdraiato che chiunque legge come “infinito”. E’ un segno semplice, una parola semplice, sembra a portata di mano, quasi. Ma se si riflette su quello che significa ci si rende conto che è vano cercare di capire cosa celano veramente le parole infinito e verità.
Come si può pensare di inchiodare i libri? E poi proprio lui li dovrebbe inchiodare? Non ne ha avuto abbastanza dei chiodi? Forse Olmi parla in nome della chiesa che nella sua sicumera si mette alla testa dello sgomento degli uomini e chiede a dio di giustificare il male ed il dolore in cui annega l’umanità:Ma è la chiesa a bruciare, costantemente, la memoria, è la chiesa a non volere ricordare, e non è dio a fare il male, ma l’uomo.
I venti secoli di storia che abbiamo alle spalle sono pieni di orrori, alcuni noti – ma in fase di dimenticanza come la Shoah, le atomiche, le guerre mondiali, le guerre precedenti come quella dei trent’anni che sconvolse l’Europa, le crociate del nord, le crociate contro gli eretici, le crociate per la conquista di Gerusalemme – altri già dimenticati e rimossi – la strage degli Incas, degli Atzechi, dei pellerossa, lo schiavismo, il colonialismo – tutte cosette compiute sotto l’insegna della croce (gott mit uns, in god we trust, deus lo vult) . La dimenticanza è lo strumento per l’esercizio di un potere che sembra in contraddizione con se stesso, col suo “messaggio fondante”, la buona novella, ma non lo è perché il messaggio vero non è quello di Gesù, ma quello su Gesù, quello che di volta in volta chi ha il potere dice di lui.
...
Secondo me questo è il classico film pasquale voluto e forse finanziato dalla chiesa: il film se la prende coi libri (come se ce ne fosse bisogno) perché è da questi che sono venuti sempre i guai alla chiesa. E’ con gli scritti che la “verità” della chiesa è sempre stata contestata, dagli scritti sono sorti movimenti, gruppi, persone che hanno combattuto e sono stati implacabilmente combattuti e uccisi. I morti non parlano, i libri sì ed allora occorre farli morire, bruciarli, distruggerli, inchiodarli. L’ultimo a gettarli sul rogo fu Hitler in un 5 novembre di non molti anni fa. Oggi per quella data c’è a Berlino il “Liber Berlin”, una mostra-fiera che mobilita tutta la Germania. Ci provano. Ma il libro sopravvive.
Memoria, non verità. Ricordare, non farci indottrinare o per trovare chi esprime quello che non sappiamo dire.
Se Olmi ha di mira la chiesa vecchia e ormai cieca, chiusa nelle sue formule e liturgie, perché non parla chiaro? Odifreddi lo fa nel suo recente libro “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)” Longanesi 2007.
E’ là sulle “verità”della chiesa che bisogna battere, non per giungere alla Verità, ma per capire che non c’è bisogno di intermediari fra noi e la nostra interiorità (Deus sive natura di Spinoza), che non sono le formule a darci consapevolezza di noi stessi, rispetto per gli altri, e dignità..
Caro Vittorio,
Io sono più ottimista di te.
E poi il monsignore che vede inchiodati i suoi libri
Non c'è dubbio che si tratta dei libri sacri, quelli cioè che fermano la storia su parole non più modificabili, interpretate dai soli addetti ai lavori.
Olmi non parla chiaro, d'accordo. Io credo che sia il prezzo da lui consapevolmente pagato per non finire inchiodato dal boicottaggio dei poteri forti, per avere visibilità (coproduzione RAI se non mi sbaglio)...e anche per mantenere un canale di colloquio con i cattolici integrati nella chiesa romana.
Non credo che si metta contro Ray Bradbury e George Orwell. La persona va vista nel suo contesto storico.
Nota esplicatica:
Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza scritto da Ray Bradbury, uno scrittore nordamericano considerato fra i più grandi autori di letteratura fantascientifica.
Concepito nel 1951 con il titolo originario di "The Fireman", fu pubblicato nel 1953.
1984 (Nineteen Eighty-Four) è un romanzo di fantascienza scritto da George Orwell pseudonimo di Eric Arthur Blair (Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950), uno scrittore e giornalista britannico. Il libro fu pubblicato nel 1949.
L' "ombra" di Orwell
Il romanzo di Bradbury affronta il tema delicato della gestione delle informazioni e del loro controllo e - sotto questo particolare aspetto - tratta lo stesso tema del romanzo di George Orwell, 1984.
Gli uomini di questo ipotetico futuro sono circondati da informazioni ma queste non sono loro realmente utili dato che sono addomesticate per le necessità dei potenti di turno che possono essere tanto i governi quanto le multinazionali. In entrambi i due libri (quello di Bradbury come quello di Orwell) per poter ottenere il controllo completo della società civile, il governo manipola le informazioni eliminando le notizie contrarie alla convenienza della classe dominante. Eccetto che, mentre in "1984" il governo provvede ad un continuo e costante aggiustamento delle notizie stampate, in Fahrenheit 451 si è deciso - molto più efficientemente - di eliminare totalmente tutte le fonti stampate in modo da impedire confronti con il passato.
La verità, in entrambi i libri, proviene dalla televisione che provvede a dispensarla a tutte le ore.
Nei due romanzi vi è un controllo ossessivo dell'individuo ma, mentre in "1984" il controllo viene effettuato dalla televisione (e a questo controllo non ci si può mai sottrarre), in Fahrenheit 451 vi è almeno la possibilità di poter temporaneamente spegnere l'apparecchio tv se lo si desidera.
Inoltre, in ambedue i libri viene descritta una società oppressiva e chiusa in se stessa dove tutti hanno paura di tutti e dove lo strumento maggiormente utilizzato è la delazione. A differenza di quanto accade in "1984", dove vi è un chiaro richiamo politico alle nazioni comuniste, l'autore di Fahrenheit 451 non esprime giudizi politici ma si preoccupa di evidenziare il pericolo di una società senza comunicazione e senza libri.
Olmi secondo me non si vuol mettere dalla parte dei governi che bruciano i libri.
Caro urbano,
mi sembra che non torcersi le budella per un film sia giusto e quindi va tutto bene.
Tu cerchi di salvare Olmi, io no, ricordo la sua carriera.
Quanto ai libri, non esistono libri di monsignori o libri della chiesa, esistono libri.stop. Libri e chi li legge: non c’è niente da buttare.
Saluti, Vittorio
Caro Vittorio,
Insomma è da buttare Olmi insieme al Monsignore. Quanto ai libri si tratta di togliere le chiavi al prete e al gesù cristo di olmi per darle al maresciallo e a tutta l'allegra brigata del fiume, con l'obbligo di leggerli; comunque tenerli a disposizione di tutti; mai inchiodarli né buttarli. E' così? Urbano.
Caro Urbano
Quello che è da buttare sono i guru di tutti i generi. Uno dice una cosa, la scrive mette il suo messaggio in bottiglia e lo abbandona al mare del tempo. Chi ascolta o legge fa entrare dentro di se’ le parole e ne fa ciò che vuole. I libri sono i messaggi. Le parole dentro di noi lavorano, ci aiutano a capire, a leggerci anche dove non vorremmo vedere, ci fanno soffrire – in genere – perché ci mostrano implacabilmente tutte le nostre inadeguatezze, la differenza fra quello che vorremmo essere e quello che siamo, ci dicono da dove veniamo, non dove andiamo. Da dove veniamo noi, granelli di sabbia della cristianità, è molto chiaro e disperante. Preferisco fermarmi qui. Sono stati tre o quattro giorni di concentrazione molto forte tanto da impedirmi di continuare a dipingere con l’intensità degli ultimi mesi.Ora riprendo a dipingere: i pensieri scorrono molto meno tumultuosamente e alla fine resta qualcosa.
Buone vacanze in Clusentino.
Ciao. Vittorio.
Saluti e caldi auguri di buona Pasqua a tutti gli internauti, qui dalle Lame, in un Casentino coperto di primule, tarassaci e giaggioli. Anche le stelle la notte s’affacciano a guardare.
(Completerò con l’ipertesto da Firenze. Qui non c’è ADSL)
Un saluto anche a Lui:
E se licito m’è o sommo Giove
che fosti in terra per noi crocifisso
son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?
O è preparazion che ne l’abisso
Del tuo consiglio fai per alcun bene
In tutto da l’accorger nostro scisso?
giovedì, aprile 05, 2007
Radici cristiane d’Europa (6)
Centochiodi, mille roghi
Elenco , molto parziale, di vittime troppo spesso non individuate ma indicate solo per quantità perché questo solo è rimasto dopo i bagliori dei roghi che illuminarono le notti del Rinascimento di questa nostra Europa cristiana.
La prima parte riguarda i catari (notizie tratte M.Lambert “I Catari” Piemme 2001, R.Weis “Gli ultimi Catari” Mondatori 2002, A.Brenon “I Catari” Convivio 1990, S.Weil “ I Catari e la civiltà mediterranea” Marietti 1996).
La seconda parte è una compilazione, parzialissima, di persone condannate a morte per stregoneria, l’ho trascritta saltellando qua e là in due testi: Pinuccia Di Gesaro “Streghe” Paxis 3 1988, e H.C.Lea “Materials toward a history of witchcraft” Yoseloff 1957)
Vittorio
Catari
I catari erano un gruppo religioso di derivazione dai bogomili e dai pauliciani. Ebbero larga diffusione nel sud della Francia ed in Italia. Alla fine del 1100 avevano 11 “vescovadi”: cinque in Francia e sei in Italia (a Concorezzo, Desenzano, Bagnolo, Vicenza, Firenze e Spoleto).Contro i catari fu indetta una CROCIATA nel 1208.
1209/1211 Massacri perpetrati dai crociati a Béziers, Minerve e Lavaur. A Béziers che si era arresa all’assedio dell’esercito di Innocenzo III, fu chiesto al legato papale Arnaud Amaury che cosa si dovesse fare degli abitanti: Si dice che la risposta fu: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi” (parole queste che riecheggiano la seconda lettera di Paolo a Timoteo: Caedite eos, novit enim Dominus qui sunt eius, dove il verbo caedere è assai più forte di necare ed equivale al nostro “macellare”. A Beziers gli eretici non superavano il 10% della popolazione. A Lavaur Amalrico di Montreal che si era arreso ai crociati fu ucciso insieme ad altri suoi 90 cavalieri e la moglie fu violentata dall’esercito, gettata in un pozzo e lapidata; tutti i circa 400 eretici catturati furono bruciati. A Minerve 140 catari catturati furono dati alle fiamme, 60 eretici furono bruciati a Cassès.
1215/1229 roghi collettivi di più di mille catari
1219 massacro di Marmande
1226 rogo di Pierre Isarn vescovo di Carcassès alla presenza di Luigi VIII
1230 inizio della repressione su larga scala
1231 fa la sua apparizione l’Inquisizione in Germania contro i catari renani che vengono eliminati da Corrado di Marburgo
1233 a Verona molti eretici furono bruciati in roghi protrattisi per più giorni nell’ Arena.
1239 183 catari arsi a Mont Aimé nello Champagne.
1244 resa di Montségur: bruciati 220 catari fra i più autorevoli.
1253 bandita da Innocenzo III una crociata contro gli eretici nella Toscana meridionale.
1254 idem in Lombardia. Italia divisa in 6 distretti: l’inquisizione in Lombardia e Sicilia fu affidata ai domenicani, negli altri quattro distretti ai francescani.
1278 bruciati 200 catari a Verona erano per lo più “perfetti” catturati a Sirmione.
1307 Bernardo Gui arriva a Tolosa e inizia la sua attività: arrestati tutti gli abitanti di Montaillou di età superiore a 14 anni; vennero catturate le maggiori personalità catare: Pierre Autier, Jacques Autier, Guillaume Autier, Amiel Tavernier, Prades Tavernier: furono bruciati
1309 catturato un altro “perfetto” Filippo d’Alayrac : fu bruciato.
1318 Guillaume Delibaste arso sul rogo nei pressi di Barbona.
I Italia, verso la fine del XIII secolo furono bruciati: Viviano Boglio vescovo di Vicenza, due diaconi e otto eretici, Bartolomeo di Sandrigo nel 1292. Nel 1268 era stato giustiziato Pietro Pemeso a Orvieto.
1299 Bompietro Benigno bruciato a Bologna. Bonigrino da Verona e la moglie Rosafiore condannati al rogo
1321 Rogo di Belibasto ultimo “perfetto” dell’Occitania conosciuto.
1325. Una catara bruciata a Carcassonne.
1326 ultimi tre catari bruciati a Carcassonne
1327 Francesco Stabili (Cecco d’Ascoli) medico ed astrologo, autore del poema intitolato “Lacerba”fu bruciato a Firenze per eresia.
1415 Rogo di Jan Hus a Praga.
Morti per stregoneria
1424 Finicella arsa a Roma
1506 Tre donne bruciate a Benevento
1551 a Zuckmantel (Slesia) 8 esecuzioni
1587-1593 nel territorio di Trier bruciate 368 persone
1589 a Quedlinburg (Sassonia) in un giorno bruciate 133 persone
1590 a Elbing (Prussica) bruciate in otto mesi 65 persone
1603/1605 il Malefizenmaster di Fulda si dice responsabile della morte sul rogo di 205 persone
1627 A Dieburg (Hesse) bruciate 86 persone
1628e seguenti Nella regione di Nassau bruciate 155 persone, a Rottweil (Wuerttemberg) bruciate 42 persone nel secolo XVI e 71 nel secolo XVII
1633/1634 a Buedigen bruciate 114 persone
1633e seguenti a Grosskotzenburg e Buergel bruciate 300 persone
1784 nel Berliner Monatschrift il Sindaco della città – Voigt von Quedlimburg – calcola in 1 milione il numero di streghe bruciate in Europa.
1602/1605 a Fulda 250 roghi
1627 a Mainz 36 roghi
1639 a Zugmantel 11 streghe bruciate
1582 due donne bruciate a Dresda
1561 a Goettingen la persecuzione fu così rigorosa che “quasi nessuna donna anziana si salvò dal rogo”
1565 a Salzgitter ed a Lichtenberg furono bruciate “molte”streghe
1590 a Wolfenbuettel furono bruciate talmente tante streghe che la piazza dei roghi sembrava una foresta tanti erano i pali
1590 a Noerdlingen bruciate 11 persone. Nei successivi 5 anni furono bruciate altre 35 donne.
1629 e seguenti. Le autorità di Nassau crearono comitati appositi per la caccia alle streghe tanto che questa divenne frenetica fino al 1632 quando il Conte della zona fu accusato di essere stato visto al sabba delle streghe e la caccia si bloccò.
Nello stesso periodo la caccia alle streghe divenne frenetica anche nel Brandeburgo e nel Wurttemberg
1666/1667 Reutlingen 11 donne e 3 uomini furono messi al rogo dopo essere stati accusati da bambini di 7 e 12 anni
1631 32 donne e 7 uomini bruciati a Oppenau.
Parentesi
La madre di Keplero – il famoso astronomo – era vedova ma molto attiva: il marito era morto in guerra, lei si dava da fare cercando erbe e preparandole per fare decotti e tisane che vendeva ai vicini ed ai conoscenti. Quando abitava a Leonberg una sua vicina si ammalò e chiese di essere curata dal fratello che era barbiere del principe Achille del Wurttemberg: i trattamenti (forse salassi) peggiorarono la situazione e il barbiere dichiarò che l’ammalata poteva essere curata solo dalla persona che l’aveva stregata. L’ammalata si ricordò di avere bevuto in passato un bicchiere di tisana datale dalla vedova Keplero. La famiglia di Keplero la denunciò per diffamazione, ma la signora Keplero fu denunciata per stregoneria. Il processo durò dal 1615 al 1621. Il 29 settembre del 1621 il giudice sentenziò che doveva essere sottoposta a tortura, ma poiché la signora aveva 74 anni decise che fosse condotta nella stanza della tortura, le fossero mostrati gli attrezzi, le fosse spiegato come funzionavano e che effetto avevano. Quando questo fu fatto la Keplero cadde in ginocchio e dichiarò “fate di me quello che volete, io sono innocente. Niente di quello che dichiarerò sotto tortura è vero”. Fu assolta. Morì l’anno dopo.
1522/1620 a Tann in Alsazia bruciate b135 streghe
1523 Valtellina:Bartolomeo Scartapegio, Margherita dicta Madregna, Augustina dicta Bordiga ed altre sette bruciate dall’inquisitore di Como Fra’ Modesto
1540 Merano – Bruciata Barbara Packlerin
1545 nella Ginevra di Calvino bruciate 34 persone. Negli anni seguenti in una sola volta si bruciarono 300 persone.
1562 Lucerna: 62 esecuzioni per stregoneria, a Holfenstein ,allora protestante, 63 roghi
1569 nel cantone di Berna numerosi casi di streghe arse
1570 a Schlettstadt (Alsazia) 4 streghe bruciate
1579/1611 a Freiburg (Baden) 34 roghi
1582 a Donestadt 10 streghe bruciate, a Reute 38 streghe arse, a Monpelgard (Wurttemberg bruciati 4 uomini e 44 donne, a Turkheim bruciate 36 streghe, nei villaggi nei dintorni di Trèves bruciate 360 persone, a Schongau (Baviera) 63 bruciati
1588/90 a Werdenfels 51 bruciati, a Oberdorf (diocesi di Augsburg) 68 arsi vivi, a Ellingen 68 esecuzioni, a Spalt 12, a Wallenstein 22, a Norimberga 8.
1591/1600 nella regione alpina di Vaud le esecuzioni per stregoneria furono 311, nel cantone di Berna 300, a Kaufbeuren 7, a Schwabach (Baviera) altri sette, nel distretto alpino di Werdenfels 49 streghe furono bruciate.
1600 Monaco: otto uomini e tre donne condotti al rogo. Durante il percorso agli uomini furono strappate le carni con tenaglie roventi per 6 volte,Alle donne furono tagliati i seni, uno degli uomini fu impalato, cinque di loro prima che al rogo furono messi alla ruota e dilaniati. Tutti furono arsi ancora vivi. Monaco: fra coloro denunciati dalle vittime dell’esecuzione ora descritta ci fu una famiglia di specchiata moralità: fu arrestata, il padre morì in carcere, la madre fu sollevata da terra con una corda che le teneva legate le braccia dietro la schiena e poi lasciata cadere per undici volte senza toccare terra in modo che la prima volta le si slogavano le spalle e le scapole e le altre volte il dolore sia del sollevamento che della caduta bruscamente arrestata era terribile: confessò tutto quello che gli inquisitori volevano sapere. Anche alla figlia furono date 11 strappate con l’aggiunta che ai pedi le era stato legato un peso di 50 libbre (2o chili circa) per aggravare gli effetti degli strappi. Non confessò. Fu curata e dieci settimane dopo fu sottoposta nuovamente alla tortura e confessò: di avere uccisi molti bambini, di avere mangiato il cuore di 30 di loro, di avere ucciso otto persone per mezzo di unguenti, di avere sollevato 5 tempeste, di avere ucciso molti animali ecc.. Sia lei che la madre furono bruciate.
1601/1610 nella regione di Vaud le condanne furono 240
1603/1627 a Eichstadt 122 esecuzioni
1613 ancora 60 condanne
1616 ancora 75 condanne
1620/1627 uccise a Neuburg: Anna Helemayrin, Arlan Ringer, Eva Kasparin, Maria Rottingerin, Margareta Yelin, Walburga Schmidin, Barbara Widmarin, Margaretha Pittingrin, Barbara Kaeberin, Lorenz Bonschab, Apollonia Schiffelholzin, Maria Strobelin
1629 a Nurnburg decapitata e bruciata Anna Kaeserin
1645 Mathias Perger bruciato a Muelbach
1650 circa: nel piccolo villaggio di Rheichersthofen le persone bruciate erano una cinquantina.
1652 ultima esecuzione per stregoneria a Ginevra: fu bruciato Michea Chauderon
1652 Ginevra: Nicole de Rosset, 82 anni, accusata di stregoneria, esaminata da due chirurghi le fu trovato un segno demoniaco nei genitali, sottoposta a tortura, morì in carcere.
1680 Lienz – bruciata Ermenziana Pichlerin coi suoi due figli maggiori
1664/1681 Merano: Melchior Waltesbier, Carl Pfister, Johann Caspar Plier, Georg Stocker, Georg Hofer (di 15 anni), Josef Sailler (di 20 anni), Leonard Tengg (14 anni), Erhardt Trenkwalder (di 25 anni) Johann N. 820 anni) Valentin Tamerle, Johann Schweigel, Lucas Olater tutti bruciati oppure decapitati e poi bruciati.
Baviera: 1721-1722 Le camere della tortura di Moosburg e Fruesing erano piene di fumo di incenso, le corde usate per gli “strappi” erano benedette e in ogni sessione venivano accese candele benedette.
1723 decapitata e bruciata Maria Walburga Rung di 22 anni a Eichstadt
1754 Veronika Zerritschin di 13 anni e Maria Klosserin furono bruciate come streghe in Baviera
Ad Offenburg (nel Baden) la giustizia contro le streghe era amministrata dalla Rathhaus (municipalità) che era un organo eletto fra i membri delle corporazioni (gilde) e che nominava i giudici che interrogavano e seguivano le istruzioni del Rathhaus. Ecco il risultato:
1557 due donne bruciate
1557 Wolf Lenz decapitato e bruciato, Margarete Setter bruciata viva
1573 una donna di nome Hausin bruciata su testimonianza di altre tre donne a loro volta bruciate in una città vicina.
1575 bruciato Urban Byser, un mese dopo viene bruciato Hans Byser
1595 tre donne bruciate ad Appenweier e tre a Offenburg
1596/1603 dieci persone bruciate
1601 Eva e Marie Vetter furono rispettivamente decapitata e bruciata, Elsa Gwinner bruciata
1603 Bruciata Barbara Hirn
1608 Maria Fehr al rogo, Maria Betzler arsa ed il figlio (da lei accusato) decapitato, Hans Roch, Anna Goetzen, Ursula Braun, Apollonia Hang, decapitate e bruciate.
1627 Katherine Brem e altre due donne bruciate, la vigilia di Natale Simone Haller, Lucia Linder Christin Hausler e Maria Gering decapitate ve bruciate
1628 Ursula Schliningen, Meger Stettmeister e Maria Schleutin decapitate e bruciate
1628 Barbare e Anna Maria Schliningen ambedue figlie di Ursula, e Frau Weid tutte consegnate al braccio secolare per l’esecuzione
1628 Frau Drittenbach la vedova di Kaspar Weid madre di Ursula, la vedova di Jacob Geyser Frau Baur e Magdalena Franz tutte decapitate e bruciate tranne Magdalena che morì durante la tortura.
1628 Gertrude Stettmeier Weschin, Anna Meier, Anna Hauff, Frau Benedikt, decapitate e bruciate
1628 Barbare Schentlin, Barbare Gerhard, Maria Beverlin, la vedova di Georg Fink, tutte giustiziate.
1629 Jacob Linder arso sul rogo, Hans Ros idem, Anna Schew e la moglie di Hans Beverlin arse sul rogo. Anna Fritsch, Anna Fink , Frau Ros (madre di Hans Ros già bruciato), Frau Vollmer, Agnes Jung, Vedova Nonnemann, tutte decapitate e bruciate. Magdalene e Karin Schoepflin (accusate dalla loro madre decapitata dieci giorni prima) e Jacob Roser tutti decapitati e bruciati. Ursula Vetlin Oswald, la Vedova di Hans Hausen, Magdalena Ritter, la moglie di Hans Bunker, tutti condannati a morte. Marcellus Ruof, Ottilie Lang, Martin Betz, Frau Nagel, Frau Stettmeier, bruciati sul rogo. Marie Goetzen, Michel Wittich, Katherina Haemlin condannati al rogo. Pulver Margaret, Franz Coppert, e il membro del Rathhaus Hans Georg Bauer anche questi condannati a morte.
1631 Moritz Mendlin (un debole di mente) decapitato.
La guerra dei Trent’anni (1618-1648) che interessò tutta l’Europa ed in particolare l’area di lingua tedesca, portò alla occupazione di Offenburg da parte delle truppe svedesi. Questo pose fine alla caccia alle streghe in questa regione.
Le spese processuali per l’esecuzione ed i processi venivano caricate sulle vittime e sulle loro famiglie fino al limite del valore dei loro beni che venivano confiscati. Per le tre donne bruciate vive il 22.6.1595 ad Appenweier le spese furono:
per il boia ed i suoi aiutanti fiorini 14
per l’intrattenimento ed il banchetto
di giudici, preti ed avvocati fiorini 32
per il mantenimento in carcere delle
carcerate e dei carcerieri fiorini 33.
La rigida ortodossia della municipalità di Offenburg è messa in luce dal decreto del 19.4.1581: nessuno, se non cattolico, poteva diventare cittadino; dopo Pasqua i parroci mandavano al Rath i certificati di confessione ed il Rath controllava, tramite le guilde, che tutti i membri si fossero confessati. Se qualcuno, senza validi motivi non si era confessato veniva imprigionato per tre giorni con l’avviso che sarebbe stato incarcerato per un più lungo periodo se non avesse esibito un certificato di confessione entro due settimane. Le scuole erano tutte in mano al clero che sceglieva i libri che venivano forniti dai gesuiti.
Nei due libri citati, specialmente in Lea, vengono fornite per tutti i Paesi Europei indicazioni sui nomi di molte vittime o almeno indicazioni numeriche, ma sempre molto generiche e parziali. Io mi limiterò ad aggiungere qui qualche caso particolare e qualche indicazioni su quanto avvenuto in Italia.
In Polonia a Neisse 42 streghe furono bruciate in un forno e nell’arco di nove anni ne furono bruciate così un migliaio.
In Francia nel vescovado di Strasburgo fra il 1615 ed il 1635 furono bruciate circa 5000 streghe. A
Bamberg vi furono almeno 900 esecuzioni. Nel 1684 a Gent Martha Van Wetteren fu condannata ma essendo incinta fu arsa solo dopo il parto.
In Italia.
1340 a Novara una donna fu condannata a morte (su conforme parere del grande giurista Bartolo da Sassoferrato) per avere abiurato, calpestato la croce, adorato il demonio, stregato bambini.
1375 Reggio Emilia: Gavrina degli Alberti condannata al taglio della lingua perché fattucchiera.
1385/1390 Milano: Sibilla Zanni, Pierina de Bugatis processate per stregoneria condannate a morte.
1416/1432 Como: l’inquisitore Antonio da Casale mandò al rogo 300 streghe: I processi si tennero in Valtellina, a Ponte di Legno, a Berbenno a Chiavenna a Mendrisio ed a Edolo nel 1450/1455 poi ancora nel 1460, 1484, 1485, 1489. Nel 1484 il Comune ammonì l’Inquisitore a “non esagerare” Nel 1485 le donne bruciate furono 41.
1424 a Roma fu arsa la strega Funicella
1428 a Tivoli fu bruciata Matteuccia Framisei
1446 a Perugina fu mandata al rogo Santucia da Norcia
1470 a Vercelli fu mandata al rogo Giovanna Monduro
1474/1475 nel Canadese Antonia di Alberto e Francesca Viglione arse vive
1505/1524 bruciate due streghe a Roma
1506 a Benevento bruciate tre streghe
1510 in Valcamonica vengono bruciate 64 persone
1518 su 50.000 abitanti della Valcamonica 5000 erano sospettati di stregoneria
1518 Brescia: Benvenuta detta Pincinella arsa sul rogo con altre sette donne
1518 in Valcamonica otto donne condannate per stregoneria
1524 a Fara Sabina 3 streghe al rogo
1528 a Fiano romano Bellezza Orsini si trapassò la gola con un chiodo per evitare il rogo
1550/1566 bruciate streghe a Milano e Bologna
1583 Grigioni: s. Carlo Borromeo ordinò molti processi e alcune streghe furono bruciate
1583 giustiziati stregoni e streghe nel Canton Ticino
1618 giustiziate streghe a Firenze
1631 idem a Macerata
1630/1633 idem a Bormio (ancora nel 1672/1676 e nel 1699)
1683 idem in Valtellina
1732 a Marrani
1741 a Bologna.
E questo NON è tutto.
Grazie, Vittorio.

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Centochiodi
Visto ieri sera al Principe. Sala gremita (non succede quasi mai), impianto audio soft, non necessari tappi orecchie, intervallo all'antica fra primo e secondo tempo, reminiscenza senile di cassatine avios, semi e lupini. Cinema paradiso. Caro Ermanno.
Ti è piaciuto o no?
Sì. Per due motivi tra gli altri:
Primo: bello il fiume con il suo paesaggio e le sue simbologie, la vita semplice, il tempo che scorre lento, insidiato dai motocross, ruspe e siluri voraci.
Secondo: la desacralizzazione del libro sacro (radici cristiane d'Europa...) resa così attuale dall'Italia dei DICO.
Qualche dettaglio:
Un Cristo troppo cinematografico all'americana, bene il circolo ricreativo lungo-fiume, benissimo la ragazza del forno (Luna Bendandi), l'orchestrina paesana e l'evocazione felliniana del bateau mouche nostrale...
Per commenti multipli vedi qui o là.
Letture di Paola (2)

Irène Némirovsky
Il gatto
Nella camera in cui dormivano i bambini Péricand il gatto Albert si era fatto il suo giaciglio. Salito sul piumino che teneva caldi i piedi di Jacqueline, aveva cominciato a ciancicarlo e a mordicchiare il cretonne profumato di colla e di frutta, ma poi la balia lo aveva cacciato via. Per tre volte di seguito, non appena lei girava le spalle, Albert aveva riconquistato la sua postazione con un balzo silenzioso dalla grazia aerea, ma alla fine aveva dovuto cedere e si era sdraiato sotto la vestaglia di Jacqueline, nell’accogliente cavità di una poltrona. Nella stanza ogni cosa era immersa nel sonno. I bambini riposavano tranquillamente e la balia si era assopita recitando il rosario. Il gatto, immobile, lanciava dardi sui grani della coroncina che brillavano al chiaro di luna con un occhio fisso e verde; l’altro restava chiuso. Il corpo era nascosto sotto la vestaglia di flanella rosa. Piano piano, con estrema delicatezza, tirò fuori una zampa, poi l’altra, le allungò e le sentì fremere dall’articolazione superiore, molla d’acciaio ricoperta di morbida e calda pelliccia, fino alle unghie dure e trasparenti. Prese lo slancio, saltò sul letto della balia e la puntò a lungo senza muoversi, solo facendo vibrare l’estremità dei baffi sottili. Spinse avanti la zampa e toccò i grani del rosario; dapprima li agitò appena, poi prese gusto al contatto con le minuscole sfere perfette che gli rotolavano lisce e fresche fra le unghie e dette loro una scossa più forte. Il rosario cadde a terra. Il gatto si spaventò e sparì sotto una poltrona.
Poco dopo Emmanuel si svegliò e si mise a strillare. Le finestre erano aperte, e così pure le imposte. La luna illuminava i tetti del villaggio, le tegole scintillavano come scaglie di pesce. Il giardino era profumato, tranquillo, e quella luce argentea sembrava muoversi come un’acqua trasparente, fluttuare e ricadere dolcemente sugli alberi da frutto.
Sollevando con il muso le frange della poltrona, Albert guardava quello spettacolo con aria grave, stupita e sognante. Era un gatto molto giovane, vissuto sempre in città, dove le notti di giugno si avvertono solo da lontano, e solo a volte se ne può respirare una folata tiepida e inebriante. Ma lì il profumo gli saliva fino ai baffi, lo avvolgeva, lo afferrava, lo penetrava, lo stordiva. Con gli occhi socchiusi, si sentiva investire da ondate di odori fortissimi e delicati, quello degli ultimi lillà con il loro leggero sentore di decomposizione, quello della linfa che scorre negli alberi e quello della terra tenebrosa e fresca, quello degli animali — uccelli, talpe, topi, quante prede! —, odore muschiato di peli, di pelle, odore di sangue... Sbadigliò di bramosia, saltò sul davanzale della finestra e passeggiò lentamente lungo la grondaia. Era lì che, due giorni prima, una mano robusta e decisa lo aveva afferrato e lo aveva ributtato sul letto di una Jacqueline in lacrime. Ma ora non si sarebbe lasciato prendere. Misurò con lo sguardo la distanza fra grondaia e suolo: era un gioco, per lui, superare quello spazio, ma volle darsi importanza esagerando la difficoltà di quel salto. Fece oscillare il treno posteriore con aria feroce da vincitore, spazzò la grondaia con la lunga coda nera e, con le orecchie appiattite all’indietro, si slanciò e si ritrovò sulla terra smossa di recente. Esitò un attimo, poi affondò il muso nel terreno; adesso era al centro, nel cuore, nel grembo stesso della notte. Era nella terra che bisognava sentirla: i profumi erano tutti lì, fra le radici e i sassi, non ancora evaporati, non ancora svaniti nel cielo o diluiti nell’odore degli umani. Erano eloquenti, segreti e caldi. Erano vivi. Da ciascuno di essi fuoriusciva una piccola vita nascosta, felice, commestibile... Maggiolini, topi campagnoli, grilli e la piccola ranocchia dalla voce piena di lacrime cristalline... Le lunghe orecchie del gatto, piccoli coni rosa dai peli d’argento, appuntiti e delicatamente arrotolati all’interno come un fiore di convolvolo, si drizzarono: Albert ascoltava i rumori lievi delle tenebre, così sommessi, così misteriosi e, solo per lui, così chiari — fruscio dei fuscelli di paglia nei nidi in cui l’uccello veglia i suoi piccoli, frullare di piume, minuscoli colpi di becco sulla corteccia di un albero, fremito d’ali e di elitre, zampe di topo che grattano piano la terra e perfino l’impercettibile esplodere dei semi che germogliano. Occhi d’oro saettavano nell’oscurità, i passeri addormentati sotto le foglie, il grosso merlo nero, la cinciallegra, la femmina dell’usignolo; il maschio era ben sveglio, lui, cantava e le rispondeva dalla foresta e dal fiume.
Ma si potevano cogliere altri suoni: una detonazione che a intervalli regolari saliva, sbocciava come un fiore e moriva, e ogni volta tutti i vetri del villaggio tremavano, le imposte sbattevano e venivano subito richiuse nell’oscurità, e parole angosciate volavano nell’aria da una finestra all’altra. Sulle prime il gatto sobbalzava a ogni colpo, la coda ritta: riflessi cangianti correvano sulla sua pelliccia, la tensione gli irrigidiva i baffi. Poi si abituò a quel fragore che si avvicinava sempre più e che lui probabilmente scambiava per un tuono. Fece qualche capriola in mezzo alle aiuole, sfogliò con le unghie una rosa: era sbocciata completamente, le sarebbe bastato un soffio per disfarsi e morire; i suoi petali bianchi si sarebbero sparpagliati a terra in una pioggia languida e profumata. All’improvviso il gatto si arrampicò fin sulla cima di un albero lacerandone la corteccia con le zampe; il suo balzo era rapido quanto quello di uno scoiattolo. Alcuni uccelli spaventati volarono via. All’estremità di un ramo Albert eseguì una danza selvaggia, guerriera, insolente e ardita, sfidando il cielo e la terra, gli animali e la luna. A tratti apriva la bocca stretta e profonda facendone uscire un miagolio stridulo, un richiamo acuto e provocante rivolto a tutti i gatti del vicinato.
Nel pollaio e nella piccionaia gli animali si svegliarono tremanti, nascosero il capo sotto l’ala, sentirono l’odore della pietra e della morte; una gallinella bianca salì precipitosamente su un secchio di zinco, lo rovesciò e fuggì chiocciando disperatamente. Ma il gatto adesso era saltato tra l’erba e stava immobile, in attesa. Gli occhi rotondi e dorati scintillavano nell’ombra; ci fu un fruscio di foglie smosse e lui riapparve, portando in bocca un uccellino inerte e leccando adagio il sangue che usciva dalla ferita. Beveva quel sangue caldo con delizia, strizzando le palpebre. Aveva conficcato le unghie nel cuore della bestiola, ora disserrandole, ora affondandole nelle carni tenere, negli ossicini leggeri, con un movimento lento, ritmato, finché quel cuore non cessò di battere. Mangiò l’uccello senza fretta, si pulì, si leccò la coda, la punta della sua bella coda di pelliccia su cui l’umidità della notte aveva lasciato una traccia bagnata e brillante. Ora si sentiva disposto alla benevolenza: un toporagno gli passò fra le zampe senza che lui lo afferrasse, poi si limitò ad assestare sulla testa di una talpa un colpo che le insanguinò il muso e la lasciò mezzo morta; ma non si spinse oltre, la osservò con un piccolo fremito sdegnoso delle narici e non la toccò. Un’altra fame si destava in lui; le reni si marcarono, alzò la testa e miagolò ancora una volta, un miagolio che finì in un grido imperioso e rauco. Sul tetto del pollaio, raggomitolata al chiaro di luna, era apparsa una vecchia gatta rossiccia. La breve notte di giugno volgeva al termine, le stelle impallidivano, l’aria aveva un odore di latte e di erba bagnata; la luna seminascosta dietro la foresta mostrava solo una punta rosa che scompariva nella nebbia, quando il gatto, stanco, trionfante, intriso di rugiada, masticando un filo d’erba fra i denti, si infilò nella camera di Jacqueline, sul suo letto, cercando il posto tiepido fra i piccoli piedi magri. Si mise a fare le fusa, quel ron ron sembrava il suono di un bollitore.
Qualche istante dopo la polveriera saltò.
Temporale di giugno, cap. 20, in Suite Francese cit. pag.105-108
mercoledì, aprile 04, 2007
Letture di Paola

Irène Némirovsky
Le ore passavano tranquille. Sulla strada c’erano meno automobili. Le biciclette filavano ancora a tutta velocità come spinte dal vento impetuoso che da una settimana soffiava da nordest e trascinava con sé tanti poveri disgraziati. Un po’ più tardi — visione sorprendente — spuntarono alcune macchine che andavano in senso contrario rispetto a quello seguito negli ultimi otto giorni: tornavano verso Parigi. A quella vista ci fu chi pensò davvero che tutto fosse finito. La gente rientrò nelle case. Si udì di nuovo l’acciottolio delle stoviglie che le donne lavavano in cucina, il passo leggero di una vecchierella che andava a portare l’erba ai conigli, e persino il canto di una ragazzina che attingeva l’acqua con la pompa. Alcuni cani si azzuffavano rotolando nella polvere.
Era sera — un crepuscolo delizioso, un’aria trasparente, un’ombra azzurrina, un ultimo bagliore di tramonto che accarezzava le rose, la campana della chiesa che invitava i fedeli alla preghiera — allorché si udì sulla strada un rumore che andava crescendo e che non somigliava a quello degli ultimi giorni: pesante, sicuro di sé, quel rimbombo sembrava farsi strada senza fretta, in modo inesorabile. Dei camion avanzavano verso il villaggio. Questa volta erano proprio i tedeschi. Dai camion fermi sulla piazza scesero degli uomini; altri mezzi giungevano dietro ai primi, poi altri, e altri ancora. In pochi istanti l’intera vecchia piazza grigia, dalla chiesa al municipio, non fu più che una massa immobile e oscura di camion color ferro sui quali si distingueva ancora qualche ramo avvizzito, residuo della mimetizzazione.
Quanti uomini! La gente, uscita di nuovo sulla porta di casa, silenziosa e attenta, li guardava, li ascoltava parlare, cercava invano di farsi un’idea di quanti fossero. I tedeschi sbucavano da tutte le parti, riempivano strade e piazze, e ne arrivavano continuamente altri. Da settembre il paese non era più abituato a sentire passi, risate, voci giovani. Era stordito, sconcertato dal rumore confuso che saliva da quella marea di uniformi verdi, da quell’odore di uomini sani, di corpi giovani, e soprattutto dai suoni di quella lingua straniera. I tedeschi si riversavano nelle case, nei negozi, nei caffè, le mattonelle rosse delle cucine risuonavano sotto i loro stivali. Chiedevano da mangiare, da bere. Passando accarezzavano i bambini. Gesticolavano, cantavano, ridevano rivolti alle donne. Quell’aria felice, quell’ebbrezza da conquistatori, quella febbre, quella follia, quell’esultanza mista a una sorta d’incredulità, quasi essi stessi non riuscissero a credere alla loro avventura, tutto questo era così tumultuoso, così eccitante che i vinti erano portati a dimenticare per qualche istante la loro pena e il loro rancore. Li guardavano a bocca aperta.
Nel piccolo albergo, sotto la camera in cui Hubert continuava a dormire, la sala echeggiava di grida e di canti. I tedeschi avevano subito chiesto dello champagne («Seht! Nahrung!») e facevano saltare i tappi. Chi giocava a biliardo, chi entrava in cucina portando con sé una quantità di rosee scaloppine crude che gettava sul fuoco, dove sfrigolavano diffondendo un denso fumo. Alcuni soldati salivano dalla cantina con diverse bottiglie di birra, scostando impazienti la cameriera che voleva aiutarli; un giovanotto dalla faccia vermiglia e i capelli d’oro cuoceva delle uova su un angolo del fornello, un altro, in giardino, raccoglieva le prime fragole. Due ragazzi seminudi immergevano la testa in secchi d’acqua fredda attinta al pozzo. Si saziavano, si rimpinzava-no di tutto il ben di Dio della terra; erano scampati alla morte, erano giovani, vivi, e vincitori! Manifestavano la loro gioia delirante con parole affrettate, precipitose, parlavano in cattivo francese con chi voleva starli a sentire e mostravano i loro stivali ripetendo: « Noi camminare, camminare, camerati cadere e noi sempre camminare »... Un clicchettio di armi, di cinturoni, di elmetti saliva dalla sala. Hubert lo percepiva in sogno, lo confondeva con i ricordi del giorno prima, rivedeva la battaglia sul ponte di Moulins. E si agitava, sospirava; respingeva qualcuno d’invisibile. Si lamentava, soffriva. Alla fine si svegliò in quella stanza sconosciuta. Aveva dormito tutto il giorno. Ora, dalla finestra aperta, si vedeva brillare la luna piena. Ebbe un moto di stupore, si stropicciò gli occhi e vide la ballerina, che era entrata mentre lui dormiva.
Hubert balbettò qualcosa per scusarsi e per ringraziare.
«Adesso lei deve aver fame, vero? » domandò Arlette.
Sì, effettivamente moriva di fame.
« Forse è meglio mangiare in camera, sa? Giù è impossibile, è pieno di soldati».
« Soldati! » esclamò lui slanciandosi verso la porta. « Che cosa dicono? Com’è la situazione? Dove sono i tedeschi? ».
« I tedeschi? Ma sono qui. Sono soldati tedeschi».
Hubert si scostò bruscamente da lei con un moto di stupore e di spavento simile al balzo di una bestia braccata.
«Tedeschi? No, no, è uno scherzo?».
Cercò invano un’altra parola e ripeté con voce bassa e tremante: « E uno scherzo? ».
Lei aprì la porta; dalla sala si levò allora, insieme a un fumo denso e acre, l’inconfondibile rumore prodotto da una turba di soldati vincitori: grida, risate, canti, e lo scalpiccio degli stivali e il tonfo delle pesanti pistole gettate sui tavoli di marmo, e il cozzare degli elmetti contro le piastre di metallo dei cinturoni, e quel fragore festoso che sale da una folla felice, fiera, inebriata dalla vittoria. « Come una squadra di rugby dopo una partita vinta » pensò Hubert. E trattenne a stento lacrime e ingiurie. Si precipitò alla finestra e guardò fuori. Ora la strada cominciava a vuotarsi, ma quattro uomini camminavano a fianco a fianco e, passando, picchiavano alle porte delle case: « Luce! Spegnete tutto! » gridavano e, docilmente, una dopo l’altra, le luci delle lampade si spegnevano. Restava solo il chiarore della luna che accendeva tenui sprazzi azzurrini su elmetti e canne dei fucili. Hubert afferrò la tenda con entrambe le mani, se la premette in modo convulso sulla bocca e scoppiò in lacrime.
« Su, su, si calmi » diceva la donna, e gli accarezzava la spalla con delicata compassione. «Tanto non possiamo farci niente... Che cosa potremmo fare? Tutte le lacrime del mondo sarebbero inutili. Ci saranno giorni migliori, e dobbiamo vivere per vederli, prima di tutto dobbiamo vivere... resistere... Ma lei si è comportato coraggiosamente... fossero stati tutti così coraggiosi... ed è tanto giovane! Quasi un bambino...
Lui scosse la testa.
« No? » fece lei a voce ancora più bassa. « Un uomo? ».
E tacque. Con dita un po’ tremanti affondò nervosamente le unghie nel braccio del ragazzo come se ghermisse una giovane preda e la cincischiasse fra le mani prima di portarsela alla bocca e saziare la sua fame. Sommessamente, con voce alterata, disse:
« Non deve piangere. I bambini piangono. Lei è un uomo, e un uomo, quando è infelice, sa cosa cercare... ».
Aspettò una risposta che non venne. Lui teneva le palpebre abbassate, la bocca serrata in una piega amara, ma il naso gli si arricciava e le narici fremevano. Allora lei disse con voce fioca:
«L’amore...».
Irène Némirovsky Suite Francese Adelphi 2006, pag.102-105
Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande "sinfonia in cinque movimenti" che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l'occupazione nazista: Tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell'arrivo dei tedeschi) e Dolce (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una "sposa di guerra" a un ufficiale tedesco). Pubblicato a sessant'anni di distanza, Suite francese è il volume che li riunisce.
Scheda
Il sito Irène Némirovsky ( francese e inglese)
Controcanto del barba:
Io sono uscito da quella guerra, la guerra in cui mi ero prestato come volontario, la guerra in cui io ero un bombardiere entusiasta, io sono uscito da quella guerra con certe idee che si svilupparono piano piano alla fine della guerra; idee riguardo la guerra. Uno, che la guerra corrompe chiunque vi partecipi. La guerra avvelena chiunque vi partecipi. Si inizia come i bravi ragazzi, come facemmo noi nella seconda guerra mondiale. Loro sono i cattivi. Loro sono i fascisti. Che cosa si può aspettare di peggio? Così, loro sono i cattivi, e noi siamo i bravi. E man mano che la guerra procede, i bravi ragazzi cominciano a diventare cattivi. Lo si può far risalire alle guerre peloponnesiache. Lo si può far risalire ai bravi ragazzi, gli ateniesi, e i cattivi, gli spartani. E dopo un po' gli ateniesi diventarono crudeli e senza pietà come gli spartani.
Howard Zinn
martedì, aprile 03, 2007
La verità ha un potere in se stessa
Truth has a power of its own.
Art has a power of its own.
That age-old lesson
—that everything thing we do matters—
is the meaning of the people’s struggle
here in United States and everywhere.
A poem can inspire a movement.
A pamphlet can spark a revolution.
Civil disobedience can arouse people
and provoke us to think.
When we organize with one another,
when we get involved,
when we stand up
and speak out together,
we can create a power
no government can suppress.
We live in a beautiful country.
But men who have no respect
for human life, freedom, or justice
have taken it over.
It is now up to all of us
to take it back."
Howard Zinn
La verità ha un potere in se stessa.
L'arte ha un potere in se stessa.
Questa antica lezione
- che ogni cosa è cosa che ci importa -
è il significato e lo scopo
della lotta del popolo
qui negli Stati Uniti
e dovunque nel mondo.
Una poesia può ispirare un movimento.
Un opuscolo può suscitare una rivoluzione.
La disobbedienza civile può ridestare la gente
e obbligarci a pensare.
Quando noi ci organizziamo l'un l'altro,
quando noi siamo coinvolti,
quando noi ci solleviamo
e parliamo chiaro insieme,
noi possiamo creare un potere
che nessun governo può sopprimere.
Noi viviamo in un bel paese.
Ma uomini che non hanno rispetto
per la vita umana, la libertà o la giustizia
se lo sono preso.
E' ora il momento per tutti noi
di riprendercelo.
Radici cristiane d’Europa (5)
Caro barbabianca, mi hanno detto che stai mettendo in rete i nomi di alcuni uccisi dalla chiesa. Se vuoi mettere anche le streghe avrai da lavorare per anni. Per gli eretici alcuni nomi te li mando nell’allegato. Bisognerebbe mettere in bella evidenza anche i nomi degli assassini (Giovanni XXII, Paolo V, s.Carlo Borromeo, e i vari inquisitori, specialmente quelli scatenati contro Catari, Beghini, Spirituali ecc.)
Ciao,Vittorio
Allegato
L’elenco che segue è ricavato dalla lettura di alcuni libri (in genere indicati fra parentesi) che riportano studi attuali su eresie ed eretici, studi spesso circoscritti ad un piccolo territorio e pertanto ben lontani, nel loro complesso, dall’assumere il carattere di studio complessivo del fenomeno. Bisogna inoltre tenere presente che le cronache del tempo o gli annali esistenti (anche queste e questi limitati a poche città o località) registrano speso le quantità (uno, due, sette ecc.) di persone bruciate o decapitate o comunque uccise per motivi di “religione”. Da tenere comunque presente che la chiesa cattolica e le altre sette cristiane, quando si trattava di eretici di un certo livello culturale, ha messo in atto costantemente la damnatio memoriae con la conseguente distruzione di tutto ciò che queste persone potessero avere scritto. In particolare la chiesa cattolica non si è limitata a cercare di cancellare i libri delle sue vittime (eclatante il caso del Libro Grande di Giorgio Siculo, monaco benedettino che cercò di trovare la via per una conciliazione fra cattolici e riformati attirandosi la condanna degli uni e degli altri) ma anche i libri edificanti ma cancellati in quanto descrivevano realtà devozionali che col tempo erano divenute scomode perché in contrasto con la realtà e la prassi ecclesiastica; un esempio sono i libri su Francesco da Assisi scritti da Tommaso da Celano ( Vita Prima, Vita seconda, Tractatus de miraculis) libri che ebbero una enorme diffusione e furono determinanti per la crescita straordinaria dell’ordine francescano ma che insistevano troppo su aspetti (la laicità dei fratres, la povertà, la figura di Elia – successore di Francesco alla guida dell’ordine e colui che per primo rivelò, alla morte di Francesco, l’esistenza delle stimate - il quale Elia trovatosi nel mezzo delle dispute fra papa e imperatore finì per essere scomunicato in quanto troppo dalla parte dell’imperatore e quindi rimosso dalla memoria dell’ordine ) libri che furono accanitamente ricercati dai francescani e distrutti in tutte le biblioteche d’Europa tanto che scomparvero e la Vita prima e Secunda, sulla base di pochissimi codici rinveuti, furono pubblicate per la prima volta solo fra la fine del 1700 e la metà dell’800, mentre del Tractatus de miraculis ne è stata rinvenuta una sola copia pubblicata nel 1899 (Chiara Frugoni, “L’invenzione delle stimmate”, Einaudi)
Occorre inoltre sapere e fare sapere, che fra il 1817 ed il 1818, monsignor Marino Marini, che aveva in custodia le carte e gli archivi dell’inquisizione romana, costituiti dagli atti dei processi svolti dall’inquisizione in tutto il mondo dove operava, bruciò tutto e cancellò vicende, storie, torture, e nomi di persone precedentemente bruciate, squartate, decapitate. Fu un secondo rogo, riassuntivo in nome del bene della santa chiesa cattolica. (A:Prosperi, “L’inquisizione romana, 2003)
7 maggio 1318 – Marsiglia. Quattro francescani spirituali che non avevano voluto piegarsi all’obbedienza della bolla “Quorundam exigit” di Giovanni XXII che dava risposta negativa a tutte le richieste degli spirituali in materia di povertà, di frugalità, di modestia dell’ abito, ponendo l’obbedienza sopra la povertà e l’esigenza di unità al posto dell’appassionata dedizione al proprio ideale. I nomi dei quattro frati minori sono: Giovanni Barrani da Tolosa, Diodato Michaelis, Gugliemo Santoni prete e Ponzio Rocha diacono. (Da “Spirituali e Beghini in Provenza” di Raoul Manselli, 1959)
1318 – 1320 Narbona: molti furono mandati al rogo per avere seguito le idee degli Spirituali: molti frati minori, terziarii francescani ed un carmelitano. (idem)
14 ottobre 1319 – Pietro de Fraxino ed altri due Beghini bruciati nel cimitero della chiesa di s.Felice a Narbona (ibidem)
1321 e anni antecedenti – a Béziers prima due poi sette beghini arsi a Lodève alcuni beghini arsi vivi a Lunel diciassette beghini arsi (18 ottobre 1321) tra questi due donne chiamate Esclarmonda ed Astruga
a Capestang furono arsi Bernardo Leonis e Giacomo de Rivo ad Agde alcuni beghini arsi (ibidem)
28 febbraio 1322 nel fossato di s. Paolo a Barbona furono arsi 21 beghini (16 uomini e cinque donne) (ibidem)
2 ottobre 1322 Bernardo Peirots consegnato al braccio secolare per l’esecuzione (ibidem)
24 aprile 1323 a Carcassonne finirono al rogo Bernado Bosc, Pietro Johanni o Iuliani e Giovanni Covili (ibidem)
1322 – Guglielmo Ruffi, Pietro Dominaci, Pietro Hospitalis e Pietro Guiraudi, tutti beghini furono arsi dopo un processo inquisitoriale condotto da Bernardo Gui. (ibidem)
12 novembre 1323 il papa Giovanni XXII emana la bolla “ Cum inter nonnullos” nella quale dichiara eretica la tesi che Cristo e gli Apostoli nulla avevan posseduto né in proprio né in comune
15 luglio 1326 - Bernardo Maurini mandato al rogo in Provenza.
Novembre 1328 na Pous Moneta consegnata al braccio secolare a Carcassonne (ibidem)
Sulla fine del ‘200. Ponzio Botugati, fra minore, avendo rifiutato di consegnare, perché fosse bruciato, un libro intitolato “De usu papere” di P.I.Olivi, fu segregato in una cantina del convento e legato con una catena così corta che non poteva muoversi neanche per sdraiarsi. Quando morì il suo corpo dovette essere estratto dagli escrementi e fu trovato corroso dall’infezione e dai vermi fino ai lombri. Insieme a lui furono incarcerati i frati Giovanni della Valle, Giovanni Giuliani, Raimondo Aureoli, Giovanni Prini dei quali non si conosce la fine ( Angelo Clareno. Historia septem tribolationum ordinis minorum).
1307 – Viene bruciato a Vercelli Fra’ Dolcino di Novara, prima del rogo le sue carni furono straziate con tenaglie ardenti, protagonista del movimento degli Apostolici. (Veni perfidus Heresiarcha, di Orioli, 1986)
1307 – a Biella viene arso, dopo essere stato straziato con tenaglie roventi, Longino compagno di fra’ Dolcino, catturato con lui.(ibidem)
1307 – a Vercelli viene bruciata sul rogo Margherita compagna di fra’Dolcino(ibidem)
1317 – dodici dolciniani bruciati a Bergamo (ibidem)
1300 Gerardo Segarelli fondatore del movimento degli “Apostolici” finì sul rogo.(ibidem)
1294 a Parma vengono messi al rogo quattro apostolici (ibidem)
1302 – tre dolciniani arsi a Trento (ibidem)
1306 Giacomo da Ferrara apostolico, messo a morte (ibidem)
1332- Ad Arezzo, condannato e morto in carcere Bentivegna, frate francescano che aveva aderito agli Apostolici
1332 22 dolciniani arsi vivi a Padova e Riva del Garda (ibidem)
13.5.1299 Bonigrino da Verona arso sul rogo a Bologna come eretico insieme con Giuliano e Bompietro anch’essi eretici (L’eresia a Bologna nel XIII e XIV secolo i Orioli)
8.8.1308 Giovanni Gherardini Trughi, dolciniano, arso sul rogo (ibidem)
1305 Bartolomea di Svignano bruciata sul rogo (anche un suo fratello era stato in precedenza bruciato sul rogo)(ibidem)
1305 – Rolandino de Ollis di Modena e Pietro dal Pra, eretici, bruciati sul rogo (ibidem)
22.8.1550 Camillo Fanini, di Faenza, fu decapitato e poi bruciato in piazza perché luterano ed eretico (Adriano Prosperi, “L’eresia del Libro Grande, Feltrinelli)
10.9.1550 Domenico Cabianca di Bassano Bruciato a Piacenza in quanto eretico (ibidem)
1568 Pietro Giudici da Rivoltella, condannato e giustiziato perché seguace di Giorgio Siculo
23.5.1551 Strangolato di notte nel carcere di Ferrara Giorgio Siculo (vero nome Giorgio Rioli) frate benedettino, autore del Libro Grande o Libro Maggiore di cui non ne abbiamo nessuna copia (ibidem)
4.9.1568 a Ferrara don Giovanni del Dia degradato, decapitato e bruciato e insieme con lui furono decapitati ed arsi Tomaso Scurta di Modena e Giovanni Paiano di Modena (ibidem)
7.9.1570 a Ferrara decapitato e poi bruciato Francesco Severi medico di Argenta (ibidem)
1570 Antonio Paglia (Aonio Paleario) decapitato a Roma (ibidem)
1568 Miguel Servet (Michele Serveto) condannato dalla inquisizione riuscì a fuggire a Ginevra dove fu catturato e bruciato per ordine di Calvino ((M.Firpo, “Antitrinitari nell’Europa Orientale)
1583 – Jacopo Paleologo decapitato dall’inquisizione romana
Grazie, Vittorio.
domenica, aprile 01, 2007
Moni Ovadia
Visto ieri sera al Puccini. All'apertura del sipario si presenta un quartetto di giovani con due violini, una viola, il contrabbasso. Bella musica, un po' diversa, molto bravi. Poi arriva Moni. Si scusa per il leggero ritardo, ma hanno aspettato un'ora e un quarto alla stazione il taxi che non è arrivato (!?), sono stati portati al teatro dallo staff del Puccini. Ha la voce roca, causata da un attacco "antisemita" alle sue corde vocali. Poi ci spiega la liturgia ebraica, la Thora, la bibbia, il santo benedetto...Grande umanità, grande intelligenza, coi tempi che corrono. Un po' lungo l'intrattenimento, quasi due ore. Mi sono piaciute le barzellette morali sugli ebrei, grande affabulatore, soprattutto mi ha fatto conoscere Soeur Marie Keyrouz, parlandone con una grande ammirazione e cognizione di causa. Indimenticabile il canto di Marie accanto alla madre del bambino appena ucciso in una strada di Beirut...Dopo quella esperienza Suor Sorriso cominciò a cantare in pubblico.
Il quartetto veramente grande, meglio quando non accompagnato dalla sua voce al momento afflitta dalla raucedine antisemita. Fatta eccezione per l'ultima esecuzione, non ne so indicare il nome, un grande lamento nostalgico che richiamava il ghetto di Varsavia e suoi dintorni euro-orientali - Mariella se lo sai spiegare meglio di me, mettilo nel commento -
Scrivo ascoltando un canto di Soeur Marie Keyrouz regalato dal suo sito. Per te, mio pellegrino lettore, metto un paio di schede illustrative. Con le mie scuse, per questa relazione assolutamente inadeguata..
Prima scheda
Moni Ovadia e Arkè String Project in
KAVANÀH canti della spiritualità ebraica
- Moni Ovadia, voce
- Carlo Cantini, violino
- Valentino Corvino, violino
- Sandro di Paolo, viola
- Stefano Dall’Ora, contrabbasso
“Kavanàh”, che significa “partecipazione” al canto, raccoglie brani di differente ispirazione, partendo dagli inni sacri ebraici della sinagoga per arrivare a quelli di tradizione tzigana. Voci lontane accomunate nell’esaltazione dell’amore per il divino, linguaggi differenti che si intrecciano nella medesima partecipazione.
“La Toràh racconta che l’universo è stato creato dalla parola del Santo Benedetto: “Disse luce e luce fu”. Lo strumento della creazione è la voce dell’Onnipotente.
La creazione è dunque un fenomeno acustico così come in seguito lo sarà la rivelazione ad Abrahamo prima, a tutto il popolo ebraico poi, nel deserto del Sinai: “Avete udito una voce, solo una voce”. Non c’è teofania nel monoteismo ebraico ma “teofonia”. Dio si manifesta con una voce ed è la sua parola parlata che consente sia la creazione, sia la rivelazione.
Che differenza c’è fra la parola scritta che custodisce il patto e la legge, e quella parlata che crea e rivela? La risposta è semplice anche se non evidente: il suono, il canto.
Il canto conferisce dunque statuto generativo alla parola.
I maestri della cabalàh, la mistica ebraica, osservano che la prima parola della Torah, “in principio” - bereshit in ebraico - contiene uno straordinario anagramma: taev shir, voluttà di un canto. Si può poeticamente affermare con i cabalisti, che il mondo è stato creato per la voluttà di un canto. I cabalisti ci segnalano anche che l’ultima parola del pentateuco, la legge biblica, israel, contiene un ulteriore potente anagramma: shir el, canto a Dio. Come una culla, il canto culla la legge. Il canto è lo strumento principe della comunicazione interiore, il canto è la prima gemmazione della nostra identità quando appariamo alla luce uscendo dal ventre materno. Ancora non vediamo, non sentiamo, eppure già cantiamo, urliamo il nostro hinneni, il nostro “eccomi” e, vagito dopo vagito, vocalizzo dopo vocalizzo, sillaba dopo sillaba, conquistiamo la lingua mettendoci in cammino per il canto. In seguito perderemo la grazia di quel canto interiore perché saremo imprigionati in un contesto di apprendimento burocratico e rigidamente normativo.
La cantoralità ebraica, khazanuth, una delle grandi arti della spiritualità monoteista, ci consente di riprendere il viaggio nei territori profondi dell’animus umano dove si manifestano le pulsioni primarie a costruire senso nelle proprie emozioni e nelle strutture profonde del sentimento. Per questo lo strumento interpretativo più importante del cantore è la kavanàh, la partecipazione, l’adesione al canto come dialogo intimo con l’urgenza del divino in presenza come in assenza”. [Moni Ovadia]
Seconda scheda

Soeur Marie Keyrouz è una suora libanese delle sorelle di san Basilio.
Soeur Marie è accompagnata da un gruppo, che ha chiamato 'Ensemble de la Paix', composto da musicisti e coristi di religioni diverse - cristiani, ebrei e musulmani - e di differenti nazionalità: proprio quelle religioni e nazionalità tra le quali le tensioni oggi sono più forti. Il suo scopo è infatti quello di esprimere attraverso il canto la sua preghiera per la pace, per la tolleranza, per il compimento di un cammino ecumenico. Alla preghiera soeur Marie affianca le opere: fermamente convinta che l'ignoranza e la povertà siano alla base delle tensioni sociali e delle guerre, con i proventi della sua attività artistica, sostiene concretamente, attraverso la sua congregazione, un programma di scolarizzazione per bambini in diverse parti del mondo, soprattutto rivolto alle piccole vittime della guerra, che con grande amore chiama "mes orphelins". Laureata in antropologia religiosa e musicologia, diplomata in canto classico sia orientale sia occidentale, ricercatrice e compositrice, soeur Marie Keyrouz ha saputo porre il canto e la musica al servizio della propria vocazione religiosa, dando vita a una figura di grande fascino, che sa trasmettere in modo naturale l'emozione della sua più intima spiritualità insieme alle proprie radicate convinzioni. La sua voce è coinvolgente, la sua musica è unica. Suor Marie ha sviluppato un genere musicale che, mentre si rifà alle antiche sorgenti del canto sacro orientale, nello stesso tempo è fortemente innovativo, per la capacità di fondere quelle radici con la più genuina tradizione occidentale. Ne sono testimonianza anche gli strumenti delle due culture che nei suoi concerti coesistono con un'armonia perfetta. Un'armonia che è anche in qualche modo un simbolo della missione di suor Marie: dimostrare attraverso il canto che non esistono contrapposizioni tra uomini, culture e religioni, ed esprimere il suo grande desiderio di tolleranza, di ecumenismo, di pace.
Ecco alcuni suoi dischi (tutti molto belli e di grande fascino ed ispirazione):
Chant Byzantin: Chant Traditionnel Maronite
Chants sacrés de l'Orient (tradition melchite)
Chant Byzantin- Passion et Resurrection
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