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giovedì, agosto 30, 2007
 

Portogallo IV

 28 agosto 2007

Oggi Vitorino e' venuto a prenderci all'uscita di Leiria. Forse ci voleva portare a casa sua, ma avevamo intenzione di dormire nella casita di Caparica, dove si puo' camminare scalzi, non cenare e stare a piedi in avanti spaparanzati sul divano . Comunque Vittorino e' un citto proprio simpatico, un po' pazzerello e molto generoso . Somiglia a quel regista un po' scontroso e polemico (anche lui) che se n'e' andato qualche anno fa, Marco Ferreri. Ci ha accompagnato a Batalha e Alcobaça, due monumenti molto notevoli, specialmente Batalha. Batalha e' uno strano grande reliquiario, costruito per festeggiare un'importante vittoria sugli Spagnoli. Il gotico fiorito offre le sue bellezze ovunque: portali, chiostri, colonne, ornati di grandi fregi, fiori, animali strani. Molto bella la cattedrale con le tre navate alte a dismisura. M'e' sembrato un gioiello prezioso sorto, come al solito, in una piazzetta modesta con piccole case. La grandiosita' del divino, un divino che sa molto di potere, di fronte alla piccolezza dell'umano. Ormai non posso piu' sottrarmi a certe riflessioni: tanto sfarzo, tanta ricchezza come manifestazioni di un potere che sembrava inamovibile e che ora e' scomparso. Batalha ora e' un contenitore vuoto, le casette intorno continuano la loro vita di formiche.
Di Alcobaça parlera' meglio Urbano. Mi sono piaciute una Madonna di legno colorato (v. foto sopra) che sembrava una donna vera, giovane e semplice, col bimbo in collo e l'immensa cucina dei frati, tutta di maiolica azzurrina con l'enorme cappa che chissa' quanti arrosti e minestroni avra' visto. E poi la porticina pequena attraverso la quale chi non passava per la pancia troppo grassa veniva privato del pranzo fino al dimagrimento salutare. Vitorino ci ha poi portati a mangiare "mariscos" in un posto che sapeva lui e dove non si arrivava mai. I mariscos non c'erano e lui l'ha presa male, ma poi si e' rabbonito e si e' buttato, come gli piace, a parlare di politica. Cosi' siamo stati piacevolmente in compagnia di Fidel Castro, di Chavez e del Mozambico dove lui ha passato i primi vent'anni della sua vita.  Si cenera' ancora insieme domenica sera. Urbano e' stato bravo con la 205 Peugeot e, volando sul Ponte XXV Abril, siamo planati in Rua Manuel Luis da Costa n.4, in frente a o campo de agricoltura.
Paola

postato da stigli | 21:40 | commenti
lisbona


sabato, agosto 25, 2007
 

Sintra

Portogallo III

In partenza per Sintra

In partenza per Sintra, visita guidata. Ieri sera cena con Fado, in Costa da Caparica: due persone, due portate (bacalau, shrims), acqua e vino in bottiglia sigillata di mezzo litro,  due cantanti uomo e donna + mandola e chitarra, ambiente semplice e accogliente, totale € 65, compresa mancia e DVD in omaggio. I prezzi sono meno arrabbiati che da noi. Siamo qui al tourist office in attesa del pulman o pulmino che ci porta a Sintra; partenza 14,30 (15,30 ora italiana), durata della visita 4 ore e mezzo. Trasferimento da Caparica all'imbarco sul Tejo con la Peugeot 205 messa a disposizione dal cugino di  Vitorino. Siamo partiti con l'ombrello (primo giorno nuvoloso) ma sta tornando il sereno. Una gra luce, questa di Libona. Nell'attesa abbiam fatto lo struscio sulla Avenue Agusta: strade perfettamente ortogonali merito del terremoto del 1795; coro avanti e indietro di Are Krishna.  Domani gran viaggio in macchina fino a Coimbra; ci accoglie Antonio all'uscita dalla A1.

postato da stigli | 15:07 | commenti
lisbona


giovedì, agosto 23, 2007
 

Lisbona luminosa

Portogallo II

Obrigado

La parola piu' comune: grazie, molte grazie.

Lost and found
Lost: la valigia, come l'ultima volta. Prima Malpensa, oggi Fiumicino. Il transfer da Peretola e' micidiale. Ma questa volta solo una valigia. L'altra ce la siamo portata a bordo: mutande e calzini questa volta garantiti. Consegnata poco fa, ore 22 del secondo giorno.
Found: la gentilezza di Gomez: due piani sopra, tipografo in Francia non so per quanti anni, ci siamo intesi col francese; ha risolto la perdita d'acqua del rubinetto acqua calda della doccia: attrezzatissimo, quasi un plombiere o idraulico; ma non ce la siamo sentita di cambiare tutto il blocco bagno: problema di trovare una guarnizione adatta ad un rubinetto ante guerra; rimane una goccia, ma non fa piu' scattare il gas.
Lisbona
Luminosa, ampia, diciamo splendida vista dalla navetta che dall'aereoporto ti scarica in fronte al Tago fiume-lago-mare per il battello che ti porta a Caparica attraverso Almada - c'e' nato Figo -
Ventosa, la spiaggia di fronte a noi e' piena di surfisti: onde lunghe dell'Atlantico, quelle che avviarono la corsa di Vasco di Gama, vista oggi la sua tomba nel Monastero in fronte alla torre di Belem. Del monastero dovremo riparlare. Una cosa mai vista.
Domani 24 Agosto potremmo fare un giro sul Sight seeing per avere il panorama riassuntivo.
Accanto a me un ragazzo angola-mozambicano parla in video skype con una ragazza mozambico angolana: li vedo tutti e due sul monitor. Mondo che va.
2 € per un'ora di collegamento.
Vitorino ci ha mandato un SMS appena atterrati e poi ha telefonato due volte: domenica spero di vederlo a Leiria o Coimbra. Nel frattempo Lisbona richiede tempo e gambe, perche' e' tanta. La torre di Belem e' veramente notevole, piazzata in mezzo al Tago di fronte all'Atlantico, bella come una reggia, dura come una fortezza, tutta merli e cannoni sputafuoco. Oggi treppiedi di lusso per fotografie panoramiche.  Accanto il monumento agli scopritori conquistatori coperti di croci e spade. Ma che uomo Vasco che Gama che di qui parte e qua ritorna dopo due anni di oceano. E il Brasile parla oggi la sua lingua. Ne abbiamo incontrata una (brasiliana) sul lungo Tejo o Tago che ci portava dal Ponte XXV Aprile a Belem di cui sopra. E' una diplomata in statistica ed era diretta al palazzo dei Congressi li' accanto. Passo e chiudo. Ma il ragazzo accanto a me continua. Tanti auguri anche a lui.

postato da stigli | 00:37 | commenti
viaggi, svago, lisbona


domenica, agosto 19, 2007
 

Portogallo I



Si riparte. Destinazione Costa da Caparica. Per vedere Lisbona e il Portogallo centrale (Leiria e dintorni). A Caparica troviamo la casa di Donna e Luciano, attualmente a Vancouver in Canada. Home exchange. A Leiria ci accoglie Vitorino  che fu nostro ospite durante il Global forum di Firenze. Ci mette a disposizione una vecchia peugeot 204 con la quale potremo visitare Batalha e Alcobaça (World Monument), la spiaggia di Nazaré e la vecchia gloriosa università di Coimbra.
Biglietti aerei acquistati tramite Agenzia l'8 giugno scorso; A/R a persona € 218: Peretola-Fiumicino-Lisbona-Malpensa-Peretola. 20 agosto-3 settembre, volo Alitalia. Non mi sembra male come prezzo, pur aggiungendo i 10 euro per l'Agenzia. Con lo stesso prezzo si trovava Bologna-Lisbona A/R, linea diretta senza scalo, volo linee portoghesi.  Ma volevano subito l'impegnativa e il pagamento dei biglietti, con perdita totale in caso di rinuncia anche motivata. D'altronde l'Isolotto praticamente confina con l'aereoporto fiorentino. Ci accompagna Simone andando al lavoro a Prato Est. Letteralmente ci lascia sul ciglio della strada nel senso della pista. Piccolo è bello, anche per gli aereoporti! Il taxi (dieci minuti di strada) costa 18 €.
Mi son divertito con Google earth e praticamente sono in grado di guidare il tassista fin davanti al portone di casa in Rua Manuel Louis da Costa 4-2.  Nella foto la casa è a sinistra del primo frangiflutti cominciando dall'alto, dove finisce l'abitato e cominciano i campi.Questi. Le chiavi ce le hanno lasciate Donna e Luciano quando sono stati da noi poche settimane addietro. Donna ha un profondo istinto materno, ci scrive oggi l'ultima email con tanti "tips" su cose da vedere e da mangiare, su come spendere e viaggiare, su come girare la chiave del portone principale: put the key in the street door of the building and then pull it back a bit to open the door. Gli abbiamo garantito con non romperemo la serratura. Lei è d'origine irlandese, lui portoghese, militare in Angola in tempi ormai così lontani. Storie nella storia. E' il bello degli scambi. Già raccontato qui.
A rivederci.

postato da stigli | 18:48 | commenti
viaggi, lisbona


sabato, agosto 18, 2007
 

Camaldoli, castagno Miraglia


Giovedi 16 Agosto 2007, ore 17-19

Questa grande estate del 2007 ha fatto un ultimo regalo. Siamo a Metaleto di Camaldoli, due passi dal Monastero. Sei allievi ricordano così il loro grande amato maestro di clavicembalo Franco Rossi ritornato nel grembo dell'universo un anno fa. Saputo per caso, grazie a Mariella che ha avvertito Stefano che ha invitato il Barba a farci una scappata.  Chi non vorrebbe essere ricordato così?  Liturgia laica. Bravi e di nuovo grazie.

Note:
Franco Rossi
Ha studiato con P. Montecchi e S. Silva presso il Liceo Musicale “B. Marcello”, di Venezia, diplomandosi poi nel 1941 con D. Serra al Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze. Nel 1945 fu uno dei fondatori del Quartetto Italiano al quale ha dedicato 35 anni della sua vita tenendo concerti in tutto il mondo, fino allo scioglimento nel 1981. Si è anche dedicato ad attività cameristica, in duo con il pianoforte e come solista in concerti con l’orchestra, ottenendo sempre calorosi successi. Ha insegnato violoncello e musica da camera nei Conservatori di Venezia, Bari e Firenze e continua l’attività didattica tenendo corsi di perfezionamento in accademie nazionali ed estere. Viene spesso invitato a far parte di giurie in concorsi nazionali ed internazionali. Ha ricevuto la medaglia d'oro dal Presidente della Repubblica Italiana per meriti artistici e didattici. Nel 1999, su invito del Direttore Artistico della Camerata Pratese, ha concertato e diretto gli Archi della Camerata eseguendo l’op. 95 di L. van Beethoven (Serioso) e La Morte e la Fanciulla di F. Schubert nella riscrizione di G. Mahler. Questa nuova attività, proseguita con l’Orchestra d’Archi Italiana fondata da Mario Brunello, ha suscitato un rimarchevole interesse e riscosso un entusiastico successo di pubblico e di critica.
Trovato qui

Il castagno Miraglia
Diametro a petto d'uomo di 4,20 m,  Altezza 19 m, Età stimata 300-500 anni.
Se vuoi sapere l'origine del nome e un po' di storia,
qui
Anch'io lo ricordo con la sedia e il tavolo nel suo grembo.

postato da stigli | 18:56 | commenti
memoria, casentino


sabato, agosto 11, 2007
 

Gambe in spalla

Sabato 11 agosto, Boboli alle spalle, Palazzo Pitti di fronte. Dedicato agli amici casentinesi che mi hanno accompagnato alla Lama, nel cuore del parco delle foreste casentinesi, il 7 agosto ed in cima al Falterona l'8 agosto.

E io: «Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia.                         
  Di sovr'esso rech'io questa persona:
dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno,
ché 'l nome mio ancor molto non suona».                    
  «Se ben lo 'ntendimento tuo accarno
con lo 'ntelletto», allora mi rispuose
quei che diceva pria, «tu parli d'Arno».                   
  E l'altro disse lui: «Perché nascose
questi il vocabol di quella riviera,
pur com'om fa de l'orribili cose?».                        
  E l'ombra che di ciò domandata era,
si sdebitò così: «Non so; ma degno
ben è che 'l nome di tal valle pèra;                      
  ché dal principio suo, ov'è sì pregno
l'alpestro monte ond'è tronco Peloro,
che 'n pochi luoghi passa oltra quel segno,                
  infin là 've si rende per ristoro
di quel che 'l ciel de la marina asciuga,
ond'hanno i fiumi ciò che va con loro,                     
  vertù così per nimica si fuga
da tutti come biscia, o per sventura
del luogo, o per mal uso che li fruga:                     
  ond'hanno sì mutata lor natura
li abitator de la misera valle,
che par che Circe li avesse in pastura.   Purgatorio: canto XIV

Così due spiriti, l'uno chinato verso l'altro, parlavano di me lì a destra; poi, per potermi parlare, reclinarono indietro i loro visi,
e uno disse: « O anima che procedi verso il cielo ancora legata al corpo; donaci conforto in nome della carità e rivelaci
da dove vieni e chi sei, perché tu ci causi tanto stupore per la grazia che ti è stata concessa, quanta ne produce una cosa mai prima accaduta ».
Ed io: « Nel centro della Toscana scorre un fiumicello che nasce dal monte Falterona, e non gli basta un corso di cento miglia.
Io nacqui da un luogo situato lungo le sue rive: rivelarvi chi sono, significherebbe parlare inutilmente, perché il mio nome non è ancora molto noto ».
« Se io con la mia mente penetro bene nel contenuto della tua spiegazione» mi rispose allora quello che prima aveva parlato, « tu stai parlando dell'Arno. »
E l'altro gli disse: « Perché costui ha nascosto il nome di quel fiume, proprio come si fa a proposito di cose turpi? »
E l'anima alla quale era stata rivolta questa domanda si sdebitò (dell'obbligo di rispondere) in questo modo: «Non lo so: ma è giusto che perisca il nome di questa valle,
perché dalla sua sorgente (dal principio suo: dal Falterona), dove l'Appennino, dal quale è staccato il monte Peloro, è così gonfio ed elevato, che in pochi luoghi supera l'altezza del Falterona.
 
Il 10 agosto fuga dal Casentino sotto pioggia e grandine, al fresco di Firenze! Un'esperienza girare per Firenze in un giorno di mezz'agosto dentro un'urna d'aria limpida, attraversare Ponte Vecchio, dare un'occhiata al Pontormo in S.Felicita (primo affresco entrando a destra), imboccare Costa S.Giorgio, direzione Forte Belvedere, entrare al n.4, in cima alla salita, Palazzo Bardini, visita alla mostra di Vincenzo Cabianca macchiaiolo veronese innamorato di Firenze, entrata e visita guidata "agratis", diversi acquerelli di  Giovanni Segantini, grande amico di "Cencio" e altri della macchia sessantottina 1800, proseguire per Boboli, scendere a Pitti in tempo per la foto. (la statua è di Roberto Barni).
Guardati
la galleria delle immagini.
Ma per me il fuori programma è stato il panorama di Firenze dalle finestre di Villa Bardini. Dopo la bufera di ieri l'altro, la pioggia e il vento di ieri.

Noi l'insueto allor gaudio ravviva
Quando per l'etra liquido si volve
E per li campi trepidanti il flutto     
Polveroso de' Noti, e quando il carro,
Grave carro di Giove a noi sul capo,
Tonando, il tenebroso aere divide.
Noi per le balze e le profonde valli
Natar giova tra' nembi, e noi la vasta
Fuga de' greggi sbigottiti, o d'alto
Fiume alla dubbia sponda
Il suono e la vittrice ira dell'onda.

Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella
Sei tu, rorida terra
. >>>


PS. Di questi tempi sto lavorando a tirar le fila di "Ivi è Romena", "There Romena lies", "Ce lieu, Romena", piccole guide per turisti italiani inglesi francesi che ancora non sanno di quanto Casentino sia rimasto dentro la Divina Commedia. Chi me le stamperà? Intanto un ringraziamento a Lola Poggi e Francesca White, le traduttrici. Ma vorrei due volumetti anche in tedesco e in spagnolo, magari catalano, in omaggio agli abitanti di Palafols gemellati con Poppi. Passa parola.

postato da stigli | 20:10 | commenti
cultura, svago, firenze, casentino


mercoledì, agosto 01, 2007
 

Ciaula scopre la luna

Stasera alle 22,40, qui da sotto il Pratomagno, l'ho vista spuntare là dalla Verna, rossa, grande, tonda, enorme. Ciaula usciva dal buio della miniera, io dalla luce oscurante della città.

Dolce e chiara è la sera e fresco il vento
e queta sulla Verna e nella valle
posa la luna.
Le stelle in cielo sono impallidite
al suo passaggio.

Questa che segue è la finale della novella di Pirandello:

Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.
Sì, egli sapeva, sapeva che cos'era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna?
Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.

Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna... C'era la Luna! la Luna!
E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell'averla scoperta, là, mentr'ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.

postato da stigli | 23:13 | commenti
ambiente, casentino