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mercoledì, febbraio 27, 2008

Caro Magris,
con grande dispiacere leggo il tuo articolo "Gli sbagliati" . Sono molto addolorato non solo che tu l'abbia scritto, ma soprattutto che tu pensi in questo modo.
Mettere al mondo un figlio ha un senso solo se questo figlio è voluto, coscientemente e liberamente dai due genitori. Se no è un atto animalesco e criminoso. Un essere umano diventa tale non per il casuale verificarsi di certe condizioni biologiche, ma per un atto di volontà e d'amore da parte degli altri. Se no, l'umanità diventa - come in larga parte già è - una stalla di conigli. Ma non si tratta più della stalla «agreste», ma d'un allevamento «in batteria» nelle condizioni d'artificialità in cui vive a luce artificiale e con mangime chimico.
Solo chi - uomo e donna - è convinto al cento per cento d'avere la possibilità morale e materiale non solo d'allevare un figlio ma d'accoglierlo come una presenza benvenuta e amata, ha il diritto di procreare; se no, deve per prima cosa far tutto il possibile per non concepire e se concepisce (dato che il margine d'imprevedibilità continua a essere alto) abortire non è soltanto una triste necessità, ma una decisione altamente morale da prendere in piena libertà di coscienza. Non capisco come tu possa associare l'aborto a un'idea d'edonismo o di vita allegra. L'aborto è «una» cosa spaventosa «...».
Nell'aborto chi viene massacrato, fisicamente e moralmente, è la donna; anche per un uomo cosciente ogni aborto è una prova morale che lascia il segno, ma certo qui la sorte della donna è in tali sproporzionate condizioni di disfavore in confronto a quella dell'uomo, che ogni uomo prima di parlare di queste cose deve mordersi la lingua tre volte. Nel momento in cui si cerca di rendere meno barbara una situazione che per la donna è veramente spaventosa, un intellettuale «impiega» la sua autorità perché la donna sia mantenuta in questo inferno. Sei un bell'incosciente, a dir poco, lascia che te lo dica. Non riderei tanto delle «misure igienico-profilattiche»; certo, a te un raschiamento all'utero non te lo faranno mai. Ma vorrei vederti se t'obbligassero a essere operato nella sporcizia e senza poter ricorrere agli ospedali, pena la galera. Il tuo vitalismo dell'«integrità del vivere» è per lo meno fatuo. Che queste cose le dica Pasolini, non mi meraviglia. Di te credevo che sapessi che cosa costa e che responsabilità è il far vivere delle altre vite.
Mi dispiace che una divergenza così radicale su questioni morali fondamentali venga a interrompere la nostra amicizia.
Parigi 3/8 febbraio 1975
Italo Calvino
Trovata qui
Sapia di Toni Comello

clicca sulla foto per ingrandirla
Letizia Sacco nella parte di Sapia (al Circolo Arci di Via Maccari 27-02-08)
MERCOLEDI 27 FEBBRAIO ORE 21 - CIRCOLO ARCI ISOLOTTO -Via Maccari 104 -
PASSO D'ARNO CENTRO INTERNAZIONALE DANTESCO
IN COLLABORAZIONE CON IL TREBBO Presenta
"SAPIA" personaggio ‘cucito'
ESPLORAZIONE DANTESCA
SUL CANTO XIII° DEL PURGATORIO
Sapìa Salvani Saracini è una donna divorata da un'ambizione impotente,
che ha il nome di invidia. invidia che genera odio. l'ambizione potente
è invece quella di Provenzano Salvani. nipote di Sapìa. sono tutti due
in Purgatorio. opere buone e preghiere d'altrui, hanno ottenuto loro la
clemenza di Dio. Provenzano cammina muto, da 31 anni, sotto un macigno
che gli “doma la cervice superba”. Sapìa, da 25, ‘cucita' le palpebre,
rammenda, cieca, la vita “ria”, nella cornice subito sopra, tra i lividi
invidiosi. Un fatto. ma, come sempre in Dante, s'allarga: Sapìa è anche
una città, Siena, “vana” decerebrata, che vuole la morte di un figlio,
Provenzano, il superbo.
E in parallelo, Firenze, la “città partita”, che vuole (due volte: 1302,
1315) la morte di Dante, il superbo, il suo figlio maggiore. così tutto,
in Dante, si fa storia società impegno morale, meditazione sulle vicende
degli uomini. mai evasione, ma presenza totale, “a viso aperto”: di
mente e di cuore.
A CURA DI TONI COMELLO CON:
Francesco Bellone, Giancarlo Monticelli, Angelo Rea, Letizia Sacco
Giunti alla sommità della gradinata, Dante e Virgilio si trovano nel secondo girone, ove si espia la colpa dell’invidia.
Esso è di circonferenza inferiore rispetto al primo e non vi compaiono né bassorilievi né disegni.
Al termine dell’invocazione di Virgilio al sole, i due poeti vedono venirsi incontro volando alcuni spiriti che, senza fermarsi, pronunciano, ciascuno, frasi diverse.
Il primo allude all’episodio delle nozze di Cana, il secondo si presenta come Oreste, un terzo infine parafrasa un versetto di Matteo: sono, secondo la spiegazione di Virgilio, in quanto esempi di umiltà, moniti contro il peccato dell’invidia.
Sedute lungo la parete rocciosa, Dante vede poi delle anime coperte di mantelli di panno ruvido e dello stesso colore livido della pietra, l’una appoggiata all’altra e tutte alla roccia, simili ai ciechi seduti vicino alle chiese a chiedere l’elemosina.
Esse hanno inoltre le palpebre cucite con un fil di ferro. Il poeta, commosso da quella vista, si rivolge agli espiandi chiedendo se tra loro vi sia qualche italiano.
Una gli risponde e comincia così il dialogo tra il poeta e la senese Sapia, zia di Provenzano Salvani e ascesa in Purgatorio grazie alle preghiere del francescano Pier Pettinaio: il canto si chiude con una profezia di quello spirito circa alcune fallimentari iniziative intraprese dalla sua città.
SAPIA
Sapia era una nobile Senese che viveva in via Montanini, a Siena.
Aveva gli occhi e i capelli castani, una carnagione rosea, un naso a patata, una bocca piccola,di statura non era molto alta ed era snella.
Sapia provava invidia per la felicità degli altri e infatti nella "Divina Commedia" fu messa nel purgatorio, nel girone degli invidiosi, dal poeta Dante Alighieri.
Mentre si svolgeva la battaglia di Colle fra i Senesi e i Fiorentini Sapia salì su una torre e pregò che i Senesi perdessero, infatti fu così.
Nel purgatorio, Sapia incontrò Dante e gli disse che aveva usato la sua intelligenza nel modo sbagliato. Sapia venne cacciata da Siena ma grazie alle preghiere di un uomo buono riuscì a salvare la sua anima.
La battaglia di Colle
La tradizione narra che i nomi di Guelfi e Ghibellini (in tedesco, Welfen und Waiblinger) ebbero origine in Germania nella prima metà del XII secolo e sembra che i due nomi furono i gridi di battaglia in uso tra i sostenitori della Casa di Baviera e della Casa dei duchi di Svevia (Hohenstaufen) dopo la morte dell'Imperatore Enrico V (1125), che non lasciò eredi diretti.
Molto probabilmente però l'uso di tali denominazioni in un'accezione più squisitamente politica sorse qualche anno più tardi, quando cioè i due partiti in lotta per la successione al trono, vennero a contrapporsi come rappresentanti di due indirizzi politici antitetici.
Canto XIII del Purgatorio
PS. Sarà una grande emozione nel ricordo di Toni Comello. Io naturalmente ci sarò.
PS 2 - E' stato un bello spettacolo, molto adatto per le scuole. Didattico, semplice, coinvolgente. Cercherò di farlo portare in Casentino, al castello di Poppi.
Perché non parteciperò alla fiera del libro di Torino 2008

Tariq Ali
Una cosa è sostenere il diritto di esistenza di Israele, cosa che ho sempre fatto. Ma da questo estrapolare che tale diritto a esistere significhi che Israele ha un assegno in bianco per fare ciò che vuole a coloro che ha espulso e a coloro che tratta come Untermenschen (termine nazista utilizzato per descrivere "persone inferiori") è inaccettabile.
... spesso mi viene chiesto se non sarebbe possibile riproporre un periodo aureo come quello andaluso e siculo quando tre culture convissero per lungo tempo. La mia risposta è la stessa: oggi il solo posto dove questo possa verificarsi è Israele/Palestina.
Leggi l'articolo
Scrittore, giornalista e regista, Tariq Ali è nato a Lahore, in Pakistan, nel 1943. Ha studiato ad Oxford, dove ha iniziato l’attività politica nel movimento contro la guerra del Vietnam. Negli anni Ottanta è stato proprietario di una piccola casa di produzione televisiva, la Bandung, che trasmetteva programmi per Channel 4, in Gran Bretagna. Giornalista della BBC Radio, collabora con importanti testate giornalistiche tra cui, «The Guardian» e «The London Review of Books». È direttore editoriale della casa editrice londinese Verso ed è redattore della «New Left Review». Nonostante abbia pubblicato il suo primo romanzo nel 1990, Redemption, una satira politica ambientata nell’Europa contemporanea e da allora ne abbia pubblicati altri tre di narrativa, Ali è conosciuto soprattutto per il suo contributo alla New Left e per le sue opere di saggistica, tra le quali Lo scontro dei fondamentalismi e Bush in Babilonia, editi entrambi in Italia da Fazi Editore. Tra le sue opere di narrativa in Italia è stato pubblicato di recente Un sultano a Palermo. Altri suoi romanzi sono, Shadows of the Pomegranate Tree (1992), The Book of Saladin (1998), The Stone Woman (2000).
Ma nulla vieta che i suoi libri siano esposti allo stand di Georgiamada.
martedì, febbraio 26, 2008

Uno stand da visitare
alla fiera del libro di Torino. E' ancora in via di allestimento, ma puoi già dare un'occhiata. E anche una mano...
sabato, febbraio 23, 2008

* I computer di tutti i giorni raggiungeranno le capacità dell'intelligenza umana entro 20 anni.
* Avremo l'opzione di installare piccoli robot nei nostri cervelli, per incrementare la nostra intelligenza.
* Ogni parte del nostro corpo potrà avere un equivalente artificiale per consentirci di vivere più a lungo.
* La realtà virtuale sarà competitiva con la realtà ordinaria come un'alternativa percorribile.
MindPractice Virtual Reality Is Reality
Scritto da Granieri.
Tra vent'anni i primi 3 punti. Il quarto l'hanno già realizzato e l'11 settembre è la grande opera prima. Venuta a coronamento di mille provini. E' tuttora in atto. Non se ne conosce ancora la conclusione.

In queste settimane alcune donne e uomini del Presidio Permanente sono state raggiunte/i da avviso di garanzia per le azioni svolte contro la realizzazione della nuova base Usa a Vicenza; dopo la fiaccolata del 14 febbraio e il presidio davanti alla Procura della mattina sucessiva, il Presidio lancia l'"operazione 1000 firme" con l'obiettivo di raccogliere, in una sola giornata - sabato 23 febbraio - almeno mille firme in calce al testo di seguito riportato; un modo per dire che siamo tutti colpevoli di amare Vicenza e che intendiamo continuare il nostro percorso di opposizione alla nuova installazione militare fino al giorno in cui non avremo raggiunto il nostro obiettivo: impedirne la realizzazione.
Ho mandato la mia firma.
giovedì, febbraio 21, 2008
Potete ascoltare QUI la puntata di Fahrenheit dedicata all'ultimo libro, Una primavera di fuoco, della scrittrice palestinese Sahar Khalifah.
Trascritto da Georgiamada. Il suo tag "controfiera": Consiglio a chi legge, ringrazio chi scrive.
"Caro Beppe,
siamo 450 ragazzi della ditta Zanussi di Firenze, come sai il lavoro dei frigoriferi in Cina viene pagato meno. Se noi lo facciamo per dieci loro lo fanno per cinque e per questo ci vogliono chiudere la ditta. Pensa 450 famiglie con mutui da pagare e figli a carico e ci chiudono la ditta. Beppe, io penso che se vieni a Scandicci non ti fanno entrare dentro, però se ci avverti prima se vuoi ti scrivo il nome del mio sindacalista della CGIL, almeno se tu dovessi venire gli dici che sei Beppe Grillo, ma digli che sei quello vero sennò non ci crede. Volevamo fare una marcia sotto al governo a Roma, se vieni anche tu con noi ne saremo felicissimi.Io ti scrivo perchè lavoro lì da cinque anni, ma ci sono ragazzi che hanno superato i 40 anni che non sanno più dove andare .BEPPE ABBIAMO BISOGNO DI AIUTO SEI LA NOSTRA ULTIMA SPERANZA PER FAVORE NON CI FARE CHIUDERE A COSTO DI FARE UNO SPETTACOLO DAVANTI ALLA ZANUSSI PER NOI CI SI METTE DACCORDO E TI SI FA MONTARE UN PALCO. SE CI SONO I SOLDI SENNO FAI SUL PIANO STRADA O SU UNA MACCHINA.Se vieni in portineria prima, noi veniamo subito io come operaio e un delegato sindacale. Comunque se sanno che ci sei te si ferma tutta la fabbrica." Simone
Pubblico la lettera di Simone, un licenziato che credo ricada nel caso numero 4. Farò un salto a Firenze per capire meglio.
Beppe Grillo (blog di oggi)
PS. I politici sono impegnati a fare i programmi e gli accordi, i media stanno passando al setaccio le pie giornaliere, semprelestesse, banalità e le sante giornaliere semprelestesse trivialità della curia romana, con gli inviati di giornali e TV impegnati ad inseguire il giro in tandem di Hillary e Obama...
Le parrocchie rosse che qui a Firenze intervennero per le crisi delle grandi fabbriche tipo Pignone, Galileo, Stice, Rangoni...sono oggi tutte a norma: bianche e gialle come la bandiera vaticana. Per tutti ci sarà la Charitas. Per i raccomandati l'opus dei, cl, santegidio..
(Sto estremizzando un po'). Speriamo che anche Simone stia estremizzando. Fa impressione sentirlo dire Beppe, sei la nostra ultima speranza per favore non ci fare chiudere.
Siamo davvero su una nave senza nocchiero in gran tempesta?
Stanotte l'eclissi di luna è stato eclissato dalle nuvole. Dalla mia finestra entra luce filtrata da nubi bianche, sono le 11,10. Buona giornata.
martedì, febbraio 19, 2008

Notte tra il 20 e il 21 febbraio - Clicca sulla foto per vedere lo schema geometrico.
fasi dell'eclisse del 21 Febbraio (notte del 20!):
Inizio Eclisse di Penombra - 01:34 am
Inizio Eclisse - 02:42 am
Inizio Totalità - 04:00 am
Massimo dell'Eclisse - 04:26 am
Fine Totalità - 04:51 am
Fine Eclisse - 06:09 am
Fine Eclisse di Penombra - 07:17 am
Lo staff Skylive.
www.skylive.it

Il Sì (=NO) prevale di stretta misura nel referendum di domenica. Leggi qui i dati. Hanno votato 4 elettori su 10. Il Barba ha votato NO (=SI). Anche questa volta mi son trovato tra la minoranza. Che sia un destino? La maggioranza è sempre a fare shopping. Non è un buon segno...Ma anche la mania dei referendum...
lunedì, febbraio 18, 2008
Slava Polunin
Domenica 17 febbraio al teatro Verdi di Via Ghibellina.
Spettacolo "non indicato ai bambini di età inferiore agli 8 anni", diceva la guida.
Le belle favole di Slava Polunin.
Guardalo qui, da Mosca
(Clicca sulla figura qui sotto)
domenica, febbraio 17, 2008

Anno Santo 1600, 8 febbraio: Giordano Bruno è condannato al rogo come eretico impenitente e ostinato ed espulso dalla Chiesa; le sue opere vengono bruciate sulla scalinata di Piazza San Pietro e inserite nel "Indice dei libri proibiti". Viene quindi consegnato al braccio secolare che esegue materialmente le sentenze del Sant'Uffizio (Ecclesia abhorret a sanguine).
All'alba di giovedì 17 febbraio 1600 lascia la prigione di Tor di Nona, viene condotto in processione tra una folla vociante fino a piazza di Campo de' Fiori. Indossa il sanbenito, un saio penitenziale, ha una mordacchia che gli impedisce di parlare (come dice un avviso: "Per le brutissime parole che diceva") ed è accompagnato dalle litanie dei frati.
Non bisogna pensare che un convento fosse esclusivamente un'oasi di pace e di meditazione di spiriti eletti: soltanto dal 1567 al 1570, nei confronti dei frati di San Domenico Maggiore furono emesse diciotto sentenze di condanna per scandali sessuali, furti e perfino omicidi: non deve pertanto stupire il disprezzo che Bruno ostentò sempre nei confronti dei frati, ai quali rimproverò in particolare la mancanza di cultura; e non solo: egli fece protagonista della sua commedia Candelaio proprio un suo confratello, un fra' Bonifacio da Napoli, candelaio, ossia sodomita. Tuttavia, la possibilità di formarsi un'ampia cultura non mancava certo nel convento di san Domenico Maggiore, famoso per la ricchezza della sua biblioteca ma dove, come negli altri conventi, erano vietati i libri di Erasmo da Rotterdam che però Bruno si procurò in parte, leggendoli di nascosto. L'esperienza conventuale di Bruno fu in ogni caso decisiva: vi poté fare i suoi studi, formare la sua cultura leggendo di tutto: di Aristotele e di Tommaso d'Aquino, di san Gerolamo e di san Giovanni Crisostomo, di Marsilio Ficino, di Raimondo Lullo e di Nicola Cusano.
http://it.wikipedia.org/wiki/Giordano_Bruno
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Stampa non rassegnata
di Federico Orlando e Giuseppe Giulietti
Chiunque abbia a cuore i valori dell'art.21 della Costituzione non può non aderire con entusiasmo all'Unità-Day. In questi anni questo giornale, le sue direzioni la sua redazione e i lavoratori tutti, non hanno mai disertato, ogni qualvolta gli intolleranti, i violenti e i censori hanno tentato di oscurare qualcuno o qualcosa. Siamo sicuri che questo patrimonio non sarà mai svenduto e che nuovi proprietari (se e quando arriveranno) saranno donne e uomini che vorranno manifestare la loro condivisione ed il loro amore per la storia e per la funzione civile svolta dall'Unità. (Per informazioni sulla giornata www.unita.it) |
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di Giuseppe Giulietti
Il Berlusconi che insulta Enzo Biagi anche da morto appare sempre più come un anziano politico incapace di superare vecchi odi e rancori. Biagi fu cacciato da vivo con l'editto bulgaro, ora è stato oltraggiato anche da morto, alla faccia di quella pietas cristiana sempre sbandierata dal medesimo Berlusconi in ogni campagna elettorale... Siamo convinti che Enzo da lassù guarderà con la consuetà eleganza ed ironia a questa ennesima caduta di stile di Berlusconi. Da quaggiù noi chiediamo la Rai provveda a dare la parola ai familiari possano replicare e raccontare esattamente come andarono le cose...
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Da http://www.articolo21.info/
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Possibile che non sia possibile bandire queste bande di banditi?
Che rientri fra i reati derubricati?
sabato, febbraio 16, 2008

Fronzola prima e dopo Italo. Il prima lo vedi guardando il grande muro nello sfondo, coperto di rampicanti che da secoli se lo vogliono mangiare. Dietro il muro una foresta di rovi, sotto i quali ci trovi la grande cisterna, il cassero con la torre di vedetta...da bonificare, ma non è proprietà di Italo.
Il dopo si intravede sul davanti. E' riemerso, dalle edere, un muro "etrusco" perfettamente conservato. Le splendide logge stanno per riaprirsi al godimento degli occhi che ritorneranno a vedere Bibbiena e La Verna come allora...La foresta di rovi ha lasciato il posto ai campi terrazzati, a olivi, cipressi, maggesi. Riemerse "Via del pozzo", "Via della balza"...
L'ho incrociato sabato 16 febbraio, mentre risalivo in macchina da Poppi, appena superate le curve che fiancheggiano il più bel campo di golf a 9 buche d'Italia. Prima ho visto i due cani bianchi, il vecchio stanco e spento, il cucciolone mite e curioso (Sapevo già che era mite!), poi mi si è parato davanti il nume tutelare di Fronzola,il Chiodo, sempre lì da quando Dante passava nel suo percorso guidingo Bibbiena, Fronzola, Poppi, Romena, Pratovecchio, Porciano. Avevo avuto modo di fare la mia prima conversazione con Italo poco tempo addietro alla Torricella, in compagnia di amici, capitati casualmente uno di fronte all'altro alla tavola imbandita. Mi aveva colpito la conoscenza approfondita della via medioevale Romea così come di altri siti archeologici casentinesi. La semplicità estrema del dire e dell'ascoltare, il parlar sottovoce. Gli avevo strappato la promessa di guidarmi, insieme ad altri, nell'antico percorso medioevale che va da Bibbiena, attraverso la Vallesanta, Rimbocchi per capirci, il monte Serra giù fino a Bagno di Romagna. Ora che è reduce da un attacco di infarto, superato brillantemente grazie a circostanze particolari, non ultima il cellulare e l'efficienza del reparto dell'ospedale di Arezzo. Scusa Italo, ma penso di poterlo scrivere. Ti ho visto lavorare di pennato e sega elettrica e questa è la prova.
_ Stai facendo archeologia agricola _
-No, mi hai risposto, sto recuperando il paesaggio sfigurato.
Italo, detto qui, ha fatto il dirigente scolastico, ha avuto responsabilità politico-amministrative; non siede a vita sulle poltrone politiche, ma continua a far politica utilizzando la pratica che è questa e la teoria di cui parlerò in altro post. Penso a Beppe Grillo...Mi piacciono i Cincinnati, gli uomini che rimangono quello che erano anche dopo, capaci di assaporare il gusto della vita vissuta nel viver semplice naturale del vecchio indiano del post precedente.
Foto
giovedì, febbraio 14, 2008
Lettera del capo indiano Seattle al presidente Usa Franklin Pierce
Nel 1854 il "Grande Bianco" di Washington (il presidente degli Stati Uniti) si offri' di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una "riserva" per il popolo indiano. Ecco la risposta del "capo Seattle", considerata ancora oggi la piu' bella, la piu' profonda dichiarazione mai fatta sull'ambiente.
"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole come e' che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e' sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e' sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con se' il ricordo
dell'uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e' solamente acqua, per noi e' qualcosa di immensamente significativo: e' il sangue dei nostri padri.
I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e' uguale all'altra, perche' e' come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che piu' gli conviene. La terra non e' suo fratello, anzi e' suo nemico e quando l'ha conquistata va oltre, piu' lontano.
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera' tutta la terra e a lui non restera' che il deserto.
Non esiste un posto accessibile nelle citta' dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e' perche' io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo' avere l'uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria e' preziosa per l'uomo rosso, giacche' tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l'aria per noi e' preziosa, che l'aria divide il
suo spirito con tutti quelli che fa vivere.
Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e' lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l'offerta di acquistare le nostre terre.
Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro' una condizione: l'uomo bianco dovra' rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos'e' l'uomo senza le bestie?
Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche' cio' che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e' fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche' i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e' arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e' la madre di tutti
noi. Tutto cio' che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensi' e' l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio' che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e' l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e' soltanto un filo. Tutto cio' che egli fa alla trama lo fa a se stesso. C'e' una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprira' presto: il nostro Dio e' lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e' il Dio dell'uomo e la sua pieta' e' uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco quanto per l'uomo rosso. Questa terra per lui e' preziosa.Nuocere alla terra è come disprezzare il suo creatore.
Anche i bianchi spariranno: forse prima di tutte le altre tribù.
Contaminate il vostro letto ed una notte vi troverete soffocati dai vostri rifiuti.
Dov'e' finito il bosco? E' scomparso. Dov'e' finita l'aquila? E' scomparsa. E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".
mercoledì, febbraio 13, 2008

Su Liberazione del 10 febbraio 2008
martedì, febbraio 12, 2008

clicca sulla foto, per ricordare Toni.
"SAPIA"
personaggio ‘cucito’
ESPLORAZIONE DANTESCA
SUL CANTO XIII° DEL PURGATORIO
Sapìa Salvani Saracini è una donna divorata da un’ambizione impotente, che ha il nome di invidia. Invidia che genera odio. l’ambizione potente è invece quella di Provenzano Salvani, nipote di Sapìa. sono tutti e due in Purgatorio. Opere buone e preghiere d’altrui, hanno ottenuto loro la clemenza di Dio. Provenzano cammina muto, da 31 anni, sotto un macigno che gli “doma la cervice superba”. Sapìa, da 25, ‘cucita’ le palpebre, rammenda, cieca, la vita “ria”, nella cornice subito sopra, tra i lividi invidiosi. Un fatto. ma, come sempre in Dante, s’allarga: Sapìa è anche una città, Siena, “vana” decerebrata, che vuole la morte di un figlio, Provenzano, il superbo.
E in parallelo, Firenze, la “città partita”, che vuole (due volte: 1302, 1315) la morte di Dante, il superbo, il suo figlio maggiore. Così tutto, in Dante, si fa storia società impegno morale, meditazione sulle vicende degli uomini; mai evasione, ma presenza totale, “a viso aperto”: di mente e di cuore.
A CURA DI TONI COMELLO
CON:
Francesco Bellone, Giancarlo Monticelli, Angelo Rea, Letizia Sacco
PASSO D’ARNO (CENTRO INTERNAZIONALE DANTESCO )
IN COLLABORAZIONE CON IL TREBBO
MERCOLEDI 27 FEBBRAIO ORE 21 - CIRCOLO ARCI ISOLOTTO -Via Maccari 104 -Prenotazione telefonica presso il Circolo 055780070. Ingresso 5 euro.
Sarà una grande emozione veder Toni rivivere nelle facce di Francesco, Giancarlo, Angelo e Letizia.
Il Canto XIII del Purgatorio
Sedute lungo la parete rocciosa, Dante vede poi delle anime coperte di mantelli di panno ruvido e dello stesso colore livido della pietra, l’una appoggiata all’altra e tutte alla roccia, simili ai ciechi seduti vicino alle chiese a chiedere l’elemosina. Esse hanno inoltre le palpebre cucite con un fil di ferro. Il poeta, commosso da quella vista, si rivolge agli espiandi chiedendo se tra loro vi sia qualche italiano. Una gli risponde e comincia così il dialogo tra il poeta e la senese Sapia, zia di Provenzano Salvani e ascesa in Purgatorio grazie alle preghiere del francescano Pier Pettinaio: il canto si chiude con una profezia di quello spirito circa alcune fallimentari iniziative intraprese dalla sua città.
Allora più che prima li occhi apersi;
guarda’mi innanzi, e vidi ombre con manti
al color de la pietra non diversi.
Di vil ciliccio mi parean coperti,
e l’un sofferia l’altro con la spalla,
60 e tutti da la ripa eran sofferti.
Così li ciechi a cui la roba falla,
stanno a’ perdoni a chieder lor bisogna,
63 e l’uno il capo sopra l’altro avvalla,
perché ’n altrui pietà tosto si pogna,
non pur per lo sonar de le parole,
66 ma per la vista che non meno agogna.
E come a li orbi non approda il sole,
così a l’ombre quivi, ond’io parlo ora,
69 luce del ciel di sé largir non vole;
ché a tutti un fil di ferro i cigli fóra
e cusce sì, come a sparvier selvaggio
72 si fa però che queto non dimora.
Tra l’altre vidi un’ombra ch’aspettava
in vista; e se volesse alcun dir "Come?",
102 lo mento a guisa d’orbo in sù levava.
"Spirto", diss’io, "che per salir ti dome,
se tu se’ quelli che mi rispondesti,
105 fammiti conto o per luogo o per nome".
"Io fui sanese", rispuose, "e con questi
altri rimendo qui la vita ria,
108 lagrimando a colui che sé ne presti.
Savia non fui, avvegna che Sapìa
fossi chiamata, e fui de li altrui danni
111 più lieta assai che di ventura mia.
E perché tu non creda ch’io t’inganni,
odi s’i’ fui, com’io ti dico, folle,
114 già discendendo l’arco d’i miei anni.
Eran li cittadin miei presso a Colle
in campo giunti co’ loro avversari,
117 e io pregava Iddio di quel ch’e’ volle.
Rotti fuor quivi e vòlti ne li amari
passi di fuga; e veggendo la caccia,
120 letizia presi a tutte altre dispari,
tanto ch’io volsi in sù l’ardita faccia,
gridando a Dio: "Omai più non ti temo!",
123 come fé ’l merlo per poca bonaccia.
Pace volli con Dio in su lo stremo
de la mia vita; e ancor non sarebbe
126 lo mio dover per penitenza scemo,
se ciò non fosse, ch’a memoria m’ebbe
Pier Pettinaio in sue sante orazioni,
129 a cui di me per caritate increbbe.
Ma tu chi se’, che nostre condizioni
vai dimandando, e porti li occhi sciolti,
132 sì com’io credo, e spirando ragioni?".
"Li occhi", diss’io, "mi fieno ancor qui tolti,
ma picciol tempo, ché poca è l’offesa
135 fatta per esser con invidia vòlti.
Troppa è più la paura ond’è sospesa
l’anima mia del tormento di sotto,
138 che già lo ’ncarco di là giù mi pesa".
lunedì, febbraio 11, 2008

clicca la foto.
Visto ieri sera su DVD lo spettacolo tenuto a Parigi. Quest'anno sarà a Roma. Mi vergogno a dire che non ne sapevo niente. Sbalorditivo. Due ore filate che ti fanno ritornare la gioia di vivere.
Domenica prossima 17 febbraio AL TEATRO VERDI
SLAVA’s SNOWSHOW

creazione e messa in scena di Slava Polunin
Quattro biglietti prenotati da mesi.
sabato, febbraio 09, 2008
Un altro muro apartheid


Più di duecentomila persone vivono oggi in questo territorio arido a una decina di chilometri da Tindouf, su un altopiano desertico, la Hammada, qui di giorno la temperatura può arrivare a 50 gradi, la notte scendere fino allo zero.
Una vita precaria, originata da una situazione di emergenza, che è finita negli anni col diventare stabile. Ma i Saharawi si sono adattati a queste dure condizioni solo perché credono nel ritorno allo propria terra che infine gli sarà restituita.
Il diritto al ritorno
Il diritto al ritorno è celebrato ogni anno il 27 febbraio, nella data in cui oltre trenta anni fa fu proclamata la RASD, la Repubblica Araba Democratica Saharawi, quel giorno è diventato la vera festa nazionale di un popolo di rifugiati: la sede della celebrazioni è Tifariti a circa 400 chilometri dai campi profughi di Tindouf. Per raggiungere quell' avamposto nella sabbia si mettono in marcia a migliaia. Una carovana di centinaia di fuoristrada, il viaggio da Tindouf a tifariti dura un'intera giornata.
Per saperne di più clicca sulla prima foto.
Ammesso al concorso "Il muro più bello" della prossima Fiera del libro di Torino.
Ho ricevuto una email a firma Rolando Picchioni nella quale si precisa che la dicitura "muro più bello" fa torto a una qualità che è importantissima nei moderni concorsi miss e mister: l'intelligenza. Invito accolto. Il titolo del concorso sarà "Mister Muro Apartheid" presso la Fiera del libro di Torino 2008.
Naturalmente la firma è uno pseudonimo d'un buontempone d'ingegno che scherza con
Rolando Picchioni (Como, 21 maggio 1936) è un politico italiano, attualmente presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura, che gestisce la parte culturale della Fiera internazionale del libro di Torino e altre iniziative.
giovedì, febbraio 07, 2008
Tutti i giorni almeno uno che te lo vuol mettere nel cuno
Nota la finezza di quanto ho contrassegnato in rosso.
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Grazie della collaborazione.
Oppure:
Congratulation, winner!
Prima mi arrivavano dall'Olanda, ora la mano è passata al Regno Unito.
La prima volta la presi quasi sul serio. Poi mi ha aiutato la mia antica frequentazione del Boccaccio, Buffalmacco e Calandrino, Frate Cipolla, Ser Cepparello. Forse l'esser toscano, non so. Se ci fossi cascato avrei vergogna di raccontarlo. In effetti, se insistono tanto, ci dev'essere gente che abbocca. In base al principio che "chi inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare" (Porcellum elettorale; anzi no: il Principe)
Mentre scrivo suona il campanello (ore 11). Controllo mentale: no, la parrocchia si è preannunciata per domani, ore 10c, benedizione 1,2,3...fino a 194. E pace a questa casa. Più facile il postino, a quest'ora. Apro: una ragazza con foglio a protocollo. Prego, entri... "Lei ha il telefono fisso? ha mai pensato di cambiare?"
Ci sono cascato. Eppure c'era lo spioncino. Il problema è stato di non umiliare una povera schiava del porta a porta, non ho capito per conto di chi. Giel'ho anche domandato, ma non ho insistito. Mi sembrava di umiliarla. Accento forse straniero, ma rimango in dubbio: gli slavi hanno una facilità estrema ad imparare l'accento. E se fosse una zingara mandata in giro investigativo? O una ariana mandata dai Servizi per infastidire gli italiani e convincerli a votare per chi mette al primo posto la sicurezza?
Riuscirà Beppe Grillo a convincere la Suprema Corte?
Bella Italia, amate sponde, come tutto si confonde.
Ma fuori c'è sole; il grande olmo fuori finestra è ormai fiorito, il frassino di fronte alla terrazza è pregno di gemme che vogliono scoppiare.
E Giovanni Cherubini mi ha consegnato ieri la Presentazione al libro prossimo nascituro che si chiamerà: Ivi è Romena: Dante e il Casentino, 1289, 1302-1311. Editrice Comunità Montana del Casentino.
La Sindrome di Auschwitz

La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all'innamoramento) nei confronti del proprio rapitore.
Viene talvolta citata anche in riferimento ad altre situazioni simili, quali le violenze sulle donne o gli abusi sui minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento. (1)
Da Wikipedia
Tavola rotonda a cura della SPI Società Psicoanalitica Italiana.
Partecipa Israel Shamir. All'inizio della manifestazione viene letto un suo racconto:
LO "STATO" MENTALE
I ripidi pendii del Wadi Keziv della Galilea occidentale sono tappezzati dalle brevi quercie locali e da ricciuti cespugli. Nelle valli, gli oleandri ed i cipressi si specchiano nelle pozze generate dalle sue cascate. Mi piace questo canyon racchiuso. Nei caldi giorni estivi, ci si puo' nascondere nelle sue profonde, intricate caverne e sguazzare nelle limpide acque fresche, aspettando un cervo e sperando di vedere una ninfa. Nei giorni piu' freddi, ci si puo' arrampicare su di un ripido sperone, chiamato Qurnain, il Corno, in arabo: da qui il nome arabo di Wadi Keziv, Wadi Qurnain. Al di sopra dello spur, il castello crociato di Monfort si innalza e scruta verso il distante Mar Mediterraneo.
Questo posto contiene molte memorie. I sionisti del 12esimo secolo, i Cavalieri Teutonici di Santa Maria, fortificarono il castello al di sopra dello sperone e lo chiamarono Starkenberg, il Monte della Potenza. Ne' il nome ne' la sua posizione inaccesibile furono d'aiuto: essi furono sconfitti da Saladino, il simbolo arabo del valore e della compassione, che permise loro di ripartire con armi ed onore alla volta dell'Europa orientale.
Il sentiero in pietra che conduce alla cascata e' stato descritto in maniera incantevole in Arabesque, una squisita novella dello scrittore palestinese Anton Shammas. Shammas, nato a Fassuta, nei dintorni, e' probabilmente l'unico non-ebreo al mondo ad avere scritto libri e poesie in ebraico.
Piu' ad occidente, il ruscello di Keziv si getta nel mare presso le rovine di az-Ziv, il villaggio cristiano palestinese distrutto dagli ebrei nel 1948. In questo villaggio, nei lontani anni '20, una ragazzina palestinese fu visitata da un'altra donna palestinese, la Vergine. In altre parole, e' il tipico luogo dell'insolita terra di Palestina.
...verso la pianura di Akka, mi sono imbattuto in una presenza umana. C'erano alcuni contadini thailandesi e cinesi che lavoravano i campi di un kibbutz locale. Un kibbutznik di mezza eta' osserva il lavoro seduto all'ombra. Mi avvicino giusto per un sorso d'acqua fresca ed una fumatina.
E' il prototipo del buon ebreo, grosso, bruciato dal sole, sorriso amichevole sotto baffi a cespuglio e parlata brusca. Cinquant'anni fa, lui, o forse il suo predecessore, uno delle Storm Troopers ebraiche, la Palmach, rubo' le terre di az-Ziv e deporto' in Libano i contadini che vi abitavano. Trent'anni fa, lavorava con le sue mani quella terra rubata. Ora guarda i thailandesi lavorarla. Molto presto, mi dice, andra' a New York, a trovare suo figlio, un web designer. Mentre sara' via, alcuni russi della citta' di Maalot andranno a controllare il lavoro dei contadini asiatici nel kibbutz. Nessun ebreo prova interesse nel lavorare la terra, e neanche nel guardare i thailandesi lavorarla, mi dice. Il kibbutz spera di ottenere un permesso per costruire, costruire case per venderle. E' un buon posto, dice, tra Naharia e Akka.
Gli stringo la mano, augurandogli buon viaggio, e saluto lui, i thailandesi sudati, i campi verdi, le montagne del Libano a nord, che contengono i campi profughi in cui sono finiti gli abitanti originari di az-Ziv, le montagne della Galilea ad est, che contengono la citta' "russa" di Maalot.
...
Il racconto per intero qui.
Letture per le scuole (a cura delle Sorelle del Baby Hospital di Betlemme)

Betlemme
Il percorso del muro e` stato tracciato con estrema “intelligenza” e attenzione: non solo si insinua tra le case, ma anche tra i terreni in modo da ritagliare quanto piu` e` possibile della zona verde, togliendola al Territorio Palestinese, e tutto cio` come se fosse la cosa piu` ovvia. Il percorso del muro fa attenzione ad includere nella parte israeliana anche le sorgenti d’acqua del Territorio Palestinese, per destinarle ai nuovi insediamenti che stanno invadendo dovunque le alture che circondano Betlemme, generalmente le zone piu` belle e piu` verdi.
La domenica mattina e` uno dei giorni piu` interessanti per vedere in che cosa consiste l’umiliazione palestinese e la vendita della propria dignita` per mendicare a Israele un po’ di lavoro e di pane quotidiano; la fila di coloro che attendono di varcare il check point comincia alle 4 del mattino: persone, anche anziane, in piedi per ore, con il loro misero sacchetto nero di plastica con dentro un po’ di cibo, esposti alle intemperie, incanalati pazientemente verso i controlli. E questi sono i pochi “fortunati” che ricevono il permesso di uscire da Betlemme per lavoro.
Le lacrime di Jamil
La costruzione del muro ha causato la perdita e la distruzione di molte proprieta` degli abitanti di Betlemme, come in tutta la Palestina. Tra le molte, dolorose storie con cui veniamo a contatto, ci colpisce quella di Jamil.
Conosciamo da tempo Jamil, un uomo mite e semplice, che trascorreva la gran parte della giornata nel suo cafe` shop[1], un piccolo locale privo di molti conforts, ma tutto suo, in un edificio a fianco della tomba di Rachele, vicino al nostro ospedale, un luogo altamente strategico, al confine tra Israele e Palestina. In questi ultimi anni i suoi clienti erano diventati rari, ma il locale era ugualmente tanto importante per lui, e costituiva una specie di simbolo, un baluardo. E baluardo lo era davvero per Jamil. Lui sapeva, (o non lo voleva sapere) , e tutti sapevamo, che prima o poi sarebbe stato privato del suo piccolo “regno” , incluso l’appezzamento di terra circostante, come stava avvenendo alle varie proprieta` palestinesi nella zona della tomba di Rachele, all’entrata di Betlemme[2].
Ma la sua era la terra di famiglia, dei suoi padri, parte essenziale della sua vita e futuro per i suoi figli, e l’avrebbe difesa e custodita fino in fondo. Comincio` la costruzione del muro a Betlemme, e sempre piu` appariva chiaro quale sarebbe stato il suo percorso. I blocchi di cemento avevano gia` invaso Betlemme, ma Jamil rimaneva impavido al suo posto di lavoro, fedelissimo e puntuale, anche senza clienti, che ormai cominciavano a dileguarsi per paura.
Le autorita` Israeliane volevano quella terra, ma Jamil resisteva, fino ad andare in tribunale.
Gli offrirono denaro in abbondanza purche` cedesse i suoi beni cosi` preziosi. E poiche`, vendendo la sua terra ad Israele, Jamil avrebbe rischiato pelle e onore di fronte alla Palestina, gli avrebbero anche assicurato vita tranquilla in un altro Paese.
Jamil rifiuto` ogni offerta, per amore della sua terra, per onore, per paura per la sua vita, per i suoi figli, convinto che l’onore di difendere la sua terra vale mille volte di piu` di una montagna di denaro.
Il muro raggiunse infine il cafe` shop di Jamil e lo avvolse anch’esso nelle sue anse grigie, vi aggiunsero un cancello imponente e lo chiusero velocemente, e pure una torretta di colore grigio, con la permanente presenza di soldati a vigilare su Rachele e sui Palestinesi. Il piccolo regno di Jamil spari` all’interno del muro, ingoiato per sempre insieme al piccolo appezzamento di terra.
Ancora oggi, Jamil lascia la sua casa al mattino e raggiunge il muro. A volte qualche soldato pietoso apre per lui il cancello grigio, e lo fa entrare – fino a quando sara` possibile - in quello che “era” il suo cafe` shop, e lui rimane li` alcune ore, in compagnia delle cose che un tempo erano la sua vita quotidiana e tutto il suo mondo. Se nessuno gli apre, se ne torna a casa.
Jamil piange quando racconta la sua storia, il suo sguardo suscita tenerezza e ancora una volta non gli togliamo la speranza che, chi lo sa, magari un giorno la vita ritornera` felice e semplice come un tempo…. (le sorelle del Baby hospital)
(1) Esistono anche la
Sindrome del cuore di pietra
Tal insieme di segni clinici colpisce i pazienti nella fase dopo aver sostenuto un’ operazione chirurgica, con caratteristica ipertrofia ventricolare sinistra
La sindrome di Gerusalemme
E' simile a quella di Stendhal ma si rapporta all'ambito religioso. Consiste nella manifestazione improvvisa, da parte del visitatore della città di Gerusalemme, di appassionati sentimenti religiosi e di un impulso a proferire espressioni visionarie.
Sympathize with Gaza - Io sto con Gaza
Google removed Abu Trika’s “Sympathize with Gaza” images from the internet
Google ha tolto questa foto da Internet su invito di Israele.

In Coppa d'Africa; Egitto-Ghana.
Reported on Saudi newspaper AL-Watan, Israel pressured Google to remove all the images of Egyptian footballer Abu Trika showing his T-shirt with the text “Sympathize with Gaza” [also confirmed by Al-Arabiya…or you can do the search by yourself].
Qui puoi vedere Abu Trika in azione:
http://dailymotion.alice.it/video/x474e7_abutrika_sport
Ho messo alla prova Google qui. Google non l'ha tolta; l'ha solo nascosta sotto la bandiera d'Israele! Furbizia di un fascista antisemita dello staff? Cerca bene nella pagina 1 e scopri il marchingegno.
Troppa fatica? Allora t'aiuto io:

E cliccaci sopra!
lunedì, febbraio 04, 2008
Ricevo e diffondo
DELEGAZIONE DI MEPs (membri Parl. europeo) IN ISRAELE E PALESTINA
2-7 FEBBRAIO, 2008
Dal 2 al 7 febbraio 2008 una delegazione di Membri del Parlamento Europeo si recherà in missione in Israele e nel Territorio Occupato Palestinese.
La delegazione, organizzata da Luisa Morgantini Vice Presidente del Parlamento Europeo, include 12 Deputati Europei appartenenti a differenti gruppi politici (sotto la lista dei partecipanti), 6 ufficiali/assistenti e alcuni giornalisti.
Lo scopo della missione è di conoscere la realtà sul terreno e di acquisire informazioni dirette sulla situazione corrente in particolare con la visita di città in Israele, nella West Bank e nella Striscia di Gaza, tra cui Gerusalemme, Tel Aviv, Ramallah, Betlemme, Hebron e anche Gaza city e Sderot.
Il programma della delegazione prevede incontri con Membri del Consiglio Legislativo Palestinese e delle Autorità Palestinesi, con Membri della Knesset, con rappresentanti degli uffici dell'Unione Europea e dell'UNRWA, ma anche con organizzazioni per la pace e per i diritti umani della società civile israeliana e palestinese.
Per ogni informazione, dichiarazione o testimonianza:
Luisa Morgantini +972 547271742 (tel. Palestinese) o +39 348 39 21 465 (tel. Italiano)
List of MEPs participants
|
surname + name
|
group
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country
|
|
EVANS Jill
|
Group of the Greens/European Free Alliance
|
UK
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|
FALBR Richard
|
Socialist Group in the European Parliament
|
Czech Republic
|
|
HEGYI Gyula
|
Socialist Group in the European Parliament
|
Hungary
|
|
HOWITT Richard
|
socialist Group in the European Parliament
|
UK
|
|
KOTEREC Miloš
|
socialist Group in the European Parliament
|
Slovakia
|
|
LAMBERT Jean
|
Group of the Greens/European Free Alliance
|
UK
|
|
MADEIRA E MADEIRA Jamila Barbara
|
Socialist Group in the European Parliament
|
Portugal
|
|
MALDEIKIS Eugenijus
|
Union for Europe of the Nations Group
|
Lithuania
|
|
MORGANTINI Luisa
|
Group of the European United Left - Nordic Green Left
|
Italy
|
|
MORILLON Philippe
|
Group of the Alliance of Liberals and Democrats for Europe
|
France
|
|
NOGUEIRA ROMÁN Camilo
|
former MEP GREENS
|
Spain
|
|
ZELEZNY Vladimir
|
Independence/ Democracy Group
|
Czech Republic
|

Il muro più bello
Nell'ambito della fiera di maggio sarà allestito lo Stand del muro, preparato da un concorso fotografico, con una gara di disegno tra studenti delle scuole, un forum all'interno di un sito apposito...
Non mancherà una tavola rotonda, presieduta dal direttore delMuseo del muro di Berlino (ospite d'onore).
La Cina - ospite delle prossime Olimpiadi - invierà un esperto che illustri la Muraglia (fuori concorso).
La premiazione sarà fatta direttamente dal Presidente della mostra del libro.
Israele

Berlino

Messico

Messico

Vallo di Adriano

Muraglia cinese

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