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mercoledì, luglio 29, 2009
Il fosso dei massoni
Le mascottes del gruppo (Alessandro, Enrico)

breve video (clicca sopra la figura)
E' stato piacevole camminare per 3 ore tra faggi di alto fusto e abeti bianchi in spazi incantati, sempre all'interno di questa grande cattedrale aperta che ha per soffitto il cielo sorretto da un'infinita di faggi altissimi, dritti e ben piantati sulle rocce, a differenza degli abeti bianchi dai piedi (leggi radici) così fragili.
E' stato piacevole conoscere Sergio che conosce i funghi come nessun altro dei fungaioli che io abbia mai incontrato in vita mia. Perché, strada facendo si son trovati anche funghi...
E' stato piacevole ascoltare Giovanni Caselli, l'archeologo, che mi ha ricordato l'importanza di Arezzo per i tedeschi che percorrevano la via Romea: Arezzo era un enclave sassone, con sedi e ritrovi per chi proveniva dalla germania; i vescovi erano di nomina imperiale o quasi, c'è un palazzo ad Arezzo che si chiama...derivando il nome da...
Sarò più preciso col passare dei posts.
E' stato piacevole scambiar notizie e sensazioni con Franca, reduce recente da Washington, sempre "lucida e orientata" anche lungo la lunga salita che ci ha portato dalla Buca delle Fate al passo della Crocina.
E' stato piacevole terminar la camminata al ristorante di Corezzo, in Vallesanta, davanti a due vassoi di ravioli ricotta spinaci burro e salvia e tortelli di patate a sugo di carne.
Le foto su Facebook.
lunedì, luglio 27, 2009
Domenica 26 luglio
Siamo in cima alla Penna, in fronte alla Romagna, sopra la diga di Ridràcoli:

clicca sull'immagine
sabato, luglio 25, 2009
Sidereus nuncius
puoi scaricare gratuitamente la presentazione in powerpoint della serata del 3 luglio scorso con la costellazione del Serpente da questi link :
Per utenti Windows :
http://www.skylive.it/serate/Serpente_UAI_Skylive_win.zip
Per Linux e MAC :
http://www.skylive.it/serate/Serpente_UAI_Skylive.zip
Sperando di avere fatto cosa gradita, ti auguriamo cieli sereni.
Il team Skylive.
www.skylive.it
Bel servizio davvero. Complimenti al team dell'UAI,
Nota storico-filosofica
Nel De l'infinito, universo e mondi Giordano Bruno riprende temi già affrontati nei dialoghi precedenti - la necessità di un accordo tra filosofi e teologi, perché «la fede si richiede per l'istituzione di rozzi popoli che denno esser governati», l'infinità dell'universo e l'esistenza di mondi infiniti, la mancanza di un centro in un universo infinito comporta un'ulteriore conseguenza, la scomparsa dell'antico, ipotizzato ordine gerarchico, la «vanissima fantasia» che riteneva che al centro vi fosse il «corpo più denso e crasso» e si ascendesse ai corpi più fini e divini. La concezione aristotelica è difesa ancora da quei dottori che hanno fede nella «fama de gli autori che gli son stati messi nelle mani», ma i filosofi moderni, che non hanno interesse a intendere quello che dicono gli altri, ma pensano con la loro testa, si sbarazzano di queste anticaglie e si avviano «con più sicuri passi alla cognizione della natura». (da Wikipedia)
Le stelle di Dante
Temp'era dal principio del mattino,
e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino 39
mosse di prima quelle cose belle;
Inf.1
Però, se campi d'esti luoghi bui
e torni a riveder le belle stelle,
quando ti gioverà dicere "I' fui", 84
fa che di noi a la gente favelle".
Inf.XVI
Tutte le stelle già de l'altro polo
vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.
Inf.XXVI
Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d'alcun riposo, 135
salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo. 138
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Inf. XXXIV
Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
pur là dove le stelle son più tarde,
sì come rota più presso a lo stelo. 87
E 'l duca mio: "Figliuol, che là sù guarde?".
E io a lui: "A quelle tre facelle
di che 'l polo di qua tutto quanto arde". 90
Ond'elli a me: "Le quattro chiare stelle
che vedevi staman, son di là basse,
e queste son salite ov'eran quelle".
Purg.VIII
Poco parer potea lì del di fori;
ma, per quel poco, vedea io le stelle
di lor solere e più chiare e maggiori. 90
Sì ruminando e sì mirando in quelle,
mi prese il sonno; il sonno che sovente,
anzi che 'l fatto sia, sa le novelle.
Purg.XXVII
Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda, 144
puro e disposto a salire a le stelle.
Purg. XXXIII
Imagini, chi bene intender cupe
quel ch'i' or vidi - e ritegna l'image,
mentre ch'io dico, come ferma rupe -, 3
quindici stelle che 'n diverse plage
lo cielo avvivan di tanto sereno
che soperchia de l'aere ogne compage; 6
imagini quel carro a cu' il seno
basta del nostro cielo e notte e giorno,
sì ch'al volger del temo non vien meno; 9
imagini la bocca di quel corno
che si comincia in punta de lo stelo
a cui la prima rota va dintorno, 12
aver fatto di sé due segni in cielo,
qual fece la figliuola di Minoi
allora che sentì di morte il gelo; 15
e l'un ne l'altro aver li raggi suoi,
e amendue girarsi per maniera
che l'uno andasse al primo e l'altro al poi; 18
e avrà quasi l'ombra de la vera
costellazione e de la doppia danza
che circulava il punto dov'io era:
Par.XIII
O glorïose stelle, o lume pregno
di gran virtù, dal quale io riconosco
tutto, qual che si sia, il mio ingegno, 114
con voi nasceva e s'ascondeva vosco
quelli ch'è padre d'ogne mortal vita,
quand'io senti' di prima l'aere tosco; 117
e poi, quando mi fu grazia largita
d'entrar ne l'alta rota che vi gira,
la vostra regïon mi fu sortita. 120
A voi divotamente ora sospira
l'anima mia, per acquistar virtute
al passo forte che a sé la tira.
...
Col viso ritornai per tutte quante
le sette spere, e vidi questo globo
tal, ch'io sorrisi del suo vil sembiante; 135
e quel consiglio per migliore approbo
che l' ha per meno; e chi ad altro pensa
chiamar si puote veramente probo. 138
Vidi la figlia di Latona incensa
sanza quell'ombra che mi fu cagione
per che già la credetti rara e densa. 141
L'aspetto del tuo nato, Iperïone,
quivi sostenni, e vidi com' si move
circa e vicino a lui Maia e Dïone. 144
Quindi m'apparve il temperar di Giove
tra 'l padre e 'l figlio; e quindi mi fu chiaro
il varïar che fanno di lor dove; 147
e tutti e sette mi si dimostraro
quanto son grandi e quanto son veloci
e come sono in distante riparo. 150
L'aiuola che ci fa tanto feroci,
volgendom'io con li etterni Gemelli,
tutta m'apparve da' colli a le foci; 153
poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.
Par.XXII
Da molte stelle mi vien questa luce;
ma quei la distillò nel mio cor pria
che fu sommo cantor del sommo duce.
Par.XXV
Qual è 'l geomètra che tutto s'affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond'elli indige, 135
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l'imago al cerchio e come vi s'indova; 138
ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne. 141
A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa, 144
l'amor che move il sole e l'altre stelle.
Par.XXXIII
Dico adunque che del numero delli cieli e del sito diversamente è sentito da molti, avegna che la veritade all'ultimo sia trovata. Aristotile credette, seguitando solamente l'antica grossezza delli astrologi, che fossero pur otto cieli, delli quali lo estremo, e che contenesse tutto, fosse quello dove le stelle fisse sono, cioè la spera ottava; e che di fuori da esso non fosse altro alcuno.
Convivio trattato II, cap.3
17 Li quali, secondo che nel libro dell'Aggregazioni delle stelle epilogato si truova dalla migliore dimostrazione delli astrologi, sono tre: uno, secondo che la stella si muove per lo suo epiciclo; l'altro, secondo che lo epiciclo si muove con tutto lo cielo igualmente con quello del Sole; lo terzo, secondo che tutto quello cielo si muove seguendo lo movimento della stellata spera, da occidente a oriente, in cento anni uno grado. Sì che [a] questi tre movimenti sono tre movitori.
Convivio trattato II, cap.5
E la terza similitudine si è lo inducere perfezione nelle disposte cose. Della quale induzione, quanto alla prima perfezione, cioè della generazione sustanziale, tutti li filosofi concordano che li cieli siano cagione, avegna che diversamente questo pongano: quali dalli motori, sì come Plato, Avicenna e Algazel; quali da esse stelle, spezialmente l'anime umane, sì come Socrate, e anche Plato e Dionisio Academico; e quali da vertude celestiale che è nel calore naturale del seme, sì come Aristotile e li altri Peripatetici.
Convivio trattato II, cap.13
Dico che lo Cielo stellato ci mostra molte stelle: ché, secondo che li savi d'Egitto hanno veduto, infino all'ultima stella che appare loro in meridie, mille ventidue corpora di stelle pongono, di cu' io parlo. E di questo ha esso grandissima similitudine colla Fisica, se bene si guardano sottilmente questi tre numeri, cioè due e venti e mille.
Convivio trattato II, cap.14
Questo mondo volse Pittagora e li suoi seguaci dicere che fosse una delle stelle, e che un'altra a lei fosse opposita, così fatta, e chiamava quella Anticthona; e dicea ch'erano ambe in una spera che si volvea da occidente in oriente (e per questa revoluzione si girava lo sole intorno a noi, e ora si vedea e ora non si vedea).
Convivio trattato III, cap.5
E io fui esperto di questo l'anno medesimo che nacque questa canzone, che per affaticare lo viso molto a studio di leggere, in tanto debilitai li spiriti visivi che le stelle mi pareano tutte d'alcuno albore ombrate.
Convivio trattato III, cap.9
E a maggiore testimonianza di questa imperfezione, ecco Boezio in quello Di Consolazione dicente: "Se quanta rena volve lo mare turbato dal vento, se quante stelle rilucono, la dea della ricchezza
largisca, l'umana generazione non cesserà di piangere".
Convivio trattato IV, cap.12
Dice adunque:
sì com'è 'l cielo dovunqu'è la stella,
e non è questo vero e converso, cioè rivolto, che dovunque è cielo sia la stella, così è nobilitade dovunque è virtute, e non virtute dovunque è nobilitade: e con bello e convenevole essemplo, ché veramente [nobilitade] è cielo nello quale molte e diverse stelle rilucono. Riluce in essa le intellettuali e le morali virtudi; riluce in essa le buone disposizioni da natura date, cioè pietade e religione, [e] le laudabili passioni, cioè vergogna e misericordia e altre molte; riluce in essa le corporali bontadi, cioè bellezza e fortezza e quasi perpetua valitudine.
E tante sono le sue stelle che del cielo risplendono, che certo non è da maravigliare se molti e diversi frutti fanno nella umana nobilitade: tante sono le nature e le potenze di quella, in una sotto una semplice sustanza comprese e adunate, nelle quali sì come in diversi rami fruttifica diversamente. Certo da dovero ardisco a dire che la nobilitade umana, quanto è dalla parte di molti suoi frutti,
quella dell'angelo soperchia, tutto che l'angelica in sua unitade sia più divina.
Convivio trattato IV, cap.19
In prima è da sapere che l'uomo è composto d'anima e di corpo; ma dell'anima è quella; sì come detto è che è a guisa di semente della vertù divina. Veramente per diversi filosofi della differenza delle nostre anime fue diversamente ragionato: ché Avicenna e Algazel volsero che esse da loro e per loro principio fossero nobili e vili; e Plato ed altri volsero che esse procedessero dalle stelle,
e fossero nobili e più e meno secondo la nobilitade della stella.
Convivio trattato IV, cap.21
Così cominciando ad errare la mia fantasia, venni a quello ch'io non sapea ove io mi fosse; e vedere mi parea donne andare scapigliate piangendo per via, maravigliosamente triste; e pareami vedere lo sole oscurare, sì che le stelle si mostravano di colore ch'elle mi faceano giudicare che piangessero; e pareami che li uccelli volando per l'aria cadessero morti, e che fossero grandissimi
terremuoti.
Vita Nova, cap.XXIII
Oh falsi cavalier, malvagi e rei,
nemici di costei,
ch'al prenze de le stelle s'assimiglia!
Dona e riceve l'om cui questa vole, 115
mai non sen dole;
né 'l sole per donar luce a le stelle,
né per prender da elle
nel suo effetto aiuto;
ma l'uno e l'altro in ciò diletto tragge
Rime, LXXXIII
Fuggito è ogne augel che 'l caldo segue
del paese d'Europa, che non perde
le sette stelle gelide unquemai;
Rime, C
Videmus in eo differentiam in magnitudine stellarum et in luce, in figuris et ymaginibus constellationum; que quidem differentie frustra esse non possunt, ut manifestissimum esse debet omnibus in phylosophia nutritis. Unde alia est virtus huius stelle et illius, et alia huius constellationis et illius, et alia virtus stellarum que sunt citra equinoctialem, et alia earum que sunt ultra.
Questio de aqua et terra
venerdì, luglio 17, 2009
Dimmi, che fai?

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì chiassosa sei, tu non intendi,
Quel tuo viver terreno,
Il patir vostro, il sospirar, che sia;
Che sia il morir, e quel supremo
Scolorar del sembiante,
E il perir da te stessa, e il venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu pur non comprendi
Il perchè delle cose, e non vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu non sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Spesso quand'io ti miro
Star così sorda in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir quella
tua interna confusione? e noi chi siamo?
Così meco ragiono: e della tua stanza
non piccola, ma ormai sovraffollata
da una innumerabile famiglia;
e poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
che gira senza posa,
Per tornar sempre là donde s'è mossa,
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Nè tu per certo,
bella donna immortal, conosci il tutto.
E per oggi, caro amico, questo è tutto
pur se non è ultimato il mio costrutto.
(20 luglio 1969)

Nota: Dante e la luna
Or puoi, figliuol, veder la corta buffa
d'i ben che son commessi a la fortuna,
per che l'umana gente si rabuffa; 63
ché tutto l'oro ch'è sotto la luna
e che già fu, di quest'anime stanche
non poterebbe farne posare una".
Inf. VII
e già iernotte fu la luna tonda:
ben ten de' ricordar, ché non ti nocque
alcuna volta per la selva fonda".
Inf. XX
Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo, 132
quando n'apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.
Inf.XXVI
E già la luna è sotto i nostri piedi;
lo tempo è poco omai che n'è concesso,
e altro è da veder che tu non vedi".
Inf.XXIX
E questo fece i nostri passi scarsi,
tanto che pria lo scemo de la luna
rigiunse al letto suo per ricorcarsi, 15
che noi fossimo fuor di quella cruna;
Purg. X
La luna, quasi a mezza notte tarda,
facea le stelle a noi parer più rade,
fatta com'un secchion che tuttor arda; 78
e correa contra 'l ciel per quelle strade
che 'l sole infiamma allor che quel da Roma
tra ' Sardi e ' Corsi il vede quando cade.
Purg. XVIII
Ne l'ora che non può 'l calor dïurno
intepidar più 'l freddo de la luna,
vinto da terra, e talor da Saturno 3
- quando i geomanti lor Maggior Fortuna
veggiono in orïente, innanzi a l'alba,
surger per via che poco le sta bruna -, 6
mi venne in sogno una femmina balba,
Purg. XIX
Tutte l'acque che son di qua più monde,
parrieno avere in sé mistura alcuna
verso di quella, che nulla nasconde, 30
avvegna che si mova bruna bruna
sotto l'ombra perpetüa, che mai
raggiar non lascia sole ivi né luna.
Purg. XXVIII
Di sopra fiammeggiava il bello arnese
più chiaro assai che luna per sereno
di mezza notte nel suo mezzo mese.
Purg. XIX
Ne l'ordine ch'io dico sono accline
tutte nature, per diverse sorti,
più al principio loro e men vicine; 111
onde si muovono a diversi porti
per lo gran mar de l'essere, e ciascuna
con istinto a lei dato che la porti. 114
Questi ne porta il foco inver' la luna;
questi ne' cor mortali è permotore;
questi la terra in sé stringe e aduna;
Par. I
Io rispuosi: "Madonna, sì devoto
com'esser posso più, ringrazio lui
lo qual dal mortal mondo m' ha remoto. 48
Ma ditemi: che son li segni bui
di questo corpo, che là giuso in terra
fan di Cain favoleggiare altrui?".
Virtù diversa fa diversa lega
col prezïoso corpo ch'ella avviva,
nel qual, sì come vita in voi, si lega. 141
Per la natura lieta onde deriva,
la virtù mista per lo corpo luce
come letizia per pupilla viva. 144
Da essa vien ciò che da luce a luce
par differente, non da denso e raro;
essa è formal principio che produce, 147
conforme a sua bontà, lo turbo e 'l chiaro".
Par. II
E come 'l volger del ciel de la luna
cuopre e discuopre i liti sanza posa,
così fa di Fiorenza la Fortuna: 84
per che non dee parer mirabil cosa
ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini
onde è la fama nel tempo nascosa.
Par. XVI
un punto vidi che raggiava lume
acuto sì, che 'l viso ch'elli affoca
chiuder conviensi per lo forte acume; 18
e quale stella par quinci più poca,
parrebbe luna, locata con esso
come stella con stella si collòca
Par. XVIII
Un dice che la luna si ritorse
ne la passion di Cristo e s'interpuose,
per che 'l lume del sol giù non si porse; 99
e mente, ché la luce si nascose
da sé: però a li Spani e a l'Indi
come a' Giudei tale eclissi rispuose.
Par.XIX
Aristotile credette, seguitando solamente l'antica grossezza delli astrologi, che fossero pur otto cieli, delli quali lo estremo, e che contenesse tutto, fosse quello dove le stelle fisse sono, cioè la spera ottava; e che di fuori da esso non fosse altro alcuno.
4 Ancora credette che lo cielo del Sole fosse immediato con quello della luna, cioè secondo a noi. E questa sua sentenza così erronea può vedere chi vuole nel secondo Di Cielo e Mondo, ch'è nel secondo de' libri naturali.
Convivio, trattato II, cap.3
14 Per che ragionevole è credere che li movitori del cielo della luna siano dell'ordine delli Angeli, e quelli di Mercurio siano li Arcangeli, e quelli di Venere siano li Troni: li quali, naturati dell'amore del Santo Spirito, fanno la loro operazione, connaturale ad essi, cioè lo movimento di quello cielo, pieno d'amore; dal quale prende la forma del detto cielo uno ardore virtuoso, per lo quale le anime di qua giuso s'accendono ad amore, secondo la loro disposizione.
Convivio, trattato II, cap.5
9 Dico che 'l cielo della luna colla Gramatica si somiglia, perché ad esso si può comparare [per due propietadi]. Ché se la luna si guarda bene, due cose si veggiono in essa propie, che non si veggiono nell'altre stelle. L'una si è l'ombra che è in essa, la quale non è altro che raritade del suo corpo, alla quale non possono terminare li raggi del sole e ripercuotersi così come nell'altre parti; l'altra si è la variazione della sua luminositade, ché ora luce da uno lato e ora luce da un altro, secondo che lo sole la vede.
Convivio, trattato II, cap.13
Saturno sarebbe quattordici anni e mezzo a ciascuno luogo della terra celato, e Giove sei anni quasi si celerebbe, e Marte uno anno quasi, e lo Sole centottandue die e quattordici ore (dico die, cioè tanto tempo quanto misurano cotanti die), e Venere e Mercurio quasi come lo Sole si celerebbe e mosterrebbe, e la luna per tempo di quattordici die e mezzo starebbe ascosa ad ogni gente.
Convivio, trattato II, cap.14
2 Onde è da sapere che ciascuna cosa, come detto è di sopra, per la ragione di sopra mostrata ha 'l suo speziale amore. Ché le corpora simplici hanno amore naturato in sé allo luogo propio, e però la terra sempre discende al centro; lo fuoco ha [amore a]lla circunferenza di sopra, lungo lo cielo della luna, e però sempre sale a quella.
Convivio, trattato III, cap.3
3 Deinde arguunt quod, quemadmodum luna, que est luminare minus, non habet lucem nisi prout recipit a sole, sic nec regnum temporale auctoritatem habet nisi prout recipit a spirituali regimine.
De Monarchia, libro III, cap.4
Ch'i' ti farò più ric[c]o che Ric[c]hez[z]a,
Sanza pregiar mai rota di Fortuna,
Ch'ella ti possa mettere in distrez[z]a. 11
Se be•mi guardi, i•me nonn-à nes[s]una
Faz[z]on che non sia fior d'ogne bellez[z]a:
Più chiara son che nonn-è sol né luna".
Il Fiore XLI
67 Non in celum lune; quia cum organum sue virtutis sive influentie sit ipsa luna, et ipsa tantum declinet per zodiacum ab equinoctiali versus polum antarticum quantum versus arcticum, ita elevasset ultra equinoctialem sicut citra; quod non est factum. Nec valet dicere quod illa declinatio non potuit esse propter magis appropinquare terre per ecentricitatem; quia si hec virtus elevandi fuisset in luna, cum agentia propinquiora virtuosius operentur, magis elevasset ibi quam hic.
Questio de aqua et terra
Cu' ella guarda in viso,
Tant' à piacente aviso;
Ed à sì chiara luce
Ch'al sol to' la sua luce, 190
E l'oscura e l'aluna
Sì come il sol la luna.
Per ch'i' a quella spera
Ò messa la mia spera,
E s'i' ben co·llei regno, 195
I' non vogli' altro regno.
Detto d'amore
lunedì, luglio 13, 2009
Free speech


Visto e commentato da me

e da Antonio Machado
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Todo pasa y todo queda,
pero lo nuestro es pasar,
pasar haciendo caminos,
caminos sobre el mar.
Nunca perseguí la gloria,
ni dejar en la memoria
de los hombres mi canción;
yo amo los mundos sutiles,
ingrávidos y gentiles,
como pompas de jabón.
Tutto passa e tutto rimane
però il nostro è passare,
passare facendo cammini
cammini sopra il mare.
Mai ho cercato la gloria,
né di lasciare il mio canto
alla memoria degli uomini;
io amo i mondi delicati,
lievi e gentili
come bolle di sapone.
La canzone per intero qui.
sabato, luglio 11, 2009
Sabato 11 luglio 2009
ore 10,30

Ci sono stato la mattina, con la videocamera.
Le altre foto
Dal sito del Barcamp:
3 commenti di partecipanti
Susanna said
Prima impressione ore 10.30:
Salone dei Cinquecento com molte persone accanto a 4 tavoli da cui parlano delle persone ma possono udire solo quelli che sono a 1/2 di distanza il resto è silenzio. Due pannelli con appuntato gli appuntamenti (ognuno mette il suo). Per il resto persone che chiacchierano per conto loro. Impressione di qualità organizzativa totalmente assente. IL wifi è di fatto assente (iltecnicodice che in altra sala sarebbe presente) ma lì niente salvo complicate operazioni di settaggio del proprio browser. All'ingresso un tavolo con un appello per un giorno vegetariano; neanche un cartello che dica cosa sta accadendo nella sala o come sono organizzate le cose.
riccardo ghiribelli - bafomet - centro culturale said
at 4:21 pm on Jul 11, 2009
.. che meraviglia.. il salone dei 500 stracolmo di persone perplesse e speranzose di trovare finalmente qualche cosa di nuovo e di stimolante per ridare a Firenze quell energia culturale oramai assopita da anni...
azz. e c'è del nuovo... vedere quei ragazzi giovani pieni di entusiasmo e pronti a dare battaglia mi hanno emozionato... il sincaco, il vice, l'assessore alla cultura... ragazzi che hanno coraggio e lungimiranza... dobbiamo dargli una mano... come ha detto Carlo Frittelli.. ho visto le persone che dopo un primo disorientamento hanno capito che stava accadendo qualche cosa di nuova e iportante... e che a firenze non era mai successo.. e li sono nate le prime discussioni "Costruttive" fra associazioni, fra artisti, fra gente intelligente..... Grazie Sindaco ... e avanti.... poi che centra c'è anche come alla Giaccai non va bene niente....
fanutti fernando said
on Jul 11, 2009
Bella giornata, la testimonianza a un tempo di quante cose abbiamo da condividere e da fare e quante poche occasioni abbiamo avuto in passato. Forse le aree di discussione avevano bisogno di un microfonino per aiutare la concentrazione dei più interessati, ma la discussione era ovunque ci fossero più di tre persone... Da oggi questa collegialità dovrà essere capace di innestarsi nella realtà, trasformarsi in concreti atti di progresso: vorrei dire che le cose esistono per essere cambiate. Grazie a tutti quelli che ho incontrato oggi...
Fernando Fanutti - Musicus Concentus
Sintesi di Barbabianca:
Se l'universo è nato dal caos, da Susanna (v.sopra) nascerà riccardo ghiribelli (v. soprasotto).
Al bar, in Italia, da sempre parliamo tutti insieme.
La prossima volta: il salone dei Cinquecento per l'inizio, quattro spazi nel vecchio palazzo per i gruppi e di nuovo il 5cento per le sintesi. E micro-foni a disposizione.
Come scrive De Biase: Il messaggio è il metodo, per ora. Le idee emergenti dalla sala si raccoglieranno sul wiki e sui blog interessati. Le parole rubate qui e là. Il progetto per ripensare quel quartiere o questo palazzo. Gli accordi, gli appuntamenti, i sogni, i progetti vaganti, le promesse di ritrovarsi.
La sintesi? Emergerà.
Nota storico-etimologica
BarCamp è una rete internazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi.
Gli eventi si occupano soprattutto di temi legati alle innovazioni sull'uso del World Wide Web, del software libero e delle reti sociali.
Il nome di BarCamp si rifà al termine foobar già utilizzato dagli hacker: i BarCamp, infatti, sono nati in risposta ai Foo Camp, una "non-conferenza" annuale, su invito, ospitata dall'editore di testi sul software libero Tim O'Reilly.
BarCamp e’ una nonconferenza, così come solitamente intendiamo per conferenza, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero. Il BarCamp è una non-conferenza collaborativa, dove chiunque può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web. Una non conferenza (unconference) quindi una riunione il cui tema di discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi.
I barcamp si stanno diffondendo anche in Italia: nelle città, il primo si è svolto a Milano, seguito da analoghi eventi a Torino, Roma, Ancona, Genova, Matera, Bari, Catania, nelle regioni Marche, Veneto, Lazio, Piemonte, Liguria e anche in Sicilia. (da wikipedia)
Nota storica
Il salone dei Cinquecento
Fu costruito in un solo anno, il 1494, da Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca, e Francesco di Domenico su commissione di Girolamo Savonarola.
Savonarola dispose che fosse creato il Consiglio dei Cinquecento o Maggior Consiglio , formato da 500 cittadini appunto, in modo che si "spalmasse" il potere decisionale sulla popolazione, rendendolo più difficilmente controllabile da un singolo, sul modello del Consiglio maggiore di Venezia.
giovedì, luglio 09, 2009
lunedì, luglio 06, 2009

Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Domenica 5 luglio 2009:
in viaggio da Cupramarittima, Ascoli, Arquata, Norcia, Perugia, Firenze.
Nota: siamo nel tratto Arquata-Norcia. Consigliato. Ma chi non lo conosce?
Alle spalle del fotografo un prato attrezzato per camper - bambini con tanti aquiloni - non belli come i tuoi, Lucilla - anziani nei prati a raccoglier funghi (visti da lontano: bianchi e sferici. Non so specificare). Il miracolo di un'ora di sole tra le nuvole. Gli esperti del luogo ci hanno detto che quest'anno la fioritura è in ritardo, causa stagione.
Vedrò di mettere su Youtube una videata. A Firenze tempo fresco, cielo mosso spesso scosso. Paola va alla Coop col carrello e con l'ombrello. Piero Martini da S.Vincenzo mi dice che il tempo è bello. Domenica mattina a Cupra diluviava, anche sopra una lunga schiera di ciclisti domenicali che abbiamo cercato di sorpassare in strada "in punta di gomma" per non innaffiarli anche da sotto.
Qui ci vuole Leo:
Noi l’insueto allor gaudio ravviva
quando per l’etra liquido si volve
e per li campi trepidanti il flutto
polveroso de’ Noti, e quando il carro,
grave carro di Giove a noi sul capo,
tonando, il tenebroso aere divide.
Noi per le balze e le profonde valli
natar giova tra’ nembi, e noi la vasta
fuga de’ greggi sbigottiti, o d’alto
fiume alla dubbia sponda
il suono e la vittrice ira dell’onda.
Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella
sei tu, rorida terra.

Questo è Castelluccio; l'Italia Sibillina rimane sulla sinistra, come puoi vedere cliccando sulla foto qui sopra.
Nota geofiorifera:
La Fioritura dell'Altopiano di Castelluccio
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Tra fine maggio e i primi giorni di luglio, l'altopiano di Castelluccio è testimone di un evento di particolare importanza, La Fioritura. Per diverse settimane la monotonia cromatica del pascolo, viene spezzata da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso. Anche se la festa della "Fiorita" ricade nella terza e nell' ultima domenica di Giugno, non esiste un preciso giorno per ammirare questo incantevole spettacolo. Ogni anno tutto è affidato all'andamento climatico della stagione. Le specie floreali che tingono il Pian Grande e il Pian Perduto in questo periodo, sono innumerevoli, camminando lungo i sentieri possiamo incontrare: genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant'altro.
La Fioritura è in anticipo? ...è in ritardo? ...quando ci sarà?
Non si può fare alcuna previsione sui tempi della Fioritura dei Piani di Castelluccio.
Fioritura 2009 giorno dopo giorno
E queste sono le famose lenticchie:

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