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mercoledì, novembre 11, 2009
 

E lo Stato diventa teocratico

Leggiamo dall'ANSA che - dopo una settimana di studi di astrobiologia promossa dalla Pontificia accademia delle scienze e dalla Specola vaticana -  fisici, chimici, astronomi biologi, geologi e filosofi sono arrivati alla conclusione che esistono condizioni di vita anche su altri pianeti.

Gli scienziati e gli studiosi "mettendo a confronto i risultati delle loro ricerche, oggi in grado di registrare progressi in tempi incredibilmente più rapidi dei tempi di Galileo Galilei, sono giunti a ritenere ‘plausibile’ l’esistenza di centinaia di milioni di luoghi abitabili nella sola Via lattea, che è solo una dei miliardi di galassie dell’universo."

 

Ragioniamo un momento. La Terra è un pianeta della via Lattea, la quale comprenderebbe "centinaia di milioni di luoghi abitabili". La via Lattea, a sua volta, è solo "una dei miliardi di galassie dell'universo". Ammesso che i luoghi abitabili della via Lattea siano soltanto cento milioni, e che le galassie siano soltanto  un miliardo, i pianeti abitabili nell'intero universo sarebbero almeno cento milioni di miliardi. Ovviamente, se il discorso si estende ai pianeti non abitabili, i numeri crescono in modo incalcolabile.

Ebbene, ammesso anche che esista un Dio dell'universo, credere che lo abbia creato ad uso e consumo di qualche microbo del microscopico pianeta Terra è obiettivamente difficile. Quando poi i microbi pretendono, avvalendosi di uno strumento inadatto a capire la complessità del creato (il loro microscopico cervello), di interpretare le leggi del Creatore e di imporle al di sopra delle leggi degli uomini, allora il confine tra Fede e Superbia non esiste più, e lo stato laico diventa teocratico.

Giampietro Sestini     

 






***************************************************

LiberaUscita

Associazione nazionale laica e apartitica

per la legalizzazione del testamento biologico

e la depenalizzazione dell'eutanasia 

Via Magenta, 24 - 00185 Roma

telefono (provvisorio): 338.9595790

fax (provvisorio): 06.69924050

sito web: www.liberauscita.it 

email: info@liberauscita.it 



mercoledì, settembre 02, 2009
 

LE STELLE si fanno guardare

Le immagini commentate


della scorsa serata organizzata da UAI e Skylive :



Per utenti windows: http://www.skylive.it/serate/Aquila_UAI_Skylive_win.zip



Per utenti MAC e Linux : http://www.skylive.it/serate/Aquila_UAI_Skylive.zip







postato da stigli | 22:55 | commenti
astronomia


martedì, agosto 18, 2009
 

Satelliti di Giove


Martedi 18 agosto 2009, ore 23,30




 Giove l'ho visto così come Galileo il 15.1.1610. Solo che i due satelliti esterni erano più vicini tra loro e piccoli come gli altri.


Il giorno quattordici (gennaio 1610) il tempo fu nuvoloso.


Il quindici, alla terza ora di notte, quattro stelle eran rispetto a Giove nella posizione qui sotto raffigurata:




figura 19


occidentali tutte e disposte quasi su una stessa linea retta; quella che, contando da Giove, era terza, si levava un poco verso borea: la più vicina a Giove era la più piccola, le altre di seguito apparivan maggiori; le distanze fra Giove e le tre stelle seguenti erano uguali tutte e di due minuti, ma la più occidentale distava quattro minuti da quella a lei vicina. Erano alquanto luminose e per nulla scintillanti, quali sempre apparvero, e prima e dopo.


Nota


Giove possiede almeno 28 satelliti e se ne scopriranno certamente degli altri con le future missioni spaziali. Gli ultimi sono stati individuati da riprese di telescopi terrestri nel corso del 2000.

I primi ad essere scoperti, da Galileo nel 1610, sono stati i pianeti medicei detti anche satelliti galileiani.


V. Wikipedia

postato da stigli | 23:44 | commenti
astronomia


sabato, agosto 08, 2009
 

Per Giove!

Ieri 7 agosto i birichini, visti qui dal Casentino, era 3 disposti come li vide Galileo il primo febbraio 1910:

Il giorno primo febbraio, alla seconda ora di notte, la posizione era la seguente:


figura 44


La stella più orientale distava da Giove 6 minuti, la occidentale 8; ad oriente una stella, molto piccola, distava da Giove 20 minuti secondi: determinavano una linea esattamente retta.




Nota (mia):


Molto lontano, verso occidente, ce n'era un altro, in linea con gli altri. Ma forse era una stella.


Nota 2:

Penso al freddo patito da Galileo. 




Omaggio alla memoria:


Ma quel che di gran lunga supera ogni meraviglia, e principalmente ci spinse a renderne avvertiti tutti gli astronomi e filosofi, è l'aver scoperto quattro astri erranti, da nessuno, prima di noi, conosciuti né osservati, che, a somiglianza di Venere e Mercurio intorno al Sole, hanno le loro rivoluzioni attorno a un certo astro cospicuo tra i conosciuti, ed ora lo precedono ora lo seguono, non mai allontanandosene oltre determinati limiti. E tutte queste cose furono scoperte e osservate pochi giorni or sono con l'aiuto d'un occhiale che io inventai dopo aver ricevuto l'illuminazione della grazia divina.

...Altre cose più mirabili forse da me e da altri si scopriranno in futuro con l'aiuto di questo strumento, della cui forma e struttura e dell'occasione d'inventarlo dirò prima brevemente, poi narrerò la storia delle osservazioni da me fatte.




Fonte



postato da stigli | 20:30 | commenti
astronomia


venerdì, agosto 07, 2009
 

La Luna e Giove

 


Ieri sera, sotto un cielo che abbaglia,


ho rivisto Giove stringersi a tenaglia


verso la Luna puntando la mitraglia:


in 4 formavan la marmaglia:


due a sinistra stretti a sé vicini


uno alla destra piuttosto a lui lontano;


il quarto così fuor de la sua culla


che se Giove non lo riprende in mano


rischia proprio di perdersi nel nulla.


... lungo la strada

che mal non seppe carreggiar Fetòn.


Nota estravagante


Speriamo che il satellite che rischia di perdersi - come il carro di Giove in mano a Fetonte - non sia Europa (in mano alla NATO).


Riferimento dantesco:


 Ond'elli a me: «Se Castore e Poluce

fossero in compagnia di quello specchio

che sù e giù del suo lume conduce,


  tu vedresti il Zodiaco rubecchio

ancora a l'Orse più stretto rotare,

se non uscisse fuor del cammin vecchio.


  Come ciò sia, se 'l vuoi poter pensare,

dentro raccolto, imagina Siòn

con questo monte in su la terra stare


  sì, ch'amendue hanno un solo orizzòn

e diversi emisperi; onde la strada

che mal non seppe carreggiar Fetòn,


  vedrai come a costui convien che vada

da l'un, quando a colui da l'altro fianco,

se lo 'ntelletto tuo ben chiaro bada».

Purg. IV

postato da stigli | 08:06 | commenti
astronomia


giovedì, agosto 06, 2009
 

Meteora d'agosto


L'ho appena sognato


Se è vero che

presso al mattin del ver si sogna


L'Italia senza il caudillo. Un senso si sospensione in tutto l'ambiente intorno a me. Perché non crederci, amico Frank? In fondo in fondo chi immaginava la caduta del muro di Berlino nel 1988? E chi la fine di Ceasuscu, un mese prima della fine?


Nota letteraria


Tra li ladron trovai cinque cotali

tuoi cittadini onde mi ven vergogna,

e tu in grande orranza non ne sali.  6 

  Ma se presso al mattin del ver si sogna,

tu sentirai, di qua da picciol tempo,

di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna.  9 

  E se già fosse, non saria per tempo.

Così foss'ei, da che pur esser dee!

ché più mi graverà, com' più m'attempo.  12

Inf.XXVI


Nota astrofisica


Luna - Giove:



stasera 6 agosto la Luna Piena sorge accompagnata dal pianeta più luminoso visibile nella prima parte della notte, Giove. La Luna e Giove si trovano nei pressi del confine tra le costellazioni del Capricorno e dell’Acquario (
vedi mappa).




Deduzione astrologica

Giove con i suoi satelliti potrebbe scomparire dietro la luna. Per sempre. Dietro questa Italia lunatica.  Perché no.  Così foss'ei, da che pur esser dee!



postato da stigli | 07:56 | commenti
italia, personale, astronomia


sabato, luglio 25, 2009
 

De l'infinito Universo e mondi

Sidereus nuncius

puoi scaricare gratuitamente la presentazione in powerpoint della serata del 3 luglio scorso con la costellazione del Serpente da questi link :

Per utenti Windows :
http://www.skylive.it/serate/Serpente_UAI_Skylive_win.zip

Per Linux e MAC :
http://www.skylive.it/serate/Serpente_UAI_Skylive.zip
                             
Sperando di avere fatto cosa gradita, ti auguriamo cieli sereni.

Il team Skylive.
www.skylive.it

Bel servizio davvero. Complimenti al team dell'UAI,

Nota storico-filosofica

Nel De l'infinito, universo e mondi Giordano Bruno riprende temi già affrontati nei dialoghi precedenti - la necessità di un accordo tra filosofi e teologi, perché «la fede si richiede per l'istituzione di rozzi popoli che denno esser governati», l'infinità dell'universo e l'esistenza di mondi infiniti, la mancanza di un centro in un universo infinito comporta un'ulteriore conseguenza, la scomparsa dell'antico, ipotizzato ordine gerarchico, la «vanissima fantasia» che riteneva che al centro vi fosse il «corpo più denso e crasso» e si ascendesse ai corpi più fini e divini. La concezione aristotelica è difesa ancora da quei dottori che hanno fede nella «fama de gli autori che gli son stati messi nelle mani», ma i filosofi moderni, che non hanno interesse a intendere quello che dicono gli altri, ma pensano con la loro testa, si sbarazzano di queste anticaglie e si avviano «con più sicuri passi alla cognizione della natura». (da Wikipedia)

Le stelle di Dante

Temp'era dal principio del mattino,
e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino  39
  mosse di prima quelle cose belle;
 Inf.1

Però, se campi d'esti luoghi bui
e torni a riveder le belle stelle,
quando ti gioverà dicere "I' fui",  84
  fa che di noi a la gente favelle".
Inf.XVI

Tutte le stelle già de l'altro polo
vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.
Inf.XXVI

Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d'alcun riposo,  135
  salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.  138
  E quindi uscimmo a riveder le stelle. 
Inf. XXXIV

Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
pur là dove le stelle son più tarde,
sì come rota più presso a lo stelo.  87
  E 'l duca mio: "Figliuol, che là sù guarde?".
E io a lui: "A quelle tre facelle
di che 'l polo di qua tutto quanto arde".  90
  Ond'elli a me: "Le quattro chiare stelle
che vedevi staman, son di là basse,
e queste son salite ov'eran quelle". 
Purg.VIII
Poco parer potea lì del di fori;
ma, per quel poco, vedea io le stelle
di lor solere e più chiare e maggiori.  90
  Sì ruminando e sì mirando in quelle,
mi prese il sonno; il sonno che sovente,
anzi che 'l fatto sia, sa le novelle. 
Purg.XXVII

Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda,  144
  puro e disposto a salire a le stelle. 
Purg. XXXIII

Imagini, chi bene intender cupe
quel ch'i' or vidi - e ritegna l'image,
mentre ch'io dico, come ferma rupe -,  3
  quindici stelle che 'n diverse plage
lo cielo avvivan di tanto sereno
che soperchia de l'aere ogne compage;  6
  imagini quel carro a cu' il seno
basta del nostro cielo e notte e giorno,
sì ch'al volger del temo non vien meno;  9
  imagini la bocca di quel corno
che si comincia in punta de lo stelo
a cui la prima rota va dintorno,  12
  aver fatto di sé due segni in cielo,
qual fece la figliuola di Minoi
allora che sentì di morte il gelo;  15
  e l'un ne l'altro aver li raggi suoi,
e amendue girarsi per maniera
che l'uno andasse al primo e l'altro al poi;  18
  e avrà quasi l'ombra de la vera
costellazione e de la doppia danza
che circulava il punto dov'io era: 
Par.XIII

O glorïose stelle, o lume pregno
di gran virtù, dal quale io riconosco
tutto, qual che si sia, il mio ingegno,  114
  con voi nasceva e s'ascondeva vosco
quelli ch'è padre d'ogne mortal vita,
quand'io senti' di prima l'aere tosco;  117
  e poi, quando mi fu grazia largita
d'entrar ne l'alta rota che vi gira,
la vostra regïon mi fu sortita.  120
  A voi divotamente ora sospira
l'anima mia, per acquistar virtute
al passo forte che a sé la tira.
...
Col viso ritornai per tutte quante
le sette spere, e vidi questo globo
tal, ch'io sorrisi del suo vil sembiante;  135
  e quel consiglio per migliore approbo
che l' ha per meno; e chi ad altro pensa
chiamar si puote veramente probo.  138
  Vidi la figlia di Latona incensa
sanza quell'ombra che mi fu cagione
per che già la credetti rara e densa.  141
  L'aspetto del tuo nato, Iperïone,
quivi sostenni, e vidi com' si move
circa e vicino a lui Maia e Dïone.  144
  Quindi m'apparve il temperar di Giove
tra 'l padre e 'l figlio; e quindi mi fu chiaro
il varïar che fanno di lor dove;  147
  e tutti e sette mi si dimostraro
quanto son grandi e quanto son veloci
e come sono in distante riparo.  150
  L'aiuola che ci fa tanto feroci,
volgendom'io con li etterni Gemelli,
tutta m'apparve da' colli a le foci;  153
  poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.
Par.XXII

Da molte stelle mi vien questa luce;
ma quei la distillò nel mio cor pria
che fu sommo cantor del sommo duce.
Par.XXV

Qual è 'l geomètra che tutto s'affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond'elli indige,  135
  tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l'imago al cerchio e come vi s'indova;  138
  ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.  141
  A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa,  144
  l'amor che move il sole e l'altre stelle. 
Par.XXXIII

Dico adunque che del numero delli cieli e del sito diversamente è sentito da molti, avegna che la veritade all'ultimo sia trovata. Aristotile credette, seguitando solamente l'antica grossezza delli astrologi, che fossero pur otto cieli, delli quali lo estremo, e che contenesse tutto, fosse quello dove le stelle fisse sono, cioè la spera ottava; e che di fuori da esso non fosse altro alcuno.
Convivio trattato II, cap.3

17 Li quali, secondo che nel libro dell'Aggregazioni delle stelle epilogato si truova dalla migliore dimostrazione delli astrologi, sono tre: uno, secondo che la stella si muove per lo suo epiciclo; l'altro, secondo che lo epiciclo si muove con tutto lo cielo igualmente con quello del Sole; lo terzo, secondo che tutto quello cielo si muove seguendo lo movimento della stellata spera, da occidente a oriente, in cento anni uno grado. Sì che [a] questi tre movimenti sono tre movitori.
 Convivio trattato II, cap.5

E la terza similitudine si è lo inducere perfezione nelle disposte cose. Della quale induzione, quanto alla prima perfezione, cioè della generazione sustanziale, tutti li filosofi concordano che li cieli siano cagione, avegna che diversamente questo pongano: quali dalli motori, sì come Plato, Avicenna e Algazel; quali da esse stelle, spezialmente l'anime umane, sì come Socrate, e anche Plato e Dionisio Academico; e quali da vertude celestiale che è nel calore naturale del seme, sì come Aristotile e li altri Peripatetici.
 Convivio trattato II, cap.13

Dico che lo Cielo stellato ci mostra molte stelle: ché, secondo che li savi d'Egitto hanno veduto, infino all'ultima stella che appare loro in meridie, mille ventidue corpora di stelle pongono, di cu' io parlo. E di questo ha esso grandissima similitudine colla Fisica, se bene si guardano sottilmente questi tre numeri, cioè due e venti e mille.
 Convivio trattato II, cap.14
Questo mondo volse Pittagora e li suoi seguaci dicere che fosse una delle stelle, e che un'altra a lei fosse opposita, così fatta, e chiamava quella Anticthona; e dicea ch'erano ambe in una spera che si volvea da occidente in oriente (e per questa revoluzione si girava lo sole intorno a noi, e ora si vedea e ora non si vedea).
 Convivio trattato III, cap.5

E io fui esperto di questo l'anno medesimo che nacque questa canzone, che per affaticare lo viso molto a studio di leggere, in tanto debilitai li spiriti visivi che le stelle mi pareano tutte d'alcuno albore ombrate.
 Convivio trattato III, cap.9

E a maggiore testimonianza di questa imperfezione, ecco Boezio in quello Di Consolazione dicente: "Se quanta rena volve lo mare turbato dal vento, se quante stelle rilucono, la dea della ricchezza

largisca, l'umana generazione non cesserà di piangere".
 Convivio trattato IV, cap.12

Dice adunque:
sì com'è 'l cielo dovunqu'è la stella,
e non è questo vero e converso, cioè rivolto, che dovunque è cielo sia la stella, così è nobilitade dovunque è virtute, e non virtute dovunque è nobilitade: e con bello e convenevole essemplo, ché veramente [nobilitade] è cielo nello quale molte e diverse stelle rilucono. Riluce in essa le intellettuali e le morali virtudi; riluce in essa le buone disposizioni da natura date, cioè pietade e religione, [e] le laudabili passioni, cioè vergogna e misericordia e altre molte; riluce in essa le corporali bontadi, cioè bellezza e fortezza e quasi perpetua valitudine.
 E tante sono le sue stelle che del cielo risplendono, che certo non è da maravigliare se molti e diversi frutti fanno nella umana nobilitade: tante sono le nature e le potenze di quella, in una sotto una semplice sustanza comprese e adunate, nelle quali sì come in diversi rami fruttifica diversamente. Certo da dovero ardisco a dire che la nobilitade umana, quanto è dalla parte di molti suoi frutti,

quella dell'angelo soperchia, tutto che l'angelica in sua unitade sia più divina.
  Convivio trattato IV, cap.19

In prima è da sapere che l'uomo è composto d'anima e di corpo; ma dell'anima è quella; sì come detto è che è a guisa di semente della vertù divina. Veramente per diversi filosofi della differenza delle nostre anime fue diversamente ragionato: ché Avicenna e Algazel volsero che esse da loro e per loro principio fossero nobili e vili; e Plato ed altri volsero che esse procedessero dalle stelle,

e fossero nobili e più e meno secondo la nobilitade della stella.
  Convivio trattato IV, cap.21

Così cominciando ad errare la mia fantasia, venni a quello ch'io non sapea ove io mi fosse; e vedere mi parea donne andare scapigliate piangendo per via, maravigliosamente triste; e pareami vedere lo sole oscurare, sì che le stelle si mostravano di colore ch'elle mi faceano giudicare che piangessero; e pareami che li uccelli volando per l'aria cadessero morti, e che fossero grandissimi

terremuoti.
Vita Nova, cap.XXIII

Oh falsi cavalier, malvagi e rei,
nemici di costei,
ch'al prenze de le stelle s'assimiglia!
Dona e riceve l'om cui questa vole,  115
  mai non sen dole;
né 'l sole per donar luce a le stelle,
né per prender da elle
nel suo effetto aiuto;
ma l'uno e l'altro in ciò diletto tragge
Rime, LXXXIII

Fuggito è ogne augel che 'l caldo segue
del paese d'Europa, che non perde
le sette stelle gelide unquemai;
Rime, C

Videmus in eo differentiam in magnitudine stellarum et in luce, in figuris et ymaginibus constellationum; que quidem differentie frustra esse non possunt, ut manifestissimum esse debet omnibus in phylosophia nutritis. Unde alia est virtus huius stelle et illius, et alia huius constellationis et illius, et alia virtus stellarum que sunt citra equinoctialem, et alia earum que sunt ultra.
Questio de aqua et terra

 

 

postato da stigli | 10:14 | commenti
astronomia, galileo


venerdì, luglio 17, 2009
 

Che fai tu Terra in ciel?

 Dimmi, che fai?

 

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì chiassosa sei, tu non intendi,
Quel tuo viver terreno,
Il patir vostro, il sospirar, che sia;
Che sia il morir, e quel supremo
Scolorar del sembiante,
E il perir da te stessa, e il venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu pur non comprendi
Il perchè delle cose, e non vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu non sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.

Spesso quand'io ti miro
Star così sorda in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;

E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir quella
tua interna confusione? e noi chi siamo?
Così meco ragiono: e della tua stanza
non piccola, ma ormai sovraffollata
da  una innumerabile famiglia;
 e poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
che gira senza posa,
Per tornar sempre là donde s'è mossa,
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Nè tu per certo,
bella donna immortal, conosci il tutto.

E per oggi, caro amico, questo è tutto
pur se non è  ultimato il mio costrutto.

(20 luglio 1969)

Nota: Dante e la luna

Or puoi, figliuol, veder la corta buffa
d'i ben che son commessi a la fortuna,
per che l'umana gente si rabuffa;  63
  ché tutto l'oro ch'è sotto la luna
e che già fu, di quest'anime stanche
non poterebbe farne posare una". 
Inf. VII

e già iernotte fu la luna tonda:
ben ten de' ricordar, ché non ti nocque
alcuna volta per la selva fonda".
Inf. XX

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,  132
  quando n'apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna. 
Inf.XXVI

E già la luna è sotto i nostri piedi;
lo tempo è poco omai che n'è concesso,
e altro è da veder che tu non vedi".
Inf.XXIX

E questo fece i nostri passi scarsi,
tanto che pria lo scemo de la luna
rigiunse al letto suo per ricorcarsi,  15
  che noi fossimo fuor di quella cruna;
 
Purg. X

La luna, quasi a mezza notte tarda,
facea le stelle a noi parer più rade,
fatta com'un secchion che tuttor arda;  78
  e correa contra 'l ciel per quelle strade
che 'l sole infiamma allor che quel da Roma
tra ' Sardi e ' Corsi il vede quando cade.
Purg. XVIII

Ne l'ora che non può 'l calor dïurno
intepidar più 'l freddo de la luna,
vinto da terra, e talor da Saturno  3
  - quando i geomanti lor Maggior Fortuna
veggiono in orïente, innanzi a l'alba,
surger per via che poco le sta bruna -,  6
  mi venne in sogno una femmina balba,
 
Purg. XIX

Tutte l'acque che son di qua più monde,
parrieno avere in sé mistura alcuna
verso di quella, che nulla nasconde,  30
  avvegna che si mova bruna bruna
sotto l'ombra perpetüa, che mai
raggiar non lascia sole ivi né luna. 
 Purg.  XXVIII

Di sopra fiammeggiava il bello arnese
più chiaro assai che luna per sereno
di mezza notte nel suo mezzo mese.
Purg. XIX

Ne l'ordine ch'io dico sono accline
tutte nature, per diverse sorti,
più al principio loro e men vicine;  111
  onde si muovono a diversi porti
per lo gran mar de l'essere, e ciascuna
con istinto a lei dato che la porti.  114
  Questi ne porta il foco inver' la luna;
questi ne' cor mortali è permotore;
questi la terra in sé stringe e aduna; 
Par. I

Io rispuosi: "Madonna, sì devoto
com'esser posso più, ringrazio lui
lo qual dal mortal mondo m' ha remoto.  48
  Ma ditemi: che son li segni bui
di questo corpo, che là giuso in terra
fan di Cain favoleggiare altrui?". 

Virtù diversa fa diversa lega
col prezïoso corpo ch'ella avviva,
nel qual, sì come vita in voi, si lega.  141
  Per la natura lieta onde deriva,
la virtù mista per lo corpo luce
come letizia per pupilla viva.  144
  Da essa vien ciò che da luce a luce
par differente, non da denso e raro;
essa è formal principio che produce,  147
  conforme a sua bontà, lo turbo e 'l chiaro". 

Par. II

E come 'l volger del ciel de la luna
cuopre e discuopre i liti sanza posa,
così fa di Fiorenza la Fortuna:  84
  per che non dee parer mirabil cosa
ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini
onde è la fama nel tempo nascosa. 
Par. XVI

un punto vidi che raggiava lume
acuto sì, che 'l viso ch'elli affoca
chiuder conviensi per lo forte acume;  18
  e quale stella par quinci più poca,
parrebbe luna, locata con esso
come stella con stella si collòca
Par. XVIII

Un dice che la luna si ritorse
ne la passion di Cristo e s'interpuose,
per che 'l lume del sol giù non si porse;  99
  e mente, ché la luce si nascose
da sé: però a li Spani e a l'Indi
come a' Giudei tale eclissi rispuose. 
Par.XIX

Aristotile credette, seguitando solamente l'antica grossezza delli astrologi, che fossero pur otto cieli, delli quali lo estremo, e che contenesse tutto, fosse quello dove le stelle fisse sono, cioè la spera ottava; e che di fuori da esso non fosse altro alcuno.
  
4 Ancora credette che lo cielo del Sole fosse immediato con quello della luna, cioè secondo a noi. E questa sua sentenza così erronea può vedere chi vuole nel secondo Di Cielo e Mondo, ch'è nel secondo de' libri naturali. 
Convivio, trattato II, cap.3

14 Per che ragionevole è credere che li movitori del cielo della luna siano dell'ordine delli Angeli, e quelli di Mercurio siano li Arcangeli, e quelli di Venere siano li Troni: li quali, naturati dell'amore del Santo Spirito, fanno la loro operazione, connaturale ad essi, cioè lo movimento di quello cielo, pieno d'amore; dal quale prende la forma del detto cielo uno ardore virtuoso, per lo quale le anime di qua giuso s'accendono ad amore, secondo la loro disposizione.
 Convivio, trattato II, cap.5

9 Dico che 'l cielo della luna colla Gramatica si somiglia, perché ad esso si può comparare [per due propietadi]. Ché se la luna si guarda bene, due cose si veggiono in essa propie, che non si veggiono nell'altre stelle. L'una si è l'ombra che è in essa, la quale non è altro che raritade del suo corpo, alla quale non possono terminare li raggi del sole e ripercuotersi così come nell'altre parti; l'altra si è la variazione della sua luminositade, ché ora luce da uno lato e ora luce da un altro, secondo che lo sole la vede.
  Convivio, trattato II, cap.13

Saturno sarebbe quattordici anni e mezzo a ciascuno luogo della terra celato, e Giove sei anni quasi si celerebbe, e Marte uno anno quasi, e lo Sole centottandue die e quattordici ore (dico die, cioè tanto tempo quanto misurano cotanti die), e Venere e Mercurio quasi come lo Sole si celerebbe e mosterrebbe, e la luna per tempo di quattordici die e mezzo starebbe ascosa ad ogni gente.
 Convivio, trattato II, cap.14

2 Onde è da sapere che ciascuna cosa, come detto è di sopra, per la ragione di sopra mostrata ha 'l suo speziale amore. Ché le corpora simplici hanno amore naturato in sé allo luogo propio, e però la terra sempre discende al centro; lo fuoco ha [amore a]lla circunferenza di sopra, lungo lo cielo della luna, e però sempre sale a quella.
  Convivio, trattato III, cap.3

3 Deinde arguunt quod, quemadmodum luna, que est luminare minus, non habet lucem nisi prout recipit a sole, sic nec regnum temporale auctoritatem habet nisi prout recipit a spirituali regimine.
 De Monarchia, libro III, cap.4

Ch'i' ti farò più ric[c]o che Ric[c]hez[z]a,
Sanza pregiar mai rota di Fortuna,
Ch'ella ti possa mettere in distrez[z]a.  11
  Se be•mi guardi, i•me nonn-à nes[s]una
Faz[z]on che non sia fior d'ogne bellez[z]a:
Più chiara son che nonn-è sol né luna". 
Il Fiore XLI

67 Non in celum lune; quia cum organum sue virtutis sive influentie sit ipsa luna, et ipsa tantum declinet per zodiacum ab equinoctiali versus polum antarticum quantum versus arcticum, ita elevasset ultra equinoctialem sicut citra; quod non est factum. Nec valet dicere quod illa declinatio non potuit esse propter magis appropinquare terre per ecentricitatem; quia si hec virtus elevandi fuisset in luna, cum agentia propinquiora virtuosius operentur, magis elevasset ibi quam hic.
 Questio de aqua et terra

Cu' ella guarda in viso,
Tant' à piacente aviso;
Ed à sì chiara luce
Ch'al sol to' la sua luce,  190
  E l'oscura e l'aluna
Sì come il sol la luna.
Per ch'i' a quella spera
Ò messa la mia spera,
E s'i' ben co·llei regno,  195
  I' non vogli' altro regno.
 
Detto d'amore

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astronomia


martedì, febbraio 24, 2009
 

Pensando a Galileo (II)

 La cometa LULIN

al telescopio  UAI

Venerdi’ 27 febbraio con il telescopio remoto UAI (#4 della rete skylive, (http://telescopioremoto.uai.it) andremo all’ esplorazione della cometa Lulin (C/2007 N3), l’oggetto che in questo periodo sta dando spettacolo ed e' oggetto di osservazioni e studi da parte di numerosi astrofili e astronomi nel mondo.

Cometa Lulin e non solo, andremo infatti anche alla ricerca delle altre comete che stanno solcando il cielo in queste settimane (http://comete.uai.it/page2.html).

La serata si svolgera' dalle 21:30 alle 23:00 con commento audio da parte di esperti della Sezione Comete-UAI.

Le immagini che verranno scattate dallo staff di Skylive saranno gratuitamente scaricabili sul vostro PC.

Il collegamento è, come sempre su Skylive, gratuito. Chiedere la password gratuita (che varrà per sempre) sul sito www.skylive.it e quindi fare il download del programma Skylive-NG che con due semplici click si installerà automaticamente sul vostro PC.

Non tardate a collegarvi: saranno connessi fino a 1000 utenti contemporanei, prendete un posto in prima fila!

La cometa Lulin fotografata da Rolando Ligustri, Sezione Comete-UAI

Ricordiamo come Skylive ospiti a Pedara, sulle pendici dell’ Etna, 4 telescopi remoti, tra cui il telescopio remoto UAI, e altri due tele remoti in Australia. Il collegamento e il download delle immagini è completamente gratuito per tutti gli astrofili che richiedano la password personale (www.skylive.it ). Un piccolo abbonamento (18 euro/mese o 150 euro/anno), abilita l’utente al controllo completo, in piena autonomia e senza limite di orario, in modo condiviso, di tutti i telescopi italiani e australiani.

Forti sconti per i soci UAI e per i docenti delle Scuole.

Giorgio Bianciardi

La sezione comete UAI

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astronomia


giovedì, febbraio 19, 2009
 

E le stelle si fanno guardare

La terra un po' meno, ma coraggio.

Questo è l'anno galileiano

Mi è appena arrivato da Schio, acquistato online.  Siamo figli delle stelle. Servirà per vedere un po' più da lontano il pianeta in cui vivo. Ogni tanto fa bene allontanarsene un po'. Sono occupato a montarlo, sto esaminando gli oculari. Sono al mio primo giorno di questa nuova grammatica. Galileo di questi tempi, 400 anni fa, passava lunghe notti fredde all'addiaccio, si cavava gli occhi dietro due lenti ricurve disposte in un certo modo dentro un tubo di cartone,  tracciava i contorni via via cangianti della luna, si divertiva con i quattro figlioletti di Giove che giocavano a nascondino con lui, sparivano e riapparivano alla sua vista, ora a destra ora a sinistra, ma sempre in fila.  

Lo raccontava così:

Scriveva così, in latino:

Il giorno sette gennaio, dunque, dell'anno milleseicentodieci, a un'ora di notte, mentre col cannocchiale osservavo gli astri mi si presentò Giove; poiché mi ero preparato uno strumento eccellente, vidi (e ciò prima non mi era accaduto per la debolezza dell'altro strumento) che intorno gli stavano tre stelle piccole ma luminosissime; e quantunque le credessi del numero delle fisse, mi destarono una certa meraviglia, perché apparivano disposte esattamente secondo una linea retta e parallela all'eclittica, e più splendenti delle altre di grandezza uguale alla loro.

Fra loro e rispetto a Giove erano in questo ordine:

figura 13

cioè due stelle erano a oriente, una a occidente. La più orientale e l'occidentale apparivano un po' maggiori dell'altra: non mi curai minimamente della loro distanza da Giove, perché, come ho detto, le avevo credute fisse. Quando, non so da qual destino condotto, mi rivolsi di nuovo alla medesima indagine il giorno otto, vidi una disposizione ben diversa: le tre stelle infatti erano tutte a occidente rispetto a Giove, e più vicine tra loro che la notte antecedente e separate da eguali intervalli, come mostra il disegno seguente:

figura 14

A questo punto, non pensando assolutamente allo spostamento delle stelle, cominciai a chiedermi in qual modo Giove si potesse trovare più ad oriente delle dette stelle fisse, quando il giorno prima era ad occidente rispetto a due di esse. Ed ebbi il dubbio che Giove non fosse per caso diretto, diversamente dal calcolo astronomico, ed avesse col proprio moto oltrepassato quelle stelle. Per questo con gran desiderio aspettai la notte successiva: ma la mia speranza fu resa vana, perché il cielo fu tutto coperto di nubi.

Ma il giorno dieci le stelle mi apparvero in questa posizione rispetto a Giove:

figura 15

cioè ve n'erano due soltanto, ed entrambe orientali: la terza, come supposi, era nascosta sotto Giove. Erano come prima sulla stessa retta con Giove, e poste esattamente secondo la linea dello Zodiaco. Quando vidi questo e compresi che in alcun modo potevano attribuirsi a Giove simili spostamenti, sapendo inoltre che le stelle osservate eran sempre le stesse (nessun'altra precedente o seguente ve n'era entro grande intervallo sulla linea dello Zodiaco), mutando la perplessità in meraviglia, compresi che l'apparente mutazione non era di Giove ma delle stelle da me scoperte; e per questo pensai di dovere da allora in poi osservare a lungo il fenomeno attentamente e scrupolosamente.

Il giorno undici vidi questa disposizione:

figura 16

solo due stelle orientali, di cui quella di mezzo distava da Giove il triplo che dalla stella più a oriente: questa era quasi il doppio dell'altra, quantunque la notte antecedente fossero apparse uguali. Stabilii dunque e conclusi fuor d'ogni dubbio che in cielo v'erano stelle vaganti attorno a Giove, come Venere e Mercurio attorno al Sole: cosa che finalmente fu osservata in maniera più chiara alla luce meridiana in numerose altre osservazioni. Fu anche notato che non sono solo tre, ma quattro, le stelle che compiono i loro giri attorno a Giove: la successiva narrazione dirà le lor permutazioni, osservate in seguito più esattamente: misurai anche al telescopio le loro reciproche distanze, nel modo spiegato più sopra: notai pure le ore delle osservazioni, soprattutto quando ne feci molte in una stessa notte: infatti son così veloci le rivoluzioni di questi pianeti che spesso si possono notare differenze anche orarie.

Il giorno dodici, a un'ora di notte, così vidi disposte le stelle:

figura 17

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astronomia


venerdì, febbraio 06, 2009
 

Pensando a Galileo

Venerdì 6 febbraio non andate fuori casa, collegatevi con Internet. Con i telescopi remoti andremo a esplorare la costellazione del Leone. La serata di osservazione fa parte del Calendario UAI 2009

Una costellazione sopra di noi: il Leone

Venerdì 6 febbraio non andate fuori casa, collegatevi con Internet. E’ il primo venerdì del mese, e potrete collegarvi al telescopio remoto UAI (http://telescopioremoto.uai.it ) e agli altri tele remoti Skylive per un fantastico viaggio nello spazio. Con i telescopi remoti andremo a esplorare la costellazione del Leone. Dalle 21:30 alle 23:00, nell’ ambito dell’ Anno Internazionale dell’ Astronomia.

Partendo dalle stelle a noi piu’ vicine, a poche decine di anni luce dalla Terra, ci proietteremo oltre la Galassia. La posizione della costellazione rispetto al piano della Via Lattea ci permetterà infatti un viaggio attraverso galassie, ammassi e superammassi di galassie fino a distanze misurabili in miliardi di anni luce.

Le immagini che verranno scattate dallo staff di Skylive saranno commentate in audio, costruendo il viaggio attraverso gli oggetti deep-sky del Leone. 

Il collegamento è, come sempre su Skylive, gratuito. Chiedere la password gratuita (che varrà per sempre) sul sito www.skylive.it (almeno 24 ore prima del collegamento) e quindi fare il download del programma Skylive-NG che con due semplici click si installerà automaticamente sul vostro PC.

M66 nella costellazione del Leone Maggiore

 

 M66 nel Leone fotografata con il tele #6 Skylive 

Ricordiamo come Skylive ospiti a Pedara, sulle pendici dell’ Etna, 4 telescopi remoti, tra cui il telescopio remoto UAI, e altri due tele remoti in Australia. Il collegamento e il download delle immagini è completamente gratuito per tutti gli astrofili che richiedano la password personale (www.skylive.it ). Un piccolo abbonamento (18 euro/mese o 150 euro/anno), abilita l’utente al controllo completo, in piena autonomia e senza limite di orario, in modo condiviso, di tutti i telescopi italiani e australiani. Forti sconti per i soci UAI e per i docenti delle Scuole.

Giorgio Bianciardi

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venerdì, gennaio 23, 2009
 

Relax con Margherita Hax

Margherita Hack

intervistata da Serena Dandini, Rai Tre 15 gennaio 2009


clicca la foto per aprire il video

Iddio è il tappabuchi di tutto.

Se Berlusconi avesse curato gli affari suoi come ha fatto con l'Alitalia a quest'ora sarebbe a dormire sotto i ponti.

Nota. Nell'anno dedicato a Galileo sarà bene, ogni tanto, ricordare che siamo figli delle stelle. 

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astronomia, galileo


martedì, dicembre 30, 2008
 

cittadini di Gaza

Quando Orion dal cielo risplende come stasera su Ortignano-Raggiolo, dopo aver versato pioggia e neve e gelo sopra la terra ottenebrata, è il momento per gli auguri per il 2009.

Il primo: Borsellino presidente della Repubblica, Falcone ministro della Giustizia, Don Puglisi cardinale, Ambrosoli presidente del Consiglio, Fava direttore del Corriere della Sera. (Beppe Grillo)

Il secondo: un augurio sotto forma di spell, di scongiuro.

Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.
 La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro.
Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
Mustafa Barghouti

Il mio augurio per il 2009 è la caduta del muro israeliano. Il più grande ghetto double-face costruito da chi nei ghetti è sempre vissuto e dai più grandi antisemiti dell'epoca moderna: Israele e Stati Uniti. (Europa madrina).



martedì, luglio 15, 2008
 

Stelle dal Casentino

Giove e la Luna

Li vedo davanti a me in queste serate magiche casentinesi, lato sud est, poi sud poi sud ovest. Dal 9 luglio Giove è in opposizione al sole e domina col suo splendore queste notti d'estate.  Togliere i piedi da questa Firenze "lavori in corso" della tranvia in costruzione, passare la Consuma, togliere gli occhi dai telegiornali e dalle loro civette sadomaso, vedere Marisa Fabbri raccontata sul satellite di Studio 2 (ma troppi commenti e quasi niente Marisa in diretta)...

Di fronte a una luna ancora non piena ma che già riempie di luce il mio spazio qui tra S.Piero, Raggiolo, quota e Pratomagno, osservare Giove che la rincorre, da Rassina verso Raggiolo,  in gara di luce e splendore, e la luna sempre più piena fino al 18 prossimo...Domani 16 luglio Giove e Luna in Sagittario, guarda la mappa. Anche se le giornate tornano lentamente ad accorciarsi. Dal 1° al 31 luglio la durata del giorno diventa più breve di circa 44 minuti.

Aprire il sito UAI al cielo di luglio

Il sole viaggia con i Gemelli dal 21 Maggio al 21 Giugno.  La costellazione di Dante:

S'io torni mai, lettore, a quel divoto
trïunfo per lo quale io piango spesso
le mie peccata e 'l petto mi percuoto,  108
  tu non avresti in tanto tratto e messo
nel foco il dito, in quant'io vidi 'l segno
che segue il Tauro e fui dentro da esso.  111
  O glorïose stelle, o lume pregno
di gran virtù, dal quale io riconosco
tutto, qual che si sia, il mio ingegno
,  114
  con voi nasceva e s'ascondeva vosco
quelli ch'è padre d'ogne mortal vita,
quand'io senti' di prima l'aere tosco;
  117
  e poi, quando mi fu grazia largita
d'entrar ne l'alta rota che vi gira,
la vostra regïon mi fu sortita.  120
  A voi divotamente ora sospira
l'anima mia, per acquistar virtute
al passo forte che a sé la tira.
  123
  "Tu se' sì presso a l'ultima salute",
cominciò Bëatrice, "che tu dei
aver le luci tue chiare e acute;  126
  e però, prima che tu più t'inlei,
rimira in giù, e vedi quanto mondo
sotto li piedi già esser ti fei;  129
  sì che 'l tuo cor, quantunque può, giocondo
s'appresenti a la turba trïunfante
che lieta vien per questo etera tondo".  132
  Col viso ritornai per tutte quante
le sette spere, e vidi questo globo
tal, ch'io sorrisi del suo vil sembiante;  135
  e quel consiglio per migliore approbo
che l' ha per meno; e chi ad altro pensa
chiamar si puote veramente probo.  138
  Vidi la figlia di Latona incensa
sanza quell'ombra che mi fu cagione
per che già la credetti rara e densa.  141
  L'aspetto del tuo nato, Iperïone,
quivi sostenni, e vidi com' si move
circa e vicino a lui Maia e Dïone.  144
  Quindi m'apparve il temperar di Giove
tra 'l padre e 'l figlio; e quindi mi fu chiaro
il varïar che fanno di lor dove;  147
  e tutti e sette mi si dimostraro
quanto son grandi e quanto son veloci
e come sono in distante riparo.  150
  L'aiuola che ci fa tanto feroci,
volgendom'io con li etterni Gemelli,
tutta m'apparve da' colli a le foci;  153
  poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.   
  (Paradiso, XXII)

Di questi tempi fa piacere rileggerlo.

Vuoi sapere quante volte e quanto e dove Dante parla di stelle?

Vai qui http://www.danteonline.it/italiano/cerca.htm e cerca "stelle".

postato da stigli | 11:27 | commenti
astronomia, casentino, dante


martedì, luglio 08, 2008
 

La stella mancata

Giove


clicca sulla foto (visto da Voyager1)

Lo rivedo in queste sere casentinesi, grande e luminoso più di Antares che gli si trova accanto in queste sere di luglio, lato sud.

E' un gigante, anzi il gigante del sistema solare. Per un pelo non è diventato stella. E chissà se noi ci saremmo stati.  Apprezzare la sconfitta: Sertorio, Gorbaciov. In attesa di Berlusc (si licet iniquum componere aequis).  Con pensierino finale al papa che apprezza la ventata finalmente fresca e nuova del governo berlusc.

In mancanza di telescopio o di cielo non inquinato dalle nostre luci ridondanti,  scarica il programma da questa web: http://www.skylive.it/skylive-new/index.php e cerca compagnia tra gli astrofili dilettanti.

Sempre con il Dantino a portata di mano; e Wikipedia

Il sesto è il Cielo di Giove, la cui virtù caratteristica è la giustizia: il cielo è infatti sede delle anime di principi saggi e giusti; essi appaiono a Dante come luci che volano e cantano, formando lettere luminose che compongono la frase «Diligite iustitiam qui iudicatis terram» (cioè "Amate la giustizia voi che giudicate il mondo"); dopo le lettere i beati, a partire dall'ultima m (prima lettera della parola "Monarchia"), danno anche forma all'immagine di un'aquila, allegoria dell'Impero.

Le questioni filosofiche e teologiche affrontate in questo cielo sono:

  1. l'imperscrutibilità della giustizia divina: perché sono condannati coloro che non poterono conoscere Cristo;
  2. la predestinazione divina.

Questo cielo è ancora mosso da intelligenze angeliche della seconda gerarchia, cioè dalle dominazioni.

Sono qui beati: David, Marco Ulpio Nerva Traiano, Ezechia, Gaio Flavio Valerio Aurelio Costantino, Guglielmo II di Sicilia e Rifeo.

 Preghiera

O dolce stella, quali e quante gemme
mi dimostraro che nostra giustizia
effetto sia del ciel che tu ingemme!       

Per ch'io prego la mente in che s'inizia
tuo moto e tua virtute, che rimiri
ond' esce il fummo che 'l tuo raggio vizia;       

sì ch'un'altra fïata omai s'adiri
del comperare e vender dentro al templo
che si murò di segni e di martìri.       

O milizia del ciel cu' io contemplo,
adora per color che sono in terra
tutti svïati dietro al malo essemplo!       

Già si solea con le spade far guerra;
ma or si fa togliendo or qui or quivi
lo pan che 'l pïo Padre a nessun serra.       

Ma tu che sol per cancellare scrivi,
pensa che Pietro e Paulo, che moriro
per la vigna che guasti, ancor son vivi.      

Ben puoi tu dire: «I' ho fermo 'l disiro
sì a colui che volle viver solo
e che per salti fu tratto al martiro,       

ch'io non conosco il pescator né Polo».
(Paradiso XVIII, 115-136)

O dolce pianeta Giove, quali e quante anime luminose mi mostrarono ( prima col loro canto e poi con la figura dell’aquila, simbolo dell’Impero e della giustizia che esso solo può realizzare ) che la giustizia umana deriva dall’influsso del cielo che tu adorni con il tuo splendore!

Perciò prego Dio, dal quale prende inizio il tuo movimento e il tuo potere di influsso, affinché rivolga la sua attenzione al luogo da cui esce il fumo che offusca la tua luce, in modo che Egli si adiri una seconda volta per i commerci che si fanno nel la Chiesa che fu edificata con i miracoli e il martirio (di Cristo e dei suoi santi).
O anime beate del cielo di Giove, che io contemplo (nella mia memoria), pregate per i mortali, che hanno deviato dalla giusta via per il cattivo esempio ( degli uomini di chiesa) !
Un tempo si era soliti fare la guerra con le armi, ma ora si fa sottraendo ai fedeli, or qua or 1à, il pane spirituale che il misericordioso Padre celeste non nega a nessuno.
Ma tu che scrivi ( i decreti di scomunica ) solo per annullarli poi ( per denaro ), pensa che Pietro e Paolo, che morirono per la Chiesa che tu ora vai distruggendo, sono ancora vivi (in cielo e pronti a chiedere vendetta a Dio).
A buon diritto puoi dire: “ Il mio desiderio è volto con tanta forza a San Giovanni Battista, colui che volle vivere solitario nel deserto e che fu martirizzato per premiare una danza, che io non mi curo né di San Pietro né di San Paolo”.
8 luglio a Piazza Navona.

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astronomia, papa, casentino, dante


lunedì, giugno 30, 2008
 

E sempre torno a riveder le stelle

Quando vengo in Casentino

Antares


Clicca sulla foto per ingrandire.

La vedo sempre qui dalle Lame guardando verso sud in direzione Arezzo. Di questi tempi fa a gara con Giove, lì a fianco un po' sulla sinistra. Quellq che vedo ha impiegato 600 anni per arrivare fino ai miei occhi. Al sole bastano pochi minuti. E' la regina della costellazione dello Scorpione.
 Antares significa “rivale di Marte” perché con il suo colore arancione, questa gigante rossa sembra proprio voler gareggiare con il pianeta rosso.

Leggo da  wikipedia.

Antares è  stella di dimensioni enormi: il suo diametro è circa 500 volte più grande di quello del nostro Sole, e messa al suo posto arriverebbe all'orbita di Giove. Poiché la sua massa è di "solo" 15-18 volte quella del Sole, la sua densità è bassissima, cosa tipica per le stelle giganti e supergiganti, e i suoi strati esterni sono assimilabili ad un vuoto spinto. Gli strati esterni sono anche freddi (per una stella), e ciò le dà il colore rosso. Nonostante la bassa temperatura, il diametro enorme le permette di avere una luminosità totale circa 10.000 volte superiore a quella del Sole, e nonostante la grande distanza (600 anni luce) è una delle stelle più brillanti del cielo.

Quando Dante era in Casentino:

 Lo sol sen va", soggiunse, "e vien la sera;
non v'arrestate, ma studiate il passo,
mentre che l'occidente non si annera".  63
  Dritta salia la via per entro 'l sasso
verso tal parte ch'io toglieva i raggi
dinanzi a me del sol ch'era già basso.  66
  E di pochi scaglion levammo i saggi,
che 'l sol corcar, per l'ombra che si spense,
sentimmo dietro e io e li miei saggi.  69
  E pria che 'n tutte le sue parti immense
fosse orizzonte fatto d'uno aspetto,
e notte avesse tutte sue dispense,  72
  ciascun di noi d'un grado fece letto;
ché la natura del monte ci affranse
la possa del salir più e 'l diletto.  75
  Quali si stanno ruminando manse
le capre, state rapide e proterve
sovra le cime avante che sien pranse,  78
  tacite a l'ombra, mentre che 'l sol ferve,
guardate dal pastor, che 'n su la verga
poggiato s'è e lor di posa serve;  81
  e quale il mandrïan che fori alberga,
lungo il pecuglio suo queto pernotta,
guardando perché fiera non lo sperga;  84
  tali eravamo tutti e tre allotta,
io come capra, ed ei come pastori,
fasciati quinci e quindi d'alta grotta.  87

 
Poco parer potea lì del di fori;
ma, per quel poco, vedea io le stelle
di lor solere e più chiare e maggiori.
  90
  Sì ruminando e sì mirando in quelle,
mi prese il sonno; il sonno che sovente,
anzi che 'l fatto sia, sa le novelle.  93
  Ne l'ora, credo, che de l'orïente
prima raggiò nel monte Citerea,
che di foco d'amor par sempre ardente,  96
  giovane e bella in sogno mi parea
donna vedere andar per una landa
cogliendo fiori; e cantando dicea:  99
  "Sappia qualunque il mio nome dimanda
ch'i' mi son Lia, e vo movendo intorno
le belle mani a farmi una ghirlanda.  102
  Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno;
ma mia suora Rachel mai non si smaga
dal suo miraglio, e siede tutto giorno.  105
  Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga
com'io de l'addornarmi con le mani;
lei lo vedere, e me l'ovrare appaga".  108
  E già per li splendori antelucani,
che tanto a' pellegrin surgon più grati,
quanto, tornando, albergan men lontani,  111
  le tenebre fuggian da tutti lati,
e 'l sonno mio con esse; ond'io leva' mi,
veggendo i gran maestri già levati. 
(Purgatorio XXVII, 61-114)

Queste immagini ci riportano alle nottate passate da Dante tra Casentino, Mugello e Romagna in quegli anni terribili che vanno dal 1302 al 1308 (v. p.49 "La disperat ricerca di una via del ritorno" e capitolo che segue sul mio "Ivi è Romena").



venerdì, marzo 28, 2008
 

Una sciata su Marte

Perché no?

Neve all'equatore

È la neve la fonte dei depositi di ghiaccio che si trovano alla base dei maestosi vulcani e montagne che punteggiano le regioni tropicali e delle medie latitudini sul pianeta Marte. È questo il risultato ottenuto grazie a una tecnica innovativa da ricercatori francesi e americani dell'Institut Pierre Simon Laplace e dell'Institut de Mécanique Celèste di Parigi e dell'Ames Research Center della NASA. Già nel 1976, la camera montata a bordo della missione Viking evidenziò la presenza di calotte polari sul Pianeta Rosso. Osservazioni più recenti hanno inoltre mostrato la presenza di depositi di ghiaccio mischiato a roccia ai piedi dei vulcani e delle montagne prossime allÂ’equatore. Negli ultimi due anni, i geologi planetari hanno raccolto prove sempre più evidenti che queste formazioni sono ciò che resta di ghiacciai geologicamente recenti. Ma come si è potuto formare il ghiaccio così lontano dai poli del pianeta? Da antiche frane? Oppure dallÂ’emersione di bacini sotterranei? "Ciò che abbiamo trovato - ha spiegato Head, coautore del articolo apparso sulla rivista "Science" è che i ghiacciai si sono formati da neve portata dalle regioni polari. Secondo il modello elaborato dai ricercatori, verificato grazie a simulazioni al computer, milioni di anni fa i raggi del Sole colpivano le calotte polari in modo diretto, poiché l'asse di rotazione del pianeta era molto inclinato rispetto al piano dell'orbita. Ciò determinava il rilascio di una grande quantità di vapor d'acqua nell'atmosfera. I venti di tipo monsonico trasportarono poi il vapore verso sud, fino a lambire le pendici dei monti Tharsis e del Monte Olympus, il più alto vulcano di tutto il sistema solare. Una volta raffreddatosi, il vapore si condensava e cadeva in forma di neve. Col tempo la neve si è trasformata in ghiaccio andando a costituire veri e propri ghiacciai, degradatisi fino a lasciare gli attuali depositi.

Ghiaccio ai poli

Marte viene spesso considerato un mondo arido coperto da deserti. In realtà il pianeta rosso, come la Terra, ha due vaste calotte di ghiaccio secco (CO2) ai poli nord e sud. Non solo, insieme a questo sono state rilevate di recente tracce di acqua allo stato solido. Ed è proprio questo quello che ha scoperto MARSIS, il radar a bordo della sonda orbitante Mars Express dell'ESA.

Per misurare lo spessore dello strato di ghiaccio al polo sud, il radar, tutto italiano, ha inviato segnali invisibili sulla sua superficie e ne registra gli echi. In questo modo è in grado di osservare attraverso gli strati fino al fondo del ghiaccio. MARSIS ha suddiviso i depositi di ghiaccio e polvere che coprono il polo in più di 300 sezioni.

...

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astronomia


martedì, febbraio 19, 2008
 

Eclisse di luna


Notte tra il 20 e il 21 febbraio - Clicca sulla foto per vedere lo schema geometrico.

fasi dell'eclisse del 21 Febbraio (notte del 20!):

Inizio Eclisse di Penombra - 01:34 am
Inizio Eclisse - 02:42 am
Inizio Totalità - 04:00 am
Massimo dell'Eclisse - 04:26 am
Fine Totalità - 04:51 am
Fine Eclisse - 06:09 am
Fine Eclisse di Penombra - 07:17 am

Lo staff Skylive.
www.skylive.it

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astronomia


sabato, gennaio 26, 2008
 

Paranal, l'isola di pietra

Leonardo Vanzi  (clicca per ingrandire)

Paranal, l'isola di pietra nel deserto di Atacama
Il capitano è un vecchio lupo di mare... o di cielo a seconda dell'occasione.
Vecchio non lo è per niente a dire la verità, testa pelata ed uno sguardo che ti inchioda. La voce profonda non lascia spazio a repliche.
Lo trovo verso il tramonto con gli occhi puntati verso l'orizzonte sulla piattaforma, alcuni la chiamano ponte, in ogni caso fa poca differenza.
Da quassù lo sguardo arriva lontano, fino al vulcano Llullallaco a più di 120 km di distanza verso la cordigliera delle Ande, oppure su in alto a migliaia di anni luce. Il mare invece è giù in basso, sotto di noi, non lo vediamo; a quest'ora è coperto dalla camanchaca, la nebbia che, sollevandosi dall'oceano, si accumula durante il giorno e sotto la quale sopravvive la poca vegetazione della costa.
Quassù invece, 2800 metri più in alto, sul Cerro Paranal, di vegetazione non se ne parla. L'unico fiore che spunta da queste parti è l'ombra della pietra! non lo dico io, lo dice Rivera-Letelier, lo scrittore della pampa. E, a proposito di ombre, quella della montagna su cui ci troviamo si allunga sul deserto e corre veloce verso le Ande insieme agli ultimi raggi del sole che colorano di rosso il paesaggio marziano.

Ci salutiamo, il direttore dell'osservatorio ed io e guardiamo il sole scomparire. E' greco, figuriamoci!, e porta il nome di un antico navigatore.
Non ci potrebbe essere combinazione più propizia, insieme alla geografia del luogo, per farci sentire su di un'isola. Niente raggio verde per stasera. La luna è una falce sottile.
Nella luce del crepuscolo cominciamo a cercare le prime stelle. La vedi quella che compare per prima proprio vicino alla luna? Si la vedo, è il pianeta Giove.
I quattro giganti sono lì accanto a noi, li conosce come le sue tasche il direttore-capitano, perché è arrivato qui prima di loro e li ha visti nascere.
Io a quell'epoca navigavo in altre acque, comunque non lontano da qui. Si chiamano Antu, Kueyen, Melipal e Yepun. I nomi in lingua Mapuche (la tuttora indomita popolazione nativa del Cile) del sole, la luna, la Croce del sud e la stella Sirio rispettivamente.
Sono i telescopi dell'European Southern Observatory, l'organizzazione europea che ha costruito in Cile l'osservatorio astronomico più grande del mondo. Ciascun telescopio è un gigantesco obiettivo di più di 8 metri di diametro attaccato ad una grande camera digitale o a uno strumento più complesso per osservare il cielo.
Pesano 400 tonnellate ciascuno e si muovono con la precisione di un orologio svizzero. Devono raccogliere gli scarsi fotoni che ci arrivano dai confini dell'universo e che portano con sé preziose informazioni: ci parlano dell'inizio del mondo, delle origini della vita.
Mi riunisco con i colleghi, non nella cabina di prua, anche se a me piacerebbe, ci vediamo invece nella sala di controllo dei telescopi. La rotta da seguire è fin troppo chiara, così come la notte del deserto. Puntiamo dritti verso alcune regioni di formazione stellare nelle Nubi di Magellano e poi di li ci muoveremo verso due galassie ad alto redshift (*), lontane milioni di anni luce. Non le raggiungeremo di persona, naturalmente, ma solo con lo sguardo grazie ai potenti telescopi.
Nella sala di controllo ronzano i computer davanti ai quali lavoriamo e attraverso i quali controlliamo gli strumenti, le osservazioni e riceviamo i dati e le immagini elettroniche. Ma un'occhiata al cielo è irrinunciabile.
Esco di nuovo nella notte, come un marinaio o un pescatore di un tempo, a scrutare il cielo. La luna nel frattempo è tramontata e mi avvolge l'oscurità.
Qui le stelle non ci provano neppure a scintillare! L'atmosfera è troppo tersa e rarefatta. La Via Lattea è una striscia luminosa su in alto, allo zenit, attraversata da macchie scure. Cerco le stelle note, nella Croce del Sud, il Centauro, il Sagittario, lo Scorpione. Mi abituo alla oscurità e vedo le montagne lontane contro il cielo stellato, l'oceano, tutto intorno buio, quasi fossi davvero un navigante in mezzo al mare. Immagini non troppo lontane affiorano dalla memoria, la "mia" Isola lontana, immersa nel Mediterraneo.
Quando il vento soffia forte da nord fischiando fra i telescopi mi vengono in mente quelle notti di maestrale in cui ti svegli per le persiane che sbattono, esci fuori e senti quel magnifico profumo di mare e di macchia mediterranea. Se piovesse sarebbe bellissimo! Anche qui quando è piovuto è stato bellissimo. Una pioggia breve ed intensa. Era fine agosto, la fine dell'inverno australe, e sono bastate quelle poche ore di pioggia a popolare il deserto di piccoli fiori rosa che hanno resistito al sole nei mesi successivi. Una cosa così succede ogni dieci anni da queste parti e non passa inosservata.
Viviamo qui, come su un'isola o su una nave. A volte non manca niente, altre tutto! Ci sono Internet ed il telefono attraverso il collegamento satellitare, eppure le notizie arrivano rarefatte ed il mondo appare lontanissimo.
E quando scende la notte a volte ti senti solo e lontano, come in mare. Allora apri la cupola e ti metti al lavoro per non pensare e per scacciare la nostalgia di casa. E' come partire nell'oscurità e buttare giù le reti. Peschiamo fotoni, ovvero la luce proveniente da mondi infinitamente lontani. Le ore passano lente fino al mattino quando andiamo a dormire, per poi ricominciare la notte successiva.
Cosi, notte dopo notte, raccogliamo piccoli pezzi di informazione che cerchiamo poi di mettere insieme per conoscere quelle stelle, quei pianeti e quelle galassie lontane. Per capire come è nato e come finirà tutto, insomma un po' per capire da dove veniamo e dove andiamo!
Dormiamo di giorno in un grande edificio sommerso, dello stesso colore della terra e che si affaccia sull'Oceano Pacifico. All'interno un rigoglioso giardino artificiale, gli uffici, la biblioteca, il cinema, la piscina. Siamo su un'isola, un'isola nel deserto.
L'acqua la facciamo venire in camion da Antofagasta, la città più vicina, con un viaggio di più di tre ore, come si faceva e forse si fa ancora sulle isole più piccole e lontane, e così tutto il resto, tranne l'elettricità che produciamo qui.
La chiamo la "mia" isola, ma non e' nel suo carattere nè nel suo stile appartenere ad alcuno. Ho solo avuto la fortuna di esserne ospite durante sempre troppo brevi soggiorni, ed è proprio come qui. Lontana, dura, a volte perfino inospitale e un po' rude, di poche ma intense parole, di pochi ma intensi attimi. E' la mia dimensione, ci sbarco e mi sento subito a casa e quando dalla nave ne vedo allontanarsi il profilo penso solo a tornare. Così, se un giorno smetterò di fare l'astronomo e lascerò questo posto, credo che potrò solo vivere là.

Il racconto lo trovi pubblicato nel periodico mensile "L'isola"

 (*) Redshift

Fenomeno riguardante le galassie ed i loro moti di allontanamento. Scoperto da E.Hubble consiste nell'effetto doppler che fa variare lo spettro delle galassie in funzione della loro velocità relativa di allontanamento rispetto al punto di osservazione.
Nota. Racconto letto oggi a tavola con Clara e Marco, i genitori di Leonardo.  Mi sono divertito con internet e l'ipertesto.
Caro Leonardo, spero di venirti a trovare  a Santiago, prima o poi.
Guarda che luna!
postato da stigli | 21:04 | commenti
racconti, astronomia


sabato, dicembre 22, 2007
 

24 dicembre 2007 - Marte si congiunge con la Luna

Il 24 dicembre 2007 il pianeta Marte sarà all'opposizione. Per una fortuita circostanza in quella stessa giornata, precisamente alle 5.05 del mattino (ora italiana), la luna piena occulterà il pianeta, ovvero si frapporrà alla linea di vista di un osservatore sulla Terra determinando la sparizione del pianeta dietro il bordo lunare. Il fenomeno dell'occultazione sarà invisibile dall'Italia, dove potremo osservare solo una stretta congiunzione, mentre potrà essere seguito per intero nell'Europa dell'Est. Invece per una ristretta fascia (ampia circa 60 Km.) che attraversa l'Austria e la Slovenia, l'occultazione sarà "radente", quindi vedremo il pianeta, pian piano "mangiato" dalla Luna, sparire e riapparire nell'alternarsi del suo percorso apparente tra valli, montagne e crateri posti sul bordo lunare.


La congiunzione vista da Roma alle 5,05 del mattino del 24 dicembre.

Il pianeta rosso in questo periodo è ben osservabile in cielo per tutta la notte, alto nella costellazione dei Gemelli.
Te lo racconta l'Unione Astrofili italiani  qui.

postato da stigli | 12:46 | commenti
astronomia


domenica, novembre 18, 2007
 

Bello il tuo manto, o divo cielo

La cometa Holmes lunedi 11/11: da un esame dell'immagine sembrerebbe confermata l' ipotesi fatta inizialmente: che all' origine dello straordinario aumento di luminosità del 23 ottobre vi sia stata una frattura del nucleo. Sembrerebbe che sia rimasto un frammento grosso: il falso nucleo attuale, più un "trenino" di frammenti minori che tuttora possono essere i responsabili di quel "rinforzo" del getto centrale altrimenti inspiegabile.

Continua qui

postato da stigli | 10:15 | commenti
astronomia


giovedì, novembre 08, 2007
 

La cometa 17P Holmes



La sto seguendo su Skylive, mandata dal telescopio di Catania. Peccato non poterla vedere dalla finestra stasera, qui a Firenze. Fossi stato alla Lame di Ortignano Raggiolo...E' ben in vista alta nel cielo. E' vicino a Cassiopea, un po' sotto, nella costellazione di Perseo. Guardala qui da Cortina, insieme alla scheda esplicativa.

postato da stigli | 22:48 | commenti
astronomia


lunedì, giugno 18, 2007
 

Oh Natura Natura.
Sabato 16 giugno son salito fino in Campigna, da Stia per la strada che porta al passo della Calla, alla Burraia delle mie prime sciate, ai tempi del maestro Nesman. Oggi il tempo è variabile, vento andante mosso. Una foresta davvero impressionante, faggi di 200 anni e faggetti di 20, un manto verde immenso e cupo. Una strada tutta curve, un asfalto liscio e perfetto, l’allevamento di trote ancora lì, ormai dal dopoguerra; più in alto, prima degli ultimi tornanti, ancora la fonte di Calcedonia, dispiacere di non avere a bordo la solita stagna da 5 litri. Sul passo tira vento: 5 km sotto, direzione Santa Sofia, Forlì e Bagno di Romagna, il vecchio edificio storico del Granduca di Lorena, tutto in pietra. Lo spiazzo davanti all’albergo è pieno di macchine,  al bivio di sopra mi sono fatto strada tra un centinaio di motociclisti. Nella chiesina gli astrofili qui a convegno per lo starparty annuale proiettano foto digitali di precedenti missioni al seguito di eclissi di sole e di luna in Libia, America latina, Canarie. Tutto illustrato dal testimone oculare Emilio Sassone Corsi. La chiesetta è purtroppo sorda e non si capisce quasi nulla. Piero Salinari parla di telescopi e delle stelle al loro seguito: peccato per l’acustica, ma la conferenza coinvolge ed appassiona i 25 astrofili presenti.L’Astronomia ha per me il fascino della teologia, con il vantaggio che qui iddio lo vedi attraverso il LBT (large binocular telescop) del prof. Salinari e le formule matematiche e fisiche di Galileo. La vita oltre la terra, pianeti azzurri in altre galassie, idrogeno elio e poco altro sono la materia unica dell’intero universo, cioè “tutto” l’universo è fatto con gli stessi elementi di questa mano che batte i tasti e dei tasti stessi. Il prof Salinari spiega che l’universo infinito è solo il 25% dell’intero, perché il 75% è fatto di materia ignota e invisibile...altro che mistero dell’unità e trinità di dio.  Bisognerà che impari a frequentare il grande storico santuario di Arcetri, dedicato a S.Galileo Galilei testimone e martire. Sono salito poi fino ai Fangacci, praticamente sul Falterona, nel grande piazzale pieno di camper, di canocchiali e telescopi per l’imminente sera. Tira vento, fa freddo, il cielo è per due terzi coperto da nuvole sottili e striate. Con la Punto proseguo sino alla fine della strada là dove il parco chiude alle quattro ruote e indica il sentiero per le due gambe: Lago degli Idoli. Gli idoli degli etruschi. Non ci sono mai stato. Con Paola facciamo promessa, ora che abbiamo scoperto la strada, di una prossima passeggiata, col caldo e il sole delle prossime giornate estive, pranzo al sacco e scarpe adatte. Sarebbe bello rimanere fino a notte e rimirar le stelle ad una ad una, ma fa freddo, mancano tre ore, il cielo non garantisce il sereno, Paola ha la raucedine. A sera dal fondo valle,  sul cielo ritornato sereno d’un sereno spazzato dal vento là a nord ovest verso Firenze direzione Montemignaio-Vallombrosa spunta una venere come dalla conchiglia di Botticelli: una lampada accecante; e provo invidia per non aver gli occhi dietro le lenti degli astrofili là sul Falterona. Poter resuscitare Galileo e portarlo là sul piazzale dei Fangacci.  Venere: 400° in superficie, venti violentissimi su una atmosfera fatta al 90% di anidride carbonica che spingono nubi giallognole di acido solforico. Bella impossibile.
Ritorno con lo sguardo sulla terra ed ecco il nuovo miracolo:
Lucciole vedo
giù per la vallea,
intorno casa,
sul poggio sovrastante
sul prato a me dinante.
 Luci che brillano
come quelle in cielo,
luci che durano
sol per un istante
sol per mandare
un messaggio d'amore.
Son la metafora
del nostro cuore.
(Reminiscenze di Ada Negri e Giacomo Zanella delle mie elementari)

Oh Natura Natura.