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venerdì, novembre 06, 2009

E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
(Leopardi, canto notturno di un pastore errante dell'Asia)
In questo pianeta siamo tutti accomunati dal destino di vivere su un piccolo sasso sperduto alla periferia di un universo probabilmente infinito, forse parte di un numero infinito di universi infiniti, dove la nostra esistenza è la sola certezza, piccola luce nell’ignoranza cosmica in cui siamo avvolti.
Dietro allo scontro sul crocifisso nelle scuole, un tema che anche a molti laici sembra banale e insignificante, c’è in realta’ l’eco di una battaglia vecchia di secoli, di millenni, una battaglia delle e sulle idee che reggono il mondo e la civiltà umana. Quella battaglia ha visto guerre sanguinarie, rivoluzioni, riforme e ha avuto esiti differenti in differenti aree geografiche, anche all’interno della piccola Europa. C’e’ chi ha abbracciato la Ragione e chi è rimasto schiacciato dal Dogma, chi ha sviluppato la democrazia e i diritti e chi è rimasto vittima della violenza del fondamentalismo, chi ha costruito una societa’ aperta e chi è rimasto prigioniero dei feudi e delle corporazioni.
(Gabriele Zamparini)
C'è la necessità di un accordo tra filosofi (leggi:scienziati) e teologi, perché «la fede si richiede per l'istituzione di rozzi popoli che denno esser governati», l'infinità dell'universo e l'esistenza di mondi infiniti, la mancanza di un centro in un universo infinito comporta la scomparsa dell'antico, ipotizzato ordine gerarchico, la «vanissima fantasia» che riteneva che al centro vi fosse il «corpo più denso e crasso» e si ascendesse ai corpi più fini e divini. La concezione aristotelica è difesa ancora da quei dottori che hanno fede nella «fama de gli autori che gli son stati messi nelle mani», ma i filosofi (leggi:scienziati) moderni, che non hanno interesse a intendere quello che dicono gli altri, ma pensano con la loro testa, si sbarazzano di queste anticaglie e si avviano «con più sicuri passi alla cognizione della natura".
Giordano Bruno De l'infinito, universo e mondi (citato a senso)
Un giorno Dio, sotto mentite spoglie , incontra un contadino che cammina lungo la strada e gli chiede “Dove stai andando?” Al che il contadino risponde “A Saragozza” dimenticando di aggiungere la chiosa obbligatoria nel medioevo “Se Dio vuole”. A causa di questa mancanza di rispetto Dio trasforma il contadino in una rana e la spedisce nella pozza più vicina. Dopo avere osservato la rana sguazzare per un po’ Dio inverte la trasformazione e dice al contadino , una volta ripresa la forma umana “Ed ora dove vai?” Al che il contadino risponde “ A Saragozza o nella pozza!” . Gli irosi dei del mondo antico avrebbero rispedito il contadino nella pozza. Il mio Dio per contro si sarebbe assicurato che arrivasse a Saragozza. Un errore di tutte le religioni fondamentaliste è che il loro Dio non ha senso dell’humor. Ciò perché le religioni fondamentaliste si mantengono per lungo tempo per mezzo di rituali che per loro natura non hanno alcun senso dell’humor.
Fred Hoyle (citato da Barbabianca)
L'amore di Dio per l'uomo - centro e fondamento della religione - è la prova più chiara, più irrefutabile che l'uomo nella religione contempla se stesso come un oggetto divino, come un divino scopo, e che i suoi rapporti con Dio non sono che rapporti con se stesso, con il suo proprio essere.
La provvidenza è un privilegio dell'uomo; esprime la superiorità dell'uomo sugli altri esseri naturali; lo sottrae alla concatenazione di tutto l'universo.
(Feuerbach)
I geni religiosi di tutti i tempi risentono di questa religiosità cosmica che non conosce né dogmi né Dei concepiti secondo l'immagine dell'uomo. Non vi è perciò alcuna Chiesa che basi il suo insegnamento fondamentale sulla religione cosmica. Accade di conseguenza che è precisamente fra gli eretici di tutti i tempi che troviamo uomini penetrati di questa religiosità superiore e che furono considerati dai loro contemporanei più spesso come atei, ma sovente anche come santi. Sotto questo aspetto uomini come Democrito, Francesco d'Assisi e Spinoza possono stare l'uno vicino all'altro.
La principale fonte dei conflitti odierni tra le sfere della religione e della scienza sta tutta in questa idea di un Dio personale. […] Nella lotta per il bene morale, i maestri della religione debbono avere la capacità di rinunciare alla dottrina d’un Dio personale, vale a dire rinunciare alla fonte della paura e della speranza, che nel passato ha garantito ai preti un potere così ampio.
Più l’uomo avanza nella sua evoluzione spirituale, più mi appare certo che il sentiero verso una religiosità genuina non passa per la paura della vita e la paura della morte, o per una fede cieca, ma attraverso gli sforzi compiuti in direzione di una conoscenza razionale.
A livello di logica pura tutti gli assiomi sono arbitrari, compresi gli assiomi dell’etica. Ma essi non sono affatto arbitrari da un punto di vista psicologico e genetico, […] All’individuazione e alla verifica degli assiomi etici si perviene in modo non dissimile da quello che riguarda gli assiomi della scienza. La verità è ciò che sopporta la verifica dell’esperienza.
Einstein
Sento il bisogno come Machiavelli ai tempi dell'esilio politico all'Albergaccio, dalle parti di S.Casciano, qui alle porte di Firenze, sulla via per Siena, di rivestirmi un po' di panni curiali per cercare la compagnia di uomini illustri e gustare con loro di quel pane della sapienza "che solum è mio". Dopo essermi levato da questa mediatica Italia bordello devastata da "ruffian, baratti e simile lordura". (rileggere il VI del Purgatorio).
La riflessione mia di oggi è che Cristo non è dio. Non lo è mai stato. E' proprio lui che dice, in quel momento di m. in cui viene a trovarsi, come i 10 milioni "dieci" di uomini crocifissi sulle pubbliche strade romane nei secoli dell'Impero: dio de' dei, mi hai proprio abbandonato! Ma perché a Nicea l'Imperatore Costantino fece scrivere che quel povero cristo, uno tra 10 milioni di vittime dell'Impero, era quel "nostro Signore che verrà a giudicare i vivi e i morti". E perché fece quel concordato con la santa chiesa cattolica alla quale dare in appalto la remissione dei peccati, preludio alla resurrezione della carne e alla vita eterna amen?
Perché Costantino - mai battezzato ma considerato santo - da preveggente aveva già letto il cap. XVIII del Principe di Machiavelli...
(continua)
Post Scriptum. Aggiornamento del 7 novembre: a proposito di Costantino, leggi qui.
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martedì, settembre 01, 2009
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martedì, gennaio 27, 2009

Ho mandato la mia adesione alla manifestazione di Piazza Farnese, tramite Facebook, con questo messaggio:
Res venit ad triarios Lo battaglia arrivò a coinvolgere la terza linea.
La resistenza è sulla terza trincea: il potere giudiziario (perduti potere legislativo e potere esecutivo). Con Apicella siamo sulla linea del Piave. Seguo da casa.
Urbano Cipriani
I triari erano la terza linea della fanteria dell'esercito romano repubblicano.
Erano i veterani dell'esercito romano che entravano in causa solo in casi disperati. Erano i soldati con più esperienza, anche se non erano più giovanissimi.
Avevano lunghe lance, e scudi. Erano dunque il punto di riferimento dell'esercito, dovevano respingere gli attacchi della cavalleria nemica ed erano spesso lasciati a guardia del campo e non erano impiegati in battaglia. (Tranne casi estremi, come il nostro. Perché, cari giovani amici, a questo siamo).
lunedì, settembre 08, 2008

Nella novella si possono individuare diversi momenti del personaggio Piscitello: la storia lo trasformerà da uomo probo a uomo insignificante.
Il 1930 è l'anno caratterizzato da una eccessiva presenza di cartacce che evidenziano come il potere e la burocrazia impiegatizia si sia ampiamente diffuso. Piscitello lavora in mezzo alle cartacce. Egli ha tuttavia un difetto, la sbadigliarella nervosa a cui si aggiunge un segreto inconfessabile: a cinquant'anni suonati non è riuscito a diventare impiegato di ruolo. Piscitello non vuole fare politica “e mi sono trovato sempre bene”, dice, non regge tuttavia alla costrizione da parte del Podestà e da parte della moglie. Il primo ha un argomento inconfutabile “L'ha capito che si tratta del pane?”, la seconda porta avanti motivazioni inattaccabili “Sai cos'ha detto il Papa? Che quell'uomo lo ha mandato la Provvidenza”.
Dal 1930 al 1934 Piscitello è iscritto al fascio, il distintivo si è posato sulla sua giacca nera. Gli italiani con la testa completamente rapata e irrigidita sulle spalle drizzate sembrano spirare furore, la sua faccia, invece, è improntata a un'antica dolcezza. In questa situazione di inadeguatezza avviene la sua trasformazione: l'odio, il più forsennato e cieco odio si impadronisce di lui. Egli lo manifesta borbottando frasi ingiuriose. Egli si difende così da un sistema che è diventato onnipresente e che dice le cose “sempre più forte, sempre più dentro l'orecchio, la radio dei vicini erano sempre più aperte, facendo tremare nei bicchieri, nelle caraffe, nei vetri dei balconi e delle credenze, i loro evviva e battimani e Credere! Obbedire! Combattere!”.
Gli anni dal 1936 al 1937 sono i più neri per Aldo Piscitello, egli si sente “come una mosca in Gennaio”; vorrebbe esprimere la sua opposizione al regime ma di tutte le cose che ha in testa egli riesce a malo modo a concludere “Infine, dobbiamo mettere gli stivali”. Lo stivale che Aldo Piscitello è costretto con fatica a mettersi nella giornata dedicata all'adunata diventa il simbolo di un sistema grigio e opprimente, di lì a poco tutto diventerà più buio e più nero.
Dal 1938 al 1940 l'odio di Piscitello diventa sempre più ardito e perfetto ma il buio si impossessa del suo cuore e quello stesso buio invade le scale, le case, le città. A guerra ormai iniziata i giornali, la radio ordinarono l'oscuramento e la città “parve un mucchio di carbone umido”. E dopo cosa accade? Anche il narratore non sa esattamente che cosa dire. La guerra travolge la vita di tutti e la diffidenza condiziona i rapporti personali, come nel 1930; lo stesso Podestà convoca Piscitello nel gabinetto stile impero e lo vuole punire perchè è stato sorpreso in un locale pubblico mentre sghignazza davanti alla radio che comunica i bollettini di guerra.
Ma intanto gli alleati sbarcano in Sicilia, e allora comincia la grande commedia dei furbi che cambiano casacca; solo la buona fede e l'ingenuità di Piscitello non sa adeguarsi. Egli verrà licenziato: né odio, né amore abitavano ormai quel piccolo uomo aggobbato.
L'eroe-personaggio, dunque, è il simbolo della vita umana e quotidiana travolta dai fatti della storia pubblica, anzi offeso dalla storia proprio perchè non si adatta alle assurdità del mondo e alla goffa comicità della politica che stravolge i valori nei quali lui ha sempre creduto.
Il film di Luigi Zampa
Proiettato per la prima volta al Lido nel 1948 (dove venne premiato con la coppia Enic quale film italiano di miglior fattura tecnica), ''Anni difficili'' suscito' immediatamente accese polemiche politiche, accuse di ''speculazione sulle brutture della patria'' e addirittura un'interrogazione parlamentare.
Anni difficili è stati presentato restaurato a questa ultima mostra di Venezia. Vitaliano Brancati lo presentò così:
Il vecchio con gli stivali apparve nel 1944 nella rivista Aretusa, mentre il Nord era ancora sotto i tedeschi e i capi del neofascismo, che avrebbero trovato la morte nell'estate del 1945, erano ancora vivi. Nella sceneggiatura il racconto si è arricchito di personaggi ed episodi; attraverso un figlio, che è richiamato alle armi in tutte le occasioni e muore nel ?43 in vista della propria casa, è intervenuto un motivo quasi tragico. La figlia di Piscitello è diventata una dannunziana sul modello della ragazza di un altro mio racconto "Singolare avventura di Francesco Maria". Nello stesso tempo la commedia del costume, nella quale principalmente consiste la storia dei vent'anni, almeno secondo me, è diventata più pittoresca.
Nella riduzione cinematografica, ho lavorato assiduamente insieme a quello sceneggiatore straordinario che è Sergio Amidei. Zampa ha avuto molte fortune, se fortune si possono chiamare le occasioni procurate dal proprio ingegno: un attore principale di gran forza, Umberto Spadaro le cui migliori qualità erano rimaste sconosciute fino ad ora e una bella città, Modica, oltre a un infinito numero di altri attori, fra cui Girotti, la Ninchi, Giovanni Grasso, e molti privati cittadini trasformatisi ottimamente in federali, ispettori, spie ecc. Ma, come ripeto, la sua fortuna principale è quella che sempre l'accompagna, cioè la sua stessa genialità.
Io spero che la commedia del costume non sia presa come un'accusa agli Italiani, ma piuttosto come una confessione comune, perché anch'io a quella commedia partecipai... Ridere dei propri difetti è la migliore virtù dei popoli civili; anzi, dirò di più: il segno più chiaro della civiltà di un popolo è il fatto che esso non lascia agli altri la prerogativa di mettere a nudo i suoi difetti. Nessuno è in grado di ridere di una persona o di un popolo che sa ridere di sé. Quando il fascismo voleva accusare l'Inghilterra, non trovava di meglio che citare le accuse degli stessi scrittori inglesi: e non s'accorgeva che, citando quegli scrittori, metteva in rilievo, più che i difetti censurati, la lealtà, il coraggio di censurare sé stessi.
Così l'arma, adoperata dallo straniero, si rivolge contro chi l'adopera.
Vitaliano Brancati in Almanacco del cinema italiano, 1948
La scheda del film
Un po' di cinema italiano. Basta con Rossella O' Hara. Tra l'altro piuttosto antipatica.
Nota peregrina
Piscitello si mise gli stivali da fascista per strappare da vivere. Mi sembra che qualcuno si sia messo in testa di far calzare gli stessi stivali a milioni di italiani, compresi me e te che leggi. Ritorna in grande auge l'antica Trinità: Dio-Vaticano, Patria-Fascismo, Famiglia-Cosca.
Pare abbiano fatto un patto di ferro
là sui sette colli.
Ma perché si deve sempre essere
tanto ma tanto polli?
giovedì, luglio 10, 2008

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Berlino, 1932 Bertold Brecht
L'Europarlamento ha deciso di bocciare le misure di emergenza nei campi nomadi italiani proposte dal ministro Maroni.
In questi giorni a San Rossore si sta svolgendo un importante meeting per ricordarci che 70 anni fa in Italia entravano in vigore le leggi razziali.
giovedì, maggio 15, 2008
ANED

Distintivo dei deportati politici
Per gli altri triangoli vedi qui
Giovedì 15 maggio parte una delegazione di circa 200 persone, composta da studenti, insegnanti e rappresentanti delle istituzioni con destinazione gli ex campi di concentramento e di sterminio nazisti: Dachau, Ebensee, Gusen, Mauthausen, Risiera di San Sabba, accompagnata da 8 rappresentanti dell'ANED.
Un pullman con circa 50 partecipanti è organizzato dall’Amministrazione Provinciale di Firenze, mentre gli altri pullman sono organizzati dall’ANED fiorentina e vi prendono parte circa 18 comuni della provincia, fra i quali il comune di Firenze. In tutto i comuni della provincia di Firenze rappresentati sono circa 35 in quanto un’altra delegazione di 3 pullman partecipa con la sezione ANED di Empoli.
Momento centrale di questo pellegrinaggio sarà Domenica 18 maggio 2008 davanti al Monumento degli Italiani alla presenza di Giuseppe Matulli vicesindaco di Firenze Mario Piccioli ex deportato di Mauthausen – Ebensee Alessio Ducci figlio di Alberto, Mauthausen – Ebense matricola 57101, Walter Hofstätter sindaco di Mauthausen.
Verrà firmato il Patto di Fratellanza che lega il comune di Firenze con il comune di Mauthausen.Un Patto fortemente voluto dalla sezione ANED di Firenze che assume il significato di una definitiva pacificazione fra le nostre comunità, un ultimo atto alla fine di un percorso lungo sessanta anni, iniziato in quei primi giorni del marzo 1944 quando un trasporto di circa 970 deportati della provincia di Firenze partì da Santa Maria Novella con destinazione Mauthausen, di quei 970 ne sono tornati solamente 70, uno sterminio che ha provocato una ferita che pareva insanabile nell’immediato dopoguerra.
Una ferita accentuata dall’atteggiamento incosciente di parte della popolazione tedesca ed austriaca che al termine della seconda guerra mondiale voleva far sparire tutti i campi di sterminio che aveva sul proprio territorio.
In parte ci sono riusciti, ricordiamo Gusen del quale è rimasto solo un crematorio o Ebensee che hanno trasformato in villaggio e del quale rimane soltanto un Memoriale.
Come poteva la nostra Associazione prendere contatti con delle pubbliche amministrazioni che si comportavano così???
Per trovare un primo radicale cambiamento dobbiamo arrivare negli anni 80, sono passate due generazioni, finalmente riusciamo a comunicare con le pubbliche amministrazioni, finalmente quando arriviamo con le scolaresche troviamo i cartelli che indicano KZ o KL finalmente troviamo rappresentanti del Governo austriaco alla cerimonia a Mauthausen.
Gli austriaci ed i tedeschi, hanno capito che non possono nascondere, che le nostre Associazioni continueranno ad organizzare i pellegrinaggi e gli ex deportati continueranno ad incontrarsi negli ex campi di sterminio ed allora fanno l’unico passo possibile che li porta verso la totale ammissione di colpa con conseguente assunzione di responsabilità per tutti quei crimini commessi dalle SS all’interno dei lager nazisti sparsi per tutta Europa.
Siamo alla fine degli anni 80 siamo al gemellaggio fra Prato ed Ebensee.
18 maggio 2008 sono passati altri venti anni da allora ed adesso ci sentiamo pronti anche noi.
La nostra Associazione si augura che questo Patto sia la base sulla quale le città di Firenze e di Mauthausen si impegnano nel mantenere viva la Memoria delle inimmaginabili sofferenze che i nostri cari compagni hanno dovuto patire all’interno di quei luoghi del terrore affinché nessuno in alcuna parte del mondo sia costretto a riviverle.
Ci auguriamo anche che serva ai fascisti italiani nel compiere lo stesso percorso fatto dai tedeschi e dagli austriaci, perché in Italia potrà sembrare strano ma nessun fascista ci ha chiesto scusa, anzi alcuni si dichiarano orgogliosi di ciò che hanno fatto.
Nessun fascista ha chiesto scusa per aver fatto deportare sindacalisti, sacerdoti, oppositori politici, intere famiglie di ebrei, nessun fascista ci ha chiesto scusa di aver torturato e talvolta fucilato i nostri compagni partigiani, nessun fascista ha ammesso apertamente di aver sbagliato.
Quanto dobbiamo aspettare ancora????
Speriamo che questo Patto di Fratellanza serva anche a far riflettere noi italiani, perché in questo momento ne abbiamo veramente bisogno.
ANED Firenze
Questa la nota che mi ha inviato Alessio Ducci, ex allievo dell'ITC Einstein di Firenze. Alessio è il figlio di Alberto, indimenticato Presidente del Consiglio di Istituto negli anni 80. Per alcuni anni anch'io ho accompagnato gli studenti in questi viaggi di studio ai Campi di sterminio sopra nominati. Un ricordo a Ducci e Scaffei che non sono più con noi fisicamente, un abbraccio a Mario Piccioli, uno degli ultimi testimoni viventi. Mario abita vicino a me qui all'Isolotto e ancora lo incontro per i viali e le stradine che separano le nostre abitazioni. Ha problemi di salute (la pressione...) ed ammiro il suo spirito di sacrificio nell'accompagnare ancora e sempre i giovani di oggi a studiare quello che fu il destino dei giovani di ieri.
Ciao, Mario e caro Alessio: mi sento vicino a voi in questi giorni di viaggio.
Riporto un pezzo di un mio vecchio post.
Alla memoria di Alberto Ducci e Piero Scaffei, triangoli rossi di Mauthausen dall’8 marzo 44 al 5 maggio 45, che per anni hanno accompagnato i nostri studenti alla visita dei Lager di Mauthausen, Ebensee, Gusen: nessuno che li abbia sentiti raccontare la vergogna dei campi di sterminio nazisti potrà dimenticare la lezione di vita che scaturiva dal modo tutto loro di raccontare il male facendoti credere nella superiorità del bene.
alberto ducci

Mario Piccioli col Presidente della Provincia di Firenze
in un precedente viaggio studio.
giovedì, aprile 24, 2008
Firmerò i 3 referendum di Beppe Grillo.
Sostituisco Waffa con Wiva il 25 Aprile (stigli1933).
Quanto sopra l'ho scritto come commento sotto il video:
http://it.youtube.com/watch?v=0B9OfCNebN8
Ho fatto mille cortei da giovane negli anni sessanta e settanta. Mai al grido di Waffa. Lo stile è l'uomo. L'armata è molto variegata, gli sbocchi imprevedibili. Ma se ci sono Di Pietro e Travaglio, perchè non ci posso stare io? Qual'è l'alternativa?
martedì, aprile 15, 2008
Stavo pensando
(cogitanti mihi saepenumero et memoria vetera repetenti, Quinte frater)
L'eliminazione in toto e come per incanto della sinistra dal Parlamento rende evidente che ci troviamo pari pari di fronte a un golpe. Un golpe bianco rispetto al sangue che non c'è stato, ma vero; tanto più pericoloso perché strisciante nel senso che è arrivato strisciando, presentandosi non con le zanne della iena ma con il grugno del porco o porcellum. La sinistra è stata fatta fuori in anestesia totale della società una volta chiamata civile. Dove si dimostra che Beppe Grillo va preso sul serio quando grida all'esproprio del nostro fondamentale diritto, quello di scegliersi i dipendenti. Beppe Grillo fa i suoi sbagli come tutti, ma la sua funzione è essenziale e va aiutato condiviso e difeso, sia pure con qualche se e con pochi ma. Le sue analisi e previsioni vanno fatte uscire dall'etere del blog più letto in Italia e per il vasto mondo e vanno poste sulla terra, insieme ad Arcoiris, lasciando il posto rimasto libero in cielo a rete 4. Piedi in scarpe comode per i giovani, mani al portafoglio per noi anziani.
by Marcus Tullius Cicero (dedicato, con simpatia e affetto, a Romano, mio contemporaneo)
I. 1. Cogitanti mihi saepenumero et memoria vetera repetenti perbeati fuisse, Quinte frater, illi videri solent, qui in optima re publica, quom et honoribus et rerum gestarum gloria florerent, eum vitae cursum tenere potuerunt, ut vel in negotio sine periculo vel in otio cum dignitate esse possent. Ac fuit cum mihi quoque initium requiescendi atque animum ad utriusque nostrum praeclara studia referendi fore iustum et prope ab omnibus concessum arbitrarer, si infinitus forensium rerum labor et ambitionis occupatio cursu honorum etiam aetatis flexu constitisset. 2. Quam spem cogitationum et consiliorum meorum cum graves communium temporum tum varii nostri casus fefellerunt. Nam qui locus quietis et tranquillitatis plenissimus fore videbatur, in eo maxumae moles molestiarum et turbulentissumae tempestates extiterunt; neque vero nobis cupientibus atque exoptantibus fractus otii datus est ad eas artis, quibus a pueris dediti fuimus, celebrandas inter nosque recolendas. 3. Nam prima aetate incidimus in ipsam perturbationem disciplinae veteris et consulatu devenimus in medium rerum omnium certamen atque discrimen et hoc tempus omne post consulatum obiecimus [iis] fluctibus qui per nos a communi peste depulsi in nosmet ipsos redundarent. Sed tamen in eis vel asperitatibus rerum vel angustiis temporis obsequar studiis nostris et quantum mihi vel fraus inimicorum vel causa amicorum vel res publica tribuet otti ad scribendum potissimum conferam. 4. Tibi vero, frater, neque hortanti deero neque roganti. Nam neque auctoritate quisquam apud me plus valere te potest neque voluntate.
(De Oratore Liber Primus by Marcus Tullius Cicero)
Quando frequentemente rifletto e richiamo con la memoria i tempi andati, Quinto fratello mio, di solito mi sembra che siano stati molto felici e molto fortunati quegli uomini che, nell’età più fiorente della repubblica, insigni per le cariche rivestite e per la gloria delle loro imprese, riuscirono a condurre il corso della loro esistenza in modo tale da potere partecipare alla vita pubblica senza pericolo e godersi poi con dignità la quiete della vita privata; e ci fu un tempo in cui pensavo che anche a me sarebbe stato, per così dire, concesso da tutti il diritto di cominciare a riposarmi e di volgere l’animo ai nobili studi cari a entrambi noi, una volta che, chiusa la carriera politica e giunto alla soglia della vecchiaia, fossero venute meno le infinite fatiche del foro e le preoccupazioni elettorali. [2] Ma da una parte le tristi condizioni dello stato e dall’altra diverse vicende personali resero vani le speranze e i progetti che nutrivo; infatti, proprio nel periodo che sembrava dovesse essere il più ricco di pace e tranquillità, sorsero le più numerose e le più gravi difficoltà e le più violente tempeste e, benché lo desiderassi con tutto il cuore, non mi fu dato il vantaggio del tempo libero per praticare quelle discipline cui fui avviato fin da bambino e per riprenderle assieme a te. [3] Infatti, da giovane mi vidi coinvolto proprio nello sconvolgimento dell’antica costituzione e da console fui trascinato in una lotta decisiva per l’esistenza dello stato, e tutti questi anni successivi al consolato li ho impiegati per oppormi a quei flutti, la cui incombente minaccia fu grazie a me stornata dalla comunità e che su di me dovevano finire per rovesciarsi. Nondimeno, pur in queste condizioni avverse e nonostante il poco tempo a disposizione, mi dedicherò agli studi che ci stanno a cuore, e tutto il tempo che mi concederanno l’ostilità degli avversari, gli interessi degli amici e la politica, lo dedicherò soprattutto allo scrivere; [4] comunque, non vorrei venir meno alle tue esortazioni e preghiere, caro fratello, perché non c’è altra persona che abbia su di me più autorità e influenza di quanto ne hai tu.
Caro amico e fratello Tullio Romano! Il miglior modo di difendersi è quello di attaccare. O sbaglio? Urb. Quintus.
Appendice ( Dal blog di Riccardo Orioles)
< Io Romano, fig.lo del quondam Mario Prodi di Bologna, dell'età mia d'anni 68, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Ss.ma Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma da questo Santo Offizio, per aver tenuto, difeso e insegnate in voce e in scritto, la falsa dottrina che i cittadini siano eguali fra loro, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia.
Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, e eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simile sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonzierò a questo S. Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.
Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Offizo imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.
Io Romano Prodi sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 15 aprile 2008. >
lunedì, aprile 14, 2008

Il ventre che ha partorito i mostri è ancora fecondo..
E adesso va bene la pillola del giorno dopo.
Un grappino per tirarti su:
Lode della dialettica (trad. di F.Fortini)
L'ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.
Gli oppressori si fondano su diecimila anni.
La violenza garantisce: Com'è, così resterà.
Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda
e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.
Ma fra gli oppressi molti dicono ora:
quel che vogliamo, non verrà mai.
Chi ancora è vivo non dica: mai!
Quel che è sicuro non è sicuro.
Com'è, così non resterà.
Quando chi comanda avrà parlato,
parleranno i comandati.
B.Brecht
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