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domenica, novembre 08, 2009
Lungo 10 metri
 4 novembre 2009: la vittoria porge la chioma. Champions League Fiorentina-Debreceni 5 a 2 per la fiorentina.
lunedì, luglio 13, 2009
Visto e commentato da me

e da Antonio Machado
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Todo pasa y todo queda,
pero lo nuestro es pasar,
pasar haciendo caminos,
caminos sobre el mar.
Nunca perseguí la gloria,
ni dejar en la memoria
de los hombres mi canción;
yo amo los mundos sutiles,
ingrávidos y gentiles,
como pompas de jabón.
Tutto passa e tutto rimane
però il nostro è passare,
passare facendo cammini
cammini sopra il mare.
Mai ho cercato la gloria,
né di lasciare il mio canto
alla memoria degli uomini;
io amo i mondi delicati,
lievi e gentili
come bolle di sapone.
La canzone per intero qui.
sabato, luglio 11, 2009
Sabato 11 luglio 2009
ore 10,30

Ci sono stato la mattina, con la videocamera.
Le altre foto
Dal sito del Barcamp:
3 commenti di partecipanti
Susanna said
Prima impressione ore 10.30:
Salone dei Cinquecento com molte persone accanto a 4 tavoli da cui parlano delle persone ma possono udire solo quelli che sono a 1/2 di distanza il resto è silenzio. Due pannelli con appuntato gli appuntamenti (ognuno mette il suo). Per il resto persone che chiacchierano per conto loro. Impressione di qualità organizzativa totalmente assente. IL wifi è di fatto assente (iltecnicodice che in altra sala sarebbe presente) ma lì niente salvo complicate operazioni di settaggio del proprio browser. All'ingresso un tavolo con un appello per un giorno vegetariano; neanche un cartello che dica cosa sta accadendo nella sala o come sono organizzate le cose.
riccardo ghiribelli - bafomet - centro culturale said
at 4:21 pm on Jul 11, 2009
.. che meraviglia.. il salone dei 500 stracolmo di persone perplesse e speranzose di trovare finalmente qualche cosa di nuovo e di stimolante per ridare a Firenze quell energia culturale oramai assopita da anni...
azz. e c'è del nuovo... vedere quei ragazzi giovani pieni di entusiasmo e pronti a dare battaglia mi hanno emozionato... il sincaco, il vice, l'assessore alla cultura... ragazzi che hanno coraggio e lungimiranza... dobbiamo dargli una mano... come ha detto Carlo Frittelli.. ho visto le persone che dopo un primo disorientamento hanno capito che stava accadendo qualche cosa di nuova e iportante... e che a firenze non era mai successo.. e li sono nate le prime discussioni "Costruttive" fra associazioni, fra artisti, fra gente intelligente..... Grazie Sindaco ... e avanti.... poi che centra c'è anche come alla Giaccai non va bene niente....
fanutti fernando said
on Jul 11, 2009
Bella giornata, la testimonianza a un tempo di quante cose abbiamo da condividere e da fare e quante poche occasioni abbiamo avuto in passato. Forse le aree di discussione avevano bisogno di un microfonino per aiutare la concentrazione dei più interessati, ma la discussione era ovunque ci fossero più di tre persone... Da oggi questa collegialità dovrà essere capace di innestarsi nella realtà, trasformarsi in concreti atti di progresso: vorrei dire che le cose esistono per essere cambiate. Grazie a tutti quelli che ho incontrato oggi...
Fernando Fanutti - Musicus Concentus
Sintesi di Barbabianca:
Se l'universo è nato dal caos, da Susanna (v.sopra) nascerà riccardo ghiribelli (v. soprasotto).
Al bar, in Italia, da sempre parliamo tutti insieme.
La prossima volta: il salone dei Cinquecento per l'inizio, quattro spazi nel vecchio palazzo per i gruppi e di nuovo il 5cento per le sintesi. E micro-foni a disposizione.
Come scrive De Biase: Il messaggio è il metodo, per ora. Le idee emergenti dalla sala si raccoglieranno sul wiki e sui blog interessati. Le parole rubate qui e là. Il progetto per ripensare quel quartiere o questo palazzo. Gli accordi, gli appuntamenti, i sogni, i progetti vaganti, le promesse di ritrovarsi.
La sintesi? Emergerà.
Nota storico-etimologica
BarCamp è una rete internazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi.
Gli eventi si occupano soprattutto di temi legati alle innovazioni sull'uso del World Wide Web, del software libero e delle reti sociali.
Il nome di BarCamp si rifà al termine foobar già utilizzato dagli hacker: i BarCamp, infatti, sono nati in risposta ai Foo Camp, una "non-conferenza" annuale, su invito, ospitata dall'editore di testi sul software libero Tim O'Reilly.
BarCamp e’ una nonconferenza, così come solitamente intendiamo per conferenza, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero. Il BarCamp è una non-conferenza collaborativa, dove chiunque può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web. Una non conferenza (unconference) quindi una riunione il cui tema di discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi.
I barcamp si stanno diffondendo anche in Italia: nelle città, il primo si è svolto a Milano, seguito da analoghi eventi a Torino, Roma, Ancona, Genova, Matera, Bari, Catania, nelle regioni Marche, Veneto, Lazio, Piemonte, Liguria e anche in Sicilia. (da wikipedia)
Nota storica
Il salone dei Cinquecento
Fu costruito in un solo anno, il 1494, da Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca, e Francesco di Domenico su commissione di Girolamo Savonarola.
Savonarola dispose che fosse creato il Consiglio dei Cinquecento o Maggior Consiglio , formato da 500 cittadini appunto, in modo che si "spalmasse" il potere decisionale sulla popolazione, rendendolo più difficilmente controllabile da un singolo, sul modello del Consiglio maggiore di Venezia.
sabato, giugno 20, 2009
Ballottaggio a Firenze: voto obbligato Renzi. All'Isolotto avremmo votato Daniela Lastri o Pistelli, ma i cervelloni romani del mai defunto PC hanno inviato all'ultimo minuto Michele Ventura, assente da Firenze da una vita. Adesso ci terremo il giovane rampante.
Il mio è un giudizio bias, prevenuto. D'altronde "l'età non è un dato anagrafico" è un bel proverbio che vale per me che son vecchio e per te che sei giovane. Matteo, mi toccherà votarti, poi farò come S.Tommaso. T'aspetto alla prova. Nel frattempo dai retta a me: tra i futuri collaboratori, metti dentro qualche persona d'età e d'esperienza; lo fanno tutte le nazionali giovanili.
In bocca al lupo, Firenze mia.
Referendum: soldi sprecati e tempo perso. Rifiuterò le 3 schede (viola beige e verde) per tenerlo sotto il quorum. Al massimo un sì sulla verde. Ma non ne vale la pena. Da abrogare sarebbero, mettiamo, 600 deputati e 260 senatori insieme alle Province. Così per cominciare a saldare il debito pubblico.
Videant itali ne quid respublica detrimenti capiat.
In bocca al lupo, Italia mia.
giovedì, maggio 21, 2009
Riservato a chi non soffre di depressione
http://www.youtube.com/watch?v=jx_FTa3DfWU
E di Pietro dà una mano
http://www.antoniodipietro.com/2009/05/quando_linformazione_si_fa_pro.html
Meglio consolarsi con Il Genio Fiorentino
oggi a Firenze (da scegliere):
1 - ore 17,30 e poi 19,30
Rassegna cinematografica di film ambientati a Firenze e dintorni - Cineteca di Firenze, via Reginaldo Giuliani 374 (bus 2 e 23);
2 - ore 18 Viaggiatori fiorentini Gabinetto Vieusseux, Piazza Strozzi 1 (si parla di Tiziano Terzani)
3 - ore 17 Chet BAker a Firenze nel 1976 - Storia di un amore infinito. Nacque il jazz cittadino.
Auditorium della Nazione (quotidiano).
PS. Dai un'occhiata al blog di Nelli
giovedì, maggio 14, 2009
Gracijela e Paola

« Un'ora, non è solo un'ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi »
(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto)
A spasso per Firenze, dove non arrivano i giapponesi. Tracciato: Isolotto bus 9, via Pisana bus12, Viale Petrarca, Porta Romana, Viale dei colli, discesa all'altezza del bar Fontana, Via S.Leonardo (la via di Ottone Rosai), Belvedere (chiuso a tempo...giudiziario), Costa S.Giorgio, casa Galileo, Giardino Bardini con visita di un'oretta, con tempo rallentato (vale il doppio, parola di Bergson (*). A volte ci vuole l'occasione di accompagnare l'ospite straniera per riandare i nostri sempiterni colli. E allora Grazie a te, dolce Gracijela. Ti vuoi presentare?
Everybody knows about Florence, this old city overwhelmingly filled with art and history. With so many things already said about it little can be ad. Still, between these narrow streets, to often filled with oceans of tourists and all "must do's" you can find some genuine pearls. Like the old monastry San Miniato al Monte up hill on the other side of the Arno, partly bilt to Michelangelo's idea with frescoes of Paulo Uccello, della Robbia among others. It's so beautiful and peacefull. Also the most breathtaking view of Florence is to be found here infront of the church. The streats around the Belvedere are full of flowers and very pleasent for strolling offering some excuisite details if you care to look. Of all the churches there are two less visited really enriching the experience of the city namely San Spirito by Bruneleschi and Ognissanti with frescoes of Ghirlandaio and Sandro Boticcelli. Boticcelli is also buried here in this former familychurch of the Vespuccis mostly famous on behalf of Amerigo who named the new continent. A good and calm lunch in a friendly atmosphere can be enjoyed at Ruth's near the Synagoge. These are a few reflexions of a quite regular visitor and for the moment guest of Paola and Urbano. Many thanks to my hosts and best regards.
Gracijela Bozovic, a radiologist from Sweden inlove with Italy.
Alcune foto
(*) Dalla confusione tra intuizione e intelligenza, è nata l'incomprensione sulla natura del tempo. L'intelligenza che ha sempre di mira fini pratici, concepisce il tempo, così come fa anche la scienza, come una serie di istanti concatenati e misurabili: ha una visione del tempo spazializzata come se in una pellicola cinematografica si pretendesse di cogliere la finzione del movimento da ogni singolo fotogramma e non dal loro fluire e scorrere in una unità indistinta.
Così per il tempo non esistono singoli istanti ma un loro continuo fluire non scomponibile ma vissuti nella loro durata reale nella coscienza di ognuno dove gli stati psichici non si succedono ma convivono. Diverso è quindi il tempo della scienza da quello reale che ciascuno di noi vive nella propria coscienza. Famoso è l'esempio della zolletta di zucchero che si scioglie in un bicchiere d'acqua: la fisica calcolerà il tempo che lo zucchero impiegherà a sciogliersi secondo un procedimento analitico che va dall'istante iniziale a quello finale della liquefazione e questo tempo così calcolato sarà definito simbolicamente uguale per tutte le volte che si misurerà nelle stesse condizioni: mentre molto diverso sarà il tempo vissuto della mia coscienza che non terrà conto del tempo spazializzato e oggettivato della fisica ma piuttosto dalle mie condizioni psicologiche di insofferenza o calma: questo sarà il vero tempo per me.
sabato, aprile 18, 2009

Si chiama Maria Barberini, riposa al Louvre, è in visita di cortesia a Firenze, presso Costanza Bonarelli, la donna amata dal Bernini. E si vede, se la guardi bene. (intendo Costanza). Ma i merletti di Maria...Non c'è una rottura, non un graffio. Neppure con un bulino laparoscopico. Di mano del grande allievo Giuliano Finelli...La faccia è del Bernini.
Da vedere
Nota esplicativa:
Nella prima metà del Seicento, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) rinnovò radicalmente l’idea stessa di busto ritratto. Concepito nel Cinquecento soprattutto come ‘state-portrait’ con una forte connotazione ufficiale, il ritratto scolpito conobbe una straordinaria diffusione nella Roma della prima metà del Seicento, tramandandoci così le fattezze non solo di pontefici, cardinali e aristocratici, ma anche di avvocati, scienziati, scrittori e di non poche figure femminili. Nel giro di poco più di vent’anni - dalla metà del secondo decennio del secolo e la fine degli anni trenta - si passò così da immagini severe e compassate, di carattere ancora schiettamente manierista, a figure che se pure scolpite nel marmo, sembrano però respirare, vivere e addirittura ‘colloquiare’ con lo spettatore. Con il busto di Costanza Bonarelli, il Bargello possiede la testimonianza più emozionante e più celebre di questo momento capitale della ritrattistica scultorea: alla quale, nonostante l’attuale, crescente interesse nei confronti del Bernini e della civiltà figurativa barocca, non era stata finora dedicata in Italia nessuna rassegna espositiva specifica.
Rispetto alla mostra che si è tenuta a Los Angeles (agosto-ottobre 2008) e ad Ottawa (novembre 2008 – marzo 2009) per l’esposizione fiorentina sono state operate scelte mirate e alcune significative aggiunte. Se infatti per il pubblico americano è stato necessario fornire un quadro di contesto molto ampio, attraverso numerosi dipinti e disegni, in Italia, dove alla stagione barocca sono state dedicate negli ultimi anni molte ed importanti rassegne, monografiche e non (recentissima la mostra romana su Bernini pittore), si è pensato di concentrare l’attenzione sui ritratti scolpiti, accompagnandoli con un nucleo sceltissimo di dipinti, di grande forza evocativa: tutte opere dei massimi pittori contemporanei a cui Gian Lorenzo ha soprattutto guardato (Rubens, Annibale Carracci, Anthony van Dyck, Diego Velazquez, Simon Vouet, Valentin de Boulogne…), a diretto confronto anche con alcuni dipinti del Bernini stesso.
Come già detto, la mostra fiorentina intende mettere in luce, all’interno della lunghissima parabola artistica berniniana, la fase più significativa per quanto riguarda la produzione ritrattistica, ovvero gli anni giovanili, fino alla fine del quarto decennio: l’arco di tempo in cui, tra l’altro, al magistero berniniano si affianca quello, per molti aspetti ancora misconosciuto, di Giuliano Finelli, allievo ed ‘aiuto’ di Gian Lorenzo, presente in mostra con alcuni dei suoi più superbi ritratti.
Dalla scheda ufficiale della mostra
Nota storica
Quando parlo del Bargello (ci stava il capo delle guardie che si chiamava così. Tipo il nostro Questore. Ma un po' più brutale) ho sempre bisogno di ricordare Pietro Leopoldo di Lorena, Granduca di Toscana, che nel bellissimo cortile fece fondere gli strumenti di tortura che facevano parte della procedura investigativa normale.
Come ancora oggi negli Stati Uniti. Era l'anno 1786.
Perché nel frattempo era divenuto prigione di Stato (per 3 secoli).
Il Bargello era già in costruzione al tempo di Dante che abitava vicinissimo e avrà visto i primi lavori di costruzione. Ma non lo vide finito. Sta tra il Duomo e la Signoria, un po' a lato. c'è di fronte la chiesa della Badia dove Boccaccio fece la prima lectura dantis della storia. La Badia oggi è stata praticamente requisita da una associazione di persone che amano vivere lì e pregare per tutti noi. Che rimaniamo fuori, salvo un paio d'ore il lunedi (mi sembra). Praticamente requisita a noi "per il nostro bene". Il Palazzo Non Finito nacque durante un momento evolutivo della storia di Firenze, quando (1282?) il potere passò dai Magnati ai Popolani, dai proprietari di terre e di castelli ai proprietari di fabbriche e fiorini.
E' da vedere perché è ben conservato e pieno, appunto di storia, con tante opere d'arte e con un cortile all'aperto splendido, specialmente se ti capita di starci una sera a goderti uno spettacolo teatrale o musicale con la luna e le stelle per soffitto.
Dagli un'occhiata qui.
Insomma, la mostra del Bernini occupa due semplici stanze, al piano terra. Poi continui con il resto.
Un gran bel palazzo. (pizzeria a pochi metri).
A lode e gloria
Pietro Leopoldo, per grazia di Dio, principe reale d'Ungheria e di Boemia, arciduca d'Austria, granduca di Toscana
Con la più grande soddisfazione dei Nostro paterno cuore Abbiamo finalmente riconosciuto che la mitigazione delle pene congiunta con la più esatta vigilanza per prevenire le reazioni, e mediante la celere spedizione dei Processi, e la prontezza e sicurezza della pena dei veri Delinquenti, invece di accrescere il numero del Delitti ha considerabilmente diminuiti i più comuni, e resi quasi inauditi gli atroci, e quindi Siamo venuti nella determinazione di non più lungamente differire la riforma della Legislazione Criminale, con la quale abolita per massima costante la pena di Morte, come non necessaria per il fine propostosi dalla Società nella punizione dei Rei, eliminato affatto I"uso della Tortura, la Confiscazione dei beni dei Delinquenti, come tendente per la massima parte al danno delle loro innocenti famiglie che non hanno complicità nel delitto e sbandita dalla Legislazione la moltiplicazione dei delitti impropriamente detti di Lesa Maestà con raffinamento di crudeltà inventati in tempi perversi, e fissando le pene proporzionate ai Delitti, ma inevitabili nei rispettivi casi, ci Siamo determinati a ordinare con la pienezza della Nostra Suprema Autorità quanto appresso.
...
Dato in Pisa li 30 Novembre 1786.
Anche se le cose non andarono poi così lisce..
Pietro Leopoldo era fratello di Maria Antonietta.
venerdì, aprile 10, 2009
lunedì, aprile 06, 2009
E il coraggio di papà Beppino Englaro
Video:

Clicca sulla foto
domenica, dicembre 21, 2008

Firenze
MNAF - Museo Nazionale Alinari della Fotografia
Piazza Santa Maria Novella 14a r
Dal 4 dicembre al 15 febbraio
Orario: 10:00 - 19:00; chiuso mercoledì
Prezzi speciali: biglietto intero € 6,00; ridotto € 5,00;
Scuole € 4,00; gratis bambini fino a 5 anni
Visto oggi.
Gemmea l'aria e il sole così chiaro
che tu ricerchi i tuoi occhiali da sole.
Con il biglietto vedi anche il Museo Alinari. Con un bel video che ti fa la storia della fotografia dal 1839 a...domani... fino alla mia Canon A 720 IS. Abbiamo, noi uomini un così bel cervello, una così grande capacità di captare la luce. Ma perché dobbiamo dipendere da persone che non sanno uscire dalle loro camere oscure? Come Bush, Berlusconi, Ratzinger...Misterium historiae humanae. Vogliono fare una centrale atomica nell'Isola di Pianosa (Beppe Grillo), vogliono surgelare il corpo di Eluana Englaro in attesa del trapianto integrale del cervello umano. Mandano soldati in Afghanistan per finanziare le porcherie dei Servizi Segreti con il monopolio del mercato mondiale del Super Papavero Afghano. Sanno quello che sa e pensa Dio in ogni momento.
Coraggio, Montolivo ha infilato la rete della Sampdoria, la Roma ha perso a Catania e siamo terzi in graduatoria.
Nelle foto dei macchiaioli ho rivisto i buoi e i pagliai della mia infanzia, la Firenze di prima del Poggi, Porta S.Gallo prima di Piazza Cavour. Non rimpiango nulla, per amor di dio. Anzi. La fotografia del passato mi fa amare il presente e tutte quelle persone che hanno lavorato in bene per farmelo così com'è (in bene). Mi sono comprato "Immagini del Casentino, Lo spirito di una valle" ed. Alinari (€ 36).
Il sito riguardante la mostra.
PS Finito il ciclo dei Macchiaioli, mi rifarò col ciclo di Galileo che si apre ora e durerà per tutto il 2009. Questi possono essere i miei Auguri di buon anno.
Comincio a prepararmi qui. Un gran bel sito.
Foto della visita
mercoledì, dicembre 17, 2008

Parla di morte ma fa amare la vita. Lettura consigliata. Meglio di un giallo di Camilleri, meglio di un dramma da film americano. Compralo e regalalo.
Sono andato con Paola alla presentazione del libro sabato scorso, 13 dicembre. In via Borgognissanti presso la Libreria Claudiana, dentro la chiesa battista annessa. v. foto.
«Il caso Welby raccontato in prima persona dal medico che ne è stato protagonista.
Il punto sulla riflessione bioetica in Italia, dalla penna di un’autorevole giornalista.
Un libro contro la confusione dolosa che boicotta la discussione sui temi di fine vita. »
Qui trovi la scheda
Solo una citazione:
Una giornalista locale mi domanda: “Dott. Riccio, come ha conosciuto Welby? Rifarebbe quello che ha fatto? Perché dice che non si è trattato di eutanasia?” Siamo ancora alle solite domande…Anche per questo sto pensando di trasformare i miei appunti in un libro. Spero con questo progetto di poter contribuire a spiegare come sono andate le cose, a far capire come possa succedere che un medico di provincia, quale sono io, decida di mettersi in viaggio per incontrare una persona come Welby, un navigatore alla deriva, e rispondere alla sua richiesta di una morte opportuna. Accettando di accompagnarlo verso l’anelato approdo” (p.261).
Stamani, aprendo la posta, trovo questo
appello per il diritto alla libertà di cura
Ho voluto promuovere questa iniziativa perché sono convinto che il paese su molte questioni sia più avanti del Parlamento. In questi anni ho girato l'Italia da Nord a Sud, e la maggior parte delle persone che incontravo mi ripeteva sempre lo stesso concetto: vogliamo essere liberi di scegliere. Per questo, mi sono impegnato con tutto me stesso per far approvare una legge sul testamento biologico, che garantisca il diritto costituzionale per tutti i cittadini alla libertà di cura.
Tuttavia esiste il rischio che il Parlamento voti una legge che impone determinati trattamenti terapeutici, ignorando il diritto alla libertà di scelta. Perciò ti chiedo un ulteriore sforzo per questa importantissima causa: ti chiedo di diffondere il più possibile l'appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo. Se riusciremo a raccogliere centinaia di migliaia di adesioni, il Parlamento dovrà ascoltare la nostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Il paese reale ha le idee chiare sulle questioni della fine della vita: tutti i cittadini ritengono che la decisione debba essere personale, che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita.
Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l'appello.
Ignazio Marino
PS. grazie per la tua adesione all'appello per il diritto alla libertà di cura sul sito www.appellotestamentobiologico.it, e grazie perché, anche con il tuo contributo, abbiamo già raggiunto 25.000 firme in soli 9 giorni! §
Lo stesso grazie Barbabianca rivolge a te che leggi. Apri il sito e firma l'appello.
Come ho fatto io, con questa motivazione:
#5182 Firenze - Urbano Cipriani
Ho in mente una foto del lager nazista di Dachau: si vede un uomo piuttosto robusto vestito da aviatore mentre viene immerso in una vasca di acqua gelida. Due SS lo guardano. L'esperimento ordinato dall'alto serve a conoscere il tempo di resistenza di un corpo umano, quello ipotetico di un aviatore tedesco caduto in un luogo ghiacciato ed in attesa di soccorso. La didascalia spiega che alle invocazioni rivolte dall'uomo cavia perché fosse affrettata la sua morte, le SS di turno non possono che rispondere negativamente. L'ordine è quello di far seguire il corso naturale del progressivo congelamento e della morte, perché questa è la volontà di Berlino. Bene, mi sembra questa la situazione di Eluana Englaro avvolta nel suo sudario di umiliazione per ordine di una pseudo scienza medica che mette la tecnica moderna al servizio quasi di una pretesa di renderci immortali. L'uso corretto, umano delle terapie di fine vita pone termine a queste storture del tecnicismo fine a se stesso.
Come ha fatto Paola:
#5191 Firenze - Paola Galli
Sono una "diversamente credente" (non mi piace l'espressione "non credente"). Constato sempre in questioni di questo tipo quanto sia evidente la divaricazione fra adesione a principi astratti e solidarietà alle persone concrete. Scelgo la seconda strada.
Quanto è bella questa motivazione:
"Aderisco perché ora è il momento di dire che non si può essere costretti a "vivere" per volere dello Stato o per l'etica imposta da qualche visione religiosa, perché questo è totalitarismo, uguale e contrario al dovere di morire per qualche "superiore" ragione. Quindi firmo molto volentieri".
Gustavo Zagrebelsky
(la sottolineatura è mia).
Firma qui: www.appellotestamentobiologico.it
Ore 10,13: irrompe il sole alla finestra, sotto casa gli addetti del Comune finiscono di ripulire là dove è caduto il grande olmo. Coraggio, amici: il sole sorge ancora.
venerdì, novembre 14, 2008
Giovanni Fattori

autoritratto (sui 70 anni)
In mostra a palazzo Pitti 60 ritratti di Giovanni Fattori (da ottobre 2008 a gennaio 2009). Ci fa vedere l’artista in uno degli aspetti meno noti, ma certo tra i più complessi e sorprendenti della sua personalità: una fisionomia pittorica che, mutando nel tempo attraverso il costante aggiornamento dello stile, impone Fattori tra gli osservatori più attenti e acuti dell’anima del proprio tempo.
Vista oggi con Paola.
Compresa nella visita l'Accademia Palatina con gli appartamenti usati dal grande Pietro Leopoldo di Lorena, Napoleone e i Savoia...). Rifatti gli occhi con Andrea del Sarto, Tiziano, Velasquez, Raffaello (non ricordavo il ritratto del Card. Dovizi, bibbienese).
Mi sto guardando il catalogo della mostra (€ 29 ben spesi). Un piacere.
Consigliata la visita.
Le mostre Online
sabato, settembre 27, 2008
giovedì 25 settembre, ore 21, piazza dell'Isolotto
“Periferie del ’68: la chiesa del dissenso”

Video: clicca sulla foto
Puoi continuare qui
mercoledì, settembre 24, 2008
giovedì 25 settembre, ore 21, piazza dell'Isolotto
Firenze
“Periferie del ’68: la chiesa del dissenso”
documentario da Rai News 24
proiezione di foto e volti dei protagonisti del quartiere
microfono aperto
canzoni del ‘68
mercoledì, settembre 17, 2008
Carissimi,
vi trasmettiamo il senso e il programma di una iniziativa sul '68 che riteniamo possa interessare tanti di noi che cercano occasioni di riflessione e di confronto in un contesto complesso e difficile qual'è quello di oggi
Un caro saluto
la Comunità dell'Isolotto
*****
Comune di Firenze Consiglio di Quartiere 4 – Archivio Storico Comunità Isolotto – Centro Educativo Popolare
Leggere il ’68 con gli occhi di oggi
immagini, volti, parole, canzoni
l’Isolotto un quartiere protagonista
Tre serate per rileggere insieme quegli avvenimenti
e per socializzare interrogativi, ricordi, pensieri
con i protagonisti di ieri e le generazioni di oggi
Programma
giovedì 25 settembre, ore 21, piazza dell’Isolotto:
* “Periferie del ’68: la chiesa del dissenso”, documentario da Rai News 24
* proiezione di foto e volti dei protagonisti del quartiere
* microfono aperto
* canzoni del ‘68
venerdì 26, alle ore 21, circolo ARCI di via Maccari – Isolotto
* L’altrosessantotto”, documentario da History Channel
* proiezione di foto e volti dei protagonisti del quartiere
* microfono aperto
* canzoni del ‘68
sabato 27, alle ore 21, nel cortile delle “Baracche”, via degli Aceri 1:
* “Millenovecentosessantotto”, documentario del Centro socioculturale DEA,
* proiezione di foto e volti dei protagonisti del quartiere
* microfono aperto
* canzoni del ‘68
*******
L’iniziativa nasce dal desiderio di realizzare un momento di comunicazione fra generazioni sull’intreccio di esperienze di ieri e di oggi cercando di riconoscere il filo conduttore della speranza e dell’impegno che coinvolge tutte le persone di buona volontà.
Come protagonisti che abbiamo partecipato al movimento del ‘68, siamo in grado di contestualizzare quegli avvenimenti e di comunicare da dove siamo partiti, quali strade abbiamo cercato di tracciare e percorrere verso la realizzazione di una società più equa e solidale, senza minimizzare limiti ed errori che erano e sono inevitabili quando si aprono nuovi percorsi.
Come protagonisti dell’oggi possiamo intrecciare con il presente non parole ma testimonianze e vissuti che rendano possibile coltivare ancora la speranza e la voglia di impegno e partecipazione, riflessione e mobilitazione, creatività e prassi non solo nelle nuove generazioni ma con le nuove generazioni.
Non possiamo permetterci di abbandonare la memoria del ’68 all’aggressività dei revisionismi. Anche la memoria ha bisogno di una sua resistenza.
La nostra esperienza ci ha insegnato che è stato possibile resistere anche in tempi bui grazie alla costanza di donne ed uomini appartenenti a generazioni e culture diverse che riuscivano a coltivare le stesse passioni e ad agire insieme.
Resistere, resistere, resistere unendo tutte le realtà che operano per cercare di recuperare valori ed ideali è un impegno che ci interpella anche per l’oggi. Resistere perché, come, con chi, è l’interrogativo che possiamo cercare di sciogliere attingendo anche alla memoria di vissuti ed esperienze di un movimento come quello del ’68 che ha segnato la storia.
Nota 1. questo post è la trascrizione della email ricevuta, guarda caso, appena dopo aver pubblicato il precedente. In perfetta contiguità e continuità. Arrivederci a qualcuno dei 3 apuntamenti. Buona giornata (mattinata limpida e fresca qui in Casentino).
Nota 2. Ieri sera sono andato al castello di Poppi alla presentazione del volume illustrato "Il Casentino da Ama a Zenna", presentato dall'autore Giovanni Caselli.
"Il Casentino non è solo una valle dantesca o una terra guidigna, o ancor meno una piccola valle appenninica a ridosso della Romagna".
Bella lezione di archeologia-antropologia. Grazie, Giovanni. Ne riparleremo.
venerdì, agosto 01, 2008
Presentazione al castello di Poppi - VII
Video settima scena: "Libero, dritto, sano è tuo arbitrio" - In cielo con Beatrice
-
Testi:
Ascesa al cielo p.153-155 del libro
Virgilio incorona Dante "padrone e signore di se stesso".
Sulla cima del Purgatorio ha bevuto alla sorgente dell’oblio:
La bella donna ne le braccia aprissi;
abbracciommi la testa e mi sommerse
ove convenne ch’io l’acqua inghiottissi.
Indi mi tolse, e bagnato m’offerse
dentro a la danza de le quattro belle;
e ciascuna del braccio mi coperse.
(Purg. XXXI, 100-105)
e subito dopo a quella della buona memoria:
S’io avessi, lettor, più lungo spazio
da scrivere, i’ pur cantere’ in parte
lo dolce ber che mai non m’avria sazio;
ma perché piene son tutte le carte
ordite a questa cantica seconda,
non mi lascia più ir lo fren de l’arte.
Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda,
puro e disposto a salire alle stelle.
(Purg. XXXIII, 136-144)
Da lassù, dal cielo stellato, mille volte contemplato nelle notti casentinesi splendide e insonni, ora finalmente raggiunto con l’aiuto delle dolcissime verità disvelate via via alla sua mente ormai libera da crucci e risentimenti, le cose assumono le debite proporzioni. Tra i sette pianeti ecco la terra:
Col viso ritornai per tutte quante
Le sette spere, e vidi questo globo
Tal, ch’io sorrisi del suo vil sembiante;
…
E tutti e sette mi si dimostraro
Quanto son grandi e quanto son veloci
E come sono in distante riparo.
L’aiuola che ci fa tanto feroci,
volgendom’io con li eterni Gemelli,
tutta m’apparve da’ colli alle foci;
poscia rivolsi gli occhi a li occhi belli.
(Par. XXII, 133 sgg)
Gli attori:
Antonella Natangelo, arpa
Catherine Adoyo
Gabriella Gualtieri
Lola Poggi
Stefano Masetti
Rolando Milleri
Giovanni Terreni
Urbano Cipriani
Riprese, montaggio, compressione Youtube:
Stefano Dei.
Fine.
giovedì, luglio 31, 2008
Presentazione al castello di Poppi - VI
Video sesta scena: Il grande rifiuto, Firenze spietata e perfida.

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Testi
Racconto di Buonconte
E io a lui: “Qual forza o qual ventura
ti travïò sì fuor di Campaldino,
che non si seppe mai tua sepultura?”.
“Oh!”, rispuos’elli, “a piè del Casentino
traversa un’acqua c’ha nome l’Archiano,
che sovra l’Ermo nasce in Apennino.
Là ‘ve ‘l vocabol suo diventa vano,
arriva’ io forato ne la gola,
fuggendo a piede e sanguinando il piano.
Quivi perdei la vista e la parola;
nel nome di Maria fini’, e quivi caddi,
e rimase la mia carne sola.
Ben sai come ne l’aere si raccoglie
quell’umido vapor che in acqua riede,
tosto che sale dove ‘l freddo il coglie.
Giunse quel mal voler che pur mal chiede
con lo ‘ntelletto, e mosse il fummo e ‘l vento
per la virtù che sua natura diede.
Indi la valle, come ‘l dì fu spento,
da Pratomagno al gran giogo coperse
di nebbia; e ‘l ciel di sopra fece intento,
sì che ‘l pregno aere in acqua si converse;
la pioggia cadde, e a’ fossati venne
di lei ciò che la terra non sofferse;
e come ai rivi grandi si convenne,
ver’ lo fiume real tanto veloce
si ruinò, che nulla la ritenne.
Lo corpo mio gelato in su la foce
trovò l’Archian rubesto; e quel sospinse
ne l’Arno, e sciolse al mio petto la croce
ch’i’ fe’ di me quando ‘l dolor mi vinse;
voltòmmi per le ripe e per lo fondo,
poi di sua preda mi coperse e cinse”.
(Purg. V, 88-129)
Narratore
Guido da Battifolle, diventato Podestà della Città del fiore, promulgherà un’Ordinanza che pare fatta per lui: siamo nel maggio del 1315, mancano poche settimane al 24 giugno, festa di S. Giovanni Battista.
Dante riceve sollecitazioni ripetute e insistenti da parenti e conoscenti. Ha davanti tante lettere e messaggi di amici, di nipoti, di persone buone e influenti.
All’amico fiorentino (maggio 1315)
Dalla vostra lettera ricevuta con l’affettuoso rispetto dovuto ho appreso con mente grata e attenta considerazione quanto il mio ritorno in patria vi sia a cura e a cuore; e perciò tanto più strettamente mi avete obbligato quanto più di rado capita che gli esuli trovino amici.
…
Ecco dunque ciò che dalle lettere vostre e di mio nipote nonché di parecchi altri amici mi è stato
comunicato, per l’ordinamento testé fatto a Firenze sull’assoluzione degli sbanditi, che se volessi pagare una certa quantità di denaro e volessi sopportare la vergogna dell’offerta, potrei essere assolto e ritornare subito.
…
E’ questa la grazia del richiamo con cui Dante Alighieri è richiamato in patria dopo aver patito quasi per tre lustri l’esilio? Questo ha meritato una innocenza evidente a chiunque? Questo i sudori e le fatiche continuate nello studio? Lungi da un uomo familiare della filosofia una bassezza d’animo a tal punto fuor di ragione da accettare egli, quasi in ceppi, di essere offerto, a guisa di un Ciolo e di altri disgraziati. Lungi da un uomo che predica la giustizia il pagare, dopo aver patito ingiustizie, il suo denaro ai persecutori come a benefattori. Non è questa la via del ritorno in patria, o padre mio; ma se una via diversa da voi prima o in seguito da altri si troverà che non deroghi alla
fama e all’onore di Dante, quella non a lenti passi accetterò; che se non si entra a Firenze per una qualche siffatta via, a Firenze non entrerò mai. E che? Forse che non vedrò dovunque la luce del sole e degli astri? Forse che non potrò meditare le dolcissime verità dovunque sotto il cielo, se prima non mi riconsegni alla città, senza gloria e anzi ignominioso per il popolo fiorentino? Né certo il pane mancherà.
Firenze spietata p.151
(dalla sentenza di Bando Maggiore del 6 novembre 1315)
Araldo
In nome di Dio, amen.
Questi sono i bandi e gli sbandimenti profferti e pronunciati dal nobile cavaliere Rayneri di Zaccaria di Orvieto, Vicario del re Roberto d’Angiò, nella città di Firenze e nel distretto, contro i sottoscritti ghibellini e ribelli: per il Sesto di Porta San Piero nella città di Firenze, tutti di casa Portinari e tutti di casa Giochi, eccetto Lamberto Lapi e Filippo Ghepardi; Dante Alighieri e figli, contro tutti e ciascuno dei quali sopra nominati, dai settanta anni in giù e dai quindici anni in su.
…essendo stati legalmente condannati per la contumacia di loro, se in qualsiasi tempo verranno in potere nostro e del Comune di Firenze, siano condotti sul luogo di giustizia e quivi sia loro tagliata la testa dalle spalle, così che muoiano.
(Archivio di Stato, Diplomatico, Firenze)
Narratore A distanza di 3 settimane, il 6 Novembre 1315, Rayneri di Zaccaria di Orvieto, aggiunge:
…a Dante e figli ripetiamo la condanna e confermiamo il bando da Firenze e territori connessi; e perché non si facciano gloria della loro contumacia, aggiungiamo che chiunque può recar loro offesa negli averi e nella persona, liberamente e impunemente, secondo quanto prevedono gli statuti di Firenze
Voce fuori campo
Che se’l conte Ugolino aveva voce
D’aver tradita te delle castella
Non dovei tu i figliol porre a tal croce.
Innocenti facea l'età novella,
novella Tebe, Uguiccione e 'l Brigata
e li altri due che 'l canto suso appella.
mercoledì, luglio 30, 2008
Presentazione al castello di Poppi - V
Video quinta scena: Lettera a Enrico, Lettera di Gherardesca a Margherita di Brabante, addio amaro al Casentino:

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Testi:
E subito dopo, il 17 Aprile, al Divo Enrico, quasi con frenesia:
Leva dunque gli indugi. Restando a Milano passandovi dopo l’inverno la primavera, credi di uccidere l’idra pestifera con l’amputarle le teste? Per estirpare alberi non vale il taglio dei rami; anzi crescono più numerosi e vigorosi fin quando rimangono le radici da cui prendono nutrimento.
Che cosa credi di aver compiuto, o unico Signore del mondo, quando avrai piegato il collo di Cremona ribelle? Forse che allora non si gonfierà inaspettata la rabbia o di Brescia o di Pavia? Anzi, quando questa rabbia anche flagellata sarà abbattuta, subito l’altra di Vercelli o di Bergamo o altrove scoppierà di nuovo, finché non si elimini alla radice la causa di questo tumore purolento e, strappata la radice di così grave errore, i rami pungenti insieme col tronco inaridiscano.
O forse ignori e non scorgi dalla specola della somma altezza dove si rintani la piccola volpe di tanto fetore, noncurante dei cacciatori? scellerata non si abbevera alle acque precipiti del Po, né al tuo Tevere, ma le sue fauci infettano ancora la corrente dell’Arno impetuoso, e si chiama Firenze, forse non sai?, questo crudele flagello. Questa è la vipera avventatasi contro le viscere della madre; questa è la pecora malata che infetta col suo contagio il gregge del suo pastore.
Scritto in Toscana alla sorgente dell’Arno, il 17 aprile [1311], l’anno primo della faustissima venuta in Italia del divo Enrico.
p.133
Dal castello di Poppi 1311
La duchessa Gherardesca scrive all’Imperatrice Margherita
Epistole IX, X, XI
Narratore
Nella concitazione del momento, Dante, ospite del Conte Guido Novello in Poppi, si fa segretario di fiducia, diligente scrivano e amanuense della Contessa Gherardesca, moglie di Guido e figlia del Conte Ugolino. Con quale insistenza l’avrà incoraggiata a intraprendere un rapporto epistolare con l’Imperatrice Margherita di Brabante!
Gherardesca di Battifolle
Alla gloriosissima e clementissima signora Margherita per divina provvidenza regina dei Romani e sempre Augusta, Gherardesca di Battifolle per largita grazia di Dio e dell’Impero contessa palatina in Toscana, piegate umilmente le ginocchia, presenta la dovuta riverenza. La graditissima lettera della regale Benignità con gioia fu vista dai miei occhi e dalle mani fu presa con reverenza, come si convenne. Sappia, dacché lo chiede, la pia e serena Maestà dei Romani che al momento dell'invio di questa lettera il diletto consorte ed io, per dono del Signore, eravamo in buona salute, contenti di quella dei figli, tanto noi più lieti del solito, quanto i segni del risorgente Impero promettevano ormai tempi migliori. Così dunque esultando nel presente e nel futuro, ricorro senza alcuna esitazione alla clemenza
dell’Augusta e supplichevolmente rivolgo rispettose preghiere affinché vi degnate pormi sotto l’ombra sicurissima della vostra Altezza, e io sia sempre protetta, e appaia esser tale, dal violento assalto di ogni avversità.
Inviata dal castello di Poppi, il 18 maggio (1311), nel primo anno della faustissima venuta in Italia di Enrico Cesare.
(p.139 del libro)
Addio al Casentino
Narratore
Il brusco mutamento di fronte di Guido da Battifolle, il quale ad un certo momento abbandonerà la parte imperiale e verrà addirittura nominato vicario di Re Roberto d'Angiò per la Toscana, ci spiega da un lato l'abbandono, da parte di Dante, di queste terre, per riprendere le sue peregrinazioni all'ombra del "sacrosanto segno", e dall'altro il progressivo drastico indurirsi e inasprirsi del giudicare dantesco su uomini e cose casentinesi, quale è poeticamente documentato nella Commedia, in particolare nel canto XIV del Purgatorio. Non vi è infatti giudice meno benevolo, mi si conceda l'espressione, di un innamorato respinto e tradito. Dante si allontana così dal Casentino.
Prima Voce
Tra brutti porci, più degni di galle
che d’altro cibo fatto in uman uso,
dirizza prima il suo povero calle.
Botoli trova poi, venendo giuso,
ringhiosi più che non chiede lor possa,
e da lor disdegnosa torce il muso.
Vassi caggendo e quant'ella più ingrossa
tanto più trova di can farsi lupi
la maladetta e sventurata fossa.
Discesa poi per più pelaghi cupi
trova le volpi sì piene di froda
che non temono ingegno che le occupi.
Seconda voce
“O voi che sanz’alcuna pena siete,
e non so io perché, nel mondo gramo”,
diss’elli a noi, “guardate e attendete
a la miseria del maestro Adamo;
io ebbi, vivo, assai di quel ch’i’ volli,
e ora, lasso!, un gocciol d’acqua bramo.
Li ruscelletti che de’ verdi colli
del Casentin discendon giuso in Arno,
facendo i lor canali freddi e molli,
sempre mi stanno innanzi, e non indarno,
ché l’imagine lor vie più m’asciuga
che ‘l male ond’io nel volto mi discarno.
La rigida giustizia che mi fruga
tragge cagion del loco ov’io peccai
a metter più li miei sospiri in fuga.
Ivi è Romena, là dov’io falsai
la lega suggellata del Batista;
per ch’io il corpo sù arso lasciai.
Ma s'io vedessi qui l'anima trista
di Guido, d'Alessandro e di lor frate
per fonte Branda non darei la vista.
martedì, luglio 29, 2008
Presentazione al castello di Poppi - IV
Video quarta scena: Enrico VII in Italia, l'Italia all'inizio del 300, le grandi lettere dal Casentino:

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Testi
4 quadro
La grande speranza: Enrico imperatore p.113
Il 27 novembre i sette principi elettori di Germania, radunatisi in un convento di Francoforte, s'accordano finalmente per metter fine al periodo di sede vacante dell'Impero, dopo l'uccisione di Alberto I, e designano alla corona imperiale Enrico do Lussemburgo, di trentaquattro anni
Ma com'era l'Italia nel 1310? P.115
Il papato aveva avuto un periodo non breve di sede vacante. Poi con Celestino V era fallito l’esperimento spirituale, con Bonifacio VIII fallisce l’esperimento temporale, con Clemente V il pontefice è ormai vassallo del re di Francia, in Avignone.
L’Impero ormai da molti anni non è più punto di riferimento nelle mille contese tra feudatari e mercanti, tra città e campagna; l’Italia è una nave senza nocchiero in gran tempesta. La Sicilia si libera dai francesi con i vespri siciliani per far posto agli Aragonesi: Federico II ne fa campo di battaglia prima col fratello Giacomo poi con Carlo II d’Angiò. Genova ha sconfitto Pisa alla Meloria e poi Venezia a Curzola. Marco Polo, reduce dalle glorie del Catai, trova il tempo per dettare le sue memorie nelle prigioni genovesi, mentre Giotto ha da poco finito di dipingere la cappella degli Scrovegni a Padova.
l’industria tessile costituisce l’asse portante dello sviluppo economico; la lana proviene dalla Castiglia e dall’Inghilterra: Firenze, Lucca, Milano, Como, Bergamo, Brescia sono centri di produzione che eguagliano quelli delle Fiandre e della Francia del Nord. L’artigiano ha bisogno del mercante che procuri la materia prima e fornisca il denaro per il primo acquisto. Il mercante ha bisogno di vie di comunicazione sicure e libere da balzelli. Firenze chiede il passo alle città confinanti; se Arezzo, Siena, Pisa e Lucca si mettono sulla sua strada è guerra.
Dentro la città il mercante-artigiano guelfo chiede il passo al magnate ghibellino; il partito guelfo, una volta vincitore, si divide al suo interno. Bianco contro nero, popolo minuto contro popolo grasso, salariato contro proprietario...
p.117
Il momento è drammatico, altamente drammatico. Tutti gli antichi fuorusciti fiorentini, Ghibellini e Bianchi, sono intenti a seguire le mosse dell’alto Arrigo, e impazienti vorrebbero che egli non ponesse ulteriori indugi, e subito puntasse al cuore della Toscana. Con la speranza prende corpo in Dante una diversa o comunque più precisa convinzione politica. Dante, qui dal Casentino, scrive tre lunghe infuocate lettere ai Signori d’Italia, agli scelleratissimi fiorentini, al divo Enrico. Ancora fresca d’inchiostro la stesura del 6° canto del Purgatorio che di queste lettere costituisce la parafrasi. E che parafrasi.
Epistola V (settembre-ottobre 1310)
Alle sorgenti dell’Arno.
A tutti e ai singoli Re d’Italia e ai Senatori della santa città, nonché ai Duchi, Marchesi, Conti e ai Popoli, l’umile italiano Dante Alighieri fiorentino ed esule senza colpa invoca pace. “Ecco ora il tempo accettevole”, nel quale sorgono i segni della consolazione e della pace. Un giorno nuovo infatti comincia a splendere mostrando dal suo nascere l’aurora che già riduce le tenebre della lunga calamità; e già le brezze orientali si fanno più frequenti; rosseggia il cielo ai confini dell’orizzonte e conforta di dolce serenità le speranze delle genti. O Italia, ora degna di pietà perfino per i saraceni,
…asciuga le lacrime e cancella i segni dell’afflizione, o bellissima, è vicino colui che ti libererà dal carcere degli empi, che percuotendo a fil di spada i malvagi li disperderà e affiderà la sua vigna ad altri agricoltori che al tempo del raccolto diano in cambio il frutto di giustizia.
E voi che piangete oppressi “sollevate l’animo, ché vicina è la vostra salvezza”. Prendete il sarchio della buona umiltà e, spezzate le zolle della riarsa animosità, spianate il campicello della vostra mente affinché la pioggia celeste, venendo per caso prima che sia gettata la vostra semente, non cada a vuoto dall’alto. Non si ritragga da voi la grazia divina come la rugiada quotidiana dal sasso, ma come una valle feconda concepite e germinate il verde; il verde, dico, fruttifero di vera pace; e sulla vostra terra ritornata verdeggiante il nuovo agricoltore dei Romani aggiogherà con maggior rispetto e con maggiore fiducia i buoi della sua saggezza. Perdonate, perdonate già da ora, voi che con me avete sofferto ingiustizia, perché Colui dal quale come da un punto si biforca la potestà di Pietro e di Cesare, volentieri punisce la sua famiglia ma più volentieri ne ha pietà.
Agli scelleratissimi fiorentini
Epistola VI
Alle sorgenti dell’Arno 1311.
Dante Alighieri fiorentino ed esule senza colpa agli scelleratissimi Fiorentini che vivono tra le mura di Firenze.
La pia provvidenza dell’eterno Re che mentre perpetua nella sua bontà le cose del cielo, non abbandona disprezzandole le nostre cose di quaggiù, ha disposto che le cose umane debbano essere governate dal sacrosanto Impero dei Romani affinché nella serenità di tanto presidio il genere mortale abbia pace e civilmente possa vivere. O cinti da un ridicolo riparo confidate in qualche
difesa? O malvagiamente concordi! O acciecati da una incredibile passione! A che gioverà aver cinto di steccato la città, a che averla armata di ripari e di merli, quando sopravverrà l’aquila in campo d’oro terribile, che trasvolò superba un tempo i vasti mari?
Vedrete i vostri edifici... precipitare sotto i colpi dell’ariete, e, tristi, esser inceneriti dal fuoco.
Vedrete la plebe d’ogni intorno infuriante ora divisa a favore o contro, poi unita contro di voi gridare terribile perchè non sa essere affamata e timorosa insieme
E non vi accorgete, poiché siete ciechi, che è la cupidigia che vi domina, che vi blandisce con velenosi sussurri, che vi tiene costretti con minacce fallaci e vi imprigiona nella legge del peccato e vi proibisce di ubbidire alle santissime leggi che sono fatte a immagine della giustizia naturale; l’osservanza delle quali, se lieta, se libera, non solo è dimostrato che non è servitù, ma anzi, a chi guardi con perspicacia, appare chiaro che è la stessa suprema libertà. Se non volete dissimulare, riconoscete dunque che è giunto il tempo di pentirvi amarissimamente delle temerarie presunzioni.E un tardivo pentimento d’ora in poi non porterà il perdono, ma coinciderà con l’inizio di un tempestivo castigo. Scritto il 31 marzo 1311 in Toscana, alle sorgenti dell’Arno, nel primo anno della faustissima venuta di Enrico Cesare in Italia.
giovedì, luglio 24, 2008
Presentazione al castello di Poppi - III
Video terza scena: (L’amore tempestoso)

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Testi:
Narratore
Nell’Epistola IV, scritta ai primi del 1307, Dante, di ritorno da una importante ambasceria in Lunigiana, scrive al conte Moroello Malaspina e racconta che, appena giunto sulle rive dell’Arno, gli era apparsa davanti agli occhi una donna e che, malgrado ogni suo sforzo, Amore gli aveva cacciato dalla mente ogni proposito di tenersi lontano dalle donne e dalla poesia amorosa e lo aveva completamente sottomesso alla propria signoria.
Ero appena uscito dalla corte dove mi era stato possibile vivere in piena libertà, ed avevo posto sicuro ed incauto i piedi presso la corrente del Sarno, quando, ahimè, all’improvviso, non so come, mi apparve una donna, come folgore dall’alto, in tutto per costumi e bellezza conforme alle mie aspettative.O quanto fu il mio stupore a quella apparizione! Ma lo stupore cessò per il terrore del fragore che seguì. Poiché come ai diurni baleni succedono i tuoni, così alla vista della fiamma di questa bellezza, Amore tremendo ed imperioso mi ebbe suo, e feroce come un signore che rientri nelle sue terre dopo un lungo esilio, uccise o sbandì o imprigionò qualsiasi cosa fosse stata a lui contraria dentro di me. Soffocò dunque quel proposito lodevole per cui mi tenevo lontano dalle donne e dai loro canti, e cacciò empiamente come sospette le assidue meditazioni con le quali andavo considerando le cose del cielo e della terra. Infine, perché l’anima mia non potesse più ribellarsi contro di lui, mise in catene il mio libero arbitrio, sicché bisogna ch’io mi volga dove vuole lui e non io.
Amor, da che convien pur ch’io mi doglia
Perché la gente m’oda,
E mostri me d’ogni vertute spento,
Dammi savere a pianger come voglia,
Sì che ‘l duol che si snoda
Portin le mie parole com’io ‘l sento.
Io non posso fuggir ch’ella non vegna
Ne l’immagine mia,
se non come il pensier che la vi mena.
L’anima folle che al suo mal s’ingegna,
com’ella è bella e ria,
così dipinge e forma la sua pena.
Così m’hai concio, Amore, in mezzo l’Alpi,
Ne la valle del fiume
Lungo il qual sempre sopra me se’ forte:
…O montanina mia canzon, tu vai:
Forse vedrai Fiorenza, la mia terra,
Che fuor di sé mi serra,
Vota d’amore e nuda di pietade;
va’ dicendo: “Omai
Non vi può far lo mio fattor più guerra:
Là ond’io vegno una catena il serra
Tal che, se piega vostra crudeltate,
Non ha di ritornar qui libertate.
mercoledì, luglio 16, 2008

Giovedì 24 luglio alle ore 21,00
nel giardino della libreria Libri LIberi
Via san Gallo 25r -tel. 055.2658324
PASSO D’ARNO
LA STANZA DEI BALOCCHI
DI GIACOMO LEOPARDI
Di questo poeta “infinito” è diffusa fra noi un’immagine “lontana”, una sacra icona venerabile e vaga: insomma è più ammirato che letto… Non ci siamo accorti che Leopardi è il più grande autore teatrale italiano, la vis comica, l’arte del ridicolo, il rasoio dell’ironia, la forza dirompente delle sue “trovate”. Un genio di 26 anni con l’esperienza di un vecchio e la voglia di giocare di un bambino.
Ideato da Toni Comello, lo spettacolo presenta il Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, il Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo e il Dialogo di un Venditore di Almanacchi e di un Passeggere.
Gli interpreti:
Francesco Bellone, Angelo Rea, Letizia Sacco e Pietro Venè.
Ingresso 7 euro.
Vediamoci lì.
PS.
YouTube - TONI COMELLO dall'Inferno. Ulisse. Parte I
TONI COMELLO recita Dante. "ULISSE". canto XXVI dell'Inferno ...
www.youtube.com/watch?v=HDSVCAAXGEA
lunedì, giugno 09, 2008
Riabilitazione (II)
(seguito del post precedente)
Oggi, lunedi 9 giugno al Consiglio comunale di Firenze
Ufficio Stampa - Comune di Firenze
Palazzo Vecchio - P.za Signoria, 1 - 50122 Firenze
Tel. 055 276 8075 - Fax 055 276 8282
L'altra volta era andata così:
Il Sindaco-Podestà si chiama Guido (dei Guidi di Poppi). Siamo nel maggio 1315. Il 24 giugno è la festa di S. Giovanni a Firenze, città ormai stanca di risse e di vendette. Il nuovo Podestà è stato chiamato per riportare pace e serenità. Manca un mese alla festa. Niente di meglio che una bella Ordinanza che riporti in patria vecchie conoscenze, nobili, mercanti, artigiani, poeti ex ambasciatori e ormai noti personaggi. L'Impero non fa più paura, il papa si è trasferito in Francia, le gualchiere lungo l'Arno battono i panni a pieno ritmo, è l'inizio del boom che porta i lanieri fiorentini fin nei porti del Baltico, i banchieri della città del fiore prestano fiorini anche agli ebrei, si prepararano a raccoglier le tasse a romani e napoletani per conto del papa e degli angioini di Francia. Avanti c'è posto. Una bella processione per le vie di Firenze inargentate, un velo da penitente sulla testa, una preghiera pubblica a S.Giovanni Battista, una multa simbolica a sconto di tutti gli abusi edilizi e il condono è fatto. Per tutti, anche per lui.
Dante riceve sollecitazioni ripetute e insistenti da parenti e conoscenti. Ha davanti tante lettere e messaggi, di amici, di nipoti, di persone buone e influenti. Tra queste un monaco, un francescano dei tempi di Santa Croce o un domenicano di Santa Maria Novella, chissà.
Potrebbe davvero rientrare tra i suoi, ritrovare ogni cosa diletta più caramente, passeggiare per le vie di Firenze inargentate, contemplare l’Arno balsamo fino, ritrovare Gemma, i figli Pietro, Iacopo, Atonia, il fratello Francesco, la sorella Tana, gli amici di giovinezza, musici e letterati, poeti e stornellatori...
Qualche ora tormentata davanti allo scrittoio, forse una notte insonne, una risposta abbozzata, stracciata, ricomposta e poi ancora distrutta. Finalmente eccola qui, giunta fino a noi nella sua interezza.
Il grande rifiuto
(XII Lettera a un amico fiorentino maggio 1315)
Amico Fiorentino (All’amico fiorentino - la lettera è in latino)
Nella vostra lettera ricevuta con l’affettuoso rispetto dovuto ho appreso con mente grata e attenta considerazione quanto il mio ritorno in patria vi sia a cura e a cuore; e perciò tanto più strettamente mi avete obbligato quanto più di rado capita che gli esuli trovino amici.
Ma la risposta al contenuto di quella, anche se non sarà quale forse la pusillanimità di alcuni vorrebbe, io chiedo sentitamente che, prima di ogni giudizio, sia passata al vaglio della vostra saggezza.
Ecco dunque ciò che dalle lettere vostre e di mio nipote nonché di parecchi altri amici mi è stato comunicato, per l’ordinamento testé fatto a Firenze sull’assoluzione degli sbanditi, che se volessi pagare una certa quantità di denaro e volessi sopportare la vergogna dell’offerta, potrei essere assolto e ritornare subito.
Nella quale assoluzione invero due cose sono risibili e mal suggerite, o padre; dico mal suggerite da coloro che tali cose hanno scritte, giacché la vostra lettera formulata con diverso discernimento e saggezza niente di ciò conteneva.
Estne ista revocatio gratiosa qua Dantes Alagherii revocatur ad patriam, per trilustrium fere perpessus exilium? Hocne meruit innocentia manifesta quibuslibet? Hoc sudor et labor continuatus in studio?
E’ questa la grazia del richiamo con cui Dante Alighieri è richiamato in patria dopo aver patito quasi per tre lustri l’esilio? Questo ha meritato una innocenza evidente a chiunque? Questo i sudori e le fatiche continuate nello studio?
Lungi da un uomo familiare della filosofia una bassezza d’animo a tal punto fuor di ragione da accettare egli, quasi in ceppi, di essere offerto, a guisa di un Ciolo e di altri disgraziati.
Absit a viro predicante iustitiam ut perpessus iniurias, iniuriam inferentibus, velut benemerentibus, pecuniam suam solvat!
Lungi da un uomo che predica la giustizia il pagare, dopo aver patito ingiustizie, il suo denaro ai persecutori come a benefattori.
Non est hec via redeundi ad patriam, pater mi; sed si alia per vos ante aut deinde per alios invenitur que fame Dantisque honori non deroget, illam non lentis passibus acceptabo; quod si per nullam talem Florentia introitur, nunquam Florentiam introibo.
Non è questa la via del ritorno in patria, o padre mio; ma se una via diversa da voi prima o in seguito da altri si troverà che non deroghi alla fama e all’onore di Dante, quella non a lenti passi accetterò; che se non si entra a Firenze per una qualche siffatta via, a Firenze non entrerò mai.
Quidni? nonne solis astrorumque specula ubique conspiciam? nonne dulcissimas veritates potero speculari ubique sub celo, ni prius inglorium ymo ignominiosum populo Florentineque civitati me reddam? Quippe nec panis deficiet.
E che mai? Forse che non vedrò dovunque la luce del sole e degli astri? Forse che non potrò meditare le dolcissime verità dovunque sotto il cielo, se prima non mi riconsegni alla città, senza gloria e anzi ignominioso per il popolo fiorentino? Né certo il pane mancherà.
PS. Però, che carattere!
Restiamo in attesa della risposta di Dante all'Ordinanza 9 giugno 2008 del Comune di Firenze. Se non risponde, si può tentare con la richiesta di un'intervista.
Riabilitazione
Oggi, lunedi 9 giugno al Consiglio comunale di Firenze
Ufficio Stampa - Comune di Firenze
Palazzo Vecchio - P.za Signoria, 1 - 50122 Firenze
Tel. 055 276 8075 - Fax 055 276 8282
COMUNICATO STAMPA
Firenze, 07 Giugno 2008
NEL CONSIGLIO DI LUNEDÌ PROSSIMO LA MOZIONE PER «RIABILITARE DANTE ALIGHIERI»
Arriva in consiglio comunale la mozione per «promuovere una piena riabilitazione pubblica di Dante Alighieri revocandone formalmente la condanna inflitta nel 1302». Il documento, fatto proprio dalla quinta commissione, era stato presentato dai consiglieri Enrico Bosi e Massimo Pieri (Fi-Pdl), è all'ordine dei lavori della seduta di lunedì prossimo.
Tra le delibere quella che contiene il programma per «soppressione dei passaggi a livello e risanamento acustico» delle linee ferroviarie «Firenze - Chiusi - Firenze Campo di Marte - Firenze Rifredi» e quella per l'«adozione di una variante al piano regolatore generale relativa a cinque aree correlate al progetto definitivo di opera pubblica "Collettore emissario in sinistra d'Arno"».
Il consiglio comunale si aprirà alle 15 con le comunicazioni e le domande di attualità.
La storia
Le condanne inflitte nel 1302 sono, appunto due, e non una. La prima al confino per 2 anni, la seconda a morte per fuoco (arso vivo). La terza arriverà nel Novembre del 1315 (decapitazione per lui e figli maschi).
Prima condanna
27 gennaio 1302
In nome di Dio, amen.
Io Messer Cante dei Gabrielli da Gubbio, onorevole Potestà della Città di Firenze … nell’anno del Signore 1302, al tempo del Santissimo Padre Papa Bonifazio VIII, indizione quindicesima…
OMIS SIS
Essendomi venuto alle orecchie sulla base di pubbliche dicerie che
Dante Alighieri, durante il tempo del suo Priorato o dopo,
1 -aveva commesso per sé o per altri Baratterie, illeciti lucri, inique estorsioni in denaro o altre cose
2 – che lui o chi per lui aveva ricevuto denaro o altra utilità per far eleggere Priori o Gonfalonieri, ufficiali di distretto, per stanziamenti a favore di rettori e ufficiali del comune di Firenze;
3 – che aveva commesso frodi e baratterie di denaro o cose in danno del Comune di Firenze;
4 – che aveva fatto spendere denari contro il Sommo Pontefice e per impedire la venuta di re Carlo D’Angiò;
5 – che aveva commesso o fatto commettere frode, falsità, dolo, malizia, baratteria e grave estorsione e aveva operato per dividere la città di Pistoia causando l’espulsione da detta città dei Neri fedeli alla Chiesa Romana, staccandola dall’alleanza con Firenze, dalla soggezione alla Chiesa romana e a re Carlo, paciaro in Toscana;
ordino che detto messer Dante, insieme a Palmerio, Orlanduccio e Lippo,…
venga multato di 5.000 fiorini piccoli, che restituisca quello che ha illegittimamente estorto.
Se non obbedisca alla condanna entro il terzo giorno da oggi
che tutti i suoi beni siano confiscati, devastati e distrutti; e devastati e distrutti restino di proprietà comunale; che, anche se pagante, resti fuori della provincia di Toscana a confino per due anni; che sia escluso per sempre dai pubblici uffici come falsario e barattiere, che paghi la condanna o no.
Tale è la nostra sentenza di condanna. (Libro del chiodo, Firenze Archivio di Stato)
Seconda condanna
(10 marzo 1302)
In nome di Dio, amen.
noi Cante, predetto Podestà, diamo e proferiamo la sotto indicata Condanna:
Messer Andrea de Gherardini
Messer Lapo Saltarelli
Messer Palmerio Altoviti
Messer Donato Alberti
Lapo Ammuniti
Lapo Blondo
Gherardino Diodati
Corso di Alberto Ristori
Innami dei Ruffoli
Lapo Becca
Dante Allighieri
Orlanduccio Orlandi
Messer Simone Guidalotti
Messer Guccio Medico
Guido Bruno dei Falconieri
contro i quali si è proceduto a seguito della inquisizione del nostro ufficio e della nostra Curia per il fatto pervenuto alle orecchie nostre e della stessa nostra Corte « fama publica referente »;
…che se qualcuno dei predetti in qualsiasi tempo cadrà in potere del detto comune, sia bruciato col fuoco finché muoia. (Libro del chiodo cit.)
Lettera al Consiglio Comunale:
Al Presidente
ai Capigruppo
al Presidente Commisione Cultura del Consiglio Comunale di Firenze
Per dare credibilità alla revoca formale del bando del 1302 contro Dante Alighieri, che verrà discussa in Consiglio comunale fiorentino il 9 giugno, evitando di ridurla a una umiliante trovata pubblicitaria, chiedo ai consiglieri di accogliere e assumere lo sguardo dell'esule e attualizzarlo.
Sembra che si possa definire la genialità di Dante, nel suo nucleo fondamentale, come la capacità di rovesciare in positivo il senso del torto subito. E' il principio etico che soggiace ad ogni resurrezione: trasformare la condanna a morte in germe di vita. Dante lo dice con particolare trasporto emotivo e con emergenza poetica nel XXVII canto del Paradiso non a caso di fronte a Beatrice e a colloquio con Cacciaguida.
In sostanza, Dante attraverso il suo trisavolo rivela il principio etico che soggiace a tutta l'opera: il bando e la condanna a morte, che avrebbero potuto annullare lui e ferire profondamente la città tutta, dovrà trasformarsi con l'impegno di tutta la vita, con l'ingegno, con la capacità di comunicare, in fermento di crescita e di trasformazione creativa per tutti.
Cacciaguida lo invita a comunicare con coraggio la sua esperienza di vita, anche se a taluni ciò potrà dispiacere ("Ma nondimen, rimossa ogni menzogna, / tutta tua vision fa manifesta; / e lascia pur grattar dov'è la rogna"). Se la voce di Dante risulterà in un primo tempo molesta, quando sarà digesta (digerita) procurerà a tutti un nutrimento di vita (Questo tuo grido farà come vento,/ che le più alte cime più percuote).
Senza la forza interiore con cui Dante visse l'esilio e la condanna, senza il suo grido, senza la geniale scoperta di questo principio esistenziale ed etico capace di trasformare la morte in vita, forse non ci sarebbe stata la Divina Commedia.
E oggi il Consiglio e la Giunta comunali per rendere credibile l'annullamento della condanna sono chiamati ad assumere lo sguardo di Dante rivolgendolo alla realtà attuale: trasformare in risorsa positiva l'esperienza dei fuorusciti che vivono oggi a Firenze; "far manifesta la visione" di quanti oggi provano sulla loro pelle "come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e 'l salir per l'altrui scale", in modo da aiutare i fiorentini stessi a gestire positivamente e rendere "digesta" l'insicurezza e la paura.
Allora, il vero pregnante gesto di pentimento e di riscatto verso il "bandito" antico dovrebbe consistere nel rivedere nella sostanza se non annullare le recenti ordinanze e i progetti di modifica dei regolamenti di polizia comunale contro i "banditi" di oggi: lavavetri, accattoni, barboni, immigrati, dannati in genere. Lasciando il compito giustamente repressivo dell'illegalità delinquenziale agli organi statali preposti e potenziando invece come amministrazioni locali i servizi di socialità e accoglienza.
A causa di quei provvedimenti repressivi, Firenze, perfino lei, la città gentile dell'armonia e della misura, ha cambiato volto agli occhi del mondo, assumendo le sembianze arcigne della società della guerra mercantile globale di tutti contro tutti.
E' questo il messaggio che inevitabilmente è rimbalzato nei media diventando notizia di interesse mondiale. La "città sul monte", che nel secolo scorso ha animato e nutrito, nell'intero paese e a livello internazionale, la cultura della solidarietà, dell'accoglienza, della pace nella giustizia, grida la propria sconfitta di fronte al montare della violenza, dell'insicurezza e della paura e si piega fino a diventare apripista e capofila di una politica repressiva e intollerante. Non potendo aggredire le vere cause dell'insicurezza ci si affida al collaudato meccanismo del capro espiatorio: risorsa potente dell'impotenza politica.
Questo messaggio distruttivo potrebbe essere ribaltato o almeno attenuato se si assumesse l'etica dell'esule che ha animato la Divina Commedia.
La bandiera dantesca del riscatto degli esuli è stata tenuta alta a Firenze da tanti, individui ed associazioni, che non si sono mai piegati alle ricorrenti folate di vento xenofobo ma hanno lavorato spesso nel nascondimento per attualizzare la lezione dantesca.
Quest'anima solidale della città chiede che quella bandiera ideale dell'esule Dante venga attualizzata e fatta propria dal Consiglio e dalla Giunta comunali.
Firenze 8 giugno 2008 Enzo Mazzi
Riferimenti:
Poi giunse: «Figlio, queste son le chiose
di quel che ti fu detto; ecco le 'nsidie
che dietro a pochi giri son nascose.
Non vo' però ch'a' tuoi vicini invidie,
poscia che s'infutura la tua vita
vie più là che 'l punir di lor perfidie».
Poi che, tacendo, si mostrò spedita
l'anima santa di metter la trama
in quella tela ch'io le porsi ordita,
io cominciai, come colui che brama,
dubitando, consiglio da persona
che vede e vuol dirittamente e ama:
«Ben veggio, padre mio, sì come sprona
lo tempo verso me, per colpo darmi
tal, ch'è più grave a chi più s'abbandona;
per che di provedenza è buon ch'io m'armi,
sì che, se loco m'è tolto più caro,
io non perdessi li altri per miei carmi.
Giù per lo mondo sanza fine amaro,
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,
e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s'io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;
e s'io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico».
La luce in che rideva il mio tesoro
ch'io trovai lì, si fé prima corusca,
quale a raggio di sole specchio d'oro;
indi rispuose: «Coscienza fusca
o de la propria o de l'altrui vergogna
pur sentirà la tua parola brusca.
Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
tutta tua vision fa manifesta;
e lascia pur grattar dov'è la rogna.
Ché se la voce tua sarà molesta
nel primo gusto, vital nodrimento
lascerà poi, quando sarà digesta.
Questo tuo grido farà come vento,
che le più alte cime più percuote;
e ciò non fa d'onor poco argomento.
Però ti son mostrate in queste rote,
nel monte e ne la valle dolorosa
pur l'anime che son di fama note,
che l'animo di quel ch'ode, non posa
né ferma fede per essempro ch'aia
la sua radice incognita e ascosa,
né per altro argomento che non paia».
(Paradiso, XVII, 94-142)
sabato, giugno 07, 2008
Sandro Lombardi in 'Erodiade' di Testori

Nel Cortile del Museo Nazionale del Bargello fino al 6 giugno la tragica eroina impersonata da un attore brianzolo... | Fino all'8 giugno ore 21.15
CORTILE DEL MUSEO NAZIONALE
DEL BARGELLO
Soprintendenza Speciale P.S.A.E. e per il Polo Museale della Città di Firenze
Museo Nazionale del Bargello - Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Eti - Teatro della Pergola - Associazione "Amici del Bargello"
ERODIAS di Giovanni Testori
con un prologo da Mallarmè
di Patrizia Valduga
uno spettacolo di e con Sandro Lombardi
e con Ciro Masella
allestimento scenico Patrizia Scassellati
costumi Marion D'Amburgo
musiche originali Giancarlo Cardini
luci Gianni Pollini
suono Antonio Lovato
costumi Marion D'Amburgo
regista assistente Francesco Torrigiani
maestro di canto Francesca Della Monica
con il sostengo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Toscana
In occasione della mostra I grandi bronzi del Battistero l'arte di Vincenzo Danti discepolo di Michelangelo Museo Nazionale del Bargello, 16 aprile/7 settembre 2008 visitabile gratuitamente prima e dopo lo spettacolo.
Dopo i consensi riportati con Edipus, 1994, Cleopatràs, 1996, Due lai, 1998 e L'Ambleto, 2001, per ciascuno dei quali ha ricevuto il Premio Ubu come miglior interprete maschile dell'anno, Sandro Lombardi torna al teatro di Giovanni Testori.
Erodiàs costituisce il pannello centrale di un trittico, pubblicato postumo con il titolo Tre lai nel 1994. Si tratta di tre lamenti di morte, il primo dedicato a Cleopatra, l'ultimo alla Madonna, al centro del quale si colloca una delle eroine su cui più volte era tornato Testori: Erodiade, l'antica concubina di Erode che, presa di folle amore per Giovanni Battista e furente per il rifiuto oppostole, spinge la figlia Salomè a chiederne la testa.
In un teatrino di qualche cittadina brianzola, un attore, identificandosi con Erodiade, intona uno strampalato canto funebre e, rimproverando il Battista di esserle apparso troppo bello e seducente, si abbandona a un soliloquio appassionato e disperato. Repentini scarti d'umore spostano il clima dai toni alti della tragedia alla situazione quotidiana, anche baraccona e grottesca, di una stanca 'subrettona' dalle bellezze appassite. Lo spettacolo si gioca tutto nel contrasto tra il riferimento biblico col suo sfondo palestinese e la fastosità barocca di un linguaggio da teatro di varietà.
Ma un conto leggerlo nella scheda,
un conto vederlo
la sera del 6 giugno
(insieme a Paola, Gabriella, Rita).
Il cortile del Bargello
la sera è più che bello,
anche se ti vieni a trovar
sotto l'ombrello.
Il Bargello è un luogo molto adatto per rappresentare la morte: da lì partivano i condannati per esser condotti all'ultimo supplizio. Girando la cantonata trovi la porta della cappella con la prima fermata della via mortis (fuoco o decapitazione) che ti accompagnava fino al "luogo di giustizia" come ricorda il pannello sulla facciata:
Al primo piano del duegentesco Palazzo si trova la Cappella di Santa Maria Maddalena, dove sostavano i condannati a morte prima di iniziare il loro cammino verso il patibolo, assistiti dai confratelli della Compagnia dei Neri.
Il Bargello è un luogo molto adatto per rappresentare il ritorno alla vita: fu proprio qui, nel cortile aperto sul cielo, che Pietro Leopoldo di Lorena fece fondere, nella seconda metà del '700, gli strumenti di tortura, nel mentre l'araldo comunicava al mondo la fine per legge di quell'estrema tortura che si chiama condanna a morte per mano del boia.
Ragione per cui oggi tale diritto è rimasto in mano solo a 'drangheta, mafia, servizi segreti, e "governi canaglia".
Insomma ai terroristi.
Non per niente il Bargello s'intitola "palazzo non finito".
Scheda storica
Il cortile delle carceri
Teatro delle vicende politiche che videro contrapposti Papato e Impero, guelfi e ghibellini, nonché le fazioni cittadine in lotta per il potere, il palazzo fu testimone del progressivo decadere delle istituzioni repubblicane: all’affermarsi dell’egemonia medicea nella seconda metà del Quattrocento, con il trasferimento delle funzioni politiche a Palazzo Vecchio, divenne prima la sede del Consiglio di Giustizia e dei Giudici di Ruota, e dal 1574, sotto il principato di Cosimo I de’ Medici, fu trasformato in carcere cittadino. Dal Bargello (capo delle Guardie o di Piazza), che con l’aiuto dei suoi sbirri arrestava, interrogava e provvedeva anche ad eseguire le condanne, il palazzo ha derivato il nome che porta ancora oggi.
La trovi qui
giovedì, aprile 24, 2008
Firmerò i 3 referendum di Beppe Grillo.
Sostituisco Waffa con Wiva il 25 Aprile (stigli1933).
Quanto sopra l'ho scritto come commento sotto il video:
http://it.youtube.com/watch?v=0B9OfCNebN8
Ho fatto mille cortei da giovane negli anni sessanta e settanta. Mai al grido di Waffa. Lo stile è l'uomo. L'armata è molto variegata, gli sbocchi imprevedibili. Ma se ci sono Di Pietro e Travaglio, perchè non ci posso stare io? Qual'è l'alternativa?
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