barbabianca

   Don't curse the darkness; light a candle. (proverbio cinese)

 

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sabato, aprile 11, 2009
 

Pasqua 2009

Eliana, cara giovane vecchia amica di famiglia, è in Palestina con la carovana sport sotto l'assedio. Ci ha mandato questo comunicato (con preghiera di diffusione) relativo al diniego del governo israeliano di fare entrare a Gaza la carovana. 

 Non c’è niente da vedere, nessuno da incontrare. Con queste parole, Israele ha sancito il divieto assoluto di entrare a Gaza, dal check-point di Heretz, a una carovana internazionale composta da piu di duecento persone. Con un fax, viene confermato per l’ennesima volta l’apartheid in cui si trovano stritolati migliaia di palestinesi. Il muro che, con tanta solerzia, Israele ha costruito per isolare e rinchiudere il popolo palestinese deve essere inviolabile.
Perchè nessuno deve vedere ciò che esso contiene - macerie, dolore, diritti negati -, perchè nessuno deve poter parlare con le persone che all’ombra di quel muro ogni giorno vivono. Un muro eretto appositamente, per nascondere al mondo intero i crimini commessi da una superpotenza mondiale. Volevamo entrare a Gaza. Volevamo portare una speranza a quella terra straziata, un abbraccio di solidarietà che ricordasse agli occhi palestinesi che non sono soli. Volevamo essere lì con loro, testimoniare nel nostro paese la barbarie occidentale in Palestina, provare a infrangere l’iso lamento, la prigionia in cui sono costretti.
Gaza è un enorme prigione a cielo aperto, un carcere in cui è rinchiuso un popolo colpevole solamente di esistere, ma soprattutto di non chinare la testa. Il coraggio del popolo palestinese, il desiderio di vita nella propria terra è senza paragone, e per questo Israele, con l’aiuto e la complicità di tutti i governi occidentali, mette in campo forme di controllo totalitario e di repressione violenta e generalizzata con pochi precedenti nella storia. Da questo contesto inaccettabile prende forma il Muro. Cemento che serve a imprimere nei palestinesi la solitudine e l’isolamento dal resto del mondo, imponendo la sensazione che la vita stessa finisca a quel muro, bloccando informazioni, aiuti umanitari, circolazione di corpi, solidarietà. Un altro pezzo di un massacro in atto da troppo tempo. Con la carovana di "Sport sotto l’assedio" stiamo portando per i campi profughi palestinesi una speranza che ha la forma di un pallone. Siamo una squadra di calcio - maschile e femminile - che, attraverso lo sport, prova a portare un messaggio solidale di fratellanza. Giochiamo con squadre palestinesi, con ragazzi e ragazze, perchè il pallone parla la stessa lingua ovunque, quella antirazzista e contro ogni intolleranza, contro ogni guerra. Oltre duecento persone dall’Italia sono arrivate con le loro esperienze e le loro abilità - portando qui laboratori di musica, di teatro, di fotografia e di informatica -condividendole con le genti di questa terra, perchè il muro dell’ apartheid si rompe quotidianamente, ovunque. Volevamo infrangere il simbolo della cortina di silenzio e morte, e ci è stato impedito. Israele, come sempre, non vuole che i suoi progetti subiscano rallentamenti.
Denunciamo questa barbarie, denunciamo ai media internazionali, alla società civile, a chi ha nel cuore questa terra e il suo popolo, l’ennesima violazione di qualunque d iritto, l’ennesimo atto di guerra di una paventata democrazia che vorrebbe nascondere il sangue, le torture e il massacro di un popolo.
Non permetteremo che questo avvenga.
Stronger than a wall.
Without your freedom, we’ll never be free.
Carovana "Sport sotto l’assedio"
Palestina, 7 aprile 2009

Nota storica

Come scarafaggi in una botte

...una volta che essi siano stati chiusi dietro un muro di cemento di 25 piedi, non potranno nuocere in nessun modo. La loro sola scelta sarà di correre senza scopo avanti e indietro nelle loro città come scarafaggi in una botte, o smammare tutti insieme, che sarebbe la cosa migliore.
  Eitan, capo dello Staff di Israele parlando in una Commissione del Parlamento israeliano. 1983

Lo trovi qui



postato da stigli | 12:38 | commenti
usa , israele, europa, gaza


martedì, gennaio 20, 2009
 

L'appello

 Here is my plea: Let's not leave Barack Obama alone to clean up the mess. As he takes his oath today, please take one yourself -- to work harder than ever to end these wars, create universal health care, save our planet, end poverty, increase knowledge and establish a true government "of, by and for the people" (instead of "of, by and for the lobbyists, the bankers, and the war profiteers").

Questo  è il mio appello:  non lasciare Barack Obama solo a ripulire il disastro. Mentre fa il suo giuramento oggi, per favore, fatene uno anche voi -- di lavorare più duramene che  mai per metter fine a queste guerre, creare un sistema sanitario universale, salvare il nostro pianeta, porre fine alla povertà, migliorare le conoscenze e creare un vero governo, "del, per mezzo di e per" il popolo (invece di "del, per mezzo di e per i lobbisti, i banchieri, e i profittatori di guerra.
Michael Moore

Quando potremo fare noi un appello simile per clean up the mess of Italy?

Per intanto dovremmo tutti "lavorare duramente" per metter fine a questo nostro regime mediatico-gomorraico-teofascitaico.

Coraggio Italia. Buon 2009.

postato da stigli | 12:59 | commenti
usa , sos italia


lunedì, gennaio 19, 2009
 

Dividono i servi, dividon gli armenti

Mi viene in mente la visita di Nixon e Kissinger a Mao nei primi anni settanta. Fu decisa la spartizione del Vietnam: il Nord alla Cina, il Sud agli  Stati Uniti.
Fatta la pentola, mancò il coperchio...
 A differenza di
Corea del Nord, Corea del Sud... (coperchio dell'ONU).

1 - Vecchio progetto dei neocon Israele e Stati Uniti: Gaza all’Egitto e parti della Cisgiordania alla Giordania.
Fine all’opzione di due Stati, fine del pericolo di un unico stato con uguali diritti per israeliani e palestinesi.
(Coperchio dell'Europa)

Leggilo su Georgiamada

2 - Ora è tempo di manifestare, di chiamare all’ostracismo contro Israele, di domandare le dimissioni di Mubarak, ed è tempo di sostenere il legittimo governo di Gaza. Restate sintonizzati.  Israel Shamir  Leggi il suo articolo, ironico, poetico, netto come sempre.

3 - Ci sono alcuni bambini palestinesi dei Territori Occupati curati dal cancro in ospedali israeliani. Dio sa quale prezzo abbiano pagato le loro famiglie perchè venissero ricoverati là. Israel Radio si reca ogni giorno all’ospedale per domandare ai poveri genitori di dire agli ascoltatori israeliani quanto giusto sia Israele nei suoi attacchi e quanto malvagio sia Hamas nella sua difesa. Non c’è limite all’ipocrisia che una "giusta furia" produce.

...se non si vuole appoggiare la violenza, come strumento per contrastarla c’è solamente un’altra via davanti a noi: sfidare frontalmente questa cieca convinzione morale come una cattiva ideologia che si propone di occultare delle atrocità.

Dobbiamo provare a spiegare non solo al mondo, ma anche agli israeliani stessi, che il Sionismo è un’ideologia che appoggia la pulizia etnica, l’occupazione, e ora l’omicidio di massa.

Leggilo su Haramlik E' un ebreo che parla. (Ilan Pappe )

Nota intravagante

Il forte si mesce col vinto nemico,
col novo signore rimane l'antico;
l'un popolo e l'altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
si posano insieme sui campi cruenti
d'un volgo disperso che nome non ha.

Adelchi Coro dell'atto III

postato da stigli | 10:50 | commenti
usa , israele, gaza


giovedì, novembre 20, 2008
 

Oh,bama! IV

Visto da New York

Come viene vissuta a New York la vittoria di Obama

Intervista di Antonio Venier a Stefano Spadoni

 Come ha accolto questa vittoria e cosa ne pensa  il newyorkese medio?

New York è una città a larga maggioranza democratica per cui si è festeggiato come si fa in Italia quando vince la nazionale: la gente è uscita in strada fino a tarda notte e in molte zone le auto hanno dovuto rallentare per sfilare in mezzo ad ali di folla festante. Niente bandiere, ma al loro posto ritratti e distintivi di Obama.
In realtà non si festeggiava una vittoria in un campionato ma l'acquisto di un giovane, famoso centravanti che promette miracoli.

Vuoi dire che Obama è stato scelto soprattutto per il carattere carismatico della sua personalità?

La sua personalità, più che il suo programma, ha inciso sicuramente sul risultato. Dal 20 gennaio però si cominceranno a giocare le vere partite sul campo dove bisogna segnare dei goal e vincere un campionato. Nel quale le altre squadre si chiamano crisi economica e terrorismo.

Si è votato puntando sul nuovo, sul futuro e soprattutto contro il fallimento Bush: non per la guerra in Iraq (con solo quella sul tavolo avrebbe vinto McCain), ma per la crisi economica scoppiata – per Obama - proprio al momento giusto.

Che ruolo hanno giocato i media nella sua elezione?

I media sono stati largamente dalla parte di Obama...

Che strada prenderà ora Obama?

Se vuole assicurarsi la rielezione nel 2012 dovrà presentarsi probabilmente come un moderato e un unificatore.
...
E' il nuovo presidente degli Stati Uniti e a lui va il merito di aver portato i giovani alle urne, suscitato speranze, affascinato gli elettori e saputo condurre una campagna moderna e vincente.

Quali si pensa a New York dovrebbero essere le priorità di Obama?

Sicuramente l’economia, più del terrorismo.

Cosa si pensa della frase di Berlusconi sull'abbronzatura di Obama?

Dipende dalla parte politica a cui si appartiene. Per i democratici che sono politically correct è un insulto o comunque una gaffe, per gli altri solo una battuta.

Come sta vivendo la crisi New York?

New York è profondamente legata all’andamento della Borsa e quindi sta soffrendo. Nel settore ristoranti si parla di un calo medio del 25% e molti arrivano al 75% di minori presenze. Ma la città resta viva ...

Qual è il problema più grave che credi abbia Obama oggi davanti a sé: le guerre? il terrorismo? la crisi?

La crisi economica potrebbe secondo alcuni seguire il normale ciclo economico e rientrare tra circa 9 mesi, un anno. L’entusiasmo popolare e l’appoggio incondizionato della stampa aiuteranno moltissimo Obama a superare le crisi interne. Tra l’altro il partito repubblicano è sbandato, alla ricerca di una propria linea e di nuovi leader, per cui molti tra i suoi esponenti potrebbero addirittura disertare in previsione di 8 anni di Obama e di altri 8 – è una battuta ma non tanto - di… Michelle Obama.
La vera incognita è la politica estera. ...
Altra variabile il terrorismo ...
Obama ha votato con Bush per provvedimenti come quello che di fatto ha permesso le intercettazioni (non consentendo cause contro le compagnie telefoniche che le hanno realizzate) ma ha dichiarato che vuole chiudere Guantanamo anche se non si capisce cosa vuol fare dei prigionieri.
...E poi c’è l’Afghanistan che potrebbe diventare in futuro il prossimo Vietnam
 
Leggi tutta l'intervista

Conclusione (delle 4 puntate):

Non è il presidente Obama la cosa importante.

 E' l'elettorato di Obama.

Questo è il problema del gruppo di potere israelstatunitenswallstreetcitydilondra
che finora se l'è cavata con gli assassini mirati
degli uomini eccellenti
e l'invenzione del terrorismo.

Vita dura anche per loro.

postato da stigli | 19:51 | commenti
usa , stati uniti, elezioni


venerdì, novembre 14, 2008
 

Oh,bama! III

Obama visto da

Webster Tarpley



Tarpley, già noto come critico spietato dei neoconservatori, è anche autore di due libri citici su Obama usciti nel 2008, che comprendono il pamphlet Obama: The Postmodern Coup e Obama: The Unauthorized Biography, la prima e unica "biografia non autorizzata" di Barack Obama. Secondo Tarpley, è di primaria importanza indagare sulle origini di Obama e sull'ambiente che lo circonda. Indagando sugli anni della formazione di Obama, Tarpley ha scoperto che il neopresidente americano si è laureato con lo stratega Zbigniew Brzezinski  con una tesi sullo smantellamento dell'arsenale nucleare russo. Brzezinski è stato il consigliere militare del presidente Carter e si compiace di aver creato, fomentando e finanziando i militanti islamisti, la famosa "trappola afgana", un "Vietnam afgano" che costò caro all'Unione Sovietica (si veda la sua intervista al "Nouvelle Observateur", 15-21 gennaio 1998). Lo stesso Obama ha dichiarato pubblicamente la sua grande gratitudine e fiducia nei confronti di Brzezinski (http://it.youtube.com/watch?v=ASlETEx0T-I). Inoltre Tarpley, anche sulla base di altri dati relativi agli uomini con cui Obama ha avuto a che fare, sostiene che Obama è fortemente vincolato alla Commissione Trilaterale (fondata dallo stesso Brzezinski) e da un ambiente politico-economico corrotto. Tarpley ritiene che si possano vedere forti analogie con la nascita del fascismo italiano: nelle spavalde politiche internazionali propugnate da Obama (che includono, per esempio, l'idea di attaccare il Pakistan, o di aumentare i soldati in Afghanistan); nel giovanilismo della "obamania", il "culto" di Obama che, nei suoi discorsi, basati su formule vuote ripetute a non finire (come il famoso "change"), viene osannato da masse di giovani pseudo-ribelli; nel disastrato contesto socio-economico statunitense (già privato di libertà fondamentali, per esempio, con il Patriot Act). Le tesi di Tarpley, apparentemente estreme ma giudicate credibili e rilevanti da esperti come Jerome Corsi e Robert Steele, ventilano il rischio di trascinare l'America in una nuova forma di fascismo morbido su base carismatica. La presidenza Obama potrebbe essere, secondo Tarpley, parte di un grande piano strategico volto a: 1) rispolverare l'immagine degli USA come paese pacifico e accogliente, dopo la disastrosa presidenza Bush, con consensi al minimo e con alle spalle due tragiche guerre mai vinte, e con lo spettro di una "guerra infinita" 2) uno smembramento delle potenze crescenti di Russia e Cina. Questo, secondo Tarpley, se avvenisse con una strategia tipica di Brzezinski, comporterebbe la "cacciata" dei cinesi dalle risorse petrolifere africane. L'uomo giusto per intessere la giusta rete di rapporti con l'africa, in tal caso sarebbe nientemeno che un uomo di origini africane. I cinesi, conseguentemente, sarebbero costretti a cercare il petrolio soprattutto in Siberia, e questo potrebbe portare a forti tensioni Cina-Russia. L'obiettivo di Brzezinski sarebbe, appunto, quello di provocare uno scontro fra queste potenze crescenti tramite operazioni militari e insurrezionali clandestine, sulla scia di quelle proposte e realizzate dallo stesso Brzezinski specialmente con la guerra URSS-Afghanistan degli anni Ottanta, la quale contribuì a determinare il collasso economico sovietico.

Tarpley ha completato gli studi a Princeton nel 1966 in inglese e italiano (summa cum laude) e Phi Beta Kappa; è stato studente Fulbright all'Università di Torino. Ha un master in materie umanistiche (Skidmore College). Ha collaborato con vari giornali e riviste, statunitensi, italiane, del Vaticano e di altri paesi; è stato commentatore e portavoce del movimento per la verità sull'11/9 sulla CNN e su Fox News, due fra le reti televisive statunitensi più seguite. Ha partecipato al film italiano Zero (2007), di Franco Fracassi e Giulietto Chiesa.

Se così è, allegria!

 

Oh,bama! II

Occhio anche a lui!


Debra Sweet
  (ascoltala e guardala cliccando sulla foto)


UPCOMING NYC EVENT: No Matter Who is President: STOP Endless Wars for Empire! PDF Print E-mail
  Non è questione di chi fa il Presidente: bisogna farla finita con le guerre senza fine  per l'Impero.
I Was on 125th Street in Harlem Tuesday Night
PDF Print E-mail
Friday, 07 November 2008

By Debra Sweet
 
I was on 125th Street in Harlem Tuesday night, and down through Manhattan until late, among people dancing in the streets, honking horns, blocking streets with joy at the election of Barack Obama. 
 Martedi sera ero alla 125ma strada in Harlem e poi giù per Manhattan fino a tardi, in mezzo a gente che ballava nelle strade, azionando il clacson, bloccando le strade per la gioia dell'elezione di Obama. 
As we promised, World Can't Wait was at Grant Park (left, with banner reading, "No More Wars for Empire") and other locations around the country, talking with people, experiencing the moment, and yes...arguing with and learning from people on what they think Obama will change. My favorite moment was an exchange with an African American woman, age 75.  I was wearing the orange "no attack on Iran" t-shirt.  She pointed to it and said, "I see you haven't drunk the kool-aid...You know, that's what Obama wants to do!"
Come promesso, noi di "Il mondo non può aspettare" eravamo al Parco Grant con lo striscione: Non più guerre per l'Impero e anche in altre zone per tutto il paese, parlando con la gente, vivendo quel momento, e, sì...discutendo e litigando su quello che la gente pensava riguardo ai cambiamenti che si aspettava da Obama.
Il mio più bel momento è stato uno scambio con una donna afroamericana di 75 anni. Io portavo la maglietta arancione con la scritta "no all'attacco all'Iran". Lei la indicò e disse: Vedo che tu non hai bevuto alla salute...tu hai capito quello che Obama vuol fare!

 

Stop thinking like an American, and start thinking like someone who cares for the whole planet.
Smetti di pensare come un Americano e comincia a pensare come un essere umano che fa parte dell'intero pianeta.

What is there to celebrate in an Obama presidency? Making us feel good about the country again when Obama is trying to unite us to behind what he calls "the good war" in Afghanistan?  While people in the US were lining up to vote, a US air strike on an Afghan wedding party killed 34 civilians.  Another strike killed 7 more yesterday.
Obama vuol portare fino in fondo la "giusta guerra" in Afghanistan: mentre la gente faceva la fila qui per votare, un attacco aereo US uccideva 34 persone riunite per una festa di matrimonio. E ieri altri 7 civili.
Obama, the "anti-war" candidate, wants to leave 50 to 80,000 troops in Iraq, and move more combat brigades to Afghanistan.  He promises to increase the US military by 92,000, ready to project American empire further on the lives of kids in high school now. Obama proposed sending drones and special forces into Pakistan - a sovereign country - and the Bush regime secretly began attacks on Pakistan in July, which have killed scores of civilians, as part of the Bush doctrine of pre-emptive war.
Obama è pronto a realizzare il progetto dell'Impero Americano con la vita dei nostri ragazzi che ora sono alle elementari...

 

Da bloggerdiguerra

http://www.worldcantwait.net/index.php?option=com_content&task=view&id=5141&Itemid=289


giovedì, novembre 13, 2008
 

Oh,bama! I

Parliamone anche noi. E' il più bel prodotto della grande oligarchia americana. Infatti gli USA non sono una democrazia, non lo sono mai stati. Parola di Howard Zinn, Storia del popolo americano dal 1492 a oggi...
 La "democrazia" statunitense è quindi nata a sostegno dei potenti e ha sempre agito in nome del cosiddetto "interesse nazionale", legittimato dalla retorica nazionalista e dalle falsificazioni storiche.
 .

Tutti possiamo essere Obama

La pallottola che uccise Martin Luther King è rientrata nel fucile, i pugni chiusi di Tommie Smith e John Carlos si aprono e ci salutano da Città del Messico, Rosa Parks (nella foto) può tranquillamente rimanere seduta sull'autobus che la porta al lavoro e sorridere dal finestrino, a Montgomery, in Alabama.  
(Rosa Parks è l'espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà. "Rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future" . Luther King.)
Oggi è un nuovo giorno per l'America, la lunga notte è terminata, l'incubo dal quale sembrava non dovessimo uscire mai si è trasformato in un sogno planetario. La notizia che il popolo statunitense ha portato un nero alla Casa Bianca apre i cuori e spinge ovunque a sperare di nuovo nell'essere umano. In Italia, mentre Berlusconi e i berluscones si rendono conto che la democrazia americana gli ha giocato un brutto scherzo, gli immigrati extracomunitari hanno acquisito tutti gli occhi del neopresidente Obama. Se qualcuno dovesse minacciarli d'ora in avanti potranno dirgli: Guarda che se continui così chiamo mio fratello Barack!.

...Poco importa se in Italia non si vede un politico che assomigli lontanamente a Obama: la lezione americana insegna che tutti possiamo essere Obama.
Lo siamo nelle scuole (Obama sono gli studenti che non si fanno intimidire dalla Gelmini, né dai picchiatori fascisti coperti dal Viminale e incitati dal miserevole e misericordioso Cossiga), lo siamo nel Casertano (Obama sono gli immigrati che si sono ribellati per primi alla camorra), lo siamo nelle nostre case e nei luoghi di lavoro (Obama sono coloro che s'indignano contro il trio della paura e dei misteri, Andreotti-Gelli-Dell'Utri, che racconta il Novecento a Odeon tv), lo siamo nelle città del Sud (Obama sono i ragazzi di Locri, di Palermo, di Catania che fanno informazione dal basso e scendono in piazza per difendere la parte migliore della magistratura). Lo siamo e possiamo esserlo nel nostro piccolo, ogni giorno.
Riccardo De Gennaro (citato da Riccardo Oriolo). 
D'accordo, condivido e, accanto a Luther King aggiungo Malcom X.

Caro Obama, con la tua vittoria si può sognare un mondo migliore...
 NELSON MANDELA (nella lettera a Obama)

E' vero anche questo:  in questi giorni tutti stiamo sognando di poter sognare.

Yes, we can. Video.
(continua).

postato da stigli | 23:21 | commenti
usa , elezioni
 

I have a dream

postato da stigli | 15:52 | commenti
usa , guerra


giovedì, settembre 11, 2008
 

Fa impressione

Fa impressione

vedere Bush e Rumsfeld a Ground Zero, a consolare i parenti dei morti ammazzati. Hitler che manda i fiori alla vedova di Rommel.

Fa impressione vedere Napolitano presiedere l'assemblea delle alte cariche dello Stato e chiedere: maggiore unione con gli Stati U. nella lotta al terrorismo, ma nel rispetto dei diritti umani, e senza tortura. "BrigUSate Rosse, come Aldo Moro no!, anche se Kissinger e l'Ambasciatore danno il via. Vi raddopppieremo Vicenza".

PS. Fa impressione star qui a scrivere sull'aria intorno alle 11 di sera e ritrovarsi due commenti al post ancora quasi non postato. C'era bisogno di scomodare Renzo Piano per mettere una urna-piramide di marmo intorno a un corpo imbalsamato e riverniciato in faccia, per sollecitare la mente umana a prodursi miracoli con certificazione vaticana?

Anche la Madonna di Lourdes ha ceduto in questi giorni alle insistenze dei pii visionari, ma penso gli sia scappato per innata bontà. Sempre meno convinta.
Buona notte anche a te, regina pacis, regina senza regno.



mercoledì, settembre 10, 2008
 

11 settembre 1973

Abbiamo anche la data in comune

Video (Ken Loach, 10')

 

911- Nineleven

Intervista a Webster Griffin Tarpley

Intervista a Webster Griffin Tarpley

Guarda nel formato RealPlayer - ADSL Guarda nel formato Windows Media Player - ADSL Guarda e scarica nel formato DivX Scarica il filmato Listen to MP3 format

Chi è Webster Tarpley

 



domenica, settembre 07, 2008
 

Vicenza

Oggi qui Vicenza 6-9-08

aperitivo con video

Buona domenica. Siamo ancora sopra la lunga coda della cometa estiva 2008.

Ma anche qui.

Ma non c'è due senza il tre.

Paola mi legge un passo de "Il vecchio con gli stivali", di Vitaliano Brancati:
"Aldo!" gridò lei. "Vieni! Mettiti a letto! Devo dirti una cosa." Egli arrossì vivamente, come se la moglie lo avesse sorpreso ad assaggiare la pasta nella pignatta, e compiute in fretta le solite operazioni della sera, presto fu sotto le coltri . "In fondo," disse la moglie, "i! fascismo è una gran bella cosa!"
"Non dico di no," fece egli che, nei giudizi, era sempre rispettoso. . "Ha fatto le strade; c'è ordine; nessuno più disturba i galantuomini; ti ricordi quando i comunisti ti fischiarono perché avevi in mano i! pacchetto di dolci, che non era nostro ...?" "Era del signor sindaco," disse Aldo Piscitello. "Mi piace come fa crescere i giovani! Guarda che i giovani vanno pazzi per Mussolini!"
"Non dico di no, non dico di no! Ma io mi son fatto sempre gli affari miei, e ora non so che cosa vogliano con questo fascismo!" "Senti!" disse la moglie che cominciava a stizzirsi, "Mille e mille persone meglio di te e di me dicono che i! fascismo è una grande cosa, e tu fai tante storie per diventare fascista?"
"Oh, io ne sono onorato! Ma vedi? .."
"E il Papa? Sai cos'ha detto il Papa? Che quell'uomo lo ha mandato la Provvidenza! Ora se i! Papa, che è Vicario di Dio in terra, non ci pensa due volte ..."
E così continuò la moglie, finché levandosi, nella foga dell'eloquenza, sul gomito destro, s'accorse che i! marito dormiva. Piano piano ricadde supina e seguitò a ragionare per conto suo. Verso le due del mattino, non potendo più resistere alla maligna esultanza che le dava la conclusione cui era pervenuta ragionando, svegliò i! marito: "No, tu mi devi dire questo: ti credi meglio del Papa? "
"Che? .. No!.. il Papa?" esclamò Aldo Piscitello nello spavento che gl'incutevano di notte le idee di Papa, Imperatori, Re, Dittatori, Ministri, Generali, tanto simili per lui ai baratri profondi e tenebrosi nei quali non abita che il vento. Ma poi si calmò, richiuse gli occhi, e piano piano, tra una bollicina di saliva, disse: "Domani m'iscrivo al fascio!"

...
Il 9 luglio Piscitello si ammalò di tifo. Per due giorni, ebbe la gioia di riposare le gambe indolenzite dalle marce, e conversare la sera con un medico molto ammodo, che gli sedeva al capezzale per riferirgli piano le notizie di radio Londra e ogni tanto sollevava una natica e infilava nell' aria qualcosa che poi faceva dire alla signora:
"Sarebbe bene aprire, qualche volta!"

"Dottore," implorava Piscitello, stordito dal mal di capo, dalla febbre e da una felicità rabbiosa come la febbre. "Glielo dica lei, a mia moglie, che quell'uomo ci ha rovinati!"

"E che bisogno c'è che lo dica io?" rispondeva il medico. "Basta affacciarsi e guardare!"

La moglie stava ritta e muta davanti al letto, fissando la testa calva del marito arrossata dalla febbre.

"Sì! È inutile che mi guardi!" diceva egli. "Ci ha rovinati! Lo direi a tutti, non me ne importa del confino e del carcere, ci ha rovinati, si è bevuto il nostro sangue!"

"Non gridi, signor Piscitello!" consigliava il medico. "Le fa male!"

"Ma ora verranno gl'inglesi e gli americani e gli daranno tanti cinque e cinquantacinque da levargli l'appetito! Gli calerà, il naso, ai gerarchi!"

Furono le ultime parole chiare e ordinate che egli disse, perché dopo s'impadronì di lui il delirio. E non vide, o almeno vide come in sogno, che lo portavano all'ospedale di Giarre; e qui lo abbandonarono tutti, fuorché le mosche che piovvero e rotolarono sul suo lenzuolo, umide e fitte come un mucchio d'uva passa. Migliaia di mosche stavano notte e giorno su di lui, alzandosi rabbiose per un istante quando egli si voltava, ma subito tornando a calzarlo dalla fronte ai piedi. Gliene camminavano sulla testa calva e sul naso; alcune gli giungevano fino all' orlo dell' occhio e voleevano entrare, ma poi si accontentavano di bagnarvi una zampetta; alcune si introducevano nell' orecchia suscitanndogli un desiderio di sternutire e di ridere che gli torceva la faccia come un morso di cavallo. Proprio questa smorfia fece dire a un medico, il solo che, passando di corsa per quella stanza, gli gettasse uno sguardo: "Il signore mi pare che ci saluti!"

I colpiti, gli squarciati, i mutilati dalle bombe riempivano le sale accanto, e i pochi medici dell' ospedale non aveevano tempo di badare a quel vecchietto privo di ferite. Mancava la garza, mancava il cotone idrofilo. Non sapevano, i poveri medici, come spiegare ai feriti che avevano commesso un atto spaventosamente leggero, una monelleria fuori posto da pagarsi coi più atroci dolori, a non morir subito tra le rovine come tanti loro compagni.

Finalmente una bordata dal mare mandò ruzzoloni quel miserabile carnaio, e Aldo Piscitello, con una leggerissima ferita alla fronte, fu trasportato di nuovo a casa, nel paesino dell'Etna, e restituito ai suoi che già lo piangevano morto.

Ma egli guarì, malignamente guarì, ed era al balcone quando un' armata straniera scorreva per le strade di tutte le città, e i paesini dell'Etna, su carri, carri armati, fusti di Cannone, auto, motocicli, trattrici, furgoni, furgoncini, e il frastuono e il rotolio ne andavano al cielo, al mare, sotterrra, scacciando gli uccelli dai boschi, i topi dalle chiaviche, confinando sulle tegole i gatti digiuni.

Aldo Piscitello salutava i soldati seminudi e di pelo rossso alzando l'indice e il medio, credeva che tutti lo conoscessero...

 Vitaliano Brancati, tutti i racconti, Bompiani, p.p. 389-390, p.411 .

Oggi leggerò tutto il racconto.

postato da stigli | 12:32 | commenti
italia, usa , pacifismo


martedì, giugno 24, 2008
 

Cuba, Venezuela, Bolivia

Stampa non rassegnata

La singolare scelta delle notizie sull'America Latina

di Ginni Minà - da Latinoamerica
L'informazione dei nostri media sull'America latina e particolarmente su nazioni indigeste agli Stati uniti come Cuba, Venezuela o Bolivia, è stata sempre scorretta e spesso perfino grottesca. Ma ci sono periodi, come quello attuale, di profonda crisi dell'immagine degli Stati uniti e della credibilità dell'Occidente, in cui questo atteggiamento diventa quasi un insulto per l'intelligenza degli stessi lettori.

La preoccupazione più palese dei nostri media, negli stessi giorni di queste notizie, era che Raúl Castro, riaprendo le porte degli alberghi di lusso ai cubani, non avesse considerato il fatto che, magari, una notte al mitico hotel Nacional de l’Avana costasse a un cittadino medio l’equivalente di dieci stipendi. Come se tutti i francesi, specie quelli delle banlieues, si potessero permettere una suite al Ritz di Parigi, o come se i milioni di esseri umani che in Brasile vivono nelle favelas avessero la consuetudine di passare qualche giorno negli alberghi di Ipanema o di Leblon a Rio de Janeiro. Se è lo stato a vietarti un consumo per assicurarti magari un’assistenza, una tutela, non è accettabile. Ma se te lo nega il mercato invece sì. Quando, negli anni ‘90, crollò il comunismo sovietico e vennero meno i rapporti economici con i paesi del Comecon, Cuba, che [forse è il caso di ricordarlo] è un’isola dei Caraibi e non il Liechtenstein, l’Olanda o la Spagna, puntò tutto sul turismo. Ma, come ha ricordato in questo numero di Latinoamerica Salim Lamrani, non aveva abbastanza strutture per accogliere la massa di turisti che avrebbero assicurato la sopravvivenza al paese, ancora strangolato dall’immorale e antistorico embargo degli Stati uniti. Dare quindi la precedenza ai turisti stranieri, portatori di valuta pregiata, è stata per lungo tempo una scelta obbligata. Ma per cogliere questi aspetti ci vorrebbe un po’ di onestà intellettuale, che per Cuba dalle nostre parti non c’è mai.

Così si preferisce scoprire l’acqua calda segnalando la voglia di consumi di molti giovani, dimenticandosi sistematicamente, per esempio che, nello stesso continente, ci sono 40 milioni di nordamericani che sognano uno straccio di assistenza sanitaria e 60 milioni di brasiliani per i quali il presidente Lula ha dovuto inventare il piano Fame zero, il più grande progetto di assistenza alimentare mai varato al mondo, per assicurare tre pasti al giorno a ognuno di questi indigenti. Questo panorama non impedisce però, per esempio, alla collega Alessandra Coppola del Corriere della Sera, di dolersi per il nascente fenomeno rappresentato da alcuni cubani che lasciano le loro anguste realtà native sognando una realtà migliore a l’Avana, la grande capitale, dove sono già nate piccole baraccopoli. È inutile ricordare che, proprio per quello che abbiamo imputato sempre alla Rivoluzione, la sua chiusura, la sua diffidenza verso gli stili di vita del capitalismo trionfante, Cuba si era finora salvata dal fenomeno dell’urbanizzazione che ha reso un incubo la vita della maggior parte degli abitanti di megalopoli come Città del Messico, Mumbai, San Paolo del Brasile, Buenos Aires o Nairobi, dove un’umanità privata di igiene, istruzione, sanità e di qualunque altra assistenza, dovrebbe, per le logiche dell’economia neoliberale, sopravvivere con meno di un dollaro al giorno. Sempre sul Corriere Claudio Magris si chiede se “il regime avrà la capacità o meno di attuare una reale trasformazione, ossia di gestire il proprio trapasso in una società democratica e liberale”.

Al professore umilmente segnalo che, visti i risultati che la parola “liberale” ha partorito in America latina, mortificando perfino la parola democrazia, è molto difficile che Cuba, malgrado tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, si consegni mani e piedi a questa dottrina politico-economica. E tanto meno i cubani, se li conosco bene dopo più di trent’anni che frequento l’isola, giudicherebbero una vittoria e un merito una “graduale auto-abolizione della Rivoluzione”.

In questi mesi in cui fioccavano le efferatezze che ho prima messo in fila e la grande stampa, imperterrita, come fa da mezzo secolo, continuava, sbagliando le previsioni, a chiedersi dove andasse Cuba dopo Fidel, mi è piaciuta una risposta di Padura Fuentes, uno scrittore spesso critico con la Rivoluzione e per questo molto più intervistato di Senel Paz o di altri: “Cuba cambierà? Dipende dagli Usa”. Perché questa è la realtà. Non a caso Obama è stato l’unico a criticare, anche se con prudenza, l’embargo e ad accennare la possibilità di ridimensionarlo o di cancellarlo. La Cuba di Raúl sta lanciando dei segnali, ma se gli Stati uniti risponderanno con i soliti accenti, la Rivoluzione non aspetterà molto a rivedere alcune aperture fatte. Sempre che la realtà in divenire dell’America latina tesa al raggiungimento dell’unità continentale, non rassicuri Cuba che il tempo di vivere assediata è finito. Ma non sarà facile raggiungere questo risultato. Gli Stati uniti di Bush jr, anche nell’anno appena trascorso, hanno stanziato 140 milioni di dollari per favorire l’agognato “cambio” politico nell’isola, che significa poi il solito funzionario Usa, preferibilmente proveniente dalla Cia, che prepara il terreno per le razzie delle multinazionali e per mettere al governo fidati esecutori delle direttive che arrivano dall’economia Usa.

Per leggere tutto l'rticolo apri il titolo, sopra. Ne vale la pena.



venerdì, giugno 13, 2008
 

Impara questo nome

Dennis Kucinich


accarezzalo col mouse

Grazie, amico.

 



lunedì, maggio 12, 2008
 

Fermate il mondo

Voglio scendere

La flotta dell'Impero verso il Maelstrom.

William, Fallo(n) un colpo di stato!  Alla Chavez.

I nostri giornali di oggi sono tutti occupati a lavare gli insulti di Travaglio a Schifani. Chiedo scusa all'umanità per questo stivale finito nella m. e penso alla Fiorentina di ieri.  Sembrava finita e invece no. Coraggio Italia.

Grillo, nel mentre ti ringrazio insisto: metti una strisciolina di Gaza accanto a quella del Tibet. Grazie. 

postato da stigli | 18:35 | commenti
usa , iran, guerra


venerdì, aprile 18, 2008
 

twin

postato da stigli | 22:26 | commenti
vaticano, usa , america latina


mercoledì, aprile 09, 2008
 

Shell Game

The shell game
(Il gioco delle tre carte)

 


Romanzo bestseller attualmente in vendita negli States:  fantascienza costruita sulle prove reali che l'attacco alle due torri è stato organizzato dal Governo americano.  Prevede un prossimo attacco terrorista autorealizzato dal Governo americano per poter giustificare la distruzione dell'Iran da tempo programmata.

To My Readers (parole dell'autore Steve Alten):

The SHELL GAME

The events of September 11th, 2001...the invasion of Iraq...the threat of radical Islam...an impending showdown with Iran. What do these situations have in common?
Oil. And the world is running out.
Gli avvenimenti dell'11 settembre 2001...l'invasione dell'Iraq...la minaccia del radicalismo islamico...un incombente confronto con l'Iran. Che cosa hanno in comune queste situazioni?
Petrolio. E il resto del mondo è tagliato fuori.

The SHELL GAME is far more than a thriller, it is a MUST-READ cautionary tale that exposes the next “9/11 event” a deception that will lead to a retaliatory chemical weapons strike on Iran and the terrorist elements the regime supports. Though the novel is written as fiction, it is filled with all-too-real details provided by insiders in the oil industry, military, and Middle Eastern affairs that extrapolates real events from the past and present that will lead us down a path of self-destruction...unless we stop the insanity now! 
Il gioco delle 3 carte è molto più di un thriller, è un racconto da leggere coem cauzione dato che narra il prossimo evento "9/11", l'imbroglio destinato a provocare una rappresaglia con armi chimiche contro l'Iran e contro i terroristi che il regime supporta. Sebbene il romanzo sia scritto come fiction, esso è stato riempito con dettagli più che reali forniti da addetti ai lavori dell'industria petrolifera, militare, e del Medio Oriente, dettagli che riguardano eventi reali del passato e del presente, destinati a  condurci dentro un percorso di autodistruzione...salvo fermare ora questa follia!

The story opens in 2007 when two CIA spooks meet with an American Colonel in military intelligence. The war is going badly, and President Bush, who steadfastly refuses to back down, remains unchallenged at home as Democrats and Republicans continue to toss verbal grenades – positioning themselves for the 2008 elections. Meanwhile, Iran’s pursuit of nuclear energy will yield enriched uranium within five years -- uranium that can be used to manufacture suitcase nukes.
La storia comincia nel 2007 quando due agenti CIA si incontrano con un colonnello americano dell'itelligence service. La guerra sta andando male e il presidente Bush, che rifiuta fermamente di tirarsi indietro, rimane incontestato a casa mentre Democratici e repubblicani continuano a scagliare granate di parole - preoccupati solo di posizionarsi bene per le elezioni del 2008. Nel frattempo il prosieguo dell'Iran nel campo nell'energia atomica produrrà uranio arricchito entro 5 anni - uranio che può essere usato per fabbricare ordigni atomici.

The United States’ military is too drained to invade Iran, and a preemptive strike is out of the question...unless a nuclear detonation were to occur on in American city -- the enriched uranium traced back to Iran. A U.S. reprisal would strike a death-blow against radical Islam, quell the insurgent violence in Iraq...and yield more oil. Yes, the cost is unthinkable – but if we sit back and do nothing then one day a dozen suitcase bombs could go off in a dozen American cities – bringing with it anarchy and the collapse of Western civilization.
L'apparato militare degli USA è troppo logorato per invadere l'Iran e un attacco preventivo non si può mettere all'ordine del giorno...a meno che una deflagrazione atomica non avvenga in una città americana--con uranio arricchito risalente all'Iran. Una rappresaglia USA darebbe allora un colpo mortale contro l'Islam radicale, porrebbe fine alla violenza sempre risorgente in Iraq...e avremmo più petrolio. Certo il costo è inimmaginabile - ma se noi ce ne stiamo a sedere senza far nulla un bel giorno una dozzina di ordigni potrebbero esplodere in una dozzina di città americane - portando con sé l'anarchia e il collassamento della civiltà occidentale.

 

December 2011: Ashley “Ace” Futrell is an oil expert working for PetroConsultants, married to Kelli Doyle, a former National Security Advisor and one of the CIA spooks from the opening scene. When Kelli threatens to expose the plot, Ace finds his existence hurtling down a rabbit’s hole of deceit where the orchestrated lies of the powerful few could lead to the darkest days of human existence... and the death knell for billions.
Dicembre 2011: Ashey "Ace" Futrell è un esperto petrolifero che lavora per PetroConsultants, sposato con Kelli Doyle, un ex capo dei Servizi Segreti e uno dei due agenti CIA della scena d'inizio. Quando Kelli minaccia di rivelare il complotto, Ace si rende conto che la sua esistenza sta precipitando dentro un buco di coniglio di inganno dove le menzogne orchestrate da pochi potenti potrebbero condurre ai giorni più oscuri dell'umana esistenza...e alla campana a morto per miliardi di persone.

The SHELL GAME will debut January 2008

Download Excerpt

Shell Game

Gioco da strada che serve per truffare gli ingenui.  Si fa con tre conchiglie ( ditali, tappi di bottiglie, gusci di noce e anche scatole di fiammiferi)
The game requires three shells (thimbles, walnut shells, bottle caps, and even match boxes have been used), and a small, soft round ball, about the size of a pea, and often referred to as such. It can be played on almost any flat surface, but on the streets it is often seen played on a mat lying on the ground, or on a cardboard box. The person perpetrating the swindle (called the thimblerigger, operator, or shell man) begins the game by placing the pea under one of the shells, then quickly shuffles the shells around. Once done shuffling, the operator takes bets from his audience on the location of the pea. The audience is told that if a player bets and guesses correctly, the player will win back double his bet (that is, he will double his money); otherwise they lose the money. However, in the hands of a skilled operator, it is not possible for the game to be won, unless the operator wants the player to win.

Week of Truth.
April 16th - 22nd

The First Major Nationally
Coordinated 9/11 Truth Effort to
BREAK THE CORPORATE MEDIA BLOCKADE!

I gruppi statunitensi anti-war stanno organizzando "la settimana della verità" che consiste nell'invito a comprare e regalare il libro-verità di Steve Alten nella settimana dal 16 al 22 Aprile prossimo per poterlo avere nella lista dei primi 10 best seller del New York Times. Solo così tutti i distributori librari degli USA lo faranno mettere in vetrina in tutte le librerie e costringeranno anche gli americani più coglioni  e renitenti ad aprire gli occhi sulla loro realtà di merda (*) attraverso un romanzo horror di fantascienza.

Leggi vedi e ascolta

NB Cercherò di acquistare il libro tra il 16 e il 22 prossimi.

PS. Ma il nostro Roberto Quaglia è arrivato prima.

 (*) marchio di esportazione: democrazia.

 

 



giovedì, marzo 27, 2008
 

Obama

Il miglior discorso di Obama
(Philadelphia 17 marzo 2008)

Te lo racconta Antonio Sofi

Su Arcoiris lo trovi

Italian con sottotitoli in Italiano

data: 21/03/2008 - fonte: Luogo Comune - lunghezza: 16,10 min.

Guarda nel formato RealPlayer - ADSL Guarda nel formato Windows Media Player - ADSL Guarda e scarica nel formato DivX Scarica il filmato Listen to MP3 format

postato da stigli | 16:36 | commenti
usa , elezioni
 

Lettera di Giovanna


La lettera di Giovanna

Sabato 22 marzo ho compiuto 52 anni, no, non è la preoccupazione dell’età anagrafica a farmi rabbrividire ma ben cose più pesanti. Da settembre 2007 non ho più percepito il mio salario, il 20 dicembre 07 la ditta per cui lavoravo ha chiuso i battenti ed il 20 febbraio c.a. è stata dichiarata fallita.
...
Raramente dopo aver inoltrato un c.v. qualcuno si degna di rispondere, non parliamo poi delle agenzie interinali che ormai nascono come funghi, ti attirano con ripetitive inserzioni su vari siti, mi sono chiesta seguendo vari annunci sempre ripetuti da mesi, se non sia uno specchio per allodole, la domanda nasce spontanea, ma hanno una sovvenzione per ogni candidato che annoverano sul loro database? Tipo canili che percepiscono un tot per ogni animale ospitato?
...
Un ulteriore fatto voglio sottoporLe, non ho mai chiesto in 30 anni di lavoro qualcosa all’INPS, il collocamento mi ha suggerito nel frattempo di fare domanda per la disoccupazione, anche li mai nessuno che ti guidi e ti dica cosa occorra a corredo della domanda, con flemma ti scrivono che manca un documento, lo porti e passano i giorni, ti riscrivono dicendoti che manca un altro foglio, per ben 4 volte ho dovuto fare su e giù e siamo arrivati quasi a fine marzo senza sapere se ti concederanno la sovvenzione o no.
Trovata qui

Dove si dimostra che l'efficienza amministrativa e l'efficacia risolutiva non è né di destra né di sinistra.  Coraggio, Italia: resistere e...insorgere.
Cielo grigio su Firenze, ieri ho compiuto ...anta5 anni, Dante in Casentino sta andando in stampa, sto leggendo le newsletters di Debra Sweet:

 Some remarkable local protests last week targeted miliary recrutiing.  High school students in Portland OR left school and marched on City Hall, demanding answers from the Mayor.  Why are recruiters all over the high schools?  

Il governo canaglia continua ad arruolare assassini seriali.

e di Peter Phillips

An Election Without Meaning
 
Will November 2008 bring a meaningful change to America? Will getting rid of George W. Bush and Richard Cheney without impeachment or indictment really make a difference? Will a 600 billion dollar war/defense budget be cut in half and used for desperately needed domestic spending? Will the ninety-three billion dollars profits in the private health insurance companies­­—those parasitic intermediates between you and your doctor—be used instead for full health care coverage for all? Will Habeas Corpus and Posse Comitatus be restored to the people? Will torture stop? Will all students in public universities be able to enroll for free? Will the US national security agencies stop mass spying on our personal communications? Will the neo-conservative agenda of total military domination of the world be reversed?
Peter Phillips la pensa come Beppe Grillo.

La terza guerra mondiale prosegue il suo corso:

The March 20, 2008 US Declaration of War on Iran

John McGlynn

Il 20 marzo il governo canaglia ha dichiarato guerra all'Iran.

Questa non la sapevi, ammettilo.

Il vescovo ammazzato, il mussulmano convertito in mondovisione, la predica agli europei dell'ambasciatore israeliano in Vaticano, l'attacco agli sciiti della Bassora di Sadr con la "carica dei cavalieri" : romantico.  Adolfo sugli Champs Elisées, George W sui campi elisi di Teheran,  Gigante
 texano come James W Dean a fine corsa, ubriaco marcio.

Ma intanto andiamo a votare. Resistere per insorgere.

Cielo grigio su Firenze, ieri ho compiuto ...anta5 anni, "Dante in Casentino" sta andando in stampa.  Ieri la Biblioteca delle Oblate, via dell'Oriuolo, era strapiena di gente che rivendicava il diritto di morire in pace senza gli accanimenti terapeutici di papa ratzinger. ( "Il dolore e la politica" di Boraschi, Manconi;  "Coraggio, ricominciamo" di G. Bonadonna). Presto il sole ritornerà a splendere, domenica prossima la sua luce aumenterà di un'ora. 
Nel frattempo il sole sta inondando quieto la stanza, sono le 10,20 e tutto va bene.

 Farò sapere la mia posizione elettorale da qui: http://lesselastic.voisietequi.it/index.html



mercoledì, gennaio 09, 2008
 

Abou Elkassim Britel

postato da stigli | 09:36 | commenti
terrorismo, usa


giovedì, dicembre 06, 2007
 

No torture

Dear Urbano,

Today, December 5, the Supreme Court hears two historic cases that could determine the future of habeas corpus for people detained in Guantanamo by the United States.  You can read more at the Center for Constitutional Rights.



According to CCR,  (Center for Constitutional rights), "This new case goes Beyond Guantanamo - we are directly challenging President Bush's unprecedented power grab, his use of torture in violation of domestic and international law, and his assertion that he can hold anyone indefinitely anywhere in the world on his word alone. The case also challenges the 2006 Republican Congress's attempt to clear his way with its passage of the Military Commissions Act."

From Debra Sweet.



mercoledì, dicembre 05, 2007
 

Dal complotto al complottismo

DAVID BIDUSSA
Quando la Storia si smarrisce è l’ora del complottismo
in “il Riformista”, 5 dicembre 2007, p. 1

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Chi è convinto che tutta la realtà sia il risultato di complotti realizzati o in atto, vive contemporaneamente una doppia condizione: di angoscia e di sollievo. Angoscia perchè pensa di essere prigioniero di forze oscure; sollievo perché niente è incomprensibile. Sapere di essere vittime di complotti rende la propria vita eroica, anziché banale, perché arricchita e motivata dalla “consapevolezza di una missione”. Una condizione alternativamente di pessimismo vittimizzato (qualsiasi cosa si faccia non cambierà) e di volontarismo superomista (chiamare a raccolta tutti per liberarsi dall’oppressione).
La lotta al complotto ha anche un altro aspetto: quella di “lotta per la verità”. Chi crede ai complotti ritiene di sapere la verità per due motivi: perché dimostrare il contrario non è possibile e comunque proprio quello che andrebbe dimostrato – l’esistenza del complotto – si dà per acquisito; come tutte le lotte per la verità, sa che troverà resistenze, opposizioni. La prima vittoria contro il complotto è l’estensione di coloro che si convincono della sua esistenza.
E’ questo un meccanismo mentale che Karl Popper in Congetture e confutazioni (il Mulino) aveva individuato con precisione e opportunamente quelle pagine specifiche costituiscono il punto di partenza de Il complotto. Teoria, pratica, invenzione ( a cura di Ranieri Polese. Guanda 216 p., € 22,00) e il nucleo delle riflessioni culturali proposte nel volume sia da Giulio Giorello che da Umberto Eco.
Iniziativa opportuna, quella coordinata da Polese. Il complotto, infatti, è un’occasione (riuscita) per riflettere sulle nostre fantasie e misurare i meccanismi della nostre paure.  Perché pensiamo, in molti sempre più spesso al complotto? cosa intendiamo quando usiamo questa parola? a cosa la associamo? E soprattutto, quella parola corrisponde sempre allo stesso contenuto?
E’ indubbio che il complotto è tornato protagonista nel nostro immaginario a partire da come abbiamo provato a spiegarci la scena delle “Twin Towers” (si veda p.e. 11/9, la cospirazione impossibile, a cura di Massimo Polidoro, Piemme). Un protagonismo che discende dalla perdita di leggibilità del presente che a molti appare come la conseguenza della perdita di razionalità dello sviluppo storico. Una sensazione che probabilmente è anche effetto del modo con cui precedentemente ci eravamo convinti della fine della storia in seguito al crollo del Muro di Berlino. La storia invece, non è finita allora e il seguito non è stata una marcia di avvicinamento al bene.
L’idea che il mondo sia pieno di complotti nasce, dunque, da questo senso di smarrimento: dal pensare che la storia non abbia più un senso di marcia. Ma questa condizione non dice ancora come il complotto o la cospirazione acquistano forma nelle proiezioni mentali di molti. Soprattutto non indica una differenza tra la visione popolare del complotto e della cospirazione quale si è diffusa nell’antichità e poi fino alla modernità e cosa indichi oggi l’idea – o l’ossessione – del complotto nell’immaginario collettivo.
C’è un’immagine stabilita del complotto che si definisce nella letteratura, nel cinema e nella storia dall’antichità fino al Novecento, come ricordano Franco Cardini, Claudio Carabba, Ranieri Polese. Che sia il gioco in borsa, la curva altalenante dl dollaro o la strana vicenda dell’Aids,  ogni volta l’immagine è quella della minaccia esterna che colpisce gli interessi legittimamente rappresentati.
Una dinamica che delinea l’immaginario del complotto nelle società tradizionali.  A lungo il complotto è stato “il tentativo violento, fraudolento, oscuro di conquistare il potere o comunque di aggredirlo, da parte di chi ne era escluso”. Ma la spiegazione è molto cambiata, come spiega Leopoldo Fabiani.
Pensare al complotto oggi, significa raffigurarsi “l’azione di potenti che cercano di mantenersi in vetta con mezzi criminali”. E’ questo cambiamento a segnare il passaggio dalle cospirazioni al ‘cospirazionismo’, assumendo ora una concezione dove ‘tutto è complotto’, dove solo questo conta, dove la politica consiste sostanzialmente nel congiurare con qualunque mezzo, anche e soprattutto illecito, per conservare o conquistare il potere e tenere all’oscuro i cittadini sulle proprie azioni. Un passaggio che non riguarda solo la spiegazione “oscura” della realtà, ma anche giustifica la mobilitazione dei nuovi populismi, fondati sull’antipolitica, il cui postulato non è il rifiuto della politica, ma la chiamata a raccolta contro la politica istituzionalizzata intesa come macchina complottistica popolata da perfidi Robinson che tengono in ostaggio tutti gli ingenui Venerdì della “società civile”.



domenica, novembre 11, 2007
 

La guerra resa facile

War Made Easy

1 h 10 min - 28-ago-2007
(96 valutazioni)
video.google.com

Per imparare l'inglese. Clicca sull'immagine.

Film synopsis:
"War Made Easy brings to the screen Norman Solomon's insightful book with an analysis of the strategies used by administrations, both Democratic  and Republican, to promote their agendas for war from Vietnam to Iraq. By  familiarizing viewers with the techniques of war propaganda, War Made  Easy encourages us to think critically about the messages put out by  today's spin doctors - messages which are designed to promote and  prolong a policy of militarism under the guise of the "war on terror.
"La guerra resa facile" porta sullo schermo il libro approfondito di  Norman Solomon con un'analisi delle strategie utilizzate dalle amministrazioni, sia democratica che repubblicana, per realizzare i loro piani di guerra dal Vietnam fino all'Iraq. Facendoti vedere le tecniche usate per la propaganda di guerra, la guerra resa facile ci stimola a pensare in modo critico riguardo ai messaggi inviati dagli odierni portavoce - messaggi che sono intesi a promuovere e prolungare una politica del militarismo sotto il pretesto della "guerra al terrorismo". v.Nota *.*

War Made Easy reaches into the Orwellian memory hole to expose a 50-year pattern of government deception and media spin that has dragged the United States into one war after another. Narrated by actor and activist Sean Penn, the film exhumes remarkable archival footage of official distortion and exaggeration from LBJ to George W. Bush, revealing in stunning detail how the American news media have uncritically disseminated the pro-war messages of successive presidential administrations."


Nota *.*
Leggi cosa scrive Paolo Valdemarin, al suo ritorno da New York, il primo Novembre u.s.

La guerra in Iraq è completamente rimossa dalla TV. In 5 giorni di CNN non ho visto neanche un'immagine proveniente da Bagdad o da uno qualunque dei fronti. Nelle poche occasioni in cui se ne parla è sempre in modo indiretto: i reduci, i figli degli eroi caduti, le indagini parlamentari. Qua da noi non c'è telegiornale che non riporti ogni giorno almeno una notizia di un attentato o di qualcos'altro che succede sui fronti, da loro no. Già in aprile il tema era sotto tono, adesso è stato completamente rimosso. Gli americani a cui ho fatto notare la cosa hanno allargato le braccia e sospirato.
...
La sicurezza prima di tutto: siamo rimasti per tre ore seduti in un aereo fermo ad aspettare che trovassero ed arrestassero uno che era passato al controllo senza sottoporsi alle perquisizoni di rito.



mercoledì, ottobre 17, 2007
 

Con i se e con i ma
Segnalazione

La storia a rovescio di Leonardo. Due post lunghi, interessanti, quasi divertenti. Sono lunghi: se hai fretta sorvola.
Se avesse vinto Rosi Bindi

Se B WW diventasse Presidente (o all'incirca)

postato da stigli | 11:22 | commenti
italia, usa , democrazia


domenica, ottobre 07, 2007
 

Bruce Springsteen


Scarce sent in this video and rough transcript of Bruce Springsteen’s appearance on NBC this morning. He slammed the Bush administraion over the way they have attacked our core US values. He sums it up nicely, wouldn’t you say?
(Lo scrive Debra Sweet)

video_wmv Download (4438) | Play (5839) video_mov Download (2304) | Play (2869) (25 mgs)

This is a song called Livin’ In the Future. But it’s really about what’s happening now. Right now. It’s kind of about how the things we love about America, cheeseburgers, French fries, the Yankees battlin’ Boston… the Bill of Rights [holds up microphone, urging crowd to cheer] … v-twin motorcycles… Tim Russert’s haircut, trans-fats and the Jersey Shore… we love those things the way womenfolk love Matt Lauer.

Questa è una canzone chiamata vivere nel futuro. Ma è davvero ciò che accade ora. Proprio ora. Si tratta di cose che noi siamo soliti amare come America, cheeseburgers, patatine fritte, gli Yankees che battono i Boston… la Carta dei diritti  [alza il microfono, fai svegliare la gente] … raids di  moto… il taglio di capelli di Tim Russert,  i trans-grassi e il Jersey shore… amiamo queste cose come le donne amano Matt Lauer.

But over the past six years we’ve had to add to the American picture: rendition, illegal wiretapping, voter suppression, no habeus corpus, the neglect of our great city New Orleans and its people, an attack on the Constitution. And the loss of our young best men and women in a tragic war.

Ma negli ultimi sei anni abbiamo dovuto aggiungere al quadro americano: resa, illegale intercettazione,  soppressione del voto, negazionedell'habeus corpus, abbandono della nostra grande città New Orleans e del suo popolo, un attacco alla Costituzione. E la perdita dei nostri migliori giovani uomini e donne in una tragica guerra.

This is a song about things that shouldn’t happen here—happening here.”
Questa è una canzone di cose che non dovrebbero succedere qui - e che stanno succedendo.

Trovato qui